| Scritto da Lord Caedric Allen Aston, |
Salve
miei carissimi lettori, spero di non avervi fatto attendere più
del dovuto. Invero sto cercando di restringere i tempi di gestazione
della mia cronaca, lavorandovi mi sono infatti reso conto di quanto
in realtà tenda a cullarmi sugli allori, compiacendomi forse
un po' troppo del modo in cui di volta in volta Vi lascio.
Potrei
cambiare abitudine, potrei farlo... ma perché rinunciare ad
una simile soddisfazione quando ne restano tanto poche al mondo?
Cassandra
si sorprese a rabbrividire, quella voce (che nel modo più
assoluto non apparteneva a Samael) aveva una tale carica di malizia...
Non
sapendo come potesse essere accaduta una cosa simile, la giovane
cercò di prendere tempo per studiare la situazione: "Se non
sei Samael, ed io sono moderatamente disposta a crederti su questo
punto, allora chi sei?", anche se forse avrebbe dovuto chiedere
cosa
era.
Il
non-Samael sembrò scosso come da lievi sussulti, dalle sue
labbra contratte uscì un fischio che forse doveva essere una
risata, il terzo occhio al centro della fronte ruotò più
volte su sé stesso: - Saprai il mio nome a tempo debito,
Samael è stato gentile a prestarmi il suo corpo... così
potrei persino toccarti...-,
il non-Samael avanzò di alcuni passi, il ghigno più
marcato e feroce, una pallida luminescenza bluastra gli si era
raccolta intorno.
Cassandra
fece appello al suo coraggio per non arretrare di un solo passo, era
ormai chiaro come le intenzioni della cosa fossero tutt'altro che
pacifiche, ma lei non era certo una codarda: avrebbe combattuto se
necessario, ma non sarebbe fuggita, quello mai.
"Non
so chi tu sia e neppure cosa tu voglia da me, ti avviso che la mia
pazienza non arriverebbe a perdonare l'impudenza di un attacco!",
la voce dell'Infante era ferma e decisa, la giovane era infatti più
che certa dei propri mezzi, aveva il
pieno controllo di tutte le sue facoltà...
-
L'aveva detto Samael che non eri simpatica... ma nessuno di quelli
come
te
lo è -, il non-Samael non appariva affatto turbato dalle
minacce di Cassandra, abbassò la mano senza tuttavia che la
luminescenza intorno a lui diminuisse, - Sarebbe così
facile ucciderti... Troppo. Temo non mi darebbe granchè
soddisfazione. Sei giovane ed ignorante...-.
"Come
osi?!?", l'unico insulto che la ragazza non poteva assolutamente
tollerare, l'unica parola assolutamente inassociabile al suo nome,
"L'ignoranza è qualcosa che non ha mai sfiorato la mia
persona neppure quand'ero in fasce, mettitelo bene in testa!",
l'ira diede a Cassandra una rinnovata energia, nonostante le
considerazioni non troppo incoraggianti del non-Samael.
-
Quanta boria... bada
a te Usurpatore!!
-, un'onda di potere si sprigionò improvvisamente dalla cosa
investendo in pieno Cassandra; la giovane fu quasi schiacciata
dall'ira sconfinata che ne permeava l'essenza, fu come se
quell'aura carica d'inaudita minaccia volesse stritolarla.
L'Infante chiuse gli occhi e strinse i pugni preparandosi a
resistere a qualsiasi attacco.
Il
senso d'oppressione calò improvvisamente, eppure nessun
colpo la raggiunse. Quando però riaprì gli occhi,
Cassandra scoprì di non trovarsi più al Presidio: era
in una specie di radura, circondata da una vegetazione che non
riconosceva, completamente sola, nessuna traccia di Samael, o della
cosa che si era impadronita di lui, "Ma dove...".
-
Iniziò all'improvviso. Tanto repentinamente che nessuno
volle crederci fintanto che non fu troppo tardi...-, di nuovo quella
voce sibilante, sembrava provenire da ogni parte e da nessuna, - Il
mio Sire fu uno dei primi a perire sotto i colpi di una spada di
sangue...-, dei colpi, rumori di lotta la raggiunsero. Cassandra si
voltò di scatto trovandosi a pochi passi da una capanna in
legno, "Ma era qui prima? No...".
