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Oh bloody night
Sunday 23 December 2007
 
Scritto da Samael,

Sicuramente vi state domandando "anche i vampiri festeggiano il Natale?". Ovviamente, e soprattutto noi Toreador attendiamo febbricitanti questo periodo dell'anno. Durante le festività, infatti, abbiamo la possibilità di organizzare party e ricevimenti a cui i membri della buona società notturna non possono certo mancare. Serate di beneficenza per aiutare i fratelli meno fortunati, perlopiù, allietate da ogni sorta di divertimenti. Quindi, permettetemi di narrarvi del mio primo Natale da vampiro. Tutto cominciò una notte di cinque anni fa... 

 

 

-Si, certo. -dicevo, mentre con una mano reggevo la cornetta del telefono e con l'altra appendevo un'altra palla di vetro di Murano all'abete. -Ovvio che passerò il Natale da voi. -

Mi trovavo nel salotto di Wilhelm, il quale era intento ad aprire uno sgabello per poi salirvi sopra e issare sulla cima dell'albero, un vero abete giuntoci direttamente dal Colorado, un prezioso puntale di Swarowski a forma di stella. Un pezzo unico al mondo, fabbricato su mia espressa ordinazione.

-Cosa? Vuoi che mi porti dietro anche il mio Sire?-un attimo di pausa, durante il quale riflettei sul da farsi. -Perché no...verrà di sicuro. A Natale è sempre solo come un cane. Oh si, arriveremo di notte, naturalmente. Non ti preoccupare per il sangue, troveremo un modo per nutrirci. Ma che dici, barboni?! Faremo un salto alla messa di mezzanotte a succhiare il sangue a qualche signora altolocata. Ok, allora ci vediamo domani sera. Si, appena farà buio prenderemo il primo volo per Los Angeles. A presto, mamma!-

Non feci in tempo a posare la cornetta che udii l'inequivocabile suono del cristallo che si schianta a terra. Con mio sommo orrore mi girai lentamente verso Wilhelm e lo vidi immobile in cima allo sgabello, le mani pietrificate nella posizione di infilare il puntale in cima all'abete. Ma il puntale, oh, il puntale, si era ormai trasformato in un luccicante puzzle sparso per tutto il pavimento.

-Ma-ma-mamma?-balbettò, rivolgendomi uno sguardo di puro terrore in cui potevo leggere i seguenti pensieri "la masquerade, il Principe, caccia di sangue!".

-Già, passeremo il Natale dai miei. Qualcosa in contrario? Preferisci forse rimanere chiuso in casa a guardare i film natalizi tutto solo? -

-Stai forse cercando di dirmi che la tua famiglia è al corrente della tua attuale condizione preternaturale?!-esclamò, balzando a terra.

-Ovvio, mica potevo sparire nel nulla, facendoli morire di crepacuore. -

-Oh! Oh! Oh!-gridò, alzando le mani al cielo. -Temo di stare per svenire. Ti prego, Samael, dimmi che si tratta di uno scherzo. -

-Dai, non essere così tragico. Sanno tenere un segreto. E poi, ci divertiremo di sicuro. Ci sarà anche mia cugina Scarlet. -

-Oh si, tua cugina Scarlet...-

-E' una gothic lolita molto simpatica e patita di vampiri. Non vede l'ora di incontrare di persona le creature notturne dei suoi sogni. -

-Oh, fantastico...Scommetto che partiresti comunque senza di me. Beh, meglio che ti segua, nel caso si crei un'ulteriore falla nella masquerade. -

Wilhelm sa essere ragionevole quando la situazione lo richiede. Così, prenotati i biglietti e preparate le valigie, il giorno successivo, ovvero la vigilia, al crepuscolo uscimmo di casa, diretti all'aeroporto. Inviammo qualche biglietto ai nostri migliori amici vampiri, dicendo loro che avremmo trascorso il Natale fuori città, senza però specificare il luogo esatto e men che meno le persone che ci avrebbero accolto. Naturalmente, comunicammo la nostra partenza anche al Principe, la quale ci lanciò un'occhiata torva prima di concederci il permesso di lasciare San Francisco, come se avesse intuito il nostro segreto.

