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Din-don, din-don.
Avevo sedici anni e correvo affanosamente attraverso il cortile del collegio, mentre i rintocchi a lutto delle campane pulsavano come tamburi nella mia testa. Fu in quel giorno di cordoglio per tutto l'istituto che conobbi Padre Asrael, quando tutti gli studenti e i professori condividevano lo stesso stato d'animo per l'insaspettata e violenta morte del preside.
Come al solito, ero in ritardo per la messa. Proprio quella messa però! Era un evento sociale di primaria importanza. Tutto il gotha dell'istituto sarebbe stato presente e se fossi entrato nell'edificio a celebrazione iniziata, la mia reputazione ne sarebbe stata inevitabilmente intaccata. "Ecco Samael...ma da quanto tempo è che non si confessa? - Sempre a divertirsi in chissà quale anfratto della scuola. - E' proprio senza ritegno. " Già mi immaginavo i commenti caustici della professoressa di latino, coi suoi leziosi occhialini di tartaruga avvinghiati al suo naso acquilino.
A proposito, forse voi non lo sapete, ma il collegio che frequentavo era cattolico. Mia madre inorridiva ogniqualvolta in televisione l'occhio le cadeva sulla trasmissione di uno squallido predicatore protestante e aveva deciso di educarmi all'Unica, Vera Fede. Scelta encomiabile, certamente. I protestanti mancano talmente di senso estetico...i loro luoghi di culto sono così spogli, che persino il mio garage risulta più suggestivo.
Torniamo a noi. Aprii lentamente il pesante portone di quercia della cappella e sgattaiolai all'interno. Fortunatamente, il funerale non era ancora cominciato. Gli ultimi arrivati stavano giusto prendendo posto. Immersi le dita nell'acquasantiera di puro marmo e sorretta da un grazioso angioletto, e mi feci il segno della croce. Com'era piacevole la fresca sensazione dell'acqua santa sulla mia fronte...Ma soprattutto, ne ho sempre apprezzato il lieve profumo. Per quanto sia normale acqua, emana un aroma evanescente.
Attraversai con una certa allure la navata centrale, se non altro per sfilare nel mio nuovo completo funebre di Valentino, e scorgendo un posticino libero di fianco al professore di matematica, gli chiesi gentilmente se potevo occuparlo. E non appena mi appoggiai alla dura panca di noce, l'organo emise un lungo e stridulo lamento.
Ordunque, non vi aspetterete che vi descriva nei minimi particolari la funzione. I funerali si assomigliano un po' tutti. Sottolineo solo che per l'occasione era stato affittato un coro di voci bianche di San Francisco. Ma l'aspetto principale della cerimonia era certamente rappresentato dalla figura del sacerdote. Il sacerdote ufficiale dell'istituto era stato allontanato tre mesi prima, per questioni pruriginose che seminarono copiosamente scandalo. Sciami di pettegolezzi, simili alle fatali cavallette d'Egitto, avevano sfrecciato per ogni corridoio, aula e dormitorio. E quindi era stato ritenuto necessario sostituire il prete con uno nuovo. Il Vescovo di San Francisco ci aveva mandato un giovane pretino, poco più che trentenne. Sebbene avesse celebrato già un certo numero di funzioni, quella era la prima volta che lo vedevo di persona. La domenica mattina dormivo solitamente fino a tardi e nella bolgia infernale di studenti che si recava a messa, nessun professore faceva caso alla mia assenza.
E così il funerale terminò e la folla cominciò a riversarsi all'esterno, seguendo la bara, trasportata dai nerboruti bidelli del dormitorio est. Ora, mi ricordai che era da molte settimane che non mi confessavo. La mia anima necessitava dunque di scrollarsi di dosso qualche fastidioso peso. Avevo visto che qualcuno era entrato nel confessionale. Evidentemente, il nuovo prete aveva chiesto a un suo collega di occuparsi delle confessioni. Ai funerali c'è sempre qualcuno che deve liberarsi il cuore dalle cattiverie che ha pensate del morto.
Ero tutto solo. Padre Asrael aveva ovviamente seguito la processione funebre. Fuori faceva freddo, era autunno, e io non avevo la minima voglia di inzupparmi l'orlo dei pantaloni nel fango del cimitero. A dire la verità, il preside non mi era mai stato simpatico. Mi aveva per giunto punito una volta, beccandomi a fumare in cima al tetto con Marie-Jeannette, la ragazza creola che si occupava della lavanderia.
Allora, mi avvicinai al confessionale, ignaro dell'immane sorpresa che avrei rivelato. Mi sedetti sullo sgabello e percepii l'oscura presenza del confessore. Era davvero oscura, credetemi. La sua voce emerse cupa e sommessa dalla grata, come se quel confessionale si spalancasse su un profondo pozzo. E la confessione ebbe inizio...
Ma cosa diavolo vorrà Caedric da chiamarmi al cellulare? Sempre nei momenti meno opportuni...Ok, ci vediamo alla prossima.
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