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Memorie di Aston I - Beginning...
Friday 08 February 2008
 
Scritto da Lord Caedric Allen Aston,

 

Un Re deve regnare, o morire.

Un sovrano esiste per servire il suo popolo, non per essere servito da esso.

Da un grande potere derivano grandi responsabilità[1].

 

Questo è il credo su cui ho formato me stesso e su cui conto di formare in futuro mio figlio.

Non sono un Re e neppure un sovrano nel senso stretto del termine, avrei però potuto esserlo se la storia avesse preso un corso differente secoli fa.



[1] Il testo è antecedente all'opera cinematografica cui probabilmente state pensando, ragion per cui ogni riferimento ad essa è da ritenersi casuale, oppure un plagio ai danni di Lord Aston.

 

Probabilmente le mie parole sono oscure, ma cosa in fondo non lo è in un modo o nell'altro?

C'è chi gioisce del tramonto della storia nobiliare come di una liberazione dalla schiavitù dell'oscurantismo, parimenti c'è chi tale storia rimpiange non sapendo come trovare la propria ragion d'essere in questo nostro mondo moderno.

Entrambe le questioni a ben vedere sono autoreferenziali e malposte.

Da troppo tempo odo parlare dell'aristocrazia britannica come di qualcosa di antico, persino di decrepito, per darvi peso. Esattamente come da troppo tempo oramai odo piangersi addosso individui che dovrebbero condurre i tempi, porsi alla guida del cambiamento, ma che invece preferiscono indugiare nello sterile e masochistico rimpianto per il tempo che fu e che più non sarà.

Il fulcro della questione si trova tutto in queste quattro parole: che più non sarà.

Il mio nome è Lord Edward Albert Aston, XVII Duca di Cornovaglia, Pari della Corona, Pari dell'Ordine della Giarrettiera, membro della Camera dei Lords, Generale Comandante delle squadre speciali di soccorso dell'Esercito Imperiale di Sua Maestà Britannica, dottore in medicina generale e chirurgica, fiero esponente di quella parte dell'aristocrazia britannica che ha deciso di non lasciarsi andare allo scorrere del tempo.

Queste mie sono annotazioni scritte in momenti diversi, discontinue e a volte persino discordanti, che mi accingo ora a riordinare. Esse non hanno alcun significato se non quello di fornire a me stesso un affresco, un'idea circa il percorso preso dalla mia vita sino ad oggi, anche se ancora non ho chiaro il perché senta bisogno di farlo.

Non sono mai stato una persona particolarmente riflessiva, preferendo di gran lunga l'azione all'introspezione, un'attitudine quest'ultima di cui Marlene mi ha sempre rimproverato la mancanza.

Oggi, 10 dicembre 1983, inizio a rivedere la mia vita sino ad ora.

 

1.             

13 agosto 1958.

Mi chiamo Edward Albert Aston e un giorno sarò Duca di Cornovaglia. Oggi ricorre il mio decimo genetliaco. Il presente quaderno è dono di mio padre affinché possa annotarvi quanto più mi starà a cuore di ciò che occorrerà nel corso della mia vita.

Sono grato del dono, ma non entusiasta in quanto i miei desideri ricadevano su di un nuovo fucile da caccia.

 

Questo è tutto quanto scrissi nella mia infanzia. Pochi giorni dopo infatti, ricevetti il desiderato fucile e dimenticai il quaderno che era stato il dono originale.

La nota successiva segue la prima di molti anni.

 

2.

20 marzo 1969.

E' passato molto tempo. Sono un uomo oramai, iscritto al quarto anno di Medicina all'Università di Oxford, conto di laurearmi alla fine di quest'anno e quindi partire per completare il dottorato nell'Esercito di Sua Maestà.

E' strano come, dopo ben undici anni, questo quaderno sia ricomparso nella mia stanza, intonso come appena sfiorato dal tempo; ed è ancor più strano ch'io abbia deciso di scrivervi nuovamente, come fossi un fanciullo.

Ma ho tempo, mi tratterrò al Castello per tutta la settimana dal momento che domani verranno in visita i nostri lontani cugini Bretoni.

