[Sigla di
apertura: "Hanging on the telephone" dei Blondie.]
Amici
ascoltatori, imperterrita e gloriosa, Radio Carmilla continua a
difendere quest'angolo libero di etere dalla morsa stritolante della
censura. Portatemi la testa di Ashlar, grida il Principe dal suo
trono! E continuerà ad agitarsi invano ancora a lungo. A ogni
modo, la sigla di questa sera non vi ha fatto saltare la mosca al
naso? Ebbene, il momento clou di questa puntata sarà dedicato
a una telefonata. Indovinate un po', chiederò personalmente
alla signorina La Rochefoucauld se è disposta a presentarsi in
trasmissione per illustrarci la sua storia. Forse questo non è
il periodo più adatto per tale invito, ma dopotutto pendiamo
tutti dalle sue labbra, e che labbra....
Ma
dedichiamoci ora alla rubrica "Sussurri della tomba" e diamo una
breve scorsa alle e-mail e agli sms che ci sono arrivati. Ecco il
primo sms...penso di conoscere l'autore. Comincia così, senza
preamboli. "Ti diffido dal perseverare a utilizzare
quell'imbarazzante nomignolo ogni qual volta tu ti trovi obbligato a
riferirti alla mirabile persona della dama, di cui non è
necessario specificare l'identità. Per cui, è di vitale
importanza per la tua salute modificare..."bla bla bla. Molto bene,
in questo momento indico un sondaggio per rimpiazzare il nome in
codice della signorina La Rochefoucauld. Attendo ansioso le vostre
opinioni in merito. E ora, una mail. "Caro Ash, lavoro a stretto
contatto con il Principe. Sono una delle sue cameriere personali,
infatti. Con sorpresa ho notato che ultimamente Sua Altezza non si
diverte più a tormentare me e le altre ragazze. L'altra notte,
inoltre, sbirciando nella sua stanza, ho visto che aveva estratto una
fotografia dal cassetto della sua scrivania. Per lunghi minuti l'ha
guardata sospirando. Che sia innamorata?"Magari lo fosse! Potrei
programmare un trittico di puntate su un argomento del genere. Un
altro sms. "Il loto del mio cuore si schiude alla carezza del tuo
respiro". Sorvoliamo...
[Una
voce stridula e sgraziata interrompe il conduttore. Pare che canti la
celebre canzone latina "Malaguenia Salerosa". Una porta si
chiude. ]
Trovo
oltremodo volgare cantare sotto la doccia. Tu che ne dici, Pink? A
proposito, ti trovo silenziosa.
P:
sì, la tua...coinquilina è piuttosto folkloristica.
Comunque, sono un po' agitata. Non hai ancora rivelato agli
ascoltatori il titolo di questa puntata.
No,
infatti. Si chiama "Miami vices".
P:
e per l'appunto vi narrerò la mia storia.
Ti
lascio il posto, Pink. Stupiscici.
[Le
note cristalline di un pianoforte ricamano una scomposta e sincopata
melodia jazz. La voce di Pink si leva, grave e roca, come quella di
Billie Holiday. Il suo racconto è un blues straziante. ]
Quell'afoso pomeriggio di giugno mi stavo guardando stupito allo
specchio. Immaginatevi un ragazzino di tredici anni, figlio di
profughi cubani. La carnagione ambrata, i grandi occhi neri.
Un'infanzia trascorsa a giocare in un paesino di provincia in
prossimità delle paludi. La mia casa...una palafitta che stava
lentamente marcendo, rischiando sempre più di cadere
nell'abbraccio dell'acqua stagnante e putrescente. Quel ragazzino si
stava guardando allo specchio, mentre con mano goffa e inesperta si
cospargeva il viso di trucco.
