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Gių la masquerade! III: Shangri-La
Saturday 20 October 2007
 
Scritto da Samael,

[Sigla di apertura: estratto di “Venus in furs” dei Velvet underground & Nico. La musica si interrompe improvvisamente col suono di un gong. ]

Amici ascoltatori, non avvertite anche voi il soave profumo del loto spandersi nell’aria di questa fredda serata autunnale? Un ricordo d’estate, una serenata indiana, come direbbe Shelley. Questa sarà una nottata di ricordi. Già percepisco un sommovimento nel cuore, simile alla violenza di un monsone.

 

Come ben ricorderete, la puntata di oggi di "Giù la masquerade!" si chiama "Shangri-La, il giardino della beatitudine" e tratterà di quel singolare esemplare umano che ho avuto la fortuna di incontrare durante la mia vita mortale, Bagoa. Comprendo che possa apparire alquanto maleducato monopolizzare questa trasmissione a scopi autobiografici. Quindi, vi prego miei cari, frequentate numerosi il mio blog. Questa dunque sarà l'ultima puntata del programma a essere incentrata su di me. Le prossime serate saranno impreziosite da succulente interviste, comparsate e pettegolezzi sul mondo della Camarilla e non solo.

[In sottofondo si odono le note di "Like a virgin" di Madonna. ]

Sentite anche voi questa canzone? Indovinate di cosa sto per parlarvi. Dovete sapere che molti vampiri sono tormentati da un'indomabile curiosità, riguardo un argomento che non permette loro di dormire di giorno. Soprattutto noi Toreador abbiamo dato vita alle più disparate ipotesi a proposito della...supposta verginità della Gangrel più famosa di San Francisco, la nostra amica dal rosso crine che tutti conosciamo e che per salvaguardarne l'anonimato chiameremo Brunhild. A dire il vero mi sembra il segreto di Pulcinella, ma se può servire ad arginare l'ira del Principe...

A ogni modo, Brunhild custodisce gelosamente il segreto riguardo lo stato della sua virtù. Tergiversa, aggira i discorsi compromettenti come la più casta delle dame da salotto, aggredisce malamente coloro che provano a infilare le mani nelle sue zone rigorosamente off-limits. Ma noi vogliamo sapere! La Camarilla intera vuole sapere! Ebbene, inviatemi via sms o e-mail le vostre opinioni. A fine trasmissione, vi renderò noti i risultati del sondaggio.

Ora, però, immergiamoci insieme nelle acque del Gange, seguitemi attraverso il mio breve passaggio in India.

[Come sottofondo, a ripetizione "Facing east" degli Thievery corporation. ]

 

-Ciao Ash, andiamo insieme a far nuotare i cigni al laghetto?- furono queste le prime parole che mi rivolse Parvati, al termine del corso pomeridiano di origami alla comune, due giorni dopo che si era trasferita insieme alla sua famiglia.

Non ci eravamo mai rivolti neppure una parola nei giorni precedenti, ma lei mi salutò come se ci conoscessimo da sempre. Io avevo tredici anni e anche lei, secondo quanto mi raccontò durante il tragitto tra il garage di Poppy McGraw, dove si era tenuta la lezione. Tuttavia, ne dimostrava sedici, tanto era maturo il suo fisico e truccato il suo volto. Gli occhi erano cerchiati da un pesante tratto di eyeliner e la bocca luccicava di gloss rosso cupo. Il suo seno, racchiuso completamente nel suo sari sgargiante verde pappagallo, era piccolo ma proporzionato. I suoi fianchi erano stretti, mentre le spalle risultavano un pochino troppo larghe per una ragazza, ma perfettamente intonate con il resto del corpo. La sua statura, invece, era pressoché identica alla mia, che ero già abbastanza alto per la mia età. Infine, tutta la sua figura emanava un profumo di vaniglia.

Vi era qualcosa di profondamente infantile nella proposta che mi aveva appena fatto, tenendo conto del suo aspetto esteriore così maturo. Ma il suo sorriso riluceva di un'infanzia felicemente protratta oltre i suoi termini consueti, e le sue movenze, il modo in cui saltellava spensierata, mi ricordavano la gioia che prova un bambino quando riceve un giocattolo da tempo desiderato. Durante la passeggiata, mi parlò con la sua voce profonda, finemente modulata con una tecnica che poteva apparire artificiosa. Parvati era in grado di raggiungere tonalità molto basse, ma la sua voce rimaneva sempre inconfondibilmente femminile e aggraziata.

