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Me llamo Isabel Maria
Lavalle, non sono più in questo mondo ma posso osservare quello che succede
nel pianeta che ho lasciato, nella mia vecchia città… alla mia famiglia.
Soprattutto a loro ovviamente, sono tutto quello che avevo e sono tutto quello
che ho lasciato. La vita che ho conosciuto, il dolore che ho mostrato, l’ultimo
miracolo, il vuoto nella speranza… ho provato tutto questo.
Se mai tornassi so che mi lascerebbero…
Mi chiamo Juan e ho 14 anni. Ho 4 fratelli più grandi di me.
Purtroppo, però, io la mamma non ce l’ho, è morta dandomi alla luce. Mio padre
è come se non ci fosse e l’unico dei miei fratelli che si prendeva veramente
cura di me è Nicolas. Anche se non lo
dicono chiaramente so che m’incolpano della sua morte. La cosa mi fa sentire sempre a disagio in
famiglia e spesso preferisco uscire coi miei amici.
Quella che mi odia di più è Cynthia. Felipe, invece, alla
lunga ha cominciato a mostrare una certa simpatia nei miei confronti. Così,
quando quella scema mi fa uno dei suoi dispetti, ci coalizziamo contro di lei.
L’unico che sembra preoccuparsi di quella smorfiosa è Ignacio, ma solo perché
Cynthia detesta Nicolas quanto lui.
Come avrete capito non siamo molto uniti, ma non
meravigliatevi. Molte delle famiglie dei miei amici presentano situazioni
simili se non peggiori, quindi alla fine non mi lamento.
Il mese scorso Nicolas ha comprato una console per giocare
ai videogiochi. La cosa ci ha stupito non poco, ma ha detto che sia io che
Felipe c’eravamo comportati bene e che meritavamo un giusto premio per il
nostro impegno. Nicolas sa essere un demonio con chi non lo rispetta ma anche
giusto e generoso con chi osserva le regole di casa.
Alla fine a Cynthia non interessano i videogiochi, quindi
per lei non c’era niente da guadagnare. Passa ore ad ascoltare musica oppure
esce coi suoi amici. A volte, notavo che quando Ignacio usciva di casa, Cynthia
aspettava qualche minuto prima di imitarlo. Non sono certo che a lui andasse
bene che lei lo seguisse. Beh, a me non me ne fregava niente di cosa combinava
quella.
Una mattina mi svegliai prima del solito, perché dovevo
finire un progetto di scienze per la scuola. Si trattava di proteggere un uovo
in modo creativo, così che lasciandolo cadere da una certa distanza non si
rompesse… sinceramente la trovai una cosa stupida, così ho chiesto a Felipe di
aiutarmi. Prese delle gomme e le incastrò col fil di ferro intorno all’uovo:
geniale! Si, Felipe è veramente in gamba.
Quando raggiunsi il tetto vidi Cynthia che fumava,
ascoltando musica dal suo stupido walkman. Per questo ci mise un po’ a
riconoscermi, ma appena mi notò fece
cadere la sigarette, prendendomi per il colletto.
“Prova a dire una parola a Nicolas e ti spacco la schiena
stronzetto” ma io la guardai senza paura, non era la prima volta che mi
minacciava “Tanto se lo dico a Nicolas ti picchia così tanto che non
riusciresti a farmi niente” e quindi mi lasciò andare con una smorfia “Forse
preferisci che dia fuoco alla tua collezione di pornazzi, so benissimo dove la
tieni”.
Non avevo una collezione, solo qualche rivista leggermente
erotica sotto la moquette, e pensare che sembrava un nascondiglio perfetto, ma
come cavolo ha fatto a scoprirlo?
Andò di sotto lasciandomi ammutolito. Non volevo dare un
dispiacere a Nico ma la verità era che io col sesso femminile non riuscivo ad
averci molto a che fare… ma è solo perché mi stavo sviluppando.
