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Dame e Cavalieri
Wednesday 28 May 2008
 
Scritto da Lord Caedric Allen Aston,

 

"Giochiamo dai! Io farò il cavaliere cacciatore di draghi!", "Non puoi fare il cavaliere".

"E perché no?!", la bambina sbuffò imbronciata, le mani sui fianchi; la sua posa non intimorì tuttavia il compagno di giochi, "Perché sei una ragazza. Le ragazze non fanno i cavalieri", il suo tono rispecchiava la certezza che un bambino di dieci anni aveva delle cose della vita: il Sole sorge e tramonta ogni giorno, l'inverno porta con sé la neve e le ragazze non fanno i cavalieri.

 

"Non è vero! A scuola lo faccio sempre e nessuno dei miei compagni ha mai detto una cosa del genere!", non appena ebbe data voce a quelle parole, la bambina si morse il labbro: l'amico non andava a scuola, lui era un Duca e i Duchi non andavano a scuola con gli altri bambini.

Lo sguardo del bambino si era indurito, non gli piaceva parlare della scuola e neppure degli altri bambini. Se proprio si divertiva così tanto con gli altri, lei poteva benissimo tornarci! Non aveva bisogno di lei, avrebbe giocato da solo.

La bambina lo vide rabbuiarsi, si sarebbe girato e se ne sarebbe andato via senza dire niente, lo sapeva, Cäedric faceva sempre così quando era arrabbiato. Gli altri bambini non gli piacevano, lei era l'unica con cui accettava di stare, e questo riempiva Rochelle di orgoglio: non solo era un Duca (vale a dire un nobile antico di quelli le cui gesta erano narrate nei racconti), ma era anche bravissimo in tutto, sapeva moltissime cose e aveva gli occhi d'oro!

Alcuni dicevano che avesse un carattere difficile, che fosse segnato, anche se lei non sapeva bene a cosa si riferissero: Cäedric era il suo migliore amico e la persona cui voleva più bene dopo il suo papà.

"Allora giochiamo alla storia delle pietre magiche! Dai Cäed giochiamo a quella!", il bambino si era fermato, guardandola per qualche istante con sospetto. Distogliendo lo sguardo aveva poi affondato le mani nelle tasche, mormorando qualcosa di a malapena udibile, "Se proprio vuoi Chelè...".

"Si dai! Non c'è gioco che preferisca!", Rochelle aveva invaso il suo campo visivo ed il  suo spazio (come sempre), rivolgendogli uno dei suoi soliti sorrisi che lo lasciavano sempre non solo senza parole (non parlava molto giù di suo), ma anche senza pensieri.

‘I regni delle pietre magiche' era il loro racconto preferito, l'avevano letto talmente tante volte che ne sapevano a memoria ogni sillaba: narrava di un mondo fantastico, dominato dalla magia, in cui una terribile maledizione gettava nel caos i sette regni che vi convivevano; l'unica speranza era ritrovare le sette pietre magiche che avrebbero, con il loro potere, posto fine alle guerre scatenatisi e a tutte le altre sciagure. A cercare le pietre magiche sarebbero andati sette eroi, uno in rappresentanza di ciascun regno; ognuno di essi aveva il nome di una pietra o di un metallo prezioso, per cui vi era il Principe del Drago d'Oro, il Saggio delle Nevi di Diamante, l'Incantatrice del Rubino Scarlatto, e così via.

