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Giù la Masquerade! VII: La Bélla e la Béstia
Wednesday 30 July 2008
 
Scritto da Samael,

[Sigla di apertura: http://www.youtube.com/watch?v=HWTBNahlTi8]


Mettetevi comodi, amici ascoltatori. Questa puntata di “Giù la Masquerade!” sarà molto speciale. Mi rivolgo soprattutto a voi, Anziani ascoltatori. Fate salire sulle ginocchia i vostri infanti e copritevi con la coperta patchwork che ha lavorato a maglia la vostra Gransire secoli fa.

Questa puntata si chiama infatti “La Bélla e la Béstia” e io vi narrerò una tenera fiaba da raccontare agli infanti e agli infanti dei vostri infanti nei secoli a venire. Dovete sapere che ho ricevuto numerose lettere da parte di molti infanti, nonché da bambini vampiri. Vorrebbero tanto rivivere i momenti in cui la madre rimboccava loro le coperte e raccontava una favola. Ecco, io voglio fare lo stesso con voi, raccontandovi la fiaba del buongiorno. Prima però, Pink leggerà alcuni “Sussurri della tomba”.


P: eccomi qua! Che puntata emozionante, oggi! Jenny da Honolulu ci chiede perché “Un posto al buio” non procede. Beh, devi sapere che a causa dello sciopero degli sceneggiatori siamo stati costretti a chiudere anzichetempo la prima stagione. Per sceneggiatori intendo coloro che ci forniscono il materiale da rimaneggiare. Ultimamente questa città è diventata un mortorio. Mai che balzi agli occhi uno scandalo o qualcosa del genere. Desmond da San Bernardino, invece, ha passato qualche nottata di svago qui a San Francisco e ti fa i complimenti, Ash, per il superbo spettacolo dell'altra sera al Fairy queen.


A: per quanto tempo ancora mi terrete nascosto in che modo ho dato dimostrazione del mio talento?


Alphie: certe cose non possono essere riportate a parole. Ora, chiudiamo “Sussurri della tomba” e apriamo “Lucifero bella non-vita”. Non vi parlerò di un locale in cui potervi divertire, ma di un luogo dove avrete la possibilità di esercitare la vostra generosità. Molti di voi forse già conosceranno l'associazione senza fini di lucro “La piccola Claudia”. Quest'associazione gestita da pie Sorelle da decenni si prende cura degli infanti abbandonati e dei vampiri abbracciati in tenerà età. Potete visitare l'associazione e giocare con questi poveri fratellini sfortunati e magari fare una piccola donazione.


Ash: non mancate, mi raccomando. E ora, sprofondate nelle vostre poltrone. Stringete al petto i vostri piccoli...


C'era una volta, tanto tempo fa, un principe, o forse era un duca, famoso in tutti i reami del mon­do per la sua ineguagliabile bellezza. Quando, subito dopo il risveglio, usciva sul suo ampio balcone a respirare la pungente aria del mattino, sin dalle più remote propaggini del suo territorio, i contadini potevano scorgere il luccichio della sua lunga e fluente chioma dorata. La sua bellezza era così abbacinante, che ogni giorno giungeva al ponte levatoio un'interminabile fila di carrozze, recanti ricche e avvenenti nobildonne in età da marito. Inoltre, le figlie dei popolani facevano a gara tra di loro per lavorare come serve nel suo sfarzoso castello.

Tuttavia, l'esistenza del duca era afflitta dalla solitudine. Soltanto la sua splendida immagine, riflessa sulle superfici degli innumerevoli specchi disseminati in ogni stanza del castello, poteva consolarlo un poco. E si stava proprio rimirando allo specchio, durante una violenta notte di tempesta, quando udì bussare al suo portone. Nessun servo accorse ad accogliere il viandante, così il duca fu obbligato a scendere lui stesso per fare gli onori di casa. Sulla soglia della sua dimora trovò una vecchietta di orribile aspetto e vestita di stracci. Il duca inorridì di fronte a quella donna, la quale offendeva profondamente il suo senso estetico.

