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Giù la Masquerade! VI: Miami vices
Monday 10 March 2008
 
Scritto da Samael,

 

[Sigla di apertura: "Hanging on the telephone" dei Blondie.]


Amici ascoltatori, imperterrita e gloriosa, Radio Carmilla continua a difendere quest'angolo libero di etere dalla morsa stritolante della censura. Portatemi la testa di Ashlar, grida il Principe dal suo trono! E continuerà ad agitarsi invano ancora a lungo. A ogni modo, la sigla di questa sera non vi ha fatto saltare la mosca al naso? Ebbene, il momento clou di questa puntata sarà dedicato a una telefonata. Indovinate un po', chiederò personalmente alla signorina La Rochefoucauld se è disposta a presentarsi in trasmissione per illustrarci la sua storia. Forse questo non è il periodo più adatto per tale invito, ma dopotutto pendiamo tutti dalle sue labbra, e che labbra....

 

Ma dedichiamoci ora alla rubrica "Sussurri della tomba" e diamo una breve scorsa alle e-mail e agli sms che ci sono arrivati. Ecco il primo sms...penso di conoscere l'autore. Comincia così, senza preamboli. "Ti diffido dal perseverare a utilizzare quell'imbarazzante nomignolo ogni qual volta tu ti trovi obbligato a riferirti alla mirabile persona della dama, di cui non è necessario specificare l'identità. Per cui, è di vitale importanza per la tua salute modificare..."bla bla bla. Molto bene, in questo momento indico un sondaggio per rimpiazzare il nome in codice della signorina La Rochefoucauld. Attendo ansioso le vostre opinioni in merito. E ora, una mail. "Caro Ash, lavoro a stretto contatto con il Principe. Sono una delle sue cameriere personali, infatti. Con sorpresa ho notato che ultimamente Sua Altezza non si diverte più a tormentare me e le altre ragazze. L'altra notte, inoltre, sbirciando nella sua stanza, ho visto che aveva estratto una fotografia dal cassetto della sua scrivania. Per lunghi minuti l'ha guardata sospirando. Che sia innamorata?"Magari lo fosse! Potrei programmare un trittico di puntate su un argomento del genere. Un altro sms. "Il loto del mio cuore si schiude alla carezza del tuo respiro". Sorvoliamo...


[Una voce stridula e sgraziata interrompe il conduttore. Pare che canti la celebre canzone latina "Malaguenia Salerosa". Una porta si chiude. ]


Trovo oltremodo volgare cantare sotto la doccia. Tu che ne dici, Pink? A proposito, ti trovo silenziosa.


P: sì, la tua...coinquilina è piuttosto folkloristica. Comunque, sono un po' agitata. Non hai ancora rivelato agli ascoltatori il titolo di questa puntata.


No, infatti. Si chiama "Miami vices".


P: e per l'appunto vi narrerò la mia storia.


Ti lascio il posto, Pink. Stupiscici.


[Le note cristalline di un pianoforte ricamano una scomposta e sincopata melodia jazz. La voce di Pink si leva, grave e roca, come quella di Billie Holiday. Il suo racconto è un blues straziante. ]


Quell'afoso pomeriggio di giugno mi stavo guardando stupito allo specchio. Immaginatevi un ragazzino di tredici anni, figlio di profughi cubani. La carnagione ambrata, i grandi occhi neri. Un'infanzia trascorsa a giocare in un paesino di provincia in prossimità delle paludi. La mia casa...una palafitta che stava lentamente marcendo, rischiando sempre più di cadere nell'abbraccio dell'acqua stagnante e putrescente. Quel ragazzino si stava guardando allo specchio, mentre con mano goffa e inesperta si cospargeva il viso di trucco.

Donne non si nasce, si diventa? No, donne si nasce ma a volte non ci accorgiamo di esserlo. Beh, quel giorno, quasi inorridito di fronte allo scempio che avevo fatto del mio volto, mi risciacquai velocemente e corsi in camera. Terrorizzato al pensiero di come mio padre avrebbe potuto reagire, gli chiesi mentalmente scusa. Però..non era colpa mia se il modello di maschio che mi aveva proposto aveva miseramente perso il confronto rispetto alla gloriosa femminilità di mia madre. Meglio la birra e il football oppure la sottile vanità che può nascere anche frugando in un negozietto di bigiotteria? Meglio esaltarsi per una mazza da baseball o per una lacrimevole telenovela che mi strappava il cuore? E poi...fremevo letteralmente guardando i corpi ancora acerbi ma promettenti dei miei compagni di classe. La decisione era stata dunque presa. Da grande non volevo fare l'astronauta o il pompiere. No, sarei diventato una femme fatale.