Mio padre insiste affinché sia presente, inutile dire che non ne sono affatto entusiasta.

 

3.

2 aprile 1969.

Sono ancora al Castello, gli esami cominceranno a breve, ma non me ne curo. Non ho mai visto nulla di più bello di lei.

 

I nostri cugini Bretoni, il ramo cadetto del Casato di Aston in terra di Francia, Alain Etienne Schezar-Aston e sua figlia Marlene Arianne.

Quella primavera non sostenni alcun esame, troppo preso dal primo serio innamoramento della mia vita... per una ragazza che non mi degnava d'alcuna considerazione.

Lei era una fanciulla bellissima, altera e fiera come una regina, volubile e testarda, dolce e fredda al contempo. Occhi come il cielo, capaci di beata serenità come di tempestosa ira; e capelli come una cascata d'oro dai mille riflessi.

In altri tempi gli uomini avrebbero ucciso o scatenato guerre per lei, ed io con loro.

Patii le pene dell'inferno per mesi, sino all'estate quando, per me inaspettatamente, giunse a mio padre la bozza di accordo per onorare gli accordi presi a suo tempo da lui e da Alain.

 

4.

21 settembre 1969.[1]

Sono promesso! A Marlene! Sia lode al Signore per quest'immensa grazia! Odio mio padre per non avermi detto da subito la verità che avrebbe posto fine ai miei tormenti, eppur lo amo per aver preso tanti anni fa l'impegno con Alain.

Sono sopraffatto e felice.

 

Sorrido nel ricordare la felicità di quel momento, è un tesoro che custodisco gelosamente.

Per quanto io l'amassi, era infatti evidente che Marlene non provava per me lo stesso sentimento.

Mentre scrivo lei dorme nella stanza a fianco, sono anni oramai che non dividiamo il talamo.

Marlene non avrebbe voluto seguirmi qui a New York, odia infatti dover lasciare Cäedric, ma per quanto anche per me non sia facile, trovo che sia troppo protettiva nei suoi confronti. Nostro figlio sarà Duca un giorno, un ruolo per cui dovrà essere temprato.

Pare non vi sia quasi più nulla su cui ci troviamo d'accordo io e mia moglie...

 

5.

15 marzo 1970.

Sto recandomi all'Accademia Militare Imperiale per arruolarmi.

Ieri mi sono laureato Dottore in Medicina e, sebbene lo abbia fatto con quattro mesi di ritardo, sono decisamente felice.

Marlene era presente. Siamo fidanzati adesso, dovremmo sposarci non appena avrò concluso il dottorato nell'esercito.

 

Quando mio padre mi chiese se volessi rescindere l'impegno di matrimonio con Marlene, lo guardai come si trattasse di un folle che aveva perso il senno. Perché mai avrei dovuto volere una cosa simile?

Ero giovane ed innamorato al punto da non vedere nulla se non ciò che desideravo: Marlene era gentile e cordiale con me, cosa che bastava a convincermi che si, forse ancora non mi amava, ma avrebbe potuto farlo con il tempo.

Ma soprattutto non vedevo in lei ciò che a tutti apparivano come inconfutabili segni di follia.

 

6.

9 agosto 1974.

Sono da poco tornato dall'India, nonostante l'indipendenza la presenza Britannica laggiù è ancora molto forte.

Mio padre sta morendo, credo di essere tornato appena in tempo. Non fosse stato per Marlene, probabilmente non ce l'avrei fatta.

 

 Lei mi aveva chiamato due giorni prima, insistendo perché tornassi al più presto, sebbene i medici di mio padre mi avessero rassicurato sulle sue condizioni che apparivano loro stabili. Marlene disse che se non fossi partito immediatamente non l'avrei più rivisto in vita, ricordo che più delle parole fu il tono della sua voce a fugare in me ogni dubbio: assoluta convinzione, come parlasse di certezze ineluttabili.

Il giorno successivo ci sposammo al Castello, in anticipo rispetto a tutti i piani.