Donne non si nasce, si diventa? No, donne si nasce ma a volte non ci
accorgiamo di esserlo. Beh, quel giorno, quasi inorridito di fronte
allo scempio che avevo fatto del mio volto, mi risciacquai
velocemente e corsi in camera. Terrorizzato al pensiero di come mio
padre avrebbe potuto reagire, gli chiesi mentalmente scusa. Però..non
era colpa mia se il modello di maschio che mi aveva proposto aveva
miseramente perso il confronto rispetto alla gloriosa femminilità
di mia madre. Meglio la birra e il football oppure la sottile vanità
che può nascere anche frugando in un negozietto di
bigiotteria? Meglio esaltarsi per una mazza da baseball o per una
lacrimevole telenovela che mi strappava il cuore? E poi...fremevo
letteralmente guardando i corpi ancora acerbi ma promettenti dei miei
compagni di classe. La decisione era stata dunque presa. Da grande
non volevo fare l'astronauta o il pompiere. No, sarei diventato una
femme fatale.
Bisogna che vi racconti la mia adolescenza? A parte qualche torbida
storiella d'amore consumata in gran segreto, con ragazzi che come me
faticavano ad ammettere le loro tendenze, non ho nulla da
raccontarvi. Forse degli sguardi troppo insistenti di un certo
professore...Ordinaria amministrazione. No, passiamo oltre, a quando
la mia vita iniziò sul serio, a quando uscii alla luce del
sole, il sole di Miami, abbandonando i tristi acquitrini dei miei
primi anni di vita.
Terminai le superiori in maniera piuttosto miserevole. Perché
studiare quando la scuola pullula di giocatori di football dalle
magliette rigonfie di muscoli? A ogni modo, partii alla ventura, col
cuore leggero e traboccante di speranza. Non fu difficile trovare
lavoro nei locali gay della città. Allora mi facevo chiamare
Chili Tiger. Poi, quando Christophine, una delle mie colleghe, cucì
per me una straordinaria tuta in lattice rosa e tigrata, assunsi il
nome di Pink Tiger e la mia fama divenne leggenda.
Fui così assunta al Coconut, uno dei locali più in voga
della città e per alcuni anni brillai come la stella più
fulgida della notte di Miami. Per alcuni anni, purtroppo, poiché
ben presto scoprii la vera notte, quell'angolo del cielo in cui non
splende alcuna luce per confortarti. Mi trovavo sul retro del locale
a fumare una sigaretta fra una lap-dance e l'altra. Un uomo, vestito
come un pappone, mi si avvicinò con la sua andatura goffa.
Detesto gli uomini che camminano a gambe divaricate.
-Ciao bella, non ti gira la testa su quei tacchi?-
-Capiti male, teso...-ma i suoi occhi si spalancarono come voragini
di tenebra e non mi ricordai più nulla.
Quando mi risvegliai, ero sdraiata su un letto enorme. Sembrava la
camera di un albergo molto lussuoso. Ero stanca, avevo la vista
annebbiata e il sangue mi pulsava nelle orecchie insieme a un
fastidioso ronzio e a un rumore disgustoso, come di risucchio. Due
uomini, chini su di me, mi avevano morso le braccia e stavano
succhiando il mio sangue. Provai un terrore inesprimibile. E' un
incubo, mi dissi, ma le sensazioni che provavo, a metà strada
fra il dolore e il piacere, purtroppo erano reali. E quel che è
peggio, una telecamera stava riprendendo il tutto.
-Stop, buona la prima!-esclamò l'uomo che avevo incontrato
prima, da dietro la macchina da presa.
Gli uomini sopra di me si bloccarono. Mi leccarono le ferite, le
quali si rimarginarono all'istante sotto i miei occhi esterrefatti.
Ero troppo spossata anche solo per alzarmi a sedere.
-Dormi, tesoro. Il capo vuole parlare con te più tardi. Ora,
però, hai bisogno di riposarti. Dormi...dormi...-le parole di
quell'uomo erano ordini per me e caddi in un sonno profondo.
Ancora un risveglio. Mi trovavo in un ampio ufficio. Una parete era
occupata da un'enorme vetrata che dava sullo scintillante centro di
Miami. La poltrona posta dietro la scrivania di mogano roteò
su se stessa, come la casella di una slot-machine, mostrandomi un
uomo grasso e dai biondi capelli lucidi di brillantina.
