| Scritto da Lord Caedric Allen Aston, |
Bentrovati
cari lettori, sono felice di rivedervi. Forse avete avvertito
nostalgia per la nostra storia? Non abbiate timore, giacché ho tutta
l'intenzione di procedere senza indugi nel narrarvela...
La notte era
da poco scesa su una domenica insolitamente uggiosa e povera di luce,
tanto che solamente in pochi a San Francisco notarono davvero la
differenza tra la sera e la notte.
Un
trillo insistente strappò Harle al dormiveglia. La giovane Gangrel
si prese tutto il tempo necessario per uscire dal sacco a pelo,
stirare i muscoli indolenziti dal torpore diurno, scrollarsi di dosso
una buona quantità di polvere e sbadigliare a mandibola sciolta
prima di rispondere.
"Harle!
Quanto diavolo ci metti a rispondere?!", ed ecco l'ennesima
telefonata inutile ed irritante di Henry, a forza di stare insieme al
Ventrue anche il nuovo arrivo iniziava ad essere altrettanto noioso,
"Saranno anche cazzi miei non credi? Che palle...".
Il
Lasombra non le lasciò neppure il tempo di terminare la lamentela,
"Bando alle ciance! Sarò da te tra pochi minuti, fatti trovare
pronta. Abbiamo un grosso problema!", l'urgenza nel tono del
compagno mise in allarme la ragazza ormai del tutto sveglia, "Di
che cazzo stai parlando??", "Di lupi Harle. Sto parlando di
lupi!!".
Qualsiasi
accenno di colore abbandonò il viso della Gangrel, le parole di
Henry riecheggiarono nella sua mente accompagnate dal monotono
segnale di comunicazione interrotta. Con il passare dei giorni era
quasi arrivata a convincersi di aver soltanto sognato quel... quel...
mostro!
Troppi
film horror di serie B, si era detta. Troppi fumetti sconclusionati,
si era ripetuta. Era sempre stata un po' troppo impressionabile in
fondo, almeno troppo per qualcuno cresciuto nel suo quartiere.
Invece...
avevano un grosso problema di lupi. Lei non si era sognata un bel
niente e avevano un grosso stramaledetto problema di lupi! L'immagine
del mostruoso vichingo dalla barba intrecciata era scolpita nella sua
memoria come il peggiore degli incubi.
"Altro
che incubo... oh mierda...".
Il
vento le fischiava nelle orecchie mentre si teneva saldamente al
compagno, dovevano essere da poco passate le dieci ed il traffico si
faceva più rado man mano che la città si allontanava alle loro
spalle. Henry era arrivato pochi minuti dopo aver interrotto la
chiamata, senza tante cerimonie l'aveva caricata sulla sua
motocicletta e aveva dato gas.
"Dove
stiamo andando?", Harle cercò di farsi sentire dal Lasombra
nonostante il vento, il rombo del motore ed il casco, "In
periferia, dove ci saranno meno danni".
"Meno
danni per cosa??", questa volta Henry non diede segno di averla
udita.
Il
torpore diurno funestato dagli incubi non era prerogativa esclusiva
del solo Ventrue, dovete infatti sapere che Cassandra ne era
parimenti afflitta. Un'altra cosa in comune tra i due non trovate?
Chissà
quale sarebbe stata la loro sorpresa sapendo di essersi
vicendevolmente privati del giusto riposo. Quel giorno infatti
Cassandra aveva sognato Cӓedric, mentre Cӓedric aveva sognato
Cassandra. Come potete facilmente intuire cari lettori, entrambi si
erano destati di pessimo umore.
Cattiva
notizia. Henry non rispondeva al telefono. Questo lo irritava.
Cӓedric gettò un'occhiata spazientita all'orologio, le nove e
venti. Erano parecchi minuti che tentava di mettersi in contatto con
il Lasombra senza che questi si degnasse di rispondere. In tutto
questo Rochelle restava imprigionata senza che lui avesse un piano
più accurato di ‘veni,
vidi, vici'.
