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Il confessionale degli eretici III
Thursday 06 December 2007
 
Scritto da Samael,

 

Ero sdraiato sul letto del prof di matematica, fumando e rimuginando su quanto Marie-Jeannette mi aveva rivelato la sera precedente. Il prof, che di nome faceva Jordan, era impegnato a vergare il prossimo compito in classe, seduto alla scrivania di fronte al proprio portatile. All'esterno, la pioggia tesseva un mormorante arazzo di suoni, rendendo quella notte ancor più suggestiva e pittoresca. L'unica fonte di luce all'interno della stanza era generata dal fuoco che crepitava nel camino, una luminescenza dorata e pulsante che tuttavia non riusciva a raggiungere gli angoli più lontani.

 

-Allora, davvero la polizia ha trovato un pezzetto di tessuto nero nella stanza del preside?-domandai così, a bruciapelo, facendo sobbalzare Jordan sulla sedia.

Questi, si riassesto gli occhiali dalla montatura trasparente sul suo naso, si ravvivò i folti e ricci capelli castani, e attese qualche istante prima di rispondere, come se stesse cercando le parole adatte sul fondo della sua mente.

-Pensavo si trattasse di un'informazione riservata. -mormorò con la sua cavernosa voce baritonale.

-La gente parla e...la servitù ascolta. -sentenziai, tirando un'altra boccata di fumo.

-Già, la servitù... -compì una piroetta sulla sua sedia e si abbondò contro lo schienale. -Forse George non aveva tutti i torti, dopotutto. -George, naturalmente, era il nome del nostro defunto preside. -I nobilastri come lui temono sempre lo sguardo della servitù. Non lo ammetterebbero con nessuno al mondo, ma provano un segreto timore per le loro chiacchiere, come se si sentissero in colpa della loro fortuna. -

E'opportuno sottolineare che il nostro preside apparteneva a una famiglia di baroni, proveniente dal Galles. Niente di sfarzoso, a dire la verità. In verità, possedeva qualche misero appezzamento di terra. Gran parte delle loro proprietà era stata dissipata sul tavolo del casinò dal suo padre beone, durante una delle sue frequenti visite a Macao. Almeno, questi erano i pettegolezzi che si rincorrevano di bocca in bocca per i corridoi dell'istituto.

-Ma George aveva altri motivi per temere della servitù. -continuò Jordan, alzandosi. -A te posso farlo vedere, ho piena fiducia nella tua discrezione.

Mi fece segno di seguirlo nel salottino adiacente. Mentre mi accomodavo sul canapè, lo guardavo rovistare in un armadietto ed estrarre una vecchia cassetta, che infilò velocemente nel videoregistratore. Lanciai un'occhiata alla copertina e notai che si trattava di un vecchio film muto, Cuori nel mondo, con quello splendore di Lillian Gish come protagonista. Mi ricordai della famosa scena in cui cammina spettrale per un campo di guerra, con indosso il vestito da sposa.

-Qualche giorno fa ho fatto un salto in videoteca per cercare questo film. -mi disse Jordan, senza ancora aver premuto il tasto play. -Puoi immaginare la mia sorpresa quando invece del film in questione, vidi questo.

Click!

A giudicare dall'illuminazione e dal contrasto, doveva trattarsi di un filmato amatoriale, girato con una semplice videocamera. L'obiettivo riprendeva l'interno di una stanza inconfondibile. Quei pannelli di legno scuro alle pareti, le riproduzioni di Hogarth, la lampada in ottone sulla scrivania...era senza alcuna ombra di dubbio l'ufficio del preside, di cui avevo varcato la soglia più di una volta.

-Inquadrami, sono la tua diva!-una voce maschile fuoricampo mi fece gelare il sangue nelle vene, tanto traboccava di lussuria.

Con quale dilaniante orrore vidi la videocamera virare lentamente verso sinistra, per inquadrare la figura del preside come non l'avevo mai vista! Apparentemente avvolto soltanto in una pelliccia dorata, le gambe striminzite e costellate di sparuti ciuffetti di peli, la testa calva e il viso imbellettato, si atteggiava da femme fatale, artigliando l'obiettivo con le sue unghie laccate di nero e indirizzando baci lascivi al misterioso regista.

-Aspergimi col tuo...-

Click!

