| Scritto da Lord Cäedric Allen Aston, |
BANG BANG...
Eccolo di nuovo, sempre il medesimo rumore, gocce d'acqua che si rincorrono sulla parete... o forse fuori, al di là della... porta? Cella? No... gabbia.
Singolare come basti appena qualche istante di privazione per rendersi conto di quanto qualcosa sia realmente importante per noi. Questo vale per la libertà naturalmente, ma non soltanto; vale per tutto quanto ci è caro e ci viene portato via da un istante all'altro... senza una spiegazione, senza una ragione.
Solo il silenzio. Oppure, come nel mio caso, il picchiettare ritmico di poche gocce d'acqua che cadono chissà dove.
Quanti giorni sono passati? O forse dovrei dire quante notti? Le distinzioni perdono significato quando non si conoscono che le tenebre, o quando non si vede altro che la malsana luce diffusa che annuncia l'arrivo dei miei carcerieri.
Sono in prigione. Riottosa ospite degli Stregoni, i quali non perdono occasione di rendere la mia permanenza il più possibile sgradevole.
Sono in prigione. Da giorni, ne erano passati quattro quando ho perso il conto... sono bravi qui a farti dimenticare le cose quando vogliono.
Sono in prigione. E' stato Cäedric a portarmi qui. Una cosa che dimenticherei volentieri se potessi.
Bang bang...
Grazie al cielo i secondini si trattengono sempre meno, forse hanno perso interesse in me che non sono più una novità, o forse hanno qualche nuovo ospite di cui prendersi cura. In entrambi i casi sono sollevata: i colpi che la vita elargisce a piene mani tendono a renderti egoista, non per malignità, ma per semplice sopravvivenza.
"Cosa c'è bellezza? Non dirmi che non gradisci la sistemazione, è un vero peccato... magari potrei intercedere con il direttore se tu mi facessi un bel sorriso!", l'idiozia umana (o immortale, visto il caso) non cesserà mai di sorprendermi.
Non mi disturbo neppure a guardarlo, preferisco le tenebre dell'Abisso alla faccia piatta di questa feccia. Un brivido di disgusto mi scuote quando, con la scusa di verificare la tenuta delle manette, la sua mano si attarda più del dovuto su di me, non voglio neppure immaginare la lascivia della sua espressione.
Bang bang...
Sempre più spesso mi trovo ad essere grata per quelle poche gocce, mi ricordano che c'è altro quaggiù, non soltanto il buio ed il dolore della prigionia. Buffo... ormai dovrei essere abituata ad entrambi...
Finalmente il carceriere se ne va, chiude con rabbia la cella, probabilmente indispettito dalla mia mancanza di reazione. Non posso certo dire che la cosa mi dispiaccia.
Sono sola adesso, nuovamente in balia dei miei pensieri. E ne ho paura.
Temo dove essi potranno portarmi, temo che risveglino il dolore mai sopito, temo che destino ricordi passati, temo mi portino in luoghi dai quali non desideri più tornare.
Eppure devo restare presente a me stessa, devo essere vigile, devo trovare un modo per uscire di qui... non posso affidarmi alla speranza di qualcosa che credo d'aver visto in un gesto che potrebbe benissimo essere stato assolutamente casuale.
Non posso affidarmi alla speranza di qualcosa che credo d'aver visto nell'espressione dei suoi occhi.
...Il Ventrue si passò la mano sinistra tra i capelli, lentamente, in modo che il ciondolo della ruota le fosse ben visibile, pregando che lei capisse, non fidandosi delle parole...
Io non posso.
Sembrava sincero al parco, sembrava così dannatamente sincero! E anche qui... se davvero non mi fossi sognata tutto, se davvero non avessi immaginato ciò che credo d'aver visto, allora...
Allora perché?! Perché sono qui?! Perché siamo qui?
Come siamo arrivati a questo punto, Cäed..?
Bang bang...
Ecco cosa mi ricorda il battere ritmico di quelle gocce, il malinconico ritornello di una canzone sentita spesso. L'ultima volta l'ho udita da Frederic: se ne stava seduto in disparte, in uno dei suoi momenti di riflessione, e canticchiava.
E' una delle canzoni più tristi che abbia mai sentito, una canzone totalmente scevra di speranza, una canzone che ha sempre destato in me un vago disagio... preveggenza? O magari Dio ha un macabro senso dell'umorismo? Più probabilmente entrambe le cose.
Bang bang, he shot me down
Bang bang, I hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, my baby shot me down.
E' andata esattamente così: lui mi ha colpita al cuore ed io sono crollata, priva di vita e di speranza, privata dei sogni e... e di ciò che avevamo desiderato e stavamo quasi per avere.
