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Memorie di Aston II - ...of the End
Saturday 31 May 2008
 
Scritto da Lord Caedric Allen Aston,

 

16.

22 ottobre 1978.

Ieri sera Marlene ha ricevuto un'altra di quelle misteriose lettere.  

Sul mio nome, non ho idea di come tali missive giungano qui, sebbene abbia fatto di tutto per scoprirlo.

Edward, chiunque tu sia avrai in eterno il mio odio! Giuro su Dio non avrò pace sinché non ti avrò trovato!

Tu che hai avuto le sue lacrime... perché tu solo..?

 

Ho capito che genere di lettera fosse non appena lei si fu scusata e ritirata nelle sue stanze per la notte, così anche io feci altrettanto.

La porta tra le nostre stanze era socchiusa. Feci per chiuderla, ma ciò che vidi mi sconvolse più di quanto mi piaccia ammettere: Marlene, mia moglie, leggeva quella lettera misteriosa vicino al camino; non voltava le spalle alla porta comunicante, tuttavia era troppo presa per accorgersi di me.

Piangeva. Non un pianto scomposto scosso da singhiozzi, no, una cosa del genere non sarebbe stata da lei. Non emetteva un suono, semplicemente le lacrime le rigavano il viso. Le sue mani tremarono leggermente mentre si portava quei fogli al petto, Dio... ero talmente sconvolto che rimasi immobile ad osservarla adagiare (non gettare) la lettera tra le fiamme.

Sarebbe rimasta a guardarla bruciare, lo sapevo con dolorosa certezza, senonchè una delle sue ancelle la chiamò dall'altra stanza. Asciugandosi rapidamente gli occhi, Marlene uscì.

Fu più forte di me. Io dovevo sapere... entrai, e mi avvicinai velocemente al camino armeggiando con un attizzatoio per estrarre ciò che restava di quei fogli.

Tutto ciò che salvai dalle fiamme, fu un frammento. Su di esso vi era parte della firma.

Edward. Ma non ero io.

 

17.

1 novembre 1978.

Ieri notte, trentunesimo giorno di ottobre dell'Anno Domini MCMLXXVIII, è finalmente nato l'erede di Cornovaglia, mio figlio, Cäedric Allen Aston.

Ho visto e curato molti bambini durante la mia vita, tuttavia mai ne ho visti di più... perfetti. Si, perfetto è la parola giusta.

Mio figlio è perfetto.

 

Non credo sia possibile per me ora descrivere cosa esattamente provai vedendo Cäedric per la prima volta: fu come non avere mai visto nulla prima, come aprire gli occhi alla luce per la prima volta, come risvegliarsi dopo un lungo sonno.

Somigliava a Marlene, in tutto tranne che nel colore degli occhi, che era delle più inconsuete sfumature dorate. Non avevo mai visto iridi come quelle, mi colpirono. 

Lui e Marlene si guardavano, il bambino aveva smesso di piangere non appena era stato riadagiato tra le sue braccia. Restarono quasi immobili a guardarsi per un tempo che mi parve infinito... Ricordo che ebbi la sensazione di trovarmi di fronte ad un'immagine sacra, la Madonna col Bambino...

Quando lei me lo porse, mi accorsi di essere sull'attenti: ero teso come non mai, tanto che al momento di prenderlo in braccio esitai, temevo di romperlo. Marlene comunque lo rivolle dopo pochi istanti, "Mon éblouissant enfant, mon petit lueur... mon Cäedric!", la dolcezza con cui pronunciò quelle parole (la medesima che sempre avrebbe rivolto a nostro figlio) è un altro dei miei ricordi più preziosi.

Si dice che nel momento in cui tuo figlio, per la prima volta, ti sfiora con le sue piccole mani, abbia in esse immediatamente tutti i fili del tuo cuore... ciò è vero, senza alcun dubbio.

 

18.

4 novembre 1978.

In questi giorni non ho praticamente mai lasciato la stanza di Marlene. Mia moglie non è ancora in grado di alzarsi, purtroppo le complicazioni dovute al travaglio sono più serie di quanto non pensassi inizialmente. Temo che non potremo avere altri figli...

Lei pare non curarsene, non lascia Cäedric un istante. Per fortuna lui sta bene, nessuna complicazione neonatale, grazie a Dio è sano e forte.

Se solo Marlene mi avesse dato ascolto...

