Ben ritrovati cari
Lettori, siete sorpresi dal ricevere mie nuove dopo sì breve lasso
di tempo? Ne sono lieto, suscitare sorpresa nei convitati rende
l'ospite affascinante.
E dopo questa breve
concessione alla nostra personale vanità, proseguiamo la narrazione
laddove era stata interrotta...
Ancora fumante di
rabbia, Cassandra decise di recarsi in Cappella per parlare con
Armand, l'esperto in Via Del Sangue cui si era rivolta per
ricercare Cynthia Otherside. Aveva infatti bisogno di concentrarsi su
altro per evitare di pensare alla croce che le era capitata in sorte
di Coterie.
La Grand'infante del
Primogenito venne, come potete probabilmente immaginare, accolta con
deferenza da tutti i consanguinei Tremere, la sua era infatti una
presenza fissa in Cappella, inoltre le sue ricerche erano
universalmente apprezzate dalla comunità di studiosi.
La giovane trovò la
persona che cercava in una delle numerose biblioteche dell'edificio.
Armand sedeva da solo, intento ad analizzare con grande attenzione un
testo che i suoi occhi acquosi lasciarono però immediatamente quando
lei entrò nella stanza: "Guarda guarda... Cassandra, che piacere
rivederti...", la giovane represse il disgusto che le dava quel
viso dall'espressione lasciva e si sforzò di sorridere, "E' un
piacere anche per me Armand... mi chiedevo se avessi avuto modo di
analizzare il sangue che ti ho portato ieri notte".
Un sorrisetto di
compiacenza si fece strada sul viso del Tremere più anziano, "Sempre
dritta al punto vero? Eppure una ragazza bella come te dovrebbe
sapere come carpire notizie ad un uomo in modo più... naturale..",
Armand si era alzato per avvicinarsi ancora di più, Cassandra lottò
per non ritrarsi dallo sgradevole odore che emanava.
"Tuttavia... si. Ho
analizzato il campione e ho svolto la ricerca che volevi... sai bene
che per te farei qualsiasi cosa vero?", una busta era comparsa tra
le mani dell'uomo, "Ebbene mia bellissima e gelida amica, dimmi...
cosa sei disposta ad offrire per l'informazione che sto per
darti?", Cassandra seguì con una certa apprensione i movimenti di
Armand che avvicinarono pericolosamente la busta alla bocca del
camino acceso lì vicino...
"Sentiamo Armand...
cosa potrebbe esserci di più importante della mia... ehm,
gratitudine?", una risata accolse il goffo tentativo di ignorare le
evidenti implicazioni della domanda, "Nulla, di certo... almeno per
ora. Tieni, con tutto il mio... affetto".
Presa la busta,
Cassandra non perse tempo a lasciare la stanza, la compagnia di
Armand le era meno gradita persino di quella del Ventrue. La nostra
Tremere non perse poi tempo nell'aprire l'involucro: all'interno
vi era una pianta della città recante in calce una serie di
annotazioni. Secondo Armand vi erano tre individui con vitae
compatibili con il campione, la linea di sangue era quella del
Primogenito Toreador, alcune note recavano poi scritto "Wilhelm,
Samael e...?", "Non sarà per caso...?", "Il Principe ne è
stato informato?".
L'utilità di quelle
informazioni era prossima allo zero, la zona circoscritta era infatti
l'intera città, cosa che già avevano appurato. Poco più di un
buco nell'acqua, l'ennesimo, qualcosa a cui Cassandra non era
assolutamente abituata.
Ad ogni modo,
trovandosi nella Cappella centrale, Cassandra decise di soddisfare
una certa curiosità che la accompagnava ormai da qualche tempo. Si
diresse perciò nei sotterranei dove si trovavano le prigioni:
finalmente avrebbe conosciuto la famigerata Rochelle De La Roche, la
donna che evidentemente era stata in grado di infrangere il cuore
dello stoico (odiosissimo) Ventrue...
