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Gentili ascoltatori, è da Radio Carmilla che vi parlo ma no, questa non è la nuova puntata di “Giù la Masquerade!”. Questa frequenza è così libera che è un dispiacere non utilizzarla a dovere. D'altronde, grazie all'aiuto degli sponsor posso incrementare la mia attività. Grazie a tutti i sostenitori di “Lucifero bella non-vita”! Ma ora vi starete chiedendo “cosa bolle nella pentola di Ashlar?” Ebbene, per il vostro sollazzo ho rimescolato una leccornia vecchia di secoli, ovvero la sottile arte del pettegolezzo applicata alla narrazione più sregolata e romanzesca.
Ciò che vi voglio offrire è l'upgrade del terzo millennio dei romans à clef d'ancien regime, o per meglio dire, un radioromanzo di quelli che non si ascoltano più da decenni. I personaggi li conoscete già. Sono persone reali ma non si può dire altrettanto delle loro vicende, sebbene nascondano una piccola parte di verità. Un indizio, una pulce nell'orecchio che diventerà materia di conversazione durante le vostre lunghe notti. E adesso vi presenterò la selezionatissima cernita di attori che darà vita a questo nuovo progetto.
Prima di tutto, il sottoscritto. Mi calerò nei panni di narratore, ma darò anche voce a Consuelo, la fedele domestica di casa Fauntleroy e al mio personaggio. Il padrone di casa, il celeberrimo Lord Edgar Fauntleroy sarà interpretato da...
Alphie: chiamatemi Alphie. A proposito, sono felicissimo di essere entrato a far parte dell'equipaggio di Radio Carmilla. Tutto grazie a Pink! Il mio Edgar è un uomo d'altri tempi, una sfida per qualunque attore.
Pink: eccomi qui, sempre e comunque al vostro fianco. Io interpreterò la parte di Hélène de la Rochefoucauld. Hélène come Elena, la donna più famosa dell'antichità, la più amata ma anche la più odiata e...la più sfortunata.
A proposito, amici. Avremmo bisogno presto di una nuova voce femminile. Fatevi avanti, la misteriosa Sophie scalpita dalla voglia di fare il suo ingresso in scena. Avremmo bisogno di una voce anche per interpretare Sir Steve, il severo magnate della finanza che ostacolerà in ogni modo la vita sentimentale del suo pupillo. Per il momento, Pink, sarai costretta a modulare la tua voce fino a scavare fin nelle sue note più basse. Intanto, godetevi questa prima puntata “The Blond and the Beautiful”.
[Sigla di apertura: “Alone” delle Heart. http://www.youtube.com/watch?v=jxfdDrKO8uM]
Scende il tramonto sulla città, accarezzando lo svettante profilo della Golden Tower, torre d'avorio della coppia più ricca e osteggiata di San Franciso. L'ultimo raggio di sole scivola lungo gli ultimi tre piani dell'edificio e la penombra ne invade le stanze. Nella sontuosa camera nuziale, il Lord apre stancamente gli occhi e annusa l'aria, come sempre profumata grazie alle cure premurose di Consuelo, che non manca mai di riporre fiori freschi nei vasi.
Edgar: questo profumo...rose...viole del pensiero...i giardini di Cornovaglia...
Hélène: come sempre, mio caro. Oh, Edgar...come sei bello...Stasera ti trovo persino più inespressivo del solito.
E: oh cara, questa vita moderna...questo logorio...V'era un tempo in cui credevo...
H: V'era un tempo in cui sapevo...Ora, però, è meglio mettersi qualcosa addosso.
E: aspetta, cara. La cerimonia...(il trillo di un campanello e dopo qualche istante la porta si apre). Eccoti, Consuelo...gli astanti sono pronti?
Fa la sua apparizione Consuelo, giovane fanciulla dalle origini incerte ma dalle capacità indiscusse. Eccola che si presenta nella sua uniforme vittoriana, masticando una gomma con aria strafottente.