 

Il travaglio era iniziato all'alba del 30 ottobre ed era durato ben diciassette ore. Nonostante le mie insistenze in tal senso, Marlene non aveva voluto andare in ospedale, ma quel che più mi sconvolse fu che non volle neppure essere assistita da personale medico, neppure da me, anzi... soprattutto non da me.

Marlene aveva fatto venire una donna dall'abitato vicino, mi disse che era una levatrice esperta e che non avrebbe accettato di essere assistita da nessun altro. Io non avrei potuto assistere perché, in quanto uomo, non avevo il diritto di essere ammesso al mistero supremo che è il dare la vita.

Il mio sconcerto iniziale venne ben presto rimpiazzato dall'ira più bruciante, "Queste sono follie pagane! Come osi negarmi la nascita di mio figlio?!", lei stava uscendo dalla stanza, sulla soglia si voltò appena per rispondermi: "Pregherò affinché ti sia perdonata la tua cecità, ma ricordati questo Edward: ogni figlio appartiene alla madre che è immagine della Dea, soltanto a lei". Rimasi senza parole, imputando inizialmente simile atteggiamento alla gravidanza.

Sbagliavo: era chiaro che Marlene riteneva di essere la sola ad avere il diritto di decidere tanto per sé, quanto per il bambino.

Così tre giorni dopo partorì al castello, assistita solamente dalla levatrice che aveva scelto personalmente.

Fu atroce dover restare fuori, impotente, mentre mia moglie e mio figlio rischiavano probabilmente la vita in un parto delicato ed anomalo come quello.

La gravidanza era durata dieci mesi, soltanto questo sarebbe bastato a renderla a rischio in qualsiasi ospedale: avrebbe dovuto essere seguita, oltre che da ginecologi ed ostetriche, anche da chirurghi e rianimatori, invece...

Possibile che nel XX secolo vi fosse ancora chi, in nome di stupide superstizioni, metteva a repentaglio persino la propria vita?!

Era da poco passata la mezzanotte quando, dopo l'ennesimo lancinante urlo di Marlene, non resistetti più ed entrai. L'aria all'interno della camera era satura dell'odore dolciastro dei mazzetti di erbe appesi ovunque, altre erbe bruciavano in una specie di ampio incensiere ai piedi del letto, l'intero ambiente era in penombra.

Corsi al capezzale di mia moglie: le lenzuola erano intrise di sangue, Marlene era pallidissima, in un bagno di sudore, ero terrorizzato, temevo che fosse oramai troppo tardi. A giudicare dalle contrazioni spasmodiche, il bambino non era ancora uscito completamente, se una simile situazione si fosse protratta troppo a lungo sarebbero morti entrambi.

Feci per scansare la levatrice quando Marlene aprì gli occhi, il suo sguardo mi fulminò: nella penombra i suoi occhi apparivano più grandi, lucidi dalle lacrime e accesi dal riflesso delle fiamme nel camino, parevano spiritati. Mi gridò contro qualcosa che non compresi, fu la levatrice ad ingiungermi di uscire immediatamente ("Sorts, sot mécréant!"), stavo insultando la Dea.

Lo sguardo di Marlene mi bruciava, come fossi spinto indietro fisicamente. Che Dio mi perdoni, ma... per un istante credetti veramente di aver compiuto una specie di sacrilegio.

Mentre arretravo verso la porta, vidi la levatrice gettare altre erbe nel braciere, mentre Marlene si sollevava quasi a sedere: entrambe estrassero il bambino, ma non lo vidi subito... mio figlio nacque con il sacco amniotico intatto. Parti simili sono rari, rarissimi; in genere il sacco amniotico si rompe da solo per facilitare il travaglio. Poi ricordai un detto, assai diffuso, ‘nato con la camicia' e compresi.

 

19.

14 dicembre 1978.

‘Un destino straordinario', nascere con il sacco amniotico intatto è un segno. La gravidanza di dieci mesi è segno di potere. La nascita il giorno di Semhain è segno di vicinanza al mondo degli spiriti. La madre non potrà più avere figli, un segno di unicità. Gli occhi dorati, il marchio del Popolo Antico. Tutti segni ambivalenti, così tanti segni di grandezza... tanto nel bene quanto nel male.

