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Un posto al buio VIII: Sleeping beauty
Thursday 16 October 2008
 
Scritto da Samael,

Finalmente è tornata la vostra soap opera nera preferita! La noia non assillerà più le vostre notti eterne. Radio Carmilla è orgogliosa di presentarvi la seconda stagione di "Un posto al buio" morta e risorta dallo sciopero degli sceneggiatori che ha travolto il mondo dello spettacolo.

Alphie: nel nostro caso lo sceneggiatore saresti tu, ricordatelo.

Ash: i miei impegni di coterie mi impongono dei doveri.

Pink: e cosa ci dici del tuo viaggio di piacere in Italia?

Ash: Vediamo piuttosto di riassumere gli eventi, per chi si è perso lungo la strada. Dove eravamo rimasti?

Alphie: Hélène è stata arrestata per i suoi rapporti sospetti con Ferdinand e per questo, sotto consiglio del misterioso Lawrence, Edgar ingaggia una procace avvocatessa, a un prezzo molto alto. Tuttavia, alla fine è costretto a ricorrere ai propri mezzi illeciti per salvare la sua donna. Sophie invece è alle prese con il desiderio del proprio Sire di regalarle un fratellino. Un altro orfano, Diego cerca disperatamente di ritrovare il suo vero Sire, affidandosi al poco rispettabile Logan. Quest'ultimo è invece inconsolabile per il proprio Sire, caduto in catalessi dopo aver visto un Monet originale. Intanto, molte domande attendono la loro risposta. Che ne è stato della proposta di Don Pietro a Hélène? Come agirà Consuelo nei confronti della propria famiglia? Per quanto ancora reggerà il gioco del signor Varuna? Chi è il responsabile dello stato attuale di Rupert? E soprattutto, quali terribili sventure ha in serbo la Dea per Edgar? Lo saprete in questa e durante le prossime puntate. Mettetevi comodi. Eccovi l'ottava puntata di "Un posto al buio", "Sleeping beauty".

[Sigla di apertura: "Send me an angel" dei Real life. http://www.youtube.com/watch?v=D6zBjYIyz-0]





Ancora una volta, Logan si inginocchia al capezzale di Rupert. Non riesce a reggere la vista dei suoi occhi sbarrati, prigionieri di un sogno a occhi aperti che ha sconvolto la sua mente. Mormora ancora il nome del mirabile pittore che ha rapito il suo raziocinio.

L: dannato imbianchino impressionista da quattro soldi...se fossi ancora vivo ti annegherei io stesso nel tuo maledetto stagno di ninfee...

La rabbia, tuttavia, viene nuovamente sommersa dall'immutabile tristezza.

L: ma chi ha mai potuto farti questo?

R: P...Pr...Priscilla...

Un nome del passato spezza il cuore di Logan. Non può essere quella Priscilla, la sua amichetta d'infanzia, la sua inseparabile sorellina d'abbraccio! Si ricorda di quando piccoli e innocenti correvano nel cortile dell'asilo, quel ridente asilo situato nel verde. "La collina di Tony" si chiamava, gestito dalla caritatevole Suor Marie. -Logan!-cinguettava lei, gli occhioni scintillanti. -Priscilla!-, le rispondeva lui, i rossi riccioli al vento. E fiori immaginari sbocciavano intorno a loro, come splendide cornici dei loro visi angelici.

L: e ti ricordi, Rupert? La sera, poco dopo il tramonto, ci trattenevamo a giocare nel parco del nostro altolocato quartiere residenziale, sotto gli occhi vigili dei nostri genitori, e tu ci facevi visita, dispensandoci dolci e giocattoli. E che dire della cornamusa che annunciava il tuo arrivo, disturbando gli abitanti del luogo. Eri il nostro "principe del viale". Ricordi il soprannome che ti abbiamo dato? Poi, che ne è stato di Priscilla? Qualche mese dopo il nostro abbraccio, ha preso una cattiva strada. Ha scoperto il suo lato ribelle, ha calpestato la tua autorità di Sire. Crisi post-abbraccio l'hai chiamata tu. Ogni sera si rasava un lato della testa e si tingeva di rosa l'altra metà della sua altrimenti splendida chioma bionda. Per non parlare dei piercings che costellavano la sua pelle color del latte e i vestiti stracciati che comprava nei negozietti vintage. Poi è scappata di casa, per poi tornare a insidiare la tua tranquillità...

R: F...F...Ferdinand...

L: Ferdinand! Non sarà Ferdinand von Geld?! Quindi c'è lui dietro quello che ti è accaduto! E forse è stato lui a traviare Priscilla! Indagherò, Rupert. Ogni nodo verrà al pettine. A proposito di nodi, hai bisogno di essere pettinato. A più tardi, dunque. Avrai modo di essere orgoglioso del tuo infante.

