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Dark side of the sun
Tuesday 22 January 2008
 
Scritto da Samael,

 

The moon is no door.Un tuffo nell'occhio oscuro del ciclone. Il precipitare vertiginoso attraverso miriadi di visioni, sfondando pareti e pareti di immagini. Una grigia stanza del colore della nebbia. Una donna morente come la bambina del quadro di Munch. Una voce che nasce a Nord, dura e metallica come i biondi capelli di chi la elargisce. Un nome che emana un'aura di leggenda, sepolto sotto millenari strati di ghiaccio macchiato dal sangue dei berserker. It drags the sea after it like a dark crime. L'immagine di Wilhelm si scioglie e si ricompone. Più pallida, più eterea, più bella, più inquietante. I colori dell'eternità. Wilhelm nel cortile dell'università. Il suo salotto. Il suo sorriso assente. Anni fa. Oggi. Io, seduto con un libro in mano. La mia voce sfrontata. Il morso della bestia. Una bruma scarlatta mi avvolge e mi scarnifica il corpo. Attraverso lo specchio, nel regno della Regina di Cuori, dove i bambini giocano a palla con le teste dei condannati a morte. The bells startle the sky, eight great tongues affirming the Resurrection. Dannato e divino!

 

-Cosa mi hai fatto, mostro?!-gridai, afferrando Wilhelm per il colletto.

-Lo sai benissimo. -mi rispose, con la sua voce ironica e mielosa. -Ora, però, hai altre priorità. Non vorrai davvero colpirmi...-non potevo resistere al suo sguardo, alle infinite stanze di specchi che si diramavano nelle sue iridi.

Lo lasciai andare, distratto da un odore che fino a pochi minuti prima avrei giudicato disgustoso, l'odore del mio primo sangue. Guardai il palmo della mia mano destra macchiato di rosso. Chiusi gli occhi e lo annusai. Era come trovarsi davanti alla tavola imbandita di un re, di fronte a leccornie di ogni genere, ma soprattutto, quel nuovo, abominevole nutrimento emanava un profumo sensuale, simile a quello che avvertono gli animali nella stagione degli amori.

-Volersi ribellare al destino del non vivere è proprio ciò che da il gusto del sangue. -mormorò Wilhelm. -Sei un vampiro, una lamia, un soucriant dei Caraibi, scegli il nome che preferisci. Come gli spiriti dei morti che si avvinghiano ai vivi, ti nutri di sangue umano per ricordare i piaceri della vita. Ora, appartieni a un diverso ordine di cose. Assaggia il tuo proprio sangue e ne capirai la potenza. -

Obbedii. Raccolsi una goccia con la punta dell'indice e me la portai alle labbra. Fu come mordere la madeleine di Proust. Lo scrigno in cui custodivo i miei ricordi si spalancò.

 

La porta dell'aula si aprì lentamente, roteando con un fruscio sui propri cardini. Una décolleté di vernice di René Caovilla sbirciò all'interno, per poi entrare insieme alla sua radiosa sorella. Stringhe di profumato cuoio russo abbracciavano caviglie sottili, avvolte in collants di seta che risalivano lungo i pendii di due gambe perfettamente affusolate, fino a sparire sopra al ginocchio, sotto una gonna nera dai bordi frastagliati. Un tailleur singolare, dalle applicazioni in tulle. Sotto, una camicetta dai bottoni in madreperla e al collo un diamante tagliato a baguette, in mezzo a due sfavillanti acquemarine. Labbra nere. Ombretto blu cobalto. Un acconciatura dal taglio démodé, da diva anni '30. Una spilla di brillanti a forma di libellula all'altezza del cuore. Una forcina di cristallo di Boemia sopra l'orecchio destro. Signore e signori, ecco a voi Marisa Coulter!