Segni segni e ancora segni! Ne ho abbastanza di tutto questo parlare di sciocchezze e superstizioni! Ovunque le voci si rincorrono, in tutta la Cornovaglia non si parla d'altro se non della nascita magica dell'erede al Ducato. Non solo la presunta follia di Marlene, ma anche il figlio delle fate!

Che Dio li fulmini tutti! Mia moglie non è una strega e nostro figlio non è certo un essere magico! 

 

Ero irato, molto. Non ho mai gradito tutto questo parlare di superstizioni pagane, inoltre temevo che simili discorsi potessero avere un effetto poco salutare su mia moglie: Marlene non aveva affatto bisogno di essere incoraggiata nelle sue questionabili convinzioni.

Lei stessa mi aveva spiegato il significato di ognuno di quei presunti ‘segni' con la consueta serafica sicurezza...

"Non posso pensare che tu ci creda davvero... ognuno dei tuoi segni ha cause scientificamente comprovate! Tra poco mi farai credere di aver fatto nascere Gesù Cristo! Assurdo!", ero incredulo, "Le cose non smettono di esistere solamente perché non le vedi Edward. I segni non hanno nulla a che spartire con le prove scientifiche, potrei infatti domandarti in quanti casi ne sono stati riscontrati tanti tutti insieme, ma sarebbe uno spreco di logica dialettica dato che sei così ostinato nel non voler vedere...", quando Marlene dice ‘vedere' non so esattamente a cosa si riferisca, dopo la nascita di Cäedric però, compresi che di certo non intendeva il consueto significato della parola, "...Poi a proposito del Cristo Bianco, se ben ricordo la sua nascita fu accompagnata da numerosi segni. I tuoi preti sostengono si tratti di Dio fattosi uomo, figlio di Dio eppure uomo nato da donna. Io so che i segni sono tracce del destino che gli Dei mandano agli uomini affinché li interpretino. I segni in ogni caso parlano agli uomini con la voce degli Dei... Pensaci Edward, è così diverso ciò che diciamo?".

 

20.

16 dicembre 1978.

Marlene desidera che Cäedric sia battezzato il giorno del Solstizio d'Inverno. Quella donna non sa proprio quando fermarsi! Io le ho risposto che mio figlio non avrà più nulla a che vedere con simili follie e che verrà battezzato il giorno di Natale come ho già deciso da tempo.

Credevo si sarebbe opposta, invece ha acconsentito.

Dio voglia che inizi a comprendere l'assurdità delle sue pretese! E' assurdo essere pagani nel XX secolo!

Pare che un suo parente, un lontano cugino da parte di madre, ci farà visita per il Battesimo.

 

Solo giorni dopo compresi perché Marlene aveva lasciato cadere la questione del giorno così in fretta...

 

21.

22 dicembre 1978.

Maledetto! Siano maledetti tutti all'inferno! Dannazion

 

Il foglio è strappato.

Dio mi perdoni per ciò che dissi, feci e pensai. Lo rimpiango ogni giorno della mia vita. Ripensarci è doloroso come riaprire una piaga mai completamente sanata... ma è necessario, voglio che una simile tenebra finalmente si diradi. Prego con fervore perché ciò accada.

Due giorni prima, Marlene mi aveva informato che suo cugino sarebbe giunto in tarda serata e che si sarebbe fermato sino a dopo Natale. Quella mattina dovevo recarmi a Londra dalla Regina, così salutai lei e il bambino e mi congedai.

Tornai molto tardi, era quasi mezzanotte. Marlene non era nelle sue stanze e, con mia somma preoccupazione, mancava anche Cäedric. Nessuno pareva sapere dove fossero. Perlustrai ogni stanza del castello, dalle torri alle cantine, senza esito.

Igor e il resto della servitù si erano uniti alle ricerche, ma sembravano tutti... assenti, come fossero ubriachi o in dormiveglia. Cercai all'interno del castello per quasi un'ora, poi ricordai che giorno era: la mezzanotte era passata, era il 21 dicembre, il Solstizio.

Una morsa di terrore mi strinse le viscere, la temperatura esterna era sotto lo zero, tre spanne di neve ricoprivano ogni cosa, Marlene non poteva essere uscita!

Corsi alle porte che davano sui giardini, i sentieri erano stati puliti quindi non trovai impronte che potessero aiutarmi.

