-->
Quinto tempo, III parte. Looking for answers.
Monday 20 October 2008
 
Scritto da Lord Caedric Allen Aston,

Salve miei carissimi lettori, spero di non avervi fatto attendere più del dovuto. Invero sto cercando di restringere i tempi di gestazione della mia cronaca, lavorandovi mi sono infatti reso conto di quanto in realtà tenda a cullarmi sugli allori, compiacendomi forse un po' troppo del modo in cui di volta in volta Vi lascio.

Potrei cambiare abitudine, potrei farlo... ma perché rinunciare ad una simile soddisfazione quando ne restano tanto poche al mondo?


Cassandra si sorprese a rabbrividire, quella voce (che nel modo più assoluto non apparteneva a Samael) aveva una tale carica di malizia...

Non sapendo come potesse essere accaduta una cosa simile, la giovane cercò di prendere tempo per studiare la situazione: "Se non sei Samael, ed io sono moderatamente disposta a crederti su questo punto, allora chi sei?", anche se forse avrebbe dovuto chiedere cosa era.

Il non-Samael sembrò scosso come da lievi sussulti, dalle sue labbra contratte uscì un fischio che forse doveva essere una risata, il terzo occhio al centro della fronte ruotò più volte su sé stesso: - Saprai il mio nome a tempo debito, Samael è stato gentile a prestarmi il suo corpo... così potrei persino toccarti...-, il non-Samael avanzò di alcuni passi, il ghigno più marcato e feroce, una pallida luminescenza bluastra gli si era raccolta intorno.

Cassandra fece appello al suo coraggio per non arretrare di un solo passo, era ormai chiaro come le intenzioni della cosa fossero tutt'altro che pacifiche, ma lei non era certo una codarda: avrebbe combattuto se necessario, ma non sarebbe fuggita, quello mai.

"Non so chi tu sia e neppure cosa tu voglia da me, ti avviso che la mia pazienza non arriverebbe a perdonare l'impudenza di un attacco!", la voce dell'Infante era ferma e decisa, la giovane era infatti più che certa dei propri mezzi, aveva il pieno controllo di tutte le sue facoltà...

- L'aveva detto Samael che non eri simpatica... ma nessuno di quelli come te lo è -, il non-Samael non appariva affatto turbato dalle minacce di Cassandra, abbassò la mano senza tuttavia che la luminescenza intorno a lui diminuisse, - Sarebbe così facile ucciderti... Troppo. Temo non mi darebbe granchè soddisfazione. Sei giovane ed ignorante...-.

"Come osi?!?", l'unico insulto che la ragazza non poteva assolutamente tollerare, l'unica parola assolutamente inassociabile al suo nome, "L'ignoranza è qualcosa che non ha mai sfiorato la mia persona neppure quand'ero in fasce, mettitelo bene in testa!", l'ira diede a Cassandra una rinnovata energia, nonostante le considerazioni non troppo incoraggianti del non-Samael.

- Quanta boria... bada a te Usurpatore!! -, un'onda di potere si sprigionò improvvisamente dalla cosa investendo in pieno Cassandra; la giovane fu quasi schiacciata dall'ira sconfinata che ne permeava l'essenza, fu come se quell'aura carica d'inaudita minaccia volesse stritolarla. L'Infante chiuse gli occhi e strinse i pugni preparandosi a resistere a qualsiasi attacco.

Il senso d'oppressione calò improvvisamente, eppure nessun colpo la raggiunse. Quando però riaprì gli occhi, Cassandra scoprì di non trovarsi più al Presidio: era in una specie di radura, circondata da una vegetazione che non riconosceva, completamente sola, nessuna traccia di Samael, o della cosa che si era impadronita di lui, "Ma dove...".

- Iniziò all'improvviso. Tanto repentinamente che nessuno volle crederci fintanto che non fu troppo tardi...-, di nuovo quella voce sibilante, sembrava provenire da ogni parte e da nessuna, - Il mio Sire fu uno dei primi a perire sotto i colpi di una spada di sangue...-, dei colpi, rumori di lotta la raggiunsero. Cassandra si voltò di scatto trovandosi a pochi passi da una capanna in legno, "Ma era qui prima? No...".

