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[Sigla
di apertura: http://www.youtube.com/watch?v=HWTBNahlTi8]
Mettetevi
comodi, amici ascoltatori. Questa puntata di “Giù la Masquerade!” sarà molto speciale. Mi rivolgo soprattutto a
voi, Anziani ascoltatori. Fate salire sulle ginocchia i vostri
infanti e copritevi con la coperta patchwork che ha lavorato a
maglia la vostra Gransire secoli fa.
Questa
puntata si chiama infatti “La Bélla e la Béstia” e
io vi narrerò una tenera fiaba da raccontare agli infanti e
agli infanti dei vostri infanti nei secoli a venire. Dovete sapere
che ho ricevuto numerose lettere da parte di molti infanti, nonché
da bambini vampiri. Vorrebbero tanto rivivere i momenti in cui la
madre rimboccava loro le coperte e raccontava una favola. Ecco, io
voglio fare lo stesso con voi, raccontandovi la fiaba del buongiorno.
Prima però, Pink leggerà alcuni “Sussurri della
tomba”.
P:
eccomi qua! Che puntata emozionante, oggi! Jenny da Honolulu ci
chiede perché “Un posto al buio” non procede. Beh, devi
sapere che a causa dello sciopero degli sceneggiatori siamo stati
costretti a chiudere anzichetempo la prima stagione. Per
sceneggiatori intendo coloro che ci forniscono il materiale da
rimaneggiare. Ultimamente questa città è diventata un
mortorio. Mai che balzi agli occhi uno scandalo o qualcosa del
genere. Desmond da San Bernardino, invece, ha passato qualche nottata
di svago qui a San Francisco e ti fa i complimenti, Ash, per il
superbo spettacolo dell'altra sera al Fairy queen.
A:
per quanto tempo ancora mi terrete nascosto in che modo ho dato
dimostrazione del mio talento?
Alphie:
certe cose non possono essere riportate a parole. Ora, chiudiamo
“Sussurri della tomba” e apriamo “Lucifero bella non-vita”.
Non vi parlerò di un locale in cui potervi divertire, ma di un
luogo dove avrete la possibilità di esercitare la vostra
generosità. Molti di voi forse già conosceranno
l'associazione senza fini di lucro “La piccola Claudia”.
Quest'associazione gestita da pie Sorelle da decenni si prende cura
degli infanti abbandonati e dei vampiri abbracciati in tenerà
età. Potete visitare l'associazione e giocare con questi
poveri fratellini sfortunati e magari fare una piccola donazione.
Ash:
non mancate, mi raccomando. E ora, sprofondate nelle vostre
poltrone. Stringete al petto i vostri piccoli...
C'era
una volta, tanto tempo fa, un principe, o forse era un duca, famoso
in tutti i reami del mondo per la sua ineguagliabile bellezza.
Quando, subito dopo il risveglio, usciva sul suo ampio balcone a
respirare la pungente aria del mattino, sin dalle più remote
propaggini del suo territorio, i contadini potevano scorgere il
luccichio della sua lunga e fluente chioma dorata. La sua bellezza
era così abbacinante, che ogni giorno giungeva al ponte
levatoio un'interminabile fila di carrozze, recanti ricche e
avvenenti nobildonne in età da marito. Inoltre, le figlie dei
popolani facevano a gara tra di loro per lavorare come serve nel suo
sfarzoso castello.
Tuttavia,
l'esistenza del duca era afflitta dalla solitudine. Soltanto la sua
splendida immagine, riflessa sulle superfici degli innumerevoli
specchi disseminati in ogni stanza del castello, poteva consolarlo un
poco. E si stava proprio rimirando allo specchio, durante una
violenta notte di tempesta, quando udì bussare al suo portone.
Nessun servo accorse ad accogliere il viandante, così il duca
fu obbligato a scendere lui stesso per fare gli onori di casa. Sulla
soglia della sua dimora trovò una vecchietta di orribile
aspetto e vestita di stracci. Il duca inorridì di fronte a
quella donna, la quale offendeva profondamente il suo senso estetico.
