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Quinto tempo, V parte. Howling in the night
Monday 15 June 2009
 
Scritto da Lord Caedric Allen Aston,

Bentrovati cari lettori, sono felice di rivedervi. Forse avete avvertito nostalgia per la nostra storia? Non abbiate timore, giacché ho tutta l'intenzione di procedere senza indugi nel narrarvela...

La notte era da poco scesa su una domenica insolitamente uggiosa e povera di luce, tanto che solamente in pochi a San Francisco notarono davvero la differenza tra la sera e la notte.

Un trillo insistente strappò Harle al dormiveglia. La giovane Gangrel si prese tutto il tempo necessario per uscire dal sacco a pelo, stirare i muscoli indolenziti dal torpore diurno, scrollarsi di dosso una buona quantità di polvere e sbadigliare a mandibola sciolta prima di rispondere.

"Harle! Quanto diavolo ci metti a rispondere?!", ed ecco l'ennesima telefonata inutile ed irritante di Henry, a forza di stare insieme al Ventrue anche il nuovo arrivo iniziava ad essere altrettanto noioso, "Saranno anche cazzi miei non credi? Che palle...".

Il Lasombra non le lasciò neppure il tempo di terminare la lamentela, "Bando alle ciance! Sarò da te tra pochi minuti, fatti trovare pronta. Abbiamo un grosso problema!", l'urgenza nel tono del compagno mise in allarme la ragazza ormai del tutto sveglia, "Di che cazzo stai parlando??", "Di lupi Harle. Sto parlando di lupi!!".

Qualsiasi accenno di colore abbandonò il viso della Gangrel, le parole di Henry riecheggiarono nella sua mente accompagnate dal monotono segnale di comunicazione interrotta. Con il passare dei giorni era quasi arrivata a convincersi di aver soltanto sognato quel... quel... mostro!

Troppi film horror di serie B, si era detta. Troppi fumetti sconclusionati, si era ripetuta. Era sempre stata un po' troppo impressionabile in fondo, almeno troppo per qualcuno cresciuto nel suo quartiere.

Invece... avevano un grosso problema di lupi. Lei non si era sognata un bel niente e avevano un grosso stramaledetto problema di lupi! L'immagine del mostruoso vichingo dalla barba intrecciata era scolpita nella sua memoria come il peggiore degli incubi.

"Altro che incubo... oh mierda...".

Il vento le fischiava nelle orecchie mentre si teneva saldamente al compagno, dovevano essere da poco passate le dieci ed il traffico si faceva più rado man mano che la città si allontanava alle loro spalle. Henry era arrivato pochi minuti dopo aver interrotto la chiamata, senza tante cerimonie l'aveva caricata sulla sua motocicletta e aveva dato gas.

"Dove stiamo andando?", Harle cercò di farsi sentire dal Lasombra nonostante il vento, il rombo del motore ed il casco, "In periferia, dove ci saranno meno danni".

"Meno danni per cosa??", questa volta Henry non diede segno di averla udita.

Il torpore diurno funestato dagli incubi non era prerogativa esclusiva del solo Ventrue, dovete infatti sapere che Cassandra ne era parimenti afflitta. Un'altra cosa in comune tra i due non trovate?

Chissà quale sarebbe stata la loro sorpresa sapendo di essersi vicendevolmente privati del giusto riposo. Quel giorno infatti Cassandra aveva sognato Cӓedric, mentre Cӓedric aveva sognato Cassandra. Come potete facilmente intuire cari lettori, entrambi si erano destati di pessimo umore.

Cattiva notizia. Henry non rispondeva al telefono. Questo lo irritava. Cӓedric gettò un'occhiata spazientita all'orologio, le nove e venti. Erano parecchi minuti che tentava di mettersi in contatto con il Lasombra senza che questi si degnasse di rispondere. In tutto questo Rochelle restava imprigionata senza che lui avesse un piano più accurato di ‘veni, vidi, vici'. Dubitava di poter assaltare la Cappella Tremere come Cesare secoli prima aveva conquistato la Gallia.