Dubitava di poter assaltare la Cappella Tremere come Cesare secoli
prima aveva conquistato la Gallia.
Buona
notizia. I sospetti a suo carico erano caduti, il Ventrue avrebbe
potuto finalmente dismettere il travestimento. Un'accorata lettera di
scuse del Commissario Parker in persona faceva bella mostra di sé
sullo scrittoio, già dimenticata.
Cattiva
notizia. Harle risultava irreperibile. Un momento, forse quella era
una buona notizia.
Cattiva
notizia. Cassandra l'avrebbe raggiunto alla Golden Tower in un paio
d'ore, dopo aver conferito con la Primogenita Malkavian. Aveva
sognato Cassandra, nei giardini del suo castello,
l'aveva sognata sorridergli, non l'aveva mai vista
così.
Non
riusciva a togliersi quell'immagine dalla mente. Rochelle era ancora
imprigionata. Henry non rispondeva. Rochelle era ancora imprigionata.
Non aveva un piano. Rochelle era ancora imprigionata. Non poteva
fidarsi di Cassandra. Rochelle era ancora imprigionata e l'irritante
Tremere era ancora nei suoi pensieri. Pessima
notizia.
"Le
note dolenti sono in netta predominanza... e deve ancora arrivare
Samael...", sospirando Cӓedric tornò alla missiva che stava
scrivendo per il proprio Gransire: sperava infatti di guadagnare
tempo facendogli notare come Rochelle potesse essere un ostaggio
prezioso per arrivare a Von Croy (non riusciva nemmeno a pensare il
suo nome senza maledirlo), l'Infante del nemico poteva essere una
pedina insostituibile, la loro carta vincente. Antonius era uno
stratega millenario, non poteva ignorare una simile
possibilità, almeno così sperava Cӓedric.
"Se
solo riuscissi a farla sospendere...", l'Ordalia infame, il
compito che il giovane Ventrue non riusciva neppure ad immaginare...
purtroppo, per quanto apparentemente del tutto razionali, le sue
obiezioni sarebbero sempre apparse per ciò che erano in realtà: il
disperato tentativo di salvarle la vita. Nonostante tutto, Cӓedric
sapeva che non avrebbe potuto ingannare i propri Siri: Antonius si
sarebbe congratulato con lui per la logica, quindi avrebbe ignorato
le sue parole.
Il
Clan prima di tutto. La lealtà al Clan, la Dignitas, prima di
ogni altra cosa, anche prima di un vantaggio strategico.
Cӓedric
lo sapeva, eppure sperava ugualmente, in Richard. Il suo Sire si
sarebbe opposto, non avrebbe permesso una cosa simile, avrebbe
appoggiato le obiezioni di Cӓedric pur riconoscendone il fine.
Richard non gli avrebbe mai inflitto un tale dolore. Cӓedric lo
sperava... no, lo sapeva.
Imprecando
mentalmente, il Ventrue tentò ancora di mettersi in contatto con
Henry.
Il
Ripped
Soul,
di nuovo. Cassandra sbuffò, infastidita dal trovarsi ancora una
volta in quel misero locale mal frequentato.
"Spero
almeno che questa volta Desdemona Stone abbia la decenza di farsi
trovare!", la giovane era di pessimo umore: inserita in una
Coterie d'incapaci guidata dall'insopportabile Ventrue che sembrava
deciso a tormentarla persino nei suoi incubi, costretta a precedere
in modo dilettantesco, passando da un obiettivo all'altro, senza
dimenticare il suo essere perseguitata dallo spirito di una Salubri,
spirito che (come se non bastasse) era solito manifestarsi possedendo
un altro membro della Coterie!
"Tutto
questo è assurdo...", aveva così tante cose a cui pensare,
tutte nessuna esclusa decisamente più importanti di lui, eppure
aveva sognato Cӓedric,
seduto alla scrivania del suo
studio, l'aveva sognato sorriderle,
un'espressione che aveva sempre ritenuto estranea al suo viso. Sempre
peggio, avrebbe dovuto incontrarlo subito dopo aver conferito con la
Primogenita Malkavian.
