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Ash: non sentite anche voi qualcosa di freddo che scivola lunga la vostra spina dorsale?
Alphie: la canna di una lupara?
Ash: no, anche se la tua risposta è pur sempre pertinente. Io parlavo del brivido di piacere che ogni nuova puntata di “Un posto al buio” provoca negli ascoltatori. Tra l'altro, mi sono giunte voci che il Principe e gli altri capoccioni si stanno lamentando. Sembra che molti fratelli si rendano irreperibili durante le messe in onda. Mai così tanti cellulari si sono scaricati come in questo periodo!
P: io direi di cominciare. Gli attori sono pronti. Questa puntata si chiama “L'onore e il dispetto”. Preparatevi a scoprire la vita segreta di una famiglia Ventrue.
[Sigla d'apertura: “You came” di Kim Wilde. http://www.youtube.com/watch?v=RqCLGWz9-SE]
L'imponente magione Ventrue si staglia di fronte a Edgar in tutta la sua magnificenza. Carmine, l'autista personale di Petronius spinge sull'acceleratore e si allontana. Edgar attraversa il giardino di una di quelle sontuose ville che i magnati della finanza hanno costruito negli anni '20, per farne un tempio della propria opulenza. La villa di Gianni Versace non è niente al confronto. La porta si apre e un uomo in giacca e cravatta lo conduce lungo i corridoi, le cui pareti sono interamente ricoperte di pannelli di legno e foto in bianco e nero. Ecco finalmente lo studio di Petronius, seduto sulla sua nera poltrona di pelle, con Sir Steve alle sue spalle. Ora non ama più farsi chiamare Petronius. Quello è il nome con cui è nato tanti secoli fa, in quella che un tempo veniva chiamata Magna Grecia.
E: nonno, vi porgo i miei omaggi.
P: thi ho insegnatho a portharmi rispetto, picciotto.
E: scusatemi. Sono molto onorato che mi abbiate voluto invitare.
P: ecco, così va meglio. Non è vero, Steve?
S: l'ho educato a dovere, Don Pietro.
Quale senatore di Roma orgoglioso della sua carica, in seguito alla caduta dell'impero Petronius ha accantonato la sua secolare esperienza per ritornare nella sua patria. Dopo quasi due millenni ha pensato di rispolverare le proprie conoscenze giuridiche...per meglio eluderle. Così, ora si fa chiamare Don Pietro e si ritrova a essere il più importante boss della mafia non-morta.
P: Edgar, thi ho chiamatho qui perché ho ragione di credere che tu non thi curi abbastanza della thua famiglia. E un uomo che sta throppo poco con la famiglia non sarà mai un vero uomo. Sai cosa mi ha racconthatho Steve? Che non thi sei ancora deciso a lasciare quella femmena.
E: nonno, dovete credere alla sincerità del mio amore nei confronti di quella donna.
P: quella donna è una putthana! Le donne e i bambini possono essere trascurathi, gli uomini no! E thu sei un uomo su cui ho investhitho gran parthe del mio thempo.
S: quel che è peggio, Edgar, è che abbiamo motivo di sospettare che Hélène sia in combutta con Ferdinand Von Geld.
P: quell'anfame! Quanto thempo è passatho, Steve, da quando ci ha prosciugato ogni risparmio? Secoli, ma io non perdhono. Gli amici tienitheli stretthi ma i nemici ancora di più. Ha pagatho quel thale O'Brian per rifilarthi un affare già fallitho in parthenza. Noi lo sappiamo, Edgar, perché vegliamo sempre sui thuoi risparmi.
E: non avrei mai pensato che il signor O'Brian potesse ingannarmi...Non vorrete punirlo...
P: ch, a me non piace la violenza, io sono un uomo d'affari, e il sangue costha throppo caro. Gli abbiamo lasciato un messaggio, comunque, e un regalo.
S: Hélène, inoltre, ha incontrato Ferdinand l'altra notte. Stanno cercando di incastrarti, secondo noi.
E: è una falsità!
P: pure svergognatha è...
S: ora torna a casa, Edgar. Tra poco albeggerà. Fai più attenzione d'ora in avanti. Abbiamo sventato all'ultimo momento il tuo definitivo tracollo finanziario, ma Ferdinand dispone di armi ben più taglienti. Conosce mille modi per gettarti nell'abisso della povertà.
P: vai, ora. Ma prima...
E: bacio le mani, nonno.
Edgar telefono ad Ambrogio affinché lo venga a prendere. Durante il tragitto in auto rimugina incredulo sulla possibilità che Hélène possa averlo tradito. Ad accoglierlo sulla soglia di casa, c'era proprio lei. I suoi occhi fiammeggiavano di rabbia.
H: io ti ho aspettato, Edgar! Ti ho cercato, Dio sa quanto! Allora, ti ha soddisfatto quella sgualdrina? Vi siete rotolati nei cumuli delle sue bozze?
E: non ora, mia cara. Il rispetto deve essere guadagnato... sempre. Onore è la Via, la sola...