-Tra poco potrai mangiare qualcosa, per riprenderti. -mi disse. -Il
mio nome è Gerald e sarò franco con te da subito. -si
accese un sigaro cubano e se lo infilò tra le labbra,
contratte in un ghigno che mi faceva rabbrividire. -Sono un vampiro,
mia cara, e anche i miei uomini lo sono. Ora, ti offro due
possibilità. Puoi lavorare per me, adescando uomini che fanno
al caso mio. In pratica, dovrai assumere il ruolo di una
talent-scout. -
-Per farne cosa?-gli domandai, la testa ciondolante dalla stanchezza.
-Per noi vampiri il sesso non significa nulla. Il sangue è
tutto. Capisci? Anche i vampiri hanno certe esigenze come gli esseri
umani e io ci guadagno sopra un bel gruzzolo. Vi hai partecipato
anche tu, poco fa. La mia attività consiste nel girare e
distribuire film erotici per vampiri. -
-Vampiri...che idiozia...-Gerald schizzò veloce come un
proiettile, troppo veloce per essere un semplice uomo, e mi ritrovai
il suo muso intriso di dopobarba a un centimetro dal mio naso. -Non
ci posso credere...
-Vuoi sentire la seconda possibilità? A essere sincero, penso
che tu abbia già preso una decisione, no?-
-Sì...-mi arresi ai suoi occhi penetranti, sopraffatta com'ero
dalla paura.
-Molto bene. -disse, sbuffando fumo come una locomotiva. -Ma io sono
una persona generosa. Guarda. -mi accarezzo una mano e il mio orrore
crebbe a dismisura. -Eccoti un assaggio del mio potere. -la forma
della mia mano prese a mutare, le dita si fecero più
affusolate, le unghie si allungarono...-Posso fare di te una donna
vera, se mi servirai fedelmente. -le dita della mia mano si fusero,
formando una specie di pinna. -Oppure posso fare di te un mostro.
-chiusi gli occhi e quando li riaprii la mia mano era tornata alla
normalità. -Ottimo, ci siamo accordati. -premette un tasto
dell'interfono. -Gary, vieni a prendere la pollastrella e falla
mangiare. -
Iniziò così la mia nuova, vergognosa vita. Ero
diventata la complice di un criminale. I clienti del Coconut
impazzivano per il modo in cui dimenavo la mia coda, si struggevano
per potere affondare le dita nella mia parrucca afro. Per questo, mi
bastava sbattere le ciglia come Bambi per condurli all'esterno, dove
Gary, l'uomo che mi aveva rapita, li ipnotizzava e li caricava sul
furgoncino. Notte dopo notte, preda dopo preda, mi vergognai di
abituarmi a quell'orribile commercio di carne umana.
Ero ben conscia della fine che attendeva quei poveri uomini. Spesso,
Gerald voleva che le ragazze e i ragazzi che lavoravano per lui si
sdraiassero sul tappeto del suo salottino, affinché gli
tenessimo compagnia mentre si godeva uno dei suoi film. Le vittime
morivano fra urla disperate, la telecamera zoomava sui loro occhi che
si spegnevano una volta abbandonata l'ultima speranza di
sopravvivere. Non mi ricordo con esattezza quante volte assistetti a
quell'orrendo spettacolo, ma ricordo un film diverso dagli altri, in
cui la vittima non era un essere umano, ma un vampiro. Si muoveva a
una velocità altissima, proprio come aveva fatto Gerald in mia
presenza, tentando di fuggire da una stanza sigillata, mentre quattro
suoi simili lo chiudevano in un angolo. Poi, si avventarono su di lui
e lo prosciugarono di ogni goccia di sangue.
-Diablerie...-sospirò Gerald. -Questo video vale una fortuna.
-valse la mia fortuna, a ogni modo.
Una notte al Coconut, durante un pausa, andai al bancone per farmi un
goccetto e vi trovai appoggiato un gran bel giovanotto. Era alto e
con i capelli tagliati cortissimi. Portava una semplice canottiera e
un'ombra di barba gli velava le guance. Ah, il fascino del
proletario...