"Non
potrebbe andare peggio di così...". Purtroppo, come ben sanno i
saggi, il pozzo delle sventure è decisamente senza fondo.
Desdemona
Stone era stata avvertita della loro visita la notte precedente.
Cassandra venne perciò introdotta negli appartamenti al piano
superiore del locale (gli stessi locali in cui era stato anche
Samael): la Primogenita l'avrebbe ricevuta in modo informale.
"Se
avessi voluto che quella sedia fosse spostata, l'avrei fatto io
stessa", interdetta Cassandra risistemò approssimativamente la
sedia, che pure aveva spostata soltanto di qualche centimetro.
Desdemona sedeva dietro un'ampia scrivania da ufficio, elegante ma
priva di qualsiasi ornamento, talmente lucida che sarebbe stato
possibile specchiarvisi. La donna non dimostrava più di una trentina
d'anni, capelli fulvi sobriamente raccolti in uno chignon perfetto,
viso pallido e affilato, la mandibola tesa in un'espressione dura.
Al
di là dei piccoli occhiali rettangolari, due occhi azzurro pallido
la squadravano impietosamente. La giovane Tremere detestava sentirsi
a disagio e, in quella stanza dove ogni cosa era disposta secondo un
preciso ordine geometrico, tutto la metteva a disagio. In un
angolo un metronomo ticchettava ritmicamente, eppure non vi era
alcuno strumento musicale nella stanza.
"Il
motivo della vostra visita?", lo sguardo di Desdemona lasciò la
giovane per tornare ad alcuni fogli che stava probabilmente
esaminando prima del suo arrivo, scrivendo di tanto in tanto alcune
annotazioni: su una piccola rastrelliera portamatite (posizionata 45
gradi alla destra della Primogenita) vi era posto per sette matite,
sei erano disposte in perfetto allineamento, la settima mancava
trovandosi tra le mani di Desdemona. Dopo ogni utilizzo, la Malkavian
la riaffilava, quindi passava a temperare metodicamente anche le
altre affinchè continuassero a essere tutte della stessa lunghezza.
"Fantastico...
una matita per ogni giorno della settimana... questa è completamente
pazza!",
il metronomo sembrava scandire i pensieri di Cassandra, chissà cosa
avrebbe fatto la Primogenita se le sue preziose matite fossero state
spezzate o i fogli sparpagliati?
La
giovane ricacciò a fatica l'improvviso istinto di mettere a
soqquadro la stanza, "Miss Stone, sono Cassandra Christabel
Pemberley, Grand'Infante del Primogenito Treme...", la donna
ticchettò nervosamente sul tavolo con la matita interrompendo
Cassandra, "Non è quello che ho chiesto".
"Non
sapevo che la Signora Rottermaier fosse emigrata negli States!",
Cassandra trasse un profondo respiro: "Sono qui per farle alcune
domande relative allo scomparso Clan dei Salubri", la Malkavian
inarcò un sopracciglio quindi le fece cenno di continuare.
La
ragazza le espose nel modo più chiaro possibile la situazione
relativa allo spirito della Salubri, "Per quale ragione lo
spirito mi ha indirizzata qui? Come può manifestarsi in questo modo?
Quali potrebbero essere le sue motivazioni?".
Desdemona
non fece una piega, semplicemente tornò ad esaminare i fogli sulla
scrivania, "Sei congedata".
Cassandra
era incredula: "P-prego??", "Sei congedata"
ripeté la donna ticchettando nervosamente con la matita, a tempo con
il metronomo.
"State
forse scherzando??", la Malkavian si mostrò per un attimo
sorpresa, "Io non scherzo mai ragazzina", Cassandra si alzò
di scatto (spostando la sedia di parecchie decine di centimetri)
poggiando entrambe le mani sulla scrivania (ben due matite sfuggirono
alla rastrelliera) non troppo gentilmente, "Poco fa avete detto
che avrei potuto farvi delle domande!".