Consuelo: sì, come ogni sera ho ingagg..ehm, invitato qualcuno per assistere alla vostra vestizione.
E: brava, Consuelo, brava. E ora falli entrare e accomodare dietro la transenna.
Segue la cerimonia di vestizione. Il Lord e la sua signora indossano le vesti da camera aiutati da Consuelo, sotto gli occhi meravigliati dei presenti. I padroni di casa si ritirano in bagno e. dopo circa un'ora, tornano in camera per mettersi gli abiti. Il piccolo e selezionato pubblico si inchina e, con i piedi doloranti, se ne va. Edgar si avvicina a Hélène e la stringe teneramente fra le braccia.
E: oh mia Dea, lascia che ti guardi negli occhi. Mia vita, mio calore, mia felicità...tu sei il riflesso della beatitudine...
H: non è il riflesso della beatitudine che cerchi nei miei occhi, ma il riflesso del tuo viso.
E: Domina, cerca di comprendere le mie esigenze. Come posso vivere senza uno specchio? Come posso convivere con il lacerante dubbio che uno dei miei capelli potrebbe essere fuori posto?
H: proprio per questo abbiamo assunto Consuelo. Per vegliare sulla tua immagine. E poi, ci sono io...chi conosce il tuo viso meglio di me? Sono io il tuo specchio.
E: oh, essere privato del piacere di contemplare la mia propria immagine...ma va, ora, va a sbrigare la corrispondenza.
Mentre guarda Hélène allontanarsi, Edgar non riesce a trattenere un crudele sogghigno nel notare che dalle rosee labbra dell'amata si diparte un sottile rivolo di rossetto, il quale corrompe irreparabilmente la perfezione del suo viso. Tuttavia, l'improvviso squillo del telefono lo fa trasalire.
E: pronto?
Steve: sono io, mio infante.
E: pa-pa-padre...
S: sai bene perché ti ho chiamato. Dimmi, quella sgualdrina vive ancora con te?
E: padre, le vostre parole mi costringono a esprimervi il mio sdegno e la mia incredulità.
S: per quanto tempo ancora dividerai la tua non-vita con una donna che non possiede le credenziali adatte a far parte della tua cerchia? Una donna non degna del tuo rango...Tu non sei conscio del ruolo che dovrai ricoprire, delle fortune che dovrai amministrare. Le stesse fortune che ora io custodisco e che potrebbero anche non confluire mai nelle tue mani. Ancora non capisci che quella donna sta cercando di ingannare il tuo cuore innocente per spillarti fino all'ultimo scudo? Cosa direbbe tuo nonno, Edgar?
E: l'amore è la sola verità, maestro, senza cui si è nulla.
S: risparmiami gli aforismi da quattro denari raccattati nelle telenovelas della tua domestica! E' l'onore che conta! L'onore senza cui l'uomo e nulla! Meno degno di considerazione di un grano di polvere! Scegli, Edgar! Scegli adesso!".
E: onore è difendere ciò in cui si crede...questo mi avete insegnato.
Data la gravità del momento, Edgar ripone il telefono, compiacendosi della teatralità con cui ha zittito il maestro.
E: menzogne! Nient'altro che falsità...Lené...
Lasciamo ora Edgar ai suoi sogni a occhi aperti, al profumo dei fiori, del mare, al rumore della risacca sugli scogli...Nel frattempo, Hélène si era recata nell'ampio salone e aveva ordinato a Consuelo di andare a raccogliere la posta. Eccola tornare con un grosso sacco traboccante di lettere adagiato sulla sua robusta schiena. Sudando sangue ne versa il contenuto sul tavolo e si congeda imprecando sottovoce.
H: per quanto tempo ancora dovrò sopportare i vizi di Edgar? Ancora lettere di ammiratrici...ottime per accendere il fuoco nel camino! Bollette! Che volgarità, dovrebbe essere Consuelo a occuparsi di queste faccende. Oh, la newsletter del suo locale...devo assolutamente nasconderla. Detesto che utilizzi come scusa i suoi gusti difficili per godersi la compagnia di quelle vacche...Ah ah, non fu mai coniato termine più esatto!
