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L'atélier de mon coeur
Friday 28 December 2007
 
Scritto da Samael,

 

-La prego, signorina Jade Summers, apra la porta. Lo so che è in casa. -dissi, continuando a bussare alla porta del suo principesco loft.

Wendy me l'aveva detto che quella pittrice era un tipo singolare, da trattare con un certo riguardo. Un'ereditiera annoiata, a cui paparino aveva intitolato un fondo d'investimento tanto cospicuo che produceva denaro grazie al semplice fatto di esistere, garantendole così un'esistenza su cui non si sarebbe mai allungata l'ombra del lavoro. Per di più, ero così stanco. Erano solo le nove di mattina e la testa mi pulsava ancora, a causa di tutto quell'alcool che avevo bevuto la sera prima in compagnia di Marisa.

 

-Arrivo, arrivo!-una voce irritata e stanca.

Finalmente, la porta si aprii e mi trovai di fronte una ragazza sui venticinque anni. Indossava un paio di jeans abilmente strappati e i cui bordi nascondevano due piedini nudi dalle unghie laccate di blu. Il top bianco che portava era impiastricciato da fresche macchie di tempera, di cui erano imbrattati anche i capelli, color ebano e spettinati. Gli occhi erano nocciola e mi fissavano inquieti, in preda a qualche misteriosa frenesia.

-Prego, entri pure signor Blackwood e perdoni il disordine. -si portò una sigaretta alla bocca e mi fece segno di entrare. -Mi scusi se le sembro un po' scortese, ma durante i miei momenti di creatività non amo essere disturbata. Mi era sembrato di averlo detto alla sua assistente, che solitamente lavoro di mattina. -

-Oh, Wendy è così sbadata ultimamente. Lavora troppo. -le risposi, mentre mi guardavo intorno. -Se preferisce, posso passare nel pomeriggio. -

-No, si figuri. Ormai, il danno è stato fatto. -

Quel loft era composto da un solo ed enorme spazio interamente ricoperto di parquet e da un grande soppalco, adibito a zona notte. Tutte le pareti erano formate da ampie vetrate, dalle quali si riversava all'interno una luce quasi accecante, a causa del sole ancora basso. Il pavimento era macchiato di tempere ed acquarelli, come la gigantesca tela di un artista dedito alla pittura dripping. Inciampai in una tazza in cui erano stati sistemati una manciata di pennelli sporchi, rovesciandoli per terra. Mi affrettai a raccoglierli, ma Jade, con una punta di stizza, mi disse di non curarmene.

-Queste sono le mie ultime opere. - disse, mostrandomi un grande raccoglitore, di quelli contenenti posters che di tanto in tanto si intravedono all'esterno dei negozi. -Ieri sera, sul tardi, è passata di qui una donna, una gallerista. Anche lei è molto interessata ai miei quadri. Quindi, speriamo che lei, signor Blackwood, sia disposto a farmi un'offerta a cui non posso rifiutare. -e dicendo ciò, le sue labbra modularono un sorriso beffardo.

Maledetta Marisa! Ecco perché mi aveva invitato a bere qualcosa in sua compagnia dopo il lavoro. Samael caro! Perché non vieni a prendere un aperitivo con me, come ai vecchi tempi dell'università? E con quale solerzia si era alzata dal tavolo del lounge bar, abbandonandomi in stato pressoché comatoso e senza neppure pagare il conto. Faceva tutto parte di un piano ben congeniato, ovviamente, e come al solito ci ero cascato.