La
Primogenita non mosse un muscolo, ma ogni cosa di lei pareva tesa al
massimo, sul punto di scattare: "E domande hai fatto. Ora,
ragazzina, devi soltanto sperare che io perdoni il tuo comportamento
irrispettoso e ti permetta di andartene senza deferirti allo Sceriffo
per oltraggio!".
Cassandra
era allibita, ma si lasciò ugualmente scortare di nuovo nel locale:
la sua convinzione (che i Malkavian esistessero solo per ricordare a
tutti quanto fosse prezioso il dono della sanità mentale) usciva
rafforzata dall'incontro con la Primogenita, ma a parte questo si era
rivelata una colossale perdita di tempo.
Alfred
saggiamente non chiese ragione dell'alterazione della padrona,
limitandosi ad aprire lo sportello della Jaguar e ad attendere
istruzioni. Cassandra sospirò esasperata, erano le ventitre e venti
e la parte migliore della serata doveva ancora cominciare: "Alla
Golden Tower, Alfred".
Samael
era arrivato con un quarto d'ora di ritardo rispetto a quanto
stabilito. Per quanto non fosse una novità, questo irritò il
Ventrue più del consueto: aveva intenzione di discorrere con il
Toreador circa la loro attuale situazione prima
dell'arrivo di Cassandra, dal momento che quest'ultima sarebbe stato
il principale argomento di discussione.
"Sei
in ritardo", Cӓedric lo attendeva nell'ampio soggiorno del suo
‘piano di rappresentanza', il Ventrue dava le spalle alla porta, ma
il suo tono non prometteva nulla di particolarmente piacevole, "Oh
suvvia Cӓedric, mai che tu mi accolga con un sorriso!". Mimando
plateale dispiacere, il giovane Toreador si accomodò: "Cassy
non è ancora arrivata dopotutto, non sono certo l'ultimo!".
Cӓedric
rivolse uno sguardo leggermente interrogativo al compagno appena
sopraggiunto: "Siete a tal punto in confidenza?", "Non
userei queste precise parole ma... la trovo piuttosto simpatica".
"Per
quale ragione?", il Ventrue non avrebbe mai pensato a Cassandra
Pemberley in simili termini, "E' perfetta! Con il suo
perfezionismo può fare tutto il lavoro che noi altri non facciamo!".
Cӓedric guardò incredulo il Toreador, soltanto Samael avrebbe
potuto pensare una cosa del genere!
Lungi
dal lasciarsi sfuggire l'occasione per un po' di sano gossip, il
Toreador continuò: "E poi perché queste domande Cӓedric? Non
sarai geloso per caso? Ho saputo che siete vecchie conoscenze...",
il Ventrue stava per redarguire il compagno, quando Igor entrò
annunciando l'arrivo di Cassandra.
Con
un'occhiata eloquente, Cӓedric intimò il silenzio al Toreador prima
di far entrare Cassandra. La Tremere appariva piuttosto di cattivo
umore (non che fosse una novità), probabilmente l'incontro con la
Primogenita Malkavian non aveva dato i risultati sperati.
"Cassandra...",
il Ventrue riconobbe per antica pratica l'espressione infastidita
della ragazza, la salutò con cautela evitando di fare domande,
un'accortezza che mancava però a Samael: "Allora Cassandra,
com'è andata con Desdemona?".
"Una
perdita di tempo. E' stata particolarmente non collaborativa".
Non avendo colto l'antifona minacciosa nel tono della compagna,
Samael stava per domandare particolari quando Cӓedric intervenne
nella discussione, efficacemente chiudendo il discorso
sull'argomento, "Una pista infruttuosa, ne tenteremo altre".
Il
Ventrue cercò di guardare il meno possibile Cassandra, temeva che
potesse cogliere nel suo sguardo lo strisciante disagio lasciatogli
dagli incubi del giorno precedente. Fu piuttosto sorpreso di notare
come anche lei cercasse di fare lo stesso: la Tremere si era seduta
il più lontano possibile da lui e pareva molto interessata alla
decorazione del tavolino di cristallo.
