| Scritto da Lord Cäedric Allen Aston, |
Bentrovati cari lettori, è con il consueto piacere che Vi invito nella mia umile dimora al fine di continuare la narrazione della nostra storia. Prego dunque, accomodatevi.
Come? Temete forse di non avere abbastanza tempo per conoscerne il finale? Lasciate che Vi rassicuri al riguardo: per quanto il Vostro tempo scorra in modo diverso dal mio (per usare un pallido eufemismo), farò in modo di non lasciarmi prendere la mano più del dovuto.
A tempo dunque, miei ospiti, così continua.
Tre coppie d'occhi spalancati fissavano attoniti il Ventrue che, da parte sua, non mostrava il minimo segno d'agitazione.
"Come sarebbe l'Antidiluviana del Clan Toreador??", Samael non si capacitava della calma con cui il compagno trattava la cosa: avrebbero potuto trovarsi a meno di un passo dalla fondatrice del suo Clan! Le reazioni di Henry e di Harle erano state più contenute, ma solo in grazia del fatto che la Gangrel non aveva ben chiare le possibili implicazioni di una simile scoperta, mentre il Lasombra (a conoscenza di quella voce su Ištar) stava già pensando a come informare Beckett ed evitare di venire prosciugati dall'assetato inquilino del sarcofago.
"Si tratta di una voce non confermata, come tutte quelle riguardanti gli antidiluviani. L'unica cosa da fare ora è verificarne la presenza, quindi trovare il modo di trafugare il container", alcuni secondi di silenzio seguirono le parole di Cäedric, mentre dall'esterno giungevano attutiti i rumori della commozione generale, echi di sirene ancora lontani, ma in avvicinamento: non era il momento di perdere tempo.
"Stai dicendo che dovremmo aprirla?", Cäedric annuì al Lasombra: "E' necessario. Non possiamo permetterci una simile incertezza". Prima che il Toreador potesse protestare energicamente sulla sconvenienza della cosa, gli altri tre giovani si erano già disposti ai lati del sarcofago: come spiegato da Cäedric, quel genere di coperchi erano predisposti per ruotare, non per venire sollevati.
Di malavoglia Samael si avvicinò ai piedi del coperchio, mantenendo una posizione di sicurezza alle spalle di Harle. Quindi tutti e quattro posarono le mani sul freddo granito.
Uno stridio assordante accompagnò lo scivolare di pietra su pietra; con apprensione a malapena contenuta, i giovani si sporsero cercando di vedere cosa si celava all'interno, il responsabile della carneficina di cui erano rimaste solamente le macabre tracce.
Dal ponte, le voci ed il trambusto risuonavano sempre più vicini. Non sarebbe stato prudente per loro attardarsi oltre, pur tuttavia nessuno dei quattro riusciva a capacitarsi della scoperta appena fatta: il sarcofago infatti era assolutamente vuoto, nessuna traccia di alcuna presenza, soltanto uno spesso strato di polvere a ricoprirne il fondo.
"Cosa cazzo significa?!", la Gangrel non aveva perso tempo ad affondare le mani nella polvere cercando un eventuale nascondiglio, inutilmente.
"Molto strano. Di certo non mi aspettavo polvere, tuttavia non credo sia tutto come sembra. Dovremmo prenderne un campione per eventuali riscontri", sull'esempio di Cäedric, anche gli altri compagni presero una piccola quantità di polvere dal fondo, mettendola in tasca, "Che orrore... sapete quanto è difficile lavare le macchie di cenere dal fresco di lana?? Occorrono almeno due...", le proteste del Toreador vennero improvvisamente zittite dall'inconfondibile rumore di un gran numero di passi in corsa: il tempo a loro disposizione era scaduto.
"Non abbiamo tempo per portare via il sarcofago! Dobbiamo andarcene alla svelta! Harle controlla che la via sia libera!", la voce del Lasombra era tesa quanto la sua espressione.
"Madre de Dios!", la cucciola Gangrel non aveva fatto in tempo ad uscire dal container che una scarica di colpi d'arma da fuoco era esplosa ad appena qualche decina di metri dall'entrata (nonché unica via d'uscita, è bene sottolinearlo). "Siamo in trappola! Moriremo tutti!", Samael si era gettato a terra coprendosi la testa con una mano e cercando di afferrare il braccio di Cäedric con l'altra (per aumentare il pathos della scena probabilmente), non trovandolo aveva dovuto ripiegare con una caviglia di Henry.
