| Scritto da Lord Caedric Allen Aston, |
Il sole di maggio riscaldava la campagna Cornica, in quella splendida giornata ogni cosa pareva aprirsi con somma gioia alla possente forza della primavera.
Un uomo ed una ragazza percorrevano il sentiero che dai vigneti portava alla tenuta poco distante: una magione (definirla casa colonica sarebbe troppo riduttivo) settecentesca splendidamente conservata, la proprietà in cui Gilles De La Roche si era trasferito ormai nove anni prima.
"Non capisco come tu possa essere fidanzata ad un inglese! E capisco ancora meno come tu possa essere fidanzata ad un nobile dal sangue slavato e per di più inglese! Che Dio ci aiuti, tutta colpa di quella vecchia spugna di tuo padre! L'arguzia dei De La Roche deve aver saltato una generazione!", Rochelle frenò il riso rinunciando a far notare allo zio che così dicendo non faceva un grande complimento neppure a sé stesso, quando Gerome De La Roche pontificava sulle infinite disgrazie che l'Inghilterra abbatteva sul mondo, nulla poteva fermarlo, a parte un buon bicchiere di Merlot s'intende.
Come potessero due fratelli essere così diversi era un mistero che la ragazza non era in grado di svelare, Gilles e Gerome De La Roche parevano non avere nulla in comune salvo i genitori e la passione per i vini: suo padre era un uomo molto riflessivo, sapeva mantenere la calma anche nelle situazioni più imprevedibili, non si interessava di politica e, soprattutto, non aveva la mentalità rivoluzionaria che invece caratterizzava il fratello più giovane.
Gerome il giacobino, lo chiamavano così da ragazzo, sanguigno ed impulsivo come un toro alla carica, nutriva un'avversione atavica per ogni tipo di privilegio classista e un odio anacronistico per l'Inghilterra che avrebbe fatto impallidire il più bellicoso dei condottieri della Guerra dei Cent'anni.
Rochelle sorrise allo zio prendendolo a braccetto, "Non dire così zio Gerome, sono anni che conosci Cäedric, e in fondo lo so che ti piace, dopotutto sua madre era francese, ricordi bon sang..?", l'uomo arrossì borbottando, "Ed è il solo motivo per cui non mi oppongo nipote! Bha, ma cosa parlo a fare, sei talmente persa per quell'Inglese che neppure mi ascolti! Vai ora, o tua zia invecchierà a forza di aspettarti e se la prenderà con me come sempre".
La giovane rise lasciando il braccio dello zio per correre verso il cortile, "Non preoccuparti, le dirò che è stata colpa mia che ho voluto costeggiare il laghetto! Ti voglio bene zio Gerome!", l'uomo guardò sospirando la nipote allontanarsi, "Te ne voglio anch'io bambina... Spero davvero che tu possa essere felice come meriti".
"Lo sarà", l'uomo sobbalzò, non aveva avvertito la presenza della persona alle sue spalle. Suo fratello era seduto poco distante dal sentiero, all'ombra di un frondoso nocciolo, così immobile che Gerome non si sorprese di non averlo notato prima, "Io sono ancora convinto che tu abbia sbagliato Gilles", disse sedendogli accanto.
"E' una storia vecchia fratello", l'uomo più giovane sbuffò stizzito, "Non ti saresti dovuto trasferire in Cornovaglia, tu e Rochelle sareste dovuti restare in Bretagna, con noi, la vostra famiglia".
Un silenzio carico di significato calò tra i due per lunghi istanti, "Non potevo restare Gerome, non ce l'avrei fatta lo sai...", "Gilles... Isabeau era una donna straordinaria, non avrebbe voluto che ti rinchiudessi in questa specie di esilio in terra straniera!", l'altro sorrise, "Ti prego fratello risparmiami l'arringa anti inglese, credo di conoscerla a memoria!".
Gerome afferrò il fratello per un braccio, "Sono serio Gilles, tua figlia meriterebbe di vivere nella sua terra, dove è nata", il fratello più anziano ricambiò lo sguardo, "Rochelle merita di essere felice. Lei vive dove desidera, il cuore di mia figlia è qui come il mio è in Francia. Ormai dovresti averlo compreso".