Le guardie non
esitarono a lasciarla passare, ed in men che non si dica la giovane
fu di fronte alla cella della Lasombra, quella stessa prigione in cui
era stato Cӓedric un decina di notti prima.
Rochelle era
incatenata all'interno, evidentemente assai indebolita, ma comunque
lucida.
"Dunque è questa
la femme fatale di Cäedric...", non espresse ad alta voce tale
riflessione, preferendo invece osservare la prigioniera: lunghi
capelli scuri, incarnato pallido, occhi grigio-azzurri, figura
snella... era bella si, ma di certo non quanto lei stessa (e questo
da dove veniva?).
Preferendo mettere da
parte il corso dei propri pensieri, Cassandra si schiarì la gola per
attirare l'attenzione di Rochelle. Gli occhi della prigioniera si
fissarono nei suoi, tradendo un'intensità che per un istante fece
trasalire la nostra Infante.
"Rochelle De La
Roche suppongo, io sono Cassandra Pemberley. Abbiamo una conoscenza
in comune...", "...E?", la conversazione non sarebbe stata
semplice, "Cäedric... un tipo poco amichevole devo dire",
l'espressione di Rochelle non cambiò, ma i suoi occhi furono
attraversati da un lampo, "...Non lo è mai stato. Quindi?",
Cassandra voleva provocare una reazione, "Mi incuriosisce... che ne
pensi di lui?", "Non vedo come ciò ti riguardi".
Eccolo di nuovo, quel
lampo... "L'ho lasciato proprio poco fa. Pare senta parecchio la
tua mancanza...", un sorriso amaro si dipinse sul volto della
Lasombra, "Davvero...? Eppure è stato proprio lui a portarmi qui
insieme a quell'altro traditore di East. Da allora è tornato
soltanto una volta, per... interrogarmi...", e pronunciò la
parola come se le costasse farlo, "...poi non si è fatto più
vedere. Un'abitudine la sua, dovrei esserci abituata ormai...".
Cassandra ricordò di
avere letto, anni prima, sui giornali qualcosa circa l'annullamento
di quello che doveva essere il matrimonio da favola del decennio e,
per un attimo, provò una certa simpatia per la prigioniera:
"Capisco, ma la questione è che cosa provi tu adesso...", lo
sguardo di Rochelle si indurì improvvisamente, "Non sono affari
tuoi Tremere...", le ombre nella cella iniziarono a vibrare
pericolosamente, "...tanto per la cronaca comunque, sappi che ho
tentato di ucciderlo per ben due volte!", "Mancando di farlo in
ognuna di quelle occasioni".
Presa.
Rochelle distolse lo
sguardo, le ombre ormai vorticavano nella cella, reazioni che
Cassandra notò con interesse: "Per quello che vale sono solidale
con te per come ti ha trattata, in fondo non è che un Ventrue
qualsiasi e non può che comportarsi come tale", "Cäedric... un
Ventrue qualsiasi? Frederic non lo pensa e, a quanto ne so, nemmeno
Elric...", alla menzione di quel nome Cassandra non riuscì
contenere la sorpresa, "Elric?!".
Rochelle alzò
nuovamente lo sguardo, l'ombra di un sorriso sul viso: le carte si
erano velocemente capovolte e lei lo sapeva, "Già... Edward Elric,
Primogenito Tremere, cosa c'è... non lo sapevi forse?".
Cassandra maledisse la
propria disattenzione, quella che aveva davanti non era un'avversaria
semplice: "Non v'è nulla ch'io debba sapere e che non
sappia!", Rochelle continuò a sorridere, "Ma non mi dire... è
così che vi illudete voi schiavi della Camarilla?", "Schiavi
noi? Affermazione singolare quando a farla è una persona in catene",
il sorriso della Lasombra si fece più marcato, "Esattamente...
schiavi. Io posso essere qui, il mio corpo in catene, ma il
mio spirito è libero da ogni costrizione, più forte e possente
d'ogni catena. Mi pare sia ben più di quanto possiate mai vantare
voi, asserviti alla Camarilla, legati al volere di anziani folli e
tirannici, ne più ne meno che poveri burattini...".
