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Sesto Tempo, II Parte. Les Femmes Sont Fatales.
Sunday 12 July 2009
 
Scritto da Lord Caedric Allen Aston,

Ben ritrovati cari Lettori, siete sorpresi dal ricevere mie nuove dopo sì breve lasso di tempo? Ne sono lieto, suscitare sorpresa nei convitati rende l'ospite affascinante.

E dopo questa breve concessione alla nostra personale vanità, proseguiamo la narrazione laddove era stata interrotta...

Ancora fumante di rabbia, Cassandra decise di recarsi in Cappella per parlare con Armand, l'esperto in Via Del Sangue cui si era rivolta per ricercare Cynthia Otherside. Aveva infatti bisogno di concentrarsi su altro per evitare di pensare alla croce che le era capitata in sorte di Coterie.

La Grand'infante del Primogenito venne, come potete probabilmente immaginare, accolta con deferenza da tutti i consanguinei Tremere, la sua era infatti una presenza fissa in Cappella, inoltre le sue ricerche erano universalmente apprezzate dalla comunità di studiosi.

La giovane trovò la persona che cercava in una delle numerose biblioteche dell'edificio. Armand sedeva da solo, intento ad analizzare con grande attenzione un testo che i suoi occhi acquosi lasciarono però immediatamente quando lei entrò nella stanza: "Guarda guarda... Cassandra, che piacere rivederti...", la giovane represse il disgusto che le dava quel viso dall'espressione lasciva e si sforzò di sorridere, "E' un piacere anche per me Armand... mi chiedevo se avessi avuto modo di analizzare il sangue che ti ho portato ieri notte".

Un sorrisetto di compiacenza si fece strada sul viso del Tremere più anziano, "Sempre dritta al punto vero? Eppure una ragazza bella come te dovrebbe sapere come carpire notizie ad un uomo in modo più... naturale..", Armand si era alzato per avvicinarsi ancora di più, Cassandra lottò per non ritrarsi dallo sgradevole odore che emanava.

"Tuttavia... si. Ho analizzato il campione e ho svolto la ricerca che volevi... sai bene che per te farei qualsiasi cosa vero?", una busta era comparsa tra le mani dell'uomo, "Ebbene mia bellissima e gelida amica, dimmi... cosa sei disposta ad offrire per l'informazione che sto per darti?", Cassandra seguì con una certa apprensione i movimenti di Armand che avvicinarono pericolosamente la busta alla bocca del camino acceso lì vicino...

"Sentiamo Armand... cosa potrebbe esserci di più importante della mia... ehm, gratitudine?", una risata accolse il goffo tentativo di ignorare le evidenti implicazioni della domanda, "Nulla, di certo... almeno per ora. Tieni, con tutto il mio... affetto".

Presa la busta, Cassandra non perse tempo a lasciare la stanza, la compagnia di Armand le era meno gradita persino di quella del Ventrue. La nostra Tremere non perse poi tempo nell'aprire l'involucro: all'interno vi era una pianta della città recante in calce una serie di annotazioni. Secondo Armand vi erano tre individui con vitae compatibili con il campione, la linea di sangue era quella del Primogenito Toreador, alcune note recavano poi scritto "Wilhelm, Samael e...?", "Non sarà per caso...?", "Il Principe ne è stato informato?".

L'utilità di quelle informazioni era prossima allo zero, la zona circoscritta era infatti l'intera città, cosa che già avevano appurato. Poco più di un buco nell'acqua, l'ennesimo, qualcosa a cui Cassandra non era assolutamente abituata.

Ad ogni modo, trovandosi nella Cappella centrale, Cassandra decise di soddisfare una certa curiosità che la accompagnava ormai da qualche tempo. Si diresse perciò nei sotterranei dove si trovavano le prigioni: finalmente avrebbe conosciuto la famigerata Rochelle De La Roche, la donna che evidentemente era stata in grado di infrangere il cuore dello stoico (odiosissimo) Ventrue...

Le guardie non esitarono a lasciarla passare, ed in men che non si dica la giovane fu di fronte alla cella della Lasombra, quella stessa prigione in cui era stato Cӓedric un decina di notti prima.

Rochelle era incatenata all'interno, evidentemente assai indebolita, ma comunque lucida.

"Dunque è questa la femme fatale di Cäedric...", non espresse ad alta voce tale riflessione, preferendo invece osservare la prigioniera: lunghi capelli scuri, incarnato pallido, occhi grigio-azzurri, figura snella... era bella si, ma di certo non quanto lei stessa (e questo da dove veniva?).