Molto spesso mi dicono che a 14 anni comincia il vero
problema. L’adolescenza entra ufficialmente in moto e ti ritrovi a pensare a
tutte quelle cose di cui faresti
volentieri a meno. Voglio continuare a prendere bei voti e magari sarò il primo
Lavalle che frequenterà il college… peccato che nostra madre sia morta troppo
presto, ma forse riuscirò a svegliare papà. Inoltre, Nico ci conta molto, tant’è che ha aperto un
conto dove depositare i miei risparmi.
“Felipe!”
Questa è Cynthia che mi chiama a tavola. Quel giorno toccava
a lei far da mangiare e come al solito avrebbe preparato lo stufato usando
carne in scatola. Che ragazza inutile… Mi sedetti e come di consueto mio padre
taceva. Juan stava annoiando Nicolas con qualche aneddoto scolastico, il quale
ogni tanto faceva cenno di ascoltare ma lo conosco troppo bene… So bene quanto
Juan sia logorroico, ma purtroppo era stato preso di mira da alcuni bulli della
scuola e non sapevo come aiutarlo dal momento che ero alle medie. D’altronde,
non sono mai stato molto propenso alla violenza. Nicolas mi dice sempre che
quelli che usano solo la violenza sono persone stupide, che non riescono a
difendersi con le parole, e ricorrono all’unica cosa che il loro piccolo
cervello riesce a concepire. Potevo fare due validi esempi proprio durante
quella cena, ma uno dei due non c’era… come al solito.
“Hai visto Ignacio Cynthia?” le si rivolse Nicolas, mentre
si apprestava a sparecchiare, ma lei si limitò a fare spallucce. Nico odia
quando fa cosi, “Non si parla più ora?”, “Perché sprecare fiato quando hai
capito benissimo cosa intendevo?” e si alzò, facendo roteare gli occhi davanti
a lui senza tanti problemi. Se la stava cercando anche quella sera… Sembrava
che a forza di prenderle non sentisse più dolore. Ormai era diventata una
grande incassatrice di colpi.
“Cynthia” entrai in camera sua e come al solito la trovai
con le cuffie sulla testa. Certo non mi aspettavo che ascoltasse i Cranberries
ma almeno roba sotto 10 decibel dico io.
“Che vuoi?” mi lanciò la solita occhiata con scritto smamma
“Non è necessario che ti dica che Nico non ha gradito il tuo atteggiamento a
tavola” mi sedetti sul bordo del letto, ma lei sembrava non curarsene e risposi
“Lascia pure che si sfoghi. Sai quel che me ne importa…le sue manate non sono
minimamente paragonabili a quelle della mamma”, a questo punto feci per
alzarmi, lasciandomi sfuggire un sospiro “Quando pensi di dirglielo?” mi guardò
“Eh?”, “Del tuo fidanzato…” si alzò di scatto “Ma che cazzate vai sparando?!”
ma i miei occhi le fecero capire che la sapevo molto lunga “Mi spii adesso?”,
“No, lo sanno tutti nel quartiere e presto lo saprà anche Nico e non so come la
prenderà”, “E allora? Ho un cartello dietro con su scritto alla larga maschi?”,
“No, non è questo. Infatti, se glielo dicessi sarebbe meglio, altrimenti sembra
che ci stai andando a letto…”, “A te che cazzo te ne frega, per quel che mi
riguarda te e quell’altro finocchio potete andare a fancu…”
La porta era solo socchiusa e a Nicolas costò poca
fatica entrare senza farsi sentire.
Sembrava accigliato, ma non arrabbiato.
“Felipe, devo parlare con tua sorella un attimo, vai pure in
camera”, mi alzai e feci per andarmene. Nico chiuse infine la porta, ma non
intendevo perdermi l’ennesima mangiata di faccia nei confronti della cara
sorella. Così , mi misi a poca distanza per poter sentire.