"No Gilles, qui c'è solo l'Inglese", "Appunto, mio perspicace fratello. Chissà che l'arguzia della nostra famiglia non abbia davvero saltato una generazione come dici!", Gerome arrossì non trovando parole per ribattere.
Dopo qualche istante Gilles continuò, "Quando comprenderai che non c'è nulla da fare? Mia figlia è innamorata di Cäedric Aston (non l'Inglese, sarà bene inizi a chiamarlo per nome), da molti anni ormai... L'ho vista allontanarsi, crescere...", un sorriso malinconico si dipinse sulle sue labbra, "Non è più me che cerca quando è spaventata, non più me che i suoi occhi cercano, ehh... la mia bambina è una giovane donna ormai, una giovane donna innamorata dell'inglese Duca di Cornovaglia. Farai bene a fartene anche tu una ragione Gerome, non ti consiglio di farla arrabbiare, ha lo stesso carattere di sua madre!", entrambi gli uomini risero ricordando le leggendarie lavate di capo che Gilles aveva preso dalla moglie.
"Il giovane Aston la ama fratello, di questo ne sono certo e mi basta, deve bastarmi...", Gerome osservò il fratello accigliarsi, "Eppure all'inizio neppure tu credevi fosse la cosa giusta; ebbene Gilles io la penso ancora così. Rochelle ha diciassette anni! Dovrebbe uscire con gli amici, andare alle feste e tornare all'alba facendoti venire i capelli bianchi, come quella sciagurata di mia figlia fa con me, dovrebbe poter fare le sue esperienze, dovrebbe...", Gilles lo fermò con un gesto, "So cosa intendi, credimi. Ma, per quanto sia socievole ed aperta, Rochelle non... lei non è fatta così. Lei ha esattamente ciò che desidera. Per quanto a noi possa apparire eccessivo, il suo rapporto con il giovane Aston la rende felice come non l'ho mai vista".
Gerome alzò le spalle, poco convinto: "Non è normale che quei due stiano sempre insieme. Non è un rapporto sano Gilles, ha un che di... ossessivo che non mi piace. Ho sentito delle voci sul ragazzo che non mi piacciono, non sarà colpa sua probabilmente, ma non è normale. Prendi ad esempio quel tizio che gli fa da precettore! Quel Richard come si chiama! Quello mi mette i brividi, trasuda spocchia anglosassone da tutti i pori e che mi venga un colpo se il ragazzo non gli somiglia!".
Gilles si prese qualche secondo per riflettere, Sir Richard Croft per lui era un mistero insoluto: non era parente di Cäedric, eppure era suo tutore e precettore, lo aveva educato in maniera talmente tradizionale da essere quasi anacronistica, non lo si vedeva che dopo il tramonto, ma lui non aveva idea di che affari si occupasse durante il giorno. Solo su una cosa Gilles era certo: Richard Croft teneva al ragazzo quanto lui stesso teneva alla propria figlia.
"Le voci di paese lasciano il tempo che trovano Gerome. Il ragazzo ha perso i genitori quando era molto piccolo, è comprensibile che abbia un carattere chiuso e riservato", "Alla faccia del chiuso e riservato! Quello gelerebbe l'inferno soffiandoci sopra! Guarda Rochelle, guarda tua figlia, mia nipote, così allegra e piena di gioia di vivere, come puoi accettare che si butti via così?!".
Gilles sospirò, "Quante volte abbiamo già fatto questo discorso fratello? Davvero pensi che io non mi sia posto tutti questi problemi prima di te? Io credo che il tuo pregiudizio anti-inglese ti impedisca di vedere ciò che hai davanti al naso. Quando il giovane Aston arriverà tra poco, guarda Rochelle. Ora la vedi com'è... allegra, felice, gioiosa. Ebbene, osservala quando arriverà Cäedric, poi ne riparleremo se vorrai".