La piega presa dal
discorso non piaceva alla Tremere, "Una libertà decisamente
immaginaria. Un pio desiderio, vista la tua attuale condizione! E
comunque, visto come dirotti il discorso, mi viene da pensare che i
legami di cui vanti la rottura non comprendano la nostra comune
conoscenza", quel lampo di nuovo, "Non c'è nulla di cui
discutere... non più", "Tu dici? Io ho avuto notizia di
qualcosa...", "Nulla di ciò che puoi dire mi interessa, quindi
se ci tieni tanto a parlare fallo. Altrimenti puoi anche andartene,
questa conversazione si sta facendo noiosa".
Cassandra Christabel
Pemberley dismessa come l'ultima scolaretta del circondario?! Come
osava quell'arrogante... quella... quella... donnaccia?!
La nostra infante
lottò per mantenere il controllo: "Ehm... si parla di un'ordalia",
l'espressione compiaciuta di Rochelle all'improvviso svanì, al
suo posto una indecifrabile, lo sguardo perso nel vuoto, "Gli hanno
ordinato di uccidermi...", il tono non era quello di una domanda,
"...non mi sorprende che la Camarilla agisca così. Non fa che
distruggere, tutto... ogni cosa...".
Un rinnovato moto di
simpatia scosse Cassandra: che qualcuno dovesse uccidere la persona
che amava, dopotutto, era una cosa crudele, "Ma è possibile
che questo non sia necessario...", continuò abbassando la voce per
essere udita solamente da Rochelle, "... cosa diresti se ti dicessi
che intendiamo liberarti?".
Un nuovo lampo, più
intenso, riscosse Rochelle, che si trattasse di speranza, e se così
fosse... speranza esattamente di cosa?
"Chi mi assicura che
tu non mi stia prendendo in giro?", "Cäedric vuole tirarti fuori
e noi, che purtroppo siamo suoi, ehm... sottoposti...", oh
quanto le era costato dire una cosa simile, "...siamo praticamente
obbligati a seguirlo, temo dovrai accontentarti di questo",
Rochelle parve rifletterci un istante, poi annuì: "Se anche fosse,
sono troppo debole persino per alzarmi... il trattamento qui lascia
alquanto a desiderare".
Cassandra sorrise
avvicinandosi ancora di più alla grata: "Penseremo a qualcosa...".
Ciò che le due
giovani si dissero poi cari lettori, vi prego di annotarlo a futura
memoria come ‘il secondo segreto'. Vi assicuro che non ve
ne pentirete.
Cäedric, nel
frattempo, si era recato all'appuntamento con il misterioso
contatto cercando di non pensare alla croce che gli era capitata in
sorte di Coterie (vi ricorda nulla?), la lucidità era qualcosa che
non poteva permettersi di perdere.
Il Museo d'Arte
Moderna era pressoché deserto a quell'ora di notte, per quanto
comunque aperto al pubblico per ingiunzione municipale. La mostra
NaturalAffinities si trovava in uno dei padiglioni più
esterni, doveva trattarsi di un'esposizione sul tema
dell'attrazione.
Passeggiando tra le
opere, lo sguardo di Cӓedric fu catturato da una donna che osservava
con particolare attenzione una gigantesca statua raffigurante Eva
sedotta dal serpente, pareva che sorridesse compiaciuta: aveva
fiammeggianti capelli rosso scuro, l'elegante abito da sera sui
toni del viola riprendeva il colore dei suoi occhi insolitamente
profondi.
Era indubbiamente
bella, ma più di questo, ogni cosa di lei emanava una conturbante
sensualità, l'ineffabile e poderoso piacere del proibito. Non
v'era spazio per errori, doveva trattarsi del contatto di Henry.