Nel frattempo, Edgar fa il suo ingresso nell'abitazione di Sir Steve, oltrepassando il mirabile arco acuto dell'entrata. Come non poter ammirare lo stile con cui era stata eretta quella dimora, così simile a una chiesa gotica. Le pareti dei corridoi erano intervallate da numerose nicchie contenenti immagini sacre e incorniciate da esili fasci di colonne. Se si leva lo sguardo, si possono scorgere inquietanti gargoyles sporgersi da bui anfratti nel soffitto. Il pavimento è invece composta da lastre di puro marmo bianco. I migliori architetti e arredatori Toreador hanno contribuito all'edificazione di quella dimora.

Giunto di fronte alla stanza di Sir Steve, Edgar trasale nel vedere un robusto giovinetto aprire la porta e fuggire via. Prega la Dea di sostenerlo ed entra infine, intimorito dalle massicce armature che vegliano ai lati della porta.

S: Edgar, ti starai chiedendo cosa è appena successo qui...

E: in verità no, Sir Steve.

S: devi sapere che...

E: non voglio sentire...

S: ecco, devo confessarti una cosa...

E: non voglio sentire!!

S: e pensare che io ho sempre ascoltato con pazienza ogni tua minima lamentela...Come dice il proverbio, i Siri hanno cento mani per i propri infanti, mentre gli infanti nemmeno una per i loro Siri...Dimmi dunque, in cosa posso esserti utile?

E: vorrei allenarmi con voi, se siete d'accordo. Ho bisogno di temprare la mia abilità con la spada.

S: molto bene, ma non utilizzerai quelle tue ridicole spade orientali. Non è con simili armi che io sono diventato il guerriero che sono. Userai una delle mie spade. Andiamo.

Sir Steve conduce Edgar giù nelle segrete della sua casa, tanto in basso che la pelle di Edgar percepisce il freddo che trasuda dalle pareti. Sir Steve gli permette poi di scegliere una spada fra le tante della sua collezione. Tutte massicce e ben affilate.

S: ah, queste armi mi ricordano i vecchi tempi, di quando tranciavo teste di mori come i bambini staccano ciliegie dall'albero...In guardia!

Sir Steve si avventa sull'allievo come una tigre inferocita. Non gli concede nessuna gentilezza, nessun vantaggio. Fa mulinare la sua spada con strabiliante facilità, menando colpi a destra e a manca, sopra e sotto, agile come un ballerino. Edgar mantiene però il sangue freddo e gli tiene testa, sebbene più di una volta rischia di cadere, sbilanciato dal peso dell'enorme spada.

Preso dalla foga del duello, Sir Steve sprofonda nei ricordi del passato, senza tuttavia perdere la concentrazione. Rimembra le atrocità del passato, il sangue degli infedeli che colava come vino sulle sue mani, la sabbia del deserto che gli graffiava gli occhi, il sole impietoso che arroventava la sua armatura e i brutali saccheggi e stupri seguiti alla presa di Acri. Ah, i vecchi tempi...Poi, una nuvola nera vela il vivace fluire dei ricordi. Una sera, durante l'assedio della città, udì un insolito rumore nella confusione generalizzata dell'accampamento. Riconobbe la voce dei suoi uomini provenire da una tenda poco distante. Se la stavano spassando alla grande, a giudicare dall'entusiasmo. Scostò un lembo della tenda e con profondo orrore li colse in flagrante mentre abusavano a turno di un imberbe fanciullo musulmano. I soldati videro il loro comandante precipitarsi inferocito e con gli occhi fiammeggianti.

S: perché non mi avete chiamato?! Che Dio scagli le vostre anime ingrate all'inferno, traditori!

Li malmenò selvaggiamente, permettendo purtroppo al ragazzino di fuggire. Con il viso ancora bollente di sdegno uscì dalla tenda e si buttò a terra. Chi giunse in quel momento? Chi spense la sua rabbia? Ma la mente di Sir Steve non vuole ricordare e ritorna al momento presente, traboccante di un nuovo impeto guerriero. Con ferocia cerca di infrangere le difese di Edgar, percotendo senza pietà la sua spada che rischia quasi di spezzarsi. Infine lo disarma con una mossa rapidissima. L'arma schizza via dalle mani del povero Edgar, il quale rimane atterrito dallo spaventoso ruggito che erompe dalla bocca del suo Sire.

S: lasciami da solo, Edgar. Devo meditare e chiedere perdono a Dio per i miei abominevoli pensieri. Devi sapere che...

Ma ancor prima che Sir Steve possa emettere una sillaba della sua accorata confessione, Edgar è già uscito dalla sua arena sotterranea. Fa infine ritorno a casa. Non è ancora mezzanotte.

E: Battista, ha telefonato qualcuno?

Il volto terreo del maggiordomo è più loquace delle parole.

E: ancora quelle telefonate anonime?