-E' troppo per me...-dissi affannosamente, stringendo tra le mani il telecomando. -Oh Jordan, come hai potuto farmi questo?!-e detto ciò mi diressi al mobiletto dei liquori e colmai di vodka fino all'orlo un bicchiere da whiskey, trangugiandolo subito dopo. -Perché conservi certi...filmati infernali?! Per infestare le mie notti di incubi, forse?!-

-Non ho certo scelto quella cassetta conscio del suo contenuto, Samael. -mi disse lui, il viso in fiamme dall'imbarazzo. -Evidentemente, il preside ha nascosto quel video nella custodia di un film vecchio e sconosciuto ai più, sperando che nessuno lo prendesse in prestito. Per questo prima ti dicevo che George temeva la curiosità della servitù. Una donna delle pulizie avrebbe potuto scovare quella cassetta nel suo appartamento e fare esplodere uno scandalo. -

-Giusto. -commentai, sedendomi di nuovo accanto a lui, la testa resa leggera dall'alcool. -Quindi, il preside intratteneva una relazione con un uomo misterioso...e, non pago di ciò, amava persino travestirsi da donna, con un gusto davvero pessimo tra l'altro. Ma chi mai può essere il regista di quel video?-

-Non l'hai ancora intuito, Samael?-mi disse, fissandomi coi suoi vivaci occhi verdi.

-Stai forse insinuando che...-un terribile sospetto si fece strada tra i miei pensieri. -La parola che ha usato prima che io spegnessi, aspergimi...-trattenni il fiato prima di proseguire. -Ma cosa succede dopo? Raccontamelo tu, perché non avrei la forza di proseguire la visione. -

-Beh...-Jordan sospirò. -Il gioco si capovolge e attore e regista si scambiano i ruoli. In verità, l'amante del preside era padre Francisco. -

Caddi svenuto, annebbiato dai fumi dell'alcool.

 

Quando rinvenni era l'alba. Jordan russava lievemente al mio fianco. Pregai Dio che il custode del dormitorio non avesse notato la mia assenza. Scivolai fuori dalle coperte e in un battibaleno mi levai il morbido pigiama di flanella, con cui Jordan mi aveva vestito, e mi infilai nei miei abiti. Lo salutai distrattamente prima di precipitarmi fuori dalla stanza. I miei passi febbricitanti rimbombavano lungo gli infiniti corridoi.

A un tratto, mi fermai. Dopotutto, che senso aveva tornare nella mia camera a quell'ora. Il danno ormai era stato fatto. Così, oppresso dalla rivelazione della sera precedente, uscii in cortile e mi diressi verso la chiesa, augurandomi che padre Asrael fosse già sveglio, per accogliere la mia confessione. E, per fortuna, eccolo lì a spazzare il sagrato!

-Buongiorno, Samael. Come mai sveglio a quest'ora?-

-Oh padre, sono venuto da lei per scrollarmi di dosso un peso che mi stringe il cuore in una morsa dolorosa. -

-Teatrale come al solito, ma entra e parlami. -

Mi fece strada dentro la chiesa e ci sedemmo su una panca, proprio davanti all'altare.

-In che modo posso aiutarti?-

Trovare le parole adatte per comunicargli una faccenda tanto scabrosa si rivelò più ostico del previsto. Come fare per non ferire la sensibilità di un uomo di chiesa? Come evitare di urtarlo, riportandogli il lato oscuro di un sacerdote come lui? Ma la verità non si veste di eufemismi quando ha il dovere di rivelare la sua accecante figura.

-Ho scoperto cose compromettenti riguardo padre Francisco, cose che avrei preferito non udire e vedere. E penso che lei sia la persona più adatta a cui confessarle. -

-Cosa mai hai visto e udito che possa trascinare ancora più in basso la reputazione di padre Francisco?-

Allora, gli rivelai ogni cosa riguardo la cassetta e il suo contenuto. Non gli tenni neppure nascosto il mio sospetto a proposito del colpevole dell'omicidio del preside. Attesi una risposta dalle sue labbra e dai suoi lineamenti, ma padre Asrael rimase a lungo impassibile, immerso in pensieri a me oscuri. Poi, si alzò e mi condusse in canonica, in una stanza adibita a magazzino, piena di mobilio sacro ormai in disuso e consumato dai tarli, armadi colmi di tonache ammuffite e libri accartocciati dall'umidità. Aprì il cassetto di un vecchio scrittoio e ne trasse un fascio di lettere. Porgendomelo, mi guardò con gli occhi umidi di malinconia.