-Signorina Summers, la diffido dall'intrattenere qualsivoglia relazione professionale con Marisa Coulter. -sentenziai, estraendo dalla tasca interna della giacca il libretto degli assegni. -Ecco qui un sostanzioso anticipo, a cui si aggiungeranno le percentuali per la vendita dei quadri e per i biglietti venduti della mostra. -

-45%. -

-40. -

-43. -

-42. -

-Aggiudicato. -mi strappò dalle mani l'assegno e lo ripose nel suo décolleté. -Adoro trattare con voi galleristi. -mi rivolse un altro sorriso ironico, insieme a uno sguardo vivace e luccicante. -Bene, signor Blackwood. Anzi, posso chiamarti Samael? Ormai siamo complici, no? I soldi sono un ottimo modo per rompere il ghiaccio. Comunque, parlerò con la sua assistente per i dettagli. Intanto, continuerò a produrre, in modo da organizzare una mostra monografica al massimo entro due mesi. E se la signorina Coulter chiamerà...beh, le dirò a chi indirizzare i suoi strali d'ira. E ora, Samael, lasciami sola, per favore. Il tempo è denaro. -

-Oh Wilhelm, ci crederesti? Samael Blackwood si è innamorato. -mormoravo sognante, disteso su una morbida causeuse di broccato. -Jade, Jade, Jade...ripeterei il suo nome fino a consumarmi la lingua. -

-Davvero sei rimasto in ascensore per mezz'ora, dimenticandoti che il tempo stava passando?- mi domandò, mescolando un denso bloody mary che si rifiutava di farmi assaggiare.

-Sì, ho fatto su e giù per il grattacielo, immaginandomi fiabesche scene d'amore, di cui io e lei eravamo protagonisti. Per esempio...-

-Ti prego...me ne hai già raccontate un paio prima e sto ancora cercando di lavare via quel sapore stucchevole dalla bocca. -guardò il contenuto scarlatto del bicchiere in controluce e commentò -sangue di vergine, il migliore antidoto contro le scempiaggini melense di un uomo. -

-Come sei crudele! La verità è che sei invidioso. Ma dimmi, tu cosa ne pensi?-

-Secondo me sta cercando di metterti nel sacco, per estorcerti altro denaro. Non fidarti mai delle smancerie di un socio in affari. -

Non feci in tempo a ribattere che il mio cellulare squillò. Era Marisa.

-Ti odio Samael Blackwood! Scommetto che Wilhelm sarà contento che il suo pupillo è riuscito ad aggiudicarsi la promettente Jade Summers. A quando la mostra nella vostra galleria? Non voglio perdermi l'occasione per farvi i complimenti di persona. -

-Marisa, non appena fisseremo una data, stai tranquilla che sarai la prima ospite d'onore a ricevere un invito. -

-Uf, ci mancherebbe. -e butto giù.

-Marisa Coulter...-ridacchiò Wilhelm. -Quando smetterete di farvi i dispetti e vi dichiarerete il vostro amore?-

-Stai scherzando, spero?!-

-Non dirmi che ti sei già dimenticato di quando studiavate insieme, oppure di quando un taxi vi abbandonava al cancello del campus a notte fonda, ubriachi fradici. -sorseggiò un altro po' del suo cocktail, pronunciando altre parole a riguardo della qualità del sangue, che a quei tempi mi apparivano scherzi dal macabro sapore. -Siete fatti l'uno per l'altra, mi sembra chiaro. E io attendo da anni il coronamento del vostro amore inespresso. -

Ma io non lo stavo minimamente ascoltando. I miei occhi vagavano incantati nella notte brulicante di luci artificiali, le mie orecchie udivano melodie d'amore che solo io potevo cogliere, la mia pelle era riscaldata da un tepore sbocciato magicamente nell'angolo più riposto e intimo del mio cuore, e la mia mente esplorava un mondo immaginario creato ad arte dalla mia fantasia d'innamorato. E, cullato dalla soave marea della passione, mi addormentai.

Era arrivato il giorno della serata inaugurale della mostra. Durante i due mesi precedenti, non avevo avuto modo di vedere la mia Jade. Avevo guardato speranzoso il telefono, attendendo una sua chiamata e notando a malincuore che le ore, i giorni e le settimane stavano trascorrendo senza che lei provasse il bisogno di parlarmi, avevo pensato che forse avrei dovuto chiamarla io. Disturbando in tal modo la sua creatività, i suoi momenti di ispirazione? Certo che no, ragion per cui avevo atteso paziente la fatidica sera.