-Signora,
perché avete bussato alla mia porta?-le domandò il
duca, nascondendo a stento il suo disgusto.
-Voglio
solo chiedervi rifugio per la notte. In cambio, ecco-rispose lei,
mostrandogli una rosa rossa tutta stropicciata. -vi farò dono
di questa rosa. -
Il
duca non poté più trattenere il suo orrore e,
ingiuriando ad alta voce la vecchietta, fece per chiudere il portone.
D'un tratto, però, l'anziana mutò magicamente
d'aspetto, assumendo le sembianze di una donna bellissima. Ella non
era una semplice mendicante. Infatti, rivelò al duca di essere
nientemeno che la Dea. Egli, atterrito dalla sua crudele bellezza, le
chiese umilmente perdono, ma la Dea aveva già predisposto di
punire la sua vanità. Ed ecco che lo tramutò in una
bestia ributtante. Una folta e scura pelliccia crebbe su ogni
centimetro della sua pelle levigata, i denti bianchi e regolari
presero la forma di zanne minacciose, gli occhi altrimenti limpidi e
dorati assunsero un colorito giallognolo e si iniettarono di sangue,
mentre sul retro gli spuntò una coda simile a quella di una
marmotta. Infine, sulle tempie gli crebbero lunghe e ramificate corna
di cervo.
Prima
di andarsene, la Dea pose ai piedi del duca la rosa che gli aveva
offerto poco prima, mettendolo a parte di una terribile maledizione.
Se la rosa fosse completamente sfiorita, prima che lui fosse riuscito
a fare innamorare di sé una fanciulla, sarebbe dovuto
convivere fino alla morte con quell'orribile aspetto. In più,
il suo castello sarebbe crollato su se stesso e sotto le sue
fondamenta si sarebbe aperta una voragine che ne avrebbe inghiottito
le macerie insieme a tutte le sue ricchezze, costringendo il duca a
vivere nei boschi come una fiera e nella più totale indigenza.
Detto ciò con un sorriso sulle labbra, la Dea emise una risata
beffarda e scomparve nel nulla.
In
preda all'angoscia, il duca raccolse il fiore e rientrò nel
suo castello. Con quale orrore si accorse che tutta la sua servitù,
dall'ultima sguattera delle cucine fino al suo maggiordomo, era stata
tramutata in oggetti parlanti. Piangendo e lamentandosi i domestici
chiesero spiegazioni al loro padrone.
-Signore,
perché sono stata tramutata in caffettiera?-esclamò
Sandrine, la cuoca. -E guardate il mio povero figlio, trasformato in
una tazzina sbeccata e scrostata. -
-Oh,
che cosa ho mai fatto di male, per essere stato mutato in un
soprammobile!-si lamentò Flashlar, dimenando non più le
sue braccia, ma i bracci di un candeliere dorato. -Carmen, invece, la
trovo di gran lunga migliore sotto questo aspetto. -Carmen era la
sguattera del duca, ora un soffice spolverino scarlatto.
Il
duca si ritirò con la coda letteralmente fra le gambe,
accompagnato dal mesto suono di un sitar, nelle cui corde vibrava
l'anima del suo massaggiatore preferito. Entrò nel salone
delle grandi occasioni e notando la presenza di un organo, si sedette
allo sgabello e picchiò violentemente sui tasti. Dalle canne
si levò un suono lamentuoso. Era il grido di dolore
dell'accordatore del duca, ora imprigionato in quel grande organo.
http://www.youtube.com/watch?v=q3jd87DzUSo
Ora,
lasciamo per un attimo il duca e rechiamoci al villaggio. Il sole
sorse come al solito, non apportando nessuna novità alla vita
tranquilla di questo ridente paesino. Hans, uno dei mercanti più
ricchi del contrado, si svegliò all'alba. Doveva infatti
passare di fattoria in fattoria per riscuotere i suoi crediti. A
dispetto del suo patrimonio, la più preziosa delle sue fortune
era la figlia, la graziosa Bélla, rinomata in tutta la
campagna per il suo buon cuore. Ella stava curando, come era abituata
a fare, i libri mastri del padre, seduta alla sua scrivania.