-Come mai così mogio?-gli domandai, notando che non pareva
divertirsi molto.
-Non è una buona serata, questa. -ma non poté
aggiungere altro, poiché fu interrotto da due suoi amici che
emersero perplessi dalla pista da ballo.
-Un dannato frocio ha provato a toccarmi il culo, Ralph. -esclamò
quello con l'aria da intellettuale, risistemandosi gli occhiali sul
naso.
-Voleva solo studiare con te. -lo canzonò l'altro, una specie
di yuppie in completo gessato. -Comunque, non siamo riusciti a
ricavare nessuna informazione utile, andiamocene. -
-Addio, bellezza. -mi salutò Ralph e il mio cuore si spezzò
dalla gioia.
Dovete sapere che erano passati più o meno sei mesi da quando
avevo conosciuto, mio malgrado, Gerald. Forse, l'incontro con
quell'uomo che si chiamava Ralph risvegliò qualcosa che si era
come atrofizzato dentro di me da quella notte sfortunata. Il
desiderio di diventare donna. Così, mi diressi al palazzo di
Gerald e chiesi di essere ammessa nel suo ufficio.
-Cosa ti porta qui, mio angelo della morte?-cinguettò Gerald,
con il suo solito sigaro in bocca.
-Gerald, ti ricordi del nostro patto?-
-Patto? Stai forse parlando della mia gentile concessione?-mi parve
irritato.
-Mi hai promesso di trasformarmi in una vera donna. -
-Ti sei stufata di essere il misero mostriciattolo che sei?-le sue
parole mi ferirono.
-Ti prego, fallo adesso. -forse, colorai le mie parole con una punta
di rabbia, che purtroppo non passò inosservata alle attente
orecchie di Gerald.
-Sai, mia cara...-spense il mozzicone di sigaro nel suo posacenere
d'argento. -Nessuno si è mai dimostrato tanto audace da osare
rinfrescare la mia memoria, prima di te. Ma non solo. Nessuno ha mai
avuto tanto fegato da darmi un ordine. -i suoi occhi si accesero come
tizzoni smossi. -Farò finta di non avere sentito. -
-Gerald!-esclamai. -Sono stufa di questa situazione!-
-Sciocca...-mormorò dopo una decina di secondi di silenzio
attonito. -Non riceverai una seconda occasione. -premette il solito
tasto dell'interfono. -Gary, vieni qui e porta via questa sgualdrina.
Divertitevie, tu e gli altri. -i suoi occhi furenti, resi ancora più
spaventosi dall'espressione assolutamente impassibile del suo viso,
mi trafissero. -Sei licenziata. -
Gary entrò subito dopo e i miei tentativi di divincolarmi
dalla sua presa di rivelarono inutili. Le sue braccia erano come
grossi cavi d'acciaio. Mi portò in strada e mi sbatte nel suo
squallido furgocino, per poi salire al posto di guida e condurmi
chissà dove. Presto detto, in un magazzino situato in
periferia, un edificio che puzzava di umido e di muffa. Aprì
un cigolante portone di ferro che dava sulla strada e mi gettò
all'interno, come un sacco dell'immondizia. Tre uomini seduti intorno
a un tavolo posarono le carte con cui stavano giocando e rivolsero la
loro attenzione a me.
-E' ora di cena!-annunciò Gary.
Come belve affamate, si avventarono su di me. Tuttavia, non mi
morsero la carne. No, mi presero a pugni e calci, ripetutamente,
senza pietà. Vomitai più volte e più volte mi
premettero il viso contro il mio stesso vomito. Mi strapparono la
parrucca e la gettarono in un angolo. Mi lacerarono il costume e
mezzo nudo mi fecero rotolare per terra, spingendomi coi piedi, come
una carcassa.
-Non mi piace il sangue di checca, facciamolo fuori e basta. -esclamò
uno di loro, prima di assestarmi un altro pugno in pieno volto,
spaccandomi il labbro.