Cäedric non sa.
Di questo, almeno di questo, sono certa. Ma come può non avere alcun sentore di ciò che è accaduto dopo la sua scomparsa...? Fino a che punto sono giunte le menzogne di Richard? Fino a che punto la mia fiducia è lontana dall'illusione?
Fino a che punto, mi chiedo, riuscirò a mantenere la lucidità..?
I was five and he was six
We rode on horses made of sticks
Avevamo entrambi otto anni, anzi: io ero più grande di lui di oltre un mese. Cäedric era solito ribattere che non contava perché lui sarebbe dovuto nascere un mese prima, io ridevo nel fargli notare che gli sarei stata comunque maggiore di più di una settimana.
Sbuffava affondando le mani nelle tasche, infastidito, ed io allora cambiavo argomento. E giocavamo insieme, sempre, io con lui e lui con me. Era tutto così perfetto...
He wore black and I wore white
Il nero è il colore dei nobili, diceva. E lo indossava sempre, ma sapevo bene che non gli piaceva. Una sera, poco prima di rientrare a casa, glielo domandai e la sua risposta mi stupì, rattristandomi al contempo: "Il nero non è un colore. Il nero è l'assenza dei colori, dove c'è lui non c'è altro. E' nulla, il nulla". Rimuginai sulle sue parole tutta la notte, io lo conoscevo (credevo di conoscerlo!) meglio di chiunque altro e sapevo cosa c'era dietro a quel discorso: aveva perso i suoi genitori e soffriva la solitudine che però non era assolutamente in grado di scacciare. Decisi che lo avrei fatto io per lui, se il nero era il nulla, allora avrei bilanciato le cose.
"Io avrò il bianco allora Cäed! Anche il bianco non è un colore: è la somma di tutti i colori. E' il tutto, proprio per questo va molto d'accordo con il nero!", mi guardò per qualche istante con un'espressione sorpresa sul volto, quindi sorrise senza dire nulla. Da allora iniziai a portare sempre qualcosa di bianco indosso.
Non avevo pensato, allora, a come anticamente il bianco fosse anche il colore del lutto in Francia.
He would always win the fight
Le volte in cui abbiamo litigato davvero si contano sulle dita di una mano, ognuna di esse finiva sempre allo stesso modo: Cäedric tornava da me ed io smettevo di essere in collera, qualunque fosse il motivo, forse proprio per questo non ho ben chiaro chi di noi fosse da considerare il ‘vincitore' di quelle discussioni.
Le discussioni relativamente senza importanza, invece, erano un'altra storia. Sembrava che non vi fosse un argomento su cui potessi cogliere impreparato Cäedric, nessuno a parte le ‘cose da ragazze' certo. In ogni caso l'ultima parola era sempre la sua, sia che l'avesse di per sé stesso, sia che gliela lasciassi io (senza dirglielo ovviamente).
Da bambino era solito affondare le mani in tasca, sfoderare lo sguardo più intimidatorio che aveva (cosa che non funzionava comunque con me) e girare sui tacchi. Io lo rincorrevo.
In seguito, da ragazzi, affondava le mani in tasca, sfoderava uno sguardo non troppo intimidatorio (poteva fare ben di peggio, lo sapevo) e mi guardava girare sui tacchi. Lui mi rincorreva, sempre.
Bang bang, he shot me down
Bang bang, I hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, my baby shot me down.
Goccia dopo goccia, l'acqua si rincorre chissà dove, come i ricordi che si affollano nella mia mente.
Dal corridoio fuori dalla gabbia giunge un eco di passi concitati, mi distrae per un attimo, mi riporta alla realtà della mia attuale condizione. Come pensavo, il ritorno mi è sgradito, mi sorprendo a desiderare l'oblio della consapevolezza, per l'ennesima volta.
E' un errore, la mia effimera volontà è più che pronta a garantirmi soddisfazione, mi basta abbassare le palpebre e sono di nuovo altrove, dove ero una volta.
Sono di nuovo la persona che ero una volta...
Seasons came and changed the time
When I grew up, I called him mine
He would always laugh and say
"Remember when we used to play?"
Il tempo che ho trascorso in Cornovaglia, insieme a Cäedric, il tempo che è stato tutta la mia vita, di cui ho amato ogni singolo istante... è stato un sogno oppure un'illusione?
A quindici anni già ci appartenevamo, a sedici eravamo promessi. Conobbi solamente gioia, nonostante tutto quello che altri potevano pensare, gli altri nobili, le malelingue, Sir Richard... per tutti costoro la nostra unione era sbagliata e non sarebbe durata, era un capriccio oppure un inganno, in ogni caso era un errore.