- Poi fu il fuoco...-, incurante delle reazioni che suscitava nella donna, la voce continuò, il fumo filtrava dalle finestre e dal tetto di fronde, - Io fuggii...-, la porta della baracca si aprì di scatto, una bambina, non doveva avere più di dieci anni, si lanciò fuori correndo a perdifiato attraverso la radura, - Ma era tardi...-.

Un'altra figura si affacciò alla porta, mentre alle sue spalle la capanna bruciava consumata dalle fiamme: lingue di fuoco lo ammantavano senza recargli alcun danno, illuminandone i tratti di una luce abbagliante e spaventosa, nella destra brandiva una spada rosso sangue... no, era una spada di sangue... una tecnica potente, una tecnica che, come il controllo delle fiamme, apparteneva soltanto al suo Clan.

L'uomo uscì dalla baracca allontanandosene di qualche passo, i capelli biondi erano sfuggiti alla treccia e ondeggiavano liberamente alla brezza. La tranquillità della sera stonava terribilmente con ciò che stava accadendo.

Osservò la bambina allontanarsi nel bosco, con tutta la tranquillità di un cacciatore certo di catturare la propria preda; senza fretta si girò di nuovo verso la baracca in fiamme, quindi tese la mano sinistra.

Cassandra sapeva cosa sarebbe accaduto lunghissimi secondi prima che l'onda di fuoco esplodesse, prima che la vorace colonna di fiamme si levasse ruggendo verso il cielo, prima che di tutto ciò che aveva davanti non restasse che cenere divorata dalla magia. Prima che quegli occhi dorati e brillanti come le fiamme si fissassero, gelidi, nei suoi.

Un brivido scosse la giovane mentre si rendeva conto improvvisamente di quanto quello sguardo le ricordasse altro, occhi del medesimo colore e altrettanto freddi, oro negli occhi e nei capelli. Sorpresa dai meccanismi della mente, la Tremere archiviò quella constatazione: non era proprio il momento di pensare alla somiglianza di quell'uomo con lui.

Nel tempo di un battito di ciglia tutto cambiò. Non si trovava più nella radura, ma in una specie di caverna: non era molto profonda, ma soprattutto non aveva che un'unica uscita.

Senza sapere il perché, la Tremere si sentì attraversare da una terribile ansia, come fosse un animale in trappola.

- Ero in trappola -, a pochi passi da lei, Cassandra vide la bambina di poco prima, rannicchiata in un angolo, il viso stravolto dall'incredulità e dalla paura; fu allora che vide con chiarezza il terzo occhio al centro della sua fronte.

- La stirpe dell'usurpatore Tremere, non contenta dell'averci privati del nostro Padre nel sangue, del più giusto fra i giusti, tramò e complottò finchè le loro menzogne non attecchirono...-, un'ombra si allungò sul pavimento; voltandosi, Cassandra vide quell'uomo entrare a passi lenti nella grotta.

La sua espressione era indecifrabile, il suo sguardo non lasciava la pietosa figura della bambina, "Hai finito di rimandare l'inevitabile", non era una domanda, persino la sua voce le dava i brividi.

- Fu così che iniziò lo sterminio. Condotto con sistematica efficienza, senza mai lasciare alcuna prova, nessun dubbio che quanto stesse accadendo non fosse giusto e doveroso...-

La bambina lo pregò, implorò affinchè le fosse risparmiata la vita, diceva di avere una importante missione da compiere, che le voci sul suo Clan erano falsità, che lui non poteva macchiarsi dell'assassinio di chi aveva raggiunto Golconda...

- Finchè dei Salubri non restò che il ricordo, falsato e distorto dagli usurpatori...-

L'ultima cosa che Cassandra vide fu il riflesso degli occhi dell'uomo nella spada di sangue, mentre calava più e più volte.