Forse, il dio delle drag-queen, se mai ne esiste uno, ascoltò
le mie preghiere. La porta si aprì violentemente e tre uomini
irruppero all'interno. In seguito, un frastuono assordante riempì
la stanza e una tempesta di proiettili falciò Gary e i suoi
compagni, prima ancora che potessero tentare di difendersi. I loro
corpi caddero a terra e si sgretolarono come castelli di sabbia.
-Pfui, armi da fuoco...-sentenziò quel tizio vestito
in maniera impeccabile che avevo incontrato proprio quella sera al
Coconut -Un Toreador non può proprio capire la poesia della
spada... -
-Zitto, le armi che vi ho dato in dotazione si sono rivelate più
che utili. -disse Ralph, proprio quel Ralph, ispezionando la stanza.
-Uffa, avrei tanto voluto prendere un campione del loro sangue. -si
lamentò il saputello del gruppo.
-Tu, piuttosto,-disse Ralph, chinandosi su di me. -Stai bene?-
-Abbiamo fatto bene a pedinarla. -affermò lo yuppie. -Ora che
abbiamo sistemato i suoi uomini, torniamo da Gerald e facciamola
finita con questa storia. -mi aiutarono ad alzarmi e mi fecero salire
sulla loro macchina, un'enorme Bentley nera come la notte, di
proprietà dell'affarista del trio.
-Siete vampiri anche voi, vero?-domandai. -L'ho capito subito. -
-Cosa sai della nostra specie?-mi chiese Ralph, dal posto di guida.
-Gerald mi ha raccontato molte cose, a cui non riuscivo a credere, ma
evidentemente non ha mai mentito. -
-Che sprovveduto...-lo yuppie digrignò i denti. -Beh, come
avrai già capito il nostro compito risiede nel sistemarlo e
nel porre fine ai suoi loschi traffici. -
-Miami è sotto la, chiamiamola così, giurisdizione del
Sabbat. -spiegò il secchione. -Sai cos'è il Sabbat?-
-Più o meno. -
-Finché si limitava a rapire e uccidere vittime umane ha
potuto agire indisturbato. Poi, però, ha superato il limite,
rapendo uno di noi, un nostro compagno di San Francisco che si
trovava in questa città a svolgere una missione molto
delicata. -
-Ha agito in maniera davvero sconsiderata, obbligando il nostro
Principe a inviarci per cercare questo nostro compagno, nel caso
fosse ancora vivo. -disse Ralph. -Cosa di cui dubito fortemente...-
Eravamo comunque arrivati al grattacielo in cui si trovava il
quartier generale di Gerald. Ormai, non aveva molto senso entrare di
soppiatto e infatti trovammo la porta del suo appartamento aperta. Ci
attendeva. Avevo insistito per salire con loro, ma mi ordinarono di
stare indietro, ben riparato, perché non potevano permettersi
di difendermi.
-Ti sei portato degli amichetti, Pink?-la voce beffarda di Gerald.
-Per farti perdonare?- si alzò dalla sua poltrona di
pelle...umana, notai solo in quel momento. -Ma cosa vedo...tre
immortali. Mi sa proprio che ti perdonerò, Pink. -si accese
l'ennesimo sigaro.
-Arrenditi e potrai godere di un piacevole soggiorno presso la nostra
prigione Tremere. -gli disse Ralph, con fermezza.
-E fungere da cavia per i loro viscidi esperimenti? Giammai! Sono
decenni che conduco indisturbato i miei affari e non intendo andare
in pensione proprio adesso. Dio benedica il cinematografo e i soldi
che mi ha fatto guadagnare. -
-Hai compiuto un terribile errore a rapire un nostro compagno. Si
chiamava Greg e sfortunatamente per te era uno dei favoriti del
Principe. -
-Ah davvero...beh, era anche uno dei miei favoriti. -
Ralph estrasse una piccola mitraglietta da...dove diavolo l'aveva
tenuta nascosta fino a quel momento?! I suoi compagni lo imitarono,
pronti ad aprire il fuoco a un suo cenno. Nel frattempo, Gerald non
aveva minimamente perso la calma.
-Dovrò proprio stancarmi, questa sera. -spense il sigaro.
