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Natale in casa Lavalle
Wednesday 12 December 2007
 
Scritto da Harle,

“Spegni quella merda!” l’inconfondibile rumore di una bottiglia contro la parete in casa Lavalle era cosa normale, soprattutto da parte d’Ignacio.

Il piccolo Felipe cominciò a piangere spaventato mentre io non me lo feci dire due volte e la radio era muta in meno di un minuto dalla richiesta.

La mamma corse in camera a raccogliere il piagnucolone urlando un’innumerevole quantità di parolacce che non sto ad elencare, anche perché sinceramente in quel momento non avevo modo di prendere appunti e, nonostante tutto, ci era vietato dirle.

Ignacio e la mami litigarono per un buon quarto d’ora sempre con la solita sfilza di espressioni colorite.

Iniziano cosi tutte le storie natalizie della mia deliziosa famiglia.

Papi e Nico andavano a cercare un albero, mentre la mami, io e Felipe ci occupavamo di decorare la casa. Mi occupavo anche di aiutare la mami nelle svariate preparazioni culinarie, ma passavo il novanta per cento di quel tempo cercando gli utensili più svariati.

“Apri la scatola di pesche sciroppate Cynthia” e cercavo l’apriscatole, “Rompi un paio d’uova Cytnhia” e cercavo il rompi-uova, “Cynthia mi passi una scodella per la panna?” e cercavo la scodella a frullo.

Si, passavo ore a cercare utensili anche inesistenti: d’altronde ogni cosa in cucina dovrebbe avere il suo debito strumento, se esso non ci fosse, allora questo non sarebbe più il paese più fico del mondo.

La cosa più bella in assoluto era decorare l’albero; era anche più divertente dello scartare ammassi di stracci della Salvation Army la mattina del 25.

Perfino Ignacio aveva dimostrato una certa scocciatura nell’essere rimpiazzato come decoratore, ma ovviamente ciò era dovuto alla sua particolarissima sensibilità artistica: passava dai tappi di bottiglia a tutta una serie d’oggetti contaminati da malattie che probabilmente andavano dall’HIV al tetano.

Quel Natale, come sempre, aspettavamo ammassati contro la finestra di vedere la Dodge Coronet svoltare l’angolo; nel frattempo facevo a gara con Felipe per vedere chi faceva la più grossa macchia d’alito sul vetro.

La macchina evidentemente aveva fatto una giro diverso, perché Nico e papi erano entrati a sorpresa con un albero gigantesco: era talmente grande che al solo pensiero di passare ore a decorarlo mi veniva l’acquolina in bocca…”I biscotti sono pronti venite a mangiarli!” ah, ecco… erano i biscotti.

Intanto Nico stava cercando di far in modo che l’albero stesse in piedi, mentre io non riuscivo a spiegarmi perché non lo facesse…tutti gli alberi stanno in piedi. In seguito papi mi spiegò che l’avevano pagato poco risparmiando sulla schifosa base.

Il risultato fu che dopo due ore l’albero non stava ancora in piedi, la mia pazienza cominciava ad esaurirsi e, ovviamente, i due uomini di casa erano esausti e, come sempre senza consultarmi, avevano deciso di continuare il giorno seguente a cercare un sistema per farlo stare in piedi.

La mami provò prima ad allettarmi con biscotti extra, ma fu inutile: continuavo ad urlare come una pazza, tanto che il Signor Zboromirsky si fece sentire con dei colpi dall’altro lato della parete, grazie ad essi avrei  poi compreso le origini del codice morse.

Poi vennero le sculacciate, ma smise presto: ero abituata a ben di peggio e avevo il sedere più duro delle torte della Signora Gupta della 2-B. Infine esasperata minacciò di togliermi la posizione di capo decoratore, allora anche il mio piccolo cervello di 7 anni iniziò a fare i conti.

Mentre passavano le ore i miei pensieri tornavano costantemente allo scarno albero in salotto, piegato a 90 contro il muro… cosi patetico e triste. Come sarebbe stato bello se Papa Navidad fosse venuto durante la notte a rimetterlo in piedi, e decorarlo con milioni di stelle e, infine, mi avesse chiamata e mi avesse sollevata verso la cima per depositare la stella più brillante e meravigliosa di tutte; con un occhiolino mi avrebbe dato il mio regalo in anticipo, per essere stata una brava bambina, e onorare così il sacro evento.

“Boluda! Santa Claus non esiste! Sono favolette da marmocchi!”, Ignacio parlò ed io mi alzai senza tanti complimenti.

Vi ho detto che avevo 7 anni, ma voi poveri sciocchi di certo non potete sapere quale forza immensa battesse già allora all’interno del mio giovane cranio.

Tenere su quell’albero sarebbe stata una sfida nuova per me: non mi sarei limitata a decorarlo, ma lo avrei messo stabilmente in piedi e tutta la mia famiglia mi avrebbe guardato con occhi pieni d’ammirazione, perfino quel montato di Nicolas avrebbe dovuto ammettere la mia intelligenza.

Passai tutta la notte a mettere in atto il mio piano, ma non mi fermai li, sarebbe stato ancora più sorprendente una volta che tutti avessero visto l’albero decorato.