Che cosa c'entra tutto questo con Bagoa? C'entra, c'entra, poiché ben presto la sua ombra nefasta avrebbe portato via da me la dolce Parvati. Quello fu uno dei pochi pomeriggi che trascorremmo insieme, beandoci di una serenità che mi sarebbe presto venuta a mancare. Lasciammo che i nostri cigni di carta galleggiassero spensierati sulle calme acque del laghetto e intanto ci aprivamo il cuore a vicenda. Lei suggeva con voracità a tratti perversa le mie confessioni. Sembrava capirmi in tutto e per tutto, e intanto rideva degli aneddoti divertenti che le raccontavo. La sua bocca si spalancava terrificante come le grotte di Marabar e dalle sue profondità emergeva quella cinguettante e a tratti sinistra risata, colma di una naturalezza tanto perfetta, da apparire artificiosa.

Molti altri pomeriggi trascorsero in questa maniera, tra chiacchiere sonnecchianti e corone di fiori che intrecciavamo l'uno per l'altra, finché un giorno Parvati mi disse che era giunto suo cugino Bagoa, col quale era legata da più di un vincolo di sangue. I matrimoni tra consanguinei non erano infatti rari nella sua famiglia. Il giorno successivo, lo incontrai per strada, mentre tornavo da scuola. Sebbene non l'avessi mai visto primo, lo riconobbi subito, notando la stupefacente somiglianza che condivideva con Parvati. Al contrario di lei, i suoi capelli erano tanto lisci da sembrare fili di seta. Non gli scendevano sulle spalle in rigogliose onde come nel caso di Parvati, ma come cascate di nero smalto. Il suo viso era pulito e imberbe, sebbene dimostrasse più o meno diciassette anni, e la sua statura non era molto sviluppata.

Quel giorno indossava un lungo caftano bianco di lino, che gli donava l'aria di un santone. Le sue ampie maniche ondeggiavano al vento, quando mi porse le mani affinché le stringessi. Il suo tocco era caldo e morbido, ma qualcosa in lui mi inquietava misteriosamente. I suoi profondi occhi neri, il loro taglio languido e provocante.

-Sei tu Ashlar, vero?- la sua voce era così profonda e vellutata. -Non vi è nessun altro in questa comune ad avere capelli rossi come i tuoi. -

-E tu dovresti essere Bagoa, o sbaglio?-risposi, rapito dalla sua perversa bellezza. -Assomigli così tanto a Parvati che se non sapessi che sei suo cugino, ti avrei scambiato per il fratello. -

-Il sangue può giocare brutti scherzi quando non viene mescolato a dovere. In verità, forse è per questo che nutro un sincero affetto nei confronti di Parvati, un sentimento che risiede in me sin dalla mia nascita, scritto nel sangue e nella carne. -

Non vi è ragione che vi racconti il resto. Lo conoscete già. Con quella frase, Bagoa mi dichiarò guerra. I pomeriggi che ero solito trascorrere in compagnia di Parvati si diradarono sempre di più. Se mi recavo a casa sua, appariva Bagoa sulla porta, dicendomi che non volevano essere disturbati. Se incrociavo Parvati per strada, si affrettava abbassando lo sguardo. Finché un giorno, Bagoa mi confessò che presto si sarebbero sposati, che in India le persone si sposano molto giovani e che dunque rientrava tutto nella normalità.

Ero affranto da quella notizia e solo i rincuoranti consigli di Isole riuscivano a domare il mio dolore. Intanto, Bagoa continuava a cercare la mia compagnia, non contento di avermi strappato il primo amore della mia vita. Mi trattava come un amico. Ero sicuro che prima o poi mi avrebbe chiesto crudelmente di presenziare al suo matrimonio. L'avrei sicuramente preso a pugni, l'avrei messo ko. Invece, fu lui a mettermi fuori combattimento. Mi invitò nottetempo a fare una passeggiata con lui in riva al lago e versò in un bicchiere una bevanda profumata, conservata in un termos. Sapete cosa accadde subito dopo. Quella bevanda era una droga e lui tentò di abusare di me, ma Isolde mi salvò prontamente. E quella notte, Bagoa lasciò la comune. Parvati pianse lacrime amare nei giorni a seguire, ma poi si abbandonò alla consolazione delle mie braccia e ritrovò il sorriso.

I mesi scivolarono via veloci, così intrisi di quella gioia ritrovata e io e Parvati ci separammo sotto quel malevolo glicine che aveva testimoniato l'assalto che Bagoa aveva tentato su di me. Mi diede un caldo bacio sulle labbra e ci scambiammo la promessa di rincontrarci in futuro. Ciò avvenne molti anni dopo, dopo l'università.

