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Primo tempo. Conclusione. Calando, grave.
Thursday 06 March 2008
 
Scritto da Lord Caedric Allen Aston,

Orbene cari lettori, comprendo come il modo in cui si è conclusa l'ultima nostra narrazione possa avervi lasciati un minimo interdetti. Per questa ragione ho ritenuto di non lasciar passare troppo tempo e di tornare a Voi, pronto a proseguire lungo il corso degli eventi.

Lasciate tuttavia che Vi avverta: ciò che accadde di lì a poco fu un colpo pressoché mortale per uno dei nostri neonati, la distruzione di ogni fragile illusione...

 

 

Tac... tac... tac... tac.

Non vedeva nulla, totalmente immobilizzato com'era non aveva alcuna possibilità di combattere... era impotente.

Chi era la donna (giacchè quelli che aveva chiaramente sentito erano tacchi)? Quale minaccia rappresentava? E cos'era quel...

"Profumo di... rose... viole del pensiero... i giardini della Cornovaglia... com'è possibile..?", Cäedric credette di avere le allucinazioni: al di sopra degli odori presenti nel negozio (sangue, terra bagnata, l'odore dolciastro delle piante tagliate), ne avvertiva altri che non sentiva da anni, il profumo inconfondibile dei fiori della sua terra natale, il medesimo profumo di...

"No! Non è possibile...", la sua voce era appena un sussurro, quale macabro scherzo era mai quello?!

"Raphael sei un idiota..."

- Questa voce... -

"...E' evidente: l'ariete, lo scudo, l'arma a distanza..."

- Non è possibile... -

"...Prima avresti dovuto eliminare l'ariete, l'attacco più pericoloso, il leader... quindi avresti dovuto rivolgerti allo scudo schivando i colpi lunghi, infine eliminare il noioso tiratore..."

- Non può essere vero... -

"...Una tattica basilare del combattimento, ho detto bene vero... Cäedric?"

- Dio ti prego, dimmi che non è vero... -

Cäedric avvertì un tocco leggero sulla fronte, l'oscurità intorno ai suoi occhi svanì come d'incanto, mentre un'altra, ben più profonda, riapriva una voragine che non era mai riuscito a colmare...

Occhi grigi come il ghiaccio, capelli come una cascata di ossidiana, labbra voluttuose... bellissima come una dea scolpita nell'alabastro.

La disperazione più assoluta lo travolse mentre invano tentava di negare a sé stesso l'evidenza, maledicendo i suoi occhi che, ineluttabilmente, gli mostravano l'insensatezza e la vanità di tutte le decisioni prese anni prima.

Lei era lì, dannata, esattamente come lui.

"Rochelle...", la sua voce talmente flebile che solo lei lo udì, "Si, infine ci rivediamo dopo... quanto tempo? Non che abbia importanza...", ne aveva eccome per il giovane Ventrue, erano passati quattro anni, sette mesi e dodici notti dall'ultima volta che l'aveva vista.

"...Finalmente Sir Richard ti ha fatto uscire dalla campana di vetro, iniziavo a spazientirmi. Mi sembri sorpreso, non ti aspettavi di rivedermi..? Se è così siamo pari dunque, io non mi aspettavo certo che te ne andassi senza... ma ormai non ha più importanza", il tono di lei si era fatto più basso e velenoso, mentre Cäedric era stordito, "Dimmi che non è vero...", "Che cosa? Che sono rinata nella stirpe di Caino? Ti sorprende..? Infine ho finalmente trovato la mia strada Cäedric, nonostante tutto...".

Era così vicina che avrebbe potuto sentirne il respiro, ma lei non respirava più...

Il Ventrue si sentiva precipitare, i tentacoli d'ombra che lo imprigionavano erano nulla in confronto alle glaciali spire della disperazione che ne attanagliavano l'anima... tutto vano... senza alcun senso...

"Chi... chi ti ha fatto questo??", l'ira ribollì improvvisa: l'unico modo per arginare il dolore era mutarlo in odio.