-Oggi
voglio che tu mi accompagni, Bélla. -le disse Hans, ponendole
una mano sulla spalla delicata. -Vorrei che tu osservassi da vicino
il mio mestiere, affinché tu possa proseguire la mia attività,
un giorno. -
-Sì,
papà. Sono felice di accompagnarti. -cinguettò Bélla,
con la sua voce cristallina.
-Bene,
aiutami a caricare il calesse. Dobbiamo portare con noi l'occorrente
per la giornata. -
-Papà,
a cosa ci servono delle torce?-
-I
tetti di paglia bruciano che è una meraviglia, non lo sapevi?
Prendi appunti. Questa sarà una giornata molto proficua. -
Così,
padre e figlia presero posto sul loro calesse e attraversarono la via
principale del paese, salutando gli abitanti, i quali ricambiavano
intimoriti.
-Bonjour!-esclamò
il fornaio, con voce tremolante.
-Ecco
il fornaio con il suo vassoio. -commentò Bélla. -E' dal
giorno che arrivai, che non mi ha pagato mai. -
-Quella ragazza è
proprio originale. -mormorarono due comari. -Pensa sempre ai conti
suoi. La sua bella testolina non è qua. -
Tutti
tranne uno, un baldo giovane di origine italiana, dai morbidi capelli
neri e con una vezzosa fossetta sul mento. Era Romeo, il ragazzo più
invidiato del paese.
-Ciao
Bélla, dove vai così di buon'ora?-le domandò,
con il suo sorriso scintillante.
-Accompagno
mio padre. -
-State
attenti, attraversando i domini personali del duca. Si raccontano
strane storie, di questi tempi. -rimirandola mentre la sua carrozza
si allontanava, Romeo si accarezzò il mento e disse fra sé. -E'
proprio lei la ragazza che sposerò, la ragazza più
ricca del paese. E' la migliore...e non mi merito il meglio io? -
Oh
sì, bambini, i contadini si scambiavano inquietanti racconti a
tal riguardo. Si diceva che il duca facesse catturare e uccidere ogni
giovane di bell'aspetto che osasse mettere piede nella sua tenuta.
Non solo, pare che più di un'ingenua pastorella fosse stata
rapita. Di notte, poi, i contadini tremavano come foglie nei loro
letti, ogni volta che udivano un orribile ululato percorrere i boschi
e i campi. Ma padre e figlia dovevano piuttosto temere ben altro tipo
di pericoli.
Stava
scendendo ormai il sole, quando di ritorno da una lunga e proficua
giornata di lavoro, Bélla e suo padre stavano attraversando il
folto bosco nei dintorni del castello. I contadini avevano pagato i
loro debiti senza protestare e Hans aveva faticato non poco per
chiudere il forziere, caricato sul retro della carrozza. Ora ne stava
contando mentalmente il contenuto, ignaro del pericolo che si
nascondeva fra gli alti cespugli.
Improvvisamente,
una decina di uomini armati di forche e bastoni prese d'assalto la
carrozza. Erano i contadini, inferociti a causa delle angherie di
Hans. Da giorni avevano pianificato di aggredirlo e depredarlo dei
suoi averi, per porre fine al suo regime di terrore. In pochi istanti
riuscirono a rovesciare la vettura e a far fuggire il cavallo. Bélla
si guadagnò la via di fuga attraverso il finestrino
fracassato. Vide suo padre cercare di impedire a quei criminali di
rubare il suo oro, ma riconoscendo che così facendo avrebbe
soltanto peggiorato la situazione, lo prese per una mano e lo obbligò
a scappare insieme a lei, nel folto del bosco.