Intanto, io mi ero trasferito in un lussuoso collegio maschile. Come già sapete, sfruttai l'innata bellezza del mio corpo a fini di lucro, posando come modello per nudi per il club di pittura. Accettai persino di posare per una scuola di pittura esterna al collegio che mi pagava molto bene. Ricordo ancora una seduta in particolare. La seduta era cominciata da diversi minuti e io posavo come un moderno Adone, tentando di restare sveglio a causa dei postumi di una nottata particolarmente turbolenta. A un tratto, la porta della stanza si aprì per lasciare entrare uno studente ritardatario. Quale orrore provai nello scoprire che si trattava di Bagoa!

Quel lascivo ashura mi aveva rintracciato e finalmente trovato. E quale divertimento gli guizzava negli occhi, mentre fissava il mio corpo nudo. Il suo pennello sfrecciava febbricitante sulla tela, schizzandogli numerose gocce di colore sull'elegante camicia bianca con le maniche a sbuffo. Infine, impiastricciato come un quadro di Kandinski, si alzò dallo sgabello e uscì dall'aula. Non tornò a ritirare la tela e quando l'insegnante andò a guardarla, notò che vi era una dedica. Un regalo per te, Ashlar. La portai via con me e la buttai nel primo cassonetto che trovai fuori.

Una risata garrula e sprezzante emerse dall'oscurità del crepuscolo. Eccolo dietro di me, il sinistro Bagoa, con i capelli raccolti in una coda di cavallo, lasciando libere soltanto due ciocche sottili, che gli scendevano sul volto come scie di inchiostro.

-Pensavi forse di sfuggirmi ancora a lungo?- mi domandò, estraendo un sigaro da una raffinata scatoletta d'argento, un cheerot birmano per la precisione. -Ho seguito le tue traccia come la più affamata delle tigri. Non puoi più sfuggirmi. -

Senza neppure rispondere alle sue provocazioni, gli diedi un pugno dritto in faccia, facendolo rovinare vergognosamente a terra, tra le pozzanghere d'acqua e di urina di gatto. Non avevo altro da aggiungere. Girai i tacchi delle mie preziose Church's di coccodrillo e me tornai a casa. Di tanto in tanto mi guardavo alle spalle, terrorizzato al pensiero che Bagoa potesse inseguirmi. I ricordi di quella nefasta notte sotto le fronde del glicine mi torturavano, facendomi balzare il cuore in gola. Di quali infidi mezzi poteva avvalersi ora Bagoa per raggiungere i suoi scopi?

Le successive apparizioni di Bagoa ricalcarono questo schema. Furono istantanee ed improvvise, come la visione di un fantasma. Mi tese un agguato nel bagno turco di un centro benessere. Oppure, mi inviava lettere dai contenuti così pornografici e audaci che avrebbero fatto arrossire il più spudorato impresario di film a luci rosse della California. Mi si sedeva accanto nelle biblioteche e mi fissava, sapendo che non avrei potuto colpirlo o minacciarlo ad alta voce in quei locali. Mi seguiva nei bagni pubblici e bussava alle porte delle cabine, ridacchiando. E a ogni San Valentino mi invia colossali scatole da cioccolatini, che io divoravo naturalmente nel giro di una giornata, e dozzine di rose rosse che ammorbavano l'aria della mia stanza al dormitorio universitario.

Era diventato un incubo. Come nel film  " Il mostro di Düsseldorf", la sua ombra si allungava minacciosa nella luce dei lampioni. Anche dopo la conclusione degli studi universitari. Bagoa perseverava a tormentarmi. Partecipava ai miei vernissages. Acquistava le mie opere d'arte. Importunava Wendy con insistenti richieste di fissare un appuntamento con me.

Finché un giorno, anzi, una notte...Parvati riapparve. Ci incontrammo a una mostra nella mia galleria, dedicata a Turner. Proprio di fronte al sublime quadro che rappresenta l'incendio di Londra del 1666, ci scambiammo il nostro primo saluto dopo anni. Il suo trucco era come al solito pesante. Gli occhi cerchiati come un'odalisca, le labbra cariche di rossetto viola, le guance pennellate di fondotinta dal piacevole profumo vellutato. Indossava un delizioso tubino nero, in seta e paillettes, rigorosamente privo di décolleté. Le sue unghie laccate di viola rilucevano alla luce dei lampadari, mentre mi accarezzava il viso.

-Oh Ash, quanta strada hai fatto,...Sono così fiera di te. Se avessi sposato te, se solo fossi venuta a cercarti prima. -mi disse con gli occhi umidi di lacrime.