Nel frattempo Lasombra e Ventrue avevano trovato riparo dietro al sarcofago, "Non devono entrare, dobbiamo chiudere il portellone!", anche se Cäedric detestava l'idea di rinchiudersi in quella specie di bara, in quel frangente dovette convenire con il compagno: il plotone attualmente all'esterno del container doveva restare dove si trovava.
Henry contò fino a tre, quindi i due giovani lasciarono la copertura del granito per chiudere l'accesso al container. Harle fu immediatamente alle loro spalle, più che pronta a mettere tra lei e la pioggia di piombo una qualsiasi barriera.
Lo sforzo fu ingente, mancando l'apporto del Toreador (sempre disteso a terra con la testa fra le mani), tuttavia l'urgenza fece assai meglio di quanto Samael avrebbe mai potuto fare: il portellone si richiuse con uno schianto pesante tagliando la linea di fuoco ostile.
Erano chiusi dentro.
Nel trambusto era andata persa anche la torcia, inerte e spenta da qualche parte sul pavimento, aveva lasciato i nostri infanti nel buio più assoluto.
"Davvero fantastico! Ora si che siamo messi bene! Inscatolati e pronti per essere trivellati! Oh che pessima serata, lo diceva il mio oroscopo che questa notte avrei fatto meglio a restarmene a casa! Perché non ho dato retta a Branko?!", "E falla finita finocchio del cazzo! Se vuoi finire come uno scolapasta accomodati! Non ne posso più delle tue lamentele di merda! E poi chi cazzo è Branko??".
Cäedric non diede peso al litigio fra i due compagni, gli spari erano cessati, in compenso poteva udire chiaramente i poliziotti che si avvicinavano, ci avrebbero messo poco ad aprire quel portello, molto poco.
"Fate silenzio! A meno che non vogliate suggerire loro dove mirare per chiudervi definitivamente la bocca", Henry non era meno preoccupato dei compagni, ma a differenza di loro ad impensierirlo non erano i poliziotti, ma il sarcofago che occupava buona parte del loro nascondiglio.
Improvvisamente qualcosa ruppe il silenzio che era venuto a crearsi nel container, un rantolio sommesso che diventava sempre più forte e raschiante con il passare dei secondi, "Ehm... va bene ragazzi, ora basta con gli scherzi! Non è divertente!", "Magari è uno dei tuoi amichetti slaimer, brutto idiota!".
Ci mancava l'ennesimo spettro per rendere ancor più complicata la situazione! Cäedric strinse i pugni con rabbia, mentre cercava di pensare a cosa fare, ignorando il più possibile la presenza che si faceva sempre più incombente e minacciosa.
Era un respirare affannoso, strascicato, come se l'aria stessa aborrisse l'idea di sfiorare quell'essere, qualunque o chiunque cosa fosse. La temperatura all'interno del container non aveva subito variazioni rilevanti e non si notavano neppure altri cambiamenti a livello fisico del luogo in cui si trovavano (a differenza di quanto era accaduto solo poche ore prima nella volante della polizia).
"E per fortuna che non si è risvegliata negli anni ottanta! Se nonna avesse visto quelle spalline altro che stragi!", la Gangrel assestò una gomitata al Toreador, di fatto zittendolo, "Ma ti pare il momento?!".
Henry tastava carponi il pavimento cercando di ritrovare la torcia, non aveva alcuna intenzione di terminare la sua non vita come una sardina in scatola! Almeno voleva vedere cosa l'avrebbe (con ogni probabilità) ucciso. Stava ancora cercando affannosamente quando, all'improvviso, una mano gli strinse la caviglia in una morsa d'acciaio: un gelo mortale risalì lungo la gamba, lasciandola immediatamente intorpidita, "Dannazione! Cäedric!".
Il Ventrue venne prepotentemente riscosso dai suoi pensieri, l'essere aveva iniziato.