Attraversai di corsa i giardini raggiungendo le mura, una delle porte di servizio era aperta, da lì in avanti proseguiva un sentiero, una rotta completamente sgombra di neve, come se qualcosa l'avesse sciolta.

Iniziai a correre come un pazzo, seguito da Igor che reggeva una torcia, ma ben presto lo distanziai. Riconobbi dove portava quella specie di sentiero, era lo stesso bosco di querce in cui avevo trovato Marlene in trance mesi prima.

E' sempre più difficile ricordare cosa accadde, cosa vidi, ma soprattutto cosa pensai...

Il sentiero sgombro s'inoltrava tra gli alberi, poi nella macchia innevata scorsi una luce, come una fiamma. Avanzai in quella direzione, sempre seguendo il sentiero.

Era un fuoco, un falò che ardeva potente al centro di una radura completamente sgombra di neve (ancora oggi non so spiegarmi come una cosa del genere potesse essere possibile).

Marlene era lì, ma non da sola.

Un uomo era con lei, pareva stessero officiando una sorta di rito[1]: dei segni erano tracciati sulla nuda terra, una specie di croce inscritta in un cerchio; in corrispondenza di ognuno dei bracci vi era un diverso bacile, non mi curai di verificarne il contenuto, la mia attenzione era tutta per Marlene, l'uomo che le era accanto (che inizialmente non vidi in faccia poiché mi dava le spalle) e, soprattutto, Cäedric, adagiato sulla nuda terra al centro della croce, privo di qualsiasi indumento nonostante il gelo della notte.

Volevo gridare, ma la voce mi morì in gola quando l'uomo si girò e mi fu possibile vederlo chiaramente in volto: aveva capelli biondo scuro, lunghi e raccolti in una treccia, non era molto alto, ma il portamento che aveva lo faceva sembrare imponente, i tratti del viso erano oggettivamente belli, ma soprattutto... quell'uomo di cui non sapevo nulla, che mi guardava con uno sguardo imperscrutabile, che stava al fianco di mia moglie come fosse la cosa più naturale del mondo, quell'uomo che si era chinato a sollevare Cäedric da terra, che lo aveva sollevato in aria per quattro volte, quell'uomo che improvvisamente seppi essere l'Edward di quelle dannate lettere, quell'uomo... aveva gli occhi dorati, esattamente come Cäedric.

Ero impietrito, fissai quegli occhi, quel viso così dannatamente somigliante a quello di Cäedric per lunghissimi istanti, che Dio mi perdoni... io dubitai.

Quando mi riscossi, l'uomo era scomparso e Marlene era a pochi passi da me.

"Dov'è andato...", non riuscivo a guardarla, il mio sguardo non lasciava la testa bionda del bambino, "Lo rivedrai domani, lui è mio cugino...", la interruppi, "Edward... è lui vero..?".

La guardai infine negli occhi, sembrava sorpresa, "So che è lui... tutte quelle lettere...". Marlene probabilmente colse il sospetto nei miei occhi e ribattè irritata: "Mi credi capace di scappare ed accoppiarmi con il primo venuto non appena lasci il castello, come fossi una bestia?", qualcosa in me scattò, alzai la mano e le afferrai una spalla, serrandola con forza, "Non usare quel tono con me! Ti avevo proibito di continuare questa follia! E tu... ignori il volere di tuo marito per celebrare riti al demonio con il tuo amante...".

"Come osi mettermi le mani addosso?! Ritira immediatamente ciò che hai detto o per la Dea ti giuro che mi getterò dalle scogliere prima che tu possa toccarmi ancora! La tua mente è perversa quanto quella dei tuoi preti!", con insospettata forza si svincolò dalla mia stretta, scoprendo i denti come una fiera, Cäedric aveva iniziato a piangere, "Toccami ancora e conoscerai la mia vendetta Edward. Ti insegnerò che una figlia della Dea non è una schiava!".

Quindi se ne andò, rientrando al castello. Come ebbe lasciato la radura, il fuoco che vi ardeva scemò rapidamente, sino a spegnersi del tutto, non vidi cenere né legna.

 

22.

25 dicembre 1978, Santissimo Natale.

Come stabilito, Cäedric è stato battezzato questa mattina, nella Cappella del Castello al termine della Messa, dal Vescovo Treys. Io e Marlene siamo stati padrino e madrina.

