| Scritto da Lord Caedric Allen Aston, |
Non fate complimenti cari lettori, siate miei graditi ospiti anche questa notte, come di consueto. Il vedervi qui dona gioia a ciò che una volta era il mio antico cuore, già sapete del resto quanto ami narrare...
Avevamo lasciato i nostri giovani protagonisti sul ponte di una nave da poco approdata al porto di San Francisco; una nave, neanche a dirlo, avvolta da un mistero tanto fitto quanto il sangue che la ricopriva...
La passerella era posizionata a poppa della nave e portava direttamente sul ponte principale del cargo. Le assi brillavano di riflessi rossastri alla luce dei fari del porto, dando l'impressione di essere state lavate nel sangue. E, forse, era stato proprio così.
Cäedric e Samael contarono qualche decina di container di fronte a loro, ma di certo dovevano esservene molti di più. Ai loro piedi si stendeva carminia la desolazione del sangue da poco versato; quasi increduli i giovani si domandarono quanti uomini dovevano essere stati immolati su quello sterminato altare...
"Chi siete?! Questa nave è sotto sequestro, non potete stare qui!", un poliziotto era inaspettatamente sbucato da dietro uno dei container, si avvicinò ai due visibilmente agitato, "Dovete scendere immediatamente, almeno finchè l'ispezione non sarà conclusa. Non si sa cosa cazzo sia successo qui..".
Da quanto detto dall'uomo, Cäedric trasse alcune conclusioni: primo, l'agente di fronte a loro non era solo, secondo, li aveva scambiati per qualche tipo di addetti ai lavori, forse agenti del governo o simili. Non sarebbe durato a lungo, dovevano approfittarne e disporre dell'uomo prima che ne arrivassero altri.
Per un istante il Ventrue ponderò sulla possibilità di farlo tuffare in acqua, ma ad essere sinceri non se la sentiva di servire un altro malcapitato all'entità che infestava le acque del porto (oltre al fatto che attirare l'attenzione verso la nave sarebbe stato controproducente per i loro scopi), "Samael, spiega all'agente il motivo della nostra presenza qui...".
Il Toreador non comprese immediatamente l'esatto ordine celato dalle parole del compagno, di certo quel tizio andava eliminato, ma come? Soggiogarne le emozioni ed i sentimenti sarebbe stato piuttosto inutile, terrorizzarlo avrebbe attirato attenzioni indesiderate, perché non poteva fargli fare un tuffo come a quello di poco prima?! "Sciocchi scrupoli Ventrue... mi toccherà prosciugarlo, ho giusto giusto un discreto languorino, oh oh oh!".
In realtà Cäedric pensava di rendere l'uomo più... ragionevole mediate l'uso dell'Ascendente (una disciplina che, per quanto vi si applicasse, non gli era assolutamente naturale) e quindi convincerlo (Dominazione al contrario gli era assolutamente naturale) ad ignorarli per il resto della nottata. Per questo il nostro giovane Ventrue fu moderatamente sorpreso vedendo Samael, solitamente poco propenso all'uso della forza, avvicinarsi all'uomo e avvinghiarsi a lui, indubbiamente mordendolo.
Colto di sorpresa, il poliziotto si divincolò nonostante l'estasi che lo travolse non appena le zanne del Toreador affondarono nella sua giugulare, rendendo arduo per Samael mantenere la presa. Sbilanciato, il giovane Toreador stava per perdere definitivamente l'equilibrio, cosa che avrebbe senza dubbio provocato una commozione eccessiva, ragion per cui Cäedric si vide costretto a dare man forte al compagno, bloccando definitivamente i movimenti dello sventurato mortale: Samael ebbe così la possibilità di concentrarsi sul rendere inoffensiva la preda mediante forzoso ed ingente salasso.
Come da programma, il poliziotto si accasciò su sé stesso non appena il Ventrue ebbe mollata la presa: sfinito e pressoché esanime, venne celato a sguardi indiscreti occultandolo sotto una delle scialuppe di poppa.
Durante suddetta operazione, svolta manualmente e controvoglia da Samael, Cäedric non mancò di notare come non mancasse alcuna delle scialuppe, erano tutte presenti nei loro alloggiamenti, intonse non fosse per le macchie di sangue che non avevano risparmiato nulla, "Nessuno dell'equipaggio le ha toccate, nessuno ha avuto il tempo o la possibilità neppure di tentare la fuga...".