-Signora, perché avete bussato alla mia porta?-le domandò il duca, nascondendo a stento il suo disgusto.

-Voglio solo chiedervi rifugio per la notte. In cambio, ecco-rispose lei, mostrandogli una rosa rossa tutta stropicciata. -vi farò dono di questa rosa. -

Il duca non poté più trattenere il suo orrore e, ingiuriando ad alta voce la vecchietta, fece per chiudere il portone. D'un tratto, però, l'anziana mutò magicamente d'aspetto, assumendo le sembianze di una donna bellissima. Ella non era una semplice mendicante. Infatti, rivelò al duca di essere nientemeno che la Dea. Egli, atterrito dalla sua crudele bellezza, le chiese umilmente perdono, ma la Dea aveva già predisposto di punire la sua vanità. Ed ecco che lo tramutò in una bestia ributtante. Una folta e scura pelliccia crebbe su ogni centimetro della sua pelle levigata, i denti bianchi e regolari presero la forma di zanne minacciose, gli occhi altrimenti limpidi e dorati assunsero un colorito giallognolo e si iniettarono di sangue, mentre sul retro gli spuntò una coda simile a quella di una marmotta. Infine, sulle tempie gli crebbero lunghe e ramificate corna di cervo.

Prima di andarsene, la Dea pose ai piedi del duca la rosa che gli aveva offerto poco prima, mettendolo a parte di una terribile maledizione. Se la rosa fosse completamente sfiorita, prima che lui fosse riuscito a fare innamorare di sé una fanciulla, sarebbe dovuto convivere fino alla morte con quell'orribile aspetto. In più, il suo castello sarebbe crollato su se stesso e sotto le sue fondamenta si sarebbe aperta una voragine che ne avrebbe inghiottito le macerie insieme a tutte le sue ricchezze, costringendo il duca a vivere nei boschi come una fiera e nella più totale indigenza. Detto ciò con un sorriso sulle labbra, la Dea emise una risata beffarda e scomparve nel nulla.

In preda all'angoscia, il duca raccolse il fiore e rientrò nel suo castello. Con quale orrore si accorse che tutta la sua servitù, dall'ultima sguattera delle cucine fino al suo maggiordomo, era stata tramutata in oggetti parlanti. Piangendo e lamentandosi i domestici chiesero spiegazioni al loro padrone.

-Signore, perché sono stata tramutata in caffettiera?-esclamò Sandrine, la cuoca. -E guardate il mio povero figlio, trasformato in una tazzina sbeccata e scrostata. -

-Oh, che cosa ho mai fatto di male, per essere stato mutato in un soprammobile!-si lamentò Flashlar, dimenando non più le sue braccia, ma i bracci di un candeliere dorato. -Carmen, invece, la trovo di gran lunga migliore sotto questo aspetto. -Carmen era la sguattera del duca, ora un soffice spolverino scarlatto.

Il duca si ritirò con la coda letteralmente fra le gambe, accompagnato dal mesto suono di un sitar, nelle cui corde vibrava l'anima del suo massaggiatore preferito. Entrò nel salone delle grandi occasioni e notando la presenza di un organo, si sedette allo sgabello e picchiò violentemente sui tasti. Dalle canne si levò un suono lamentuoso. Era il grido di dolore dell'accordatore del duca, ora imprigionato in quel grande organo.


http://www.youtube.com/watch?v=q3jd87DzUSo


Ora, lasciamo per un attimo il duca e rechiamoci al villaggio. Il sole sorse come al solito, non apportando nessuna novità alla vita tranquilla di questo ridente paesino. Hans, uno dei mercanti più ricchi del contrado, si svegliò all'alba. Doveva infatti passare di fattoria in fattoria per riscuotere i suoi crediti. A dispetto del suo patrimonio, la più preziosa delle sue fortune era la figlia, la graziosa Bélla, rinomata in tutta la campagna per il suo buon cuore. Ella stava curando, come era abituata a fare, i libri mastri del padre, seduta alla sua scrivania.