"Cassandra,
saresti in grado di trovare una persona a partire dal sangue di
qualcuno legato a lei?", per quanto altre fossero le sue
preoccupazioni, il giovane Ventrue non dimenticava alcuno dei compiti
che gli venivano affidati, neppure la ricerca di Cynthia Otherside,
seconda infante del Primogenito Toreador, scomparsa e presumibilmente
affiliatasi ad un branco del Sabbat.
"Di
chi stiamo parlando e perché dovrei farlo?", il tono del
Ventrue aveva il potere di irritare Cassandra, qualunque cosa
dicesse; per un istante la ragazza ripensò a quanto irrealistici
fossero stati gli incubi della notte precedente.
"Rispondi
e basta", "Ti è davvero così difficile spiegarti? Sei
incapace di articolare più di due parole alla volta o ti succede
solo quando devi chiedere aiuto a qualcuno?".
I
due si guardarono per alcuni istanti con aria di sfida: "Faccio
parte della Coterie Cӓedric, sarebbe il caso che tu iniziassi a
fidarti di me!", il punto era esattamente quello cari lettori,
Cӓedric era restio a fidarsi di Cassandra per diversi motivi, alcuni
dei quali poco chiari a lui stesso. Invero, svelandole la missione
avrebbe messo a serio repentaglio l'incolumità loro e dello stesso
Darhendorf.
La
ragazza continuava a guardarlo irritata, aspettando una risposta.
Cӓedric cercò traccia di malizia nel suo sguardo, ma senza
trovarla: era arrabbiata e mal sopportava l'attuale situazione certo,
ma non gli parve indegna di fiducia. Aveva dimenticato quanto il
colore dei suoi occhi fosse simile a quello di Rochelle...
ricacciando prontamente l'inadeguata riflessione (colpa degli incubi
senza dubbio), il Ventrue assentì.
"Samael,
provvedi a fornire un campione della tua vitae. Colei che devi
trovare, Cassandra, è sua sorella d'abbraccio. Sappiamo che è in
città, ma la sua posizione è ignota. Come ben comprenderai la
questione è strettamente riservata".
La
discussione proseguì ancora per alcuni minuti dopo il prelievo del
campione, era quasi l'una quando il cellulare di Cassandra iniziò a
suonare.
"Ehm
Cassandra, sono... sono Harle. Senti non so esattamente come
spiegartelo, ma... bhè siamo un po' nei casini qui e se volete
venire...", la Tremere aveva sospettato sin dall'inizio che la
Gangrel le avrebbe dato parecchi grattacapi, "Definisci il ‘qui'
Harle".
"Siamo
in periferia, io ed Henry... in un vecchio edificio all'angolo tra la
Southern e la East Rd. Se decidete di venire però... venite armati,
molto armati!! Oh cazzo oh cazzo oh caz...!!", la comunicazione
si interruppe bruscamente, tuttavia non prima che Cassandra potesse
udire distintamente quello che aveva tutta l'aria di essere un lungo
e minaccioso ululato.
"Che
stranezza... pare che Harle si trovi da qualche parte in periferia
con un certo Henry. Ha detto di essere nei guai. Non mi pareva ci
fossero giardini zoologici in quella zona", al nome di Henry la
ragazza ebbe subito l'attenzione di Cӓedric, "Uno zoo?".
"Già,
ho distintamente sentito degli ululati di notevole intensità",
alcuni istanti di raggelante silenzio seguirono le parole di
Cassandra.
"Oh
cielo!! Vuoi vedere che era davvero un lupino??", Samael era
scattato in piedi, il panico dipinto sul suo viso, "Non andremo
certo laggiù vero?!".
Il
Ventrue era già sulla porta. Non soltanto Henry gli aveva salvato la
vita quando era caduto nell'Abisso, ma era anche quanto di più
vicino avesse a un amico; mentre Harle era un membro della sua
Coterie, sotto la sua
responsabilità. Non li avrebbe lasciati soli a combattere per
nessuna ragione al mondo.
"Invece
andremo. Spero siate pronti".
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