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Qualcuno bussa alla mia porta? Centinaia di mani cercano di abbatterla! Chi è?! Il Principe con tutto il suo esercito di non-morti? No, è la moltitudine di fan di “Un posto al buio”!
P: ah, la modestia è una virtù che manca proprio al nostro Ashlar...
Ash: ma se sei tu, Pink, che organizzi una festa ogni sera per celebrare il nostro successo...
P: oh beh, sono così vanitosa...
Alphie: sento i fan salivare attraverso l'etere. Forse, dovremmo cominciare.
Ash: giusto. A dopo le chiacchiere. Ho l'onore di presentarvi la nuova puntata della vostra soap opera preferita. “Ransom, il riscatto”!
[Sigla d'apertura: “Where does my heart beat now” di Céline Dion. http://www.youtube.com/watch?v=UYhhxyp4d7I]
Lamenti nel buio dell'Apisso. Edgar precipita lentamente in un limaccioso vortice di tenebra. Oscure presenze lo fissano dalle loro tane d'ombra. Si trova nel luogo in cui Ferdinand è solito rinchiudere i suoi debitori insolventi. Gli pare infatti di scorgere visi spaventati e scavati dalla sete, mani tremebonde che cercano di afferrarlo, per strappargli una scarpa firmata, un gemello d'oro, qualunque cosa possa saldare in minima parte il debito che li ha confinati in quella prigione. E mentre continua a cadere, Edgar sprofonda nei suoi ricordi, rifugiandosi nelle sue luminose memorie d'infanzia quando...
...quando lui ed Hélène giocavano insieme nel cortile della sua immensa tenuta, sotto gli occhi vigili della madre di lui, Simone, che si cullava su una sedia a dondolo, leggendo e rileggendo le sue opere preferite della Irigaray e della Cixous, le stesse che recitava ad alta voce a Edgar ogni sera, accanto al suo lettino.
H: Eddy, giochiamo dai! Chiama i figli dei tuoi servi, affinché possano farci da schiavi e soldati. Mentre io farò il cavaliere!
E: non puoi fare il cavaliere. Sei una ragazza!
Le mani di sua madre chiusero il libro. Un tonfo solenne, come quello che devono produrre le porte dell'Annwn.
S: non è questo che ti ho insegnato, Edgar! Ma non è colpa tua, piccolo, innocente strumento del patriarcato. Per la Dea, no. So io chi è il responsabile! Roland! Roland! Dove ti sei nascosto piccolo uomo dal nome troppo pesante?!
Il padre di Edgar emerse da un folto roseto. Il giardinaggio era l'unico passatempo che sua moglie gli concedeva. Bandito il biliardo. La stecca è una propaggine del tuo fallo! Bandito il poker. Tipico del maschio sfidare la sorte! Bandito il rugby in tv. Sport barbaro e machista!
S: non ti credevo capace di sfogare la tua frustrazione su Edgar.
R: Simone, ascolta...
S: sarai tu ad ascoltare, Roland, e per la Dea ti assicuro che lo farai! Edgar è mio figlio, di te non ha null'altro che il nome. Io lo crescerò nel rispetto della donna, al contrario di te, Roland. Ti insegnerò che una figlia della Dea non è una schiava!
R: ancora con queste eresie...Tra poco mi farai credere di aver fatto nascere Gesù Cristo!
S: ah, va-y, sot mécréant!
Il marito ritornò alle sue occupazioni, sotto gli occhi allibiti e tristi del figlio. Simone sospirò. Non era giusto litigare di fronte a Edgar. Non era degno di una madre farlo soffrire già così presto. Quel povero bambino aveva già sofferto per un paio d'anni, a causa della sua missione femminista e dello spregevole viaggio di piacere di suo padre.
Simone e Roland avevano tentato di riparare il matrimono, tentativo miseramemente naufragato pochi anni più tardi quando lui sorprese sua moglie nel bel mezzo di ciò che amava chiamare abominevole sabba infernale di anime dannate. Molte sventure, comunque, sarebbero accorse a Edgar anche in futuro. La Dea glielo aveva rivelato in sogno. La Dea vede e dispone della sorte a proprio piacimento.
S: perché ho venduto la mia vigna preferita di Merlot ai La Rochefoucauld, se in cuor mio già conoscevo le disgrazie che ne sarebbero nate? Le vie della Dea sono misteriose...
Cercando di risollevare il morale al figlio e alla sua amichetta, Simone ripose il libro e si sedette sull'erba accanto a loro. Volle narrare loro una fiaba.