Cäedric le si
avvicinò, notando come l'abito lasciasse ben poco
all'immaginazione: un vistoso tatuaggio faceva mostra di sé sui
fianchi e sul petto, probabilmente si trattava delle spire di un
serpente...
"Un serpente...",
i pensieri del Ventrue furono interrotti dalla voce bassa e
avvolgente della donna: "Lord Aston presumo..? Onorata di
conoscervi. Deduco, vista la sua assenza, che il signor East non
potrà essere presente. E' un vero peccato, fare affari con lui è
sempre un piacere", Cäedric prese la mano che gli veniva porta
accennando un inchino, "Purtroppo è così. L'onore è mio
Miss...?", "Chiamatemi Mary, i nomi tendono ad essere una tale
scocciatura...", e sorrise, con la massima naturalezza,
un'espressione intrigante, quasi pericolosa... peccaminosa
l'avrebbe detta Sir Richard.
"Sia come preferite...
Mary", Cäedric non potè fare a meno di irrigidirsi quando la
donna lo prese a braccetto, "Che ne direste Lord Aston se ci
spostassimo in un luogo più... appartato?", disse il serpente
incantando la preda, "Sia... non sono mai stato un cultore d'arte
moderna", Cäedric sapeva di dover prestare la massima attenzione,
"Una Seguace di Set...".
Preso un taxi, i due
lasciarono il centro per recarsi in prossimità del quartiere
giapponese. L'indirizzo che Mary aveva dato al tassista era quello
di una specie di tempio, evidentemente pagano, probabilmente dedicato
ai culti orientali della Dea Madre.
I due non parlarono
durante il tragitto, la donna tuttavia non si fece scrupolo di
nascondere il suo esame del giovane Ventrue, cui non tolse gli occhi
di dosso neppure un istante, mantenendo quell'espressione tra il
compiaciuto ed il divertito, tanto che Cäedric fu lieto di giungere
finalmente a destinazione.
Una volta all'interno,
Mary guidò il suo ospite lungo una serie di corridoi illuminati
fiocamente da alcune lampade ad olio, il pavimento era ricoperti di
tappeti e nell'aria vi era un pesante profumo d'incenso e altre
spezie che Cäedric non si curò d'identificare.
La stanza in cui la
Setita lo introdusse gli ricordò l'aspetto delle alcove orientali
di cui aveva letto nelle Mille e una Notte: tappeti e cuscini
ricoprivano il pavimento, mentre dal soffitto pendevano numerosi veli
di seta semitrasparente, i colori erano caldi ed un braciere
nell'angolo impregnava l'aria d'incenso e mirra.
Mary avanzava con
sicurezza tra i veli, sollevandoli, talvolta girandoci intorno, dando
l'impressione di danzare tra di essi, gettando di tanto in tanto
un'occhiata compiaciuta dietro di sé.
I serpenti
ipnotizzano... "Dannazione! Devo ricompormi...", Cäedric
si sentiva come una falena attratta dal fuoco, inutile vi dica che la
cosa non gli piaceva affatto.
Infine giunsero ad un
basso scrittoio di legno intarsiato, probabilmente sandalo. Mary si
accomodò dietro di esso, alla moda orientale, languidamente
abbandonata su dei grandi cuscini di seta, invitando il Ventrue a
fare altrettanto.
"Ebbene Lord Aston,
Henry disse che, in cambio del mio aiuto, Voi vi sareste occupato del
pagamento...", "Il denaro non è certo un problema...", la
donna sorrise divertita, "Non è il denaro che chiedo... come
sapete anche Voi, esso ha un'importanza tutto sommato relativa per
noi immortali", "E' giusto... quindi?", sempre sorridendo in
quel modo misterioso, Mary si stirò sui cuscini, lentamente...