Bisogna che vi racconti la mia adolescenza? A parte qualche torbida storiella d'amore consumata in gran segreto, con ragazzi che come me faticavano ad ammettere le loro tendenze, non ho nulla da raccontarvi. Forse degli sguardi troppo insistenti di un certo professore...Ordinaria amministrazione. No, passiamo oltre, a quando la mia vita iniziò sul serio, a quando uscii alla luce del sole, il sole di Miami, abbandonando i tristi acquitrini dei miei primi anni di vita.

Terminai le superiori in maniera piuttosto miserevole. Perché studiare quando la scuola pullula di giocatori di football dalle magliette rigonfie di muscoli? A ogni modo, partii alla ventura, col cuore leggero e traboccante di speranza. Non fu difficile trovare lavoro nei locali gay della città. Allora mi facevo chiamare Chili Tiger. Poi, quando Christophine, una delle mie colleghe, cucì per me una straordinaria tuta in lattice rosa e tigrata, assunsi il nome di Pink Tiger e la mia fama divenne leggenda.

Fui così assunta al Coconut, uno dei locali più in voga della città e per alcuni anni brillai come la stella più fulgida della notte di Miami. Per alcuni anni, purtroppo, poiché ben presto scoprii la vera notte, quell'angolo del cielo in cui non splende alcuna luce per confortarti. Mi trovavo sul retro del locale a fumare una sigaretta fra una lap-dance e l'altra. Un uomo, vestito come un pappone, mi si avvicinò con la sua andatura goffa. Detesto gli uomini che camminano a gambe divaricate.

-Ciao bella, non ti gira la testa su quei tacchi?-

-Capiti male, teso...-ma i suoi occhi si spalancarono come voragini di tenebra e non mi ricordai più nulla.

Quando mi risvegliai, ero sdraiata su un letto enorme. Sembrava la camera di un albergo molto lussuoso. Ero stanca, avevo la vista annebbiata e il sangue mi pulsava nelle orecchie insieme a un fastidioso ronzio e a un rumore disgustoso, come di risucchio. Due uomini, chini su di me, mi avevano morso le braccia e stavano succhiando il mio sangue. Provai un terrore inesprimibile. E' un incubo, mi dissi, ma le sensazioni che provavo, a metà strada fra il dolore e il piacere, purtroppo erano reali. E quel che è peggio, una telecamera stava riprendendo il tutto.

-Stop, buona la prima!-esclamò l'uomo che avevo incontrato prima, da dietro la macchina da presa.

Gli uomini sopra di me si bloccarono. Mi leccarono le ferite, le quali si rimarginarono all'istante sotto i miei occhi esterrefatti. Ero troppo spossata anche solo per alzarmi a sedere.

-Dormi, tesoro. Il capo vuole parlare con te più tardi. Ora, però, hai bisogno di riposarti. Dormi...dormi...-le parole di quell'uomo erano ordini per me e caddi in un sonno profondo.

Ancora un risveglio. Mi trovavo in un ampio ufficio. Una parete era occupata da un'enorme vetrata che dava sullo scintillante centro di Miami. La poltrona posta dietro la scrivania di mogano roteò su se stessa, come la casella di una slot-machine, mostrandomi un uomo grasso e dai biondi capelli lucidi di brillantina.

-Tra poco potrai mangiare qualcosa, per riprenderti. -mi disse. -Il mio nome è Gerald e sarò franco con te da subito. -si accese un sigaro cubano e se lo infilò tra le labbra, contratte in un ghigno che mi faceva rabbrividire. -Sono un vampiro, mia cara, e anche i miei uomini lo sono. Ora, ti offro due possibilità. Puoi lavorare per me, adescando uomini che fanno al caso mio. In pratica, dovrai assumere il ruolo di una talent-scout. -

-Per farne cosa?-gli domandai, la testa ciondolante dalla stanchezza.