In ritardo di cinque minuti rispetto all'inizio della lezione, sfilò regalmente davanti a file e file di banchi occupati da ragazzi incantati e ragazze invidiose, finché non arrivò di fronte alla cattedra. Solo allora, rivolse un timido saluto al professore di arte rococò e si sedette in prima fila, di fianco a me. La sua postura altera e il suo sorriso trionfante mi irritavano oltremodo. 

-Piacere di conoscerti, mi chiamo Marisa. -mi disse tendendomi la mano, alla fine della lezione. -Che ne dici di farmi compagnia durante la pausa pranzo?-sfrontata e disinvolta come poche.

-Volentieri, anche se gli altri studenti finiranno con l'odiarmi. -

-L'odio e l'invidia sono il nutrimento dei vincitori. -si schermò gli occhi dietro un enorme paio di occhiali di Dior e, gettandosi teatralmente un foulard nero intorno a collo, mi prese sottobraccio e mi condusse fuori dall'aula.

-Leonard Burnett, il professore di arte rococò, è da tenere d'occhio. -mi disse, seduti alla mensa del campus, mentre sminuzzava col coltello una cotoletta viennese. -Pare che sia amico intimo di Wilhelm Dahrendorf, il grande magnate d'arte di San Francisco. Entrare nelle sue grazie significa avviarsi verso un futuro dorato. -

-Il tuo passatempo preferito consiste nell'elaborare strategie d'attacco, Marisa?-il suo modo di fare da arrivista contrastava violentemente con gli insegnamenti che avevo ricevuto alla comune, nonché con l'educazione religiosa che mi era stata impartita al collegio. -Il mondo non è una giungla. Dovresti imparare a vivere con più rilassatezza. -

-Vedi Samael, noi esseri umani non abbiamo davanti tutta l'eternità per concederci quella che tu chiami rilassatezza. La vita è breve ed è necessario lottare strenuamente per darle un significato. -

-Per quanto una realizzazione professionale possa essere ritenuta un significato sufficiente...-oh, lo sformato di patate era davvero ottimo, dovevo fare i complimenti al cuoco.

-Pfui, idealista...-sollevò il vassoio e se ne andò via, senza neppure salutare.

Wilhelm fendeva con grazia la folla di gente che si dimenava sulla pista da ballo. Mi fece segno di seguirlo verso un angolo del locale, dove una ragazza imbronciata attendeva che qualcuno le proponesse di ballare. Mi sedetti su un divanetto, continuando però a osservarlo con la coda dell'occhio. Gli bastò guardarla negli occhi per convincerla a reclinare arrendevolmente il capo, offrendogli il collo.

-Hai visto come si fa?-mi domandò, tornando verso di me. -Non devi dubitare neppure per un istante del fascino sovrannaturale che emani. Prova tu, ora. -e mi indicò una ragazza la cui carnagione suggeriva la provenienza caraibica.

-E'un peccato rimanere soli, guardando gli altri ballare. -le dissi, porgendole la mano. -Che ne dici di fare quattro salti?-

Accettò di buon grado e dopo qualche minuto, approfittando dell'euforia che suscitava la musica, le sfiorai il collo con le labbra e affondai i canini. Wet with thine own best blood shall dripp, thy gnashing tooth and haggard lip; then stalking to thy sullen grave - go - and with gouls and afrits rave; till these in horror shrink away from spectre more accursed than they. Non era il momento per citare mentalmente sua maestà Lord Byron, tuttavia. Wilhelm si era raccomandato di non bere mai troppo sangue dalla stessa vittima in una volta sola. Erano finiti i tempi in cui i vampiri erano incontrastate e temute creature della notte. Così, ammorbidii la mia presa su quella deliziosa ragazza e continuai a ballare con lei. Il suo dolce sangue creolo mi scaldava il cuore.