Nella sala principale della galleria era stato adibito un rinfresco. La aspettavo sorseggiando sangria e stringendo la mano agli ospiti, tutti muniti di invito ufficiale, quando la vidi fare la sua apparizione, avvolta in un aderente tubino nero, tempestato di paillettes blu. I capelli erano acconciati in modo da formare una specie di crocchia, tenuta ferma con quella che sembrava un ferro da maglia, d'oro massiccio però.

-Jade, come sei radiosa stasera. -esclamai, andandole incontro.

-Ci provi con me, Samael?-ribatté, trafiggendomi con sguardo malizioso.

-Ehm, sei una che arriva dritto al punto. -

-Sono una belle dame sans merci. -e si diresse verso un capannello di invitati, per fare la loro conoscenza.

Oh, come dovevo apparire ridicolo in quella situazione. Nel bel mezzo della sala, rosso in viso e con lo sguardo da ebete fisso chissà dove. Sono una belle dame sans merci. "Pf, che megalomane..."pensai e mentre trangugiavo ignaro la sangria, non mi accorsi che lei mi si era parata davanti, rischiando così che mi andasse di traverso. Di male in peggio...un perfetto imbecille che inizia a tossire in maniera convulsa...

-Non morire, Samael, non ora perlomeno. Mi devi ancora pagare. -

-Senti, Jade...-

-Ah ah!-esclamò, alzando l'indice della mano destra. -Vuoi fissare un appuntamento galante, me lo immagino. Mi può anche andar bene, ma decido io le condizioni. Domani pomeriggio, alle 15, al parco del mio quartiere, in riva al laghetto. E ora, goditi anche tu la mostra. -e si allontanò sulle sue Roger Vivier dai tacchi vertiginosi.

Quella ragazza doveva essere una specie di veggente. Tuttavia, il suo modo di fare deciso e aggressivo mi imbarazzava. Era come se di fronte a lei io non avessi segreti. Così abile in passato a dissimulare, le mie protezioni si erano sbriciolate di fronte all'ineguagliabile intuito del suo sguardo. Come dovevo apparirle stupido e goffo...

Beh, cercai di non rimuginare troppo sulla mia presunta inettitudine e mi dedicai unicamente alla contemplazione delle sue opere. Wendy aveva compiuto una cernita molto accorta, dovevo ammetterlo. Oltre ai quadri che avevo visto in casa di Jade, raffiguranti perlopiù paesaggi marittimi e boschivi, vi era una serie di dipinti che attrassero la mia attenzione in maniera particolare. Rappresentavano panorami fantastici. Isole che galleggiavano in cielo al di sopra di candide nubi spumose, cascate che sgorgavano da rocce sempre galleggianti, nel bel mezzo di un tramonto infuocato o di un'aurora dorata. Ma non era tanto la tematica fantastica a incuriosirmi, quanta la presenza costante di personaggi maschili, simili a divinità del mondo classico, e tutti contraddistinti dai capelli rossi. "Oh, mi ama, che meraviglia..."sospirai col cuore che mi palpitava di gioia.

-Mio Dio...-la voce sdegnata di Marisa -Samael Blackwood che si gongola come un adolescente alle prese col primo amore...cosa mi tocca sopportare stasera, oltre all'umiliazione della sconfitta...-

-Marisa, sono così felice che non riuscirei proprio a prenderti in giro come al solito. -

Era fulgida come al solito. Avete presente Marlene Dietrich in "Disonorata"? No? Beh, immaginatevi una donna dai lineamenti un po' marcati, gli zigomi alti, gli occhi blu, quasi neri, e ipnotici, i capelli corvini, corti e ondulati come andavano di moda nei primi decenni del ‘900, e la carnagione pallida e priva di difetti, non un'efelide o un neo. Al collo portava un choker di Bulgari, in pratica una scintillante cascata di diamanti e acquemarine, mentre il suo corpo dalle curve cesellate alla perfezione era avviluppato in un lungo abito nero da cocktail, corredato da una pashmina viola in puro cachemire. Al polso, un Rolex dal quadrante composto da un costosissimo pavé di diamanti, la montatura in platino e il cinturino in pitone argentato. Sperai per lei che all'uscita della galleria l'attendesse un autista privato, perché agghindata così non sarebbe tornata a casa viva.

