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Finalmente
è tornata la vostra soap opera nera preferita! La noia non assillerà
più le vostre notti eterne. Radio Carmilla è orgogliosa di
presentarvi la seconda stagione di "Un posto al buio" morta
e risorta dallo sciopero degli sceneggiatori che ha travolto il mondo
dello spettacolo.
Alphie: nel nostro caso lo sceneggiatore saresti tu,
ricordatelo.
Ash: i miei impegni di coterie mi impongono dei doveri.
Pink: e cosa ci dici del tuo viaggio di piacere in Italia?
Ash: Vediamo piuttosto di riassumere gli eventi, per chi si è
perso lungo la strada. Dove eravamo rimasti?
Alphie: Hélène è stata arrestata per i suoi rapporti
sospetti con Ferdinand e per questo, sotto consiglio del misterioso
Lawrence, Edgar ingaggia una procace avvocatessa, a un prezzo molto
alto. Tuttavia, alla fine è costretto a ricorrere ai propri mezzi
illeciti per salvare la sua donna. Sophie invece è alle prese con il
desiderio del proprio Sire di regalarle un fratellino. Un altro
orfano, Diego cerca disperatamente di ritrovare il suo vero Sire,
affidandosi al poco rispettabile Logan. Quest'ultimo è invece
inconsolabile per il proprio Sire, caduto in catalessi dopo aver
visto un Monet originale. Intanto, molte domande attendono la loro
risposta. Che ne è stato della proposta di Don Pietro a Hélène?
Come agirà Consuelo nei confronti della propria famiglia? Per quanto
ancora reggerà il gioco del signor Varuna? Chi è il responsabile
dello stato attuale di Rupert? E soprattutto, quali terribili
sventure ha in serbo la Dea per Edgar? Lo saprete in questa e durante
le prossime puntate. Mettetevi comodi. Eccovi l'ottava puntata di "Un
posto al buio", "Sleeping beauty".
[Sigla di apertura: "Send me an angel" dei Real life.
http://www.youtube.com/watch?v=D6zBjYIyz-0]
Ancora una volta, Logan si inginocchia al capezzale di Rupert.
Non riesce a reggere la vista dei suoi occhi sbarrati, prigionieri di
un sogno a occhi aperti che ha sconvolto la sua mente. Mormora ancora
il nome del mirabile pittore che ha rapito il suo raziocinio.
L: dannato imbianchino
impressionista da quattro soldi...se fossi ancora vivo ti annegherei
io stesso nel tuo maledetto stagno di ninfee...
La rabbia, tuttavia,
viene nuovamente sommersa dall'immutabile tristezza.
L: ma chi ha mai potuto
farti questo?
R: P...Pr...Priscilla...
Un nome del passato
spezza il cuore di Logan. Non può essere quella Priscilla, la sua
amichetta d'infanzia, la sua inseparabile sorellina d'abbraccio! Si
ricorda di quando piccoli e innocenti correvano nel cortile
dell'asilo, quel ridente asilo situato nel verde. "La collina di
Tony" si chiamava, gestito dalla caritatevole Suor Marie.
-Logan!-cinguettava lei, gli occhioni scintillanti. -Priscilla!-, le
rispondeva lui, i rossi riccioli al vento. E fiori immaginari
sbocciavano intorno a loro, come splendide cornici dei loro visi
angelici.
L: e ti ricordi, Rupert?
La sera, poco dopo il tramonto, ci trattenevamo a giocare nel parco
del nostro altolocato quartiere residenziale, sotto gli occhi vigili
dei nostri genitori, e tu ci facevi visita, dispensandoci dolci e
giocattoli. E che dire della cornamusa che annunciava il tuo arrivo,
disturbando gli abitanti del luogo. Eri il nostro "principe del
viale". Ricordi il soprannome che ti abbiamo dato? Poi, che ne è
stato di Priscilla? Qualche mese dopo il nostro abbraccio, ha preso
una cattiva strada. Ha scoperto il suo lato ribelle, ha calpestato la
tua autorità di Sire. Crisi post-abbraccio l'hai chiamata tu. Ogni
sera si rasava un lato della testa e si tingeva di rosa l'altra metà
della sua altrimenti splendida chioma bionda. Per non parlare dei
piercings che costellavano la sua pelle color del latte e i vestiti
stracciati che comprava nei negozietti vintage. Poi è scappata di
casa, per poi tornare a insidiare la tua tranquillità...
R: F...F...Ferdinand...
L: Ferdinand! Non sarà
Ferdinand von Geld?! Quindi c'è lui dietro quello che ti è
accaduto! E forse è stato lui a traviare Priscilla! Indagherò,
Rupert. Ogni nodo verrà al pettine. A proposito di nodi, hai bisogno
di essere pettinato. A più tardi, dunque. Avrai modo di essere
orgoglioso del tuo infante.
