-->
La Fabrica de Chocolate
Friday 01 February 2008
 
Scritto da Harle,

 

Un paio d'ore dopo mi sono ritrovato a non rimpiangere l’aver ceduto il posto di guida a Nico, poiché maneggiava il pick-up come qualsiasi altra cosa: con fermo controllo e calma.

 

Non era proprio il modello di conducente. Certo, ogni tanto ignorava qualche STOP quando era sicuro che nessuno arrivasse e premeva il freno lentamente, invece di sbatterci il piede sopra (come me). Si spostava con facilità nella corsia di decelerazione, invece di attraversare tutte le corsie di colpo, evitando di causare inevitabili incidenti dietro (come me) e neanche una volta si è guardato intorno per verificare se per caso stava guidando sulla pista ciclabile (come me, ok… una volta sola questo).



Ovviamente non faceva queste cose solo perché non aveva dietro l’intero corpo di polizia che lo inseguiva mandandolo in panico.

 

“Quando arriviamo?”

Da dietro sbucò la nostra unica sorella, ma di femminile aveva ben poco. I cappelli raccolti in due codini e un capellino con su scritto Hershey. Aveva anche un bell'occhio nero, non per causa nostra, ma dovuto all'ennesima rissa a scuola di certo.

“Quando arriviamo arriviamo Cynthia.”

Le aveva risposto Felipe, nostro fratello minore. Finalmente aveva aperto bocca dopo essere rimasto per ore in silenzio, recitando la parte del bravo ragazzo.

”Possiamo fare una fermata? Devo fare la pipì.”

“Ci fermiamo quando è ora, ma che cazzo di vescica hai Juan?” risposi dal posto del passeggero con tutta la pazienza di cui disponevo, considerando che era la quarta volta che quel moccioso doveva pisciare. “Ignacio! Smettila di dire parolacce, soprattutto ai tuoi fratelli piccoli!” al che Cyndi si mise a canticchiare come una scema “Igna ha detto delle parole grosse, Nico lo picchia, na-na-nanana”. La scimmia si mise quindi a mollare dei calci nervosi dietro il mio posto e io feci del mio meglio per ignorarla.

 

Non potevo dare loro torto per le lamentele, faceva un caldo boia in macchina, eravamo in pieno pomeriggio e tenevo la mia testa fuori dal finestrino con la bocca aperta come un cane. Felipe blaterava qualcosa sui pericoli e su come lui non mi avrebbe detto “te l’avevo detto”, quando avrei avuto le mie cervella stampate s’una macchina e non sarebbe  rimasto altro di me che un corpo decapitato e barcollante sul posto del passeggero.

Lo ringraziai molto della sua opinione, e poi ancora più gentilmente gli chiesi di tacere prima che Juan gli pisciasse addosso. Dalla pisciarola la sua faccia era diventata verde ma, dopo le iper grafiche descrizioni di Felipe, non chiese più nulla.

 

Ad un certo punto sentii Nico dire una cosa che mai avrei pensato di udire da lui, “Farfalla”. Lo disse con una tale innocenza, come se stesse intrattenendo se stesso con le meraviglie della vita. Ma, intrattenersi è qualcosa che Nicolas solitamente vede come uno sforzo Mi sorprenderebbe vederlo meditare su qualcosa di piacevole come farfalle. Sapevo bene che uno squarcio della grandezza della Svizzera si sarebbe aperto nel continuum spaziotemporale e saremmo tutti finiti lì prima di sentirgli dire farfalla. Quindi sapevo che aveva qualcosa in mente. Solo non sapevo cosa.

 

All’improvviso ebbi una vivida immagine di un orda d’insetti che mi assaliva alla bocca (farfalle incluse), quindi ritirai la mia faccia così in fretta che mi feci male durante l’operazione. 

“Divertente”, grugnii, realizzando allora che era più scaltro di quanto pensassi, lui e le sue stupide avvertenze subliminali che erano in grado di fare ciò che le così-grafiche-descirizoni di Felipe non facevano. “Davvero divertente, e tu piantala di calciare il sedile” mi girai verso Cyndi “ Perché giuro su Dio, non ho niente in contrario sul legarti e buttarti dentro il baule finché non  arriviamo a Hershey*. Hai capito?”

 

“Novantanove bottiglie di pipi sulla parete, novantanove bottiglie di pipììììììììììì”, cominciò ad ululare la stronza. Tutti nella macchina si unirono (tranne me) “Buttane giù una, passala, novantotto bottiglie di pipi contro la parete!”

 

Carino.

 

A questo punto ho semplicemente considerato di aprire la porta ed uscire nel bel mezzo del traffico. Anzi, penso che avrei fatto in modo di arrivare in anticipo alla fabbrica di cioccolato e fare fuori tutto prima che fossero arrivati loro. Ma il piccolo Juan tacque ed allora capii che da lì a poco si sarebbe messo a piangere per un motivo o per l'altro, perciò avrebbero avuto altro a cui pensare.