-E' stato facile per quella smorfiosa rigirarti come un calzino. -disse, giocherellando con l'oliva del suo Martini dry. -Scommetto che ha preteso una percentuale superiore al 40%, un furto se a chiederla è una dilettante alla sua prima mostra. -

-Ciò che ti manca, Marisa, non è il fiuto per gli affari, ma la fede nel talento degli artisti. -

-Allora perché a quel pittore iperrealisti dello scorso mese hai estorto un misero 15%, vendendo poi i suoi quadri a cifre astronomiche?-garrula e divertita mi colpì in pieno, B-4, corazzata Cuore Innamorato, affondata.

-Sei gelosa, Marisa. -e distaccato, feci per andarmene a intrattenere gli altri ospiti, alla ricerca di potenziali clienti.

-Non tergiversare, Samael. -i suoi denti bianchissimi stritolarono la sfortunata oliva.

-Sei arrivato in anticipo, Samael. -mi disse Jade, cominciando a posizionare il cavalletto per la tela. -Se pensavi di noleggiare una barchetta e di andare alla deriva insieme a me nel laghetto ti sbagliavi di grosso. -

-In realtà, immaginavo che volessi mostrarti all'opera. -dissi, alzandomi in piedi. -E' un grande privilegio osservare un artista mentre dipinge en plein air. -

-Di solito non amo dipingere all'aria aperta e detesto sempre utilizzare parole francesi, quando la lingua inglese dispone di termini equivalenti. -sistemò la tela sul supporto, per poi armeggiare con la scatola di colori e la tavolozza. -Atélier en plein air...bah, il tempo degli impressionisti è finito e qui non ci troviamo sulla Senna. No, siamo nella prosaica e consumista America. Monet, quando se ne andava a spasso per Parigi, cercando un luogo adatto a dipingere, non veniva certo disturbato dal rumore del traffico, dalle suonerie dei cellulari o dai videogiochi portatili di qualche moccioso. No, niente più laboratori all'aria aperta, come piace dire a me. -

-Laboratorio è una parola così asettica, mi fa venire in mente a un tavolo sul quale viene dissezionata una rana. -ribattei, aprendo lo sgabello di tela che aveva portato con sé.

-Ma il luogo di lavoro di un pittore è proprio un laboratorio, cosa credi. -iniziò a mischiare i colori a tempera sulla tavolozza, ricavandone le tonalità di cui necessitava. -Questi colori, Samael, sono come sostanze chimiche che io unisco per creare un effetto particolare. E questo paesaggio, invece, è il mio obiettivo di scienziato, la formula matematica di un matematico, il nuovo composto ipotizzato ad un chimico, la legge che spiega il segreto della forza di gravità. E' l'ideale del rivoluzionario, il Dio del credente, la creatura di Dio, il soggetto che voglio riprodurre e trasfigurare sulla tela, infondendogli nuovo vigore e significato. -detto ciò, iniziò ad agitare il pennello, con mosse abili e calibrate, seguendo i contorni di un'immagine a me invisibile. -Scusa se questi discorsi ti annoiano. D'altronde, io sono un'artista e poco fa hai affermato che è un privilegio osservare un pittore al lavoro. Vedi, si tratta di un momento molto intimo per me, in cui non voglio essere disturbata da nessuno. La mia mente si espande e riempie lo spazio circostante, non ammettendo la minima intrusione, pena il crollo dell'ispirazione. Capisci quello che ti dico, Samael?-

Oh si, che capivo. In pratica mi aveva appena confessato che la mia presenza non le dava fastidio. Mi aveva concesso di varcare il confine del suo giardino interiore. I casi erano due. O provava sinceramente qualcosa per me, un sentimento tanto forte da permettermi di condividere con lei un'esperienza tanto intima quale può essere la creazione artistica, oppure ai suoi occhi ero insignificante quanto il più piccolo dei sassolini sulla riva del lago, poco più di uno spettatore il cui compito era guardare senza disturbare.