Preferendo mettere da parte il corso dei propri pensieri, Cassandra si schiarì la gola per attirare l'attenzione di Rochelle. Gli occhi della prigioniera si fissarono nei suoi, tradendo un'intensità che per un istante fece trasalire la nostra Infante.

"Rochelle De La Roche suppongo, io sono Cassandra Pemberley. Abbiamo una conoscenza in comune...", "...E?", la conversazione non sarebbe stata semplice, "Cäedric... un tipo poco amichevole devo dire", l'espressione di Rochelle non cambiò, ma i suoi occhi furono attraversati da un lampo, "...Non lo è mai stato. Quindi?", Cassandra voleva provocare una reazione, "Mi incuriosisce... che ne pensi di lui?", "Non vedo come ciò ti riguardi".

Eccolo di nuovo, quel lampo... "L'ho lasciato proprio poco fa. Pare senta parecchio la tua mancanza...", un sorriso amaro si dipinse sul volto della Lasombra, "Davvero...? Eppure è stato proprio lui a portarmi qui insieme a quell'altro traditore di East. Da allora è tornato soltanto una volta, per... interrogarmi...", e pronunciò la parola come se le costasse farlo, "...poi non si è fatto più vedere. Un'abitudine la sua, dovrei esserci abituata ormai...".

Cassandra ricordò di avere letto, anni prima, sui giornali qualcosa circa l'annullamento di quello che doveva essere il matrimonio da favola del decennio e, per un attimo, provò una certa simpatia per la prigioniera: "Capisco, ma la questione è che cosa provi tu adesso...", lo sguardo di Rochelle si indurì improvvisamente, "Non sono affari tuoi Tremere...", le ombre nella cella iniziarono a vibrare pericolosamente, "...tanto per la cronaca comunque, sappi che ho tentato di ucciderlo per ben due volte!", "Mancando di farlo in ognuna di quelle occasioni".

Presa.

Rochelle distolse lo sguardo, le ombre ormai vorticavano nella cella, reazioni che Cassandra notò con interesse: "Per quello che vale sono solidale con te per come ti ha trattata, in fondo non è che un Ventrue qualsiasi e non può che comportarsi come tale", "Cäedric... un Ventrue qualsiasi? Frederic non lo pensa e, a quanto ne so, nemmeno Elric...", alla menzione di quel nome Cassandra non riuscì contenere la sorpresa, "Elric?!".

Rochelle alzò nuovamente lo sguardo, l'ombra di un sorriso sul viso: le carte si erano velocemente capovolte e lei lo sapeva, "Già... Edward Elric, Primogenito Tremere, cosa c'è... non lo sapevi forse?".

Cassandra maledisse la propria disattenzione, quella che aveva davanti non era un'avversaria semplice: "Non v'è nulla ch'io debba sapere e che non sappia!", Rochelle continuò a sorridere, "Ma non mi dire... è così che vi illudete voi schiavi della Camarilla?", "Schiavi noi? Affermazione singolare quando a farla è una persona in catene", il sorriso della Lasombra si fece più marcato, "Esattamente... schiavi. Io posso essere qui, il mio corpo in catene, ma il mio spirito è libero da ogni costrizione, più forte e possente d'ogni catena. Mi pare sia ben più di quanto possiate mai vantare voi, asserviti alla Camarilla, legati al volere di anziani folli e tirannici, ne più ne meno che poveri burattini...".

La piega presa dal discorso non piaceva alla Tremere, "Una libertà decisamente immaginaria. Un pio desiderio, vista la tua attuale condizione! E comunque, visto come dirotti il discorso, mi viene da pensare che i legami di cui vanti la rottura non comprendano la nostra comune conoscenza", quel lampo di nuovo, "Non c'è nulla di cui discutere... non più", "Tu dici? Io ho avuto notizia di qualcosa...", "Nulla di ciò che puoi dire mi interessa, quindi se ci tieni tanto a parlare fallo. Altrimenti puoi anche andartene, questa conversazione si sta facendo noiosa".

Cassandra Christabel Pemberley dismessa come l'ultima scolaretta del circondario?! Come osava quell'arrogante... quella... quella... donnaccia?!

La nostra infante lottò per mantenere il controllo: "Ehm... si parla di un'ordalia", l'espressione compiaciuta di Rochelle all'improvviso svanì, al suo posto una indecifrabile, lo sguardo perso nel vuoto, "Gli hanno ordinato di uccidermi...", il tono non era quello di una domanda, "...non mi sorprende che la Camarilla agisca così. Non fa che distruggere, tutto... ogni cosa...".