"Fatto Cäedric, e ora? Come evitiamo gli altri?", il Ventrue si guardò intorno un'ultima volta prima di avvicinarsi al container più vicino, "Ci muoveremo al di sopra della consueta linea visiva. Muovendoci nel più assoluto silenzio le possibilità di essere scorti rasentano lo zero".
Samael non pareva molto convinto, "Ecco l'ennesimo tedioso lavoro di muscoli... io ooodio l'atletica!".
Inaspettatamente, issarsi sopra il container non si dimostrò particolarmente arduo, inoltre la sorte premiò l'iniziale valutazione dei giovani Cainiti: avrebbero potuto raggiungere la prua della Fortune mantenendosi sopra i container.
Non avevano fatto che pochi passi quando, guardando verso il basso, il Ventrue notò qualcosa di molto inquietante: il sangue non era sparso a casaccio sul ponte, era come se la desolazione seguisse linee ben precise, "Questo fiume di sangue ha dunque una direzione...".
Per quanto lei stessa non lo sapesse, la nostra cucciola Gangrel era salita a bordo poco più di un quarto d'ora dopo i compagni. Rapida come un felino, aveva poi trovato riparo sotto una delle scialuppe congratulandosi con sé stessa della magnifica trovata.
Un paio di poliziotti erano saliti al suo inseguimento, ma corsero oltre, ignari della posizione di Harle che, da parte sua, aveva ogni interesse a sgomberare il più possibile il campo: le sembrava di essere la protagonista di uno dei videogiochi d'infiltrazione di suo fratello Felipe. Sarebbe rimasta nascosta fino a che l'indicatore d'allarme dei nemici non fosse passato dal rosso al giallo e quindi al verde, dopodichè si sarebbe mossa mantenendosi al di fuori della loro zona di percezione, "Fico... come Solid!".
Il trailer di Metal Gear Harle. Guns of the Camarilla non si era ancora dispiegato del tutto nella sua mente quando, inaspettatamente, la cucciola si sentì afferrare un braccio. Colta di sorpresa, Harle non seppe trattenere un grido (che fortunatamente andò perso ai suoi inseguitori), voltandosi di scatto colpì il suo aggressore che, a dire il vero, non era assolutamente tale.
Harle si trovò gomito a gomito con un agente di polizia praticamente esanime, dal pallore pronunciato e sull'orlo dell'incoscienza. Semmai avesse avuto bisogno di conferma circa la presenza dei suoi compagni, ebbene l'aveva senza dubbio trovata, "Strano, non credevo che quei due fighetti avrebbero usato simili metodi... oh bhè, non posso micca lasciarlo qui a crepare sul Titanic dei poveri...".
Dando prova di notevole buon cuore e di un'umanità ben lontana dall'essere estinta, la ragazza decise di aiutare il poveretto: non senza una certa difficoltà riuscì a fargli bere qualche sorso della sua vitae (giustamente pensando anche ai vantaggi che un legame di sangue avrebbe potuto portarle).
L'uomo tossì traendo alcuni profondi respiri prima di riaprire gli occhi e trovarsi soccorso da una delle donne più affascinanti che avesse mai incontrato: la vitae Gangrel oramai scorreva potente nelle sue vene rendendolo estremamente sensibile all'attrazione sovrannaturale che Harle, in quanto Cainita, esercitava naturalmente al di là dei suoi modi a volte, come dire... troppo spigolosi.
"Ma tu... chi sei? E dove siamo..?", chiese il poliziotto massaggiandosi le tempie.
"Su una nave nel porto, anzi sotto una merda di scialuppa su una nave nel porto. Ti ho visto spuntare svenuto da sotto il telone. Ora se non ti dispiace devo trovare mi primo", la ragazza fece per abbandonare il nascondiglio, quando ci ripensò per un attimo, "Sono Har... voglio dire, Marita Gonzales, piacere".
Le sue parole dovettero accendere qualche lampadina nella mente annebbiata dell'uomo, "La nave! Ma certo! Il pericolo di contagio! Non puoi stare qui, è troppo rischioso!", travolto dall'inconsueto interesse nei confronti della giovane, l'agente sembrava essersi dimenticato di avere subito un'aggressione.