-Sai, Jade...-

-Zitto. -mi ordinò.

Continuò a dipingere in silenzio per mezz'ora, poi, guardò soddisfatta il risultato.

-Bene, alla prossima. -mi annunciò, cominciando a riporre la sua roba.

-Come, te ne vai già via?-

-Te ne sei dimenticato? Sono stata io a dettare le condizioni per quest'appuntamento. -

-Allora, ci rivedremo? Decidi tu quando. -

-Ho il tuo numero di cellulare. Ti chiamerò. Però, non ripeteremo quest'esperienza. Non mi piace essere fissata mentre lavoro. -caricò tutto il suo materiale sulla bicicletta. -E, per favore, datti un contegno. Sembri un animale affamato. -saltò in sella e pedalò via.

-In questo momento, sto visualizzando un'immagine ben precisa del mio prossimo quadro. -mi disse Jade, portandosi alla bocca una grossa e succosa ostrica. -Guarda fuori da questa finestra. -obbedii e mi concentrai sul panorama di cui potevamo godere da quel ristorante, situato all'ultimo piano del grattacielo. -Io vedo il tuo viso come se fosse trasparente, come se fosse di vetro, e attraverso di esso riesco a cogliere le sagome dei grattacieli, i cartelloni pubblicitari, i lampioni e i fanali delle macchine. Il tuo volto raccoglie tutte le luci della città. -

-Quindi, associ la mia immagine alla vita cittadina?-le domandai, stuzzicato come sempre dalle conversazioni che sapeva instaurare.

-La tua è solo un'immagine, il tuo volto è una metafora per la città. La città...-sospirò, annusando il profumo del vino rosso. -La città che ti divora, nelle cui spire ti smarrisci e allo stesso tempo la città come luogo dalle mille opportunità, la promessa del futuro e del progresso. In qualche modo, tu mi ispiri queste immagini, rendi più lussureggiante la sorgente interiore a cui attingo per dipingere. -

-Sembra quasi una...-

-Una dichiarazione di riconoscenza. -

-Anch'io ti sono grato, per avermi fatto compagnia oggi, il giorno del mio compleanno. -cercai di cambiare discorso.

-A proposito, ti ho comprato un regalo. -esclamò, cercando qualcosa dentro la sua borsetta. -Non è niente di speciale, ma spero possa essere di tuo gradimento. -mi porse un pacchetto che a una prima occhiata pareva essere un libro.

-Grazie. -dissi, ricevendolo dalle sue mani. -Posso aprirlo ora?-

-Preferirei se tu lo scartassi a casa, da solo. -rispose, giocherellando con la forchetta del pesce.

-Come preferisci. -

-Posso farti una domanda?-il sorriso che fino ad allora aveva decorato il suo viso si spense, rimodellandosi in un'espressione severa. -Vorrei esporti una specie di indovinello. -

-Non sono mai stato molto bravo a risolverli. -

Emise una risatina sommessa, prima di riprendere il discorso.

-Dimmi Samael, conosci...-

-Complimenti, Samael. -si congratulò Marisa, obbligando la sua bocca a disegnare il sorriso più falso che mai fu concepito. -Quella smorfiosetta ha fatto la tua fortuna. -

Ci trovavamo in un elegante bar del centro, a bere il nostro aperitivo del venerdì sera.