Adoro godermi gli ultimi bagliori di tramonto a bordo di un comodo aereo. Quelle accese strisce di magma celeste che ancora palpitano all'orizzonte, sotto il peso della notte incombente...E amo anche  attraversare in taxi Los Angeles nelle prime ombre della notte. Una città costruita a misura di automobile, un concentrato di modernità che si fa beffe di ogni pretesa storica...Ma, soprattutto, trovo infinitamente piacevole passeggiare d'inverno sul lungomare di Beverly Hills, diretto alla nuova casa dei miei genitori. Niente neve in questo angolo di America, purtroppo, ma festeggiare il Natale guardando le palme fuori dalla finestra possiede un certo fascino.  E che dire di attraversare a lunghi passi il giardino della casa dei miei, smarrendo lo sguardo tra palmizi e piante esotiche, laghetti artificiali e fontanelle zen, fissare gli occhi sulla grande villa risalente agli anni '20 e sulla sua porta che si spalanca come la bocca dell'inferno. Un sagoma nera si staglia contro una tela di luce accecante. Due sagome, anzi.

-Ah, Samael, figlio mio!-esclamò mia madre, correndomi incontro e abbracciandomi, una donna dalla vaporosa criniera rossa che le incorniciava il volto come l'aureola di una santa.

-Figliolo. -disse mio padre, stringendomi. -Oh, e lui...-indicò Wilhelm. -Non sarà mica il tuo uomo...-

-Ma che dici?! E' il mio Sire, il mio capo in un certo senso. -

Con qualche imbarazzo e con mano tremante Wilhelm fece la loro conoscenza. Stava giusto stringendo la mano di mio padre, quando mia cugina Scarlet si fiondò all'esterno, gettandomi le braccia al collo.

-Oh, finalmente, il mio cugino vampiro!-esclamò tutta eccitata, piangendo autentiche lacrime di gioia adolescenziale. -Sei venuto a portarmi via con te nella notte, vero? Io e te soli, maledetti da Dio e perseguitati dagli uomini...-dicendo ciò, sospirò in maniera decisamente teatrale.

-Piacere, signorina, il mio nome è Wilhelm. -disse, accorrendo in mio soccorso.

-Un vero uomo del XIX secolo! Wow! Ma sei proprio un vampiro?!-prese a ispezionarlo attentamente, saggiandone il pallore e la morbidezza della pelle, il battito cardiaco e il respiro assenti, e altri particolari di cui aveva preso nota leggendo i suoi romanzi gotici. -

-Ragazzi, seguitemi in spiaggia. -esordì mia madre. -Abbiamo chiesto al comune il permesso di adibire un gazebo temporaneo per un piccolo aperitivo. Oh beh, la moglie dell'assessore all'edilizia è una cliente del mio centro di ayurveda e bla bla bla...-la seguimmo senza opporre resistenza.

Il cielo blu scuro era graffiato da lunghe e spesse nubi grigie, che andavano raggruppandosi di minuto in minuto, minacciando pioggia. Il vento freddo rendeva vivaci e indomabili le onde dell'oceano, nere e luccicanti come smalto. E la sabbia, così bianca e fine come polvere di perle, rispondeva con un tenue brillio al languido saluto della luna piena, la quale sbirciava timida da dietro l'angolo di una grossa nuvola.

-Ecco qua il vostro aperitivo speciale. -disse mio padre, armeggiando con una bottiglietta contenente un liquido vermiglio e due flûtes di cristallo. -Puro sangue di pappagallo. Povera bestiola, non ha resistito al prelievo, ma spero sia di vostro gradimento. -

Non potemmo resistere al suo sorriso traboccante di fierezza e, onde non mortificarlo, accettammo di buon grado i bicchieri e bevemmo. Piccola curiosità, il sangue di pappagallo non è affatto male. Possiede un sapore molto caldo e speziato, anche se è difficile apprezzarne il retrogusto dolciastro.

