| Scritto da Lord Cäedric Allen Aston, |
Bentrovati cari amici, le vostre visite potrebbero diventare un piacere a cui abituarsi; peccato non sia saggio lasciare che ciò accada, essendo io probabilmente il solo immortale fra di Voi.
Per quanti possano vantare (o vergognarsi, a seconda delle preferenze) destino immortale, ogni piacere cela inevitabilmente un dolore altrettanto grande, ogni gioia un tormento.
Per quanto grande possa essere la felicità, la sola certezza che ci è data è che essa finirà. Mentre la sofferenza che ne deriva... oh, essa è eterna.
Si levi perciò il sipario sul quinto tempo della nostra storia; con esso giunge un nuovo incontro per alcuni, una vecchia conoscenza per altri.
Avevamo lasciato i nostri giovani protagonisti alle prese con un'impresa piuttosto ben riuscita, almeno apparentemente...
A VOLTE RITORNANO
Il cuore batteva all'impazzata, come stesse per scoppiargli in petto; per questo soltanto il Ventrue sapeva di essere prigioniero in uno dei suoi incubi, tutto il resto era perfetto e tangibile, in ogni doloroso particolare...
Rochelle lo chiamava in preda all'angoscia, mentre lui correva lungo interminabili corridoi pervasi da una malsana luminescenza, cercando disperatamente di raggiungerla. Ogni svolta che Cäedric prendeva pareva riportarlo al punto di partenza e, per quanto velocemente corresse, la distanza tra lui e Rochelle non faceva che aumentare inesorabilmente.
Poi, all'improvviso, la vide alla fine dell'ennesimo corridoio: incatenata a quello che sembrava un tavolo operatorio, circondata dai visi piatti e sgradevoli dei suoi carcerieri, visi contorti in espressioni malevole mentre si apprestavano a torturarla.
Questa volta il grido fu quello del giovane. Poi anche lui fu nella medesima stanza, Rochelle lo implorava, ma non riusciva a distinguerne le parole. Sir Richard era accanto a lui.
Il Sire gli mise una spada tra le mani, sorridendo crudelmente mentre, con la voce di Antonius, gli ordinava: "Uccidila".
Un altro grido, o forse un'invocazione. Cäedric riaprì gli occhi alla realtà. Sotto di lui le lenzuola fradice di sangue testimoniavano tutta la crudeltà del suo sonno.
Incapace di pensare a qualunque cosa (era troppo presto, o troppo tardi, a seconda delle considerazioni), il Ventrue si trascinò lentamente nella stanza da bagno. Quella notte avrebbe fatto volentieri a meno del mondo.
"Aaahhhhhhhhh!!", un grido, troppo acuto per essere di uno delle bande di spacciatori che talvolta si accoltellavano da quelle parti, destò Harle dal suo sacco a pelo. Oh, se solo avesse posseduto una telecamera!
Come probabilmente ricorderete cari lettori, Samael era stato costretto a trascorrere la giornata nel covo della compagna di Coterie, un luogo non propriamente abitabile per qualunque persona civilizzata, figuriamoci quindi per il nostro Toreador! Eccolo infatti a tentare, con scarso successo, di disperdere il gruppo di incuriositi roditori che gli si era radunato intorno, in equilibrio precario su di uno sgabello per altro.
"Topiiii!! Chiama subito la disinfestazione! Aiutami Harleee! Nooo via dalla mia giacca luride bestiacce!", la Gangrel si godette la scena per qualche secondo (non perdendo occasione di fare un paio di foto con il cellulare) prima di disperdere la squittente famigliola, "Mamma mia quanto strilli... manco un tacchino al Ringraziamento!".