“… sai, quel fanculo era molto…”
“Dov’è Ignacio?” dal tono si capiva che era piuttosto
impaziente e adirato, ma Cynthia continuava a dire che non lo sapeva “… anche
se lo sapessi, per quale motivo dovrei dirtelo?”, è sempre divertente vedere
come si scava la fossa da sola quella scema. Infatti, dei rumori improvvisi mi
fecero capire che Nicolas stava per dargliene “Stupida che non sei altro! Sono
due giorni che non torna a casa e non ti chiedi nemmeno perchè?”, “Mollami il
braccio! Quello che fa non ti è mai interessato! Sei solo un ipocrita di
merda!” altri movimenti violenti e un evidente collisione fra corpi “Ora
smettila Cynthia! Adesso mi hai veramente stancato, non me ne frega se finirò
col picchiarti fino ai 30 anni”.
Si misero a urlare insulti. Ovviamente nessuno poteva
battere mia sorella e il suo ineguagliabile vocabolario scurrile, ma mi dovevo
essere distratto, poiché non notai
avvicinarsi nientemeno che Ignacio, il quale mi indirizzò un’occhiata
preoccupata. Aveva gli occhi rossi ma sembrava abbastanza lucido, a giudicare
almeno da come entrò in camera deciso. Lo vidi mollare un cazzoto in piena
faccia a Nico senza dire una parola. Nico era stato preso di sorpresa e
cominciava a sanguinare dalla bocca.
Cynthia corse verso Ignacio, soddisfatta “Cyndi, vai a prendere del ghiaccio
per Nico…” a questo punto lei lo guardò male “Ma sei matto! Lo hai… lui…”
“Muoviti testa di cazzo o le prendi anche te!” io invece me ne restai
nell’angolo, piuttosto agitato.
“Prova a mettere le mani addosso a nostra sorella o a un
altro dei ragazzi e vedrai come ti conciò coglione” e se ne andò in camera sua,
ben felice d’ignorarmi.
E’ strano, non volevo dar ragione a quel coglione di Nico,
ma ero obbligata a dargliene atto. Ignacio non si era fatto vedere per dei
giorni. E per fortuna, perché quell’altro sembrava una bomba ad orologeria
pronta a scoppiare. Neanche Felipe riusciva a metterlo di buon umore
chiedendogli consigli riguardo al suo progetto.
Provai a cercarlo nel suo locale, anche se devo ammettere
che Ignacio aveva buone ragioni per dirmi di starci alla larga… no… non voglio
nemmeno ricordarmelo quel posto… brrrr.
In ogni modo mi sembrava chiaro che mi stava nascondendo
qualcosa. Era davvero nei guai? Se mi avesse contatto avrei potuto aiutarlo, ma
lo scemo si teneva tutto dentro… “se quella stupida famiglia che mi ritrovo ha
deciso di abbandonarlo a se stesso, allora che se ne vadano a cagare!”pensai
“ci penso io a salvare Ignacio, solo che… non so come…”
“Hey C, sei sicura che non ti piacciono i videogiochi? Sei
piuttosto bravina…”, non erano mallaccio quelle nuove diavolerie in fondo “Beh,
finche sono macchine Bobby…” mi stavo veramente divertendo, dovevo ammetterlo,
ma poi quell’idiota cominciò ad appiccicarmisi addosso “Sei irresistibile
quando giochi…”, “Ma piantala, fai così ogni volta che sto vincendo…” “Non è
vero!” “Ricordi quella volta a Monopoli, con la scusa mi hai raso al suolo
tutti gli alberghi”. Robert e io stavamo insieme da un paio di mesi ormai e a
essere sincera mi trovavo bene con lui. Avevamo gli stessi gusti musicali e un
innato talento nell’infiltrarci all’interno di case abbandonate. Tuttavia,
calmai le sue effusioni appena sentii la chiave girare nella serratura. Me lo scrollai di dosso, lanciandolo con una
certa forza verso il tavolino. Ci mancava solo che Nico mi beccasse a scambiare saliva con uno…
“Ciao Cynthia… “ era Nico. Guardò il mio amico per un
attimo, ma senza prestargli molta attenzione. Sembrava preoccupato “Puoi
chiedere al tuo amichetto di tornare un’altra volta, devo parlarti” feci le mie
solite spallucce e mi rivolsi al mio quasi-stramorto-fidanzato “Hey, smamma” e
gli indicai la porta con la testa. Ovviamente avevo istruito il signorino sul
comportamento poco confidenziale da mantenere nei miei confronti, in
presenza dei miei fratelli stronzi.