 

-Signor Blackwood, le sue opere sono davvero interessanti. -commentò il professor Burnett, mentre studiava attentamente i miei disegni sparsi sulla sua scrivania di mogano. -Il suo gusto realistico mi incuriosisce molto. Il modo in cui miscela i colori e spande la luce sugli oggetti...E' difficile, oggigiorno, trovare qualcuno che non si dedichi alla pittura disimpegnata. -

Leonard Burnett era un uomo sulla quarantina proveniente dalle Barbados. I suoi lineamenti morbidi e la sua carnagione color caffè esprimevano un'allegria disarmante, a dispetto della storia di schiavismo e torture che sicuramente scorreva ancora nel suo sangue. Occhi ipnotici da stregone voodoo. Labbra carnose che si dischiudevano per mostrare denti bianchissimi. Un fisico prestante, troppo vitale per non contrastare con gli abiti formali che indossava.

-Vorrei mostrarli a un mio caro amico e collega. -continuò, alzandosi e misurando a lunghi passi il suo studio. -Che ne diresti di cenare in nostra compagnia domani sera? Forse conosci di nome Wilhelm Dahrendorf. E' un commerciante d'arte piuttosto bizzarro. Pensa, vive soltanto di notte, come un vampiro. -

-Cenerai insieme a Dahrendorf?!- esclamò Marisa, richiamando l'attenzione di tutti gli studenti che in quel momento stavano attraversando il corridoio. -Sei mostruoso, Samael, lo ammetto. Sei riuscito ad anticiparmi. Beh, metti una buona parola anche per me. -

-A dire la verità, ho già chiesto al professor Burnett se potevo portarti con me. -

-Dici sul serio?! Ma è fantastico!-presa dall'entusiasmo, mi schiocco un bacio sulla bocca. -Oh, forse mi sono lasciata trascinare troppo dalla foga...-estrasse il rossetto dalla borsetta e se ne passò un velo sulle labbra.  -Allora, a domani sera. -

-Questa è la tua stanza, Samael. -mi disse Wilhelm, aprendo la porta di una delle tante camere per gli ospiti. -Puoi dormire qui fino al tramonto. Domani, riprenderemo con le lezioni. -

-Mmh...-guardai perplesso il grande letto a baldacchino. -Pensavo che i vampiri dormissero dentro le bare. -

-Quello succede solo nei romanzi, anche se alcuni di noi apprezzano le bare foderate di raso. -

-E non devo neppure temere l'aglio e le croci?-domandai, sdraiandomi esausto sul letto.

-Ovviamente no. I vampiri hanno un olfatto più sviluppato dei mortali e per questo gli odori forti li infastidiscono di più. Tuttavia, non scappano a braccia levate davanti a una treccia d'aglio. Per quanto riguarda gli oggetti sacri...sì, in un certo senso siamo stati maledetti da Dio, ma gli oggetti in sé non possiedono alcun potere. Tuttavia, esistono alcune persone la cui fede è così forte da poterci danneggiare. -

-Ah, un'altra cosa. Si dice che se getti degli oggetti minuscoli, come dei chiodi, ai piedi di un vampiro, questi non riesce a resistere all'impulso di contarli uno per uno. -

-Un'altra sciocchezza. Certo, se mi rovesci davanti un sacchetto pieno di brillanti...ecco, potrei trovarmi in difficoltà. Ora dormi, però. -spense la luce e chiuse la porta.

-Schifoso mostro narcisista...-sussurrai, addormentandomi avvinto da una spossatezza che non avevo mai provato prima.

 

-Piacere di conoscerti, Samael. Sono Wilhelm Dahrendorf. -

-Il piacere è tutto mio. -

-E mio!-cinguettò Marisa, intromettendosi. -E' un vero onore poterla incontrare di persona, signor Dahrendorf. O forse, preferisce Herr Dahrendorf?-

-Mpf, sono decenni che qualcuno non mi chiama Herr. -

I suoi raffinati lineamenti europei e la sua innata eleganza mi ricordavano il fascino che può suscitare il personaggio di un romanzo ottocentesco, un misto di garbo e di ricercatezza borghese. Profondi occhi blu e ricci capelli castani. Un ombra di barba che avrebbe velato il suo viso nei secoli a venire, sino alla fine del mondo.