Un rinnovato moto di simpatia scosse Cassandra: che qualcuno dovesse uccidere la persona che amava, dopotutto, era una cosa crudele, "Ma è possibile che questo non sia necessario...", continuò abbassando la voce per essere udita solamente da Rochelle, "... cosa diresti se ti dicessi che intendiamo liberarti?".

Un nuovo lampo, più intenso, riscosse Rochelle, che si trattasse di speranza, e se così fosse... speranza esattamente di cosa?

"Chi mi assicura che tu non mi stia prendendo in giro?", "Cäedric vuole tirarti fuori e noi, che purtroppo siamo suoi, ehm... sottoposti...", oh quanto le era costato dire una cosa simile, "...siamo praticamente obbligati a seguirlo, temo dovrai accontentarti di questo", Rochelle parve rifletterci un istante, poi annuì: "Se anche fosse, sono troppo debole persino per alzarmi... il trattamento qui lascia alquanto a desiderare".

Cassandra sorrise avvicinandosi ancora di più alla grata: "Penseremo a qualcosa...".

Ciò che le due giovani si dissero poi cari lettori, vi prego di annotarlo a futura memoria come ‘il secondo segreto'. Vi assicuro che non ve ne pentirete.

Cäedric, nel frattempo, si era recato all'appuntamento con il misterioso contatto cercando di non pensare alla croce che gli era capitata in sorte di Coterie (vi ricorda nulla?), la lucidità era qualcosa che non poteva permettersi di perdere.

Il Museo d'Arte Moderna era pressoché deserto a quell'ora di notte, per quanto comunque aperto al pubblico per ingiunzione municipale. La mostra Natural Affinities si trovava in uno dei padiglioni più esterni, doveva trattarsi di un'esposizione sul tema dell'attrazione.

Passeggiando tra le opere, lo sguardo di Cӓedric fu catturato da una donna che osservava con particolare attenzione una gigantesca statua raffigurante Eva sedotta dal serpente, pareva che sorridesse compiaciuta: aveva fiammeggianti capelli rosso scuro, l'elegante abito da sera sui toni del viola riprendeva il colore dei suoi occhi insolitamente profondi.

Era indubbiamente bella, ma più di questo, ogni cosa di lei emanava una conturbante sensualità, l'ineffabile e poderoso piacere del proibito. Non v'era spazio per errori, doveva trattarsi del contatto di Henry.

Cäedric le si avvicinò, notando come l'abito lasciasse ben poco all'immaginazione: un vistoso tatuaggio faceva mostra di sé sui fianchi e sul petto, probabilmente si trattava delle spire di un serpente...

"Un serpente...", i pensieri del Ventrue furono interrotti dalla voce bassa e avvolgente della donna: "Lord Aston presumo..? Onorata di conoscervi. Deduco, vista la sua assenza, che il signor East non potrà essere presente. E' un vero peccato, fare affari con lui è sempre un piacere", Cäedric prese la mano che gli veniva porta accennando un inchino, "Purtroppo è così. L'onore è mio Miss...?", "Chiamatemi Mary, i nomi tendono ad essere una tale scocciatura...", e sorrise, con la massima naturalezza, un'espressione intrigante, quasi pericolosa... peccaminosa l'avrebbe detta Sir Richard.

"Sia come preferite... Mary", Cäedric non potè fare a meno di irrigidirsi quando la donna lo prese a braccetto, "Che ne direste Lord Aston se ci spostassimo in un luogo più... appartato?", disse il serpente incantando la preda, "Sia... non sono mai stato un cultore d'arte moderna", Cäedric sapeva di dover prestare la massima attenzione, "Una Seguace di Set...".

Preso un taxi, i due lasciarono il centro per recarsi in prossimità del quartiere giapponese. L'indirizzo che Mary aveva dato al tassista era quello di una specie di tempio, evidentemente pagano, probabilmente dedicato ai culti orientali della Dea Madre.

I due non parlarono durante il tragitto, la donna tuttavia non si fece scrupolo di nascondere il suo esame del giovane Ventrue, cui non tolse gli occhi di dosso neppure un istante, mantenendo quell'espressione tra il compiaciuto ed il divertito, tanto che Cäedric fu lieto di giungere finalmente a destinazione.

Una volta all'interno, Mary guidò il suo ospite lungo una serie di corridoi illuminati fiocamente da alcune lampade ad olio, il pavimento era ricoperti di tappeti e nell'aria vi era un pesante profumo d'incenso e altre spezie che Cäedric non si curò d'identificare.