- Lui era uno dei peggiori. Messaggero di morte per scelta e convinzione. Lui mi ha uccisa secoli orsono, ma io non ho dimenticato ne perdonato. E ora sono qui per adempiere finalmente alla mia missione -.


Reginald sarebbe arrivato a minuti, tuttavia la forzata inattività lo indisponeva. Cӓedric decise così di chiamare il proprio Sire al fine d'informarlo sulla sfortunata piega presa dagli eventi, rimandare l'inevitabile aveva ben poco senso dopotutto.

"Cӓedric. Aspettavo la tua telefonata...", il tono di Sir Richard non era affatto rassicurante, in esso vibrava una forte nota di fastidio, sapeva già tutto, "Posso sapere quale demone ti ha preso? Non è da te agire a guisa di membro di levriero!".

Le parole del Sire bruciavano ben più di quelle del Principe per il giovane: "Ne sono consapevole Maestro. Sono pronto ad affrontare qualsiasi reprimenda consideriate adeguata per il mio errore", Sir Richard tacque alcuni istanti, quindi riprese in tono leggermente meno severo, "Sei fortunato che la situazione non sia ancora sfuggita completamente dalle tue mani. Se sarai tu, con le tue sole forze, a venirne a capo, potremo considerare chiuso l'imprevisto. Come se non fosse mai accaduto, comprendi?".

Il giovane Ventrue comprendeva bene: se avesse dimostrato di far fronte all'errore, non soltanto il Maestro l'avrebbe perdonato, ma la sua Dignitas ne sarebbe uscita intatta, inalterata. Era molto di più di quanto sperasse, forse più di quanto meritasse visto il modo (ai suoi occhi indegno) in cui aveva condotto l'operazione, "Vi ringrazio per l'indulgenza Maestro. Non avrete di che pentirvene, ve lo giuro".

Le ultime parole dell'Infante vibravano della più assoluta determinazione, Sir Richard non mancò di notarlo; non aveva alcun dubbio sul fatto che Cӓedric avrebbe mantenuto la parola, "Ne sono certo Cӓedric".

Come avrete oramai intuito cari lettori, la predilezione del giovane Richard per il suo pupillo era straordinaria, inusuale invero tra di Noi un simile attaccamento.

"Vostra Grazia, il carro attrezzi sarà qui tra una decina di minuti. Desiderate attenderlo?", il giovane Ventrue scosse il capo salendo nella Limousine, "No, occupatene tu Igor. Quindi fatti scortare alla Golden Tower. Reginald, al porto, immediatamente".

L'anziano maggiordomo sospirò guardando la Limousine allontanarsi verso nord. Dopo l'ultimo gravissimo ferimento subito dal padrone, aveva raccomandato al figlio di mantenere un occhio vigile sul giovane Signore, ma non era abbastanza, lo sapeva: cosa potevano mai dei semplici esseri umani, per quanto fedeli, contro ciò che egli doveva affrontare?

"Se solo allora le cose fossero andate diversamente...", se anni prima Cӓedric avesse accompagnato la fidanzata in Francia invece di restare al Castello, se ancor prima Sir Richard non fosse diventato suo tutore, se... Se.

Igor scacciò quei pensieri senza scopo, erano inutili ora: aveva seguito il giovane Duca nelle tenebre e lo avrebbe servito fino alla morte, senza rimpianti.


"O mio Dio, che esperienza inquietante essere posseduti! Cassandra? Tutto bene? No perché mi sembri un po' pallida...", la giovane Tremere respinse con un gesto di stizza la mano tesa di Samael, "Noi siamo sempre pallidi sciocco Toreador! Piuttosto ti dispiace spiegare cosa diavolo ti è preso?!".

Non voleva certamente darlo a vedere, ma Cassandra era rimasta seriamente colpita da quanto mostratole dallo spirito della Salubri. Conosceva a grandi linee i fatti (tutti li conoscevano!), ma riteneva che la questione con il Clan dei ladri di anime fosse conclusa da moltissimo tempo: a quanto pare, invece, le cose non stavano così ed una superstite (anche se forse non era il caso di riferirsi in simili termini ad uno spirito) era ancora in circolazione, in cerca di vendetta con tutta probabilità, "Questa davvero non ci voleva...".