-
Poi fu il fuoco...-, incurante delle reazioni che suscitava nella
donna, la voce continuò, il fumo filtrava dalle finestre e dal
tetto di fronde, - Io fuggii...-, la porta della baracca si aprì
di scatto, una bambina, non doveva avere più di dieci anni, si
lanciò fuori correndo a perdifiato attraverso la radura, - Ma
era tardi...-.
Un'altra
figura si affacciò alla porta, mentre alle sue spalle la
capanna bruciava consumata dalle fiamme: lingue di fuoco lo
ammantavano senza recargli alcun danno, illuminandone i tratti di una
luce abbagliante e spaventosa, nella destra brandiva una spada rosso
sangue... no, era una spada di
sangue... una tecnica potente, una tecnica che, come il controllo
delle fiamme, apparteneva soltanto al suo Clan.
L'uomo
uscì dalla baracca allontanandosene di qualche passo, i
capelli biondi erano sfuggiti alla treccia e ondeggiavano liberamente
alla brezza. La tranquillità della sera stonava terribilmente
con ciò che stava accadendo.
Osservò
la bambina allontanarsi nel bosco, con tutta la tranquillità
di un cacciatore certo di catturare la propria preda; senza fretta si
girò di nuovo verso la baracca in fiamme, quindi tese la mano
sinistra.
Cassandra
sapeva cosa sarebbe accaduto lunghissimi secondi prima che l'onda
di fuoco esplodesse, prima che la vorace colonna di fiamme si levasse
ruggendo verso il cielo, prima che di tutto ciò che aveva
davanti non restasse che cenere divorata dalla magia. Prima che
quegli occhi dorati e brillanti come le fiamme si fissassero, gelidi,
nei suoi.
Un
brivido scosse la giovane mentre si rendeva conto improvvisamente di
quanto quello sguardo le ricordasse altro, occhi del medesimo colore
e altrettanto freddi, oro negli occhi e nei capelli. Sorpresa dai
meccanismi della mente, la Tremere archiviò quella
constatazione: non era proprio il momento di pensare alla somiglianza
di quell'uomo con lui.
Nel
tempo di un battito di ciglia tutto cambiò. Non si trovava più
nella radura, ma in una specie di caverna: non era molto profonda, ma
soprattutto non aveva che un'unica uscita.
Senza
sapere il perché, la Tremere si sentì attraversare da
una terribile ansia, come fosse un animale in trappola.
-
Ero in trappola -, a pochi passi da lei, Cassandra vide la bambina di
poco prima, rannicchiata in un angolo, il viso stravolto
dall'incredulità e dalla paura; fu allora che vide con
chiarezza il terzo occhio al centro della sua fronte.
-
La stirpe dell'usurpatore Tremere, non contenta dell'averci
privati del nostro Padre nel sangue, del più giusto fra i
giusti, tramò e complottò finchè le loro
menzogne non attecchirono...-, un'ombra si allungò sul
pavimento; voltandosi, Cassandra vide quell'uomo entrare a passi
lenti nella grotta.
La
sua espressione era indecifrabile, il suo sguardo non lasciava la
pietosa figura della bambina, "Hai finito di rimandare
l'inevitabile", non era una domanda, persino la sua voce le dava
i brividi.
-
Fu così che iniziò lo sterminio. Condotto con
sistematica efficienza, senza mai lasciare alcuna prova, nessun
dubbio che quanto stesse accadendo non fosse giusto e doveroso...-
La
bambina lo pregò, implorò affinchè le fosse
risparmiata la vita, diceva di avere una importante missione da
compiere, che le voci sul suo Clan erano falsità, che lui non
poteva macchiarsi dell'assassinio di chi aveva raggiunto Golconda...
-
Finchè dei Salubri non restò che il ricordo, falsato e
distorto dagli usurpatori...-
L'ultima
cosa che Cassandra vide fu il riflesso degli occhi dell'uomo nella
spada di sangue, mentre calava più e più volte.
-
Lui era uno dei peggiori. Messaggero
di morte
per scelta e convinzione. Lui mi ha uccisa secoli orsono, ma io non
ho dimenticato ne perdonato. E ora
sono qui per adempiere finalmente alla mia missione -.
Reginald
sarebbe arrivato a minuti, tuttavia la forzata inattività lo
indisponeva. Cӓedric decise così di chiamare il proprio Sire
al fine d'informarlo sulla sfortunata piega presa dagli eventi,
rimandare l'inevitabile aveva ben poco senso dopotutto.
"Cӓedric.
Aspettavo la tua telefonata...", il tono di Sir Richard non era
affatto rassicurante, in esso vibrava una forte nota di fastidio,
sapeva già tutto, "Posso sapere quale demone ti ha preso?