"La caviglia..!", Cäedric afferrò il compagno per entrambe le braccia per essere certo di non perderlo, quindi si abbassò cercando a tentoni di individuare cosa l'avesse afferrato. Per un solo istante sfiorò la mano (a almeno tale pareva) che teneva Henry, prima che la stessa gli afferrasse prepotentemente il braccio, "Damn..!", la presa era una morsa gelida, fosse stato un uomo normale gli avrebbe senza dubbio stritolato l'arto.
Le dita erano lunghe ed adunche, quasi degli artigli, non tirava ne spingeva, semplicemente stringeva. Inesorabilmente.
Un gridò strozzato si levò dalla parte opposta del container, dove si trovavano Samael ed Harle: "O signore! Harle! Parlami, che succede?!", l'unica risposta fu un gorgoglio inarticolato, la ragazza era infatti stata afferrata per la gola allo stesso modo dei compagni.
"Ahhhhhh!! Mi ha preso la gamba! Aiuto! Al soccorso! Non mangiarmi nonna!", stessa sorte toccata anche al Toreador.
"Ma cosa... com'è possibile??", altre mani... dall'altra parte dell'ambiente, a più di tre metri di distanza, non era possibile! Il Ventrue cercò disperatamente di mettere ordine nei suoi pensieri: un respiro, più mani scheletriche (forse più che con Ištar avevano a che fare con Kalì!), tutto era cominciato quando avevano chiuso il portellone... no, prima... quando Henry aveva fatto cadere la torcia e si era fatto il buio più assoluto!
"Henry! Trova la torcia! Presto!", il Lasombra non se lo fece ripetere due volte: si rigettò a terra cercando disperatamente quella dannata candela senza fuoco (a volte, in particolare quando era molto sovrappensiero, dimenticava i nomi degli oggetti moderni). Stava per perdere le speranze quando la sua mano urtò qualcosa, "Presa!", "En lm o ppid dita!" (trad. "E' il mio piede idiota!"), "Scusa Harle, intendevo questa!", le mani di Henry finalmente stringevano la benedetta torcia.
"E sia la luce...", il fascio di luce, benché abbastanza tremolante, squarciò le tenebre rivelando agli occhi increduli dei giovani vampiri... assolutamente nulla.
Dovunque Henry puntasse la torcia, non si scorgeva altro che quanto avevano già visto: le pareti del container, il sarcofago e loro stessi.
Harle giaceva carponi inspirando a pieni polmoni l'aria stantia; non appena il Lasombra aveva acceso la torcia, la presa sulla sua gola era scomparsa, come anche il respirare affannoso dell'essere.
"Possibile che ce lo siamo sognati..?", domandò Samael con un filo di voce, "No, non credo proprio...". A conferma delle sue parole, Henry illuminò i lividi ben visibili sulla gola della Gangrel, segni lasciati da mani adunche.
Con una certa riluttanza, Cäedric si avvicinò al sarcofago. Non era cambiato nulla, la polvere sul fondo non appariva neppure smossa, eppure l'istinto lo metteva in guardia: non tutto è come sembra, uno degli insegnamenti fondamentali di Sir Richard.
Sulla luce, il Ventrue aveva avuto ragione, ma per quanto ancora il tremolante chiarore della torcia potesse aiutarli era un mistero, danneggiata com'era di certo non sarebbe stato per molto. E poi, cosa?
"Ragazzi credo proprio che ci toccherà uscire, e anche alla svelta. Per quanto i signori là fuori possano rivelarsi poco amichevoli, non intendo restare un minuto di più in compagnia delle mani fantasma!", nessuno si oppose alle parole del Lasombra che continuò: "Dovremo aprire il portello il più in fretta possibile, quindi ci lanciamo fuori di corsa e saltiamo fuori bordo. Ci ritroviamo a riva".
"Il sarcofago non può restare qui Henry", quale rischio, non solo per la Masquerade, ma per l'intera comunità immortale della città, rappresentava quella cosa risvegliatasi da chissà quale oblio di secoli? Cäedric poteva vederne solo una parte, e ne era quasi atterrito.
"No, è vero. Ma per il momento non possiamo farci nulla, con buona pace delle tue manie di onnipotenza. Dunque al mio tre! Uno...", Samael non sembrava entusiasta dell'idea di sfidare una pioggia di pallottole e ancor meno il fatto di doversi tuffare nelle acque della baia, "Ehi ehi! Un momento aspettate, avete dimenticato cosa c'è nell'acqua?!".