"Henry mi aveva detto che eravate un tipo piuttosto diretto e...
tutto d'un pezzo diciamo... Ad ogni modo, ciò che vi chiedo è una
vergine, ne ho bisogno per un importante rituale".
Cäedric nascose la
sua inquietudine, "Una vergine... piuttosto raro di questi tempi",
anche la risata della Setita era conturbante come tutto il resto di
lei, "Oh non ditelo a me! Comunque ciò che vi offro in cambio è
l'aiuto di una persona molto importante che... mi deve un grosso
favore. Questo dovrebbe essere sufficiente al fine di prelevare il
prigioniero che vi interessa.", "Non è certo esiguo quanto
chiedete...", lo sguardo ametista di Mary si fissò in quello di
Cäedric, "Neppure ciò che chiedete Voi lo è dopotutto. Cosa
decidete?".
Ciò detto estrasse da
un cassetto una pergamena sulla quale vergò i termini del contratto,
quindi si incise leggermente il braccio con un piccolo temperino che
ripulì leccandolo con finta naturalezza, ma senza mai lasciare lo
sguardo del Ventrue: non si poteva certo dire ch'ella non ci
sapesse fare, se capite ciò che intendo.
"Ebbene, Lord
Aston...?", il prezzo era molto alto: sacrificando un'innocente
il giovane contravveniva a tutto ciò in cui credeva...
avrebbe dovuto sacrificare il proprio onore...
I pensieri di Cäedric
andarono all'ultima volta che aveva visto Rochelle, incatenata come
un animale nella prigione Tremere... lo sapeva, nessun prezzo
sarebbe stato troppo alto. Il Ventrue prese la penna che Mary gli
porgeva, "Accetto".
La Setita si sporse
quindi languidamente verso di lui, consegnandogli un plico contenente
documenti da mostrare a Darius Macrain, il secondo in comando nella
gerarchia Tremere nella Cappella delle prigioni.
Lasciamo Cäedric
sulla strada del ritorno per seguire le prossime disavventure del
nostro ignaro Toreador...
Samael era appena
sceso dalla sua auto, finalmente nel parcheggio a pochi passi dalla
sua galleria (con ben un'ora di ritardo oltre alle due già
preventivate da Wendy), quando qualcuno lo assalì improvvisamente
alle spalle con una profonda coltellata che gli incise dolorosamente
il fianco. Voltatosi di scattò, il Toreador non riuscì a
distinguere i tratti del suo assalitore, egli aveva infatti il volto
coperto e faceva sfoggio di un'innaturale rapidità nello sferrare
gli attacchi, tanto che Samael non riusciva neppure ad estrarre la
pistola!
Ben presto il Toreador
si ritrovò spinto in un angolo, ansimante e ricoperto di tagli:
"Mostrati!", la figura incappucciata si fermò, "Ma come... non
mi riconosci... fratellino??", ciò detto si scoprì il volto
rivelandosi come Cynthia Otherside, la sorellastra d'abbraccio
dello stesso Samael!
La situazione si
faceva decisamente seria, dalla sua espressione era chiaro come
Cynthia fosse per lo meno instabile: era stralunata, gli occhi
sbarrati, la bocca contorta in un ghigno che fece venire i brividi a
Samael, "Mamma mia quanto sei lento Sammy! Mia nonna potrebbe fare
di meglio!".
Se avesse provato ad
estrarre la pistola lei lo avrebbe assalito di nuovo, cosa che in
ogni caso si preparava a fare comunque, quindi al nostro baldo
Toreador non restò che tentare la carta delle discipline. Aveva da
poco appreso come migliorare il proprio Ascendente e, nonostante la
situazione, era ansioso di provarlo: si concentrò quindi al massimo,
raccogliendo tutto ciò che poteva esservi di magnetico nella sua
persona, preparandosi ad indirizzarlo sulla ragazza di fronte a lui.
Cynthia vide il suo
avversario fermarsi all'improvviso, quindi guardarla intensamente,
dritta negli occhi... e che sguardo brillante aveva, le iridi del più
bel verde acqua che avesse mai visto...