Non è da te agire a guisa di membro di levriero!".
Le
parole del Sire bruciavano ben più di quelle del Principe per
il giovane: "Ne sono consapevole Maestro. Sono pronto ad affrontare
qualsiasi reprimenda consideriate adeguata per il mio errore", Sir
Richard tacque alcuni istanti, quindi riprese in tono leggermente
meno severo, "Sei fortunato che la situazione non sia ancora
sfuggita completamente dalle tue mani. Se sarai tu, con le tue sole
forze, a venirne a capo, potremo considerare chiuso l'imprevisto.
Come se non fosse mai
accaduto, comprendi?".
Il
giovane Ventrue comprendeva bene: se avesse dimostrato di far fronte
all'errore, non soltanto il Maestro l'avrebbe perdonato, ma la
sua Dignitas
ne sarebbe uscita intatta, inalterata. Era molto di più di
quanto sperasse, forse più di quanto meritasse visto il modo
(ai suoi occhi indegno) in cui aveva condotto l'operazione, "Vi
ringrazio per l'indulgenza Maestro. Non avrete di che pentirvene,
ve lo giuro".
Le
ultime parole dell'Infante vibravano della più assoluta
determinazione, Sir Richard non mancò di notarlo; non aveva
alcun dubbio sul fatto che Cӓedric avrebbe mantenuto la parola, "Ne
sono certo Cӓedric".
Come
avrete oramai intuito cari lettori, la predilezione del giovane
Richard per il suo pupillo era straordinaria, inusuale invero tra di
Noi un simile attaccamento.
"Vostra
Grazia, il carro attrezzi sarà qui tra una decina di minuti.
Desiderate attenderlo?", il giovane Ventrue scosse il capo salendo
nella Limousine, "No, occupatene tu Igor. Quindi fatti scortare
alla Golden Tower. Reginald, al porto, immediatamente".
L'anziano
maggiordomo sospirò guardando la Limousine allontanarsi verso
nord. Dopo l'ultimo gravissimo ferimento subito dal padrone, aveva
raccomandato al figlio di mantenere un occhio vigile sul giovane
Signore, ma non era abbastanza, lo sapeva: cosa potevano mai dei
semplici esseri umani, per quanto fedeli, contro ciò che egli
doveva affrontare?
"Se
solo allora le cose fossero andate diversamente...", se anni prima
Cӓedric avesse accompagnato la fidanzata in Francia invece di
restare al Castello, se ancor prima Sir Richard non fosse diventato
suo tutore, se... Se.
Igor
scacciò quei pensieri senza scopo, erano inutili ora: aveva
seguito il giovane Duca nelle tenebre e lo avrebbe servito fino alla
morte, senza rimpianti.
"O
mio Dio, che esperienza inquietante essere posseduti! Cassandra?
Tutto bene? No perché mi sembri un po' pallida...", la
giovane Tremere respinse con un gesto di stizza la mano tesa di
Samael, "Noi siamo sempre pallidi sciocco Toreador! Piuttosto ti
dispiace spiegare cosa diavolo ti è preso?!".
Non
voleva certamente darlo a vedere, ma Cassandra era rimasta seriamente
colpita da quanto mostratole dallo spirito della Salubri. Conosceva a
grandi linee i fatti (tutti li conoscevano!), ma riteneva che la
questione con il Clan dei ladri di anime fosse conclusa da moltissimo
tempo: a quanto pare, invece, le cose non stavano così ed una
superstite (anche se forse non era il caso di riferirsi in simili
termini ad uno spirito) era ancora in circolazione, in cerca di
vendetta con tutta probabilità, "Questa
davvero non ci voleva...".
Samael
sperava che Samara non avesse spifferato nulla di compromettente (non
si sa mai cosa possono sapere questi fantasmi!), osservò la
Tremere di sottecchi cercando di stabilire il suo grado di
compromissione, "Hai conosciuto Samara, cioè non si chiama
Samara, la chiamo io così per comodità. E' uno
spirito a cui piace parlare, ma se fossi in te prenderei con le molle
tutto quello che può averti detto, si sa che i bambini al
giorno d'oggi sono poco affidabili!".
Cassandra
scosse il capo, qualcosa le diceva che ciò di cui era stata
testimone era tutt'altro che inventato, ma prima di qualunque cosa
doveva saperne di più, tanto sui fantomatici Salubri, quanto
sulle loro strane tecniche; anzi, già che c'era avrebbe
anche sfogliato qualche pergamena sulle entità incorporee,
"Better safe than sorry...".