Edgar continua a delirare sommessamente mentre si corica, sotto gli occhi indignati di Hélène. Attenta, Hélène le aveva detto Priscilla, l'amica punk che accompagnava Ferdinand in ogni suo spostamento Più stai con un uomo, più diventerai invisibile...Un giorno arriverà a zittirti, reputando le tue ragioni semplici sciocchezze. Che Priscilla abbia ragione...
E' di nuovo sera. Logan si sveglia fra le sue tiepide coltri di seta, pagate con le ultime provvigioni che aveva ricevuto da Ferdinand. Si stiracchia e i suoi piedi toccano qualcosa di grosso, peloso e...umido. Anzi, vischioso. Allarmato, scaraventa lontano le coperte e lancia un grido assordante, pietrificato dal terrore.
L: cosa ci fa la testa di un cavallo nel mio letto?! Oh Dio, stringe un biglietto fra i denti... Attento, picciotto, perché a cercare di ingannare mio nipote, ci si rimette la pelle. Lo sapevo che quella famiglia mi avrebbe scoperto! Devo cambiare nome, città, paese! Avranno messo una bomba nella mia macchina...
Senza attendere un minuto, Logan ordina alla colf di ripulire quel macello, minacciandola di chiamare l'ufficio immigrati se quelle macchie di sangue non andranno via. Sbrigate così le faccende primarie, telefona a Ferdinand, mettendolo al corrente del fallimento del suo piano. Mentre Priscilla gli sistema al meglio il ciuffo, Ferdinand ascolta lievemente irritato. Infine, ripone la cornetta.
F: oh Hélène...troferò un altro moto per opplicarti a lasciare qvell'uomo. Priscilla, ti ho mai raccontato di qvanto l'ho appracciata?
P: no. Cioè, forse, ma io non ricordo.
F: era una splentita notte di luna piena. Afefo per giunta scelto un terreno particolarmente zoffice, per renterle le cose più zemplici. Le folevo cozì pene, d'altronde, che le ho concesso un piccolo ricuarto. E' stato cozì commofente federe zpuntare dalla terra le zue titina rofinate dal lunco scavare, le unchie spezzate, sancuinanti...
P: aspetta, hai una ciocca fuori posto.
F: a proposito, Priscilla. Chiama Ludwig, forrei ritoccarmi un attimo gli zigomi. A coza serfe altrimenti uno Tzimisce...Ah, ze zolo fossi ztato appracciato qvalche anno prima, ora non dofrei compattere contro qvesti fastidiosi inestetismi...Ein altro motifo per odiare Edgar, colto come un fiore nel mazzimo del zuo zplentore. Come forrei deturparlo, zolo per una notte...
Intanto, Sophie sta ultimando i suoi preparativi prima di uscire. Il Principe l'aveva convocata per consegnare il solito contributo alla Fondazione Toreador di Meredith Gilmore. Avvolta nel suo golfino rosa, marchia il territorio col proprio sangue e chiude gli interminabili lucchetti che sigillano la sua porta. Scesa in strada sale prontamente sull'autobus. Virginia Woolf prendeva sempre l'autobus! Quando giunge al cospetto del Principe, la signora Gertrude McStone, la trova intenta a leggere un libro. Come al solito, il volume è protetto da una sovracoperta che non è sua. Quale sordido romanzo erotico sta occultando da sguardi indiscreti, la millenaria zitella Tremere?
G: Sophie, sei pronta a prenderti carico di quest'opera di carità?
S: ne sono onorata.
G: conosci Meredith Gilmore? Beh, tutti la conoscono...e come non potrebbero, con tutte le relazioni discutibili che ha intrattenuto quella poco di buono...Ah, so cosa stai pensando? Che sono invidiosa!
S: io non penserei mai nulla del genere, Altezza. Non mi permetterei mai...
G: bah, ricordati sempre che una donna libera è il contrario di una donna leggera. Tornando a noi, ecco la busta con il denaro. A proposito, ho saputo che il tuo Sire al momento si trova in città. Digli che sarebbe gradita una sua visita. Ora va, devo lavorare...
Come al solito Sua Altezza non è stata di manica larga. Forse le condizioni degli orfani vampiri non toccano il suo cuore. Meredith Gilmore, infatti, amministra un orfanotrofio per orfani non-morti, nell'attesa che un fratello decida di sceglierne uno come proprio infante. Il suo motto è Gli orfani vampiri non vanno a male come quelli umani. Inoltre, tiene molto alla loro educazione. Essendo grande amante della musica, il suo orfanotrofio funziona come una vera e propria fucina di talenti. Ma il talento più sopraffino pare proprio non volere assecondare i desideri della sua benefattrice...
M: Diego! Diego! Non hai ancora svolto le tue esercitazioni al piano! E' così che ripaghi la mia generosità?