Mio padre mi fece da testimone, sembrava star meglio. Morì il dodici agosto.

Fu un periodo difficile per me, e non ho remore nell'ammettere che probabilmente non l'avrei superato non fosse stato per il sostegno di mia moglie.

Con tutto ciò che accadde a seguito della morte di mio padre, e del padre di lei nel settembre di quello stesso anno, trascorsero più di tre mesi perché la nostra unione divenisse effettiva agli occhi di Dio.

 

6.

25 novembre 1974.

Sono infine Duca di Cornovaglia, Marlene porta l'anello di diamante della Duchessa. Così è.

Nel gennaio del 1975 partii per una lunga missione all'estero, mi avrebbe tenuto lontano dalla Cornovaglia per quasi tre anni (con ben pochi giorni di permesso), ma sarebbe stata una grande opportunità di servire Sua Maestà e la Gran Bretagna, un onore per me ed il mio Casato.

Marlene acconsentì ed io accettai l'incarico.

 

7.

15 ottobre 1977.

Sono tornato a casa, i gradi di Comandante di Brigata appuntati sulla divisa. Solo ora mi accorgo di quanto mi sia mancata Marlene.

 

8.

18 marzo 1978.

Mi è giunta una lettera da Marlene: aspetta un bambino!

Tornerò a casa al più presto, ma non subito purtroppo, non potrò lasciare la guarnigione almeno per altri due mesi. Spero possa perdonarmi.

 

Per poco non affogai nel bicchiere di brandy che sorseggiavo mentre leggevo la notizia. Da allora le scrissi ogni giorno e, con mia immensa gioia, Marlene fece lo stesso. In quelle settimane mi illusi che tra noi le cose sarebbero potute andare per il meglio nonostante tutto.

 

9.

10 maggio 1978.

Mi è giunta una missiva da parte del Vescovo Treys, guida spirituale mia e di mio padre prima di me. Pare piuttosto allarmato per qualcosa che riguarda Marlene. Non ha voluto specificare, ma chiede di conferire con me personalmente.

Confesso di essere un po' in pensiero. Per fortuna tra poche settimane potrò tornare a casa, da mia moglie e mio figlio.

 

Le ultime parole sono scritte con una calligrafia leggermente incerta. Ricordo mi tremava la mano dall'emozione mentre scrivevo, per la prima volta, ‘mio figlio'.

Lo aspettavo con ansia, sebbene il tempo non si sarebbe compiuto prima della fine di settembre.

Per quanto rispettassi profondamente il Vescovo, quasi non mi curai delle sue preoccupazioni circa ‘la religiosità' di Marlene.

 

10.

11 giugno 1978.

Marlene ha licenziato senza tante cerimonie il cappellano del Castello. Rifiutandosi di convocarne un altro. Non ha voluto sentire ragioni su questo punto.

Sapevo che la sua educazione era stata molto tradizionale, ma non pensavo si trattasse addirittura di paganesimo!

Le preoccupazioni del Vescovo mi sono molto più chiare adesso.

 

11.

2 agosto 1978.

Non avevamo mai litigato così intensamente. Sono trascorse già alcune ore, ma faccio ancora fatica a calmarmi nonostante abbia pregato a lungo nella cappella del Castello (ancor priva di curato mi premuro sottolineare!).

Marlene si rifiuta di ascoltarmi, non considera neppure la follia che l'ha presa.

Io sono un uomo di scienza, mi considero un Cristiano osservante e mi sembra di avere ogni diritto di esprimere le mie preoccupazioni circa gli assurdi rituali cui mia moglie si sottopone, mettendo probabilmente a repentaglio persino la salute di nostro figlio!

Ieri notte l'ho trovata poco distante dalle mura esterne, in un bosco di querce con indosso solamente una leggera veste di lino. Bruciava un misto di erbe su una specie di altare fatto a capanna, ai suoi piedi giaceva un catino basso e ampio, pieno d'acqua...[2] Dio mi perdoni se non è stregoneria!