-Attendete solo qualche istante. Devo prima scaldarmi...-
Allora, la sua forma iniziò a mutare. Le gambe mi tremavano
dalla paura, mentre fissavo il suo corpo gonfiarsi e assumere una
tinta verdastra. I bottoni della sua camicia saltarono uno a uno, i
suoi capelli si raggrinzirono come alghe, i suoi occhi divennero neri
come la pece...
-Ok, ragazzi...-sbuffò Ralph. -Facciamola finita in fretta. -
Gerald si lanciò verso di loro, ma prima che potesse
raggiungerli, Ralph aprì il fuoco contro di lui, mirando
direttamente alla testa. Lo yuppie estrasse una spada, una katana
direi, da...lasciamo perdere, ero troppo spaventato per
notarlo...Gettato da parte l'uzi, fendette più e più
volte la carne di quel mostro, con mosse fulminee.
E intanto il tizio con l'aria da secchione...stava pregando! O
almeno, era questa l'impressione che dava, mentre mormorava parole
inintelligibili tra di sé. Dopo pochi istanti, però, la
temperatura della stanza iniziò a salire in maniera
preoccupante. Piccole fiammelle presero vita sul tappeto
di...capelli?! E infine ebbe luogo un'enorme conflagrazione. Un vero
e proprio inferno di fiamme esplose intorno a Gerald, circondandolo e
divorandolo, soffocando le sue grida di dolore e riducendolo a un
mucchietto di cenere.
-Bah...non c'è paragone con un Tremere. -sentenziò
quella specie di prestigiatore.
-Se non l'avessimo trattenuto mentre tu preparavi il tuo sortilegio,
saresti stato ridotto a una poltiglia informe, David Copperfield. -il
tono dello yuppie era davvero caustico.
-Beh, missione compiuta. -sospirò Ralph. -Ora, lasciatemi
chiamare il Principe. -tirò fuori il cellulare dalla tasca dei
jeans attillati e si appartò in un angolo.
-Non ci siamo ancora presentati. -si lamentò lo yuppie. -Che
mancanza di buona creanza. Ai miei tempi sarei stato espulso da
corte. -
-L'hai dovuta lasciare comunque. -lo stuzzicò l'altro.
-Piacere, comunque, il mio nome è David. -
-Dannati giacobini...Sono onorato di fare la tua conoscenza,
comunque. Mi chiamo Jean-Jacques de la Brouillard, conte di Brume,
comandante delle guardie di sua maestà...-
-Il quale è stato disgraziatamente decapitato. -Ralph aveva
terminato la conversazione con il Principe. -Molto bene, il Principe
si complimenta con noi e mi ha spiegato come procedere con lui. -si
riferiva a me. -Puoi scegliere fra due alternative. Jean-Jacques può
manipolare i tuoi ricordi e cancellare Gerald dalla tua memoria,
oltre naturalmente a ogni avvenimento a lui collegato. Oppure, puoi
diventare uno di noi. Io...-era imbarazzato. -posso creare un infante
e devo dire che tu fai al caso mio. -
Mettetevi nei miei panni, amici ascoltatori. Potevo rifiutare una
tale proposta, proprio se era Ralph a farmela? Voi tutti conoscete
Ralph e sapete che ormai siamo diventati inseparabili. So riconoscere
benissimo i colpi di fulmine e quando incrociai i suoi occhi per la
prima volta, ci mancò poco che non rimanessi folgorata.
-Sì, lo voglio. -risposi e la mia storia termina qui.
Oh
Pink, che storia movimentata...
P:
è una vergogna che una brava ragazza come me abbia dovuto
sopportare tutto questo. Ora, però, rilassiamoci un attimo con
"Scoperchia la bara". Leggi tu gli indizi, per favore. Sono
ancora così emozionata, dopo questo racconto.
Ok.
Ai blocchi di partenza, ascoltatori!
Il
primo rumore che sente al risveglio è quello di ossa infrante.
Ha
un account su MySpace e il suo nickname è "Il Corvo".
Col
costume da satiro è uno schianto.
Via
alle telefonate!