Insieme abbandonarono il nascondiglio, ma quando Harle cercò di allontanarsi (in direzione della prua) venne fermata dal poliziotto, "Mi chiamo Bud Maiers, polizia di San Francisco. Vorrei averti conosciuta in altre circostanze Marita... ma non temere, non lascerò che ti accada nulla di male, ti proteggerò ad ogni costo. Andiamo, ti scorterò giù".
Harle non aveva previsto l'infatuazione quale effetto collaterale del suo salvataggio, poteva essere un problema, "Ehm... gracias, ma devo trovare... Enriche! Si! Lui es mi primo, ed io devo trovarlo senor! E' tutta la famiglia che mi resta!". Bud si scostò il ciuffo dal viso, soffrendo del dolore di quella leggiadra creatura, "Non temere Marita, ti giuro che ritroverò questo Enriche, tuo...?", "Cugino", la Gangrel sbuffò trattenendo a stento un moto di disgusto: il poliziotto le aveva infatti teatralmente preso la mano portandosela al petto.
"Dolce Marita... fidati di me. Salverò tuo cugino, ma ora lascia che ti scorti al sicuro. Non sopporto di saperti in pericolo!", Harle roteò gli occhi al cielo, "Ma quanto è smielato questo?! Mi si carieranno i canini!". Fortunatamente si limitò a pensarlo.
Come se il tenace romanticismo di un poliziotto non bastasse, ecco che da dietro un container spuntarono di corsa i due poliziotti che avevano inseguito Harle sulla nave: "Eccola! Sei impazzita ragazzina?? Vuoi che ti sbattiamo in galera?!".
"Hijole! Ci mancavano solo questi... sfiga maledetta!", come tirarsi fuori da un simile pasticcio? Come liberarsi di tre sbirri, di cui uno con gli occhi luccicanti tipo giornalino giapponese per mocciose represse e gli altri due decisamente incazzati, tutti e tre decisi a farla scendere dalla nave??
Avrebbe preso l'oscar per quell'interpretazione, o sarebbe finita dietro le sbarre.
"Ustedes no entienden! Non capite! Mi primo Enriche, mio cugino està aquì! Io tengo que salvarlo!", dalle espressioni scocciate (o piene di romantico trasporto a seconda dei casi), Harle comprese che con le suppliche non sarebbe arrivata a nulla, ci voleva qualcosa di più, qualcosa che scuotesse gli animi nel profondo, qualcosa che sconvolgesse quei maledetti sbirri e le lasciasse fare il suo dannato lavoro!
I tre agenti non seppero trattenere un grido d'orrore vedendo la giovane accasciarsi improvvisamente, le mani alla bocca, mentre tossiva boccate su boccate di sangue sul ponte.
"Es..." - cough - "...tarde... troppo tardi...", altri colpi di tosse, altro sangue che sgorgava dalle sue labbra, "Escapen! Via! Scappate! Prima che..." - cuogh cuogh - "...sia troppo tardi!".
Inorriditi e terrorizzati, i tre poliziotti non seppero mantenere la calma di fronte a quell'incredibile emorragia e, girati sui tacchi, fuggirono a gambe levate in direzione della passerella. Solo Bud si voltò un istante a guardare la coraggiosa fanciulla che il fato crudelmente gli strappava prima che potesse conoscerla...
Un'ottima tattica, senza alcun dubbio.
Cäedric e Samael nel frattempo erano giunti a prua senza incidenti di sorta, la grazia sovrannaturale con cui si muovevano li rendeva assolutamente silenziosi, nonché praticamente invisibili ai poliziotti presenti sul ponte.
Pochi minuti prima una coppia di agenti li aveva superati correndo verso la prua, tra le imprecazioni i due distinsero chiaramente un ‘maledetta ragazzina' che, alle loro orecchie suonò come ‘Harle sta arrivando'.
"Mai che quella Gangrel riesca ad infiltrarsi senza creare una baraonda...", il Ventrue osservò con attenzione i due poliziotti che cercavano nervosamente per il ponte, "Questo potrebbe diventare scomodo... sciocca Gangrel...". Fortunatamente, i due uomini tornarono verso poppa subito dopo aver verificato l'assenza di anima viva e aver ricevuto la conferma dei colleghi: nessuno non autorizzato era stato visto a prua.