Cäedric, biondo e con gli occhi dorati, non aveva scelta ne dubbio in merito, lui faceva sempre il Principe del Drago d'Oro, l'eroe che alla fine liberava la spada di luce e abbatteva il signore del male. Rochelle invece avrebbe potuto scegliere o la Regina delle Acque d'Argento, per i suoi occhi grigi come l'argento appunto, o la Signora dell'Ossidiana Oscura, per i suoi capelli neri. Generalmente sceglieva la prima, colei che alla fine vinceva la maledizione... e sposava il Principe del Drago d'Oro (ma questi erano dettagli). caed_a_10_anni.jpg

 "Però Cäed prometti che giochiamo tutto il racconto!", "Si...", "Così non vale, devi promettere!". Cäedric aveva già usato quel trucco dialettico, niente funzionava due volte con Rochelle, anzi spesso nemmeno una volta, "Lo prometto Chelè", "Bene! Inizio io! C'era una volta un mondo sereno e bellissimo...". Il bambino avvertì uno scomodo calore salirgli al viso, gli succedeva sempre quando stava troppo vicino a Rochelle, per fortuna aveva i capelli lunghi, così l'amica non se ne accorgeva.

I due bambini giocavano ripercorrendo con la massima fedeltà possibile ogni parte del racconto, alternandosi nel ruolo di narratore e producendosi in magistrale interpretazione dei loro personaggi.

Quel giorno il pomeriggio fu lungo abbastanza da permettere loro di giocare ogni passo della storia: abbattere il signore del male e vincere la maledizione fu più arduo del solito, superare le trappole e scoprire gli intrighi più difficile, ogni vittoria fu più esaltante ed ogni sconfitta più bruciante.

Le pietre, insolitamente ben nascoste dalla loro fervida immaginazione, li costrinsero ad una cerca lunga e faticosa che si concluse solamente alla fine del pomeriggio; la definitiva sconfitta del male precedette l'ultimo orario utile per la cena di appena pochi minuti.

"Dobbiamo rientrare ora Chelè", "Ma non abbiamo ancora finito!". Il bambino sapeva a cosa alludeva l'amica, però non capiva come mai ci tenesse tanto a giocare l'ultimo capitolo, in fondo c'era solo il racconto di un matrimonio, la parte interessante della storia era finita!

"La storia vera è finita Chelè, senza contare che se tardiamo saremo in punizione, il Maestro è stato molto chiaro su questo...", "Hai promesso Cäed! Non puoi rimangiarti la parola!", il bambino sospirò riponendo lo spadino nel suo fodero, "Io ho soltanto promesso Chelè, ma non ho detto niente altro".

Rochelle lo guardava con le saette negli occhi, i pugni serrati lungo i fianchi, "Sei uno sporco imbroglione Cäed! Non giocherò mai più con te! Tu non sei affatto un cavaliere!". Ciò detto la bambina girò sui tacchi e se ne andò senza degnare l'amico di uno sguardo, incurante della profonda confusione in cui l'aveva gettato.

Per tutta la sera Cäedric ripensò all'episodio: era una semplice discussione o avevano proprio litigato? E se avevano litigato doveva chiederle scusa? E se doveva chiederle scusa, come doveva fare?

Il Maestro lo rimproverò per il suo essere insolitamente distratto, eppure le strategie di Alessandro Magno erano un argomento affascinante!

"Maestro... come si fa a chiedere scusa?", Sir Richard guardò moderatamente sorpreso il suo pupillo, cosa c'entrava quella domanda con la struttura della sarissa?!

Prendendo infine atto che il bambino non si sarebbe concentrato quella sera, l'uomo rispose: "Il chiedere scusa presuppone un attento esame delle proprie azioni, che sia il più oggettivo possibile. Quindi, una volta individuato l'errore compiuto, ne vanno analizzati gli effetti e le conseguenze. Soltanto allora si è in grado di stabilire una consona linea di comportamento", il bambino appariva sconsolato, "Si, ma come Maestro? Come si fa a stabilire la linea di comportamento?", "Te l'ho detto Cäedric, si analizza l'azione erronea. Per esempio, nel caso di una mancanza sarà probabilmente necessario porvi rimedio. Capisci ora?".

Il bambino ponderò le parole del mentore per qualche istante, quindi assentì. Doveva ancora riflettere, ma credeva di sapere come procedere.

Il giorno seguente Rochelle non si era presentata al ‘nascondiglio segreto' (che poi tanto segreto non era, trattandosi di una scogliera), ma Cäedric non si lasciò scoraggiare, l'aveva previsto. Perciò, ripassando nella mente ogni parte del suo piano, si diresse a passo svelto verso la casa dell'amica.