La cameriera francese di Burnett servì la prima portata, una saporita zuppa di ostriche. Notai che Wilhelm né di un piatto né di un bicchiere. Evidentemente, si accorse della mia occhiata perplessa, poiché rispose alla mia domanda inespressa.

-Sono stato costretto a cenare fuori. Mi scuso della mia maleducazione. -

-Peccato Wilhelm, perché la minestra è davvero ottima. -sospirò Burnett, prima di fare un cenno alla cameriera. -Sophie, porta i miei complimenti a Jérome, stavolta ha davvero superato se stesso.

-Jerome è il tuo...-disse Wilhelm.

-Cuoco, sì. L'ho comprato, cioè, assunto durante le mie ultime vacanze alla Martinica. Non è molto istruito, ma possiede un talento unico per il pesce. -

-Lasciamo perdere le tue conquiste neocoloniali, Leonard. -ridacchiò Wilhelm. -Piuttosto, Samael, vorrei utilizzare le tue opere per completare una mostra di talenti emergenti. Leonard è stato davvero provvidenziale a parlarmi di te in questi giorni. Ancora una settimana e avrei rischiato di contattare un altro pittore dilettante. -

-Una mostra? La sua proposta mi lusinga molto e le sono obbligato per questo. -

-Lusinga...obbligato...sembrano parole estratte da un romanzo di un secolo fa. Il bello di quest'epoca, Samael, è che certe barriere sono cadute ed è permesso parlarsi più francamente. Questi salamelecchi lasciamoli ai nobili annoiati. Quindi, chiamami pure Wilhelm. D'ora in poi saremo soci in affari. -

Il crepuscolo era già sceso oltre i grattacieli di San Francisco. Devo ammettere che i vampiri possono lamentarsi di qualunque cosa, tranne della qualità del loro riposo. Non appena il primo raggio di sole occhieggia all'orizzonte, ecco che un pesante sopore si aggrappa alle loro palpebre come un piccolo e fastidioso gnomo. Quando, al contrario, il sole tramonta completamente, gli occhi dei vampiri si spalancano come le porte di una metropolitana. Insomma, in millenni e millenni di storia notturna non è mai stato registrato un solo caso di insonnia.

Così, mi risvegliai tra soffici coltri di raso. La porta si spalancò subitaneamente e Wilhelm fece il suo ingresso, ineccepibile nella sua vestaglia di seta. Mi porse il cellulare, il quale squillava come impazzito.

-E' da quando mi sono svegliato che quell'aggeggio tormenta i miei timpani. -si lamentò, sbuffando. -Era rimasto in salotto da ieri sera. Ti prego, cambia suoneria. I sitar e le percussioni tribali sono davvero di pessimo gusto. Ah, rispondi, altrimenti riattacca. -

-Pronto. -dissi, strofinandomi gli occhi.

-Capo, per quale assurdo motivo non si è presentato al lavoro oggi?!-Wendy! Mi ero completamente dimenticato di lei!

-Oh, Wendy cara, proprio di questo volevo parlarti. -rimasi per qualche istante in silenzio, cercando di assemblare una scusa plausibile per la mia nuova condizione sovrannaturale. -Vedi, devi assolutamente rivedere i miei orari di lavoro. Penso che d'ora in poi non potrò più lavorare durante il giorno. -

-Oh Dio...spero che stia scherzando...-

-No, non stavolta. E non chiedere altro. Naturalmente sarò disponibile nelle prime ore del crepuscolo e per tutto il corso della notte. -

-Lei spera che io rimanga in ufficio tutta la notte per aiutarla?-

-Non tutta la notte, ma soltanto durante le prime ore della sera. Naturalmente, i tuoi compiti diurni si amplieranno. Per questo, raddoppierò il tuo stipendio. -

-Io...io...ho bisogno di un bagno caldo. -clack.

-Tutto risolto, Samael?-mi domandò Wilhelm, visibilmente divertito.

-Come farei senza Wendy...-una singola lacrima di sangue mi solcò la guancia.