La stanza in cui la Setita lo introdusse gli ricordò l'aspetto delle alcove orientali di cui aveva letto nelle Mille e una Notte: tappeti e cuscini ricoprivano il pavimento, mentre dal soffitto pendevano numerosi veli di seta semitrasparente, i colori erano caldi ed un braciere nell'angolo impregnava l'aria d'incenso e mirra.

Mary avanzava con sicurezza tra i veli, sollevandoli, talvolta girandoci intorno, dando l'impressione di danzare tra di essi, gettando di tanto in tanto un'occhiata compiaciuta dietro di sé.

I serpenti ipnotizzano... "Dannazione! Devo ricompormi...", Cäedric si sentiva come una falena attratta dal fuoco, inutile vi dica che la cosa non gli piaceva affatto.

Infine giunsero ad un basso scrittoio di legno intarsiato, probabilmente sandalo. Mary si accomodò dietro di esso, alla moda orientale, languidamente abbandonata su dei grandi cuscini di seta, invitando il Ventrue a fare altrettanto.

"Ebbene Lord Aston, Henry disse che, in cambio del mio aiuto, Voi vi sareste occupato del pagamento...", "Il denaro non è certo un problema...", la donna sorrise divertita, "Non è il denaro che chiedo... come sapete anche Voi, esso ha un'importanza tutto sommato relativa per noi immortali", "E' giusto... quindi?", sempre sorridendo in quel modo misterioso, Mary si stirò sui cuscini, lentamente... "Henry mi aveva detto che eravate un tipo piuttosto diretto e... tutto d'un pezzo diciamo... Ad ogni modo, ciò che vi chiedo è una vergine, ne ho bisogno per un importante rituale".

Cäedric nascose la sua inquietudine, "Una vergine... piuttosto raro di questi tempi", anche la risata della Setita era conturbante come tutto il resto di lei, "Oh non ditelo a me! Comunque ciò che vi offro in cambio è l'aiuto di una persona molto importante che... mi deve un grosso favore. Questo dovrebbe essere sufficiente al fine di prelevare il prigioniero che vi interessa.", "Non è certo esiguo quanto chiedete...", lo sguardo ametista di Mary si fissò in quello di Cäedric, "Neppure ciò che chiedete Voi lo è dopotutto. Cosa decidete?".

Ciò detto estrasse da un cassetto una pergamena sulla quale vergò i termini del contratto, quindi si incise leggermente il braccio con un piccolo temperino che ripulì leccandolo con finta naturalezza, ma senza mai lasciare lo sguardo del Ventrue: non si poteva certo dire ch'ella non ci sapesse fare, se capite ciò che intendo.

"Ebbene, Lord Aston...?", il prezzo era molto alto: sacrificando un'innocente il giovane contravveniva a tutto ciò in cui credeva... avrebbe dovuto sacrificare il proprio onore...

I pensieri di Cäedric andarono all'ultima volta che aveva visto Rochelle, incatenata come un animale nella prigione Tremere... lo sapeva, nessun prezzo sarebbe stato troppo alto. Il Ventrue prese la penna che Mary gli porgeva, "Accetto".

La Setita si sporse quindi languidamente verso di lui, consegnandogli un plico contenente documenti da mostrare a Darius Macrain, il secondo in comando nella gerarchia Tremere nella Cappella delle prigioni.

Lasciamo Cäedric sulla strada del ritorno per seguire le prossime disavventure del nostro ignaro Toreador...

Samael era appena sceso dalla sua auto, finalmente nel parcheggio a pochi passi dalla sua galleria (con ben un'ora di ritardo oltre alle due già preventivate da Wendy), quando qualcuno lo assalì improvvisamente alle spalle con una profonda coltellata che gli incise dolorosamente il fianco. Voltatosi di scattò, il Toreador non riuscì a distinguere i tratti del suo assalitore, egli aveva infatti il volto coperto e faceva sfoggio di un'innaturale rapidità nello sferrare gli attacchi, tanto che Samael non riusciva neppure ad estrarre la pistola!

Ben presto il Toreador si ritrovò spinto in un angolo, ansimante e ricoperto di tagli: "Mostrati!", la figura incappucciata si fermò, "Ma come... non mi riconosci... fratellino??", ciò detto si scoprì il volto rivelandosi come Cynthia Otherside, la sorellastra d'abbraccio dello stesso Samael!

La situazione si faceva decisamente seria, dalla sua espressione era chiaro come Cynthia fosse per lo meno instabile: era stralunata, gli occhi sbarrati, la bocca contorta in un ghigno che fece venire i brividi a Samael, "Mamma mia quanto sei lento Sammy! Mia nonna potrebbe fare di meglio!".