-Oggi voglio che tu mi accompagni, Bélla. -le disse Hans, ponendole una mano sulla spalla delicata. -Vorrei che tu osservassi da vicino il mio mestiere, affinché tu possa proseguire la mia attività, un giorno. -

-Sì, papà. Sono felice di accompagnarti. -cinguettò Bélla, con la sua voce cristallina.

-Bene, aiutami a caricare il calesse. Dobbiamo portare con noi l'occorrente per la giornata. -

-Papà, a cosa ci servono delle torce?-

-I tetti di paglia bruciano che è una meraviglia, non lo sapevi? Prendi appunti. Questa sarà una giornata molto proficua. -

Così, padre e figlia presero posto sul loro calesse e attraversarono la via principale del paese, salutando gli abitanti, i quali ricambiavano intimoriti.

-Bonjour!-esclamò il fornaio, con voce tremolante.

-Ecco il fornaio con il suo vassoio. -commentò Bélla. -E' dal giorno che arrivai, che non mi ha pagato mai. -

-Quella ragazza è proprio originale. -mormorarono due comari. -Pensa sempre ai conti suoi. La sua bella testolina non è qua. -

Tutti tranne uno, un baldo giovane di origine italiana, dai morbidi capelli neri e con una vezzosa fossetta sul mento. Era Romeo, il ragazzo più invidiato del paese.

-Ciao Bélla, dove vai così di buon'ora?-le domandò, con il suo sorriso scintillante.

-Accompagno mio padre. -

-State attenti, attraversando i domini personali del duca. Si raccontano strane storie, di questi tempi. -rimirandola mentre la sua carrozza si allontanava, Romeo si accarezzò il mento e disse fra sé. -E' proprio lei la ragazza che sposerò, la ragazza più ricca del paese. E' la migliore...e non mi merito il meglio io? -

Oh sì, bambini, i contadini si scambiavano inquietanti racconti a tal riguardo. Si diceva che il duca facesse catturare e uccidere ogni giovane di bell'aspetto che osasse mettere piede nella sua tenuta. Non solo, pare che più di un'ingenua pastorella fosse stata rapita. Di notte, poi, i contadini tremavano come foglie nei loro letti, ogni volta che udivano un orribile ululato percorrere i boschi e i campi. Ma padre e figlia dovevano piuttosto temere ben altro tipo di pericoli.

Stava scendendo ormai il sole, quando di ritorno da una lunga e proficua giornata di lavoro, Bélla e suo padre stavano attraversando il folto bosco nei dintorni del castello. I contadini avevano pagato i loro debiti senza protestare e Hans aveva faticato non poco per chiudere il forziere, caricato sul retro della carrozza. Ora ne stava contando mentalmente il contenuto, ignaro del pericolo che si nascondeva fra gli alti cespugli.

Improvvisamente, una decina di uomini armati di forche e bastoni prese d'assalto la carrozza. Erano i contadini, inferociti a causa delle angherie di Hans. Da giorni avevano pianificato di aggredirlo e depredarlo dei suoi averi, per porre fine al suo regime di terrore. In pochi istanti riuscirono a rovesciare la vettura e a far fuggire il cavallo. Bélla si guadagnò la via di fuga attraverso il finestrino fracassato. Vide suo padre cercare di impedire a quei criminali di rubare il suo oro, ma riconoscendo che così facendo avrebbe soltanto peggiorato la situazione, lo prese per una mano e lo obbligò a scappare insieme a lei, nel folto del bosco.