-Ora vestiti. Devo presentarti al Principe, questa sera. -

Il Principe...come non ricordare la prima volta che la incontrai, all'interno del suo studio scipito. Come non avvertire il sentore del pericolo nell'aria, al suo solo cospetto. Come non provare uno spontaneo moto di antipatia, ritrovandomi a fissare i suoi arroganti occhi scintillanti. Mi bastò un solo, rapido sguardo per inquadrarla. Zigomi alti, lineamenti contratti...la tipica espressione arcigna di una zitella, pazientemente forgiata durante secoli e secoli di solitudine. Mi immaginavo un gigantesco letto matrimoniale, di cui un lato rimaneva sempre ben composto, le coperte intonse e il cuscino con sopra ricamata la scritta lui ancora bello gonfio.

-Così questo sarebbe il tuo nuovo, infante...-sentenziò, senza neppure alzarsi per darmi il benvenuto. -Mi fido della tua scelta. -e senza aggiungere una parola, ci suggerì di uscire con una semplice alzata di ciglia.

In seguito, Wilhelm mi portò a visitare il Succubus Club, locale di punta per i vampiri di San Francisco. Lo guardai mentre si dirigeva verso l'ennesima ragazza solitaria e con quale sorpresa lo vidi ricevere uno schiaffo in pieno viso! Mesto e avvilito tornò verso di me, la bocca schiumante di rabbia.

-Segui il mio consiglio, Samael. Quando sei veramente affamato, lascia perdere le ragazze e avventati direttamente sui maschi. Non voglio apparire misogino, ma in certe occasioni i maschi sono più, come dire, disponibili. Pfui, quest'assurda idea che il vampiro si diverta a sedurre le proprie vittime...invenzioni letterarie...-

Intanto, la mia attenzione era già stata catturata da un gruppo di giovani che sorreggeva un'amica chiaramente ubriaca, ubriaca come...

 

...come Marisa quella sera di una manciata di anni prima. Mi aveva trascinato in una patinata discoteca per figli di papà e, dopo aver stazionato al banco per più di mezz'ora e ballato febbricitante, ora se ne stava aggrappata al mio braccio, nell'estenuante attesa di rigettare tutti gli intrugli che aveva trangugiato.

-Divertiti! Siamo qui per festeggiare la tua prima mostra...-biascicò, crollando su uno sgabello.

-Preferisco controllare che qualche malintenzionato non approfitti delle tue attuali condizioni, per abusare di te. -

-So badare a me stessa...-

-Sì, certo. Però ormai...-niente da fare, stava già correndo verso il bagno.

Nell'attesa che tornasse, bevvi un sorso del mio mojito ghiacciato e, attraverso quel liquido verde e trasparente, vidi Wilhelm emergere dalla folla verso di me.

-Se me l'avessi detto, avrei organizzato una festa in grande stile per te. -

-Sei una specie di detective o cosa, per pedinarmi fino a qui?-

-No, passo da queste parti di tanto in tanto, per un goccetto e fare quattro salti. -

-Allora, posso offrirti da bere?-

-No grazie, ho già bevuto. -

1)Sei soddisfatto del tuo clan? Mmh, sì.

2)Qual è il tuo clan preferito, oltre al tuo? Perché? Penso i Gangrel. Perché ho un debole per gli animali.

3)Qual è la tua disciplina artistica preferita? La pittura direi.

4)Hai un buon rapporto col denaro? Certo.

5)Qual è il tuo stilista preferito? Sempre e comunque Dior.

6)Qual è l'aspetto del tuo Sire che preferisci? Wilhelm leggerà questo test? Boh, la sua nonchalance.

7)Cosa invece non ti piace del tuo Sire? è lunatico.

-Oh, pensavo che quel test fosse passato di moda da diversi decenni. -esclamò Wilhelm, entrando nella mia stanza.