"Come
scusa? Ah si, bhe questo indubbiamente. Senti tu conosci una certa
Desdemona Stone?", "Ovviamente. Mi stupisce che tu non lo sappia,
Toreador: è la Primogenita Malkavian".
Samael
si strofinò il mento con aria interrogativa, "Mi chiedo
perché Samara mi abbia detto di cercarla...", la Tremere si
fece subito più attenta: i Malkavian erano noti per
l'impressionante conoscenza in loro possesso, una fonte misteriosa
e pressoché inesauribile, a patto di essere in grado
d'interpretarla s'intende.
"Credo,
Samael, che dovremmo fare una visita a Miss Stone. Dopotutto questo
raduno pare non serbare alcuna sorpresa", il Toreador annuì
entusiasticamente, ogni luogo sulla terra sarebbe stato preferibile
al raduno anarchico, "Se
lo dice la cocca del Principe poi... oh oh oh!".
Appena
i due furono risaliti in auto, si presentò però un
problema: dove trovare Desdemona Stone? E come fare per avere un
incontro con lei? I Primogeniti non ricevevano chicchessia,
soprattutto non al di fuori del loro Clan.
Cassandra
sbuffò infastidita dall'ennesimo imprevisto, al contrario il
Toreador non si perse d'animo, sapeva con certezza a chi
rivolgersi: "Annette cara! Non ti ho disturbata vero? Uff, si. Cosa
ci si può aspettare del resto da un mucchio di metallari senza
un briciolo di stile?", la Tremere sopportò una decina di
minuti di inutili chiacchiere Toreador (vi ricorda qualcuno amici?)
prima di perdere la pazienza e prodursi in un gesto assai eloquente.
"Ehm...
Annette abbisogno urgentemente del tuo aiuto, devo parlare con
Desdemona Stone, la Primogenita Malkavian. Sai dirmi come
contattarla?", un oh
di sorpresa giunse dall'altro capo della linea, seguito dalla
risata cristallina della Toreador, "Ma certo Sammy, sono la
segretaria dei grandi capi dopotutto no? Sai come sono i Primogeniti,
hanno un sacco di regole sugli appuntamenti, ma se hai fretta ti
consiglio di cercarla al Ripped Soul, è un locale poco fuori
dal centro, piuttosto particolare vedrai. La proprietaria è
per l'appunto Desdemona", il Toreador indirizzò
un'occhiata soddisfatta alla compagna, "Però Sammy devo
anche dirti che al momento tutti i Primogeniti sono in riunione, e
non si libereranno a breve. Quindi Desdemona non sarà
reperibile, almeno non fino a domani".
Cassandra
dedusse dall'espressione afflitta del Toreador come qualcosa non
andasse, non che avesse mai avuto particolare fiducia nei mezzi
risolutivi del nuovo compagno.
Anette
non sembrava pronta a lasciar cadere la conversazione, "Sammy, ho
un gravissimo problema esistenziale che solo tu puoi aiutarmi a
risolvere", il giovane Toreador si fece attento, "Ebbene, per la
festa di domani all'Elysium... Armani o Valentino?", Samael non
ebbe incertezze nel rispondere, "Valentino si è ritirato da
poco, ovviamente lui cara! E sempre altrettanto ovviamente, punta sul
sempre classico rosso Valentino!".
Cassandra
sospirò, ormai rassegnata al proprio destino, costretta ad
attendere la conclusione dell'inutile chiacchiericcio Toreador.
Dopo
un'altra decina di minuti persi, finalmente Samael chiuse la
comunicazione con Anette: "Pare che Desdemona gestisca un locale
poco fuori dal centro, secondo Anette possiamo trovarla laggiù.
Il problema è che al momento i Primogeniti sono riuniti in una
delle loro noiosissime sedute di psicanalisi di gruppo e ne avranno
probabilmente per tutta la notte", Cassandra rifletté per
alcuni istanti prima di decidere il da farsi, "Nonostante questo ci
conviene raggiungere il locale ugualmente. Detesto restare con le
mani in mano. Inoltre, se non con Desdemona, potremmo parlare con sua
sorella Alice che è anche sua Infante. Sarà sempre
meglio che restarcene qui a far niente".