-Per noi vampiri il sesso non significa nulla. Il sangue è tutto. Capisci? Anche i vampiri hanno certe esigenze come gli esseri umani e io ci guadagno sopra un bel gruzzolo. Vi hai partecipato anche tu, poco fa. La mia attività consiste nel girare e distribuire film erotici per vampiri. -

-Vampiri...che idiozia...-Gerald schizzò veloce come un proiettile, troppo veloce per essere un semplice uomo, e mi ritrovai il suo muso intriso di dopobarba a un centimetro dal mio naso. -Non ci posso credere...

-Vuoi sentire la seconda possibilità? A essere sincero, penso che tu abbia già preso una decisione, no?-

-Sì...-mi arresi ai suoi occhi penetranti, sopraffatta com'ero dalla paura.

-Molto bene. -disse, sbuffando fumo come una locomotiva. -Ma io sono una persona generosa. Guarda. -mi accarezzo una mano e il mio orrore crebbe a dismisura. -Eccoti un assaggio del mio potere. -la forma della mia mano prese a mutare, le dita si fecero più affusolate, le unghie si allungarono...-Posso fare di te una donna vera, se mi servirai fedelmente. -le dita della mia mano si fusero, formando una specie di pinna. -Oppure posso fare di te un mostro. -chiusi gli occhi e quando li riaprii la mia mano era tornata alla normalità. -Ottimo, ci siamo accordati. -premette un tasto dell'interfono. -Gary, vieni a prendere la pollastrella e falla mangiare. -

Iniziò così la mia nuova, vergognosa vita. Ero diventata la complice di un criminale. I clienti del Coconut impazzivano per il modo in cui dimenavo la mia coda, si struggevano per potere affondare le dita nella mia parrucca afro. Per questo, mi bastava sbattere le ciglia come Bambi per condurli all'esterno, dove Gary, l'uomo che mi aveva rapita, li ipnotizzava e li caricava sul furgoncino. Notte dopo notte, preda dopo preda, mi vergognai di abituarmi a quell'orribile commercio di carne umana.

Ero ben conscia della fine che attendeva quei poveri uomini. Spesso, Gerald voleva che le ragazze e i ragazzi che lavoravano per lui si sdraiassero sul tappeto del suo salottino, affinché gli tenessimo compagnia mentre si godeva uno dei suoi film. Le vittime morivano fra urla disperate, la telecamera zoomava sui loro occhi che si spegnevano una volta abbandonata l'ultima speranza di sopravvivere. Non mi ricordo con esattezza quante volte assistetti a quell'orrendo spettacolo, ma ricordo un film diverso dagli altri, in cui la vittima non era un essere umano, ma un vampiro. Si muoveva a una velocità altissima, proprio come aveva fatto Gerald in mia presenza, tentando di fuggire da una stanza sigillata, mentre quattro suoi simili lo chiudevano in un angolo. Poi, si avventarono su di lui e lo prosciugarono di ogni goccia di sangue.

-Diablerie...-sospirò Gerald. -Questo video vale una fortuna. -valse la mia fortuna, a ogni modo.

Una notte al Coconut, durante un pausa, andai al bancone per farmi un goccetto e vi trovai appoggiato un gran bel giovanotto. Era alto e con i capelli tagliati cortissimi. Portava una semplice canottiera e un'ombra di barba gli velava le guance. Ah, il fascino del proletario...

-Come mai così mogio?-gli domandai, notando che non pareva divertirsi molto.

-Non è una buona serata, questa. -ma non poté aggiungere altro, poiché fu interrotto da due suoi amici che emersero perplessi dalla pista da ballo.

-Un dannato frocio ha provato a toccarmi il culo, Ralph. -esclamò quello con l'aria da intellettuale, risistemandosi gli occhiali sul naso.

-Voleva solo studiare con te. -lo canzonò l'altro, una specie di yuppie in completo gessato. -Comunque, non siamo riusciti a ricavare nessuna informazione utile, andiamocene. -

-Addio, bellezza. -mi salutò Ralph e il mio cuore si spezzò dalla gioia.