Intanto, in cielo andavano raccogliendosi grosse e nere nubi, presagio di tempesta. Bélla e suo padre stavano correndo già da qualche minuto, le voci dei contadini sempre più vicine, quando un lampo accecante spezzò la quiete della sera e una pioggia violenta si riversò su di loro. Corsero con tutto il fiato che avevano in gola e infine il bosco si diradò. Davanti a loro si stendeva un lungo ponte levatoio, che attraversarono senza riflettere. Giunti di fronte a un massiccio portone, batterono disperati sulla sua superficie, invocando aiuto. Esso si aprì su un vasto e buio atrio, chiudendosi subito dopo.

-Questo è il palazzo del duca...-mormorò timoroso Hans. -Dobbiamo andarcene al più presto, figlia mia. Il mio denaro!-

Un cupo ruggito li fece trasalire. Dalla densa oscurità di quella stanza priva di illuminazione, emerse una figura massiccia. Si pose sotto un debole fascio di luce che filtrava da una finestra, manifestandosi in tutta la sua bestialità.

-E' una bè-bè-bèstia...-balbettò Bélla.

-No, il mio nome è Béstia. E dovete ringraziare soltanto me, se ora siete salvi. Io ho ordinato che Ivan si aprisse. -

-Ivan?-

-Il mio portone, il mio fedele portinaio. Ora, però, intendo essere ricompensato per la mia generosità. Tu, donna, diventerai la mia sposa. -

Bélla non riuscì a trattenere un moto di disgusto.

-Non puoi privarmi di mia figlia!-gridò il padre, ma un solo, rapido sguardo della Béstia, gli strozzò la voce in gola. -Sì...sì...ho capito. -

-Vattene, uomo. Madame Pie ti accompagnerà al villaggio. -fece schioccare gli artigli e si udì uno sferragliare.

Hans vide presentarsi un'enorme armatura, alta almeno due metri. Un'armatura femminile, con l'elmo a forma di cornacchia. Quell'orribile golem si caricò Hans in spalla e uscì dal portone.

-Papà, no! -strillò Bélla in preda al terrore, ma ormai era troppo tardi; le porte della sua nuova prigione si chiusero con uno schianto.

Tuttavia, non disperate bambini. Hans non era un padre degenere. Sulle spalle di Madame Pie meditava un sofisticato piano per riappropriarsi dell'amata figlia. “Il duca dev'essere morto, altrimenti il castello non sarebbe diventato la tana di un animale. Ohohoh, ahahah, non appena giungerò al villaggio, convincerò quei villici a diventare la mia milizia e a prendere d'assalto il castello. Dirò loro che la Béstia minaccia la tranquillità del villaggio. Mi farò aiutare da quell'uomo privo di scrupoli che è Romeo. Tutti gli danno retta. E io prenderò possesso del castello, diventerò duca e tutti mi verseranno tributi fino alla morte!”

Nel frattempo, la Béstia non si era curata di mostrare la sua sfarzosa abitazione a Bélla, la quale era stata condotta nella sala da pranzo da Flashlar e da Carmen. La Béstia sospirava, ripetendo nella sua mente la crudele maledizione della Dea. Da quel giorno la rosa, custodita all'ultimo piano della torre più alta del castello, aveva già cominciato a sfiorire come la sua speranza. La speranza, si ripeteva, è l'ultima a morire. Ma alla fine muore anche lei...


http://www.youtube.com/watch?v=WmVhJtfJbMc


-Stia con noi, mademoiselle. -le disse Flashlar, facendola accomodare a tavola, sulla quale le venne servito ogni ben della Dea. -Il padrone è un po' brusco di modi, sporca il letto e graffia le lenzuola, ma è un brav'uomo. -

Intanto, Carmen aveva organizzato una spettacolare coreografia insieme all'argenteria e alle stoviglie per intrattenere l'ospite. Le formaggiere battevano i coperchi come nacchere, i cucchiai suonavano la marimba sui piatti e i tovaglioli danzavano come ballerini di flamenco sul bordo della grande ciotola della sangria. Intanto Sandrine gorgogliava dalla gioia, segno che il caffé era pronto.