Poco più tardi i due uomini raggiunsero il resto della famiglia: la tavola era stata imbandita nel cortile della tenuta, intorno ad essa si affaccendava Marie, la moglie di Gerome, più importunata che aiutata dalle due ragazze che le vociavano intorno, sua figlia Valerie e Rochelle: "Avanti ragazze smettetela di saltare come conigli! Datemi una mano piuttosto! Valerie va a recuperare quei perdigiorno di tuo padre e Gilles! Rochelle cara, quando arriverà il tuo fidanzato?".
Valerie scoppiò a ridere prendendo in giro la cugina, "Ma come mamma, non vedi che conta i minuti? Meglio non farle portare alcuna pietanza se vogliamo mangiar qualcosa, basta che si nomini il bel Duca che fa cadere tutto quello che ha in mano!", "Questo non è assolutamente vero!", protestò Rochelle, "E allora che mi dici della bottiglia ai tuoi piedi? Volevi annaffiare l'erba cugina?".
Rochelle guardò stupefatta ai propri piedi dove, in effetti, giaceva la bottiglia che fino a pochi secondi prima aveva tra le mani, "Aspetta che ti prenda Valerie, sei ancora troppo piccola per cavartela con me!", le due ragazze si rincorsero ridendo finchè Valerie non andò a nascondersi dietro il padre e lo zio, "Lo sapevo, non hai il coraggio di affrontarmi in campo aperto Valerie!".
La giovane sorrise maliziosamente scostandosi dal viso i capelli biondi, "Lascio che sia il tuo cavaliere a farlo, eccolo che arriva!". Impegnata com'era ad inseguire la cugina, Rochelle aveva mancato di sentire il rumore di zoccoli avvicinarsi, voltandosi di scatto vide Cäedric entrare al trotto in groppa ad Argento, uno splendido animale dal manto nero come la notte ( a dispetto del suo nome).
Gilles fece un cenno al fratello. Gerome allora osservò con attenzione la nipote, furono necessari solo pochi istanti perché l'uomo si rendesse conto di cosa intendeva il fratello: la ragazza appariva letteralmente trasfigurata, se poc'anzi la sua espressione era stata di felicità, mentre correva verso il giovane appena giunto pareva estasiata.
Senza parole, Gerome osservò Rochelle brillare, ma quello che più lo stupì fu vedere la medesima espressione dipinta sul viso del giovane Aston.
Per alcuni istanti fu colto dalla sensazione di stare invadendo qualcosa di privato, qualcosa di talmente assoluto che non era dato vedere ai comuni mortali, tanto che fu costretto a distogliere lo sguardo, improvvisamente a disagio.
Gilles battè una mano sulla spalla del fratello, sapeva ciò che provava, la stessa sensazione lui l'aveva avuta molti anni prima, ascoltando la figlia parlargli rapita del bambino dagli occhi d'oro conosciuto alle scogliere...
Durante il pranzo, Gerome continuò a chiedersi come poteva non essersene accorto prima, come poteva non aver riconosciuto prima qualcosa di tanto evidente, eppure, come aveva detto anche Rochelle quella mattina, erano anni che conosceva Cäedric.
I due giovani si cercavano continuamente, senza neanche rendersene conto, piccoli gesti che tradivano un'intimità a ben pensarci imbarazzante, "Bha! Meglio berci su qualcosa... allora giovane Aston, mi auguro che voi Inglesi abbiate finalmente imparato a bere dignitosamente, perché questa bottiglia non merita di essere sprecata per dei bevibirra!".
Il vino era di quelli forti, non era stato molto leale da parte sua riempire il bicchiere al ragazzo e dirgli di berlo alla goccia, ma tant'è. L'uomo rise di gusto osservando l'altrimenti imperturbabile Lord lottare contro i colpi di tosse, mentre Rochelle gli versava frettolosamente dell'acqua gettando occhiatacce allo zio.
Rochelle non aveva tutti i torti, il ragazzo in fondo in fondo non gli dispiaceva, del resto sua madre era pur sempre francese, bon sang ne peut pas mentir!
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