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Lavalle.
Avete mai sentito parlare di un certo Juan Lavalle? No? Beh, tanto meglio. Cosa c'entra tutto questo?
Mi chiamo Cynthia Lavalle, e sono nata a New York.
Secondo mio padre, noi siamo lontani discendenti di questo famigerato condottiero dell'indipendenza Argentina, il nostro paese di origine. Con questo non cerco di darmi delle arie, ma fa sempre un certo effetto quando qualcuno vuole sapere i cazzi miei a tutti i costi.
Secondo me il papi si è inventato tutta ‘sta merda per fare scena davanti a quelli dell'immigrazione. Ma cazzo, solo la mamma parlava con accento argentino!
Ma torniamo a me: sono la terzogenita di una famiglia di 5 figli, di cui io sono l'unica femmina.
Crescere nei bassifondi new yorkesi non è tanto male come dice certa gente, io ho avuto un'infanzia goduta e stragoduta.
Certo, la mami o il papi ci sbattevano contro la parete di tanto in tanto, e ce ne davano di santa ragione, ma come biasimarli quando uno dei loro figli viene colto a fare a botte con una guardia dello zoo? No cazzo, quella volta non ero io... quella volta.
Potrei parlarvi dei 4 deficienti se proprio ci tenete.
Il maggiore si chiama Nicolas, è in gamba, forse pure troppo certe volte. Ha studiato parecchio, si è messo a lavorare in un garage ed è presto diventato uno dei migliori meccanici a Brooklyn, non scherzo. Mami è sempre stata super orgogliosa di lui e sperava che Ignacio facesse altrettanto, ma Ignacio aveva i cazzi suoi a cui pensare.
Se non stava facendosi una tipa si stava facendo da solo da qualche parte, e magari si fosse trattato solamente di seghe.
Ignacio, è stato spedito e rispedito in galera già anni prima di essere maggiorenne (e anche dopo). Ma la polizia è allo sfascio dappertutto no? Senza contare che spesso passava della roba anche ai finocchi piedipiatti (magari la prendeva persino da loro). Una cosa è certa: se avessero detto ad Ignacio che pregare è una cosa vietata lui sarebbe diventato come minimo un cardinale.
Felipe e Juan? Se non se ne occupava Nicolas, lo faceva Papi... io? Io?! Mancava poco che manco c'abitassi in quel tugurio di merda!
Andavo d'accordo solo con Felipe (potendo menarlo tranquillamente) ma con Juan non mi è mai andata bene. Forse perché all'ospedale, quando mia madre me l'ha fatto prendere in braccio e poi ho cercato di ridarglielo non l'ha voluto... Nicolas è entrato giusto in tempo, un attimo prima che lo buttassi giù dalla finestra per aver ammazzato la mamma (ero piccola e stupida, cercate di capire).
Il Papi lavorava come muratore, ma dopo la morte di mamma ha smesso sia di picchiarci, sia di lavorare. Credo che il governo gli mandasse un qualche sussidio di tipo mentale, e sì che n'aveva bisogno d'aiuto quel cervello: passava le giornate a bere birra e guardare la tv senza parlare con nessuno, era diventato un fottuto vegetale.
Nicolas fece in modo che continuassimo ad andare a scuola: ero disperata quando Felipe cominciò a crescere e prendere bei voti. Non potevo né menarlo né fregarlo più come una volta.
Juan è nato stupido e tale è rimasto.
Ignacio continuò sulla sua strada deviata, sebbene Nicolas facesse di tutto per farlo tornare sulla via di Nostro Signore.
Tutto inutile, l'idiota odiava Nicolas più di me.
Tuttavia, mentre io avevo troppo amor proprio per fare le sue stronzate, lui era troppo stronzo per non farle: ad esempio quella sera in cui portò a casa un branco dei suoi amici e le scene cui dovetti assistere furono tali da farmi venire gli incubi ancora oggi.
Un giorno Ignacio è morto.
Accoltellato... pare.
Nessuno ha saputo dirci con chiarezza come: "una lite tra bande" dicono i finocchi della polizia. Se aveste potuto vedere la faccia di Nicolas, sembrava lì per impazzire... eppure i suoi occhi e la sua espressione avevano qualcosa a metà tra il triste e il soddisfatto.
Allora non ci pensai, ma poi... quando a 16 anni dissi a Nicolas che a scuola non ci tornavo e per tutta risposta lui mi mollò una sberla da farmi arrivare dai vicini, cominciai a ripensarci.
Mi trovò un lavoro da commessa, durò talmente poco che non ricordo neanche cosa dovevo fare lì dentro.
Mi trovò un lavoro da un suo amico che gestiva un ristorante messicano come aiuto cuoca, ma il mio umorismo argentino non era stato di loro gradimento. Che vadano a farsi fottere!