Quello spettacolo rincuorò sinceramente Bélla, la quale fu poi condotta al suo giaciglio. “Sbaglio, o questo letto si muove?”pensò prima di addormentarsi. In effetti era proprio così. Flashlar l'aveva fatta stendere su un letto animato dalle peggiori intenzioni, che la solleticò per tutta la notte, provocandole sogni che non possiamo narrare.

I giorni passarono, senza che tra Bélla e la Béstia si instaurasse un vero rapporto. Al mattino la Béstia amava girovagare per i boschi, seguendo col fiuto la traccia di un animale selvatico e verso mezzogiorno tornava al castello con una preda fra le zanne. La deponeva sempre ai piedi di Bélla, la quale però guardava sdegnosa la povera bestiola. Decise dunque di educare quella creatura.


http://www.youtube.com/watch?v=56_5YWKEOk0&feature=related


Impartì alla Béstia brevi lezioni per insegnargli a tenere in mano le posate e ordinò che non si presentasse mai davanti a lei senza essersi prima pulito da cima a fondo. Soprattutto a tavola doveva sedersi pulito. Più di una volta una pulce era saltata nel piatto di Bélla. Insegnò alla bestia anche a domare la propria aggressività. Per esempio, gli fece perdere l'abitudine di acchiappare e stritolare i passerotti. Ora gli uccellini amavano posarsi sulla sua ruvida pelliccia. Si può dunque dire che le maniere della Béstia migliorarono molto grazie a Bélla e anche il suo animo si rasserenò. Forse, in lui stava prendendo vita un sentimento che fino a quel momento gli era sconosciuto. L'amore...(Qualcosa va di traverso ad Ashlar, facendolo tossire.)

Intanto, Bélla aveva avuto modo di rendersi conto di quanto fosse speciale quella Béstia. Seguendo Carmen durante le sue pulizie quotidiane, notò di quante ricchezze traboccasse il castello. “Qualcosa in lui si trasformò. “pensava Bélla, passeggiando per il giardino. “Era altezzoso, un po' vanitoso ma ora no. E' timido, piacevole. Non mi ero accorta che era pure nobile...E quella sua coda di marmotta è così adorabile...”


http://www.youtube.com/watch?v=68rsL0cOxyY&feature=related


Qualche giorno dopo, al villaggio, Romeo non riusciva a darsi pace. Il solo pensiero di Bélla gli faceva scoppiare la testa. “E non solo quella”, pensavano i clienti della taverna, nella quale Romeo aveva dato l'ennesima festa per celebrare il suo ego. Se ne stava seduto, con aria meditabonda e imbronciata, sulla sua personale poltrona rivestita di pelle d'orso. Romeo, infatti, amava assai l'odore mascolino che emanava quella pelliccia e lo respirava a pieni polmoni. Avvinghiate alle sue ginocchia, sospiravano svenevolmente le tre oche del paese, tre gemelle di eguale bellezza che il padre sperava di maritare al più presto, sebbene il loro valore si fosse ormai deteriorato da tempo.

-Ah...-gemette la più spudorata delle tre. -Nessuno è più duro di Romeo. -

-A parte la testa di Bélla. -mugugnò lui.

-Che ne è stato, Romeo, del regalo della scorsa settimana?-gli ricordò servizievole il suo fido attendente. -Hai fatto alzare in volo un intero stormo di anatre e le hai uccise una ad una. Dio solo sa la fatica che ho fatto per raccoglierle tutte e dare il colpo di grazia alle più resistenti...-

-Zitto Pauvre-Pomme, è la prima volta che una ragazza dimostra l'ardire di respingermi. Chissà se suo padre è della stessa idea?-

-Ma come può resistere al tuo italico sguardo, a quella fossetta sul mento e al tuo petto...-

-Senza neppure una macchia di pelle nuda!-esultò Romeo, aprendosi la camicia e facendo svenire dalla contentezza le tre gemelle. -Ah, non c'è proprio nessuno più gagliardo di me...-

La porta dell'osteria si spalancò all'improvviso e tutti i clienti riconobbero Hans nell'uomo che crollò sulla soglia. Perché, cari bambini, Hans ha impiegato così tanti giorni per tornare al villaggio? Semplice, aveva setacciato l'intero sottobosco della foresta, per raccogliere le monete che potevano essere scampate alle avide mani dei contadini. Infine, si era avviato verso il paese, elaborando un piano per convincere Romeo e i suoi compari ad aiutarlo a riprendersi Bélla e togliere di mezzo la Béstia.