Marlene era in uno stato di trance autoindotta, probabilmente raggiunta aspirando i fumi delle erbe incensiali. Ha lottato come una furia prima di arrendersi e farsi riportare a casa da me. Ora si è chiusa nelle sue stanze.

Che Dio mi aiuti...

A seguito di quell'episodio decisi di indagare più a fondo sulle abitudini di mia moglie. Venni così a sapere che un simile comportamento non era affatto una novità: a quanto pareva, Marlene era solita celebrare regolarmente i riti pagani degli Antichi Dei (così li chiama oggi come allora), a volte coadiuvata da alcune popolane dei villaggi vicini, ma più spesso da sola.

Le antiche tradizioni pagane sono sopravvissute sino ai giorni nostri (per quanto possa sembrare strano!), in particolare nelle zone rurali Britanne[3] (il che comprende anche la Cornovaglia naturalmente).

 

12.

4 agosto 1978.

Nella mia terra sono purtroppo ancora molti i superstiziosi che accendono falò il primo di maggio, o lasciano ciotole con pane e latte fuori dalle porte il trentuno ottobre. L'ho sempre saputo naturalmente, eppure non me n'ero mai curato, confidando che modernità ed istruzione avrebbero fugato presto simili ombre del passato. Sbagliavo.

A quanto pare non solo mia moglie è solita intrattenersi in tali follie, ma lo fa senza alcuna remora sia per il suo stato tanto di prossima madre che di Duchessa di Cornovaglia.

Voci di tale follia sono giunte sino a Londra, Lord Trevor me ne ha portato notizia quest'oggi.

Marlene non se ne cura, a tutt'oggi non mi ha ancora rivolto la parola.

Igor, uno tra i miei domestici più fidati, nonché un caro amico, mi assicurò allora su come non vi fosse nulla di pericoloso in ciò che faceva mia moglie, a quanto pareva sua madre era solita fare lo stesso. Cercò di spiegarmi in linea generale di cosa si trattasse, ma io rifiutai di ascoltarlo.

 

13.

6 settembre 1978.

E' troppo! Mi sfida pubblicamente mettendomi in ridicolo di fronte al mondo!

A quest'ora sarò lo zimbello dell'intera Londra! Dissennata irresponsabile!

 

La calligrafia è tesa e rabbiosa, lo so bene. Ero infuriato per come Marlene si era comportata solo poche ore prima a cena: l'occasione era strettamente ufficiale e tra gli invitati figuravano un imprecisato numero di Lords e consorti, oltre che di uomini di Chiesa, tutti riuniti per onorare la prossima venuta al mondo dell'erede di Cornovaglia.

Fu un disastro che non riuscii minimante a coprire, neppure imputandolo allo stato emotivo particolare della gravidanza.

Marlene si era presentata a cena scalza, vestita un semplice abito lungo blu scuro, i capelli sciolti che le ricadevano sulla schiena come un mantello splendente. Che Dio mi perdoni, pensai fosse bellissima... e lo era davvero.

Nonostante la gravidanza oramai al nono mese, avanzò tra gli invitati con una maestà che la Regina stessa le avrebbe invidiato; tutti gli sguardi erano puntati su di lei, ma Marlene non degnò alcuno (me compreso) preferendo dirigersi direttamente al banchetto.

Fu come se avesse dato un ordine, tutti la seguirono (anche in questo caso me compreso) in un silenzio quasi religioso che si mantenne per la durata di tutto il pasto.

Che io sia dannato se non sembrava impossibile parlare! Come preda di chissà quale incantesimo, mi sforzai invano di recuperare il controllo della situazione, invano.

Io, Lord Aston, lo stesso uomo il cui sguardo ben pochi riescono a sostenere (ed è la verità), zittito dalla semplice presenza di una donna. E' pur vero che Marlene non è una donna qualsiasi, ma procediamo con ordine.

"Edward mi passeresti il sale?"

Le parole magiche con cui ruppe l'incantesimo, per sé stesse di una banalità totale, come per sottolineare il fatto che a fare la differenza era semplicemente lei.