Buona notizia. I sospetti a suo carico erano caduti, il Ventrue avrebbe potuto finalmente dismettere il travestimento. Un'accorata lettera di scuse del Commissario Parker in persona faceva bella mostra di sé sullo scrittoio, già dimenticata.  

Cattiva notizia. Harle risultava irreperibile. Un momento, forse quella era una buona notizia.

Cattiva notizia. Cassandra l'avrebbe raggiunto alla Golden Tower in un paio d'ore, dopo aver conferito con la Primogenita Malkavian. Aveva sognato Cassandra, nei giardini del suo castello, l'aveva sognata sorridergli, non l'aveva mai vista così.

Non riusciva a togliersi quell'immagine dalla mente. Rochelle era ancora imprigionata. Henry non rispondeva. Rochelle era ancora imprigionata. Non aveva un piano. Rochelle era ancora imprigionata. Non poteva fidarsi di Cassandra. Rochelle era ancora imprigionata e l'irritante Tremere era ancora nei suoi pensieri. Pessima notizia.

"Le note dolenti sono in netta predominanza... e deve ancora arrivare Samael...", sospirando Cӓedric tornò alla missiva che stava scrivendo per il proprio Gransire: sperava infatti di guadagnare tempo facendogli notare come Rochelle potesse essere un ostaggio prezioso per arrivare a Von Croy (non riusciva nemmeno a pensare il suo nome senza maledirlo), l'Infante del nemico poteva essere una pedina insostituibile, la loro carta vincente. Antonius era uno stratega millenario, non poteva ignorare una simile possibilità, almeno così sperava Cӓedric.

"Se solo riuscissi a farla sospendere...", l'Ordalia infame, il compito che il giovane Ventrue non riusciva neppure ad immaginare... purtroppo, per quanto apparentemente del tutto razionali, le sue obiezioni sarebbero sempre apparse per ciò che erano in realtà: il disperato tentativo di salvarle la vita. Nonostante tutto, Cӓedric sapeva che non avrebbe potuto ingannare i propri Siri: Antonius si sarebbe congratulato con lui per la logica, quindi avrebbe ignorato le sue parole.

Il Clan prima di tutto. La lealtà al Clan, la Dignitas, prima di ogni altra cosa, anche prima di un vantaggio strategico.

Cӓedric lo sapeva, eppure sperava ugualmente, in Richard. Il suo Sire si sarebbe opposto, non avrebbe permesso una cosa simile, avrebbe appoggiato le obiezioni di Cӓedric pur riconoscendone il fine. Richard non gli avrebbe mai inflitto un tale dolore. Cӓedric lo sperava... no, lo sapeva.

Imprecando mentalmente, il Ventrue tentò ancora di mettersi in contatto con Henry.

Il Ripped Soul, di nuovo. Cassandra sbuffò, infastidita dal trovarsi ancora una volta in quel misero locale mal frequentato.

"Spero almeno che questa volta Desdemona Stone abbia la decenza di farsi trovare!", la giovane era di pessimo umore: inserita in una Coterie d'incapaci guidata dall'insopportabile Ventrue che sembrava deciso a tormentarla persino nei suoi incubi, costretta a precedere in modo dilettantesco, passando da un obiettivo all'altro, senza dimenticare il suo essere perseguitata dallo spirito di una Salubri, spirito che (come se non bastasse) era solito manifestarsi possedendo un altro membro della Coterie!

"Tutto questo è assurdo...", aveva così tante cose a cui pensare, tutte nessuna esclusa decisamente più importanti di lui, eppure aveva sognato Cӓedric, seduto alla scrivania del suo studio, l'aveva sognato sorriderle, un'espressione che aveva sempre ritenuto estranea al suo viso. Sempre peggio, avrebbe dovuto incontrarlo subito dopo aver conferito con la Primogenita Malkavian.