Dovete sapere che erano passati più o meno sei mesi da quando avevo conosciuto, mio malgrado, Gerald. Forse, l'incontro con quell'uomo che si chiamava Ralph risvegliò qualcosa che si era come atrofizzato dentro di me da quella notte sfortunata. Il desiderio di diventare donna. Così, mi diressi al palazzo di Gerald e chiesi di essere ammessa nel suo ufficio.

-Cosa ti porta qui, mio angelo della morte?-cinguettò Gerald, con il suo solito sigaro in bocca.

-Gerald, ti ricordi del nostro patto?-

-Patto? Stai forse parlando della mia gentile concessione?-mi parve irritato.

-Mi hai promesso di trasformarmi in una vera donna. -

-Ti sei stufata di essere il misero mostriciattolo che sei?-le sue parole mi ferirono.

-Ti prego, fallo adesso. -forse, colorai le mie parole con una punta di rabbia, che purtroppo non passò inosservata alle attente orecchie di Gerald.

-Sai, mia cara...-spense il mozzicone di sigaro nel suo posacenere d'argento. -Nessuno si è mai dimostrato tanto audace da osare rinfrescare la mia memoria, prima di te. Ma non solo. Nessuno ha mai avuto tanto fegato da darmi un ordine. -i suoi occhi si accesero come tizzoni smossi. -Farò finta di non avere sentito. -

-Gerald!-esclamai. -Sono stufa di questa situazione!-

-Sciocca...-mormorò dopo una decina di secondi di silenzio attonito. -Non riceverai una seconda occasione. -premette il solito tasto dell'interfono. -Gary, vieni qui e porta via questa sgualdrina. Divertitevie, tu e gli altri. -i suoi occhi furenti, resi ancora più spaventosi dall'espressione assolutamente impassibile del suo viso, mi trafissero. -Sei licenziata. -

Gary entrò subito dopo e i miei tentativi di divincolarmi dalla sua presa di rivelarono inutili. Le sue braccia erano come grossi cavi d'acciaio. Mi portò in strada e mi sbatte nel suo squallido furgocino, per poi salire al posto di guida e condurmi chissà dove. Presto detto, in un magazzino situato in periferia, un edificio che puzzava di umido e di muffa. Aprì un cigolante portone di ferro che dava sulla strada e mi gettò all'interno, come un sacco dell'immondizia. Tre uomini seduti intorno a un tavolo posarono le carte con cui stavano giocando e rivolsero la loro attenzione a me.

-E' ora di cena!-annunciò Gary.

Come belve affamate, si avventarono su di me. Tuttavia, non mi morsero la carne. No, mi presero a pugni e calci, ripetutamente, senza pietà. Vomitai più volte e più volte mi premettero il viso contro il mio stesso vomito. Mi strapparono la parrucca e la gettarono in un angolo. Mi lacerarono il costume e mezzo nudo mi fecero rotolare per terra, spingendomi coi piedi, come una carcassa.

-Non mi piace il sangue di checca, facciamolo fuori e basta. -esclamò uno di loro, prima di assestarmi un altro pugno in pieno volto, spaccandomi il labbro.

Forse, il dio delle drag-queen, se mai ne esiste uno, ascoltò le mie preghiere. La porta si aprì violentemente e tre uomini irruppero all'interno. In seguito, un frastuono assordante riempì la stanza e una tempesta di proiettili falciò Gary e i suoi compagni, prima ancora che potessero tentare di difendersi. I loro corpi caddero a terra e si sgretolarono come castelli di sabbia.

-Pfui, armi da fuoco...-sentenziò quel tizio vestito in maniera impeccabile che avevo incontrato proprio quella sera al Coconut -Un Toreador non può proprio capire la poesia della spada... -

-Zitto, le armi che vi ho dato in dotazione si sono rivelate più che utili. -disse Ralph, proprio quel Ralph, ispezionando la stanza.

-Uffa, avrei tanto voluto prendere un campione del loro sangue. -si lamentò il saputello del gruppo.