[Je
t'aime encore-Céline Dion.]
Ah,
l'amore non muore davvero mai...ma vediamo chi ci sta chiamando. Ecco
Rodrigo da Santa Monica.
Ciao Ash! Secondo me, il personaggio misterioso è quel
fighetto di Samael Blackwood.
Mi
dispiace...ascoltatore occasionale.
Ma come?! Eppure l'anno scorso l'ho visto alla festa di carnevale del
Fairy Queen e gli ho pure scattato una foto...
Un
motivo in più per citarti in giudizio...comunque, hai
sbagliato. Vediamo un po'...Jessica da Sacramento.
Che bello parlare con te Ashlar...Senti, non sarà mica Midas
Hamilton il personaggio misterioso. Un mio amico è stato al
Fairy Queen l'altra sera ed era proprio dietro di lui, sulla pista da
ballo, quando hanno fatto il trenino.
Hai
degli ottimi informatori Jessica, perché hai indovinato! Il
premio di oggi è una copia fedele del costume di Pink.
Fantastico! La userò per Halloween. Ciao ciao!
P:
e anche questa è fatta...è giunto il momento, Ash.
Già.
Preparatevi, amici. Ora comporrò il numero di telefono di un
caro amico della signorina la Rochefoucauld, e gli chiederò
gentilmente di passarmela.
Tu-tu. Click. Pronto...
Ehm,
parlo con Frederick?
Non ci credo, il giovane Toreador...Spero che tu abbia un buon motivo
per chiamarmi.
Sinceramente,
non ho idea di come il tuo numero sia finito nella mia rubrica.
Davvero?
A
ogni modo, perdona la mia irruenza, ma vorrei parlare con la
signorina...
La Rochefoucauld, vero? Il tuo programma è una bomba. Chissà
che non esploda prima o poi...O forse sarà il tuo studio di
registrazione a saltare in aria...Comunque, eccola qui. Te la passo.
Questa conversazione è così assurda che mi sto
decisamente divertendo.
La R.: pronto?
Oh,
è proprio lei, cari amici. Sono onorato di potere parlare con
te, signorina la Roch...
La R.: signorina e basta, prego. Allora, dovevi dirmi qualcosa?
Bene,
arriviamo subito al sodo. In breve, saresti disposta a recarti in
trasmissione per esporci il tuo punto di vista sulle tue
vicissitudini sentimentali.
Sei morto. Clack.
P:
missione fallita?
Sembrerebbe
di sì, Pink. Che ne dici di chiamarla Miss Simpatia?
P:
forse è il caso di chiudere la trasmissione, comincia a fare
giorno.
Già
già. Bene, amici ascoltatori...
[Si
ode un insistente suono di sitar. ]
Oh,
il cellulare. Un nuovo numero..chi sarà mai?Pronto?
La R. : a pensarci bene, potrei anche accettare la tua proposta,
sempre detto che sarete ancora tutti vivi al momento della messa in
onda...Clack.
Fantastico!
Avete sentito tutti?! Non esiste un solo fratello che non farebbe a
calci e pugni per essere ammesso nel salotto di Giù la
Masquerade! Bene, memorizziamo il suo numero, per ogni
evenienza...Oh, mi ha mandato un sms. Vuole che metta su una canzone.
Beh, utilizziamola come sigla di chiusura.
P:
che sia un messaggio subliminale?
Neanche
troppo, a essere sinceri. Comunque, ringrazio tutti voi per l'affetto
che non mancate mai di dimostrarci. Ancora una volta, non so su cosa
verterà la prossima puntata. La mia situazione, ultimamente, è
così precaria che non sono neppure sicuro se ci sarà
una prossima puntata...A ogni modo, restate sintonizzati. Radio
Carmilla regna sovrana nell'etere e continuerà a diffondere la
propria voce libera sino alla Gehenna e oltre. A presto!
P:
alla prossima, pipistrellini!
[Sigla
di chiusura: "Sorry" di Madonna. La parola sorry viene ripetuta
all'infinito, spegnendosi lentamente tra le spire della notte. ]
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