"Angelo di Dio,
che sei il mio custode,
illuminami, custodiscimi,
reggi e governa me
che ti fui affidata dalla pietà celeste.
Amen".
"Brava Rochelle, brava bambina mia. Ricorda che ci sarà sempre un Angelo di Dio a vegliare su di te, qualunque traversia la vita ti metta davanti. Per questo non dovrai mai avere paura o smettere di sperare"
L'aria era umida, carica di un odore leggermente sgradevole per narici non avvezze a quel particolare luogo, ma non era il caso di Rochelle. No: lei conosceva bene quel ponte: era infatti un luogo troppo carico di ricordi perché potesse ritenerlo estraneo. Ripensava a suo padre, alla sua infanzia, a quella piccola preghiera di cui, all'epoca, non comprendeva realmente il significato.
Le mancava sua madre, l'avrebbe voluta con lei in quel momento così difficile.
Forse era lei il suo Angelo Custode: di lei non ricordava molto, era morta troppo presto perché Rochelle ne potesse conservare un ricordo pienamente consapevole. Anche l'ultimo suo regalo ora non aveva più: la ruota celtica che le era stata donata da lei ora era in possesso di Cäedric. Gliela donò quando lui le fece la proposta di matrimonio: sarebbero stati insieme per sempre, quindi, per sugellare quella promessa d'amore, Rochelle aveva dato a Cäedric l'oggetto che per lei aveva più valore in assoluto.
Eppure, se davvero sua madre era il suo angelo, non l'aveva saputa preservare dal dolore che l'aveva travolta in quegli ultimi mesi.
Lo sguardo di Rochelle si fermò sull'acqua dai riflessi rossastri, sotto il ponte. Quel giorno, pur essendo estate, il tempo era stato particolarmente inclemente, obbligandola ad uscire con un pesante cappotto. Per la verità l'abbigliamento non era il suo solito: aveva messo un anonimo golfino giallo ed una gonna scura che chiunque non avrebbe esitato a definire "da nonna", ma non le dispiaceva. Era stanca degli occhi della gente su di lei, non riusciva più ad essere compatita. I giornali scandalistici parlavano di lei come della bella donna francese sedotta ed abbandonata sull'altare dal Lord Aston. Le malelingue sussurravano che, forse, il Duca era rinsavito, e si era reso conto di non poter introdurre una donna come lei al massimo rango e grado di vicinanza con la Corona. Tutte parole dettate dell'invidia che la loro unione aveva da sempre suscitato. Tuttavia, sopportare quelle voci con Cäedric vicino sarebbe stato semplice... ma lui non c'era, non c'era più da molto tempo. Tutto quello che le era rimasto dei loro lunghi anni trascorsi insieme erano le lapidarie parole di Sir Richard: "Dimenticalo Rochelle. Lui è destinato a cose più grandi di te. Se lo ami davvero, allora comprendi che non puoi ostacolare la sua ascesa verso quello che il Destino ha prestabilito per lui. Fatti da parte e rifatti una vita."
Replicare qualcosa a Richard era stato sempre impossibile, aveva una tale aria autoritaria che spezzava sul nascere ogni idea contraria a quanto l'uomo affermava. Così si era trovata sola, da un giorno all'altro l'uomo che aveva rappresentato il suo mondo le era stato tolto e non le aveva nemmeno dato una spiegazione di persona. Probabilmente il suo mentore si era messo di mezzo, ma non era comunque una scusa... non alla luce di quello che c'era stato e che anzi c'era tra loro. Come se non bastasse proprio quel giorno, poco prima di natale, subito dopo il solstizio d'inverno, la ragazza aveva scoperto di essere incinta. Rochelle voleva comunicarlo piena di gioia a Cäedric, ma si era trovata davanti soltanto Richard, duro come non mai, inamovibile e non disposto ad ascoltare la benché minima protesta da parte della ragazza. Una notizia, quella del concepimento, che avrebbe cambiato il loro mondo, molto più di quanto il matrimonio previsto per il maggio appena passato, avrebbe potuto fare.
Solo sei mesi erano passati. Cäedric era scomparso, ma lei, Rochelle, non sarebbe stata mai sola, mai più.
Quattro mesi dopo il concepimento, in aprile, dovette abortire.
Riviveva ancora intensamente quel momento, in cui la dottoressa l'aveva guardata con uno sguardo imperscrutabile, aveva riposto lo strumento impiegato per l'ecografia e le aveva detto che dovevano parlare.
"Signorina... non sento più il cuore del bambino." "Cosa....?" Rochelle guardava fissa la dottoressa carica di sgomento.