-Tu, piuttosto,-disse Ralph, chinandosi su di me. -Stai bene?-

-Abbiamo fatto bene a pedinarla. -affermò lo yuppie. -Ora che abbiamo sistemato i suoi uomini, torniamo da Gerald e facciamola finita con questa storia. -mi aiutarono ad alzarmi e mi fecero salire sulla loro macchina, un'enorme Bentley nera come la notte, di proprietà dell'affarista del trio.

-Siete vampiri anche voi, vero?-domandai. -L'ho capito subito. -

-Cosa sai della nostra specie?-mi chiese Ralph, dal posto di guida.

-Gerald mi ha raccontato molte cose, a cui non riuscivo a credere, ma evidentemente non ha mai mentito. -

-Che sprovveduto...-lo yuppie digrignò i denti. -Beh, come avrai già capito il nostro compito risiede nel sistemarlo e nel porre fine ai suoi loschi traffici. -

-Miami è sotto la, chiamiamola così, giurisdizione del Sabbat. -spiegò il secchione. -Sai cos'è il Sabbat?-

-Più o meno. -

-Finché si limitava a rapire e uccidere vittime umane ha potuto agire indisturbato. Poi, però, ha superato il limite, rapendo uno di noi, un nostro compagno di San Francisco che si trovava in questa città a svolgere una missione molto delicata. -

-Ha agito in maniera davvero sconsiderata, obbligando il nostro Principe a inviarci per cercare questo nostro compagno, nel caso fosse ancora vivo. -disse Ralph. -Cosa di cui dubito fortemente...-

Eravamo comunque arrivati al grattacielo in cui si trovava il quartier generale di Gerald. Ormai, non aveva molto senso entrare di soppiatto e infatti trovammo la porta del suo appartamento aperta. Ci attendeva. Avevo insistito per salire con loro, ma mi ordinarono di stare indietro, ben riparato, perché non potevano permettersi di difendermi.

-Ti sei portato degli amichetti, Pink?-la voce beffarda di Gerald. -Per farti perdonare?- si alzò dalla sua poltrona di pelle...umana, notai solo in quel momento. -Ma cosa vedo...tre immortali. Mi sa proprio che ti perdonerò, Pink. -si accese l'ennesimo sigaro.

-Arrenditi e potrai godere di un piacevole soggiorno presso la nostra prigione Tremere. -gli disse Ralph, con fermezza.

-E fungere da cavia per i loro viscidi esperimenti? Giammai! Sono decenni che conduco indisturbato i miei affari e non intendo andare in pensione proprio adesso. Dio benedica il cinematografo e i soldi che mi ha fatto guadagnare. -

-Hai compiuto un terribile errore a rapire un nostro compagno. Si chiamava Greg e sfortunatamente per te era uno dei favoriti del Principe. -

-Ah davvero...beh, era anche uno dei miei favoriti. -

Ralph estrasse una piccola mitraglietta da...dove diavolo l'aveva tenuta nascosta fino a quel momento?! I suoi compagni lo imitarono, pronti ad aprire il fuoco a un suo cenno. Nel frattempo, Gerald non aveva minimamente perso la calma.

-Dovrò proprio stancarmi, questa sera. -spense il sigaro. -Attendete solo qualche istante. Devo prima scaldarmi...-

Allora, la sua forma iniziò a mutare. Le gambe mi tremavano dalla paura, mentre fissavo il suo corpo gonfiarsi e assumere una tinta verdastra. I bottoni della sua camicia saltarono uno a uno, i suoi capelli si raggrinzirono come alghe, i suoi occhi divennero neri come la pece...

-Ok, ragazzi...-sbuffò Ralph. -Facciamola finita in fretta. -

Gerald si lanciò verso di loro, ma prima che potesse raggiungerli, Ralph aprì il fuoco contro di lui, mirando direttamente alla testa. Lo yuppie estrasse una spada, una katana direi, da...lasciamo perdere, ero troppo spaventato per notarlo...Gettato da parte l'uzi, fendette più e più volte la carne di quel mostro, con mosse fulminee.

E intanto il tizio con l'aria da secchione...stava pregando! O almeno, era questa l'impressione che dava, mentre mormorava parole inintelligibili tra di sé. Dopo pochi istanti, però, la temperatura della stanza iniziò a salire in maniera preoccupante. Piccole fiammelle presero vita sul tappeto di...capelli?! E infine ebbe luogo un'enorme conflagrazione. Un vero e proprio inferno di fiamme esplose intorno a Gerald, circondandolo e divorandolo, soffocando le sue grida di dolore e riducendolo a un mucchietto di cenere.