B: e come al solito, l'interlocutore non si degna di parlare. Ho riconosciuto soltanto un flebile suono di sottofondo, una specie di sibilo. Tuttavia è giunta una lettera quest'oggi.

Il maggiordomo gli allunga una busta di papiro. Edgar la apre senza lasciare trasparire la benché minima apprensione. Con stizza nota che il testo del messaggio è stato scritto in copto, lingua di origine egizia.

E: mi pento di non avere studiato copto al posto dell'antico persiano. Quell'avvocato potrebbe almeno avere l'accortezza di redigere le sue missive in aramaico o in caratteri cuneiformi. Mi alleno ogni sera, leggendo un brano della saga di Gilgamesh in lingua originale. Tuttavia, posso facilmente indovinare il contenuto di questa lettera...

B: signore, posso esservi di aiuto?

E: non questa volta, Battista. L'aiuto di cui ho bisogno elude il campo della possibilità. Solo un patto col diavolo potrebbe tornarmi utile...

Improvvisamente, un grido stridulo risuona nella quiete della cosa. E' Hélène. Edgar si precipita in camera da letto, sapendo di trovarla lì. Ultimamente aveva preso il vizio di dormire fino a tardi. Si inginocchia così al suo capezzale e ne afferra la mano madida di sudore.

E: mia cara, quali terribili incubi assediano la tua pace interiore?

H: oh Edgar, è da quando sono stata scarcerata un paio di settimane fa che faccio incubi orribili. Ho cercato di tenertelo nascosto, ma ormai sono stremata.

E: raccontami tutto.

H: non ora. Devo prima calmarmi. Lasciami un attimo da sola.

Edgar accondiscende alla sua richiesta e torna in salone, dove trova l'enigmatico signor Veruna sorseggiare il suo tè al gelsomino.

E: signor Varuna, ho un peso di cui devo assolutamente liberarmi. E lei è la persona giusta a cui affidare la mia confessione. Chi l'avrebbe mai detto che il mio irreprensibile Sir Steve intrattiene rapporti clandestini con giovanotti dall'aspetto sano e vivace?

V: lo so, signore.

E: in che senso lo sai?

V: volevo dire che me l'immaginavo. Sir Steve apprezza molto le tramontate virtù guerriere dei suoi tempi e ne cerca i riflessi nella nostra epoca.

E: lei è sempre così saggio, signor Varuna.

Il signor Varuna rivolge il suo sguardo obliquo in un punto indefinito della stanza. Anche questa volta ha rischiato di farsi scoprire. Se la sua missione di spia fallisse, Ferdinand non ci penserebbe due volte a denunciare i suoi familiari all'ufficio immigrazione e a rispedirli nei sobborghi di Calcutta.

Intanto, Logan sta pattugliando i bassifondi della città, alla ricerca di quel sordido locale in cui Priscilla un tempo amava trascorrere le sue notti. Una discoteca, in realtà poco più di un seminterrato in cui un'assordante musica punk rimbomba contro le pareti tappezzate di muffa. Questa è la sua sera fortunata. Proprio di fronte all'ingresso nota la sua cara sorellina, in compagnia di un uomo dall'aspetto poco raccomandabile e di stazza ragguardevole.

L: Priscilla!

Priscilla ha un sussulto. Posa una mano sul petto del compagno, il quale indossa un leso gilet di pelle sbottonato, facendola sprofondare nel folto pelo che lo ricopre. Quella specie di animale si tranquillizza e le permette di allontanarsi di qualche passo.

P: Logan, sei tu! Oh, quante notti sono passate senza poterti vedere!

L: pensavo che fossi fuggita!

Lacrime di sangue arrossano gli occhi di Priscilla.

P: allora, non sai...

L: cosa devo sapere?

P: io non sono fuggita. Sono stata venduta a Ferdinand...



[Sigla di chiusura: "We all sleep alone" di Cher. http://www.youtube.com/watch?v=WyQUogTjyRE]

 

P: oh, che terribile rivelazione...Quell'uomo ha le mani in pasta ovunque.

Ash: è l'oscuro burattinaio che tira i fili dei nostri personaggi. Cosa sta architettando con tanta maestria? Il suo piano raggiungerà il suo sfolgorante compimento?

Alphie: sembra quasi che stai dalla parte di Ferdinand...

Ash: non posso nascondere che è il mio personaggio preferito. A proposito, dobbiamo ricordarci di indire un sondaggio al riguardo a "Giù la Masquerade!". Amici ascoltatori, qual è il vostro personaggio preferito? Rispondete numerosi. Intanto, qualche piccola anticipazione per la prossima puntata, il cui titolo sarà "Mad-house Tremere".

Alphie: avremo la possibilità di sbirciare negli incubi di Hélène. Cosa avrà patito nell'impenetrabile prigione Tremere? Quali visite ha ricevuto durante quella singola e lunghissima notte?

Ash: restate sintonizzati. A presto!


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