“Allora?” mi alzai e si sedette sul divano invitandomi a
fare lo stesso “Dobbiamo parlare d’Ignacio”, “Te l’ho già detto… io non so dove
sia…”,”Nemmeno io…ma so in che cosa si è andato a ficcare”.
Aveva la mia completa attenzione. Non avevo mai ascoltato
con tanto attenzione Nico come quel giorno, ed ecco la situazione misteriosa:
lui e un branco di scemi erano stati beccati mentre entravano in un circolo a
rubare una… figurina di baseball da tremila dollari! Naturalmente lui se l’era
svignata in tempo, ma alcuni dei ragazzi del giro erano stati acciuffati e
avrebbero sicuramente cantato da un momento all’altro. Ma non era tutto…quei
soldi apparentemente sarebbero serviti a coprire qualche orribile debito nei
confronti di qualche gruppo mafioso.
Purtroppo non lasciai a Nico il tempo di terminare il suo
discorso. Mi alzai di scatto “Che stiamo aspettando, dobbiamo aiutarlo!” anche
Nico si alzò “Guarda che non è tanto semplice, è in grossi guai quell’idiota,
dobbiamo trovarlo e portarlo dalle autorità”, “Tu… consegneresti a quei
finocchi della polizia il tuo stesso fratello?”, “Ne ha combinate troppe per
non meritarselo! Se non va in galera finirà comunque ammazzato!” lo spinsi via
e uscii di casa a cercarlo “Se non lo salverai tu, ci penso io!”
Non potevo contare sulla mia famiglia, e d’altro non me la
sentivo di coinvolgere Robert, anche perché non erano stati proprio i suoi
muscoli ad impressionarmi. Tornai a quel locale, ovviamente il tipo al bancone
continuava a dire che Ignacio non c’era. Ovviamente, non gli credetti e mi
fiondai nel retro, dove però trovai solo un gruppo di uomini che giocava a
poker coi risparmi di una vita ammassati sul tavolo. Feci velocemente
retromarcia verso l’uscita.
Purtroppo non potevo più gironzolare per casa mia come una
volta ormai. Non che quel deposito di merda fosse mai stata casa mia sul serio,
ma almeno avevo un letto, cibo e una sorella spaccamaroni di cui potermi
preoccupare. Non temo per gli ultimi due. Il lavaggio del cervello che Nico ha
effettuato su di loro ha compromesso per sempre qualsiasi possibilità di
combinare qualcosa di buono. Mi sento stranamente sobrio, mi sento triste e
solo. Per questo di solito non ci tengo a stare sobrio, ma devo ammettere che
alla lunga la felicità è noiosa e preferisco il dolore. Poi, fa un bel effetto sull’istinto materno delle
troiette. Forse avrei dovuto fare l’unica cosa buona di cui ero in grado e
portare Cynthia via di lì e squagliarcela. La bimba, però, ne aveva ancora di
strada da fare e io non potevo farle da balia per sempre. Essere stato beccato
in quel museo di merda rappresentò la scusa di cui avevo bisogno per andarmene,
anche se sinceramente non sapessi ancora dove… vivere senza di loro sarebbe
potuto risultare molto scomodo, ma non volli farmi spaventare da quello che mi
aspettava…
Dovevo chiudere dei conti con quegli stronzi che mi avevano
fregato. Ovviamente ero stato fottuto alla grande, ma gli avrei fatto un culo così prima di
andarmene. Ci avrebbero pensato due volte prima di mettersi di nuovo contro di
me.