Rochelle pareva aspettarsi quella domanda, si avvicinò ancora di più a Cäedric (per incrementarne l'agonia probabilmente) sfoggiando un enigmatico sorriso: "Non è ancora tempo che tu lo sappia, ma... pensaci, tormentati, soffri... sino a che non ci incontreremo nuovamente".

Samael e Harle, circondati da un dedalo di tentacoli, poterono solamente osservare mentre la donna in elegante abito da sera faceva il suo ingresso nella stanza, dicendo qualcosa su arieti e scudi e puntando direttamente sul Ventrue: parve loro che i due si conoscessero, ma non riuscirono a sentirne lo scambio di battute; la gravità della situazione era però resa evidente dall'espressione angosciata del giovane, nessuno dei due l'aveva infatti mai visto tanto vulnerabile.

La donna intanto si era avvicinata al corpo del loro avversario originario, uno stiletto le era comparso improvvisamente tra le mani: un lieve movimento del polso e un rivoletto di sangue iniziò a colare dal braccio di lei sulla faccia di Raphael, pochi istanti, lo stretto indispensabile affinché quest'ultimo potesse muoversi.

"Sei un infante decisamente stupido Raphael, il prossimo fallimento non ti sarà certo perdonato tanto facilmente!", ciò detto afferrò l'uomo per i capelli iniziando a trascinarlo senza sforzo apparente.

"Cazzo stanno scappando! Sparagli deficiente!", semi-accecata com'era, Harle riusciva solo a distinguere le ombre dei due nemici allontanarsi, ma non poteva muoversi a meno di essere attaccata dai tentacoli.

Esortato dalla compagna, Samael armeggiò febbrilmente per ricaricare la pistola, prendere di mira la donna e...

"Non osare!! Sfiorala soltanto e ti uccido!", più simili ad un ruggito che ad un ordine, le parole del Ventrue bloccarono il nostro Toreador (sempre più sorpreso dalla piega degli eventi): Cäedric si contorceva disperatamente per liberarsi dalla stretta dei tentacoli, la sentiva... sentiva la Bestia dentro di lui strattonare furiosamente le catene che la imprigionavano...

"Fermatela!", le zanne iniziavano ad essere evidenti, la voce sempre più simile ad un ringhio, segni evidenti dell'approssimarsi della frenesia, quello stato di non coscienza di sé, di rinuncia alla propria identità in favore del puro istinto bestiale, una razionalità perversa ed omicida mossa esclusivamente dalla sete di sangue che compare solo in situazioni di immenso stress fisico (l'assenza di adeguato nutrimento) o, soprattutto, mentale.

"Come cazzo pretendi che la fermiamo se non possiamo toccarla?!", Harle si era decisamente stancata di starsene ferma, quindi aveva ripreso ad attaccare furiosamente i tentacoli, che parevano allontanarsi seguendo la donna. Anche Samael stava dandosi da fare, guardandosi bene però dal mirare direttamente verso gli avversari.

Rochelle se ne stava andando, era quasi fuori dal negozio, doveva fermarla, non poteva lasciarla andare così, "Aspetta!".

Il controllo oramai al limite, il Ventrue azzannò più volte i tentacoli che lo imprigionavano nel tentativo di liberarsi, nel frattempo Rochelle era uscita scomparendo dalla sua vista.

Pochi secondi dopo tutti i tentacoli scomparvero senza lasciare traccia, le ombre nuovamente normali.

Immediatamente il Ventrue si lanciò fuori dal negozio, dimentico persino delle proprie armi, ma era troppo tardi... ovunque si voltasse, di lei non v'era più traccia.

I compagni, che lo avevano seguito a breve distanza, videro Cäedric guardarsi furiosamente intorno, avanzare e tornare sui propri passi come una belva in gabbia, quindi crollare in ginocchio battendo entrambi i pugni a terra con tanta forza da farli sanguinare: "Nooo!".