-Bah...non c'è paragone con un Tremere. -sentenziò quella specie di prestigiatore.

-Se non l'avessimo trattenuto mentre tu preparavi il tuo sortilegio, saresti stato ridotto a una poltiglia informe, David Copperfield. -il tono dello yuppie era davvero caustico.

-Beh, missione compiuta. -sospirò Ralph. -Ora, lasciatemi chiamare il Principe. -tirò fuori il cellulare dalla tasca dei jeans attillati e si appartò in un angolo.

-Non ci siamo ancora presentati. -si lamentò lo yuppie. -Che mancanza di buona creanza. Ai miei tempi sarei stato espulso da corte. -

-L'hai dovuta lasciare comunque. -lo stuzzicò l'altro. -Piacere, comunque, il mio nome è David. -

-Dannati giacobini...Sono onorato di fare la tua conoscenza, comunque. Mi chiamo Jean-Jacques de la Brouillard, conte di Brume, comandante delle guardie di sua maestà...-

-Il quale è stato disgraziatamente decapitato. -Ralph aveva terminato la conversazione con il Principe. -Molto bene, il Principe si complimenta con noi e mi ha spiegato come procedere con lui. -si riferiva a me. -Puoi scegliere fra due alternative. Jean-Jacques può manipolare i tuoi ricordi e cancellare Gerald dalla tua memoria, oltre naturalmente a ogni avvenimento a lui collegato. Oppure, puoi diventare uno di noi. Io...-era imbarazzato. -posso creare un infante e devo dire che tu fai al caso mio. -

Mettetevi nei miei panni, amici ascoltatori. Potevo rifiutare una tale proposta, proprio se era Ralph a farmela? Voi tutti conoscete Ralph e sapete che ormai siamo diventati inseparabili. So riconoscere benissimo i colpi di fulmine e quando incrociai i suoi occhi per la prima volta, ci mancò poco che non rimanessi folgorata.

-Sì, lo voglio. -risposi e la mia storia termina qui.


Oh Pink, che storia movimentata...


P: è una vergogna che una brava ragazza come me abbia dovuto sopportare tutto questo. Ora, però, rilassiamoci un attimo con "Scoperchia la bara". Leggi tu gli indizi, per favore. Sono ancora così emozionata, dopo questo racconto.


Ok. Ai blocchi di partenza, ascoltatori!

Il primo rumore che sente al risveglio è quello di ossa infrante.

Ha un account su MySpace e il suo nickname è "Il Corvo".

Col costume da satiro è uno schianto.

Via alle telefonate!


[Je t'aime encore-Céline Dion.]


Ah, l'amore non muore davvero mai...ma vediamo chi ci sta chiamando. Ecco Rodrigo da Santa Monica.


Ciao Ash! Secondo me, il personaggio misterioso è quel fighetto di Samael Blackwood.


Mi dispiace...ascoltatore occasionale.


Ma come?! Eppure l'anno scorso l'ho visto alla festa di carnevale del Fairy Queen e gli ho pure scattato una foto...


Un motivo in più per citarti in giudizio...comunque, hai sbagliato. Vediamo un po'...Jessica da Sacramento.


Che bello parlare con te Ashlar...Senti, non sarà mica Midas Hamilton il personaggio misterioso. Un mio amico è stato al Fairy Queen l'altra sera ed era proprio dietro di lui, sulla pista da ballo, quando hanno fatto il trenino.


Hai degli ottimi informatori Jessica, perché hai indovinato! Il premio di oggi è una copia fedele del costume di Pink.


Fantastico! La userò per Halloween. Ciao ciao!


P: e anche questa è fatta...è giunto il momento, Ash.


Già. Preparatevi, amici. Ora comporrò il numero di telefono di un caro amico della signorina la Rochefoucauld, e gli chiederò gentilmente di passarmela.


Tu-tu. Click. Pronto...


Ehm, parlo con Frederick?