Mi trovò un lavoro da cameriera, ma non riuscivo a far capire che puttana e cameriera non erano sinonimi.
Altri ed altri ancora...
Come ultima risorsa, mi assunse dentro il suo garage: dovevo parlare coi clienti (grosso sbaglio) e portare le macchine avanti e indietro (ottimo sbaglio).
Avevo un'attitudine alla guida che sorprese più lui di me! Non che non ne fosse contento, ma si era messo in testa di farmi fare la vita femminile salutar/tradizionale.
Ancora oggi ricordo il piacere degli schiaffi con cui mi ricordava di essere riuscita a ferirlo.
Un giorno mi ritrovai con una macchina da paura, un vero bolide. Inutile dire che ci feci su mezza Brooklyn (con tanto d'immondizia) e che, quando la riportai, qualcosa... anzi, parecchie cose non andavano come avrebbero dovuto.
Fu così che il miglior cliente del garage non solo se ne andò, ma mandò anche qualche scagnozzo a menare Nicolas... un po' ci restai male.
Dopo quella volta Nico non ruppe più per qualche tempo, così dopo una settimana a rubacchiare mi trovai un lavoro in un centro di scommesse.
Un lavoro facile: poco da fare, e se c'era qualche lamentela chiamavo Ortiz. Peccato che Ortiz se la fosse già svignata da un pezzo quando il buon fratellino tornò a prendermi per i cappelli con la sua ultima proposta lavorativa... o no?
Matrimonio combinato? Un certo Ybarra di buona famiglia? Quanti cazzo di anni?! Un vecchio di 47?!
Sapete cosa si prova a picchiare per la prima volta il sangue del tuo sangue? Un piacere infinito!
Trenta secondi dopo stavo abbondantemente sputando la medesima sostanza, ginocchia a terra e più dolore di quanto avrei creduto di poterne sopportare, maledetto lui e le casette di Bruce Lee!!!
Mi rinchiuse in casa, con Felipe di guardia, tsk, povero illuso. Dopo pochi minuti l'imbecille era davanti alla playstation... e io ero scivolata giù dalla finestra.
Il problema fu uscire dalla città: Felipe sarà stato anche lento, ma Nicolas aveva contatti con tutta la comunità Ispanica...e anche volendo andare dai tizi che lo detestavano (per un motivo o per l'altro), di certo non sarei stata trattata coi guanti.
Il suo regno di terrore era finito quel giorno, ma purtroppo fui costretta spesso e volentieri a scappare non appena scorte le inconfondibili occhiate di qualche faccia del sud, mentre sempre più spesso anche i fottuti gringos si mettevano in mezzo.
Non so quanto viaggiai prima di arrivare a San Francisco, so solo che non avevo mai visto tanti esemplari maschili così poco mascolini: non avevo mai avuto una gran stima per gli uomini, ma questa città distrusse in me anche la più piccola speranza di trovarne uno a posto.
Tuttavia trovai facilmente un lavoro, al principale non fregava un cazzo se non avevo documenti e, soprattutto, non sentivo più quelle occhiate sospettose.
Non so che giorno era, e neanche che anno...o forse si...avevo 20 anni....fatti due conti Cynthia... sarà stato il 2002.
Il fratellino alla fine aveva mandato i suoi tirapiedi anche dall'altra parte del paese...ma stavolta erano arrivati meno silenziosamente.
Ad un tratto rividi la faccia triste, ma soddisfatta di Nicolas alla notizia che Ignacio era stato ammazzato... possibile che quel bravo ometto fosse così ossessionato dall'idea del buon nome da...
Corsi per tutta la città, cercando scampo tra coloro che credevo amici, ma nuovamente mi lasciai fregare.
Improvvisamente sentii distintamente uno di loro avvicinarsi...ma era diverso... sembrava... era una donna, madre de Dios!
Prenderle da Nicolas era come se un televisore ti cadesse addosso, ma prenderle da Raven, credetemi, è come essere travolti da un tir in corsa!
Mi colpì diverse volte nello stomaco con estrema violenza, farfugliava qualcosa, sfotteva e mi girava intorno... cazzo, come se la rideva la troia!
Ero lì, stesa per terra, sperando almeno che mi ammazzasse in fretta, quando la sentii vicina, china su di me...
Ricordo che le piantai il mio coltello nel fianco... e che la guardai bene prima di sentire un urlo agghiacciante: i suoi occhi erano pozzi neri, le pupille di un rosso virulento, mentre le labbra arricciate scoprivano denti simili a quelli di un certo clown che vidi in un film.
Mi accorsi allora di essere io quella che stava urlando.
Vidi lei che si abbassava verso di me e poi... non ricordo...nulla...
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