Marlene si è comportata in modo ineccepibile. Da quella notte però mi rivolge la parola solamente se costretta, il suo tono è gelido quanto la neve che ricopre la Cornovaglia.

 

Anche allora sapevo di non poterla biasimare. Mettendo in dubbio la paternità di nostro figlio, l'avevo infatti insultata gravemente nel suo onore, qualcosa che Marlene credo non mi abbia ancora perdonato. Da quella maledetta notte il nostro rapporto peggiorò sensibilmente, come se una coltre di gelo fosse calata tra noi, anzi... come se lei fosse diventata improvvisamente assoluta e distante come il cielo che si rifletteva nei suoi occhi.

Di lì a poco ripresi gli impegni del mio rango, che avevo trascurati dalla nascita di Cäedric. Credo fu un modo per non dover vedere quello sguardo duro come il ghiaccio.

A proposito di quell'uomo, Edward Elric, lo rividi in quel periodo almeno in altre due occasioni, stranamente però non ho ricordi particolari di quegli incontri, come se li avessi in qualche modo cancellati dalla mia memoria.

 

23.

7 marzo 1979.

Sono trascorsi alcuni mesi dall'ultima nota. In questo periodo sono stato spesso in viaggio, non ho potuto stare accanto a mio figlio come avrei voluto.

Ogni volta che lo vedo mi sembra cresciuto un po' di più: è un bambino sanissimo e pieno di vita,  molto curioso e attento. Gattona ad una velocità inusitata, ma forse sono solo io a non essere abituato a corrergli dietro...

Ha il più bel sorriso che abbia mai visto, identico a quello di Marlene, cui somiglia ogni giorno di più...

Non credo possa esservi una madre più attenta e amorevole di lei, Cäedric la adora, non fa che cercarla con gli occhi anche quando è con me; vorrei fosse più abituato alla mia presenza, ma purtroppo non posso fare diversamente. I miei sono doveri inalienabili.

Marlene non mi ha ancora perdonato, non posso biasimarla, tuttavia speravo che, con il tempo, avrebbe compreso parte delle mie motivazioni. Mi chiedo se lo farà mai...

 

Sono stato poco presente nei primi tre anni di Cäedric. Ho viaggiato molto per conto della Corona, del resto Sua Maestà mi ha fatto onore di una carica molto importante alla quale non posso sottrarmi. Marlene comprende sebbene non condivida.

Di quell'episodio non abbiamo più parlato, sebbene situazioni simili si siano a volte ripresentate... perché, perché non riesce a comprendermi..?

 

24.

21 marzo 1979.[2]

Cäedric ha parlato! Mio figlio ha detto la sua prima parola.

Marlene ha fatto sistemare un grande specchio nella parte dei giardini che preferisce, dice che è ‘una finestra che può mostrare molte verità'. Ho rinunciato a farle presente l'assurdità di tale richiesta, non desidero litigare con lei.

Ad ogni modo, questa mattina ci trovavamo tutti e tre nei giardini, Marlene e Cäedric erano vicini al roseto, di fronte allo specchio, io li osservavo ad una decina di metri di distanza, erano un quadro splendido. Marlene ha messo il bambino seduto nell'erba, non sentivo quello che gli diceva, ma Cäedric la guardava attento con i suoi grandi occhi dorati.

Dopo qualche minuto, il bambino si è girato verso lo specchio e ha cercato di alzarsi in piedi puntellandosi con esso; Marlene lo ha aiutato, sostenendolo mentre passava le manine sul loro riflesso, poi Cäedric si è girato verso di lei con un gran sorriso e ha detto ‘maman'.

 

Credo che la prima parola di quasi tutti i bambini sia ‘mamma', ma non scorderò mai come è stata pronunciata da mio figlio quel giorno, ringrazio Dio per essere stato presente.

Quando Cäedric sorride il suo viso s'illumina, forse Marlene ha ragione quando dice che in lui vi è la luce.

 

25.

21 settembre 1979.[3]

Oggi è il compleanno di Marlene, ho chiesto una speciale licenza per poter essere presente: la mia missione a Hong Kong  non si è ancora conclusa e dopodomani al più tardi dovrò ripartire.

Mia moglie è stata felice di rivedermi, ed io sono stato molto più felice di saperlo.

Le ho chiesto quale dono volesse oltre a quelli che avevo portato a lei e al bambino, le sua risposta mi ha moderatamente sorpreso. Mi ha chiesto la tenuta a fianco al castello: la casa e i vigneti.