Non per me, non per noi, almeno così credevo all'epoca. Cäedric me l'aveva promesso, l'aveva giurato ed io gli avevo creduto. Persino contro il volere di Richard, l'uomo che gli faceva da padre e da maestro, persino contro di lui, per me.
Ma alla fine dei giochi, si è rivelato tutto un'illusione. Ha vinto Richard, alla fine. Quell'essere dannato ha avuto ciò voleva, mentre io ho perso ogni cosa, mi ha portato via tutto.
"Dimenticalo Rochelle. Lui è destinato a cose più grandi di te. Se lo ami davvero, allora comprendi che non puoi ostacolare la sua ascesa verso quello che il Destino ha prestabilito per lui. Fatti da parte e rifatti una vita", che coraggio... osa definirsi un cavaliere di Dio, ma non è altri che un tiranno egoista, assetato fino all'inverosimile dell'altrui felicità. Che possa essere dannato fino alla fine dei tempi! Come ha osato dirmi questo?! Come ha potuto farmi una cosa del genere?! Farlo a Cäedric?
Sempre che lui non fosse d'accordo. Non lo so, credevo di saperlo, ma non è più così. Sincerità, verità o menzogna... non lo so più.
Ciò che so e ciò che spero sono cose troppo diverse.
Bang bang, I shot you down
Bang bang, you hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, I used to shoot you down.
Quante volte in cuor mio ho temuto che Richard gli imponesse una scelta, quante volte ho cercato di comprendere il motivo della sua contrarietà. Tempo sprecato, non avrei mai potuto immaginare la verità, ne tantomeno avrei potuto immaginare come essa ci avrebbe travolti entrambi. Lo ha forse immaginato Cäedric? Oppure davvero non sapeva?
La maledizione dei ricordi sono le domande che essi lasciano inevitabilmente senza una risposta.
Music played, and people sang
Just for me, the church bells rang.
Sarebbe stato così. Di certo sarebbe andata così... tutte le campane di Cornovaglia avrebbero suonato a festa, la chiesa del castello sarebbe stata gremita di volti sorridenti, sarebbe stato divertente vedere lo zio Gerome seduto fianco a fianco alla Regina...
Mio padre mi avrebbe accompagnata lungo la navata, fino all'altare da... no! Basta, basta! Idiozie e debolezze che non hanno più alcun senso, non adesso.
Now he's gone, I don't know why
And till this day, sometimes I cry
He didn't even say goodbye
He didn't take the time to lie.
Esattamente, è andata proprio così. Non potrei spiegarlo meglio di così. Cäedric se n'è andato, e non sapevo perché, ora forse ne ho un'idea più chiara, ma... ma ancora non riesco a spiegarmi perché non mi abbia detto nulla.
Ancora adesso, talvolta piango. Non sarebbe stato vero fino a poche notti fa, ma al parco del Golden Gate ho perso persino quella briciola di dignità. Avevo giurato a me stessa che mai più avrei sprecato lacrime, che mai più mi sarei resa debole come ero stata dopo la scomparsa di Cäedric... invece l'ho rifatto, ed anche in seguito, proprio qui nella gabbia, di fronte allo stesso uomo che di tali lacrime è l'origine. Evidentemente lui non è il solo in grado di infrangere le promesse.
Non ha neppure detto addio, non si è preso il tempo di mentire. Ancora oggi mi chiedo se le cose sarebbero andate diversamente qualora lo avesse fatto, come sarebbe stato se mi avesse detto addio, l'ennesimo interrogativo nella lunga schiera delle domande destinate a restare senza risposta.
Bang bang, he shot me down
Bang bang, I hit the ground
Bang bang, that awful sound
Bang bang, my baby shot me down...
Qualcosa di umido scivola lentamente lungo la mia guancia, una carezza sottile, fredda eppur bruciante. E' per questo che devo restare vigile, è per evitare questo che devo restare presente a me stessa: non posso lasciare ai miei carcerieri la soddisfazione di sapermi piegata, ma soprattutto non voglio lasciarmi andare alla disperazione, non so se riuscirei a fermarmi, è una discesa troppo ripida da risalire...
Solo una lacrima mi è sfuggita. Sempre troppo. Devo smetterla, devo uscire di qui prima di impazzire definitivamente.
Non sopporto l'idea di trascorrere altro tempo in balia di ciò che non posso controllare.
Non sopporto l'idea di sapermi ancora così debole da alimentare speranze illusorie e mendaci, evanescenti come il riflesso di un lampo negli occhi dorati di un Angelo...
Commenti utenti (4)
|
|
|