Infine libero dall'inconsueto assedio, Samael raccolse (un po' schifato in verità) la giacca dal giaciglio improvvisato cercando nervosamente di scuotersi di dosso la polvere, "Ah! Che orrore... non posso sopportare un solo minuto di più questa sistemazione da barboni! Mi meraviglio che tu ci riesca... anzi, ripensandoci non mi meraviglio affatto. Con permesso, devo assolutamente andare a lavarmi!". Ciò detto, il Toreador si avviò a passo svelto verso l'uscita, più che pronto a sequestrare un taxi pur di lasciare quel capannone in rovina e raggiungere la sua rifornitissima toilette.
"Ehi finocchio! Ti sei dimenticato della vecchia stronza nel sarcofago?! Che cazzo ci faccio io??", Harle imprecò cercando di raggiungere il compagno, "E io che ne so? Chiedilo a Sua Simpatia, io ho cose più urgenti da fare!", il Toreador si dileguò quindi nella notte.
"Oh mierda... maledetti finocchi!", imprecando la cucciola Gangrel tentò di chiamare il sopracitato Ventrue, ma non ebbe risposta (Cäedric era infatti deciso ad ignorare la chiamata).
Il tono delle imprecazioni si fece più alto e potenzialmente sacrilego mentre la ragazza componeva un secondo numero, quello di Henry: "Ascoltami bene Lasombra del cazzo ho qui la...", Harle non riuscì a continuare perché il compagno la interruppe immediatamente, "Non ho tempo per le sciocchezze! Hai visto i giornali questa notte?! E' un disastro! L'identikit di Cäedric è in prima pagina! Pare che una specie di guardiano del porto abbia visto ‘un ragazzo bellissimo che gli ha ordinato di distruggere le registrazioni della notte scorsa'! Il principino e la sua faccia d'angelo! Dove diavolo è tra l'altro?? Non risponde al cellulare! Non deve assolutamente farsi vedere in giro! Diglielo! Io penserò a qualcosa".
La comunicazione si interruppe prima che la ragazza potesse aggiungere qualsiasi cosa. Con un'ultima impressionante bestemmia, la nostra cucciola si rassegnò a fare la guardia al sarcofago (e al suo inquietante contenuto) continuando a tentare di mettersi in contatto con Cäedric.
All'undicesimo tentativo di chiamata, il Ventrue si arrese, "Si?", con serafica calma (data probabilmente da un certo allenamento ai modi dei compagni) allontanò il cellulare il tempo sufficiente affinchè Harle esaurisse la sua carica d'improperi, "C'è un motivo per cui perseveri nel tentare di chiamarmi?", "Ovvio che si brutto finocchio!! Sei su tutti i fottuti giornali! Non uscire neanche per un cazzo! E poi... io cosa cazzo ci faccio con la vecchia stronza nel sarcofago?!".
Prima di rispondere, il giovane si fece portare il giornale dall'onnipresente Igor. Non ebbe quasi bisogno di leggerlo, l'espressione più che inquieta del fedele maggiordomo fu decisamente eloquente: il suo identikit era tracciato in prima pagina e, per quanto rozzo, restava perfettamente riconoscibile.
"Resta a guardia. Ho coscienza della situazione", "E che cazzo vuol dire?! Scolt..", Cäedric chiuse la comunicazione imprecando mentalmente contro la propria imprevidenza. Eppure aveva da sempre dovuto convivere con il suo aspetto fuori dell'ordinario, una bellezza (per quanto non se ne curasse) tale da renderlo non ignorabile, in nessun caso.
"Ma che splendida nottata si profila...", il guardiano del porto si era ricordato di lui. Era ovvio, non si era cautelato contro quell'evenienza. Non aveva provveduto ad alterarne la mente, non per quanto riguardava l'essere stato visto. Un errore grossolano e non da lui, assolutamente non da lui, "Dannazione..!".
"Samael leggi il giornale. Necessito di tintura per capelli e lenti a contatto. Subito", il Toreador non fece in tempo a dire nemmeno ‘pronto', la proverbiale e rinomata disponibilità dell'Infante Ventrue al dialogo lo lasciava basito ogni volta.