Samael sperava che Samara non avesse spifferato nulla di compromettente (non si sa mai cosa possono sapere questi fantasmi!), osservò la Tremere di sottecchi cercando di stabilire il suo grado di compromissione, "Hai conosciuto Samara, cioè non si chiama Samara, la chiamo io così per comodità. E' uno spirito a cui piace parlare, ma se fossi in te prenderei con le molle tutto quello che può averti detto, si sa che i bambini al giorno d'oggi sono poco affidabili!".

Cassandra scosse il capo, qualcosa le diceva che ciò di cui era stata testimone era tutt'altro che inventato, ma prima di qualunque cosa doveva saperne di più, tanto sui fantomatici Salubri, quanto sulle loro strane tecniche; anzi, già che c'era avrebbe anche sfogliato qualche pergamena sulle entità incorporee, "Better safe than sorry...".

"Come scusa? Ah si, bhe questo indubbiamente. Senti tu conosci una certa Desdemona Stone?", "Ovviamente. Mi stupisce che tu non lo sappia, Toreador: è la Primogenita Malkavian".

Samael si strofinò il mento con aria interrogativa, "Mi chiedo perché Samara mi abbia detto di cercarla...", la Tremere si fece subito più attenta: i Malkavian erano noti per l'impressionante conoscenza in loro possesso, una fonte misteriosa e pressoché inesauribile, a patto di essere in grado d'interpretarla s'intende.

"Credo, Samael, che dovremmo fare una visita a Miss Stone. Dopotutto questo raduno pare non serbare alcuna sorpresa", il Toreador annuì entusiasticamente, ogni luogo sulla terra sarebbe stato preferibile al raduno anarchico, "Se lo dice la cocca del Principe poi... oh oh oh!".

Appena i due furono risaliti in auto, si presentò però un problema: dove trovare Desdemona Stone? E come fare per avere un incontro con lei? I Primogeniti non ricevevano chicchessia, soprattutto non al di fuori del loro Clan.

Cassandra sbuffò infastidita dall'ennesimo imprevisto, al contrario il Toreador non si perse d'animo, sapeva con certezza a chi rivolgersi: "Annette cara! Non ti ho disturbata vero? Uff, si. Cosa ci si può aspettare del resto da un mucchio di metallari senza un briciolo di stile?", la Tremere sopportò una decina di minuti di inutili chiacchiere Toreador (vi ricorda qualcuno amici?) prima di perdere la pazienza e prodursi in un gesto assai eloquente.

"Ehm... Annette abbisogno urgentemente del tuo aiuto, devo parlare con Desdemona Stone, la Primogenita Malkavian. Sai dirmi come contattarla?", un oh di sorpresa giunse dall'altro capo della linea, seguito dalla risata cristallina della Toreador, "Ma certo Sammy, sono la segretaria dei grandi capi dopotutto no? Sai come sono i Primogeniti, hanno un sacco di regole sugli appuntamenti, ma se hai fretta ti consiglio di cercarla al Ripped Soul, è un locale poco fuori dal centro, piuttosto particolare vedrai. La proprietaria è per l'appunto Desdemona", il Toreador indirizzò un'occhiata soddisfatta alla compagna, "Però Sammy devo anche dirti che al momento tutti i Primogeniti sono in riunione, e non si libereranno a breve. Quindi Desdemona non sarà reperibile, almeno non fino a domani".

Cassandra dedusse dall'espressione afflitta del Toreador come qualcosa non andasse, non che avesse mai avuto particolare fiducia nei mezzi risolutivi del nuovo compagno.

Anette non sembrava pronta a lasciar cadere la conversazione, "Sammy, ho un gravissimo problema esistenziale che solo tu puoi aiutarmi a risolvere", il giovane Toreador si fece attento, "Ebbene, per la festa di domani all'Elysium... Armani o Valentino?", Samael non ebbe incertezze nel rispondere, "Valentino si è ritirato da poco, ovviamente lui cara! E sempre altrettanto ovviamente, punta sul sempre classico rosso Valentino!".