-Me l'ha consegnato questa sera Annette. -

-Un semplice test per conoscere meglio i nuovi membri del clan. Poco più che un gioco. -

-Pensavo che i vampiri utilizzassero metodi più pittoreschi per iniziare i propri nuovi membri. -

-Preferisci essere sepolto vivo e scavare fino alla superficie, con il cranio spaccato?-

Risposi all'ultima domanda e inserii il test nella sua busta.

-Piuttosto, Samael, vorrei farti un discorsetto a proposito del nostro clan. -

-Prima vorrei farti io una domanda. Perché hai scelto proprio me?-

-Se non avesse scelto te, il Dono Tenebroso sarebbe toccato a qualcun altro. E' questo che intendi?-

-No, non mi sento per niente orgoglioso di essere stato maledetto al posto di un altro essere umano. Voglio sapere in base a quali caratteristiche mi hai ritenuto adatto a diventare vampiro. -

-Avevo bisogno di un infante, ma non pensare che l'abbia fatto per semplice necessità. Tu, forse non lo sai ancora, ma ti adatterai con molta facilità alla prospettiva dell'eternità. -

-Un'eternità di noia?-

-Hai toccato proprio il punto della questione. Volevo parlarti esattamente di questo. Vedi, i Toreador, più che gli altri vampiri, non possiedono una missione in particolare e un codice di comportamento ben preciso, al di fuori dei propri desideri. Per questo, si lasciano andare a ogni sorta di vizio e piacere. Succederà anche a te, perché nell'immaginario collettivo il vampiro è una creatura gaudente e i Toreador, all'inizio, ritengono che ciò corrisponda a verità. Sicuramente, verrai conquistato dalla noia, ma sono sicuro che potrai risollevarti. Alcuni Toreador scelgono di emergere da quella condizione, chi tramite la religione, la filantropia oppure la sete di conoscenza. Ognuno sceglie il sentiero a lui più consono. -

-Quindi mi hai scelto perché pensi che io non mi lascerò trascinare dal mio desiderio fino in fondo?-

-Esatto. Vedi, col tempo imparerai che l'eternità può anche non essere una maledizione, ma uno straordinario strumento di conoscenza. Con tutto il tempo a tua disposizione, puoi esplorare il mondo in ogni sua parte. -

-Spero che tu abbia ragione. -

Aprii di nuovo la busta e corressi la risposta alla domanda numero sette. La saggezza. Proprio lì, sulla scrivania, torreggiava una foto. L'interno di un locale dalle luci soffuse.

-Grazie per averci scattato la foto. -dissi, mentre il buon uomo mi restituiva la macchina fotografica.

-Il tocco ti dona molto, sai. -Wilhelm me lo sfilò dalla testa e lo indossò.

Eravamo in tre. Io, lui e Marisa, intorno al tavolo di un pub. Cercavo di divinare il futuro, osservando il boccale di birra rossa che tenevo tra le mani. Ero incantato dalla sua superficie brulicante, da quella schiuma soffice che annegava in quello che sembrava un mare di sangue.

-Signor Dahrendorf, d'ora in poi saremo nemici in affari. -disse Marisa. -Non avrò nessuna pietà nei confronti suoi e di Samael. -

-Chiamami Wilhelm, cara. I nemici devono essere trattati da pari. -

-A proposito, che ne è stato del professor Burnett?-domandai.

-Oh, quel viscido pederasta si è offeso perché ho proposto a te, e non a lui, di diventare mio socio. Penso sia salito sul primo volo diretto ai Caraibi, per circuire qualche ignaro giovinetto del luogo. -

-A proposito, Sam. -disse Marisa, prendendomi la mano. -Ho già prenotato l'aereo per San Francisco. Partiremo fra una settimana. Noi due, soli, in prima classe, sorseggiando champagne e fantasticando sui nostri futuri e fortunati affari. -

-Io ti precederò. -si introdusse Wilhelm. -Dovrai trovarti una segretaria, piuttosto. Ho ricevuto il curriculum di qualche aspirante promettente. -

-Stasera non voglio parlare di lavoro. -dissi. -Perché non usciamo da questo posto e andiamo alla festa che hanno allestito al campus?-

-Buona idea!-esclamò Marisa. -I momenti di riflessione sono finiti. -

-Andate pure, io faccio ritorno a casa. -Wilhelm mi diede il tocco e, infilato il cappotto, ci salutò affettuosamente, prima di dirigersi verso l'uscita.