Se avesse avuto un cuore sarebbe scoppiato, se avesse respirato gliene sarebbe mancata la forza, se fosse stato solo avrebbe pianto le lacrime che non credeva di avere ancora.

Rochelle era stata il grande amore della sua vita, cui aveva rinunciato pur di non esporla ai pericoli del mondo di tenebra, lei avrebbe dovuto trovarsi in Francia, lontano e al sicuro. Invece...

Questi fatti risalivano a quasi cinque anni prima, ma su di essi non mi soffermerò oltre, già lo stesso Cäedric (incredibilmente) ne ha parlato, e chi meglio di lui stesso potrebbe descrivere ciò che provò vedendo crollare ognuna delle sue certezze, ognuna delle sue illusioni...

Chi, quando, dove, perché, erano tutte domande che avrebbero dovuto attendere. Il solo sottile appiglio rimastogli nel baratro in cui era precipitato era la missione, il dovere, e se non si fosse afferrato ad esso con tutte le sue forze non avrebbe mai smesso di cadere.

I compagni osservarono il Ventrue restare immobile a terra per parecchi istanti, proprio quando la situazione richiedeva un'azione immediata, che cosa avrebbero dovuto fare? Prenderlo su e portarlo via di peso?

"Non ho capito bene rosso, ma siamo nella merda vero?", un sospiro di Samael, "Così pare Harle, così pare...".

Proprio quando stavano per muoversi e riscuoterlo, il Ventrue parve riprendersi improvvisamente: rialzatosi, recuperò le proprie armi passando accanto ai due compagni, la sua espressione tornata all'abituale indifferenza (a parte un'ombra inedita nello sguardo), "Il locale è pieno di telecamere...", anche la voce aveva nuovamente la solita inflessione, "...mentre io e Harle cerchiamo le registrazioni, tu Samael dovrai cancellare dai cadaveri l'evidenza dei morsi. Abbiamo non più di una decina di minuti, al termine dei quali ci troveremo al tombino. Da lì usciremo".

Ciò detto Cäedric si avviò rapidamente verso il piano superiore lasciando alla Gangrel l'esplorazione del piano terra, mentre il Toreador, disgustato, procedeva nell'opera di cancellazione delle prove, "Tsk! Cancellare l'evidenza dei morsi dice lui! Vorrei vedere Sua Simpatia a leccare sconosciuti! Oh che orrore... questo non mi sa neanche di pulito!".

Trascorsi i dieci minuti stabiliti, i nostri neonati si trovarono come previsto all'ingresso delle fogne.

L'ultimo ad arrivare fu Samael: "Mio Dio che cosa rivoltante, sento che starò male...", parole la cui pronuncia non suonò proprio così visto che il Toreador era impegnato a detergersi la lingua con le salviette profumate che non mancava mai di portare con sé.

"Tu non sei micca normale...!", simili vezzi erano incomprensibili per la Gangrel, "Aaii! Oon uoi aire este ose!" (trad: Taci! Tu non puoi capire queste cose!), "Ehhh?!", a quel punto Samael si vide costretto a riporre la salvietta, "Piuttosto, avete trovato le registrazioni?", Harle scrollò le spalle, "Si, il biondino le ha prese tutte. Anche se non ho capito perché se le porta via invece di distruggerle, mha!".

Samael sospirò teatralmente all'indirizzo della Gangrel: "Tu Harle sei troppo violenta, perché non incendiare tutto direttamente allora?", "Sai che è una bella idea! Spetta che...", "Ehm... io scherzavo!!".

Il Ventrue intanto apriva la strada, tutti i nastri in suo possesso: "Sarebbe stato sciocco lasciarli là, anche se distrutti avrebbero comunque potuto estrarne le immagini, inoltre...", lì il giovane arrestò i propri pensieri, non c'era alcun bisogno di ricordare che su quei nastri poteva esservi Rochelle...