Una lettera in particolare cattura l'attenzione di Hélène. E' tutta nera e sigillata con una goccia di cera scarlatta. Portandosela al petto, sospira sconsolata, ignara del fatto che Consuelo la sta spiando, nascosta dietro lo stipite della porta.
C: Madre de Dios...
Il flebile sussurro della domestica è subito captato dalle orecchie della padrona.
H: entra, Consuelo. Lo so che sei lì. Sorvoliamo sulle tue indiscrete abitudini...Vorrei uscire. Portami il mio girocollo di pelliccia.
C: Madame, Battista si è dimenticato di portarlo in lavanderia.
H: dovresti essere tu a sopperire ai suoi vuoti di memoria, così tipici della sua tarda età. Ha servito Edgar, suo padre e persino suo nonno. La sua fedeltà al casato dei Fauntleroy è ormai divenuta leggendaria. Tuttavia, penso sia giunto il momento di proporre a Edgar l'ipotesi di alloggiarlo in un ospizio. Mi spezza il cuore vederlo accorrere a ogni nostro minimo richiamo, arrancando su quelle vacillanti stampelle.
C: proprio per questo mi avete assunto.
H: già, ed è proprio a causa della tua negligenza che supplirai al fatto che questa sera non potrò indossare il mio girocollo.
C: no Madame, la prego. Non me lo chieda di nuovo!
H: Consuelo, non costringermi a strappare il velo che protegge il tuo anonimato.
Consuelo ricorda a malincuore le persone da cui si è nascosta. Proprio ora che ha trovato un angolo di pace in cui condurre la sua eterna esistenza, non può sprecarlo per un semplice capriccio. Così, annuisce servilmente alla richiesta della padrona e si trasforma in una grossa e vaporosa gatta nera. Madame se la sistema con cura sulle spalle ed è pronta per uscire.
H: a proposito, Consuelo. Ieri notte ho visto un topo in biblioteca. Che non si ripeta mai più!
C: magari era Sophie...
H: non ti ho chiesto di deliziarmi col tuo umorismo sagace e non pronunciare mai più quel nome. Sophie...come vorrei che quella scribacchina da quattro soldi macerasse insieme alle montagne dei suoi libri invenduti...
Stendendo alla bell'e meglio un velo di cipria sul suo viso, Hélène si avvia verso la porta. Tac-tac, tac-tac. L'inconfondibile rumore dei suoi tacchi risveglia Edgar dai suoi pensieri.
E: è uscita, finalmente.
Guardandosi intorno circospetto, si avvicina alla parete e preme un invisibile pulsante, rivelando una nicchia nascosta, da cui si snoda una lunga e impervia scala a chiocciola. Edgar chiude l'apertura e scende febbrilmente i gradini. Le umide pareti di pietra gli riportano alla memoria l'angusta prigione in cui tempo fa Sir Steve l'aveva rinchiuso per temprare il suo spirito. Con crudeltà gli aveva conciato in maniera vergognosa i capelli, riducendoli a un ammasso informe di sterpaglia, per poi costringerlo a trascorrere un'intera nottata in un sotterraneo tappezzato di specchi. Mi dispiace, Edgar, ma è necessario. Non mi lasci altra scelta. Gli aveva detto, sbarrando la porta. Tu sei più di un figlio per me e, che tu ci creda o meno, ho sofferto nel farti questo più di quanto immagini. E che dire della feccia umana che aveva introdotto in quella stanza per mettere a dura prova la sua resistenza, uomini raccattati nei peggiori vicoli della città. Uomini del popolo! Plebei! Era necessario ragazzo!
E: menzogne! Sono solo falsità!
Finalmente apre la porta del suo nascondiglio, l'unico rifugio rimasto al suo narcisismo. Proprio laggiù lo attende e sempre lo attenderà, fedele e paziente, uno specchio.