Henry ed Harle erano già in posizione di fronte al portellone, dall'esterno giungeva l'inconfondibile rumore di una fiamma ossidrica, "Due...", "Ma che due dei miei stivali! C'è un fantasma in acqua, ve lo siete dimenticato?? Cäedric...!?", "Tre! Fuori!".
Il portellone venne sganciato dai cardini per la forza dell'impatto, ribaltandosi e travolgendo un numero imprecisato di poliziotti, creando scompiglio appena sufficiente ad una fuga precipitosa. I primi a lanciarsi fuori furono Henry ed Harle: con un paio di rapidi balzi raggiunsero la battagliola dell'imbarcazione che saltarono senza neppure guardarsi indietro.
Subito alle loro spalle vi erano Cäedric e Samael. Il Ventrue trascinava il riluttante compagno che, vistosi oramai allo scoperto, si trovò a non avere più alcuna scelta, doveva gettarsi in acqua.
Cäedric superò agilmente la battagliola, finendo in acqua con un tonfo sordo (dovete infatti sapere, cari Lettori, che tra le molte abilità del giovane Ventrue non figurava quella del nuoto, come disimparato a seguito dell'Abbraccio). Maggiori problemi ebbe invece Samael che mancò il salto finendo appeso alle protezioni; subito intorno a lui iniziarono a fischiare i proiettili, e proprio questo inquietante particolare diede al Toreador la spinta finale per farsi rotolare al di là della murata e quindi in acqua.
A mani giunte Samael invocò il perdono per gli eventuali peccati commessi, aspettandosi da un momento all'altro di finire tra le gelide fauci del fantasma delle acque, ma non accadde nulla del genere. Infine, dopo alcuni istanti, intravedendo gli altri allontanarsi in direzione della riva (Henry aveva provvidenzialmente agganciato Cäedric, prima che quest'ultimo fosse costretto a farsela a piedi sul fondo) il Toreador optò per una momentanea cessazione del proprio mistico stato in favore di una pronta nuotata.
Non appena i quattro furono riemersi vennero assaliti dal clamore di grida provenienti dalla nave: urla atroci si levavano a squarciare l'aria del porto, accompagnate da scariche di proiettili dapprima numerose, poi sempre più rade.
Infine cessò ogni rumore. La torcia doveva essersi spenta. O forse i quattro Infanti avevano avuto soltanto molta fortuna.
"Ommioddio che incubo! Tutta colpa -splut!- tua Henry! Come al solito!", in altre circostanze il Lasombra avrebbe riso delle condizioni ben poco eleganti dei compagni appena riemersi, ma non in quel momento, "Pensala come vuoi Samael, ti faccio notare che sei vivo ed illeso", "Illeso?? Ti paio illeso?? E di questo costosissimo completo cosa mi dici?! Ed i miei nervi?! Oh, sto per svenire!".
Ignorando le lamentele del Toreador, cui era oramai aduso, Cäedric si concentrò su come risolvere quella orribile situazione, l'ennesima strage a bordo della nave fantasma (giacchè aveva ben pochi dubbi su cosa fosse accaduto ai poliziotti presenti) non avrebbe tardato a fare il giro dei media.
"Abbiamo pochissimo tempo. Quel sarcofago deve sparire. Dobbiamo portarlo da Beckett", "Bella scoperta biondo! Ma come cazzo pensi di fare? O vuoi chiedere gentilmente alla vecchia stronza se vuole un passaggio in centro?", Harle tremava come un gatto appena uscito dall'acqua (aveva la netta sensazione che il suo animale totemico sarebbe stato un felino) e di certo non aveva alcuna intenzione di tornare su quella nave della malora!
"Come si scaricano i container in un porto. Deve esserci una gru o qualcosa del genere, qui da qualche parte. Pensi di riuscire a manovrarla Harle?", la Gangrel si strinse nelle spalle, "Ovvio, io posso guidare qualunque cosa abbia un motore".
Doveva esserci una gru, il Ventrue si appellava disperatamente alla logica pregando che le forze dell'ordine della città non ne difettassero come davano ad intendere certe storielle che giravano su di loro.