 

La limousine procedeva abbastanza spedita nel traffico di San Francisco, nessuno dei neonati parlava e Samael pregò che continuasse così, sperando ardentemente che Harle non se ne uscisse con una delle sue domande fuori luogo.

"Credo proprio che potrebbero esserci infauste conseguenze, era ad un passo dalla frenesia, brrr...", pensò il Toreador, "...tuttavia mi piacerebbe davvero sapere chi era quella donna. Sicuramente si conoscevano, ma in che misura..? Mmm, dovrò tenere gli occhi aperti, potrebbe essere uno scoop per il mio progetto radiofonico alternativo".

Credo cari lettori che tutti Voi siate a conoscenza delle attività radiofoniche del nostro Samael, una trasmissione così divertente e con un titolo così sagace!

La nostra cucciola Gangrel non era affatto soddisfatta dalla serata, anche perché non aveva ancora deciso se avevano vinto o meno: il nemico era scappato, ma ad averle prese erano stati loro.

Quella donna era decisamente un osso duro. Harle deliberò che le stava notevolmente antipatica e che la prossima volta, Ventrue o non Ventrue, gliele avrebbe suonate di santa ragione (come se fosse facile!).

Cäedric osservava la città scorrere attraverso i finestrini oscurati, non pensava a nulla per timore di perdersi nuovamente, aspettava il momento in cui avrebbe dovuto fare i conti con la realtà.

Una canzone alla radio ruppe il silenzio che si era creato nell'auto, Reginald era un autista decisamente esperto.

Les fleurs du mal unfold
Comme les fleurs du mal
Dark demons of my soul
Un amour fatal
Been tryin' hard to fight
Comme les fleurs du mal
Les fleurs du mal inside
Un amour fatal

Cäedric si sorprese ad ascoltarne la melodia (un amour fatal, davvero un bizzarro scherzo della sorte), quando qualcosa attirò la sua attenzione, qualcosa nella sua tasca...

Era un pezzo di pergamena accuratamente ripiegata, come la tirò fuori dalla tasca interna della giacca avvertì un lieve profumo di fiori, "Possibile..?".

Sul dorso vi era scritto qualcosa nella calligrafia leggera ed elegante che ben conosceva: "E poi non dire che non ti penso...".

Samael vide il Ventrue estrarre un pezzo ripiegato di pergamena dalla tasca, "Che sarà mai quella?", ma poi l'insegna di un locale lussuriosamente illuminata catalizzò la sua attenzione distogliendolo dal Ventrue, "Uhh il Rainbow...".

Cäedric aprì lentamente l'involto, sfiorando la pergamena che lei aveva scritta e ripiegata... "Basta! Devo restare presente a me stesso...".

All'interno, vergate nella medesima calligrafia, con un inchiostro rosso, scuro come il sangue, vi erano parole che il giovane non seppe interpretare, il loro significato ancora oscuro:

"Verrà un tempo in cui la maledizione dell'Altissimo non sarà più tollerata, in cui la Stirpe di Caino vedrà la propria fine, in cui il Sangue di Caino sarà debole e non ci sarà più Abbraccio per i suoi Infanti, il loro sangue scorrerà come acqua e la sua potenza sarà svanita: allora in quel tempo saprete che la Gehenna giungerà presto su di voi".

Parole senza dubbio misteriose cari lettori, ma il tempo delle spiegazioni per esse (come per quelle rivelate a Samael dalla misteriosa bambina con tre occhi) non è ancora giunto...

 

La casa di Sir Richard somigliava per certi versi alla sua, la medesima sobria eleganza, uno stile antico ed austero che rispecchiava perfettamente il suo proprietario: un Cavaliere antico, fiero campione delle schiere di Cristo all'epoca della Terza Crociata, in seguito fedele adepto della Via Caeli; la forza della sua convinzione ardeva potentemente nel suo sguardo rendendolo qualcosa di oltre rispetto a chiunque altro.