-Ormai, collabora con me da più di sei mesi. -le dissi, bevendo un sorso di margarita. -Ed è grazie a lei se domani sera inaugurerò la mia galleria. Tra l'altro, Wendy ha insistito tanto per rimanere a lavorare con Wilhelm, ma io sono stato irremovibile. D'altronde, il suo aiuto è così prezioso. -

-Lasciando stare le vergognose condizioni di lavoro a cui sottoponi la tua segretaria, adesso, tu e Wilhelm estenderete il vostro nefasto monopolio sul mercato dell'arte. -sottolineò, mentre si passava un velo di rossetto viola sulle labbra. -Tanto lo so che volete tagliarmi fuori, ma io sono tenace. Comunque, i miei complimenti sono sinceri. Riuscire ad aprire una propria galleria a soli ventisette anni è un traguardo notevole. Io dovrò aspettare che il mio vecchio schiatti per acquisirne la piena proprietà. -

-Te l'ho detto tempo fa che io credo nel talento degli artisti e sono disposto a rischiare per svilupparlo. -

-Questa è una scusa, Samael, e lo sai benissimo. Intanto, cos'hai combinato con lei in questi mesi? Un caffè qui, un tè là, una passeggiata sulla spiaggia per aiutarla a cercare l'ispirazione, una visita a una mostra in un'altra città, e che altro? Quando ti deciderai a dare un'accelerata agli eventi? -

-Vedi, penso che lei sia troppo rapita dall'arte per curarsi di me. Per lei, sono poco più di un animaletto domestico. E poi...-

-Poi?-si piegò verso di me, stringendomi la mano.

-Per il mio compleanno mi ha fatto uno strano regalo. Un libro di poesie, "I sonetti a Orfeo" di Rilke e mi ha detto una cosa. -

-Ha buon gusto in fatto di letteratura, ma cosa ti ha detto?-

-Mi ha rivolto una domanda di cui non riesco ancora a comprendere l'obiettivo. Mi ha chiesto se conosco il vero significato della storia di Orfeo ed Euridice. -

-Beh, penso che la morale di quel mito sia il valore della pazienza e della tenacia. -

-Anch'io le risposi allo stesso modo, allora lei mi domandò se sapevo perché Orfeo si dedica anima e corpo alla poesia dopo aver perduto per sempre Euridice. -

-Perché è morta. -

-E questo cosa c'entra con me? -

-Sinceramente, Samael, penso che quella pittrice sia una pazzoide egocentrica come molti suoi colleghi. Te l'ho sempre detto di non avere a che fare sentimentalmente con loro. Ora scusami, ho una cena di lavoro. -si alzò e fu così gentile da pagare anche il mio aperitivo. -Sappi, però, che quando quella sciocca ti spezzerà definitivamente il cuore, la mia spalla non sarà disponibile. Ti avevo avvertito. -e uscì dal locale, lasciando dietro di sé una densa scia di profumo.

Quella stessa sera decisi che dovevo dichiararmi una volta per tutte a Jade. Temevo che Marisa avesse sempre avuto ragione nei suoi riguardi. E poi c'era anche quel dannato indovinello. Bizzarrie da artista...me ne stavo quasi per convincere anch'io. Allora, che senso avevano avuto tutti i nostri incontri, le nostre chiacchierate appassionate a proposito di arte, durante le quali lei mi esponeva le sue opinioni così imprevedibili e allo stesso tempo prive di sbavature? Quando contemplo un quadro di Renoir, Samael, penso che il mondo sia a tal punto imbevuto di bellezza, anche nelle sue parti più piccole, che disprezzarlo mi appare come un delitto. Prendi "Il pranzo dei canottieri", per esempio. Uno scorcio di vita cittadina colto al massimo della serenità di cui può essere capace una scena del genere.

Camminavo lungo il marciapiede, serpeggiando tra la folla di gente che a quell'ora tornava a casa dal lavoro. L'arte comporta solitudine. E' triste vero? Ma è una legge di cui ero consapevole sin da bambina, quando impugnai il pennello per la prima volta. La vita di un artista assomiglia un po' a quella di un monaco, una vita di privazioni. Sciocchezze, le avevo risposto, i monaci si privano di qualcosa di più di qualche ora di vita sociale. Dici? Sai cosa affermava Novalis? Diceva che a questo mondo esistono fondamentalmente due tipi di persone privilegiate, gli eroi e i contemplatori. Gli eroi agiscono, modificano gli eventi, mentre i contemplatori pregano oppure si dedicano all'arte. Se nascesse una persona che fosse allo stesso tempo eroe e contemplatore si tratterebbe di un messaggero divino. Novalis non mise mai piede fuori dalla provincia in cui viveva. Forse, anche il suo spazio interiore era limitato come le sue esperienze. Le sue erano idee partorite dallo studio della poesia, non dallo studio degli uomini.