 

Tra i problemi di erezione mattutina di Juan, le prediche di Felipe su qualsiasi stronzata gli balenasse in testa e Cyndi che cantava la squallida versione di una filastrocca da macchina, sinceramente non credevo che le cose potessero peggiorare.

Questo solo per darvi l’idea di quanto fossi carente nel settore premonizioni.

 

Dopo 40 minuti, Cyndi aveva smesso si sbattere la pipì contro la parete per dedicarsi all'elettrizzante gioco di “Io Spio” con Felipe. Ogni dieci secondi partivano:

 

“Io spio… qualcosa di verde.”

Una piccola pausa, e poi, “Uhmm… è un albero?”

Ed inevitabilmente, “Si! Come l'hai capito?”

Poi cominciavano a ridere forte, trovando in qualche modo divertente il fatto che:

 

<!--[if !supportLists]-->a)      <!--[endif]-->ERAVAMO CIRCONDATI DA NIENT’ALTRO CHE ALBERI. Cazzo, c’era da spiare?!

 

Dopo un paio di queste stupide uscite sentii qualcuno che si girava di dietro e poi Cyndi chiese “Hey, cos’è quello?”

“Cos’è cosa Cyndi?” borbottai, mentre Nico m’impediva di accendere una sigaretta. Sinceramente non avevo nessuna voglia di andare oltre con “Guarda là!””Cosa? Dove?” “Ti ho fatto guardare!” gioco che continuavano a tirar fuori insieme a  “Io spio”. Davvero, dopo la ventesima volta, non era più divertente.

 

“Sembrano luci o giù di lì.”

“Forse è un alieno o magari un'esplosione nucleare questa volta.”

Girai gli occhi e mi rifiutai di guardare almeno finché Nico non mi diede un colpetto e mi fece segno di guardare avanti. Richiusi subito gli occhi. “Per favore dimmi che non è ciò che sembra.”

“Intendi un blocco di polizia completo di barricate con il meglio del corpo poliziesco del Pennsylvania? No, davvero, non direi.”

 

L’occhiata che lanciai a Nico non era lontanamente paragonabile a quella infuocata che mi lanciò lui (una di quelle da lasciarti un buco in mezzo al cranio), ma si girò verso il problema quasi subito. “Dimmi che non hai combinato niente in questo stato Ignacio? Dimmi che non devo tremare come una foglia” si pizzicò il naso stizzito.

“E che cazzo…” feci cenno a Nico di fermarsi anche se ormai aveva rallentato parecchio da un po’ “Ok, ora… tutti fuori!”

“Ehh???” fece Felipe “Ma… perché?”

“Perché risulta difficile visitare fabbriche di cioccolato in prigione. Fuori dalla macchina Feli.”

 

Un coro di lamentele e mugolii si levò, mentre ci radunavamo fuori dal pick-up,  e non solo dalla mia esausta famiglia ma anche da alcuni coglioni col clacson, solo perché ci eravamo fermati in mezzo alla strada. Uno di questi rallento verso di noi abbassando il finestrino e cominciò ad urlarci una vasta scelta di oscenità dicendoci, senza mezzi termini, di uscire dalla nostra *bip* macchina e fuori dalla *bip* strada.

 

Chissene.

 

Apparentemente alla pula non piace quando la gente parcheggia la macchina nel mezzo delle strade che portano a posti di blocco, infatti, un magrolino e calvo ufficiale ci venne incontro chiedendoci di risalire in macchina  e procedere verso il posto di blocco.

  Ovviamente non era nelle nostre intenzioni visto che eravamo intenzionati a svignarcela in modalità stealth. Nota bene: Ignacio, fai cagare in modalità stealth.  

“Beh… ecco… “ cercava di tergiversare Nico, mentre i piccoli sparivano nella radura uno per uno. Nel frattempo cercavo di stare lontano da qualsiasi illuminazione. Non so cosa o quando avevo combinato l’ultimo casino e la Pennsylvania non era lontana da New York. “Stavamo andando dritto ma poi…” ma l’agente non lo fece finire.

 

“Ragazzi…” ci lanciò un occhiata minacciosa prima a Nico poi a me “Voglio che rientrare immediatamente nel veicolo” aggiunse nervosamente.

“Guardi, dobbiamo solo…” ricominciò Nico mentre io mi assicuravo che i mocciosi fossero spariti. Evidentemente l’agente non si era accorto del fuggifuggi improvviso.

 

“Senti ragazzino” disse in tono rabbioso e Nico si azzittì di colpo, perché il poliziotto sembrava decisamente incazzato “Ho avuto una brutta giornata. Sto lavorando da 12 ore qui, in questo fottuto posto di blocco cercando qualche dannato carnefice a piede libero e uno stronzetto mi ha sputato nell’occhio mentre lo perquisivo, quindi non ho tempo da perdere con un branco di minorenni che credono che farsi beffe delle forze dell’ordine sia fico. Quindi riportate le vostre chiappe in macchina e procedete in questo senso!!”