"Non potrebbe andare peggio di così...". Purtroppo, come ben sanno i saggi, il pozzo delle sventure è decisamente senza fondo.

Desdemona Stone era stata avvertita della loro visita la notte precedente. Cassandra venne perciò introdotta negli appartamenti al piano superiore del locale (gli stessi locali in cui era stato anche Samael): la Primogenita l'avrebbe ricevuta in modo informale.

"Se avessi voluto che quella sedia fosse spostata, l'avrei fatto io stessa", interdetta Cassandra risistemò approssimativamente la sedia, che pure aveva spostata soltanto di qualche centimetro. Desdemona sedeva dietro un'ampia scrivania da ufficio, elegante ma priva di qualsiasi ornamento, talmente lucida che sarebbe stato possibile specchiarvisi. La donna non dimostrava più di una trentina d'anni, capelli fulvi sobriamente raccolti in uno chignon perfetto, viso pallido e affilato, la mandibola tesa in un'espressione dura.

Al di là dei piccoli occhiali rettangolari, due occhi azzurro pallido la squadravano impietosamente. La giovane Tremere detestava sentirsi a disagio e, in quella stanza dove ogni cosa era disposta secondo un preciso ordine geometrico, tutto la metteva a disagio. In un angolo un metronomo ticchettava ritmicamente, eppure non vi era alcuno strumento musicale nella stanza.

"Il motivo della vostra visita?", lo sguardo di Desdemona lasciò la giovane per tornare ad alcuni fogli che stava probabilmente esaminando prima del suo arrivo, scrivendo di tanto in tanto alcune annotazioni: su una piccola rastrelliera portamatite (posizionata 45 gradi alla destra della Primogenita) vi era posto per sette matite, sei erano disposte in perfetto allineamento, la settima mancava trovandosi tra le mani di Desdemona. Dopo ogni utilizzo, la Malkavian la riaffilava, quindi passava a temperare metodicamente anche le altre affinchè continuassero a essere tutte della stessa lunghezza.

"Fantastico... una matita per ogni giorno della settimana... questa è completamente pazza!", il metronomo sembrava scandire i pensieri di Cassandra, chissà cosa avrebbe fatto la Primogenita se le sue preziose matite fossero state spezzate o i fogli sparpagliati?

La giovane ricacciò a fatica l'improvviso istinto di mettere a soqquadro la stanza, "Miss Stone, sono Cassandra Christabel Pemberley, Grand'Infante del Primogenito Treme...", la donna ticchettò nervosamente sul tavolo con la matita interrompendo Cassandra, "Non è quello che ho chiesto".

"Non sapevo che la Signora Rottermaier fosse emigrata negli States!", Cassandra trasse un profondo respiro: "Sono qui per farle alcune domande relative allo scomparso Clan dei Salubri", la Malkavian inarcò un sopracciglio quindi le fece cenno di continuare.

La ragazza le espose nel modo più chiaro possibile la situazione relativa allo spirito della Salubri, "Per quale ragione lo spirito mi ha indirizzata qui? Come può manifestarsi in questo modo? Quali potrebbero essere le sue motivazioni?".

Desdemona non fece una piega, semplicemente tornò ad esaminare i fogli sulla scrivania, "Sei congedata".

Cassandra era incredula: "P-prego??", "Sei congedata" ripeté la donna ticchettando nervosamente con la matita, a tempo con il metronomo.

"State forse scherzando??", la Malkavian si mostrò per un attimo sorpresa, "Io non scherzo mai ragazzina", Cassandra si alzò di scatto (spostando la sedia di parecchie decine di centimetri) poggiando entrambe le mani sulla scrivania (ben due matite sfuggirono alla rastrelliera) non troppo gentilmente, "Poco fa avete detto che avrei potuto farvi delle domande!".