Cassandra sospirò, ormai rassegnata al proprio destino, costretta ad attendere la conclusione dell'inutile chiacchiericcio Toreador.

Dopo un'altra decina di minuti persi, finalmente Samael chiuse la comunicazione con Anette: "Pare che Desdemona gestisca un locale poco fuori dal centro, secondo Anette possiamo trovarla laggiù. Il problema è che al momento i Primogeniti sono riuniti in una delle loro noiosissime sedute di psicanalisi di gruppo e ne avranno probabilmente per tutta la notte", Cassandra rifletté per alcuni istanti prima di decidere il da farsi, "Nonostante questo ci conviene raggiungere il locale ugualmente. Detesto restare con le mani in mano. Inoltre, se non con Desdemona, potremmo parlare con sua sorella Alice che è anche sua Infante. Sarà sempre meglio che restarcene qui a far niente".

"Lo comunico anche agli altri vero?", Cassandra sbuffò poco entusiasta all'idea di rivedere l'assai irritante Gangrel e soprattutto il Ventrue, "Se proprio è necessario...".


Harle aveva ormai tracciato un solco a forza di camminare avanti e indietro davanti ad Henry, tanto che il Lasombra iniziava ad avere mal di testa, "Non lo farai riapparire marciando, avresti dovuto pensarci prima di lasciarlo incustodito!".

La Gangrel non aveva affatto voglia di sentirselo ripetere, detestava i rimproveri, specialmente quelli meritati, ma soprattutto ancora non sapeva cosa avrebbe detto a Beckett, come avrebbe potuto giustificarsi di fronte al mito del Clan, "Chiudi quella boccaccia Henry! Non ho certo bisogno che me lo dica tu! Sembri il biondo quando ti ci metti!".

"Accidenti che facce tese Infanti! Che vi è successo? Non vi avranno certo rubato il sarcofago da sotto il naso?", Beckett era entrato tranquillamente nel capannone, un atteggiamento molto rilassato il suo, persino divertito, almeno così parve ad Henry.

"E-e-ecco illustrissimo... come dire, cazzo...!", alla nostra cucciola tramava la voce, incapace di mettere in fila una frase sensata, il Gangrel più anziano rise del suo imbarazzo, "Tranquilli ragazzi, non agitatevi: l'ho preso io. Sono passato qualche ora fa e l'ho preso in custodia. Ve lo avrei detto prima, ma ho preferito sistemarlo innanzitutto".

Henry era balzato in piedi a metà del discorso dell'anziano, l'espressione incredula, "Cosa aspettavi a dirlo?! Hai idea della preoccupazione...", Beckett indirizzò un sorriso obliquo al Lasombra, "Naturalmente. Il minimo considerando l'imprudenza che avete mostrato nel lasciarlo incustodito", il Gangrel continuò senza lasciare ad Henry il tempo di ribattere, "E non dare tutta la colpa alla ragazzina. Proprio perché ti consideri maggiormente responsabile, avresti dovuto prendere provvedimenti in merito, non è forse così?", Harle assentì rumorosamente "Tò chapa!".

Sentendosi rimbeccato, il Lasombra perse definitivamente la pazienza: "Un bel coraggio! Quando ci avresti avvertiti della pericolosità della missione?! Cosa diavolo c'è dentro??", "Frena i cavalli Custode, non è mia abitudine svelare cose di cui io stesso non sono certo, inoltre fosti tu a dirmi come tu ed i tuoi amici avreste potuto gestire anche situazioni impegnative, o sbaglio?".

Henry incrociò le braccia, ostile, "C'è una bella differenza tra situazioni impegnative e situazioni estreme!", Beckett non sembrò prendersela più di tanto, "Mi pare ve la siate cavata discretamente. Per quanto riguarda il contenuto del sarcofago, ciò che posso dirvi con moderata certezza è che si tratta della perduta figlia di Istar. Da quello che ho potuto vedere, pare che il suo spirito sia legato alle ceneri contenute nel sarcofago stesso".