Intanto aspettavo, tanto ormai era ora. Ecco… la porta si
aprì e vidi quella piagnucolona con la sigaretta in bocca, mentre alzava
lentamente la testa, accorgendosi di me. Ecco che la sigaretta le cadde di
bocca e lei mise su la faccia più stupida che potesse. Mi corse incontro e io
l’aspettavo a braccia aperte, preparandomi a sentire le solite lagne… ma invece
di un abbraccio mi beccai un calcio sul mento.
“Maledetta puttana! Ma che cazzo…”, “Fanculizzati! Dove sei
stato fino ad ora? Lo sai da quanto ti sto cercando e guardati… seduto sul
cornicione tranquillo a fumare… ma chi cazzo ti credi di essere per entrare ed
uscire dalle nostre vite quando ti pare e piace? C’è gente che si preoccupa per
te qua!” mi alzai malvolentieri. Mi ricordava un casino la mamma in quel
momento “Penso che l’unica che si preoccupi di me sia soltanto tu, sai. ” mi
grattai la testa. Ecco che faceva quella faccia prima di partire con la
macchinetta ad acqua “Ma sono venuto a trovarti, vedi? Sono qui e ti sto
salutando…”, “Salutando? Dove vai?”, “Beh, devo sparire come vedi… se mi
teneste in casa finireste nei guai anche voi” stavolta mi abbracciò “Bah,
stupida piagnucolona” “Non sto piangendo…”, “Si vabbeh, vai a cagare Cyndi…”.
Nei seguenti giorni mandai dei miei amici ad informarsi
sulla possibile posizione di quel cretino di mio fratello e possibilmente anche
della sorella altrettanto cretina. Non capirò mai Cynthia e il suo
attaccamento verso Ignacio, ma una cosa è certa, fu un miracolo non vederla
ancora drogarsi. Sebbene fosse stato semplice scovare la mia sorellina, era a
casa del suo fidanzato di cui credeva che io non sapessi niente, di Ignacio
neanche una traccia. Non riuscivo a concepire come una persona potesse far
svanire nel nulla le proprie tracce in quel modo, ma evidentemente anche
Ignacio aveva gente fidata da cui nascondersi. Tuttavia, una cosa è certa.
Quell’imbecille aveva rovinato la vita della nostra famiglia per l’ultima
volta. Ogni tanto prendevo il giornale o accendevo la televisione tanto per
vedere se era riuscito ad ammazzarsi. Come fosse sopravvissuto fino ai 24
rimane un mistero. Fortunatamente Cynthia si era calmata, anzi, sembrava di
buon umore, ma non avevo voglia di farle una scenata, anche se probabilmente
sapeva qualcosa sul nascondiglio di quel cretino.
Non avevo tempo per pensare a suoi casini, dovevo andare a
lavorare. Almeno qualcuno doveva fare qualcosa in questa famiglia. Tuttavia,
appena arrivai al lavoro, mi si avvicinò uno dei ragazzi dalla zona est di
Brooklyn, “Hey, ho visto quel tuo fratello che cercate tanto, era dalle parti
del nostro quartiere”, “Il quartiere italiano? Strano, non mi sembrava che
avesse amicizie in quella zona” mi misi a pensare attentamente a cosa fosse
dovuto il suo viaggio da quelle parti.
“Senti Boyle, vado via per un paio d’ore” il mio capo mi
squadrò immediatamente “Cos’è che fai tu?”, “Starò via solo per poco, non mi
sembra di averti mai chiesto un favore, ma c’è in ballo la vita di mio fratello
e per quanto lo ritenga insopportabile devo prendere provvedimenti in merito”.