Lei è la Duchessa di Cornovaglia, come tale possiede ogni cosa di ciò che appartiene a me, per questo il senso della sua richiesta mi ha lasciato perplesso, persino preoccupato.

 

Più precisamente lei mi chiese di poterne disporre liberamente. Per un istante temetti che volesse trasferirvisi.

Marlene probabilmente capì il mio timore e, per la prima volta da quella maledetta notte, mi sorrise sinceramente. Era divina, se mi avesse chiesto la Luna sarei partito per portargliela.

Sempre sorridendo prese in braccio Cäedric, che iniziava a dare segni di sonnolenza, lo cullò qualche minuto perché si addormentasse, quindi si rivolse di nuovo a me; mentre accarezzava i capelli biondi del bambino il suo sguardo si fece... distante, come se stesse guardando cose lontane: "I tuoi timori sono infondati Edward, il mio posto è qui, con Cäed sino a che la Dea vorrà... ma non sarà per sempre... io lo faccio per nostro figlio, lui... lui ne avrà bisogno...".

Il tono con cui pronunciò quelle parole mi diede i brividi. Acconsentii.

Un paio di settimane più tardi Marlene mi scrisse comunicandomi che aveva venduto la tenuta ad un certo Gilles De La Roche, un viticultore originario della Bretagna francese. La notizia mi sollevò: i vigneti non sarebbero andati in malora e quelle parole oscure erano dimenticate.

 

26.

18 novembre 1980.

E' trascorso più di un anno dalla mia ultima nota. In questo periodo sono accadute molte cose: in grazia dei servigi prestati mi sono stati conferiti i gradi di Generale Comandante delle Squadre Speciali di Soccorso dell'Esercito Imperiale di Sua Maestà Britannica, la massima carica cui un dottore dell'esercito può aspirare, a me che ho appena trentadue anni.

Non so dire quanto ne sia fiero, non avrei mai immaginato di giungere a tale prestigio così presto.

Anche Marlene ne è orgogliosa, sono così felice di farle onore...

Mio figlio è cresciuto moltissimo, ha appena due anni, ma parla con una proprietà di linguaggio assolutamente straordinaria: ha una mente pronta e vivace, apprende con una facilità disarmante persino concetti di moderata complessità o astrattezza, la sua è un'attitudine naturale, una facoltà che non ha altra spiegazione se non nel genio.

Non vorrei che a parlare fosse il mio orgoglio, d'accordo con Marlene ho deciso di affiancargli alcuni precettori, vedremo se di genio si tratta.

Non tutto però è positivo. Il comportamento discutibile di mia moglie non è cambiato, insiste nelle sue assurde cerimonie, con l'unico esito che le voci circa la sua pazzia sono oramai date per assodate...

 

L'onore accordatomi è stato invero assai grande, non è mai accaduto che un ufficiale così giovane venisse insignito di tale grado. Mio padre ne sarebbe molto orgoglioso.

Riguardo a Cäedric, il mio orgoglio aveva ragione: mio figlio è un genio, da quando gli abbiamo affiancato dei precettori le sue capacità sono esplose, ha appena cinque anni eppure parla e scrive due lingue, inoltre sta apprendendo il latino!

Marlene si occupa personalmente della sua educazione, sceglie i maestri e le materie d'insegnamento, molto spesso è lei stessa ad integrare i vari argomenti. Nonostante tutto, mi fido pienamente di lei su questo punto: tra le altre cose che non sapevo di lei, vi era infatti anche il suo quoziente intellettivo fuori scala...

 

27.

4 febbraio 1982.

Non sopporto più il suo atteggiamento insensato! Non solo persevera nella sua eresia, ma coinvolge anche nostro figlio!

Si comporta come se io non avessi alcun diritto d'interferire nella sua educazione, come se il mio parere non contasse nulla, come se l'esserne il padre non mi desse alcun diritto su di lui! Dannazione, mio figlio è il futuro Duca di Cornovaglia e si rifiuta di parlare inglese! Inammissibile!

Mio figlio è Inglese, un Cristiano nato in Gran Bretagna, non permetterò che diventi un anacronistico pagano francese come sua madre!