Non ci credo, il giovane Toreador...Spero che tu abbia un buon motivo per chiamarmi.


Sinceramente, non ho idea di come il tuo numero sia finito nella mia rubrica.


Davvero?


A ogni modo, perdona la mia irruenza, ma vorrei parlare con la signorina...


La Rochefoucauld, vero? Il tuo programma è una bomba. Chissà che non esploda prima o poi...O forse sarà il tuo studio di registrazione a saltare in aria...Comunque, eccola qui. Te la passo. Questa conversazione è così assurda che mi sto decisamente divertendo.


La R.: pronto?


Oh, è proprio lei, cari amici. Sono onorato di potere parlare con te, signorina la Roch...


La R.: signorina e basta, prego. Allora, dovevi dirmi qualcosa?


Bene, arriviamo subito al sodo. In breve, saresti disposta a recarti in trasmissione per esporci il tuo punto di vista sulle tue vicissitudini sentimentali.


Sei morto. Clack.


P: missione fallita?


Sembrerebbe di sì, Pink. Che ne dici di chiamarla Miss Simpatia?


P: forse è il caso di chiudere la trasmissione, comincia a fare giorno.


Già già. Bene, amici ascoltatori...


[Si ode un insistente suono di sitar. ]


Oh, il cellulare. Un nuovo numero..chi sarà mai?Pronto?


La R. : a pensarci bene, potrei anche accettare la tua proposta, sempre detto che sarete ancora tutti vivi al momento della messa in onda...Clack.


Fantastico! Avete sentito tutti?! Non esiste un solo fratello che non farebbe a calci e pugni per essere ammesso nel salotto di Giù la Masquerade! Bene, memorizziamo il suo numero, per ogni evenienza...Oh, mi ha mandato un sms. Vuole che metta su una canzone. Beh, utilizziamola come sigla di chiusura.


P: che sia un messaggio subliminale?


Neanche troppo, a essere sinceri. Comunque, ringrazio tutti voi per l'affetto che non mancate mai di dimostrarci. Ancora una volta, non so su cosa verterà la prossima puntata. La mia situazione, ultimamente, è così precaria che non sono neppure sicuro se ci sarà una prossima puntata...A ogni modo, restate sintonizzati. Radio Carmilla regna sovrana nell'etere e continuerà a diffondere la propria voce libera sino alla Gehenna e oltre. A presto!


P: alla prossima, pipistrellini!


[Sigla di chiusura: "Sorry" di Madonna. La parola sorry viene ripetuta all'infinito, spegnendosi lentamente tra le spire della notte. ]













Commenti utenti (3) File RSS dei commenti
Postato il Henry East, 12-03-2008 16:09,
1. sto ancora ridendo...
... per la sottile ironia che circonda il nostro più illustre protagonista e la storia con la sua ancora più illustre oscura signora :grin  
 
Ordunque, dopo la trasmissione il mio rispetto (se così si può definire) per Miss Pink è aumentato... quanta sofferenza nella sua vita... l'unica domanda che mi sovviene spontanea è perché non abbia pregato Santa Mary delle Drag Queen venerando un santino di Madonna... ma credo che l'idea sia stata resa lo stesso! :upset
 
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» Vedi le 1 risposte

Postato il Caedric Allen Aston, 11-03-2008 19:47,
2. ......
Quale parte della parola "diffido" non ti è chiara... Ashlar?  
E tu, non contento, indici persino un sondaggio?! Lasciamo stare... ciò che fai è talmente assurdo che non ho parole per commentarlo. 
Mademoiselle è... decisamente superiore a simili facezie. Come lo sono anche io per altro.  
A proposito... mi auguro che la tua collega di trasmissione sia quanto meno all'oscuro dell'intera faccenda. 
Infine... _non_ mi è piaciuta affatto la tua riflessione iniziale sulle sue labbra, non è argomento su cui tu (o _chiunque altro_) debba soffermarti.  
Sorry eh..?
 
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Postato il Harle, 10-03-2008 17:47,
3. >_>
Io non canto Salerosa sotto la doccia! Infame! :cry  
Una come Harle ascolta i Motorheads! 
:p Odio sempre di più Pink, portare al suicidio un innocente Tzimische.
 
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