Intanto,
in cielo andavano raccogliendosi grosse e nere nubi, presagio di
tempesta. Bélla e suo padre stavano correndo già da
qualche minuto, le voci dei contadini sempre più vicine,
quando un lampo accecante spezzò la quiete della sera e una pioggia
violenta si riversò su di loro. Corsero con tutto il fiato che
avevano in gola e infine il bosco si diradò. Davanti a loro si
stendeva un lungo ponte levatoio, che attraversarono senza
riflettere. Giunti di fronte a un massiccio portone, batterono
disperati sulla sua superficie, invocando aiuto. Esso si aprì
su un vasto e buio atrio, chiudendosi subito dopo.
-Questo
è il palazzo del duca...-mormorò timoroso Hans.
-Dobbiamo andarcene al più presto, figlia mia. Il mio denaro!-
Un
cupo ruggito li fece trasalire. Dalla densa oscurità di quella
stanza priva di illuminazione, emerse una figura massiccia. Si pose
sotto un debole fascio di luce che filtrava da una finestra,
manifestandosi in tutta la sua bestialità.
-E'
una bè-bè-bèstia...-balbettò Bélla.
-No,
il mio nome è Béstia. E dovete ringraziare soltanto me,
se ora siete salvi. Io ho ordinato che Ivan si aprisse. -
-Ivan?-
-Il
mio portone, il mio fedele portinaio. Ora, però, intendo
essere ricompensato per la mia generosità. Tu, donna,
diventerai la mia sposa. -
Bélla
non riuscì a trattenere un moto di disgusto.
-Non
puoi privarmi di mia figlia!-gridò il padre, ma un solo,
rapido sguardo della Béstia, gli strozzò la voce in
gola. -Sì...sì...ho capito. -
-Vattene,
uomo. Madame Pie ti accompagnerà al villaggio. -fece
schioccare gli artigli e si udì uno sferragliare.
Hans
vide presentarsi un'enorme armatura, alta almeno due metri.
Un'armatura femminile, con l'elmo a forma di cornacchia.
Quell'orribile golem si caricò Hans in spalla e uscì
dal portone.
-Papà,
no! -strillò Bélla in preda al terrore, ma ormai era
troppo tardi; le porte della sua nuova prigione si chiusero con uno
schianto.
Tuttavia,
non disperate bambini. Hans non era un padre degenere. Sulle
spalle di Madame Pie meditava un sofisticato piano per riappropriarsi
dell'amata figlia. “Il duca dev'essere morto, altrimenti il
castello non sarebbe diventato la tana di un animale. Ohohoh, ahahah,
non appena giungerò al villaggio, convincerò quei
villici a diventare la mia milizia e a prendere d'assalto il
castello. Dirò loro che la Béstia minaccia la
tranquillità del villaggio. Mi farò aiutare da
quell'uomo privo di scrupoli che è Romeo. Tutti gli danno
retta. E io prenderò possesso del castello, diventerò
duca e tutti mi verseranno tributi fino alla morte!”
Nel
frattempo, la Béstia non si era curata di mostrare la sua
sfarzosa abitazione a Bélla, la quale era stata condotta nella
sala da pranzo da Flashlar e da Carmen. La Béstia sospirava,
ripetendo nella sua mente la crudele maledizione della Dea. Da quel
giorno la rosa, custodita all'ultimo piano della torre più
alta del castello, aveva già cominciato a sfiorire come la sua
speranza. La speranza, si ripeteva, è l'ultima a morire. Ma
alla fine muore anche lei...
http://www.youtube.com/watch?v=WmVhJtfJbMc
-Stia
con noi, mademoiselle. -le disse Flashlar, facendola accomodare a
tavola, sulla quale le venne servito ogni ben della Dea. -Il padrone
è un po' brusco di modi, sporca il letto e graffia le
lenzuola, ma è un brav'uomo. -
Intanto,
Carmen aveva organizzato una spettacolare coreografia insieme
all'argenteria e alle stoviglie per intrattenere l'ospite. Le
formaggiere battevano i coperchi come nacchere, i cucchiai suonavano
la marimba sui piatti e i tovaglioli danzavano come ballerini di
flamenco sul bordo della grande ciotola della sangria. Intanto
Sandrine gorgogliava dalla gioia, segno che il caffé era
pronto.