S: miei piccoli, c'era una volta un drago...no, così non va. C'era una volta una grande civetta d'oro...
...Edgar non ricorda più con precisione le gesta della civetta. Anzi, gli sembra che la storia in realtà interessasse tutt'altro genere di animale. Le voci che abitano l'Apisso lo riportano alla realtà. Giunge le mani e prega, scongiura la Dea di accorrere in suo aiuto.
Intanto, Hélène si dispera e si strappa i bei capelli neri. Tanto ricresceranno. Consuelo era corsa a casa, avvertendola di ciò che era accaduto a Edgar. Ferdinand aveva compiuto la sua vendetta. Cosa fare? Come convincerlo a liberare il suo amore? Solleva la cornetta del telefono e compone un numero.
H: signor O'Brian, non so proprio a chi rivolgermi...Lei è l'unico che può aiutarmi.
L: come posso servirla, signora.
H: signorina! A ogni modo, Ferdinand ha rinchiuso il mio Edgar nell'Apisso. Lei conosce bene i suoi metodi e forse può convincerlo a liberarlo.
L: signorina...ho chiuso ogni rapporto professionale con Herr von Geld.
H: è stato per colpa di Don Pietro, vero? Lo so, me l'ha detto. Ma bisogna combattere contro questa mafia che...
L: la mafia non esiste! Non ho visto nulla! Non ho sentito nulla! Non ho detto nulla!
H: quindi, non può essermi di nessun'aiuto? Vuole proprio condannarmi a una vedovanza triste e...senza eredità?
L: oh, mi sembra davvero affranta...Ebbene, non posso intercedere per lei con Ferdinand. Tuttavia, conosco qualcuno che può fare al caso suo.
Logan fruga nei cassetti della sua scrivania, alla ricerca dell'agenda in pelle rossa con l'etichetta “Contatti poco raccomandabili”. Lo sfoglia e trova l'uomo che fa al caso suo.
L: tra poche ore riceverà una visita, mademoiselle. Le manderò un professionista.
Terminata la conversazione, Hélène chiede al signor Varuna di aiutarla a rilassarsi. Lascia detto a Consuelo che riceverà in camera sua. Il tempo scorre via insieme all'ansia, grazie alle sapienti mani di Varuna e quando Consuelo annuncia l'arrivo di un ospite, Hélène gli permette di entrare. Si fida ciecamente del signor Varuna, della sua discrezione. Così, fa il suo ingresso un uomo ancora piuttosto giovane, vestito come un motociclista. A Hélène ricorda il personaggio di un cartone animato che amava guardare da piccola. Un certo Ryo nonsocosa...
H: lei dovrebbe essere il professionista di cui mi ha accennato il signor O'Brian.
L: piacere, sono Poslow, Lawrence Poslow.
H: Poslow...che cognome singolare. Proviene dall'Europa dell'est?
L: in verità appartengo a una nobile stirpe italiana, ma questa è un'altra storia. Sono in incognito, pochi conoscono il mio vero nome. Ho saputo che una certa persona è stata rapita da von Geld. Ebbene, penso proprio di poterla, anzi, volerla aiutare. Ho personalmente qualche conto in sospeso con quello spregevole individuo.
H: letteralmente un conto in sospeso, suppongo...
L: io e lui siamo stati...soci, nonché fratelli d'abbraccio. A ogni modo, veniamo al dunque. Il mio piano è molto semplice. Sono un esperto nel sapere elaborare trappole, nell'ingannare la gente, nel negoziare con gli individui più spregiudicati, nel...
H: ho capito perfettamente quello che intende dire. Mi porge una mano per stringere la mia, mentre con l'altra potrebbe attuare qualche losco piano a mio danno.
L: comunque, dovremo tendere una trappola a von Geld. Dovremo farlo uscire allo scoperto e quando ciò avverrà, una mia fidata conoscenza spalancherà l'Abisso per trarne il suo uomo. Come potremmo però stanare Ferdinand?
H: nessun problema, mi basta una telefonata. Signor Varuna, per oggi può bastare. Vada pure.
V: molto bene, signora. Devo proprio assentarmi un attimo per fare una telefonata.
H: ah, fossero tutti così fidati i domestici...
Intanto, dall'altra parte della città, Sophie sta attraversando i labirintici corridoi della Cappella, alla ricerca del suo Sire. Perché l'ha evitata per tutti quei giorni? Perché si trovava all'orfanotrofio? Mentre il suo fiuto infallibile la conduce verso le stanze private del Principe, un dubbio fastidioso la tormenta. Avrò chiuso la porta a chiave? Scopre però che un'altra porta è ben chiusa, quella del Principe e Sir Byron si trova proprio in quella stanza...Sophie accosta l'orecchio e ode un rumore simile al crepitare di un focolare.