"Ugualmente deve esserci qualcosa per trasportarli a terra, un muletto o qualcosa del genere. Probabilmente in uno dei magazzini di servizio", Henry si alzò strizzando via l'acqua dalla maglietta, "Questo lo cerco io Cäedric, credo di averne visto uno qui intorno".
Bene, potevano farcela, potevano sistemare le cose, ma doveva essere cauto, non doveva tralasciare alcun particolare, niente che potesse tradirli... "Samael, tu invece verificherai l'eventuale presenza di telecamere e le distruggerai, tutte", il Toreador non appariva convinto, "Ma se ci sono delle telecamere avranno già filmato un sacco di cose! Ci sono le nostre facce sopra! Tranne quella del Lasombra certo... tutte le fortune a quel piantagrane!".
"A questo penserò io, tu sbrigati e controlla che Harle non faccia danni eccessivi", ciò detto il Ventrue si incamminò velocemente verso la torre di controllo del porto, all'estremità meridionale dei moli.
La Gangrel non ci aveva messo molto a trovare quello che cercava: una gru era infatti stata approntata poco distante dal molo della nave (da cui si tenne prudentemente a distanza). Sfregandosi soddisfatta le mani, la ragazza si issò in cabina, "Ho sempre desiderato guidare uno di questi!". L'inaspettato numero di leve e pulsanti presenti la colse però alla sprovvista.
"Oook... con calma... iniziamo dalle chiavi. Accidenti questo coso avrà la frizione?", dopo qualche tentativo la gru si mise in moto, "Evvai! E ora il braccio... secondo me è questa leva qui, mi piace di più!", con un scossone ed un tremendo sferragliare i cingoli della gru si mossero in direzione dell'acqua lottando contro il freno ancora tirato, spaventata Harle lasciò subito la leva, "Ehm... ok, dopotutto era quest'altra leva qui", la consueta malagrazia dell'irruenta cucciola travolse la leva in questione facendo roteare paurosamente il braccio della gru.
"Oh là! Ed ora è come pescare i giocattoli nelle gabbie della sala giochi! A noi due!".
Gettando di quando in quando occhiate preoccupate all'indirizzo della compagna, Samael dispose di tutte le telecamere dell'area. Naturalmente, vista l'altezza proibitiva a cui erano montate, non trovò di meglio che sparare ad ognuna di esse, "Mezzanotte di fuoco, oh oh oh!".
Il Lasombra nel frattempo aveva trovato esattamente quello che cercava: un robusto muletto dall'aria piuttosto scattante, di certo non il massimo per passare inosservati, ma era il solo modo di portare via quel dannato container con (possibilmente) il suo contenuto, "Chissà che sta facendo il principino... forse avrei dovuto dirgli del riccio che aveva attaccato alla giacca, bha non è il momento di scherzare!".
L'Infante Ventrue si era reso conto di trasportare un clandestino, e fu con sommo fastidio che si ritrovò a dover lacerare un pezzo di impermeabile per liberarsene: di certo non un inizio promettente. Aveva impiegato più del previsto a raggiungere la torre di controllo, volendo accertarsi dell'assenza di eventuali scomodi testimoni nelle vicinanze: a quanto sembrava, la paura del contagio aveva messo le ali ai piedi di tutti i perdigiorno di San Francisco.
Entrare nella struttura non fu difficile, lo stesso dicasi per raggiungere l'ultimo piano dove supponeva si trovassero le registrazioni delle telecamere.
La porta era socchiusa ed al là di essa Cäedric scorse un unico guardiano presente: sembrava addormentato sulla poltrona rotante, dava le spalle alla porta totalmente incurante degli schermi che si oscuravano progressivamente sulla console (in grazia del meticoloso lavoro di Samael). Tanta fortuna sorprese l'Infante, poco avvezzo a simili coincidenze.
Indeciso se stordire o meno la guardia, il Ventrue si guardò intorno cercando di orientarsi, le moderne tecnologie infatti lo irritavano quanto irritavano il suo Sire. Con un accenno di preoccupazione, Cäedric si rese conto di non avere idea di cosa fare per cancellare le registrazioni: il sorvegliante gli serviva ben sveglio, indubbiamente.