Quello
spettacolo rincuorò sinceramente Bélla, la quale fu poi
condotta al suo giaciglio. “Sbaglio, o questo letto si muove?”pensò
prima di addormentarsi. In effetti era proprio così. Flashlar
l'aveva fatta stendere su un letto animato dalle peggiori intenzioni,
che la solleticò per tutta la notte, provocandole sogni che
non possiamo narrare.
I
giorni passarono, senza che tra Bélla e la Béstia si
instaurasse un vero rapporto. Al mattino la Béstia amava
girovagare per i boschi, seguendo col fiuto la traccia di un animale
selvatico e verso mezzogiorno tornava al castello con una preda fra
le zanne. La deponeva sempre ai piedi di Bélla, la quale però
guardava sdegnosa la povera bestiola. Decise dunque di educare quella
creatura.
http://www.youtube.com/watch?v=56_5YWKEOk0&feature=related
Impartì
alla Béstia brevi lezioni per insegnargli a tenere in mano le
posate e ordinò che non si presentasse mai davanti a lei senza
essersi prima pulito da cima a fondo. Soprattutto a tavola doveva
sedersi pulito. Più di una volta una pulce era saltata nel
piatto di Bélla. Insegnò alla bestia anche a domare la
propria aggressività. Per esempio, gli fece perdere
l'abitudine di acchiappare e stritolare i passerotti. Ora gli
uccellini amavano posarsi sulla sua ruvida pelliccia. Si può
dunque dire che le maniere della Béstia migliorarono molto
grazie a Bélla e anche il suo animo si rasserenò.
Forse, in lui stava prendendo vita un sentimento che fino a quel
momento gli era sconosciuto. L'amore...(Qualcosa va di
traverso ad Ashlar, facendolo tossire.)
Intanto,
Bélla aveva avuto modo di rendersi conto di quanto fosse
speciale quella Béstia. Seguendo Carmen durante le sue pulizie
quotidiane, notò di quante ricchezze traboccasse il castello.
“Qualcosa in lui si trasformò. “pensava Bélla,
passeggiando per il giardino. “Era altezzoso, un po' vanitoso ma
ora no. E' timido, piacevole. Non mi ero accorta che era pure
nobile...E quella sua coda di marmotta è così
adorabile...”
http://www.youtube.com/watch?v=68rsL0cOxyY&feature=related
Qualche
giorno dopo, al villaggio, Romeo non riusciva a darsi pace. Il solo
pensiero di Bélla gli faceva scoppiare la testa. “E non solo
quella”, pensavano i clienti della taverna, nella quale Romeo aveva
dato l'ennesima festa per celebrare il suo ego. Se ne stava seduto,
con aria meditabonda e imbronciata, sulla sua personale poltrona
rivestita di pelle d'orso. Romeo, infatti, amava assai l'odore
mascolino che emanava quella pelliccia e lo respirava a pieni
polmoni. Avvinghiate alle sue ginocchia, sospiravano svenevolmente le
tre oche del paese, tre gemelle di eguale bellezza che il padre
sperava di maritare al più presto, sebbene il loro valore si
fosse ormai deteriorato da tempo.
-Ah...-gemette
la più spudorata delle tre. -Nessuno è più duro
di Romeo. -
-A
parte la testa di Bélla. -mugugnò lui.
