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Quinto tempo, VI parte. Seventh day to the wolves.
Thursday 18 June 2009
 
Scritto da Lord Caedric Allen Aston,

Salve di nuovo cari lettori, l'inconsueta rapidità con cui mi appresto a proseguire la narrazione è dovuta principalmente al non voler abbandonare troppo a lungo la nostra sfortunata cucciola Gangrel... dopotutto non era colpa di Harle l'essere stata presa di mira da un branco di licantropi per vendicare l'affronto subito dal loro Alpha, oppure mi sbaglio?

A mezzanotte e trenta generalmente sono ben pochi i fedeli assorti in preghiera nelle cappelle alla periferia delle grandi città. Generalmente, a qualsiasi ora o giorno della settimana, sono ben pochi i fedeli capaci di pregare con tanto e tale fervore per la propria anima immortale.

Il prete che l'aveva confessata poco più di un'ora prima se n'era andato, meglio così, le sarebbe dispiaciuto se gli fosse accaduto qualcosa: le sue parole l'avevano rincuorata, per quanto possibile al momento.

Le aveva assegnato una penitenza molto leggera, cinque Pater Noster e altrettante Ave Maria, prima di benedirla assicurandole che Dio non l'aveva abbandonata, ne l'avrebbe mai fatto.

"Padre nuestro que estàs en los cielos..."

Sapendo quello a cui andava incontro, Harle si era sentita attratta, come calamitata dalla piccola Chiesa poco distante la casa in cui si sarebbero difesi (o almeno avrebbero provato a farlo). Fortunatamente il curato era ancora presente, intento a compiere le ultime orazioni prima di recarsi al Convento dove dimorava.

Incerta su quanto stava per fare, la ragazza gli aveva chiesto di confessarla ed il prete, un uomo anziano con una fluente barba grigia, aveva acconsentito.

"Da quanto tempo non ti confessi figliola?", la sua voce era baritonale e calda, fatta per quietare gli animi, "Da mooolto tempo padre, ma sorvoliamo...". Il prete restò in silenzio qualche istante prima di riprendere la parola: "Cosa ti opprime al punto da richiedere una confessione a quest'ora di notte? Lascia che il tuo cuore si alleggerisca".

Non ancora del tutto convinta, Harle iniziò: "Dunque padre... siccome sono un po' nella merda vorrei confessarmi prima di morire... Tanto per cominciare credo di non essere stata giusta nei confronti della mia famiglia, e poi...", la ragazza ebbe un attimo di esitazione, "... e poi, anche se non ne sono certa, vorrei scusarmi con le persone con cui ho lavorato ultimamente. Certo, uno è un finocchio e l'altro fa troppo quello che se la tira, quindi veda un po' anche lei padre...".

Il prete continuò ad ascoltare per quanto basito dalla ragazza che aveva di fronte (e dal suo linguaggio piuttosto colorito), "... ma non voglio neanche dire che sono completamente stra-stronzi, perché in fondo sono anche bravi quando ci provano".

L'uomo non seppe trattenere un sorriso: "Sembri avere le idee molto chiare, ragazza, e un linguaggio molto colorito per esprimerle... come ti chiami?", "H-Ha... voglio dire, Cynthia padre...". Il curato fece un cenno d'assenso, "Cynthia, questi colleghi sono amici per te?".

La ragazza ci pensò un po': "... beh... forse a metà...", il prete scosse il capo, "L'amicizia di chi ci vuole realmente bene non è mai qualcosa a metà. Se tu sei importante per loro come loro, mi pare di capire, lo sono per te, capiranno quello che intendi", già era proprio quello il punto.

"Ho fede che nei momenti bui sappiamo sempre qual è la strada giusta per noi, anche se abbiamo paura di intraprenderla e per questo dubitiamo. Se queste persone sono importanti per te e temi di non rivederle, quando le rivedrai -se le rivedrai- non aver timore di dire loro cosa significano per te", l'uomo aveva continuato non cogliendo il dubbio nello sguardo della ragazza, "Nostro Signore nella sua Infinita Misericordia vede e sa tutto. Non aver timore che sarà loro vicino, e non si dimenticheranno di te".

La ragazza ringraziò come da rituale, anche se non del tutto convinta dalle gentili riflessioni del confessore, "Io pregherò per te figliola, affinché il guaio in cui ti sei cacciata non ti sia fatale e neppure ti farò domande, ma immagino che la polizia non sia un'opzione, se sei venuta qui a quest'ora di notte", Harle scosse la testa sconsolata, "Non potrebbero far nulla padre, mi creda".

"Nulla è impossibile a Nostro Signore. Lascia che ti benedica, figliola", Harle accolse la benedizione (con ogni probabilità l'ultima della sua vita) con un misto di rassegnazione e sincero pentimento.