E: specchio, specchio delle mie brame...
Edgar abbraccia piangendo lo specchio, dopo lunghe notti trascorse nella speranza di poter rivedere la sua immagine riflessa. Sono tante le prove a cui ci sottopone l'amore, ma Edgar ha ceduto alla sua debolezza. Ecco, è questo il suo oscuro segreto! Maledetta sia la notte in cui Hélène si troverà a rimirare sgomenta la superficie limpida di quello specchio!
Intanto, Hélène fa il suo ingresso in uno dei più rinomati ristoranti francesi della città, del quale è ovviamente un'habituée. Il valletto l'aiuta a sfilarsi il soprabito, provocando le ire di Consuelo, che si trova costretta a saltare a terra e a stendersi ai piedi della padrona, sotto il tavolo.
H: bene, aspettiamo che qualcuno mi offra da bere.
Approfittando di un momento di distrazione di Madame, Consuelo sgattaiola via, zigzagando fra le gambe dei camerieri e uscendo dal ristorante. Si apparta in un vicolo e finalmente ha la possibilità di ritornare alle sue normali fattezze.
C: bene, ho circa un'ora di libera uscita, fintanto che quella zoccola non si riempie lo stomaco. Come al solito, si guarderà intorno sbattendo le sue ciglia, accavallerà le gambe facendo finta di niente e qualche morto di figa cadrà ai suoi piedi. Ih ih, le ho truccato le palpebre di rosso. Come mi diverto a farla uscire conciata come una battona!
Un losco figuro si avvicina a Consuelo, la quale si era dimenticata di essere completamente nuda, avendo lasciato i suoi vestiti a casa al momento della trasformazione.
Losco figuro: ciao bëlla? Sei libera stasera?
C: gira al largo, altrimenti ti strizzo le palle come limoni.
Rapida come un ghepardo, fugge nel labirinto di vicoli e non appena ritiene di essere al sicuro, si trasforma nuovamente in gatto.
C: ufuf, come sono stanca...ci vorrà un po' di tempo prima che riesca a tornare umana.
Sconosciuto: oh, povero micino...
Qualcuno prende in braccio Consuelo. Un uomo elegantemente vestito, dalla faccia rispettabile e dagli occhi vispi come quelli di una gazza. Non è forse Logan O'Brian, il consulente finanziario di origini irlandesi più famoso della città?
Logan: povera creaturina, ti sei persa? Ti porterò a casa con me.
C: meoow!
L: hai fame? Purtroppo non ho niente da darti da mangiare. Chiederò alla colf di comprarti un po' di latte domattina, ok?
C: meoow!
Purtroppo, Consuelo è troppo stanca per liberarsi dalla presa di quell'uomo e gli permette di condurla via, lontano dalla sua padrona. Soffocando negli effluvi di colonia che emanano i vestiti di quel tipo, solo un pensiero la tiene vigile. Deve assolutamente fuggire prima che faccia giorno!
Nel frattempo, Hélène si sta guardando intorno, alla ricerca della sua domestica.
H: ma dove diavolo sarà finita? La prossima voltà le metterò il guinzaglio. Uf, comincio ad avere fame. Nessuno vuole proprio favorire il collo, stasera?
Sconosciuto: Hélène, sei proprio tu?
Un uomo alto e dal viso severo le si avvicina.
H: tu...
[Sigla di chiusura: “Lost in your eyes” di Debbie Gibson http://www.youtube.com/watch?v=-u0GuaI1dl8]
P: oh, sono commossa! Come ci è venuta bene Ashlar!
Alphie: hai davvero ragione. Ma chi sarà l'uomo misterioso che si è presentato a Hélène?
A: lo scoprirete nella prossima puntata, “Desaparecida”. Cosa nasconde Hélène al suo Edgar? In quali pericolosi affari si è invischiato Edgar? Che fine farà Consuelo? Rimanete sintonizzati. Radio Carmilla prospera!
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