Quando uscimmo anche noi, rimasi abbagliato dalla bellezza di quella notte. La luna splendeva tra nuvole dense, formate da energiche pennellate di grigioblu. I lampioni componevano un sentiero di luci che si proiettava all'infinito, percorso da decine di persone e dal loro chiacchiericcio. Il rombo delle auto, le finestre illuminate come tante tessere dorate di un immenso mosaico. La bellezza della modernità, unita al fascino primordiale della notte.

-Ahahah!-rise sonoramente Annette, incapace di trattenersi. -La saggezza sarebbe il tratto distintivo di Wilhelm?! Ma non farmi ridere!-

-Ti avevo detto di non leggerlo. -le dissi, imbarazzato.

-Mi annoio così tanto dietro questa scrivania...Uh, ecco che esce dall'ufficio del Siniscalco. Ci vediamo prossimamente, Samael. Magari faremo shopping insieme, appena cominceranno i saldi. -

-Contaci, Annette. -

Eccoci di nuovo nella notte. Wilhelm sembrava particolarmente di buon umore.

-Ora sei un membro della Camarilla a tutti gli effetti. -esordì, portandosi una sigaretta spenta alle labbra (le sigarette danno un'aria così carismatica e tenebrosa, dice sempre Wilhelm. -Ti verranno affidati incarichi, tra un po' di tempo. Una seccatura, a dire la verità. Una specie di secondo lavoro e per giunta non retribuito. Ti alletta l'idea?-

-La notte è giovane. -

-A proposito, Samael, pensi di odiarmi ancora?-a quella domanda mi fermai, impietrito. -Sai, non è difficile per noi vampiri sondare i pensieri altrui, anche se non siamo davvero in grado di leggere nella mente. -

-Tu non odieresti una creatura della notte che ti strappa alla tua esistenza?-

-Sì, anch'io ho odiato Gunnar i primi tempi. Poi, però, ho iniziato ad apprezzare seriamente il suo dono. Guardati intorno. -

Vidi una moltitudine di persone fluire lungo il marciapiede, come un'inarrestabile corrente umana. Little poppies, little hell flames. Un'infinita marea di sangue. Herr God, Herr Luciferr, beware beware. Out of the ash I rise with my red hair and I eat men like air.

-Non è solo sangue, Samael. L'eternità è innamorata delle opere del tempo. -

-Finirà mai questa specie di esilio?-domandai, sconsolato.

The end of exile is the end of being.

-La solitudine è un esilio. Tu sei solo?-una mano sulla spalla, morbida, molto più morbida del cachemire che l'avvolgeva

 

Commenti utenti (3) File RSS dei commenti
Postato il Master, 23-01-2008 13:28,
1. wow
Bella cronaca di un abbraccio :) mi piace... e grazie per quegli spunti su whilem. Mordor ringrazia, e forse non sarà così terribile come in genere si pensa ;)
 
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» Vedi le 1 risposte

Postato il Harle, 22-01-2008 17:58,
2. Ah beh
Se devi usare lo stile che usai io per il mio abbraccios ei pregato di METTERLO BELLO IN GRANDE non in microscopico! Deficiente!  
 
Cmq, not bad.
 
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Postato il Caedric Allen Aston, 22-01-2008 17:15,
3. Che dire...
...il tuo ingresso nella notte eterna è senza dubbio stato più indolore del mio. Ritieniti fortunato di questo. 
Wilhelm mi ha piacevolmente sorpreso nella sua veste di guida, mentre Marisa è senza dubbio una conferma...
 
» Rispondi a questo commento

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