Dopo poco il prete se ne andò e con lui l'illusoria pace che la ragazza si era creata negli ultimi minuti. Sentiva approssimarsi la fine di tutto. Game over, fine dei giochi. La sua non-vita immortale si era rivelata un mastodontico bidone: le avevano spacciato l'eternità nel paese di Bengodi ed invece si era messa in tasca cinque anni di miserie e addestramenti massacranti.

"Dios te salve Maria llena eres de gracia..."

Avrebbe pregato fino a consumarsi la lingua, ma il tempo (il suo tempo) era agli sgoccioli. Stranamente si ritrovò a pensare alla sua sconclusionata famiglia, al padre e ai fratelli che non vedeva da anni e di cui era certa non avrebbe mai sentito la mancanza. Stronzate, colpa del terrore, per l'adrenalina il suo cervello viaggiava come una Toyota truccata su una superstrada sgombra.

"Padre nuestro que estàs en los cielos..."

Peccato finire così, senza neanche un indirizzo fisso o il nome sull'elenco. Peccato non aver mai guidato una bella moto... se ne avesse avuto il tempo avrebbe pestato Henry per essersi tenuto ben stretto la sua CBR 1000, ma il tempo non l'aveva. La sua anima dopotutto era più importante di una rissa, per quanto soddisfacente fosse.

"Dios te salve Maria llena eres de gracia..."

Chissà se i suoi compagni avrebbero notato la sua assenza... probabilmente Henry li avrebbe informati. Faticava a immaginarsi le loro reazioni, anche se probabilmente (nonostante quello che poteva pensare il prete) non gliene sarebbe importato niente. Non erano veramente amici dopotutto...

Dei passi alle sue spalle la fecero sobbalzare. Henry stava correndo verso di lei, teso come una corda di violino e armato come non l'aveva mai visto: "Mi dispiace interrompere le tue orazioni, ma non abbiamo più tempo. La moto non avrà distratto a lungo il loro fiuto, dobbiamo blindarci subito", così dicendo le porse un pesante fucile a pompa e una sacca di munizioni. Harle giaceva ancora mezzo inginocchiata di fronte al piccolo altare della Chiesa deserta, si sorprese notando quanto le sue mani tremassero mentre prendeva il fucile.

Henry aveva approntato un vecchio edificio lì di fronte come base per la resistenza. Da come parlava sembrava quasi che avessero una minima possibilità di sopravvivere: "Non credo che attaccherà tutto il branco, probabilmente si farà avanti soltanto l'alpha e gli altri si limiteranno ad osservare, la storia dell'onore macchiato hai presente? Ancora non mi capacito di come tu abbia potuto stendere un alpha...", fortuna, soltanto stramaledetta fortuna, avrebbe voluto rispondergli, ma temeva che la voce le venisse meno.

"Ad ogni modo questa è la tua ultima occasione se vuoi chiamarli", Henry la guardò per un istante come aspettasse una risposta, ma poi cambiò idea preferendo controllare la situazione all'esterno.

Avrebbe dovuto chiamare i compagni? Inizialmente pensava di no, inizialmente pensava di affrontare da sola qualsiasi cosa le si fosse parata davanti. Avrebbe preso a calci in culo chiunque e l'avrebbe fatto da sola, come sempre. Dopotutto chi erano per lei quei quattro mezzi damerini? Un gruppo di freak con le camicie inamidate che parlavano come in un film palloso di quelli che non aveva mai guardato? No forse quello era solo il biondo...

Ma Henry era venuto a prenderla appena saputo che un branco era sulle sue tracce. Come diavolo l'era venuto a sapere poi... Harle aveva il sospetto sarebbe rimasto un mistero. Ed era lì con lei, una conosciuta da poche settimane appena, a rischiare il culo per salvarle la pellaccia. Neanche Raven l'avrebbe fatto...

Sarebbero venuti gli altri? No di certo se non gli avesse chiamati, e comunque sarebbero arrivati troppo tardi se non l'avesse fatto immediatamente. E se non fossero venuti? Se davvero non fossero venuti lei sarebbe rimasta sola, sola come sempre.

Ma perché avrebbero dovuto poi? Il dannato Ventrue diceva sempre che lei era un peso, mai che vedesse il suo impegno... Quella checca di Samael invece pensava solo a quadri e vestiti, eppure veniva considerato più utile di lei! Quella nuova invece... non sapeva che pensare di lei, a parte che portava lo stesso bastone su per la schiena del Ventrue, con la differenza che le sganciava soldi più facilmente.

Se li avesse chiamati e non fossero venuti avrebbe concluso la sua vita facendo la figura della stupida, della mezza sega illusa che tira le cuoia entro la fine del primo tempo. Aveva paura, una dannata paura di avere ragione.