Il giovane soffiò via pigramente alcune bolle di sapone, cercando a tentoni il giornale della sera, doveva essere da qualche parte intorno alla Iacuzzi... "Ah eccolo! Ma che vedono i miei occhi! Oh certo non offrirei un contratto all'autore, ma il soggetto è assolutamente riconoscibile. Ecco perché il restiling! Mmm... delle ciglia posticce non ha certo bisogno visto quanto son lunghe le sue! Chissà che direbbe se gli portassi anche un set di unghie finte? Oh Oh Oh!".
La Gangrel afferrò il cellulare con violenza, "Farà bene ad essere uno di quei maledetti tirapacchi, altrimenti... ggrrr!", le note dei Gipsy Kings subirono un drastico arresto ("E chi cazzo mi ha messo questa merda di suoneria?? Maledetto Toreador..."): "Harle? Sono la Segretaria del Principe. Sei convocata al Palazzo centrale, immediatamente", clik, niente convenevoli per chi è fuori dalle grazie della dea moda, non che la nostra cucciola ci facesse molto caso.
"La segretaria del Principe? E chi cazzo è? Ah... vuoi vedere che è la stessa biondina che ha sempre da dire su come mi vesto? Che palle... e ora come faccio con queste quattro tonnellate di solida sfiga?", ed invero era un problema non da poco: il Ventrue era stato piuttosto chiaro sul ‘fare la guardia', però il Principe le avrebbe rifatto il fondoschiena se non si fosse presentata. Che fare dunque?
"Al diavolo il sarcofago! Non sono micca un cazzo di cane da guardia io!", sollevata dall'aver preso infine una decisione, la ragazza raspò la terra smossa sotto il suo sacco a pelo dissotterrando un vecchio vaso di burro d'arachidi, in cui conservava i magri risparmi, per estrarre i soldi dell'autobus. Con più di una nota di fastidio si rese conto che quel lusso sarebbe stato l'ultimo: l'improvvisato salvadanaio restava infatti più vuoto della testa del Presidente ("Com'è poi che si chiama quell'idiota..? Bha!").
Harle giunse inaspettatamente per prima al luogo della convocazione. Ad accoglierla c'era come sempre una radiosa Anette (splendida come soltanto un'Arpia Toreador sa essere) tutt'altro che lieta di fare gli onori di casa alla giovane Gangrel: "Oh mio Dio... scavi forse canaloni nella discarica per sbarcare il lunario? Non capirò mai come si possa vedere un qualsivoglia fascino nei proletari...", per tutta risposta Harle decise di liberarsi una narice da un frammento di terra, prendendosi naturalmente tutto il tempo necessario a tale meticolosa operazione di scavo, "Gli altri stronzi sono ancora in giro? Bella roba... chi è che ci vuole vedere? Testa d'uovo?".
Indecisa se inorridire per le dita nel naso, rabbrividire per le condizioni generali della giovane o infuriarsi per il soprannome poco edificante dato al Siniscalco (anche se, doveva ammettere, con qualche cognizione di causa), Anette restò basita alcuni istanti prima di dismettere l'offensiva immagine: "E' il Principe che ha convocato la Coterie di cui fai parte. Avviati alla sala riunioni e... posa subito quella mazza!".
Ce l'aveva quasi fatta accidenti, la Gangrel fu costretta a lasciare la propria arma in custodia come sempre, sembrava ne avesse fatto un punto d'onore di superare l'attenta vigilanza dell'insopportabile Segretaria, "Che palle..!".
Allontanata l'incorreggibile ragazzina, Anette si concesse qualche istante di relax ritoccandosi lo smalto: "Speriamo arrivi presto Samael, ho bisogno di un consiglio sulla sfumatura del french. E Cäedric! Ho giusto bisogno di rifarmi gli occhi dopo una simile fiera della sciatteria grunge anni 90!".
La bella segretaria non immaginava quale sorpresa l'aspettasse di li a pochi minuti...