"Quindi il biondo aveva ragione quasi su tutto, fantastico, ora chi lo sopporta più!", Harle affondò le mani nelle tasche con stizza, incurante di avere interrotto l'Anziano.

Beckett, da parte sua, non parve darvi alcun peso, chiedendo invece delucidazioni sulle teorie avanzate dall'Infante Ventrue: "Non c'è che dire, ci è andato molto vicino. Croft sarà contento di lui. Tuttavia devo chiedervi di recuperare tutte le ceneri che sono state sottratte al sarcofago. Ho ragione di credere che, fintanto che non saranno tutte nuovamente sigillate all'interno, l'inquilina continuerà a farsi sentire".

Henry ed Harle fornirono prontamente i campioni di ceneri in loro possesso, accordandosi con Beckett affinchè un ghoul dell'Anziano li raggiungesse la notte successiva per ritirare i campioni di Cӓedric e Samael.

"Molto bene Infanti, è stato un vero piacere fare affari con voi. Mi auguro sopravviviate abbastanza da incontrarci nuovamente!", così dicendo Beckett portò due dita alla tesa del cappello in segno di saluto, quindi uscì dal capannone scomparendo alla vista dei due giovani.


Il porto era presidiato da un gran numero di agenti, troppi per potersi avvicinare inosservati. In particolare gli accessi all'edificio di controllo (dove con tutta probabilità si trovava lo scomodo testimone) erano presidiati e inaggirabili, a meno di non camminare sull'acqua.

Il retro dello stabile infatti poggiava direttamente sull'ultimo molo, formando una muraglia di almeno una ventina di metri di solido cemento. Comprensibilmente, quel lato della struttura era il solo sguarnito, fatta eccezione per le quattro motovedette della guardia costiera che pattugliavano le acque della baia interdette ad ogni tipo di natante.

Avrebbe dovuto avere le ali per raggiungere il suo obiettivo, oppure fare ricorso alla ferrea volontà di cui tanto si vantava il suo Clan in generale e lui in particolare.

Non volendo lasciare nulla al caso ne dover fare affidamento sulla sorte, Cӓedric aveva lasciato la Limousine molto distante dal porto, preferendo avvicinarsi a piedi il più possibile. Quindi, sempre a distanza di sicurezza, ancora ben lontano dalle banchine, si era calato nelle acque tutt'altro che limpide della baia: invece di camminare sull'acqua, si sarebbe avvicinato camminando sul fondo.

In realtà, non potendo vedere con chiarezza in profondità di notte, una simile strategia era insidiosa poiché non poteva permettersi di riemergere per verificare la propria posizione, tuttavia era la sola possibilità che avesse di raggiungere l'edificio di controllo.

Augurandosi che le informazioni avute fossero corrette (ossia che il guardiano del porto fosse ancora al suo posto), Cӓedric iniziò la marcia subacquea di avvicinamento, facendo sempre attenzione a mantenersi a distanza costante dai piloni dei moli, senza cedere alle correnti che spingevano verso il largo.

Infine, dopo un tempo che gli parve esageratamente lungo, il Ventrue giunse all'ostacolo successivo, i venti metri di cemento senza appigli sopra la superficie dell'acqua.

Per riuscire nel suo intento, non poteva permettersi di impiegare più di pochi minuti a coprirli, altrimenti le motovedette avrebbero potuto intercettarlo. Il fallimento non era un'ipotesi contemplabile.

Per issarsi a pelo dell'acqua, Cӓedric si servì delle vecchie cime da ancoraggio, da lì attese che l'ultima motovedetta del gruppo passasse oltre per iniziare l'ascesa vera e propria. Usò le katane come affilatissimi rampini, issandosi a forza di braccia sino al balconcino esterno della sala di controllo.

Nessuno l'aveva visto, la parte più ardua del piano poteva dirsi conclusa, mentre iniziava quella più rischiosa: se l'uomo non fosse stato presente, si sarebbe rivelato tutto inutile.

Ma era lì, seduto sulla medesima poltrona della notte prima, solo nella stanza.