"Lo
comunico anche agli altri vero?", Cassandra sbuffò poco
entusiasta all'idea di rivedere l'assai irritante Gangrel e
soprattutto il Ventrue, "Se proprio è necessario...".
Harle
aveva ormai tracciato un solco a forza di camminare avanti e indietro
davanti ad Henry, tanto che il Lasombra iniziava ad avere mal di
testa, "Non lo farai riapparire marciando, avresti dovuto pensarci
prima di lasciarlo incustodito!".
La
Gangrel non aveva affatto voglia di sentirselo ripetere, detestava i
rimproveri, specialmente quelli meritati, ma soprattutto ancora non
sapeva cosa avrebbe detto a Beckett, come avrebbe potuto
giustificarsi di fronte al mito del Clan, "Chiudi quella boccaccia
Henry! Non ho certo bisogno che me lo dica tu! Sembri il biondo
quando ti ci metti!".
"Accidenti
che facce tese Infanti! Che vi è successo? Non vi avranno
certo rubato il sarcofago da sotto il naso?", Beckett era entrato
tranquillamente nel capannone, un atteggiamento molto rilassato il
suo, persino divertito, almeno così parve ad Henry.
"E-e-ecco
illustrissimo... come dire, cazzo...!", alla nostra cucciola
tramava la voce, incapace di mettere in fila una frase sensata, il
Gangrel più anziano rise del suo imbarazzo, "Tranquilli
ragazzi, non agitatevi: l'ho preso io. Sono passato qualche ora fa
e l'ho preso in custodia. Ve lo avrei detto prima, ma ho preferito
sistemarlo innanzitutto".
Henry
era balzato in piedi a metà del discorso dell'anziano,
l'espressione incredula, "Cosa aspettavi a dirlo?! Hai idea della
preoccupazione...", Beckett indirizzò un sorriso obliquo al
Lasombra, "Naturalmente. Il minimo considerando l'imprudenza che
avete mostrato nel lasciarlo incustodito", il Gangrel continuò
senza lasciare ad Henry il tempo di ribattere, "E non dare tutta la
colpa alla ragazzina. Proprio perché ti consideri maggiormente
responsabile, avresti dovuto prendere provvedimenti in merito, non è
forse così?", Harle assentì rumorosamente "Tò
chapa!".
Sentendosi
rimbeccato, il Lasombra perse definitivamente la pazienza: "Un bel
coraggio! Quando ci avresti avvertiti della pericolosità della
missione?! Cosa diavolo c'è dentro??", "Frena i cavalli Custode, non è mia abitudine svelare cose di cui io stesso
non sono certo, inoltre fosti tu a dirmi come tu ed i tuoi amici
avreste potuto gestire anche situazioni impegnative, o sbaglio?".
Henry
incrociò le braccia, ostile, "C'è una bella
differenza tra situazioni impegnative e situazioni estreme!",
Beckett non sembrò prendersela più di tanto, "Mi pare
ve la siate cavata discretamente. Per quanto riguarda il contenuto
del sarcofago, ciò che posso dirvi con moderata certezza è
che si tratta della perduta figlia di Istar. Da quello che ho potuto
vedere, pare che il suo spirito sia legato alle ceneri contenute nel
sarcofago stesso".
"Quindi
il biondo aveva ragione quasi su tutto, fantastico, ora chi lo
sopporta più!", Harle affondò le mani nelle tasche
con stizza, incurante di avere interrotto l'Anziano.
Beckett,
da parte sua, non parve darvi alcun peso, chiedendo invece
delucidazioni sulle teorie avanzate dall'Infante Ventrue: "Non
c'è che dire, ci è andato molto vicino. Croft sarà
contento di lui. Tuttavia devo chiedervi di recuperare tutte le
ceneri che sono state sottratte al sarcofago. Ho ragione di credere
che, fintanto che non saranno tutte nuovamente sigillate all'interno,
l'inquilina continuerà a farsi sentire".
Henry
ed Harle fornirono prontamente i campioni di ceneri in loro possesso,
accordandosi con Beckett affinchè un ghoul dell'Anziano li
raggiungesse la notte successiva per ritirare i campioni di Cӓedric
e Samael.
"Molto
bene Infanti, è stato un vero piacere fare affari con voi. Mi
auguro sopravviviate abbastanza da incontrarci nuovamente!", così
dicendo Beckett portò due dita alla tesa del cappello in segno
di saluto, quindi uscì dal capannone scomparendo alla vista
dei due giovani.