"Harle presto! Dobbiamo andare! Sono vicini!", Henry rientrò di corsa, prendendo la Gangrel per un braccio la sospinse verso la porta: avrebbero combattuto nella casa di fronte, più facile da difendere.

La ragazza temeva di avere ragione, ma chiamò ugualmente. Chiamò Cassandra perché temeva che la voce di Cӓedric la zittisse, chiamò lei perché il Toreador era dannatamente lento a rispondere.

"Ehm Cassandra. Sono... sono Harle..."


Quand'anche fossero stati molto fortunati ed il traffico non li avesse inghiottiti per un tempo indefinito tra le sue ineluttabili fauci, ci sarebbe voluta almeno un'ora di viaggio per raggiungere la zona dove si trovavano Harle ed Henry.

Cӓedric aveva lasciato a Samael il compito di aggiornare Cassandra sulla situazione, su chi fosse Henry e come avesse fatto Harle a cacciarsi in un simile guaio. Il Ventrue temeva di non arrivare in tempo, né Henry né Harle rispondevano alle chiamate, quale extrema ratio chiamò quindi il suo Sire per informarlo.

"Parla Cӓedric", la voce di Sir Richard era neutra, ma sapeva che se l'Infante l'aveva chiamato sull'apparecchio di comunicazione portatile (dannata modernità...) doveva trattarsi di qualcosa d'importante.

"Maestro abbiamo un grosso problema: un numero imprecisato di licantropi è sulle tracce di Harle. Lei è con Henry in questo momento, in una zona periferica tra...", il Sire lo interruppe, "Stai recandoti laggiù vero?", "Naturalmente".

Un sospiro dall'altro capo della linea, "Ti fa onore, ma devi tornare indietro". Cӓedric pensò per un istante di aver capito male, di certo il Maestro non intendeva... "Come avete detto..?".

"So che lo troverai odioso, ma non devi andare in loro soccorso. Se le cose stanno come dici temo non abbiate speranze di vittoria. I licantropi non sono avversari che tu possa battere al momento. Torna indietro, riorganizzati, non agire avventatamente", il giovane era cosciente della logica dietro quelle parole, tuttavia... "Maestro, non posso abbandonare i miei compagni...".

"Moriresti senza scopo! Cӓedric ti ordino di venire qui immediatamente!", "Mi dispiace Maestro, ma... devo disobbedirvi", il giovane chiuse la comunicazione, divorato dal rimorso per l'essere stato costretto a ribellarsi a Sir Richard, consapevole tuttavia di non poter fare altrimenti.

"Sai che ha ragione, vero?", Cassandra aveva seguito la discussione (a differenza di Samael, troppo preso a contare i proiettili della sua pistola, "Ma perché non conosco qualche spietato trafficante d'armi?? O un gioielliere disposto a ricoprire d'argento i proiettili??"), segretamente sorpresa dall'atteggiamento di Cӓedric, che aveva sempre ritenuto fondamentalmente un egoista avverso a qualsiasi rapporto sociale. Il Ventrue non rispose preferendo volgere lo sguardo al finestrino; nel riflesso del vetro Cassandra vide tutta la tensione del suo viso.


Aveva perso il conto dei proiettili esplosi, intorno a lei volavano ovunque schegge di legno. Si teneva bassa, vicino alle scale che portavano al piano superiore, pronta a ritirarvisi non appena quei dannati mostri fossero riusciti ad entrare al pianoterra. Era soltanto questione di tempo, quella cosa di cui aveva perso cognizione ancor prima che la porta iniziasse ad incrinarsi, nonostante le assi che la inchiodavano. No, sbagliava: era l'intera dannata parete ad essere scossa dai colpi di quei mostri.

Accanto a lei, Henry faceva fuoco a raffica contro le pareti: i proiettili rinforzati avrebbero trapassato il legno, ma non avrebbero neanche fatto il solletico a quelle belve, non a trasformazione avvenuta.

A scandire il suo tempo erano gli ululati. Una parte del suo cervello si domandò come avrebbe fatto il Principe a insabbiare una cosa del genere. Erano sempre più brevi, più ansiosi e profondi, del resto la preda era vicina.

"Sta pronta a fuggire di sopra al mio segnale!", Henry la riscosse riportandola alla realtà, non era assolutamente quello il momento di perdersi in riflessioni, "Secondo te reggerà questa catapecchia?". Che razza di domande in un momento come quello...

"Speriamo che regga, volevo lasciarci una cosa per Cӓedric. Potrebbe non andare lontano senza di me... chi l'avrebbe mai detto, credo che Sua Simpatia mi mancherà!", Harle avrebbe voluto dire qualche battuta a sfondo omofobo o chiedergli cosa intendesse, ma con un boato secco ed una pioggia di schegge e polvere la porta cedette.