-Quando mi sono insediato in questa chiesa, ho trascorso qualche pomeriggio a rovistare tra questi polverosi tesori privi di valore e ho trovato queste lettere. Appartenevano a padre Francisco e registrano una fitta corrispondenza tra lui e il preside. -

Mi sedetti su una vecchia sedia dall'imbottitura sfondata e iniziai a leggere a caso stralci di quei fogli. Erano indubbiamente lettere d'amore, traboccanti di desiderio. Non chiedetemi di riportarne in questa sede il contenuto, perché contenevano le frasi più ardite che mai avessi letto, le fantasie di due cuori avvinti dalla passione. Terminata la lettura, alzai gli occhi verso padre Asrael, cercando in lui ancora una volta una risposta. Mi prese dalle mani le lettere e le ripose al loro posto.

-Ormai appartengono al passato e se davvero è stato padre Francisco a uccidere il preside, la polizia lo scoprirà presto. Sta già indagando sul suo conto, dopotutto. -si arrestò per un istante, poi riprese il discorso. -Ho saputo che ha fatto sparire le sue tracce da un paio di giorni...prego Dio che non stia fuggendo dai suoi peccati, dal suo...delitto. -

Ormai era ora di recarsi in mensa a fare colazione. Salutai padre Asrael e attraversai la chiesa, passando per una navata laterale. Molte domande affollavano la mia mente, in quel momento, ma solo una si stagliava vivida per la sua prepotenza. Ipotizzando che padre Francisco fosse davvero l'assassino del preside, cosa l'aveva spinto a compiere un atto tanto definitivo? Quale motivo poteva aver obnubilato a tal punto la sua ragione da obbligarlo a uccidere il suo prossimo?

Pur essendo assorto in quei pensieri, non potei evitare di cogliere un particolare sulla parete che costeggiavo. Mi trovavo proprio di fianco a un dipinto della via crucis, quello raffigurante Gesù che per la prima volta cade sotto il peso della croce. Qualcosa spuntava da dietro la cornice del quadro, un angolino di carta. Lo afferrai prontamente e vidi che si trattava di una lettera. La dispiegai e notai dalla data che risaliva a un mese prima.

Corsi fuori dalla chiesa e all'ombra di un cipresso, mi sedetti per leggerla:

Caro Francisco,

                          forse non leggerai mai questa lettera. Forse hai già lasciato la tua chiesa. Davvero tornerai da lui, dall'uomo che si è frapposto fra me e te? O sono forse stato io l'elemento disturbante del vostro idillio? Mi avessi almeno tenuto nascosto la sua esistenza, la sua identità, ora non saresti costretto a incamminarti lungo un sentiero di solitudine e di vergogna. Pur conscio del mio potere, della mia gelosia, hai voluto tentarmi per vedere fino a che punto il mio amore poteva mutarsi in crudeltà. Ecco, ne hai avuto la prova. Ti ho sepolto sotto tonnellate di menzogne, ma tu non ti sei scomposto minimamente, non hai voluto controbattere, attaccarmi, gettare scandalo sul preside di un rinomato istituto e quindi su tutto ciò che rappresento. In silenzio e a testa bassa hai accettato di andartene con l'abito macchiato da una colpa falsa ma ignobile. Peggio per te. Continua pure a recitare i tuoi patetici mea culpa.

Un bacio dal tuo

George.

Quindi, un terzo uomo stendeva la sua ombra su questo mistero, rendendolo ancora più fitto e indecifrabile. Le campane suonarono le otto del mattino. Era ora di colazione.

 



Commenti utenti (1) File RSS dei commenti
Postato il Il covo delle baldracche, 06-12-2007 13:54,
1. Confessions on the dance floor
Ave atque vale! 
C'è chi dice ( a te capire chi) che questo sia lo scritto più gay che abbia mai letto dopo le avventure di Huckle Barry Finn. 
Un'altra di noi si chiede affannosamente se esista ormai un qualche prete etero. 
La terza afferma testualmente :"e poi mi accusa di santità a me quando non appròfonde quello che scrive nei suoi racconti..è proprio una baldracca!" 
L'ultima si domanda : "Cosa bisogna fare per vincere un'aspersorio?". 
Commento tecnico: buona la suspance fino al tuo svenimento ( che ricorda un pò il Caddi come corpo morto cade...) poi ci siamo perse nelle gerarchie ecclesiastiche..attendiamo con ansia le Memorie del presbiterio parte quarta! 
Vale.
 
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