Rapido ed efficiente, il giovane si portò alle spalle dell'uomo, diede un calcio alla poltrona afferrandolo per il bavero, mozzandogli in gola qualsiasi esclamazione.

Prima che potesse emettere un solo fiato, l'uomo pendeva per la gola, sollevato da terra quel tanto da non poter puntarvi i piedi, costretto a guardare in faccia il suo aggressore.

Ci mise un po' a riconoscerlo, ma a quella distanza il travestimento di Cӓedric non resse, non che fosse un problema, la paura avrebbe amplificato la portata della Dominazione.

Lo sguardo dell'Infante era spietato, terrorizzò nel profondo il povero guardiano che si trovò ammutolito, incapace di articolare qualsiasi pensiero, rapito dallo sguardo del giovane che aveva davanti, uno sguardo che non lasciava spazio a nulla.

"Tu sei un povero alcolista, ti sei sognato tutto quanto hai detto sui fatti di ieri notte per ottenere un misero quarto d'ora di popolarità. Confesserai a tutti la tua misera situazione, immediatamente", il giovane Ventrue lasciò la sala controllo, alle sue spalle un uomo piagnucolava raggomitolato sul pavimento, una bottiglia di whiskey tra le mani.

Il delirio di un alcolista, l'ennesima bufala montata dalla stampa con la complicità di un uomo qualunque insoddisfatto della propria situazione, in cerca di misera popolarità.

L'imprevisto era stato cancellato, come se non fosse mai accaduto...


Commenti utenti (3) File RSS dei commenti
Postato il Caedric Allen Aston, 22-10-2008 09:51,
1. .....
Io, Samael, faccio ciò che deve essere fatto. 
Sia perchè sono il solo in grado di farlo, sia perchè vedo al di là del contingente.
 
» Rispondi a questo commento
» Vedi le 2 risposte

Postato il Annette McBeal, 20-10-2008 17:24,
2. Oh, Samael...
Tu che sai come tirare fuori d'impiccio una fanciulla in difficoltà!
 
» Rispondi a questo commento
» Vedi le 1 risposte

Postato il Samael Blackwood, 20-10-2008 15:57,
3. ...
Samara è un fantasma a cui piace parlare...speriamo bene che parli solo! 
Che crudele Caedric, sfoghi lo stress e le frustrazioni della tua vita su un povero guardiano. Che ne è della tua dignitas?
 
» Rispondi a questo commento

Aggiungi il tuo commento



mXcomment 1.0.9 © 2007-2026 - visualclinic.fr
License Creative Commons - Some rights reserved

 

Menu principale
Home
Benvenuto!
News
Resoconti sessioni
Preludi
I Personaggi della storia
Giu' la Masquerade!
Galleria
Sezione download
Link
Firma il nostro guestbook
Disclaimer & Credits

Unisciti al nostro gruppo su Facebook
Iscriviti al nostro gruppo su Facebook!

Ti aggiorneremo in occasione dell'uscita di un nuovo pezzo Smile

Copyright White Wolf Publishing, Inc.
Copyright White Wolf Publishing, Inc.
Login Form





Password dimenticata?
Copyright

 

Vampire: The Masquerade (and, by extension, this site as a derivative work) is Copyright White Wolf Publishing, Inc.

© 2008 CCP hf. All rights reserved. Reproduction without the written permission of the publisher is expressly forbidden, except for the purposes of reviews, and for blank character sheets, which may be reproduced for personal use only. White Wolf and Vampire: The Masquerade are registered trademarks of CCP hf. All rights reserved. Vampire: The Masquerade is trademark of CCP hf. All rights reserved. All characters, names, places and text herein are copyrighted by CCP hf.

Per l'Italia il traduttore e distributore è 25 Edition. Tutti i diritti sulle eventuali porzioni di manuali riportate come citazione sono riservati.

I testi originali prodotti e proposti su questo sito che non incorrono nelle due precedenti categorie sono opera di fan per altri fan, non c'è scopo di lucro, e sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons.
Creative Commons License