Nel frattempo, Edgar fa
il suo ingresso nell'abitazione di Sir Steve, oltrepassando il
mirabile arco acuto dell'entrata. Come non poter ammirare lo stile
con cui era stata eretta quella dimora, così simile a una chiesa
gotica. Le pareti dei corridoi erano intervallate da numerose nicchie
contenenti immagini sacre e incorniciate da esili fasci di colonne.
Se si leva lo sguardo, si possono scorgere inquietanti gargoyles
sporgersi da bui anfratti nel soffitto. Il pavimento è invece
composta da lastre di puro marmo bianco. I migliori architetti e
arredatori Toreador hanno contribuito all'edificazione di quella
dimora.
Giunto di fronte alla
stanza di Sir Steve, Edgar trasale nel vedere un robusto giovinetto
aprire la porta e fuggire via. Prega la Dea di sostenerlo ed entra
infine, intimorito dalle massicce armature che vegliano ai lati della
porta.
S: Edgar, ti starai
chiedendo cosa è appena successo qui...
E: in verità no, Sir
Steve.
S: devi sapere che...
E: non voglio sentire...
S: ecco, devo
confessarti una cosa...
E: non voglio sentire!!
S: e pensare che io ho
sempre ascoltato con pazienza ogni tua minima lamentela...Come dice
il proverbio, i Siri hanno cento mani per i propri infanti, mentre
gli infanti nemmeno una per i loro Siri...Dimmi dunque, in cosa posso
esserti utile?
E: vorrei allenarmi con
voi, se siete d'accordo. Ho bisogno di temprare la mia abilità con
la spada.
S: molto bene, ma non
utilizzerai quelle tue ridicole spade orientali. Non è con simili
armi che io sono diventato il guerriero che sono. Userai una delle
mie spade. Andiamo.
Sir Steve conduce Edgar
giù nelle segrete della sua casa, tanto in basso che la pelle di
Edgar percepisce il freddo che trasuda dalle pareti. Sir Steve gli
permette poi di scegliere una spada fra le tante della sua
collezione. Tutte massicce e ben affilate.
S: ah, queste armi mi
ricordano i vecchi tempi, di quando tranciavo teste di mori come i
bambini staccano ciliegie dall'albero...In guardia!
Sir Steve si avventa
sull'allievo come una tigre inferocita. Non gli concede nessuna
gentilezza, nessun vantaggio. Fa mulinare la sua spada con
strabiliante facilità, menando colpi a destra e a manca, sopra e
sotto, agile come un ballerino. Edgar mantiene però il sangue freddo
e gli tiene testa, sebbene più di una volta rischia di cadere,
sbilanciato dal peso dell'enorme spada.
Preso dalla foga del
duello, Sir Steve sprofonda nei ricordi del passato, senza tuttavia
perdere la concentrazione. Rimembra le atrocità del passato, il
sangue degli infedeli che colava come vino sulle sue mani, la sabbia
del deserto che gli graffiava gli occhi, il sole impietoso che
arroventava la sua armatura e i brutali saccheggi e stupri seguiti
alla presa di Acri. Ah, i vecchi tempi...Poi, una nuvola nera vela il
vivace fluire dei ricordi. Una sera, durante l'assedio della città,
udì un insolito rumore nella confusione generalizzata
dell'accampamento. Riconobbe la voce dei suoi uomini provenire da una
tenda poco distante. Se la stavano spassando alla grande, a giudicare
dall'entusiasmo. Scostò un lembo della tenda e con profondo orrore
li colse in flagrante mentre abusavano a turno di un imberbe
fanciullo musulmano. I soldati videro il loro comandante precipitarsi
inferocito e con gli occhi fiammeggianti.
S: perché non mi avete
chiamato?! Che Dio scagli le vostre anime ingrate all'inferno,
traditori!
Li malmenò
selvaggiamente, permettendo purtroppo al ragazzino di fuggire. Con il
viso ancora bollente di sdegno uscì dalla tenda e si buttò a terra.
Chi giunse in quel momento? Chi spense la sua rabbia? Ma la mente di
Sir Steve non vuole ricordare e ritorna al momento presente,
traboccante di un nuovo impeto guerriero. Con ferocia cerca di
infrangere le difese di Edgar, percotendo senza pietà la sua spada
che rischia quasi di spezzarsi. Infine lo disarma con una mossa
rapidissima. L'arma schizza via dalle mani del povero Edgar, il quale
rimane atterrito dallo spaventoso ruggito che erompe dalla bocca del
suo Sire.
S: lasciami da solo,
Edgar. Devo meditare e chiedere perdono a Dio per i miei abominevoli
pensieri. Devi sapere che...
Ma ancor prima che Sir
Steve possa emettere una sillaba della sua accorata confessione,
Edgar è già uscito dalla sua arena sotterranea. Fa infine ritorno a
casa. Non è ancora mezzanotte.
E: Battista, ha
telefonato qualcuno?
Il volto terreo del
maggiordomo è più loquace delle parole.
E: ancora quelle
telefonate anonime?