Quando tornai la sera vidi Cynthia che scendeva le scale di
corsa. La fermai con difficoltà “Dove stai andando?”, “Hanno trovato Ignacio!
Devo correre all’ospedale”, “Aspetta, prendo la macchina e ci andiamo insieme”
non se lo fece chiedere ancora e mi segui.
“Dove lo hanno trovato?” le chiesi “Vicino al quartiere
italiano, sicuramente è opera di quei maledetti portoricani! Cazzo, se gli
hanno fatto del male li ammazzo uno per uno…”, “Sono stato là oggi, ma non l’ho
trovato. Comunque penso che siano stati quei suoi amichetti italiani a fare il
lavoro… certo mi sembra strano che abbia amicizie da quelle parti…”, “Vuoi
accelerare cazzo?!”, “Stai buona, è in ospedale, non è il caso di
preoccuparsi…”
Quando arrivammo alla reception, vi trovammo due poliziotti.
Quando chiedemmo d’Ignacio, i due si avvicinarono con sguardo preoccupato “Quel
ragazzo è morto ore fa.”
Cynthia prese a menare il poliziotto. Feci fatica a
controllarla “Sei un bugiardo! Mollami devo ammazzarlo…”, “Dov’è il cadavere?
Non le pare esagerato darlo per morto senza farlo identificare dai
famigliari?”, “Senti ragazzo, quello lo conoscevamo bene in zona, ha fatto di
tutto…” intanto vedevo Cynthia che correva verso l’obitorio. La inseguii,
arrivando in tempo, visto che non sapeva dov’era il cadavere, fui il primo a
riconoscerlo, i cappelli sporchi e quel bracciale di cattivo gusto che portava
sempre… alcune infermiere lo circondavano e ci fissavano, lanciandosi occhiate
tra di loro.
Cynthia vide da lontano il suo braccio che sbucava da sotto
la coperta di plastica. La strinsi forte,
ma continuava a dimenarsi e dovetti chiedere ai poliziotti di tenerla
ferma. Mi avvicinai per sollevare un lembo della coperta… il viso…
irriconoscibile… era una cosa vomitevole e dovetti ritirarmi prima di
rigettare, mentre Cynthia correva a vederlo
“No!” “Fanculo! E’ mio fratello, ho diritto a vederlo!”, “Non ridotto cosi!” e
le diedi uno schiaffo tanto forte da farla cadere all’indietro. I poliziotti
non reagirono. Ormai era chiaro che poteva essere fermata solo in quella
maniera. Diedi rapidamente qualche disposizione per il cadavere e mi apprestai
a compilare i vari moduli. Intanto Cynthia si era messa a piangere e borbottare
fuori dalla stanza “Hai detto che ci saremmo rivisti, maledetto idiota…” Certo,
mi dispiaceva per lei e per mio fratello, ma non avevo mai potuto volergli davvero
bene, a causa di tutto ciò che aveva combinato e cosa Cynthia ci vedesse di
buono in lui temo rimarrà un eterno mistero. Andai in chiesa subito dopo con i
ragazzi. Mio padre non aveva voluto uscire… quel maledetto idiota, si era messo
a piangere subito. Non aveva neanche il fegato di stare accanto ai suoi figli
in un momento simile. Avevo promesso a me stesso e a mia madre che mi sarei
preso cura di loro a qualsiasi costo. Dovetti addossarmi responsabilità assurde
a soli 15 anni, invece di godermi una serena giovinezza, ma non mi sarei
lamentato… almeno quell’idiota non avrebbe più dato problemi mettendo a
repentaglio la dignità della nostra famiglia. Certo, ora avrei sicuramente
dovuto fare i conti con Cynthia… ma speravo che si sarebbe rivelato un problema
più semplice da risolvere. Dopotutto, era pur sempre una ragazzina.
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