Meredith si appoggia alla lucida superficie del pianoforte a coda e fa segno a Diego di sedersi. Un ragazzotto massiccio, vestito in una maniera che farebbe rabbrividire qualunque Toreador di buona famiglia, si aggiusta gli occhiali scuri a mascherina sul naso. Incrocia le braccia sulla sua pesante catena d'oro e non accenna a obbedire.
D: quante volte ti ho detto, che non basta avermi dato un letto, per fare di me un damerino. Quindi, davanti a te non m'inchino.
M: smettila una buona volta di parlare in rima come un rapper! Ah, il sangue non mente...Il tuo Sire era un ributtante delinquente di periferia.
D: tu proprio non le mandi a dire. Ora però spara quel che sai del mio Sire.
M: te l'ho raccontato un'infinità di volte, Diego. Quando la finirai con questo tuo morboso complesso del padre? Il tuo Sire era comunque un poveraccio, altrimenti tu non saresti qui. Mica ci finiscono i figli dei nobili qui. Non ne ha voluto sapere di te. Scusa la franchezza, ma si è trattata di una fortuna. Che genere di educazione avrebbe potuto offrirti...Adesso però fammi contenta. Suonami il volo del calabrone di Rachmaninov.
Controvoglia, Diego si siede sullo sgabello e lascia che le sue dita cadano come pioggia torrenziale sui tasti. Meredith chiude gli occhi ed emette gemiti di piacere.
S: mi scusi, signorina Gilmore. Il portone era aperto e...
M: oh, che indecenza...è buona creanza bussare. Tu continua pure, Diego.
S: le ho portato la donazione annuale da parte del Principe.
M: come sta Gertrude? Perché non viene a fare un salto qui, magari per scegliersi un infante. Le proporrei un bel giovanotto che ho raccattato giusto un mese fa. Farebbe proprio al caso suo.
Sophie estrae un taccuino e annota ciò che Meredith ha appena detto. Preservare la dignità del Principe è uno dei suoi compiti ufficiali preferiti. Il secondo consiste nel riferirle ogni singola parola proferita da una malelingua. Ah, è come essere a scuola...non sopportavo i compagni che prendevano in giro la maestra.
S: bene, signorina Gilmore. Ora devo proprio andare. Faccia i complimenti da parte mia al pianista.
Uscendo dall'istituto, Sophie alza lo sguardo per rimirare quell'edificio dall'aria pittoresca. A un tratto, la sua attenzione viene catturata da una finestra situata al secondo piano. Chi è l'uomo che Sophie scorge di profilo? Non sarà...è proprio Sir Byron.
S: cosa ci fa qui Sir Byron?
Sophie decide di concedersi una passeggiata in centro per rilassarsi un po'. Forse avrebbe trovato ancora qualche boutique aperta. Sta proprio rimirando la vetrina del suo negozio preferito di abiti fatti a maglia, innamorandosi di un delizioso maglioncino verde con una trama a pied-de-poule, quando vede avvicinarsi una donna a lei familiare. Hélène...
H: buonasera, Sophie... ti trovo radiosa.
S: ciao, Hélène. Sono proprio appena passata dall'orfanotrofio della Gilmore.
H: spinta dalla solitudine, immagino. La tua vita deve essere così vuota...
S: è stato con grande dolore che ho dovuto abbandonare l'infante mio e di Edgar. Sai... l'abbiamo fatto insieme.
H: lurida sgualdrina!
Hélène le afferra i capelli e gliene strappa un'intera ciocca.
H: ricresceranno, non preoccuparti.
Il viso di Sophie ribolle di rabbia. Il suo sguardo si fissa sull'orlo della gonna di Hélène e a poco a poco inizia a levarsi nell'aria un sottile filo di fumo. Improvvisamente, il suo vestito prende a bruciare.
H: pazza piromane! Consuelo, difendimi!
Il girocollo di pelliccia che fino a quel momento era rimasto immobile sul collo di Hélène, acquista improvvisamente vita e attacca Sophie in pieno viso. La furia dell'assalto è tale da costringere la donna alla fuga.
H: oh Consuelo, cosa farei senza di te...
Il pericolo si può ormai dire scongiurato. Ma spostiamo l'obiettivo in una casa che abbiamo precedentemente visitato. Non vi sarete dimenticati di Don Pietro? Al momento sta camminando in lungo e in largo per il suo studio impregnato di fumo di sigaro. Sir Steve attende che egli proferisca parola.
S: Don Pietro, come pensate di poter risolvere il problema che rappresenta Hélène?
P: picciotto, le farò un'offertha che non pothra rifiuthare...
[Sigla di chiusura: “The godfather theme”. http://www.youtube.com/watch?v=XOdD3cXrgmE]
P: oh Ash, perché l'amore deve fronteggiare tanti e tali ostacoli prima di trionfare?
Ash: ah Pink, quando colpiscono, colpiscono quelli che amiamo...
Alphie: cosa succederà nelle prossima puntata? “Un diamante è per sempre”e una donna vampiro ha tutta l'eternità per portarlo al dito. Rimanete con noi, amici.
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