B: e come al solito,
l'interlocutore non si degna di parlare. Ho riconosciuto soltanto un
flebile suono di sottofondo, una specie di sibilo. Tuttavia è giunta
una lettera quest'oggi.
Il maggiordomo gli
allunga una busta di papiro. Edgar la apre senza lasciare trasparire
la benché minima apprensione. Con stizza nota che il testo del
messaggio è stato scritto in copto, lingua di origine egizia.
E: mi pento di non avere
studiato copto al posto dell'antico persiano. Quell'avvocato potrebbe
almeno avere l'accortezza di redigere le sue missive in aramaico o in
caratteri cuneiformi. Mi alleno ogni sera, leggendo un brano della
saga di Gilgamesh in lingua originale. Tuttavia, posso facilmente
indovinare il contenuto di questa lettera...
B: signore, posso
esservi di aiuto?
E: non questa volta,
Battista. L'aiuto di cui ho bisogno elude il campo della possibilità.
Solo un patto col diavolo potrebbe tornarmi utile...
Improvvisamente, un
grido stridulo risuona nella quiete della cosa. E' Hélène. Edgar si
precipita in camera da letto, sapendo di trovarla lì. Ultimamente
aveva preso il vizio di dormire fino a tardi. Si inginocchia così al
suo capezzale e ne afferra la mano madida di sudore.
E: mia cara, quali
terribili incubi assediano la tua pace interiore?
H: oh Edgar, è da
quando sono stata scarcerata un paio di settimane fa che faccio
incubi orribili. Ho cercato di tenertelo nascosto, ma ormai sono
stremata.
E: raccontami tutto.
H: non ora. Devo prima
calmarmi. Lasciami un attimo da sola.
Edgar accondiscende alla
sua richiesta e torna in salone, dove trova l'enigmatico signor
Veruna sorseggiare il suo tè al gelsomino.
E: signor Varuna, ho un
peso di cui devo assolutamente liberarmi. E lei è la persona giusta
a cui affidare la mia confessione. Chi l'avrebbe mai detto che il mio
irreprensibile Sir Steve intrattiene rapporti clandestini con
giovanotti dall'aspetto sano e vivace?
V: lo so, signore.
E: in che senso lo sai?
V: volevo dire che me
l'immaginavo. Sir Steve apprezza molto le tramontate virtù guerriere
dei suoi tempi e ne cerca i riflessi nella nostra epoca.
E: lei è sempre così
saggio, signor Varuna.
Il signor Varuna rivolge
il suo sguardo obliquo in un punto indefinito della stanza. Anche
questa volta ha rischiato di farsi scoprire. Se la sua missione di
spia fallisse, Ferdinand non ci penserebbe due volte a denunciare i
suoi familiari all'ufficio immigrazione e a rispedirli nei sobborghi
di Calcutta.
Intanto, Logan sta
pattugliando i bassifondi della città, alla ricerca di quel sordido
locale in cui Priscilla un tempo amava trascorrere le sue notti. Una
discoteca, in realtà poco più di un seminterrato in cui
un'assordante musica punk rimbomba contro le pareti tappezzate di
muffa. Questa è la sua sera fortunata. Proprio di fronte
all'ingresso nota la sua cara sorellina, in compagnia di un uomo
dall'aspetto poco raccomandabile e di stazza ragguardevole.
L: Priscilla!
Priscilla ha un
sussulto. Posa una mano sul petto del compagno, il quale indossa un
leso gilet di pelle sbottonato, facendola sprofondare nel folto pelo
che lo ricopre. Quella specie di animale si tranquillizza e le
permette di allontanarsi di qualche passo.
P: Logan, sei tu! Oh,
quante notti sono passate senza poterti vedere!
L: pensavo che fossi
fuggita!
Lacrime di sangue
arrossano gli occhi di Priscilla.
P: allora, non sai...
L: cosa devo sapere?
P: io non sono fuggita.
Sono stata venduta a Ferdinand...
[Sigla di chiusura: "We all sleep alone" di Cher.
http://www.youtube.com/watch?v=WyQUogTjyRE]
P: oh, che terribile
rivelazione...Quell'uomo ha le mani in pasta ovunque.
Ash: è l'oscuro
burattinaio che tira i fili dei nostri personaggi. Cosa sta
architettando con tanta maestria? Il suo piano raggiungerà il suo
sfolgorante compimento?
Alphie: sembra quasi
che stai dalla parte di Ferdinand...
Ash: non posso nascondere che è
il mio personaggio preferito. A proposito, dobbiamo ricordarci di
indire un sondaggio al riguardo a "Giù la Masquerade!".
Amici ascoltatori, qual è il vostro personaggio preferito?
Rispondete numerosi. Intanto, qualche piccola anticipazione per la
prossima puntata, il cui titolo sarà "Mad-house Tremere".
Alphie: avremo la
possibilità di sbirciare negli incubi di Hélène. Cosa avrà patito
nell'impenetrabile prigione Tremere? Quali visite ha ricevuto durante
quella singola e lunghissima notte?
Ash: restate
sintonizzati. A presto!
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