 

Qualche giorno prima avevo sorpreso Marlene in uno dei suoi rituali assurdi: in giardino accendeva candele nella neve[4], seguita da Cäedric che come sempre pendeva dalle sue labbra. Per nostro figlio la parola di sua madre ha sempre avuto il carattere di verità rivelata, per questo non desideravo che lei lo avviasse a quei rituali, ma Marlene aveva diversa opinione.

Quando lo sgridai, Cäedric si volse verso Marlene quindi mi rispose dicendo che non vi era nulla di sbagliato nel celebrare la luce che era simbolo di vita e rinascita. Mi rispose in francese con parole che parevano uscite dalla bocca di mia moglie.

Che il suo rapporto con Marlene fosse molto più stretto di quello che aveva con me lo sapevo, era in certo modo naturale essendo lei la madre, una figura più vicina di quanto non potessi essere io. Lo sapevo, tuttavia una parte di me se ne dispiaceva.

Desideravo che mio figlio avesse qualcosa in comune con me, qualsiasi cosa, almeno la lingua.

Lo rimproverai per aver usato il francese.

Probabilmente fui più severo di quanto intendessi: lessi nei suoi occhi prima la confusione, poi il rammarico e infine, quando iniziò a piangere, capii di essere stato troppo duro. Cäedric non piange spesso, forse per questo vederlo spezza il cuore.

Marlene gli si inginocchiò accanto, asciugandogli le lacrime gli sussurrò qualcosa che non compresi, quindi con passo un po' incerto Cäedric si fece strada nella neve fino a rientrare nel castello.

Stava per scoppiare la tempesta, lo sapevo, anzi... lo sentivo. Era come se l'aria stesse diventando elettrica, e lei ancora non mi aveva guardato.

Quando lo fece repressi un brivido, i suoi occhi erano più gelidi della neve, come lo erano stati quella notte di tre anni prima, avrei quasi preferito vederli accesi da saette... invece erano duri, gelidi ed inamovibili: "Non ti credevo capace di sfogare la tua frustrazione su Cäed", reggere il suo sguardo diventava più arduo ad ogni istante, "Non era mia intenzione essere troppo duro con lui...", "Scuse e rimpianti non sono che le parole al vento dei deboli", "Marlene ascolta...", mi zittì con un gesto perentorio, "Sarai tu ad ascoltare Edward e per la Dea ti assicuro che lo farai! Molte cose ho perdonato ed accettato di te, del nostro matrimonio, della libertà che ho persa. Ti ho accettato, ti sono stata devota anche quando hai osato credermi capace di disonorare non solo me stessa, ma anche mio figlio, con nascita bastarda. Ho ascoltato le sciocchezze e le bestemmie dei tuoi preti per anni, mentre tu non mi ritieni che una pazza. Eppure ho deciso che tu fossi il padre di mio figlio, l'ho accettato perché avevo fiducia in te, in ciò che saresti potuto essere... mi sbagliavo. Non sei che un piccolo uomo con un nome troppo pesante".

Tacque qualche istante mentre il peso delle sue parole mi schiacciava il petto, non lasciò mai i miei occhi, quasi non battè ciglio, "Cäed parla francese perché lo sente da me, il suo è un gesto d'affetto e tu invece lo annichilisci... e non è neppure questo patetico rigurgito nazionalistico il vero motivo, ma la pura e semplice gelosia. Se tu fossi più vicino a nostro figlio sapresti... ma preferisci inseguire altri nomi, altri titoli pieni di null'altro che boria! Cäedric è mio figlio, di te non ha null'altro che il nome e ringrazio la Dea per questo! Farò ogni cosa in mio potere perché lui non diventi mai come te, e questo te lo giuro Edward, sul mio nome e sul mio sangue!".

Dopo quell'episodio cessai di rimproverare a mia moglie le sue credenze. Tentai anche di passare più tempo con lei e Cäedric, temendo inizialmente che mi avrebbe impedito di vederlo... un altro pensiero che certo non mi fa onore e non rende giustizia a Marlene.

Pregavo ogni giorno di non aver rovinato ogni cosa.

 

28.

15 novembre 1983.

Presto dovrò partire per gli Stati Uniti, Marlene mi accompagnerà. Avrei voluto portare anche Cäedric, ma il viaggio sarà intenso ed impegnativo, poco adatto ad un bambino.