"A volte succede," riprese la dottoressa, con tono dolce e comprensivo. "E' raro, ma succede. In genere è più comune entro i primi tre mesi, ma... può accadere anche dopo. Ora dobbiamo fissare un appuntamento per asportare il feto, prima che il corpo inizi a rigettarlo".
Rochelle sentiva le parole della dottoressa, ma non l'ascoltava.
Aveva perso il bambino.
Aveva perso ancora Cäedric, o meglio, tutto quello che le restava di Cäedric. E lui, dopo mesi, ancora non si era fatto vedere o sentire, nemmeno una lettera di spiegazione. Lei era sola, ora doppiamente. E sola avrebbe affrontato anche quella prova.
"Se fa soffrire non è amore" dicono. E' una solenne stronzata. Questa era la conclusione cui era giunta Rochelle. Non si era ancora rassegnata che Cäedric potesse averla dimenticata. Era sicuramente colpa di Richard. Lui sicuramente aveva impedito a Cäedric di mettersi in contatto con lei. Eppure... dopo tutti quei mesi... che il suo amore, il suo unico e vero amore l'avesse sul serio dimenticata? Nella sua memoria erano ancora scolpiti quei momenti, trascorsi al tramonto, sulla scogliera, mentre il giovane le prometteva che non l'avrebbe mai abbandonata.
"Ogni cosa, chiedi e l'avrai dovessi per essa scendere all'inferno!", affermò il giovane lord, illuminato dagli ultimi raggi del sole. I suoi occhi scintillanti sembravano gemme preziose incastonate in un perfetto viso di alabasto. Un Dio antico pareva il suo amore, tanto era perfetto, tanto era innamorato.
"Giura... giurami che qualunque cosa accada, tu tornerai sempre, sempre da me!" Sussurrò incerta e tremante Rochelle. Ancora sconvolta dalle malelingue che la vedevano come una persona inadatta al fidanzamento con Lord Aston.
"Te lo giuro... io tornerò sempre da te".
Quella sera lo sconforto aveva raggiunto un apice semplicemente inarrivabile. Non poteva andare avanti così. Col cuore gonfio di una tristezza infinita si era preparata per uscire. Un trucco leggero per confondere in parte i propri tratti, i capelli sciolti perché potessero liberamente coprirle il volto e i vestiti più anonimi che era riuscita a trovare in casa.
Vagando per la città, dopo il tramonto, si era trovata su quel ponte, il London Bridge, il loro ponte. "Cäedric... hai davvero dimenticato la tua promessa?". La ragazza si sorprese a guardare l'anello di diamante donatole da lui. Da quando Richard le aveva chiuso la porta in faccia, non l'aveva mai tolto. Forse sperava, si illudeva che Cäedric avrebbe cambiato idea, o quanto meno che si sarebbe rimesso in contatto con lei... speranza vana.
"Perché mi hai lasciata sola? Perché mi hai lasciata a me stessa? E' stato solo tempo preso in prestito, il nostro? Rubato ad una vita ingiusta e carica di disperazione? Era davvero questo il nostro destino? Possibile che ci siamo soltanto illusi? Che io mi sia lasciata solo ingannare, per essere abbandonata al dolore?"
Rochelle non poteva sapere, in quel momento di riflessione, che qualcuno la stava osservando. Un uomo, dall'altra parte del ponte, scrutava quella figura solitaria che piangeva e sussultava. I suoi sensi sovrannaturali gli permettevano di percepire i suoi singhiozzi, la sua vista gli permetteva di notare ogni minimo sussulto dovuto al pianto. Scostandosi il ciuffo dorato e sorridendo compiaciuto, notò che la ragazza iniziò a scavalcare il muro di protezione. "Quale spettacolo... stanotte la mia vendetta avrà inizio. Richard... ti pentirai di aver calpestato la mia innocenza e la mia fiducia incondizionata. Antonius... non avrò rispetto e pietà per la crudeltà che hai mostrato nei miei confronti. Con voi sarà solo l'inizio... e partirà ora, stanotte stessa."
Paradossalmente, il padre di Rochelle non era in errore. Un Angelo vegliava sulla sua bambina, ma non era la madre, bensì... un Angelo Caduto.
Rochelle aveva scavalcato il muretto di protezione. Non stava realmente pensando a quello che faceva, eppure una parte di lei le diceva che era la cosa giusta. Col viso rotto dalle lacrime e sporco di un mascherone di trucco scuro, si accinse a lasciarsi andare di sotto, in quelle acque tinte di rosso, fredde, ma invitanti, che la seducevano con la promessa di porre per sempre fine al suo inconsolabile tormento.