B: mio piccolo cristallo di neve, è finalmente giunto il momento del disgelo...
P: oh Byron, è da tanto che aspettavo questo momento. Finalmente, è giunta anche per me l'ora di vivere, vivere pienamente! Oh, accendimi tutta!
S: non ci posso credere...
Il finissimo udito del Principe, abituato a cogliere la voce flebile, la più impercettibile maldicenza, capta il sussurro di Sophie. La porta si spalanca e il Principe, impeccabile come sempre a parte la cerniera della gonna e una ciocca ribelle, punta i suoi occhi duri come il diamante sul viso spaventato di Sophie.
B: ci penso io. Seguimi, Sophie.
Sir Byron conduce Sophie lontano dall'ira del Principe, nel più recondito anfratto della biblioteca.
B: non una parola di ciò che hai udito dovrà uscire dalla tua bocca. Ne andrebbe della reputazione del Principe.
S: a essere sincera, penso che tutta la città tirerebbe un sospiro di sollievo.
B: non prenderti gioco di Sua Maestà. E' una donna che si è fatta carico di enormi responsabilità.
S: e le sue responsabilità, Sir Byron? L'ho vista l'altro giorno, nell'orfanotrofio di Meredith Gilmore. Non mi dica che ha abbandonato un povero infante sull'uscio di quell'istituto.
B: no, mia cara. Mi sono recato là per l'esatto contrario.
S: per...
B: per adottare un infante, Sophie. Sei sempre così sola, così presa dal tuo lavoro. Un fratellino ti terrà compagnia. Lo faccio per te. La nostra diventerà una splendida famiglia. Vivremo felici, tutti insieme.
S: no, no no! Voglio continuare a vivere da sola! Badi, ucciderò chiunque si avvicini a meno di cento metri dalla mia dimora!
B: Sophie...non mi dare questa delusione. Stavo proprio per cestinare la recensione del tuo ultimo libro.
Al portafoglio non si comanda, direbbe qualcuno. Ma torniamo alla nostra Hélène, la quale, fissato un appuntamento con Ferdinand nel folto di un boschetto del parco della città, attende il suo arrivo in compagnia di Consuelo. Preferendo rimanere in segreto e apparire al momento opportuno, Lawrence attende nascosto dietro un cespuglio. Allo stesso modo, fiutando la possibilità di un ricatto, Logan osserva la scena dall'alto, celato dalle copiose fronde di un tiglio.
C: Madame, non penso proprio che sia una buona idea. Ci potrebbe catturare entrambe e farci Dio solo sa cosa.
H: oh, io so benissimo cosa potrebbe farci...e ti dirò, mia timorosa domestica, non vi è nulla da temere. Tutt'altro...Proprio come un tempo, giocheremmo con i nostri tentacoli d'ombra. Appelle-moi maitresse gli dicevo. Oh, quanti ricordi...
F: oh, mein Liebling...
C: auxilio!
Hélène non si scompone minimamente. Così tipico di Ferdinand apparire alle sue spalle all'improvviso...
H: Ferdinand...sei venuto...
F: come potevo esimermi dal fenire, mio piccolo lincotto d'oro massiccio...
H: Ferdinand, non voglio illuderti...
C: cuidado, Madame...
H: trasformati in un pesce e taci, Consuelo! Stai rovinando un momento pieno di pathos! Ferdinand...ti prego, ti scongiuro, libera Edgar.
F: mia scintillante monetina, io foglio liperarlo. Ma per farlo, tevi collaporare. Forrei che tu %&£$ e poi ç§&$% e infine $&/%$§.
C: caramba! Cosa mi tocca sentire!
Hélène utilizza un briciolo del suo potere per arrossire, come qualunque donna mortale che riceve proposte così oscene.
H: Ferdinand, se è questo che devo fare per salvare Edgar, ebbene, lo farò!
L: non credo proprio, signorina. Non farò in modo che debba sottostare alle sue condizioni.
H: signor Poslow, ma veramente...se così si può evitare il minimo spargimento di sangue...
F: Poslow...Mi sempra di conoscerti, ma con un altro nome.
L: Ferdinand von Geld...
F: sei proprio tu, Lorenzo da Polenta. Cosa ci fai qvi nel Nuovo Monto? Ti hanno confiscato il tuo rutere in Italia?Ahahahahah!