L'attenzione di Cäedric si concentrò quindi sul piantone di prua: tre agenti sorvegliavano un container isolato dagli altri, assolutamente anonimo non fosse per il fatto che il fiume di sangue puntava decisamente verso di esso.
"Se ne sono resi conto anche loro...", il Ventrue aveva parlato a voce bassissima, ma il suo commento non sfuggì all'orecchio del compagno, allenato com'era a carpire i pettegolezzi più lievi in ogni situazione ambientale, "Di cosa?".
Cäedric si voltò leggermente verso Samael, possibile che il Toreador non avesse notato una cosa tanto evidente? "Il sangue. E' sparso in direzione precisa. Verso quel container".
Il giovane Toreador si sfregò le mani, "Perfetto! Non ci resta che scoprire cosa c'è dentro e riferirlo al nudista...", "Noddista", "Quello che è! Sbrighiamoci, c'è un tanfo orrendo qui!".
Cäedric avrebbe quasi voluto lasciare andare il Toreador e vedere come avrebbe gestito da solo e allo sbaraglio le tre sentinelle... quasi. La missione non poteva essere messa a rischio: per quanto non fosse ufficiale, quello rappresentava indubbiamente un rischio enorme per la Masquerade.
Il Toreador si sentì tirato indietro per la seconda volta nel corso della nottata, "Ma che..?", il compagno l'ammonì al silenzio con un'occhiata.
Un forte clamore si levò improvvisamente dalle banchine, delle sirene vennero azionate a tutto volume per incitare la popolazione alla fuga: a quanto pareva una letale variante del virus ebola aveva ucciso una ragazza sulla nave, il rischio di contagio era elevatissimo e dovevano attendere il reparto malattie infettive e quarantena.
"Harle deve avere un'insana fascinazione per il fingersi morta... almeno questa volta si è dimostrata un'idea utile, per il momento", il Ventrue osservò con celata soddisfazione le sentinelle correre impaurite verso poppa, abbandonando il container sorvegliato.
Solo una cosa era fuori posto... "Dove sono Henry e la squadra medica salita a bordo con lui..?".
La domanda cadde nel vuoto, mentre i due compagni si affrettavano a scendere dai container per avvicinarsi a quello che doveva essere il loro obiettivo.
"Ce ne avete messo di tempo! Stavo per darvi per dispersi in mare! Ho sentito che c'è a chi piace fare bagni di mezzanotte persino nelle acque infestate del porto!", il tono canzonatorio era inconfondibile: Henry li stava aspettando appoggiato comodamente alla balaustra di prua, subito dietro il container, aveva abbandonato il camice e vestiva i consueti abiti neri.
"Tu! Infingardo traditore! Come hai osato denunciarci?! Aspetta che ti metta le mani addosso... anzi, ripensandoci, aspetta che Cäedric ti metta le mani addosso!", la sfuriata del Toreador divertì un mondo il giovane Lasombra che scoppiò a ridere.
Cäedric da parte sua ignorò entrambi, più interessato a dirimere al più presto il mistero della Fortune, "Dobbiamo verificare il contenuto".
Henry lanciò un'occhiata divertita al Ventrue, "Sicuro di volerlo fare? Potresti trovarti faccia a faccia con chi si è dimostrato abbastanza assetato da fare tutto questo casino... potrebbe essere una brutta esperienza per dei novellini".
"Ecchissene frega! Anzi vediamo di darci una mossa prima che l'intero dipartimento di polizia ci salti sul collo! Ne ho piene le scatole di sbirri e navi infestate!", Harle era sopraggiunta a tutta velocità mentre gli altri compagni parlavano. Il Ventrue preferì non chiedersi come avesse superato gli inseguitori.
"Apriamo il container".
Occorsero gli sforzi combinati di tutti e quattro per ottenere che la pesante saracinesca si aprisse quel tanto da permettere l'ingresso. Dall'interno non giungeva alcun rumore, solo un'odore vagamente sgradevole di stantio.
Henry estrasse una torcia da chissà dove gettando un po' di luce all'interno: era vuoto a parte il profilo di una cassa che si stagliava al centro dell'ambiente. "Il nostro simpaticone starà facendo un riposino... Cäedric che ne dici di andare avanti tu? Magari fra simpaticoni vi comprendete!", il Ventrue guardò in tralice il compagno, ma entrò senza fare commenti.
L'aria era viziata e pesante, ed uno sgradevole senso di oppressione calò sulla Coterie.