-Che
ne è stato, Romeo, del regalo della scorsa settimana?-gli
ricordò servizievole il suo fido attendente. -Hai fatto alzare
in volo un intero stormo di anatre e le hai uccise una ad una. Dio
solo sa la fatica che ho fatto per raccoglierle tutte e dare il colpo
di grazia alle più resistenti...-
-Zitto
Pauvre-Pomme, è la prima volta che una ragazza dimostra
l'ardire di respingermi. Chissà se suo padre è della
stessa idea?-
-Ma
come può resistere al tuo italico sguardo, a quella fossetta
sul mento e al tuo petto...-
-Senza
neppure una macchia di pelle nuda!-esultò Romeo, aprendosi la
camicia e facendo svenire dalla contentezza le tre gemelle. -Ah, non
c'è proprio nessuno più gagliardo di me...-
La
porta dell'osteria si spalancò all'improvviso e tutti i
clienti riconobbero Hans nell'uomo che crollò sulla soglia.
Perché, cari bambini, Hans ha impiegato così tanti
giorni per tornare al villaggio? Semplice, aveva setacciato l'intero
sottobosco della foresta, per raccogliere le monete che potevano
essere scampate alle avide mani dei contadini. Infine, si era avviato
verso il paese, elaborando un piano per convincere Romeo e i suoi
compari ad aiutarlo a riprendersi Bélla e togliere di mezzo la
Béstia.
-Aiutatemi,
signori!-si disperò, piangendo finte lacrime. -Un'orribile
Béstia ha rapito la mia bambina e la tiene rinchiusa nel suo
castello. Non so che fare. Sono soltanto un pover'uomo...-
-Hans.
-esclamò Romeo, saltando giù dal suo scranno. -Farei di
tutto, darei persino la mia vita per salvare Bélla. Conosci
bene i sentimenti che fanno sussultare il mio cuore. -
-Romeo.
-Hans gli prese le mani fra le sue. -Questa è l'occasione per
dimostrarle tutto il tuo amore. E una volta sgomberato il castello
dalla Béstia io ne prenderò poss...ehm, io ti darò
in sposa mia figlia. -
-Così
sia. -
Romeo
sorrise compiaciuto, tirando la pelle dura e maschia delle sue
guance. Annunciò a gran voce che chiunque volesse dare prova
ora, subito, del proprio coraggio, non aveva che da seguirlo. Fu
acclamato dagli uomini più beceri e analfabeti del paese e,
armati di rastrelli e forconi, si misero in marcia verso il castello.
Intanto,
Bélla si baloccava con la propria fantasia, immaginandosi
l'avvenire dei sentimenti che provava per la Béstia, nonché
di quelli che la Béstia provava per lei. Si era convinta di
poterlo amare a dispetto delle sue fattezze e vivere per sempre
insieme a lui, in quel meraviglioso palazzo. Così, saltellando
come una colombella per i corridoi lastricati di marmo, prese
sovrappensiero una direzione che fino a quel momento aveva sempre
evitato. Salì su su, fino in cima alla torre che la Béstia
le aveva proibito. Purtroppo, lei non si ricordava di questa
ammonizione e giunta in una stanzetta angusta, tutta polverosa e
piena di ragnatele, notò che vicino alla finestra c'era un
tavolino. E su questo tavolino era stata posta una teca di vetro, la
quale proteggeva una rosa che, prodigio dei prodigi, stava in piedi
da sola.
Era
una rosa molto abbruttita. Infatti, aveva perduto quasi la metà
dei suoi petali. “Perché la Béstia conserva un fiore
così malaticcio?”si domandò ingenuamente Bélla.
“Ne farò un buon uso.” Così, sollevò la teca
e prese la rosa fra le mani. Gongolandosi come un'adolescente resa
euforica dal primo amore, ne strappò un petalo. “M'ama”.
Poi un altro. “Non m'ama”. E un altro ancora e così via
finché non ne rimase uno soltanto, quello che avrebbe
confermato l'amore della Béstia. Ella stava per staccarlo,
quando un tremendo ruggito la fece quasi svenire dalla paura.