-Aiutatemi, signori!-si disperò, piangendo finte lacrime. -Un'orribile Béstia ha rapito la mia bambina e la tiene rinchiusa nel suo castello. Non so che fare. Sono soltanto un pover'uomo...-

-Hans. -esclamò Romeo, saltando giù dal suo scranno. -Farei di tutto, darei persino la mia vita per salvare Bélla. Conosci bene i sentimenti che fanno sussultare il mio cuore. -

-Romeo. -Hans gli prese le mani fra le sue. -Questa è l'occasione per dimostrarle tutto il tuo amore. E una volta sgomberato il castello dalla Béstia io ne prenderò poss...ehm, io ti darò in sposa mia figlia. -

-Così sia. -

Romeo sorrise compiaciuto, tirando la pelle dura e maschia delle sue guance. Annunciò a gran voce che chiunque volesse dare prova ora, subito, del proprio coraggio, non aveva che da seguirlo. Fu acclamato dagli uomini più beceri e analfabeti del paese e, armati di rastrelli e forconi, si misero in marcia verso il castello.

Intanto, Bélla si baloccava con la propria fantasia, immaginandosi l'avvenire dei sentimenti che provava per la Béstia, nonché di quelli che la Béstia provava per lei. Si era convinta di poterlo amare a dispetto delle sue fattezze e vivere per sempre insieme a lui, in quel meraviglioso palazzo. Così, saltellando come una colombella per i corridoi lastricati di marmo, prese sovrappensiero una direzione che fino a quel momento aveva sempre evitato. Salì su su, fino in cima alla torre che la Béstia le aveva proibito. Purtroppo, lei non si ricordava di questa ammonizione e giunta in una stanzetta angusta, tutta polverosa e piena di ragnatele, notò che vicino alla finestra c'era un tavolino. E su questo tavolino era stata posta una teca di vetro, la quale proteggeva una rosa che, prodigio dei prodigi, stava in piedi da sola.

Era una rosa molto abbruttita. Infatti, aveva perduto quasi la metà dei suoi petali. “Perché la Béstia conserva un fiore così malaticcio?”si domandò ingenuamente Bélla. “Ne farò un buon uso.” Così, sollevò la teca e prese la rosa fra le mani. Gongolandosi come un'adolescente resa euforica dal primo amore, ne strappò un petalo. “M'ama”. Poi un altro. “Non m'ama”. E un altro ancora e così via finché non ne rimase uno soltanto, quello che avrebbe confermato l'amore della Béstia. Ella stava per staccarlo, quando un tremendo ruggito la fece quasi svenire dalla paura.

Fu scaraventata senza riguardo contro il muro e quando alzò gli occhi per vedere il suo assalitore, le si spezzò quasi il cuore nel riconoscere il muso feroce della Béstia. Egli le riversò contro ogni sorta di ingiurie e le ordinò di andarsene immantinente, altrimenti avrebbe pasteggiato con la sua tenera carne di vergine. (-Vergine?Ma siamo sicuri?-commenta Ashlar.)

Bélla non se lo fece ripetere. Si precipitò giù per le scale a chiocciola e corse nella camera della Béstia, dove il giorno prima aveva notato uno splendido specchio dal manico in tartaruga. Ero lo specchio che il duca un tempo si portava sempre appresso. Lo trafugò insieme a qualche gioiello e corse a perdifiato per la scalinata principale.