La Primogenita non mosse un muscolo, ma ogni cosa di lei pareva tesa al massimo, sul punto di scattare: "E domande hai fatto. Ora, ragazzina, devi soltanto sperare che io perdoni il tuo comportamento irrispettoso e ti permetta di andartene senza deferirti allo Sceriffo per oltraggio!".

Cassandra era allibita, ma si lasciò ugualmente scortare di nuovo nel locale: la sua convinzione (che i Malkavian esistessero solo per ricordare a tutti quanto fosse prezioso il dono della sanità mentale) usciva rafforzata dall'incontro con la Primogenita, ma a parte questo si era rivelata una colossale perdita di tempo.

Alfred saggiamente non chiese ragione dell'alterazione della padrona, limitandosi ad aprire lo sportello della Jaguar e ad attendere istruzioni. Cassandra sospirò esasperata, erano le ventitre e venti e la parte migliore della serata doveva ancora cominciare: "Alla Golden Tower, Alfred".

Samael era arrivato con un quarto d'ora di ritardo rispetto a quanto stabilito. Per quanto non fosse una novità, questo irritò il Ventrue più del consueto: aveva intenzione di discorrere con il Toreador circa la loro attuale situazione prima dell'arrivo di Cassandra, dal momento che quest'ultima sarebbe stato il principale argomento di discussione.

"Sei in ritardo", Cӓedric lo attendeva nell'ampio soggiorno del suo ‘piano di rappresentanza', il Ventrue dava le spalle alla porta, ma il suo tono non prometteva nulla di particolarmente piacevole, "Oh suvvia Cӓedric, mai che tu mi accolga con un sorriso!". Mimando plateale dispiacere, il giovane Toreador si accomodò: "Cassy non è ancora arrivata dopotutto, non sono certo l'ultimo!".

Cӓedric rivolse uno sguardo leggermente interrogativo al compagno appena sopraggiunto: "Siete a tal punto in confidenza?", "Non userei queste precise parole ma... la trovo piuttosto simpatica".

"Per quale ragione?", il Ventrue non avrebbe mai pensato a Cassandra Pemberley in simili termini, "E' perfetta! Con il suo perfezionismo può fare tutto il lavoro che noi altri non facciamo!". Cӓedric guardò incredulo il Toreador, soltanto Samael avrebbe potuto pensare una cosa del genere!

Lungi dal lasciarsi sfuggire l'occasione per un po' di sano gossip, il Toreador continuò: "E poi perché queste domande Cӓedric? Non sarai geloso per caso? Ho saputo che siete vecchie conoscenze...", il Ventrue stava per redarguire il compagno, quando Igor entrò annunciando l'arrivo di Cassandra.

Con un'occhiata eloquente, Cӓedric intimò il silenzio al Toreador prima di far entrare Cassandra. La Tremere appariva piuttosto di cattivo umore (non che fosse una novità), probabilmente l'incontro con la Primogenita Malkavian non aveva dato i risultati sperati.

"Cassandra...", il Ventrue riconobbe per antica pratica l'espressione infastidita della ragazza, la salutò con cautela evitando di fare domande, un'accortezza che mancava però a Samael: "Allora Cassandra, com'è andata con Desdemona?".

"Una perdita di tempo. E' stata particolarmente non collaborativa". Non avendo colto l'antifona minacciosa nel tono della compagna, Samael stava per domandare particolari quando Cӓedric intervenne nella discussione, efficacemente chiudendo il discorso sull'argomento, "Una pista infruttuosa, ne tenteremo altre".

Il Ventrue cercò di guardare il meno possibile Cassandra, temeva che potesse cogliere nel suo sguardo lo strisciante disagio lasciatogli dagli incubi del giorno precedente. Fu piuttosto sorpreso di notare come anche lei cercasse di fare lo stesso: la Tremere si era seduta il più lontano possibile da lui e pareva molto interessata alla decorazione del tavolino di cristallo.