Fu
scaraventata senza riguardo contro il muro e quando alzò gli
occhi per vedere il suo assalitore, le si spezzò quasi il
cuore nel riconoscere il muso feroce della Béstia. Egli le
riversò contro ogni sorta di ingiurie e le ordinò di
andarsene immantinente, altrimenti avrebbe pasteggiato con la sua
tenera carne di vergine. (-Vergine?Ma siamo sicuri?-commenta
Ashlar.)
Bélla
non se lo fece ripetere. Si precipitò giù per le scale
a chiocciola e corse nella camera della Béstia, dove il giorno
prima aveva notato uno splendido specchio dal manico in tartaruga.
Ero lo specchio che il duca un tempo si portava sempre appresso. Lo
trafugò insieme a qualche gioiello e corse a perdifiato per la
scalinata principale.
-Al
ladro!-gridò Flashlar, inseguendola con tutta l'argenteria in
assetto da battaglia.
Ma
Bélla era troppa veloce. Lesta come una lepre si guadagnò
la via di fuga e, rubando un cavallo nelle stalle del duca, si lanciò
al galoppo nel fitto del bosco.
-Ve
l'avevo detto io che di quella non c'era da fidarsi. -sentenziò
aspramente Carmen.
La
Béstia la guardò fuggire dall'alto della torre, dando
di tanto in tanto un'occhiata alla rosa ormai completamente spogliata
dei suoi petali. Contro la sua volontà, una lacrima gli inumidì
il pelo del muso. Si acciambellò sul pavimento sporco, deciso
a morire di fame e di sete, una volta che la maledizione si fosse
compiuta.
Bélla
stava galoppando da circa un'ora, quando il sole tramontò
definitivamente fra le fronde del bosco. Scese dalla groppa del
cavallo e si guardò allo specchio, per vedere come quella
folle corsa le aveva messo in disordine i capelli. Il cuore le balzò
in gola, vedendo riflessa sulla sua superficie l'immagine della
Béstia accasciata per terra. La povera bestiola stava
sicuramente morendo di crepacuore. Poi, l'immagine cambiò,
mostrando quella che sembrava la caricatura di un'orda feudale
attraversare il ponte levatoio. Bélla riconobbe suo padre e
Romeo alla testa di quella truppa.
Un
orribile presentimento si fece strada nel suo cuore. “Vogliono
sicuramente uccidere la Béstia. Non posso permetterlo.
“Rimontò in groppa al cavallo e lo spronò a fiondarsi
più veloce di un dardo verso il castello. Ogni secondo poteva
essere decisivo per salvare la Béstia. Come le diceva sempre
suo padre, il tempo è denaro.
Intanto,
quell'orda aveva presso d'assalto il castello sguarnito di ogni
protezione. La Dea aveva pensato con molta lungimiranza di non
tramutare neppure un servitore in un cannone o quantomeno in
un'alabarda. Le stoviglie opposero una fiera resistenza ma gli uomini
di Romeo ebbero comunque la meglio.
Quando
Bélla fece ritorno al castello, fu accolta da uno spettacolo
che la lasciò sgomenta. L'atrio era costellato di miriadi di
piatti e bicchieri andati in frantumi. Attraversò circospetta
quel campo di battaglia cosparso di insolite frattaglie, attenta a
non ferirsi i piedi, e si diresse verso la torre, sicura di trovarvi
la Béstia.
Sfortunatamente,
Romeo l'aveva già trovata e costretta a battersi contro il suo
volere. Forte dell'apatia che immobilizzava la Béstia, la
buttò fuori dalla finestra, facendola rovinare sul tetto
scivoloso. Non paga di ciò, la Dea diede sfogo alla potenza
delle intemperie, scatenando un violento temporale. Romeo continuava
a menar colpi contro la Béstia con il suo coltello da caccia,
senza incontrare nessuna resistenza. Ecco, gli mancava davvero poco,
solo una piccola spinta per farlo precipitare nel vuoto, quando Bélla
si sporse dal davanzale.