La cosa che Henry aveva illuminato di striscio non era una cassa, bensì un sarcofago di pietra ancorato al pavimento, le catene che avrebbero dovuto sigillarlo giacevano in pezzi tutt'attorno.
"Ma cosa..?", il Lasombra si avvicinò circospetto, aveva dubitato che Beckett proponesse loro qualcosa di realmente pericoloso, ma iniziava a ricredersi, "Non lo toccate! Per la miseria, che brutta situazione...".
Samael iniziò ad agitarsi vedendo che persino Henry aveva paura, "Cosa?? Perché brutta?? Cosa diavolo succede? Cäedric perché è una brutta situazione??", il Ventrue non rispose, impegnato com'era ad osservare il sarcofago alla luce della torcia: pietra dura, molto probabilmente granito grigio, taglio pesante, ma allo stesso tempo ricercato, completamente ricoperto di fregi, bassorilievi e altri segni che il giovane non tardò a riconoscere.
"Qualcuno si degna di rispondermi??", Henry sbuffò in direzione del Toreador, "Non ho idea di cosa sia, ma è meglio se ce la svignamo in fretta. Rintracceremo Beckett e...".
"E' un sarcofago Babilonese, risalente al primo impero. I glifi sul coperchio sono evidentemente cuneiforme accadico e, a giudicare anche dalle decorazioni sui fianchi, narrano la storia di Ištar attraverso una rappresentazione della grande processione annuale che dalla Porta della Dea...", il Ventrue indicò con un cenno un fregio particolarmente elaborato ai piedi del sarcofago, "...ossia dalla maggiore delle otto porte di Babilonia, conduceva all'Etemenanki, la più grande ed importante zikkurat dell'impero", disse indicando poi la rappresentazione in corrispondenza della testa.
Il silenzio cadde accogliendo la spiegazione di Cäedric, ci fosse stata un'illuminazione migliore, il giovane avrebbe potuto godersi le espressioni incredule dei compagni.
Fu Harle la più reattiva, "Come cazzo fai a saperlo??", il Ventrue scrollò le spalle con noncuranza, "E' uno dei miei ambiti di specializzazione".
Henry sapeva che Cäedric era una specie di genio, ma aveva sino ad allora tacciato le parole di Sir Richard come ‘influenzate' dall'orgoglio paterno nei confronti del proprio Infante. Una valutazione probabilmente affrettata.
"Archeologia babilonese?", ancora il Ventrue scrollò le spalle, "No, storia antica, medievale e moderna". Il Lasombra restò sinceramente sorpreso, "Tutto??", questa volta Cäedric si voltò verso il compagno, "No. Posso dire di avere ottima conoscenza solamente del contesto Euro-Asiatico. Nel resto le mie conoscenze non sono paragonabili", "Solamente??", Samael non sapeva se essere ammirato o spaventato.
"Insomma sei anche un secchione, di bene in meglio!", Harle gettò un'occhiata schifata all'accademico compagno.
"Quindi leggi il cuneiforme?", Henry si era ricomposto, almeno più di Samael. Cäedric scosse il capo nel rispondere, "Non posso dire di leggerla, ma riconosco glifi e pittogrammi oltre ad avere alcune nozioni della lingua accadica. Unitamente alle mie conoscenze storiche e alla facile interpretazione dei bassorilievi, posso quindi dirvi con relativa sicurezza ciò che vi è scritto".
Henry non mancò di notare come, nel trattare di storia, la parlata del Ventrue si facesse più sciolta e partecipata, in un certo senso più umana, comprendendo così quanto il compagno dovesse amare quel genere di studi.
A quanto pareva si trattava del ciclo di Ištar, dea dell'amore e della guerra, benefica e demoniaca al contempo. Il Ventrue spiegò per sommi capi ai compagni la storia della Dea ed il significato dei simboli più importanti, come la stella ad otto punte incisa al centro esatto del coperchio, marchio iconografico di Ištar stessa ("Un evidente richiamo a Venere, ripreso anche dalla tradizione Cristiana in riferimento alla Vergine").
Infine, mantenendo la consueta calma, disse qualcosa che gelò il sangue nelle vene dei compagni: "Infine, per quanto ci riguarda più da vicino, vi è chi sostiene come Ištar non sia altri che l'Antidiluviana fondatrice del Clan Toreador".
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