Del suo Sire, Cäedric sapeva molte cose ed era cosciente di ignorarne almeno altrettante, erano entrambi uomini riservati e seri, ma del resto non c'era di che sorprendersi dal momento che il giovane era stato praticamente cresciuto dal mentore.

Cäedric venerava il giovane Richard come fosse suo padre e più ancora, e questo nonostante ciò che il Maestro gli aveva inflitto, la dannazione eterna.

Quella notte tuttavia, il giovane ardeva consumato dall'ira come non accadeva da anni e anni, tanto verso il Maestro, quanto verso sé stesso. Il motivo era uno soltanto, che faceva però tutta la differenza del mondo: Rochelle.

Samael e Harle avevano protestato quando erano stati scaricati (senza tante cerimonie) nei pressi della Golden Tower, ma il Ventrue non aveva tempo per le loro storie (nonché per le loro giustificate richieste di spiegazione), doveva vedere Sir Richard, doveva sapere...

Un domestico introdusse il giovane nel salotto privato di Sir Richard, che giunse di lì a poco; pareva moderatamente sorpreso dall'inaspettata visita del suo pupillo.

"Cäedric! Che inaspettata sorpresa, accomodati", i due uomini si strinsero la mano, ed il più anziano non tardò a rendersi conto del disagio dell'altro: Cäedric era teso e non lo guardava negli occhi.

Sir Richard Henry Croft dimostrava una quarantina d'anni, i capelli neri tagliati corti erano spruzzati di grigio sulle tempie, aveva baffi e pizzetto attentamente curati, occhi scuri e penetranti in grado di destare timore reverenziale al primo sguardo. Vestiva sobriamente, solitamente di scuro, non amava l'ostentazione in nessuna forma.

Era un uomo imponente sotto ogni aspetto: non aveva perso nulla del suo aspetto marziale, dal modo in cui si muoveva, da come parlava, era chiaro che egli fosse avvezzo al comando come una seconda natura.

"Cosa c'è che non va ragazzo? No, non sorprenderti... ti conosco troppo bene. Ebbene, questa notte avevi la tua prima missione, cosa è accaduto?", il Sire si era accomodato su di una poltrona facendo cenno all'Infante di occupare quella di fronte.

Cäedric obbedì meccanicamente, non sapendo esattamente da dove cominciare e faticando non poco a mantenere la calma, il Maestro non apprezzava affatto la mancanza di controllo: "La missione aveva natura investigativa, un sospetto neo abbracciato rilasciato senza controllo che aveva occupato un supermercato...", il tono del giovane era assolutamente neutro, "...E' risultato un espediente del Sabbat. L'uomo era un Lasombra", ancora nessuna reazione da parte del Maestro.

"E..?", Richard osservava attentamente l'Infante, era senza dubbio accaduto qualcosa che lo aveva profondamente segnato, nonostante Cäedric facesse di tutto per non darlo a vedere.

"Il combattimento è stato più... arduo del previsto. Alla fine il nemico è stato soccorso da... dal proprio Sire e se ne sono andati", si stava avvicinando al punto, Richard decise di pressare la questione, "La Masquerade è stata preservata?", "Si", nessuna esitazione nel tono del giovane, "Dunque non vedo la ragione del tuo presente atteggiamento: da quando non riesci a guardare negli occhi chi ti sta di fronte?".

Non aveva alzato la voce ne modificato il tono, eppure il rimprovero era evidente, Cäedric lo sentiva. Era sempre stato così tra loro, un confronto continuo di volontà.

"Quell'uomo... il Lasombra. Il suo potere era grande e io... io non l'avrei sconfitto senza l'intervento dei miei compagni di Coterie. Avrei perso...", Richard conosceva le dimensioni dell'orgoglio di Cäedric (che lui stesso aveva contribuito a plasmare), ma non credeva che quello fosse il punto, "L'istituzione di Coterie serve esattamente a questo Cäedric: la forza di un gruppo, l'unione di diverse abilità per uno scopo comune sotto la guida di un leader. Tu sei un capo, è nel tuo sangue, nella nostra stirpe, una responsabilità che nessuno più di noi è degno di ricoprire...", una pausa, "...Spesso tale responsabilità è gravosa. Ma è il nostro sacro dovere. So che non hai familiarità con l'idea di gruppo, ma con il tempo imparerai...".