-Non
farlo, Romeo!-
-Non
pensavo ti piacessero gli animali, Bélla. -rispose lui,
sprezzante. -Quando ci saremo sposati, farò confezionare uno
splendido tappeto con la pelliccia di questa belva. -
Come
rinvigorito da una nuova forza alla sola vista di Bélla, la
Béstia rinsavì e, approfittando della distrazione di
Romeo, gli afferrò la testa con le zampe possenti e gliela
tranciò di netto dal collo, per poi gettarla nel vuoto. (Pink
lancia un grido di orrore.)
-Oh Béstia!-esclama Bélla piangendo e scavalcando il
davanzale per rifugiarsi fra le sue braccia pelose. -Potrai mai
perdonarmi? Io ti amo tanto...-
Lassù, nell'alto dei cieli, il Dio rise in faccia alla Dea,
reclamando il pagamento della scommessa che avevano fatto tempo
addietro. Stizzita, la Signora di tutte le sventure gli allungò
un paio d'anime e spezzò la maledizione della Béstia.
Questa si tramutò all'istante, in un tripudio di luci
colorate, in uno splendido giovane, la cui bellezza fece quasi
trasalire Bélla.
-Presto, mio cara. -mormorò lui ammaliante. -Andiamo dentro o
mi bagnerò tutti i capelli. -
http://www.youtube.com/watch?v=uHnvErJOL3o
Come d'incanto, anche tutti i servitori tornarono alle loro
condizioni originarie. Tutti, nessuno escluso. Cosicché gli
uomini di Romeo, trovando l'atrio cosparso di membra amputate e
interiora, fuggirono a perdifiato fuori dal castello. Carmen fu
costretta a ripulire il tutto in fretta e furia, senza neppure potere
esultare.
Il giorno seguente, dopo una burrascosa notte d'amore, il duca chiese
in moglie Bélla e chiamato il padre al castello, ne ottenne la
più che spontanea benedizione. Hans fu fatto funzionario del
duca e gli fu concesso il dirittodi amministrare il suo potere su
tutto il ducato. Qualche giorno dopo, invece, furono celebrate le
nozze del duca e di Bélla. E vissero tutti felici e contenti.
P:
chi ha scritto questa fiaba?
Alphie:
penso l'abbia scritta Ash nei suoi momenti di ozio.
Ash:
in effetti sì, i miei impegni di coterie si sono un po'
alleggeriti e quindi ho avuto modo di esercitare la mia creatività.
P:
ho qualcosa da ridire sulla morale di questa fiaba.
Ash:
chi ha mai parlato di morale? Ti sembra che i vampiri possano avere
una moralità? Ho semplicemente adattato la fiaba originale
alle esigenze di questo mondo crudele.
P:
e cosa mi dici dell'exploit splatter della conclusione?
Ash:
i piccoli vampiri adorano il sangue! Sai, alla “Piccola Claudia”
le Sorelle fanno sempre vedere un film dell'orrore prima di
addormentarsi. Ritengono che sia consono all'educazione di un
vampiro.
P:
ci sarà pure un motivo se ogni anno il Principe cerca di
sfrattarle...
Ash:
il Principe vuole sicuramente confiscare l'edificio per adibirlo a
dimora personale. Vedete, questa fiaba aveva una morale neppure
troppo nascosta.
Alphie:
più che morale la chiamerei insinuazione. Oh Dio, con tutti
gli universi paralleli che hanno preso vita in queste frequenze
comincio a fare un po' di confusione...
Ash:
pensi che la verità coincida con la realtà in cui vivi,
quella plasmata dagli Anziani? No, Alphie, la verità è
la fuori! E noi di Radio Carmilla punteremo costantemente il nostro
dito verso di essa!
P:
penso sia giunto il momento di chiudere. Sta cominciando ad
albeggiare.
Ash:
buongiorno dunque, pargoletti. Dormite bene...
[Sigla
di chiusura: “Brahms' lullaby” di “Céline Dion”
http://www.youtube.com/watch?v=LzjFPb-4NpE&feature=related]
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