 Fu la gioia che provavo a questa idea a tenermi sveglia per il resto della notte e, ovviamente, cercai di essere il più silenziosa possibile non volendo rovinare la sorpresa.

Tuttavia, quando ornai stavo per finire di decorare, sentii qualcuno avvicinarsi: era Nicolas che continuava a battere le palpebre, strabuzzando gli occhi di continuo. Aveva tutta l’aria di uno che non capiva se stava ancora sognando o era tutto vero… oh credimi Nico, era tutto vero!

“Cyndi, che carajo stai combinando?!”

Scesi dalla sedia urlando “FERMO!”, con la mano gli indicavo l’ostacolo invisibile davanti a lui, a quel punto mio fratello si strofinò gli occhi ancora insonnoliti per focalizzare la trasparente e sottile pellicola adesiva… a poco più di 5 centimetri dal suo naso! La sua attenzione doveva essere passata a qualcosa che non capii… perché si girò… si chinò mugolando roba incomprensibile e, dopo poco, si rimise in piedi fissandomi seriamente.

“Maldita pendeja non avrai riempito la stanza di scotch per tener fermo l’albero… vero?” feci cenno d’assenso con la testa “Certamente! Ho fatto una fatica tremenda a spingerlo contro la parete per poi usare lo scotch a dovere!”.

In poche parole avevo legato l’albero con lo scotch in ogni modo possibile per far sì che stesse in piedi, anche a casaccio visto che le mie dimensioni ridotte non erano state molto utili nel procedere all’esatta disposizione.

Nico si stava ancora guardando intorno attonito, quando la porta si spalancò lasciando entrare  Ignacio ubriaco fradicio (ma quando mai è stato sobrio questo qua?!).

“Heyyyy….lindo albero…”

“Ti piace Ignacio? Vero che è bello, a Nico non piace!”, ero disperatamente alla ricerca di un sostegno e una mano amica per convincere Nicolas, peccato che la mia gioia durò poco: Ignacio infatti si lanciò verso di me incappando in almeno 3 o 4 barriere di nastro adesivo, mentre Nicolas, che stava strisciando per terra cercando le forbici, dovette alzarsi per salvarmi da settanta chili e passa d’uomo ubriaco. Di lì a poco  si unirono a noi il resto della famiglia e….TOC TOC…si, il signor Zboromirsky della 10-B.

Mia madre urlò vedendo la sua unica femmina che si arrotolava sempre di più nel nastro con Ignacio che, per eliminare lo scotch, aveva pensato bene di usare l’accendino. Felipe si liberò dalla presa di mia madre che iniziò urlare anche a lui l’intero piccolo dizionario di spagnolo scurrile. Mio padre guardava, incapace di pensare a qualcosa di utile da fare, almeno finché la prima vampata di fuoco non gli fece chiamare i vigili del fuoco.

Mia madre prese Felipe e con mio padre riuscirono ad uscire fuori dall’appartamento, Nicolas arrivò da me e mi trascinò fuori dalla finestra mentre cercavo di liberarmi: “Ignacio!!!!!”, non potevamo lasciarlo lì dentro e, mentre mi dimenavo e piangevo, vidi che quel deficiente era riuscito ad eludere le fiamme usando l’albero come scudo… ed addio albero!

Dopo una dovuta ramanzina ai miei da parte dei vigili, e l’altrettanto dovuta ramanzina a noi dai nostri genitori (Hey! Che ci fa Nico dalla parte dei genitori?!) tornammo nell’appartamento. Stranamente i danni erano piuttosto contenuti, solo in seguito venni a sapere che papi aveva usato la pompa nel corridoio.

Niente albero, niente Natale… ma non niente regali. Evidentemente i deficienti avevano già fatto lo shopping Natalizio. Oh che gioia e quale tripudio… un pigiamino con le renne….

vi lascio immaginare la felicità di ricevere un regalo simile.

Stranamente il regalo d’Ignacio sembrava più interessante: un libro di Danielle Steel intitolato “Il Regalo Perfetto”. Mi avvicinai a Ignacio chiedendogli di passarlo ai nostri genitori, chissà che non vi trovassero idee migliori per i regali dei loro poveri figli!

Così invece di un albero di Natale, ne costruii uno di cartone con palline e decorazioni disegnate per compensare l’assenza di quelle vere, l’unica consolazione era sapere che la torta di carne e patate resisteva ogni anno.

 

lavalletr3.png

 

 


Commenti utenti (4) File RSS dei commenti
Postato il Caedric Allen Aston, 13-12-2007 19:49,
1. .....
Per quanto... particolare, č pur sempre una ricorrenza familiare. Non dovreste sottovalutarne l'importanza.
 
» Rispondi a questo commento

Postato il Harle, 13-12-2007 17:37,
2. e che cazzo
Commenti da far venire il latte ragazzi, te Sammy immagino avessi racocnti natalizi pių "tranquilli"
 
» Rispondi a questo commento
» Vedi le 1 risposte

Postato il Henry Heast, 13-12-2007 10:36,
3. e io che pensavo...
... di essere vissuto in un piccolo inferno nel '500... mah! Questi giovani d'oggi sono cosė strani!
 
» Rispondi a questo commento

Postato il Samael Blackwood, 13-12-2007 07:40,
4. ...
Mio Dio, che famiglia di matti...
 
» Rispondi a questo commento

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