Tagliò per i vigneti, sapeva dove cercarla. Mentre schivava i filari più velocemente possibile, il bambino si chiese per la centesima volta perché Rochelle ci tenesse tanto a quella scena, era imbarazzante giocare al matrimonio! Poi alla fine del racconto, nell'ultimissima riga il Principe del Drago d'Oro e la Regina delle Acque d'Argento si davano addirittura un bacio! Cäedric rabbrividì per il disgusto, come si fa a fare cose così poco dignitose?

In ogni caso doveva chiederle scusa, non era vero che lui non manteneva le promesse e glielo avrebbe dimostrato.

Rochelle stava leggendo sotto l'enorme salice al centro esatto della sua tenuta, per raggiungerla Cäedric dovette farsi strada tra i fitti rami spioventi dell'albero. La bambina sapeva che l'avrebbe cercata, ma non aveva affatto voglia di parlargli, si era comportato male e lei era molto arrabbiata con lui: "Io non ti parlo Cäed, quindi ti ingiungo di andartene", disse così senza neppure alzare gli occhi dal libro.

Una spiacevole sensazione serrò la gola ed il petto del bambino, non voleva che l'amica fosse arrabbiata con lui, era molto più... bella quando sorrideva e lo faceva sentire felice. Questo era l'errore, questa era la cosa sbagliata: loro due non dovevano litigare. Lui e Rochelle dovevano stare insieme.

"Nessuno mai, nei sette regni, aveva visto o udito narrare di meraviglie simili a quelle che occorsero nel giorno del matrimonio del Principe del Drago d'Oro e della Regina delle Acque d'Argento...", gli occhi grigi della bambina lasciarono il libro che aveva in grembo fissandosi in quelli dorati di Cäedric, mentre quest'ultimo continuava la narrazione dell'ultimo capitolo del racconto, le mani dietro la schiena, come ripetesse una poesia.

"E quando infine giunsero al cospetto del Sommo Sacerdote, il Principe prese per mano la Regina...", Rochelle prese la mano che l'amico gli porgeva, mentre l'iniziale sorpresa lasciava il posto ad una gioia che non sapeva spiegarsi appieno.

Stava avvampando, il bambino lo sentiva, ma non aveva scelta e sarebbe andato fino in fondo, "...Ella accettò di divenire sua sposa per sempre ed il Principe, con letizia infinita, le porse l'anello del suo regno a suggello della sua promessa".

Arrossendo fino alle orecchie, Cäedric allungò la mano sinistra che aveva tenuta dietro la schiena fino a quel momento: nel palmo reggeva un fiore, un piccolissimo ‘non-ti-scordar-di-me' annodato a guisa d'anellino; ne aveva strappati ben sedici prima di riuscire a farne uno decente!

"E-ed i regni tutti esultarono in festa, salutando l-la nuova era che andava dipanandosi davanti ai l-loro occhi. L-le stelle benedirono l'amore vincitore sul m-male e-e...", accidenti erano quasi due anni che non balbettava così!

Felice e deliziata dalla sorpresa, Rochelle percepì le difficoltà di Cäedric, sapeva che per i ragazzi matrimoni e baci sono cose imbarazzanti, quindi terminò lei: "E la Regina baciò il Principe illuminata dalla Luna, e vissero tutti felici e contenti".

Il bambino si riscosse dal suo imbarazzo, "No Chelè non è così, dice ‘e il Principe baciò la Regina' non il contrario", Rochelle allora sorrise come faceva sempre, "Cäed guarda uno scoiattolo!", disse indicando un punto alla destra dell'amico.

"Dove..?", una sensazione di calore sulla guancia, come una carezza, ma più morbida lo sorprese, voltatosi Cäedric si trovò a guardare il consueto sorriso di Rochelle, ma negli occhi di lei vide una scintilla nuova, "Vedi Cäed, avevo ragione io!".



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