-Perché dici questo, Pa? Non dirmi che...-le parole mi morirono in gola.

-Si, Ash. Sono sposata!-affondò il volto nel mio petto e proruppe in singhiozzi affannosi. -Oh, come vorrei ritornare indietro nel tempo...-

Pianse a lungo tra le mie braccia e quando si calmò, la condussi all'aperto, a fare quattro passi nel parco situato vicino alla mia galleria. Ancora una volta ci trovavamo in riva a un laghetto. Il nostro laghetto, ormai non esisteva più. La comune era stata chiusa da diversi anni e trasformata in uno squallido luna-park per bambini viziati e genitori iperprotettivi. Continuava però a esistere nei nostri ricordi e grazie al potere dell'immaginazione, quel laghetto cittadino si tinse dei colori della nostra memoria. Sentimmo il suono dell'arpa celtica suonata da Lily O'Neill. Respirammo il profumo delle essenze preparate dalla madre di Parvati e vedemmo il rigoglioso glicine stagliarsi contro il cielo notturno.

-Immagina che quell'albero sia qui davanti a noi, Ash. -mi sussurrò Parvati, avvicinandosi alla sponda del laghetto. -E'proprio come un tempo, se chiudi gli occhi. Guarda! Vedo i nostri pomeriggi assolati!-

Chiusi gli occhi e li vidi anch'io. Poi, udii come uno sciacquio. Parvati era immersa fino alle ginocchia nell'acqua. La seguii e ci ritrovammo l'uno fra le braccia dell'altra. Come se mi trovassi all'interno di un romanzo d'amore, sapevo che quello era il momento giusto e la baciai. Le sue labbra profumavano di vaniglia. Quando ci separammo, Parvati mi rivolse uno sguardo di vittoria ed emise una risata derivata, poi, si voltò e avanzò ancora di più nelle acque del lago, finché non ne fu totalmente sommersa. Spaventato e preoccupato, sciaguattai per trarla in superficie, ma improvvisamente la vidi riemergere, bella e terribile come una sirena. I capelli le scendevano gocciolanti lungo le spalle, simili ad anguille. Il vestito le si era appiccicato addosso, evidenziando in ogni minimo dettaglio le sue forme perfette.

Il trucco era stato completamente lavato via e io, stupefatto e terrorizzato, mi ritrovai a fissare gli occhi furiosi di Bagoa. Era stato un inganno fin dall'inizio. La sua sorprendente somiglianza con Parvati, la sua voce artificiosa, il fatto che non li avevo mai visti insieme nel medesimo istante...Me ne sarei dovuto accorgere molto prima. Com'ero stato sciocco! Per tutto quel tempo Bagoa aveva giocato con me, mi aveva baciato più di una volta spacciandosi per il mio primo amore. Aveva vinto la sua guerra, mi aveva sempre tenuto in pugno.

-Come, Ashlar, non mi vuoi più baciare?-mi domandò malizioso e proruppe in una risata sinistra. - Non dirmi che sei un tipo da una botta e via, di quelli che mollano le donne dopo solo una nottata. -

La furia mi accecò. Gli saltai addosso e lo colpii ripetutamente, ricevendo pugni e graffi in cambio. E intanto lui rideva, rideva soddisfatto del suo inganno. Usciti dall'acqua, continuammo a lottare e a rotolarci sulla riva, sporchi dalla testa ai piedi. Infine, con il volto tumefatto e segnato da rivoletti di sangue, Bagoa si alzò in piedi e mi lanciò un ultimo, intenso sguardo. Ero esausto, non abituato com'ero ad azzuffarmi. Avrebbe potuto abusare nuovamente di me, se solo lo avesse voluto, ma non lo fece. 

-Consideralo un ultimo gesto d'amore, dalla tua dolce Parvati. -mi disse e si allontanò...per sempre.

Oh Bagoa, tra noi le cose non avrebbero mai potuto funzionare. Hai avvelenato fin da subito il nostro rapporto con i tuoi inganni. Ora dove sei? Non ti ho più incontrato da quella notte. Hai finalmente deposto le armi. Forse, nella nostra prossima vita, il karma ci farà ritrovare sotto nuove forme.

E questo è tutto, amici miei. Bagoa si è ritirato nell'oscurità come una tigre troppo vecchia per continuare a cacciare. Era mosso da nobili intenti, poiché l'amore è sempre nobile, ma i fini non sempre giustificano i mezzi. Traete pure la morale che più preferite da questa storia.