Nonostante non sia la prima volta che parte con me, Marlene è nervosa e mi ha chiesto più volte di annullare il viaggio. Credo non voglia lasciare troppo a lungo nostro figlio, oppure a disturbarla è il mettere tra loro così tanta distanza. La comprendo, ma abbiamo delle responsabilità cui non possiamo sottrarci. Sarà un viaggio di diciotto giorni: partiremo il 3 dicembre e saremo di ritorno il 21, in tempo per il Natale.

Negli Stati Uniti comprerò a Cäedric una di quelle piccole auto a batteria, l'ho commissionata personalmente tre mesi fa: la perfetta replica di una Corvette, la C4,  il nuovo modello che ancora non è in commercio. Sono certo che gli piacerà.

 

Sono infine giunto al termine delle mie annotazioni.

Certo non si può dire che meno di una trentina di entrate riassumano la mia vita sino a questo momento, tuttavia esse riprendono i momenti più importanti di quanto ho vissuto, quelli che persino un uomo restio all'introspezione come me ha sentito il bisogno di fissare su carta.

Rileggerli e commentarli mi ha dato il quadro che mi serviva, ho riflettuto e spero di avere compreso i miei errori.

Io e Marlene siamo molto diversi. Non può essere diversamente, ed ho peccato forse d'ingenuità nel ritenere che il tempo e l'abitudine avrebbero appianato le nostre divergenze. Anche e soprattutto perché ho sempre ritenuto che avrebbe finito con il ridurre le posizioni di lei alle mie.

Le ho mancato di rispetto in questo, non ho considerato la forza del suo carattere e la profondità delle sue convinzioni.

Di certo, per quanto difficile sia per me comprenderla, so che Marlene non è pazza né folle... delle cose che rimpiango, il non averla mai rassicurata su questo è forse ciò di cui maggiormente mi rammarico.

Ma le cose cambieranno. Io la amo e impegnerò il resto della mia vita a diventare "ciò che sarei potuto essere". Spero e prego che lei mi dia la possibilità di riparare.

L'aereo che ci riporterà a casa sta per decollare. Tra poco più di otto ore rivedremo Cäedric.

Marlene mi siede a fianco, sa cosa sto facendo e ne è lieta. Mi sorride, per un istante dimentico ogni altra cosa.

Le cose cambieranno, lo giuro.

 

 

 


"Marlene, quando torneremo a casa...", la donna lo interrompe, gli prende la mano sorridendogli con occhi profondamente tristi, il suo sguardo è distante, "Lo so, Edward. Lo so...".

 


 

 

 

  • - L'aereo decolla la sera del 21 dicembre 1983, alle ore 17:00, ora di New York. Arrivo previsto a Heathrow per le 19:00 ora di Londra. -
  • - Alle 18:23 ora di Londra, l'aereo di rappresentanza diplomatica Britannica è costretto ad un ammaraggio per avaria dei motori. La manovra non riesce e l'aeromobile si schianta tra le onde dell'Atlantico, in vista delle coste Corniche. Nessun superstite. -
  • - I corpi delle vittime, 15 in tutto, sono stati recuperati dopo due giorni di ricerche ininterrotte.-
  • - Le salme del Duca e della Duchessa di Cornovaglia sono state inumate nel mausoleo di famiglia il giorno di Natale, alla presenza di tutta l'aristocrazia Britannica e della famiglia Reale. -
  • - Il giorno di Santo Stefano, Cäedric Allen Aston, è stato unto XVIII Duca di Cornovaglia, all'età di cinque anni. -


[1] Il Battesimo Celtico, una cerimonia druidica in cui erano presenti richiami ai quattro elementi, al loro equilibrio (la croce inscritta nel cerchio, il simbolo della ruota): il bambino veniva messo in contatto con ognuno di essi, ma soprattutto con la terra (simbolo della Dea) e gli veniva quindi impartito il ‘nome vero'.

[2] Il 21 marzo, primo giorno di Primavera corrisponde alla festività celtica di Ostara, "luce della terra"

[3] Il 21 settembre ricorre invece Mabon, "luce dell'acqua"

[4] Il 31 gennaio/1 febbraio ricorre la festività di Imbolc, una festa della luce durante la quale si accendevano candele come auspicio per il prossimo arrivo della primavera.



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Postato il Samael Blackwood, 31-05-2008 16:53,
1. ...
Donna saggia Marlene.^_^ Chi è il suo battutista?
 
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