Se avesse provato ad estrarre la pistola lei lo avrebbe assalito di nuovo, cosa che in ogni caso si preparava a fare comunque, quindi al nostro baldo Toreador non restò che tentare la carta delle discipline. Aveva da poco appreso come migliorare il proprio Ascendente e, nonostante la situazione, era ansioso di provarlo: si concentrò quindi al massimo, raccogliendo tutto ciò che poteva esservi di magnetico nella sua persona, preparandosi ad indirizzarlo sulla ragazza di fronte a lui.

Cynthia vide il suo avversario fermarsi all'improvviso, quindi guardarla intensamente, dritta negli occhi... e che sguardo brillante aveva, le iridi del più bel verde acqua che avesse mai visto...

L'incanto era riuscito, Samael fece qualche passo in direzione della ragazza, ma non ebbe tempo di rallegrarsi perchè venne sorpreso da un dolore atroce ed improvviso: guardandosi il ventre, vide spuntare quello che aveva tutta l'aria di essere un osso, mentre alle sue spalle intravide la rivoltante forma di ciò che da sempre era stato il suo incubo peggiore (almeno da quando aveva saputo della loro esistenza)... uno Tzimisce!

Che fare?! Che fare?! Che fare?! Che fare?!

Preso dal panico il nostro Toreador ci mise qualche secondo a ricordare di avere ancora una speranza: "Cynthia! Sono assalito! Orsù attacca! Non indugiare!", ma a rispondergli fu la cavernosa voce dello Tzimisce alle sue spalle, " Non provarci sgualdrina o sarai la prossima!".

Alla minaccia, neanche velata, del mostro, Cinthya si ritrasse, troppo intimorita per obbedire alla voce che le diceva di correre dal Toreador.

E Samael? Vedendo l'inutilità delle sue suppliche optò per l'unica cosa che gli restava da fare: "Oh! Non c'è più nulla da fare... Perduto, mi arrendo!".

Un violento colpo in testa fece cadere il nostro sfortunato Toreador nell'incoscienza.

Una volta tornato alla Golden Tower, Cäedric decise di chiamare a raccolta i suoi compagni di Coterie; lungo il tragitto aveva infatti riflettuto a lungo, giungendo alla conclusione di non poter continuare a tenerli all'oscuro dei suoi piani, li avrebbe perciò informati con la massima sincerità possibile.

Sorprendentemente, Samael fu il solo a non rispondere alla chiamata, cosa insolita da momento che il Toreador non si separava mai dal proprio cellulare. Harle invece disse che sarebbe arrivata in un paio d'ore perché aveva da fare, ma il Ventrue decise di non voler sapere quali faccende la occupassero, "Questa nottata è già stata abbastanza stressante...".

Samael irreperibile, Harle in ritardo... tutto questo significava una cosa sola: Cäedric sarebbe stato per un tempo indefinito solo in compagnia di Cassandra, "Di bene in meglio...".

Mentre sedeva nel salone al settantreesimo piano attendendo l'arrivo della Tremere, Cäedric ne approfittò per riflettere sulla propria attuale situazione: in quanto leader della Coterie aveva indubbiamente la responsabilità dei suoi compagni, ma essi avevano parte nella sua questione personale? E se così fosse stato, in quale misura avrebbe dovuto renderli partecipi? Cosa avrebbe detto loro circa le sue motivazioni? Sapevano sommariamente di Rochelle (persino Cassandra, al riguardo avrebbe dovuto spiegare un paio di cose al Toreador...), ma sarebbe stato saggio coinvolgerli a tal punto in un atto palesemente avverso alle leggi della Camarilla stessa?

Interrogativi come ombre nella notte...

Tuttavia si era fidato di loro sino ad allora, in misura diversa certo, e mai completamente, tuttavia lo aveva fatto, si era fidato persino di Cassandra... la voce di Igor dall'interfono lo distolse dai suoi pensieri: "Vogliate perdonarmi Vostra Grazia, Miss. Pemberley è giunta all'ingresso. Desiderate che la faccia accomodare?".

Doveva fidarsi di loro...? Avrebbe iniziato, o continuato, a farlo, aveva deciso.

"Falla salire al terzo piano Igor", "Naturalmen... Sua Signoria ha detto al... terzo piano?", di certo il suo maggiordomo doveva essere decisamente sorpreso dall'ordine appena ricevuto, "Esattamente. Procedi", "Come desidera".


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