Dimmi Samael,conosci il significato del mito di Orfeo ed Euridice. Se lo scoprirai, non commetterai un errore irreparabile. Il significato della tenacia, della forza di volontà necessaria a preservare l'amore. Non solo, c'è dell'altro.

Mi trovavo di fronte alla sua porta. Avevo bussato e attendevo che mi aprisse.

-Arrivo!-cinguettò, non irritata come la prima volta che l'incontrai. -Sapevo che eri tu. -mi disse, facendomi entrare. -Accomodati. -

-Devo dirti una cosa. -le dissi, sorridendo sinceramente, anche se in cuor mio covavo un presagio di sventura. -Ci ho pensato a lungo, ma penso sia arrivato il momento di liberarmi di un peso. -

Si fece cupa in viso e incrociò le braccia. Ci trovavamo di fronte a una delle tante vetrate, con lo skyline notturno di San Francisco, illuminato come un futuristico luna-park,  quale sfondo del quadro di cui eravamo protagonisti.

-Ti amo, Jade. -mormorai, obbligandomi a guardarla negli occhi, a dispetto dell'emozione. -E penso che anche tu provi qualcosa per me. I tuoi quadri...-

-Oh Dio, lo sapevo. -esclamò, rivolgendo lo sguardo alla città e alla notte. -I miei quadri...sì, sei stato la mia musa, per un certo periodo. -la sua voce era così distante, come se la mia dichiarazione l'avesse offesa. -Ti avevo avvertito di non commettere un errore irreparabile. -

-Ancora con quell'indovinello...ma dove vuoi arrivare? Perché non parli chiaramente?-

-Certe cose non si possono esprimere normalmente a parole. -

-Allora, spiegamelo ugualmente il significato di quella maledetta storia. -

-Mi aspettavo di meglio da un amante dell'arte come te, sinceramente, ma ti accontenterò lo stesso. -perché mi sorrideva in modo così sottilmente crudele?-Sai perché Orfeo cantava incessantemente dopo la morte di Euridice? Perché era la sua mancanza a generare in lui la poesia. Era la privazione della persona a lui più cara a far scaturire nel suo cuore la scintilla dell'ispirazione, perché, Samael, la verità è che la poesia è il canto dell'assenza, e la pittura funziona allo stesso modo. -

-Queste sono solo teorie estetiche, Jade. Come puoi applicarle ai sentimenti, ai tuoi sentimenti?-ero disperato ed esterrefatto.

-Perché io sono un'artista, Samael. -la sua voce fu improvvisamente rotta da un singhiozzo a stento soffocato. -Sì, forse ti ho amato. Ogni artista ama la propria musa. Ma ti ho amato in funzione dell'ispirazione che riversavi su di me. E le muse rimangono sempre nascoste, in silenzio e invisibili. Hai presente "Mademoiselle de Maupin" di Gautier? Il protagonista non potrà mai possedere lei. La ama, lei è la sua musa, ma a malincuore riconosce che averla per sempre significherebbe ucciderne l'immagine ideale di cui si era sempre nutrito. E...-

-Piantala, Jade! -esclamai, con una punta di rabbia. -Sempre a parlare di arte, di poesie, di quadri e adesso anche di romanzi, quando in realtà non contano nulla. Non ora, non qui. Il tuo gioco di citazioni mi ha stufato. -dovetti asciugarmi gli occhi umidi, a dispetto dell'immagine di fermezza e di compostezza che volevo mostrarle. -Forse, sei tu a non conoscere il vero significato di quel mito. Alla fine, Orfeo venne divorato dalle baccanti. Sai perché? Perché la vita che fino a quel momento aveva soffocato per continuare a comporre i suoi canti, alla fine esplose, reclamando il suo primato. Anche tu un giorno ne verrai divorata, o rimarrai sempre così, fredda e distaccata, come un triste esteta del diciannovesimo secolo?-

-Esci da questa casa. -mi ordinò, nascondendosi il viso con la mano.