 

Perdonatemi se sono un tantino permaloso, ma il tono di quel tipo, o anche il modo con cui si è rivolto ai nostri sederi… insomma, credeva forse di essere l’unico ad avere avuto una brutta giornata? Scambierei la rottura di 3 mocciosi nel sedile posteriore e un decerebrato di fianco per le sue 12 ore in piedi in qualsiasi momento. Aveva solo bisogno di un fazzoletto e qualche aspirina.

 

Purtroppo alla pula non piace quando non segui i loro ordini e soprattutto non le piace quando piazzi le tue chiappe sul cofano della macchina “Obbligami se ti riesce.”

Il ché è esattamente ciò che feci.

Guardate, ci sto lavorando, ci sto davvero lavorando sulla mia aggressività, ecco, quindi lasciatemi in pace, ok?

 

Nico si prese il volto fra le mani e lo sentii lamentarsi mentre l’agente… aveva  faccia colorata con tutte le sfumature possibili del rosso. Infine, la sua attenzione si rivolse verso il conducente invece che al farabutto seduto sul cofano. Il suo sguardo si posò su Nico, poi su di me, e poi di nuovo su Nico così velocemente che mi sorprese che non gli fosse venuto un mal di testa. I suoi occhi squadrarono Nico da cima a fondo.

“Dimmi ragazzo,” cominciò lentamente e con sospetto “Quanti anni hai?”

 

Se non fossi diventato sufficientemente pallido io ci avrebbe pensato Nico. Nico era piuttosto alto per i suoi 17 anni e la sua matura compostezza lo rendeva molto più vecchio. Tuttavia, non cambiava il fatto che non avesse ancora la patente. E anche se l’agente chiedeva l’età in realtà chiedeva la patente.

Essere ragazzi poveri a New York non ti proibisce di guidare ma fuori da New York… è tutt’altra cosa. Nico era stato il primo a rifiutarsi di partire proprio per via di questo sconveniente particolare, ma con qualche supplica e molti capricci, ma soprattutto la mia proposta di guidare, cedette.

 

Sì, eravamo un branco di mocciosi senza documenti ed un macchina intestata a terzi. Accidenti, che bello sarebbe stata la sua giornata se ci avesse mandato in gattabuia.

 

L’ufficiale fissava Nico in attesa di una risposta e mi rivolse le sue spalle incurante. Mio fratello mi lanciò un’occhiata arrendevole per quello che stavo per fare.

 

Lasciammo l’agente incosciente per terra e prima che i coglioni la davanti potessero reagire, ce l’eravamo già data a gambe in mezzo al bosco.



Commenti utenti (4) File RSS dei commenti
Postato il xvpsbutbr, 14-12-2011 07:15,
1. hbcErffa
VJg5Qu , jitxqpedyzbr, [link=http://htpfvivyxzoj.com/ ]htpfvivyxzoj[/link], http://ouqxitthdeir.com/
 
» Rispondi a questo commento

Postato il fiuwwqastyl, 13-12-2011 08:10,
2. mAnoGElWitaKAziY
yIqqJA svqzfpwvakez
 
» Rispondi a questo commento

Postato il Lilly, 12-12-2011 11:26,
3. hkzZmbwFkuFYuGrM
Superbly illuminating data here, tnhaks!
 
» Rispondi a questo commento

Postato il Samael Blackwood, 01-02-2008 21:08,
4. Oooh
Che fratelli affettuosi...farebbero di tutto per accontentare la loro sorellina, anche picchiare un poliziotto.
 
» Rispondi a questo commento
» Vedi le 1 risposte

Aggiungi il tuo commento



mXcomment 1.0.9 © 2007-2026 - visualclinic.fr
License Creative Commons - Some rights reserved

 

Menu principale
Home
Benvenuto!
News
Resoconti sessioni
Preludi
I Personaggi della storia
Giu' la Masquerade!
Galleria
Sezione download
Link
Firma il nostro guestbook
Disclaimer & Credits

Unisciti al nostro gruppo su Facebook
Iscriviti al nostro gruppo su Facebook!

Ti aggiorneremo in occasione dell'uscita di un nuovo pezzo Smile

Copyright White Wolf Publishing, Inc.
Copyright White Wolf Publishing, Inc.
Login Form





Password dimenticata?
Copyright

 

Vampire: The Masquerade (and, by extension, this site as a derivative work) is Copyright White Wolf Publishing, Inc.

© 2008 CCP hf. All rights reserved. Reproduction without the written permission of the publisher is expressly forbidden, except for the purposes of reviews, and for blank character sheets, which may be reproduced for personal use only. White Wolf and Vampire: The Masquerade are registered trademarks of CCP hf. All rights reserved. Vampire: The Masquerade is trademark of CCP hf. All rights reserved. All characters, names, places and text herein are copyrighted by CCP hf.

Per l'Italia il traduttore e distributore è 25 Edition. Tutti i diritti sulle eventuali porzioni di manuali riportate come citazione sono riservati.

I testi originali prodotti e proposti su questo sito che non incorrono nelle due precedenti categorie sono opera di fan per altri fan, non c'è scopo di lucro, e sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons.
Creative Commons License