Wilhelm si intrattenne a parlare di duelli e crinoline con Scarlet e mio padre. Fu allora che mia madre mi prese sotto braccio e mi condusse sulla riva. Colsi un accenno di malinconia nei suoi occhi e mi affrettai a chiederne la ragione.

-Vedi, mentre preparavo la cena di stasera mi sono messa a pensare a te, a quello che sei diventato. Ecco, non supporre neppure per un istante che io non sia orgogliosa di te. Certo che lo sono. Sei diventato un gallerista affermato, ma soprattutto hai sempre conservato il tuo cuore d'oro, il tuo animo generoso. Però, mi rattrista pensare che il tuo aspetto rimarrà sempre giovane e bello, che quando io e tuo padre saremo vecchi, tu ci veglierai ancora col tuo viso immutato. E' come se in qualche modo fossi uscito silenziosamente dal mondo, dal nostro mondo. -

-Oh mamma, non hai motivo di angustiarti con questi pensieri. E' vero, rimarrò sempre così, non potrò darvi un nipotino, ma che importa ormai? Il destino ha deciso questo per me e non posso farci niente. Sarebbe da sciocchi rimuginare sui "se" e sui "ma", sui sentieri che la sorte avrebbe potuto ma non ha voluto prendere. Le cose stanno così e dobbiamo cercare di coglierne gli aspetti positivi.

-Non hai perduto la tua saggezza. Sai, tuo padre farebbe carte false per risolvere in quattro e quattr'otto la sua crisi di mezza età. Si farebbe, come dite voi, abbracciare in un batter d'occhio. Ultimamente è diventato così pesante, megalomane. Non riesce a conservare un hobby per più di un pomeriggio e bla bla bla. -

Ma torniamo al gazebo. Scarlet pendeva dalle labbra di Wilhelm. Ingoiava vorace ogni parola che egli le elargiva riguardo la nostra vita notturna. Le raccontò di cosa si prova a bere sangue e a utilizzare i poteri di noi Fratelli.

-Non mi vuoi fare tua, Wilhelm?-gli domandò, arrossendo e rifugiandosi nel suo petto. -La tua sposa, la tua concubina, qualunque cosa...-

-Non mettere Wilhelm in imbarazzo, Scarlet. -dissi, accarezzandole i lunghi boccoli corvini. -Altrimenti impiegherò settimane per sbrogliare le paranoie che gli stai provocando. -

-Allora tu, Sam. -e si avvinghiò a me. -Fuggiremo insieme, diventeremo una leggenda per i mortali .-

-Vedi, Scarlet...-le accarezzai dolcemente le guance e le scostai una ciocca ribelle di capelli. -Ti ho parlato del Principe, ricordi? Già il fatto che, in questo momento, ci troviamo in compagnia di umani a conoscenza della nostra natura basterebbe a decretare la nostra morte ultima. Abbracciare senza permesso la mia graziosa cugina metterebbe a dura prova la salute mentale di Sua Altezza. -la mia spiegazione parve sortire il suo effetto, perché Scarlet parve abbandonare ogni suo proposito.

Ormai, era ora di cena...perlomeno per loro. Mi sono sempre sentito a disagio, guardando altri commensali mangiare di fronte a me. Succede, quando si è costretti a uscire con dei mortali, a lamentare immaginari dolori di stomaco o diete ferree. In quest'occasione, però, in cui ogni segreto era stato portato alla luce del sole, io e Wilhelm desiderammo aver assunto un cuoco Tzimisce, per gustarci appieno l'atmosfera di festa. Così, con una punta di noia e irritazione, osservammo i nostri commensali avventarsi su vera pasta italiana, risotto condito con curry regalato loro dalla famiglia di Parvati (si sono mantenuti in buoni rapporti e pensano che Parvati esista sul serio), tacchino ripieno, puré di patate, cavolini di Bruxelles, bavarese all'arancia, cheesecake al frutto della passione, nonché Moët et Chandon, birra artigianale dell'Alsazia, Chardonnay, Madera, whiskey, rosolio e infine un caffè, dall'ingrato compito di mettere un po' d'ordine nei loro stomaci.