Usando solamente la tsuka della katana (ossia, volgarmente, l'impugnatura), il Ventrue vibrò un colpo violento allo schienale della poltrona che fece letteralmente sobbalzare il malcapitato guardiano quindi, approfittando della sua confusione, lo prese per il bavero costringendolo a guardarlo negli occhi. L'uomo si trovò faccia a faccia con la persona più bella che avesse mai visto in vita sua, tanto che si convinse di stare ancora sognando: l'apparizione aveva magnifici occhi dorati che lo attiravano... anzi, che lo incatenavano impedendogli di pensare a qualsiasi altra cosa.
"Distruggi tutte le registrazioni, di tutte le telecamere del porto relative a questa notte. Immediatamente", mesmerizzato l'uomo eseguì prontamente, sempre sotto lo sguardo vigile del giovane Ventrue la cui Dominazione si era rivelata ancora una volta perfetta.
Con non poche difficoltà, Harle aveva agganciato il container, più che sorpresa di vederlo nuovamente chiuso. Con difficoltà sempre maggiori l'aveva poi sollevato, facendolo oscillare pericolosamente almeno una decina di volte prima di posarlo, non troppo delicatamente, sul montacarichi del muletto procurato da Henry (per precauzione il Lasombra aveva abbandonato il veicolo durante l'operazione di carico).
Il tutto si era appena concluso quando il Ventrue si riunì ai compagni, "Le registrazioni sono distrutte. A quanto vedo avete risolto anche voi", la smorfia di Henry fu eloquente sul come si era arrivati a quel risultato, "Diciamo che l'ospite del sarcofago ha avuto una nottata movimentata!".
"Molto bene finocchi, e adesso?", era più che evidente come non potessero salire tutti sul muletto. "Harle, trova un mezzo di trasporto alternativo per noi, qualcosa di abbastanza anonimo", Cäedric aveva una più che discreta fretta di lasciare il porto: erano stati insolitamente fortunati fino a quel momento, non poteva chiedere di più alla sorte.
Mentre il Ventrue comunicava all'autista di raggiungerlo nella zona industriale a sud del centro (dove si trovava il capannone di Harle, luogo in cui aveva deciso di custodire il container), ecco giungere la cucciola Gangrel alla guida del mezzo che, a seguito del muletto, li avrebbe trasportati nel modo più anonimo possibile.
"Ma come ti salta in mente di prendere un'ambulanza?! E' questa la tua idea di anonimo?? E poi non lo sai che porta sfortuna??", Samael era scioccato, Cäedric preferì non esprimersi dal momento che oramai era troppo tardi per cercare qualcosa di diverso. Fu Henry a rompere gli indugi montando sul muletto: "Ebbene ragazzi, forza e coraggio, con un muletto scortato da un'ambulanza dovremo prendere un bel po' di strade secondarie!".
Dopo circa un paio d'ore trascorse nella snervante operazione di scorta ad un veicolo che non poteva andare oltre le diciotto miglia orarie, poco prima dell'alba i neonati giunsero infine alla meta.
Come da programma, il container sarebbe restato chiuso e sorvegliato nel capannone abbandonato fino a che Beckett non li avesse raggiunti. Stanchi e provati (anche se il Ventrue non l'avrebbe mai ammesso), ai giovani vampiri non parve vero di potersi finalmente rilassare: Henry e Cäedric se ne andarono con la limousine di quest'ultimo, impazienti di raggiungere le proprie dimore al punto da dimenticarsi persino del Toreador.
Samael, appiedato com'era e visto l'approssimarsi dell'alba, dovette rassegnarsi (e Voi cari Lettori potete ben immaginare quale supplizio fu per lui) a restare dove si trovava, ospite della Gangrel e di tutta la variegata fauna, vertebrata e non, che popolava il capannone abbandonato: "Quali e quante divinità devo aver offeso nel ciclo delle mie reincarnazioni? Oh che la sacra Trimurti possa avere pietà di me e preservarmi! Almeno dai parassiti...".
In tal modo si conclude il quarto tempo della nostra storia, il sipario si abbassa sull'ennesima movimentata notte dei nostri protagonisti.
Lascio a Voi immaginare quali pensieri, quali tormenti, quali speranze accompagnarono ciascuno di loro nell'oblio dell'astro nascente. A Voi fintanto che il sipario non si leverà nuovamente...
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