-Al ladro!-gridò Flashlar, inseguendola con tutta l'argenteria in assetto da battaglia.

Ma Bélla era troppa veloce. Lesta come una lepre si guadagnò la via di fuga e, rubando un cavallo nelle stalle del duca, si lanciò al galoppo nel fitto del bosco.

-Ve l'avevo detto io che di quella non c'era da fidarsi. -sentenziò aspramente Carmen.

La Béstia la guardò fuggire dall'alto della torre, dando di tanto in tanto un'occhiata alla rosa ormai completamente spogliata dei suoi petali. Contro la sua volontà, una lacrima gli inumidì il pelo del muso. Si acciambellò sul pavimento sporco, deciso a morire di fame e di sete, una volta che la maledizione si fosse compiuta.

Bélla stava galoppando da circa un'ora, quando il sole tramontò definitivamente fra le fronde del bosco. Scese dalla groppa del cavallo e si guardò allo specchio, per vedere come quella folle corsa le aveva messo in disordine i capelli. Il cuore le balzò in gola, vedendo riflessa sulla sua superficie l'immagine della Béstia accasciata per terra. La povera bestiola stava sicuramente morendo di crepacuore. Poi, l'immagine cambiò, mostrando quella che sembrava la caricatura di un'orda feudale attraversare il ponte levatoio. Bélla riconobbe suo padre e Romeo alla testa di quella truppa.

Un orribile presentimento si fece strada nel suo cuore. “Vogliono sicuramente uccidere la Béstia. Non posso permetterlo. “Rimontò in groppa al cavallo e lo spronò a fiondarsi più veloce di un dardo verso il castello. Ogni secondo poteva essere decisivo per salvare la Béstia. Come le diceva sempre suo padre, il tempo è denaro.

Intanto, quell'orda aveva presso d'assalto il castello sguarnito di ogni protezione. La Dea aveva pensato con molta lungimiranza di non tramutare neppure un servitore in un cannone o quantomeno in un'alabarda. Le stoviglie opposero una fiera resistenza ma gli uomini di Romeo ebbero comunque la meglio.

Quando Bélla fece ritorno al castello, fu accolta da uno spettacolo che la lasciò sgomenta. L'atrio era costellato di miriadi di piatti e bicchieri andati in frantumi. Attraversò circospetta quel campo di battaglia cosparso di insolite frattaglie, attenta a non ferirsi i piedi, e si diresse verso la torre, sicura di trovarvi la Béstia.

Sfortunatamente, Romeo l'aveva già trovata e costretta a battersi contro il suo volere. Forte dell'apatia che immobilizzava la Béstia, la buttò fuori dalla finestra, facendola rovinare sul tetto scivoloso. Non paga di ciò, la Dea diede sfogo alla potenza delle intemperie, scatenando un violento temporale. Romeo continuava a menar colpi contro la Béstia con il suo coltello da caccia, senza incontrare nessuna resistenza. Ecco, gli mancava davvero poco, solo una piccola spinta per farlo precipitare nel vuoto, quando Bélla si sporse dal davanzale.

-Non farlo, Romeo!-

-Non pensavo ti piacessero gli animali, Bélla. -rispose lui, sprezzante. -Quando ci saremo sposati, farò confezionare uno splendido tappeto con la pelliccia di questa belva. -

Come rinvigorito da una nuova forza alla sola vista di Bélla, la Béstia rinsavì e, approfittando della distrazione di Romeo, gli afferrò la testa con le zampe possenti e gliela tranciò di netto dal collo, per poi gettarla nel vuoto. (Pink lancia un grido di orrore.)