-Scusate, ragazzi, ma non potevamo dissanguare altri animali per voi. -disse mio padre, pulendosi le labbra col tovagliolo.

-Penso che farò un salto alla messa di mezzanotte. Farò uno spuntino strada facendo. -annunciai, alzandomi in piedi. -Vieni anche tu, Wilhelm?-

-Wilhelm deve finire di raccontarmi le sue imprese. -ribatté Scarlet, agguantandogli un braccio. -Non è vero, mio principe della notte?-

-Vai pure, Samael. Ho cenato in aereo nello sgabuzzino delle hostess. -

-A proposito, per quanto vi tratterrete?-mi domandò mia madre.

-Penso fino all'anno nuovo. Volevo fare visita a Marie-Jeannette e a Jordan nei prossimi giorni, come tutti gli anni. -

-Oh, la sai l'ultima di Marie-Jeannette? Ha aperto una lavanderia di lusso insieme ad un altra ragazza. Si occupano solo di tessuti preziosi, cachemire, seta, broccato, pellicce e via dicendo. Gli affari vanno molto bene. Jordan invece si è trasferito in un collegio femminile di Orange County. A maggio si è sposato con un'insegnante di piano e bla bla bla. -

Uf, sazio di chiacchiere ma non di sangue, indossai il mio cappotto nero di astrakan e mi avventurai per le buie strade di Beverly Hills, diretto alla chiesa cattolica più vicina. Lungo la strada incontrai un'avvenente donna che sfidava il freddo con una vistosa pelliccia di castoro, un medico di ritorno dall'ospedale e un gruppetto di bambini. Mi nutrii dai primi due e chiesi indicazioni ai pargoletti.

Mentre camminavo, ricevetti una telefonata da parte di Wendy.

-Capo, ho terminato con i preparativi della mostra di arte sacra del 27 dicembre. Penso di andare a casa a infilare nel microonde il mio petto di tacchino. -

-Fantastico, cara. Ma, scusa, non dovevi andare dai tuoi a San Diego?-

-A causa del lavoro ho perso l'aereo. Il prossimo partirà domattina. -

-Oh, mi dispiace. Mi raccomando, goditi le ferie. Ricordati soltanto di apportare gli ultimi ritocchi alla mostra di icone russe per l'Epifania, quando torni in ufficio. -

-Si...-la sua voce, solo un sospiro. -Buon Natale, capo. -

-Buon Natale, Wendy. -click, ero finalmente arrivato.

La chiesa era piccola e nuova, ma dall'atmosfera accogliente. Alle pareti erano appesi i quadri di un artista locale, dallo stile molto accademico. Notai la firma su uno di essi e me la segnai sul mio Blackberry, per la mostra di arte sacra del prossimo anno.

La cerimonia si rivelò semplice e suggestiva e all'uscita mi sentivo il cuore caldo e commosso da quell'infusione di religiosità. Ma, oh, meraviglia delle meraviglie, stava nevicando. Cosa davvero insolita a Los Angeles. Il piazzale della chiesa era già ricoperto da uno spesso e soffice strato di neve immacolata. I fiocchi danzavano leggiadri nella luce dei lampioni e rimasi rapito a osservarli.

Faceva davvero freddo. Mi sistemai meglio la sciarpa bianca di cachemire intorno al collo e feci qualche passo verso il cancelletto del cortile, quando mi accorsi che il passaggio era bloccato da una figura alta e longilinea. Poteva essere sia un uomo che una donna, impossibile da definirlo in mezzo al turbinare di fiocchi di neve. Indossava un lungo cappotto di shearling e un piccolo colbacco di volpe artica.

-Buon Natale, Samael. -la sua voce, inconfondibile.

-Tu...-dissi, digrignando i denti, mentre mi si avvicinava lentamente e con grazia, quasi galleggiasse a mezz'aria.

-La tregua è finita. -mi sussurrò all'orecchio.