E ora...eheh, è arrivato il momento di visionare i risultati del sondaggio. Oh! Il 60% degli ascoltatori pensa che Brunhild sia vergine, il 35% è sicuro del contrario, mentre il restante 5% non sa. Leggiamo qualche messaggio che ci è arrivato. Allora...François da Chinatown: "Nella mia nativa Francia, quelle come Brunhild le chiamiamo demi-vierges, una di quelle donne che si concedono a qualunque pratica sessuale, anche la più spregiudicata, pur di non mettere in pericolo il loro imene. " In pratica, ci sta dicendo che Brunhild, durante la sua vita mortale, voleva tenere il piede in due scarpe. Ipotesi interessante, ne terremo conto. Lulù da Los Angelese, invece, scrive: "Io ho conosciuto Brunhild, anch'io sono una Gangrel. Mi è sempre sembrato che se la tenesse stretta, manco fosse fatta d'oro. Ecco perché è così nevrotica. " Mmh, un'esposizione in perfetto stile Gangrel. Anche la sua ipotesi è attendibile. Vediamo un po' quest'altro, Jim da San Diego: "Anch'io ho viso Brunhild ballare mezza nuda in un locale. Ero lì insieme a Pink tiger. Se non è una gran porca quella lì..."Ah ah ah, Jim ha proprio colto nel segno.

Ma non preoccupatevi, la prossima puntata avremo l'onore di intervistare la diretta interessata. Ci ha appena concesso il suo permesso, sotto debito pagamento, naturalmente. Quindi, inviatemi le domande che volete le siano fatte. E ora, giochiamo con "Scoperchia la bara".

[Estratto di "What goes around comes around" di Justin Timberlake. ]

Ecco gli indizi di oggi.

E' un'arrampicatrice sociale priva di scrupoli.

Dopo il suo ultimo exploit bellico, qualcuno la chiama Trinity.

Non riesce a resistere all'insano e blasfemo desiderio di divellere l'arredo sacro delle chiese.

Attendo ansioso le vostre telefonate.

[Frederick - Patti Smith]

Frederick, you're the one, as we journey from the sun to sun...

Oh, siamo di nuovo in diretta.  Abbiamo in linea Jeremy da Detroit. Ciao Jeremy!

Ciao Ashlar! Ma non sarà mica quella stangona del vostro principe!

Argh, lavati la bocca prima di parlare Jeremy, o serviranno la nostra testa su un piatto d'argento. Comunque non è il nostro principe. Non sia mai che coinvolgiamo sua maestà in un gioco di così bassa lega. Vediamo se Vanessa da Dallas è più fortunata. Ciao Vanessa, come va?

 

Iiii, che bello parlare con te, Ashlar! Io lo so chi è, durante la mia vita mortale l'ho incontrata all'università in Inghilterra. E' quella snob di Cassandra Pemberley.

Complimenti! Hai fatto centro! Ed ecco per te un magnifico regalo, un carillon a forma di fiore di loto che a ogni ora rilascia profumo nell'aria insieme alle più famose canzoni di Bollywood del momento.

 

Oh, meraviglioso! Ma dimmi, scommetto che è diventata una Tremere quella secchiona.

Proprio così. Mi pare di capire che non ti stava molto simpatica. Al di là della sua supponenza da topo di biblioteca, ha molte doti nascoste, comunque. Continua a seguirci, Vanessa. Ciao!

 

Ciao, Ashlar!

E anche questa puntata è giunta alla sua naturale conclusione. Come si chiamerà la prossima? Un ascoltatore consiglia "Iron maiden - la vergine di ferro". Mi sembra un titolo appropriato. Quindi avremo in studio, o in collegamento telefonico, la nostra Gangrel preferita. Intanto, chi si trova in possesso di qualunque informazione utile sul suo conto, me la invii senza indugio per e-mail. Ogni apporto da parte vostro si rivelerà utilissimo per costruire la puntata. A presto allora.

[Sigla di chiusura: estratto di "Fear of the dark" degli Iron maiden. La musica viene come risucchiata da un gorgo. ]

 

 

 





Commenti utenti (2) File RSS dei commenti
Postato il Master, 22-10-2007 05:49,
1. Complimenti, come sempre!
solo una piccola nota: non si č proprio saputo pių nulla del simpatico Bagoa? Potrebbe essere un personaggino interessante :p :p
 
» Rispondi a questo commento

Postato il Harle, 20-10-2007 14:34,
2. Ma pork!
Spero che sia un bel compenso testa di rapa!
 
» Rispondi a questo commento
» Vedi le 1 risposte

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