"Cassandra, saresti in grado di trovare una persona a partire dal sangue di qualcuno legato a lei?", per quanto altre fossero le sue preoccupazioni, il giovane Ventrue non dimenticava alcuno dei compiti che gli venivano affidati, neppure la ricerca di Cynthia Otherside, seconda infante del Primogenito Toreador, scomparsa e presumibilmente affiliatasi ad un branco del Sabbat.

"Di chi stiamo parlando e perché dovrei farlo?", il tono del Ventrue aveva il potere di irritare Cassandra, qualunque cosa dicesse; per un istante la ragazza ripensò a quanto irrealistici fossero stati gli incubi della notte precedente.

"Rispondi e basta", "Ti è davvero così difficile spiegarti? Sei incapace di articolare più di due parole alla volta o ti succede solo quando devi chiedere aiuto a qualcuno?".

I due si guardarono per alcuni istanti con aria di sfida: "Faccio parte della Coterie Cӓedric, sarebbe il caso che tu iniziassi a fidarti di me!", il punto era esattamente quello cari lettori, Cӓedric era restio a fidarsi di Cassandra per diversi motivi, alcuni dei quali poco chiari a lui stesso. Invero, svelandole la missione avrebbe messo a serio repentaglio l'incolumità loro e dello stesso Darhendorf.

La ragazza continuava a guardarlo irritata, aspettando una risposta. Cӓedric cercò traccia di malizia nel suo sguardo, ma senza trovarla: era arrabbiata e mal sopportava l'attuale situazione certo, ma non gli parve indegna di fiducia. Aveva dimenticato quanto il colore dei suoi occhi fosse simile a quello di Rochelle... ricacciando prontamente l'inadeguata riflessione (colpa degli incubi senza dubbio), il Ventrue assentì.

"Samael, provvedi a fornire un campione della tua vitae. Colei che devi trovare, Cassandra, è sua sorella d'abbraccio. Sappiamo che è in città, ma la sua posizione è ignota. Come ben comprenderai la questione è strettamente riservata".

La discussione proseguì ancora per alcuni minuti dopo il prelievo del campione, era quasi l'una quando il cellulare di Cassandra iniziò a suonare.

"Ehm Cassandra, sono... sono Harle. Senti non so esattamente come spiegartelo, ma... bhè siamo un po' nei casini qui e se volete venire...", la Tremere aveva sospettato sin dall'inizio che la Gangrel le avrebbe dato parecchi grattacapi, "Definisci il ‘qui' Harle".

"Siamo in periferia, io ed Henry... in un vecchio edificio all'angolo tra la Southern e la East Rd. Se decidete di venire però... venite armati, molto armati!! Oh cazzo oh cazzo oh caz...!!", la comunicazione si interruppe bruscamente, tuttavia non prima che Cassandra potesse udire distintamente quello che aveva tutta l'aria di essere un lungo e minaccioso ululato.

"Che stranezza... pare che Harle si trovi da qualche parte in periferia con un certo Henry. Ha detto di essere nei guai. Non mi pareva ci fossero giardini zoologici in quella zona", al nome di Henry la ragazza ebbe subito l'attenzione di Cӓedric, "Uno zoo?".

"Già, ho distintamente sentito degli ululati di notevole intensità", alcuni istanti di raggelante silenzio seguirono le parole di Cassandra.

"Oh cielo!! Vuoi vedere che era davvero un lupino??", Samael era scattato in piedi, il panico dipinto sul suo viso, "Non andremo certo laggiù vero?!".

Il Ventrue era già sulla porta. Non soltanto Henry gli aveva salvato la vita quando era caduto nell'Abisso, ma era anche quanto di più vicino avesse a un amico; mentre Harle era un membro della sua Coterie, sotto la sua responsabilità. Non li avrebbe lasciati soli a combattere per nessuna ragione al mondo.

"Invece andremo. Spero siate pronti".



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Postato il Addy, 28-06-2013 03:53,
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