"Sognami ancora Cäedric, sognami sempre, se puoi. Perché questo è tutto quello che resterà di me dopo stanotte: un sogno evanescente nella spuma del fiume mentre si ricongiunge al mare..."
"Wunderschoene gebrochene Seele... Piccola, magnifica anima tormentata... perché ti stai buttando?"
Rochelle ebbe un sussulto. Si strinse forte al muro e si voltò. Nell'oscurità vide un viso incorniciato da biondi capelli e nella semioscurità le parve di scorgere occhi dorati come da tempo non vedeva... "Cäedric...! Sei tu! Sei tornato da me!".
Il viso dell'estraneo si incupì in una sincera maschera di tristezza. "Liebling... piccola... sono sinceramente desolato... non sono il celeberrimo Duca di Cornovaglia. Mi chiamo Frederic. Frederic Von Croy"
Guardandolo meglio, Rochelle notò che gli occhi di quell'uomo erano azzurri come il cielo estivo della sua Francia, le ombre della sera dovevano averla confusa. "Oh... io... mi... mi d-dispiace..."
"Kleiner Engel... piccolo angelo, non dispiacerti! Piuttosto io dovrei dispiacermi... ho perso tempo in una stupida osservazione mentre tu stai in bilico su un ponte..." Rochelle accennò ad un sorriso, un sorriso amaro. "Ah! Allora sorridi piccola... Ecco, col sorriso sul volto stai molto meglio, sei decisamente una figura invidiabile. Conosco donne che venderebbero l'anima al diavolo per due occhi meravigliosi come i tuoi, letteralmente. Sono due stelle rubate al cielo."
Rochelle discostò il suo sguardo da quello dell'estraneo dietro di lei. Qualcosa in lui l'aveva abbagliata, e per un momento non aveva più pensato a Cäedric e al suo dolore. Per un attimo si era persa negli occhi azzurri e rassicuranti di quell'uomo così... così... la ragazza non sapeva cos'avesse di particolare, ma era magnetico.
"Perché, se posso chiederlo," riprese Frederic "Stai su un ponte, in una notte come questa, invece che con un uomo che ti stringa tra le braccia?"
Lo sguardo di Rochelle si incupì. Guardò l'anello che portava al dito, poi all'acqua sotto di lei. Le pareva tutto così assurdo.. conversare con uno sconosciuto come se niente fosse, mentre lei voleva farla finita. "Io... io sono sola. Non ho un uomo che si curi di me. L'uomo che amavo mi ha abbandonata." "Oh.. questa è una delle più grosse sciocchezze che abbia mai udito! Gli inglesi debbono proprio essere diventati ciechi per lasciarsi sfuggire una simile gemma. Mia cara, se nessuno vuole curarsi di te, permettimi di essere un'eccezione. Conosco decine di luoghi assai migliori di questo per intrattenerti in un'amabile conversazione".
La ragazza non riusciva a comprendere i sentimenti che si agitavano nel suo cuore. Quell'uomo la confondeva, eppure non stavano seduti in un elegante café: conversavano in piena notte come se lei non stesse cercando di suicidarsi! Approfittando del tentennamento di lei, Frederic l'abbracciò, stringendola forte a sé. "Cos... Cosa stai facendo!" "Piccola... ti sto salvando. Il tuo uomo ti ha tolto la vita e la speranza abbandonandoti, ma io te ne darò una nuova. Ora non capisci, ma presto tutto sarà chiaro."
"No! Lasciami!"
"Non posso cara... cadresti, e il mondo perderebbe la possibilità di contemplare un tale e raro tesoro quale tu sei." Frederic fece una pausa, mentre Rochelle si dibatteva tra le sue braccia "Piccola... non agitarti, sei tra le braccia del tuo Angelo Custode... un Angelo Caduto, forse, ma che si prenderà sempre cura di te..." Così dicendo, il Lasombra comandò le ombre intorno a lui perché lo avvolgessero nella forma di ali. Ali oscure, ma dalle sembianze angeliche. Se non fossero state composte della nera pece proveniente dall'Abisso, probabilmente Rochelle non si sarebbe messa ad urlare per la paura, il suo cuore non avrebbe iniziato a battere all'impazzata per il terrore. Ma il tutto durò poco. Il Bacio di Frederic sopì ogni paura ed ogni incertezza. Un'estasi come mai aveva provato la pervase, facendole contrarre per un attimo tutti i muscoli del corpo. "Cara... se proprio vuoi morire, permettimi di offrirti una morte migliore di quella cui tanto stavi anelando...".
Avvolta nelle tenebre, ancora non lo sapeva, ma avrebbe rivisto Cäedric. E allora, forse, da pari avrebbe potuto fargli pagare tutto il dolore che le aveva causato.
"Chelè..."
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