-Ti lascio in compagnia dei tuoi quadri. Divertitevi. -e me andai.

Fly me to the moon and let me play among the stars. La voce vellutata della cantante di pianobar mi spezzava il cuore. Le luci bluastre e soffuse del locale ricreavano un'atmosfera sottomarina e onirica, ma la presenza di Marisa seduta di fianco a me era vera, come autentico era il profumo che emanava.

Ero stato abbracciato da più di un mese, ormai, e quella fatale dichiarazione d'amore risaliva a tre mesi prima. Marisa aveva sempre avuto ragione. Jade non era la stessa persona che dipingeva quei quadri meravigliosi. E, ormai, io mi ero completamente ripreso da quella brutta batosta. Non sono il tipo da covare a lungo i patimenti dell'amore.

-E' da qualche settimana che ti vedo particolarmente bello, Samael. Perdona la schiettezza, ma ho motivo di credere che tu abbia frequentato qualche chirurgo estetico. -

-Non mi sono ancora ridotto al tuo livello, Marisa. -risposi, ridendo. -Vedi, a questo mondo esistono persone benedette da Dio che splendono di una luce tutta loro. -

-Risparmiami le tue autocelebrazioni. Sta di fatto che la tua carnagione è più liscia e i tuoi occhi sembrano quasi brillare al buio, a volte. Dimmi a chi ti sei rivolto, ti prego. -

-Tutto merito di Wilhelm. -dissi con innocenza.

-Ti prego...la storia di quella pittrice dall'ego ipertrofico mi ha già abbattuto abbastanza. Ora non mi venire a raccontare che te la fai con Wilhelm. -si portò l'indice sulle labbra, meditabonda. -Anzi, ora tutto torna. Ho sempre sospettato che tu abbia sedotto Wilhelm per avere successo. Siete come due pappagallini inseparabili. Mi fai schifo, Samael!-

-Ma no!-battei violentemente il pugno sul tavolo, richiamando l'attenzione degli altri clienti. -Semplicemente, Wilhelm mi ha prestato alcuni  suoi prodotti di bellezza, dall'effetto...sovrannaturale. -

-Allora, permettimi di saggiare fino in fondo i tuoi risultati. -disse, baciandomi delicatamente sulle labbra, non certo il nostro primo bacio, ma il primo bacio dopo molti anni. -Le tue labbra sono fredde. -

-No, sono le tue a essere insensibili al calore. -

-Ah, ma cosa sto facendo?-esclamò, alzandosi in piede e afferrando la borsetta di piume di struzzo. -Perdonami, non ero cosciente delle mie azioni. A presto, Samael. Ci rivediamo sotto il ponte che ti farà da casa, quando andrai in bancarotta. -

-Aspetta, ti accompagno fuori. -

Indossai il mio cappotto di suede argentata e uscimmo insieme all'aperto. La notte era fresca e il cielo terso, lassù, oltre le prepotenti luci dei lampioni e dei grattacieli.

I am not the one to turn into a Laurel wreath.

(da Apollo' frock, Tori Amos)




Commenti utenti (2) File RSS dei commenti
Postato il Caedric Allen Aston, 30-12-2007 20:44,
1. Una persona interessante
Infine Samael, vi è almeno una persona tra le tue conoscenze che appare interessante. La tua collega Marisa sembra una persona tenace e di spirito. 
Mi duole per Miss. Summers, ma a dire il vero la vostra mi pare una storia piuttosto... adolescenziale, perdona il termine, una raffinata parentesi agghindata di pizzi ed artistici merletti sino a soffocarne. 
Il vero significato del mito di Orfeo è il dolore dato dall'assenza di speranza...
 
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Postato il Harle, 30-12-2007 08:33,
2. bleah
Troppo miele per le papille gustative... :cry vedi di tornare sulla retta via!
 
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