Harle raggiunse a fiuto la stanza delle riunioni dove aveva incontrato per la prima volta i suoi compagni di Coterie ("Carajo che bei ricordi... come no!"); la trovò spoglia come la ricordava, un tavolo troppo grande con un sacco di sedie sempre vuote, "Bhè almeno non me ne starò in piedi!".
Quella notte vi era tuttavia qualcosa di diverso: la stanza non era completamente vuota, comodamente seduta su di uno scranno dalla parte più lontana del tavolo vi era infatti una donna, apparentemente intenta ad osservare la nuova venuta.
La sconosciuta dimostrava poco più di una ventina d'anni, vestiva completamente di nero, con impeccabile eleganza, ma quello che persino Harle non potè fare a meno di notare fu la sua straordinaria bellezza: i capelli lunghissimi e neri come la notte le ricadevano morbidi su di una spalla, il viso dai lineamenti cesellati non tradiva alcuna espressione, tranquillamente adagiato su di una mano perfetta. Gli occhi, di un grigio riflesso d'azzurro, erano grandi ed insolitamente acuti, davano l'impressione di esaminare impietosamente la nostra cucciola. Non una sola imperfezione ne intaccava l'aspetto, sembrava quasi il Ventrue ("Magari è sua sorella... brrr!").
Le due si squadrarono da lontano per alcuni lunghi istanti, pareva esaminassero qualcosa di mai visto prima con tutto il carico di diffidenza del caso.
Infine, senza mai distogliere lo sguardo ("Mettiamo bene in chiaro chi comanda qui bella mia!"), Harle accorciò le distanze portandosi a pochi passa dalla sconosciuta, "Bhè è morto il Principe?".
Se avesse avuto una frazione in meno di sangue freddo, Cassandra Christabel Pemberley sarebbe senza dubbio caduta dalla poltrona, dovette fare appello a tutto il suo rigido autocontrollo per recuperare il filo della situazione, "Cosa?!".
La Gangrel sbuffò assumendo la consueta aria strafottente, "Ok bella, vediamo di renderti le cose più facili: io sono stata convocata dal Principe, ma il Principe non c'è. E ci sei tu, una stangona vestita a lutto come mia nonna, che di certo non è il Principe! Claro?".
A questa sequela di inaccettabili insulti, la donna (nota per molte cose, ma non certo per la pazienza) non seppe trattenere un moto di stizza tutta femminile, "Ma come..?! Pensa agli stracci sporchi che porti tu, avanzo di favelas!".
Da lì nacque un acceso alterco ("Scooolta! Vuoi parlarne fuori? E chi cazzo sei poi?", "Chi sei tu piuttosto?! Chi ti ha convocata, la ditta delle pulizie??"), che vi risparmio nella sua interezza, sappiate tuttavia che si protrasse per un'abbondante mezzora.
Nel frattempo Samael ed un irriconoscibile Cäedric facevano il loro ingresso nella hall del Palazzo, gettando nel più profondo sconforto la povera (e già provata) Anette: "Sammy tesoro! Ho bisogno di un parere sul colore dello smalto. Ma chi è il tuo amico, e soprattutto dov'è Cäe... O MIO DIO! Cos'hai fatto Cäedric??".
Il Ventrue era in effetti assai poco riconoscibile cari lettori, Samael aveva fatto un lavoro piuttosto valido nel renderlo meno... abbagliante, è proprio il caso di dire così: gli aveva tagliato i capelli lasciandoli lunghi appena una decina di centimetri, quindi ulteriormente accorciati per scalarli, infine li aveva colorati con una comune tinta castana chiara. Non contento di ciò, aveva procurato al compagno un paio di lenti a contatto verdi che, in grazia dell'oro sottostante, assumevano riflessi non molto naturali.
Il risultato finale, per quanto ottimo se basato sui consueti standard, sminuiva l'assoluta perfezione che era il giovane Ventrue. Una vera bestemmia per ogni Toreador che si rispetti.