-Cosa?!-esclamai.

-Mpf, tieni questo. -estrasse da sotto il cappotto un grosso pacco dorato e me lo mise in mano. -A presto. -e se ne andò, fugace come una visione.

Strappai la carta e, sorpreso, mi rigirai tra le mani la confezione di una pistola, una Desert Eagle personificata con elaborati intarsi sul calcio di legno pregiato. Apprezzai il dono, pur con un certo riserbo e mi incamminai sulla strada di casa, ancora scosso da quell'incontro imprevisto, continuando a studiare con meraviglia quel costoso regalo. Mi accorsi che nella canna era stato infilato un bigliettino. Lo tirai fuori e lo srotolai, liberando un'invisibile nuvoletta di patchouli nell'aria gelida. Caro Samael, rimanendo per sempre bello e giovane mi hai fatto il più bel regalo che potessi immaginare. Con affetto, il tuo Bagoa. Rimasi così, pietrificato, con il vento che mi sferzava violentemente.

In cielo si stava combattendo una feroce battaglia aerea, una cacofonia di rombi ed esplosioni, scariche colorate di artiglieria, razzi di contraerea che sfrecciavano in alto e scoppiavano in uno scroscio di festose scintille.  Era l'ultimo dell'anno e ci trovavamo nel giardino dei miei, dove era stata allestita una festa rutilante, alla quale era accorso tutto il circondario.

Nutrendomi dai colli zampillanti di diversi ospiti avevo ingerito più alcool che sangue. Per questo, barcollavo alla ricerca di Wilhelm. Quando finalmente lo trovai, gli gettai un braccio intorno alle spalle, ringraziando il cielo di aver finalmente trovato un sostegno a cui aggrapparmi.

-Confessalo. -gli dissi, biascicando. -Ti stai divertendo da morire. -

-Ho appena ricevuto una chiamata dal Principe. Ha chiesto se stava andando tutto bene. Evidentemente, nutre qualche dubbio nei nostri confronti. Forse non si fida di noi e ne avrebbe tutte le ragioni. -

-Lascia perdere quella zitella repressa. Le rode trascorrere le feste sommersa da scartoffie. -

-Siediamoci qui. -mi aiutò ad adagiarmi su un divano di vimini, in riva al laghetto delle ninfee, il quale rifletteva l'immagine tremante della luna. -A dire la verità, ti ringrazio per avermi portato con te. Sei il miglior infante che mi potesse capitare. -

-Ovvio, Wilhelm...e tu sei il peggior Sire che...-ma ero così stanco ed ubriaco che mi addormentai , reclinando la testa sulla sua spalla


Commenti utenti (3) File RSS dei commenti
Postato il Caedric Allen Aston, 27-12-2007 14:57,
1. C-c-cosaaaaa???
Tutto. Ciò. E'. Inconcepibile. 
Sei un folle senza criterio nè buon senso Samael, e questo lo sapevo... 
Ma che fossi anche un pericolo di _questa_ misura per la Masquerade... e consapevolmente per di più! 
Senza contare il tuo Sire... un Primogenito! Non mi stupisce affatto che il Sabbat stia guadagnando terreno... 
Non ho ancora deciso se definirti più innocente (pallido eufemismo) o più sciocco. 
Che gli Dei mi preservino nella croce che mi è toccata in sorte di Coterie...
 
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Postato il Master allibito, 24-12-2007 00:44,
2. ...!!!
Samael!!!! Certe cose dovresti farle sapere al tuo Master!! Così le può usare in-game!! :eek :eek :eek :eek  
 
sai, vero, che la tua famiglia è guardata a vista? Per quanto possibile... LA è terra di Anarchici. Non mi stupirebbe che la cuginetta ci andasse di mezzo... d'altra parte... "E' un Mondo di Tenebra" :roll
 
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Postato il Harle, 23-12-2007 15:22,
3. Papagalli a parte
:grin Il tuo rapporto con Bagoa è chiaro come un campo di papaveri sulla via emilia, a parte questo, che sire del cazzo :grin
 
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