"Harle! Corri di sopra!", la Gangrel non se lo fece ripetere due volte. Dietro di sé sentì due esplosioni (Henry doveva aver usato le granate) e l'ululato più assordante che avesse mai udito, tanto potente che temeva avrebbe buttato giù la casa ancor più delle granate.

Il Lasombra saliva le scale di spalle, sparando alla cieca nel polverone sollevato dalle esplosioni, sperava di ferire il licantropo o almeno di rallentarlo, ma sapeva che con ogni probabilità avrebbe soltanto ottenuto di farlo infuriare ancora di più.

Il piano superiore era assolutamente inadatto alla lotta, almeno per loro: un sottotetto ampio e privo di qualsivoglia riparo (non che ne esistessero di sufficienti s'intende), non appena il licantropo avesse superato le scale sarebbero stati alla sua mercé.

Henry lo sentì prima di vederlo, annunciato dallo spostamento d'aria: i gradini cedettero sotto il suo peso, schiacciato com'era dalle possenti zampe anteriori del licantropo che, con un balzo, aveva chiuso lo spazio tra loro. Il giovane avvertì distintamente gli artigli della belva affondare nelle sue spalle, nel giro di un istante le sue fauci (ancora celate dal polverone) si sarebbero serrate sulla sua gola. D'istinto sparò laddove avrebbe dovuto esserci la testa, riversando caramelle di piombo in bocca al mostro; se fossero state d'argento avrebbe avuto una possibilità, ma purtroppo era soltanto piombo.

Raggiunto il piano superiore, Harle ebbe solo il tempo di rendersi conto, senza possibilità d'errore, di essere al capolinea, prima che un grido di dolore del compagno la gettasse definitivamente nel panico, "Scappa Harle! Sul tetto!".

Spari a raffica, un ruggito atroce, altre grida di dolore. Alla sua destra una piccola finestrella, da lì avrebbe potuto forse arrampicarsi sul tetto. La ragazza decise di avvinghiarsi con tutte le sue forze a quell'ultimo brandello di speranza.

Con gli artigli Harle si issò a forze di braccia sul tetto spiovente dell'edificio, lasciandosi alle spalle l'ultimo rabbioso ruggito del mostro.

Silenzio. Nulla era più udibile sotto di lei, un silenzio più assordante degli ululati stessi. "Madre de Dios... che fine avrà fatto Henry??", avrebbe voluto accorrere in suo aiuto, avrebbe voluto davvero farlo, ma era inchiodata dal terrore.

Fu allora che lo udì. Poco più d'un fruscio, l'accenno d'un respiro profondo, ogni volta un po' più vicino a dove lei si trovava, "Oh cazzo oh cazzo mi fiuta!! Quel bastardo mi sta fiutando! Oh Signore salvaci!".


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Postato il Zaiyah, 26-01-2013 15:21,
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Postato il Delia, 12-05-2012 05:22,
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Jag har inte spelat Mass Effect, men den där karaktären ser heltuff ut => Vore awesome om du cosplayade. Men det är ju tyvärr tidskrävande och dyrt ja :/ 
 
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Postato il Buddy, 03-05-2012 04:51,
3. ZCQDLaSsprwHokx
I don't know much about Jules Feiffer, but this great video makes me want to learn more. From what I can see, he's a great cartoonist and has wonderful lessons to teach.Thanks for sharing, Mike! 
 
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Postato il Lorin, 28-04-2012 04:39,
4. etayLnUvUZvpEum
Ethics notes:-internal security protocols- charter of rights for online users (in plain English)- what public information is already out there?- what other datasets cam we access?- Public awareness  do people realise what is available on them?- we have a responsibility to acquire informed consent- working in coalitions creates problems  could be solved through double blind data sharingDatabasesRE vs CiviCRM vs customSalesforce CRMCloud-based CRMOpenIDNeed for exporting in standard formatGoogle refine  tool to sort data 
 
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Postato il Delphia, 23-04-2012 07:38,
5. DUWElVuK
Monsieur LadyTeur,J’ai a vous proposer un manuscrit (écrit à la main de la mienne) qui pourrait correspondre à vos consignes :Mon vocabulaire ne dépasse pas les sans motsLes chapitres sont courtsMoins de 200 pages au finalDes personnages amusantsDe l’actionDu rebondissementDu suspenseEt je peux même en assurer la promotion.HA, j’oubliais l’essentiel, son titre« Les mémoires d’une blonde acervelée* »(Ou l’histoire passionnante d’une greffe de cerveau)Je vous laisse une copie de mon adresse mail, l’originale je la garde pour moi, veuillez me pardonner pour tant d’égoïsme * « a » privé ou privatif m’a expliqué mon agent, j’avoue ne pas avoir tout saisi 
 
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