Fu come riprendere a respirare, tutti gli invitati ricomiciarono a conversare, sguardi imbarazzati e risatine nervose un po' ovunque, ma soprattutto lei che mi guardava negli occhi, l'intensità del suo sguardo mi diede i brividi.

Io, Lord Aston, finii con l'abbassare lo sguardo. Tutti i presenti se n'erano resi conto.

 

14.

29 settembre 1978.

Il tempo sta per compiersi, ma ancora il bambino non dà l'impressione di essere pronto a nascere. Pur essendo un medico, non so spiegarmi il perché di un simile ritardo, tutti gli esami sono nella norma.

Ieri ho fatto venire padre Columb, il curato della Chiesa del villaggio, e sorprendentemente Marlene ha acconsentito a vederlo. Un pessimo errore da parte mia.

I pettegolezzi oramai corrono, la presunta follia della Duchessa di Cornovaglia, il suo essere una strega o una sacerdotessa, è voce nota a chiunque abbia le orecchie per ascoltare.

Non so più cosa fare per evitare la cosa, spero e prego che la nascita di nostro figlio l'aiuti a ritrovare il senno.

 

Fu davvero un pessimo errore.

Prima di bere qualunque cosa Marlene era (lo è tuttora) solita compiere un breve gesto di benedizione, cosa che fece anche quel giorno prima di sorseggiare il thè. Quando padre Columb esortò anche me a ringraziare Dio ‘come aveva fatto Lady Aston', Marlene molto semplicemente lo informò che il gesto benedicente era un'invocazione alla Dea Madre di tutte le cose, non al Dio padre del Cristo Bianco.

Padre Columb per poco non si strozzò con il proprio thè.

Ne seguì una snervante (per me e per il malcapitato) e serrata discussione teologica: ondata su ondata la marea della fede di padre Columb si infrangeva su mia moglie come sulle grandi scogliere, inamovibili ed impassibili.

Alla fine l'uomo era rosso in volto, provato come da una lotta strenua, mentre Marlene aveva conservato intatta la sua serafica calma.

Non chiesi più a padre Columb di farci visita.

 

15.

7 ottobre 1978.

Non posso nascondere di essere preoccupato. Il momento del parto non è ancora giunto e, a quanto vedo, pare non essere neppure prossimo... eppure la gravidanza oramai è ben oltre i nove mesi.

Marlene pare non preoccuparsene, inoltre non vuole saperne di andare in ospedale: sostiene che il bambino debba nascere al castello, il luogo in cui governerà.

Non riesco a farle capire che sono stupidaggini e che una gravidanza troppo prolungata potrebbe essere un male per nostro figlio.

C'è un'altra cosa... spesso mia moglie scrive lettere di cui poi si perdono le tracce. Sembra non vengano recapitate con la posta e che nessuno le consegni a mano, semplicemente scompaiono e compaiono poi le risposte praticamente tra le mani di Marlene...

Sostiene trattarsi delle missive di un suo lontano parente, ma si rifiuta di aggiungere altro.

Non me ne curerei se lei non le bruciasse ogni volta...   

 

La gelosia è un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre...

Come può un uomo non essere geloso della propria sposa mi chiedo io? Eppure Marlene non me ne ha dato mai motivo intenzionalmente, ora lo so.

All'epoca tuttavia era diverso. Mi pento di molte cose che ho detto, e di altrettante che ho fatto, ma non serve a cambiare il passato... solo il futuro.

Non ho mai temuto ciò che l'avvenire mi riserva, prego non sia questo il momento di iniziare a farlo.



[1] Alban Elved, altrimenti conosciuta come Mabon, importante festività nel calendario Celtico: è il momento in cui il dio Sole inizia a declinare per fare posto alle divinità femminili, lunari.

[2] Elementi di cerimonia druidica/sacerdotale: terra, acqua (il catino), fuoco e aria (il fumo). I boschi di querce erano ritenuti sacri. Il 1° agosto ricorre la festività di Lughnasadh, che segna l'inizio della stagione dei raccolti.

[3] Per ‘Britanne' si intendono l'attuale Gran Bretagna e la Bretagna.



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