L: Ferdinand, non dimenticherò mai quello che hai fatto a me e al nostro sire...
F: ancora qvella fecchia storia, Lorenzo? Il nostro sire era un tepole. Solo i tepoli possono concepire l'itea di suicitarsi a causa tei propri tepiti. Oh...i tepiti sono una fercogna, certo, ma si possono sempre rivendere a qvalcun altro al ciorno d'occi.
L: è tutta colpa tua! Tu l'hai truffato strappandogli fino all'ultimo ducato!
F: tsk, ti atiri tanto perché non ci hai cavato nemmeno un centesimo. Ma ora basta! L'Apisso risucchierà anche te! Quanto tenaro mi tevi ancora? Ti sei nascosto pene per tutti qvesti secoli, ma è ciunto il momento ti onorare i tuoi tepiti!
Il rumore di uno squarcio fende l'aria. L'Apisso si spalanca, ma non è stato Ferdinand a schiuderlo. Da quell'apertura, fulmineo come un proiettile, schizza fuori il corpo di Edgar. Prima che possa schiantarsi rovinosamente contro una possente quercia, Consuelo l'afferra al volo, con tutta la forza di cui dispone. Dall'alto dei cieli, la Dea impreca stizzita. Non sopporta quando gli umani interferiscono nei suoi disegni di sventura. Si ritira ancora più in profondità nell'Empireo, per covare nuove, terribili disgrazie.
Dall'Apisso balza fuori una donna di bellezza inenarrabile. E' Dolores de la Palma, la Sorella più bramata della notte, amante di re e principi, spietata guerriera e, a quanto pare, intima amica di Lawrence.
L: ciao, ciccia! Ottimo lavoro!
D: si Dios quiere, l'ho salvato appena in tempo. Stavano per lasciarlo in mutande, laggiù. Ora, devo proprio scappare, bello. Mi aspettano in pista dall'altra parte del mondo. Hasta luego!
Dolores si tuffa nuovamente nell'Apisso, rapida come n'era uscita.
H: Ferdinand...sarà per un'altra volta.
Ferdinand sospira e si ritira nella notte, calpestando il corpo di Edgar, il quale giace privo di sensi a terra. Logan, dall'alto del suo nascondiglio sta terminando di riprendere il tutto con la sua telecamera, quando un grazioso uccello nero si posa sulla sua spalla.
B: craa! Blackbird ti vede, finocchio, e sarà meglio per te alzare i tacchi.
Logan non se lo fa ripetere e sgattaiola via nell'oscurità. Nell'andarsene, nota delle figure avvicinarsi al luogo dell'incontro. Si nasconde dietro un tronco e spia.
H: svegliati, Edgar! Sei salvo!
B: signorina La Rochefoucauld, la dichiaro in arresto.
Hélène si gira e incrocia lo sguardo con nientemeno che lo sceriffo di San Francisco. La sua imponenza l'atterrisce. Senza che le venga richiesto, alza le mani al cielo e si affida allibita alle mani della giustizia.
B: i suoi incontri segreti con un ricercato del calibro di von Geld contrastano fortemente con le leggi di questa città. E' da qualche notte che la teniamo d'occhio. Ci segua senza fare troppe storie.
Blackbird afferrà Hélène per la vita e se la infila sotto l'ascella, trattandola alla stregua di un pacco.
B: e tu, Consuelo...mi hai nuovamente deluso. Andiamo, femminucce!
Se ne va, seguita dai suoi fedeli agenti. Pochi minuti dopo, Edgar apre finalmente gli occhi. Logan accorre per assisterlo insieme agli altri.
E: Hélène...
La: lei è catturata.
E: che la Dea abbia pietà di lei...
[Sigla di chiusura: “Come back to me” di Janet Jackson. http://www.youtube.com/watch?v=3_qn9mKQ96Q]
P: oh, quanti ostacoli deve superare l'amore per affermarsi...
Alphie: povera Hélène, oltre alle minacce di Don Pietro deve pure finire al fresco.
Ash: a ogni cosa vi è rimedio. Edgar tenterà in ogni modo di farla evadere. Che Logan debba consultare nuovamente quella sua agenda? Forse c'è qualche altra persona poco raccomandabile che può aiutare il povero Edgar. Ma cosa chiederà in cambio?
P: lo scopriremo nella prossima puntata, oltre a ritrovare il nostro Diego. E' lungo e difficile il cammino per farsi riconoscere dal proprio Sire. Ma continuate a seguirci. “La grande fuga”, non mancate.
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