L'incanto era
riuscito, Samael fece qualche passo in direzione della ragazza, ma
non ebbe tempo di rallegrarsi perchè venne sorpreso da un dolore
atroce ed improvviso: guardandosi il ventre, vide spuntare quello che
aveva tutta l'aria di essere un osso, mentre alle sue spalle
intravide la rivoltante forma di ciò che da sempre era stato il suo
incubo peggiore (almeno da quando aveva saputo della loro esistenza)...
uno Tzimisce!
Che fare?! Che fare?!
Che fare?! Che fare?!
Preso dal panico il
nostro Toreador ci mise qualche secondo a ricordare di avere ancora
una speranza: "Cynthia! Sono assalito! Orsù attacca! Non
indugiare!", ma a rispondergli fu la cavernosa voce dello Tzimisce
alle sue spalle, " Non provarci sgualdrina o sarai la prossima!".
Alla minaccia, neanche
velata, del mostro, Cinthya si ritrasse, troppo intimorita per
obbedire alla voce che le diceva di correre dal Toreador.
E Samael? Vedendo
l'inutilità delle sue suppliche optò per l'unica cosa che gli
restava da fare: "Oh! Non c'è più nulla da fare... Perduto, mi
arrendo!".
Un violento colpo in
testa fece cadere il nostro sfortunato Toreador nell'incoscienza.
Una volta tornato alla
Golden Tower, Cäedric decise di chiamare a raccolta i suoi compagni
di Coterie; lungo il tragitto aveva infatti riflettuto a lungo,
giungendo alla conclusione di non poter continuare a tenerli
all'oscuro dei suoi piani, li avrebbe perciò informati con la
massima sincerità possibile.
Sorprendentemente,
Samael fu il solo a non rispondere alla chiamata, cosa insolita da
momento che il Toreador non si separava mai dal proprio cellulare.
Harle invece disse che sarebbe arrivata in un paio d'ore perché
aveva da fare, ma il Ventrue decise di non voler sapere quali
faccende la occupassero, "Questa nottata è già stata abbastanza
stressante...".
Samael irreperibile,
Harle in ritardo... tutto questo significava una cosa sola: Cäedric
sarebbe stato per un tempo indefinito solo in compagnia di Cassandra,
"Di bene in meglio...".
Mentre sedeva nel
salone al settantreesimo piano attendendo l'arrivo della Tremere,
Cäedric ne approfittò per riflettere sulla propria attuale
situazione: in quanto leader della Coterie aveva indubbiamente la
responsabilità dei suoi compagni, ma essi avevano parte nella sua
questione personale? E se così fosse stato, in quale misura avrebbe
dovuto renderli partecipi? Cosa avrebbe detto loro circa le sue
motivazioni? Sapevano sommariamente di Rochelle (persino Cassandra,
al riguardo avrebbe dovuto spiegare un paio di cose al Toreador...),
ma sarebbe stato saggio coinvolgerli a tal punto in un atto
palesemente avverso alle leggi della Camarilla stessa?
Interrogativi come
ombre nella notte...
Tuttavia si era fidato
di loro sino ad allora, in misura diversa certo, e mai completamente,
tuttavia lo aveva fatto, si era fidato persino di Cassandra... la
voce di Igor dall'interfono lo distolse dai suoi pensieri:
"Vogliate perdonarmi Vostra Grazia, Miss. Pemberley è giunta
all'ingresso. Desiderate che la faccia accomodare?".
Doveva fidarsi di
loro...? Avrebbe iniziato, o continuato, a farlo, aveva deciso.
"Falla salire al
terzo piano Igor", "Naturalmen... Sua Signoria ha detto al...
terzo piano?", di certo il suo maggiordomo doveva essere
decisamente sorpreso dall'ordine appena ricevuto, "Esattamente.
Procedi", "Come desidera".
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