-Oh Béstia!-esclama Bélla piangendo e scavalcando il davanzale per rifugiarsi fra le sue braccia pelose. -Potrai mai perdonarmi? Io ti amo tanto...-

Lassù, nell'alto dei cieli, il Dio rise in faccia alla Dea, reclamando il pagamento della scommessa che avevano fatto tempo addietro. Stizzita, la Signora di tutte le sventure gli allungò un paio d'anime e spezzò la maledizione della Béstia. Questa si tramutò all'istante, in un tripudio di luci colorate, in uno splendido giovane, la cui bellezza fece quasi trasalire Bélla.

-Presto, mio cara. -mormorò lui ammaliante. -Andiamo dentro o mi bagnerò tutti i capelli. -


http://www.youtube.com/watch?v=uHnvErJOL3o


Come d'incanto, anche tutti i servitori tornarono alle loro condizioni originarie. Tutti, nessuno escluso. Cosicché gli uomini di Romeo, trovando l'atrio cosparso di membra amputate e interiora, fuggirono a perdifiato fuori dal castello. Carmen fu costretta a ripulire il tutto in fretta e furia, senza neppure potere esultare.

Il giorno seguente, dopo una burrascosa notte d'amore, il duca chiese in moglie Bélla e chiamato il padre al castello, ne ottenne la più che spontanea benedizione. Hans fu fatto funzionario del duca e gli fu concesso il dirittodi amministrare il suo potere su tutto il ducato. Qualche giorno dopo, invece, furono celebrate le nozze del duca e di Bélla. E vissero tutti felici e contenti.


P: chi ha scritto questa fiaba?


Alphie: penso l'abbia scritta Ash nei suoi momenti di ozio.


Ash: in effetti sì, i miei impegni di coterie si sono un po' alleggeriti e quindi ho avuto modo di esercitare la mia creatività.


P: ho qualcosa da ridire sulla morale di questa fiaba.


Ash: chi ha mai parlato di morale? Ti sembra che i vampiri possano avere una moralità? Ho semplicemente adattato la fiaba originale alle esigenze di questo mondo crudele.


P: e cosa mi dici dell'exploit splatter della conclusione?


Ash: i piccoli vampiri adorano il sangue! Sai, alla “Piccola Claudia” le Sorelle fanno sempre vedere un film dell'orrore prima di addormentarsi. Ritengono che sia consono all'educazione di un vampiro.


P: ci sarà pure un motivo se ogni anno il Principe cerca di sfrattarle...


Ash: il Principe vuole sicuramente confiscare l'edificio per adibirlo a dimora personale. Vedete, questa fiaba aveva una morale neppure troppo nascosta.


Alphie: più che morale la chiamerei insinuazione. Oh Dio, con tutti gli universi paralleli che hanno preso vita in queste frequenze comincio a fare un po' di confusione...


Ash: pensi che la verità coincida con la realtà in cui vivi, quella plasmata dagli Anziani? No, Alphie, la verità è la fuori! E noi di Radio Carmilla punteremo costantemente il nostro dito verso di essa!


P: penso sia giunto il momento di chiudere. Sta cominciando ad albeggiare.


Ash: buongiorno dunque, pargoletti. Dormite bene...


[Sigla di chiusura: “Brahms' lullaby” di “Céline Dion” http://www.youtube.com/watch?v=LzjFPb-4NpE&feature=related]



Commenti utenti (1) File RSS dei commenti
Postato il Caedric Allen Aston, 30-07-2008 20:30,
1. Sempre più allibito...
La tua fervida fantasia riesce ancora a stupirmi Ashlar. Inutile ti dica che questo non è affatto un bene. 
La Bella e la Bestia... per quanto calzante possa essere l'originale, questa rielaborazione mostra una serie imbarazzante di riferimenti censurabili (vogliamo parlare delle corna di cervo?).  
Oltre a questi, Ashlar, i tuoi commenti personali sono come sempre esecrabili (non sono affari che concernano te o chiunque altro!). 
Qualcuno dovrebbe darti qualcosa con cui occupare le tue nottate in modo costruttivo, e credo proprio lo farà... 
Il mio sostegno alle pie sorelle de 'La piccola Claudia'.
 
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