"E' una storia piuttosto lunga Anette cara, non mi andare in frenesia per l'amor del cielo! Sfoglia la pila dei giornali fino al SF Tribune e capirai, deve essere proprio l'ultimo, sotto People, Vanity Fair, Novella 3000 e Chi. Per lo smalto la sfumatura perla è perfetta per il french, piuttosto devi dirmi cos'è il profumo che indossi...".
Il Ventrue era al limite della propria capacità di sopportazione, costretto ad alterare la propria immagine ed impossibilitato a mettere immediatamente a tacere la faccenda, convocato con tutta probabilità per una pubblica reprimenda, non aveva alcuna voglia di perdere altro tempo: "Anette. Dove siamo convocati di grazia?".
Ancora sconvolta dall'incomprensibile mascherata, la bella Toreador indicò loro la sala riunioni. Mentre i due si avviavano, Anette versò una calda lacrima per quello spreco della grazia divina, finchè un pensiero non giunse a recarle conforto, "Oh! Basterà attendere domani notte! Dio sia ringraziato per la rigenerazione del riposo diurno!".
Le voci irritate si udivano già nel corridoio antistante la sala, una era senza alcun dubbio quella di Harle, ma l'altra i due Infanti non seppero riconoscerla: "O cielo, non starà micca litigando con il Principe?!", il Toreador già si vedeva ad implorare l'irlandese perdono mentre veniva legato ad un palo sulla cima del grattacielo in attesa dell'alba.
Più pratico e decisamente meno incline alla drammatizzazione, Cäedric non pensò neppure per un istante al Principe, piuttosto quella voce dal tono tagliente gli ricordava qualcosa...
Appena entrati Samael dovette ricredersi: sollevato dai suoi timori, si trovò ad ammirare una donna bellissima nel pieno del suo altrettanto estetico furore, una visione così carica di pathos da fargli venire le lacrime agli occhi.
"Non è possibile...", il Ventrue celò a fatica il proprio sconcerto riconoscendo senza possibilità d'errore la proprietaria della voce. Non si sarebbe mai e poi mai aspettato di rivederla, non in quel continente, non negli States, non a San Francisco, ma soprattutto non lì.
Riprendendo all'ultimo istante il controllo, Cäedric riuscì a non lasciar trapelare nulla della propria sorpresa, mentre una marea di interrogativi si affollavano nella sua mente, non ultima un'invocazione sul perché, fra tutte le persone possibili, dovesse ritrovarsi proprio con lei: la saccente ed irritante docente di Storia Romana ad Oxford, durante gli anni di studio lì trascorsi.
L'unica persona in tutto l'Ateneo in grado di fargli perdere la pazienza, l'unica ad aver fatto ogni cosa in suo potere per rendergli la vita impossibile, ma anche l'unica al suo livello, la sola che fosse in grado di creargli una, seppur minima, sfida intellettuale che lo impegnasse più di qualche ora...
"Cassandra Pemberley".
Anche Cassandra ebbe un momento di sorpresa, inizialmente non associando quell'aspetto alla voce che ne aveva pronunciato il nome. Anch'ella si riprese comunque immediatamente: "Cäedric Aston. Mi pareva di ricordarti leggermente meno scialbo".
Tipico del suo insopportabile modo di fare! Per il Ventrue fu come trovarsi nuovamente negli ampi saloni della facoltà di Storia, percorsi a grandi passi mentre concludevano la discussione iniziata ore prima in aula, solitamente senza trovare il minimo punto d'accordo.
I perché ed i percome tanto di Cäedric, come dei due compagni dovettero tuttavia attendere: lo sbattere non troppo delicato della porta annunciava infatti l'entrata nella sala del Principe di San Francisco, la cui espressione prometteva di ridefinire il concetto di ‘sofferenza eterna' concentrandolo nello spazio di un devastante quarto d'ora per tutti.
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