Il
porto era presidiato da un gran numero di agenti, troppi per potersi
avvicinare inosservati. In particolare gli accessi all'edificio di
controllo (dove con tutta probabilità si trovava lo scomodo
testimone) erano presidiati e inaggirabili, a meno di non camminare
sull'acqua.
Il
retro dello stabile infatti poggiava direttamente sull'ultimo molo,
formando una muraglia di almeno una ventina di metri di solido
cemento. Comprensibilmente, quel lato della struttura era il solo
sguarnito, fatta eccezione per le quattro motovedette della guardia
costiera che pattugliavano le acque della baia interdette ad ogni
tipo di natante.
Avrebbe
dovuto avere le ali per raggiungere il suo obiettivo, oppure fare
ricorso alla ferrea volontà di cui tanto si vantava il suo
Clan in generale e lui in particolare.
Non
volendo lasciare nulla al caso ne dover fare affidamento sulla sorte,
Cӓedric aveva lasciato la Limousine molto distante dal porto,
preferendo avvicinarsi a piedi il più possibile. Quindi,
sempre a distanza di sicurezza, ancora ben lontano dalle banchine, si
era calato nelle acque tutt'altro che limpide della baia: invece di
camminare sull'acqua, si sarebbe avvicinato camminando sul fondo.
In
realtà, non potendo vedere con chiarezza in profondità
di notte, una simile strategia era insidiosa poiché non poteva
permettersi di riemergere per verificare la propria posizione,
tuttavia era la sola possibilità che avesse di raggiungere
l'edificio di controllo.
Augurandosi
che le informazioni avute fossero corrette (ossia che il guardiano
del porto fosse ancora al suo posto), Cӓedric iniziò la
marcia subacquea di avvicinamento, facendo sempre attenzione a
mantenersi a distanza costante dai piloni dei moli, senza cedere alle
correnti che spingevano verso il largo.
Infine,
dopo un tempo che gli parve esageratamente lungo, il Ventrue giunse
all'ostacolo successivo, i venti metri di cemento senza appigli
sopra la superficie dell'acqua.
Per
riuscire nel suo intento, non poteva permettersi di impiegare più
di pochi minuti a coprirli, altrimenti le motovedette avrebbero
potuto intercettarlo. Il fallimento non era un'ipotesi
contemplabile.
Per
issarsi a pelo dell'acqua, Cӓedric si servì delle vecchie
cime da ancoraggio, da lì attese che l'ultima motovedetta
del gruppo passasse oltre per iniziare l'ascesa vera e propria. Usò
le katane come affilatissimi rampini, issandosi a forza di braccia
sino al balconcino esterno della sala di controllo.
Nessuno
l'aveva visto, la parte più ardua del piano poteva dirsi
conclusa, mentre iniziava quella più rischiosa: se l'uomo
non fosse stato presente, si sarebbe rivelato tutto inutile.
Ma
era lì, seduto sulla medesima poltrona della notte prima, solo
nella stanza.
Rapido
ed efficiente, il giovane si portò alle spalle dell'uomo,
diede un calcio alla poltrona afferrandolo per il bavero, mozzandogli
in gola qualsiasi esclamazione.
Prima
che potesse emettere un solo fiato, l'uomo pendeva per la gola,
sollevato da terra quel tanto da non poter puntarvi i piedi,
costretto a guardare in faccia il suo aggressore.
Ci
mise un po' a riconoscerlo, ma a quella distanza il travestimento
di Cӓedric non resse, non che fosse un problema, la paura avrebbe
amplificato la portata della Dominazione.
Lo
sguardo dell'Infante era spietato, terrorizzò nel profondo
il povero guardiano che si trovò ammutolito, incapace di
articolare qualsiasi pensiero, rapito dallo sguardo del giovane che
aveva davanti, uno sguardo che non lasciava spazio a nulla.
"Tu
sei un povero alcolista, ti sei sognato tutto quanto hai detto sui
fatti di ieri notte per ottenere un misero quarto d'ora di
popolarità. Confesserai a tutti la tua misera situazione,
immediatamente", il giovane Ventrue lasciò la sala
controllo, alle sue spalle un uomo piagnucolava raggomitolato sul
pavimento, una bottiglia di whiskey tra le mani.
Il
delirio di un alcolista, l'ennesima bufala montata dalla stampa con
la complicità di un uomo qualunque insoddisfatto della propria
situazione, in cerca di misera popolarità.
L'imprevisto
era stato cancellato, come se non fosse mai
accaduto...
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