"Non è questo il punto! Quel potere... perché non me ne avete parlato? Perché non mi avete detto quasi nulla sul Sabbat??", il giovane si era alzato di scatto dalla poltrona, voltando le spalle al Maestro. Si stava avvicinando al vero fulcro della questione, Richard lo sapeva.

"Sai tutto ciò che devi sapere sul Sabbat e sui reietti che ne fanno parte...", l'irrigidimento dell'Infante non passò inosservato, "...si tratta di sciocchi traditori dei sacri ideali e dei giuramenti prestati. Sono bestie senza coscienza, troppo deboli per sopportare le responsabilità che l'essere immortali comporta. Alcuni di loro hanno poteri particolari, come il dominio delle ombre, e con ciò? Cäedric, guardami...".

Il giovane obbedì, nei suoi occhi c'era un'ombra, qualcosa che preoccupò Richard: "La più grande forza dell'avversario è la nostra stessa debolezza. Quanto della tua sconfitta in duello è imputabile all'una e quanto all'altra?".

Cäedric non rispose, ma comprese il senso delle parole del Maestro: aveva commesso degli errori durante il combattimento, il Lasombra non aveva fatto altro che sfruttarli.

"Maestro...", era arrivato il momento, il ragazzo gli avrebbe detto cosa effettivamente lo angustiava, "...il Sire di quell'uomo. Lei...", il Sire era dunque una donna, "...lei era Rochelle".

Ecco il punto. Ecco l'ombra. Rochelle si era mostrata, non aveva certo perso tempo, mentre Richard sperava di averne di più per preparare il suo Infante.

"Rochelle era lì capite?! Di fronte a me! Lei... lei è dannata! Dannata! Ciò che ho fatto non ha avuto alcun senso!", Cäedric percorreva la stanza a grandi passi, come un animale in gabbia, i pugni contratti, trattenendosi a stento dal gridare la sua rabbia, "Com'è potuto accadere? Come?? Avevate detto che se l'avessi lasciata sarebbe stata al sicuro! Voi mi diceste che così l'avrei protetta! Lei doveva essere in Francia, viva! Menzogne!!".

"Adesso basta Cäedric!", Richard si era alzato e aveva preso il giovane per le spalle costringendolo a guardarlo, vide l'angoscia e la disperazione nei suoi occhi, non avrebbe voluto che le cose andassero così.

"Ascoltami bene ragazzo perché te lo dirò solamente una volta: non avrebbe fatto alcuna differenza. La tua presenza o meno accanto a lei non avrebbe fatto alcuna differenza", Cäedric si sentiva tradito dalla persona in cui aveva più fiducia in assoluto, "Voi lo sapevate...".

Richard lasciò andare l'Infante, ma continuò a guardarlo negli occhi, aveva rischiato già una volta di perderlo ed il momento era critico: "Ne ho avuto certezza qualche mese fa, la notizia è stata a lungo priva di conferma", il giovane era incredulo, "Perché non me lo avete detto??", "Che differenza avrebbe fatto? Rochelle purtroppo è per...", "No! No! Non è così!".

L'uomo sospirò, "Lei è perduta".

"Menzogne! Niente altro che falsità!", "Ti ho mai mentito Cäedric?", il giovane non rispose, "Rispondi!", "...No".

Richard si avvicinò nuovamente all'Infante: "Mi dispiace Cäedric, ma nulla di ciò che tu o io avremmo potuto fare sarebbe servita a qualcosa. La scelta che prendesti allora era quella giusta, l'unica possibile: la Camarilla non tollera infrazioni alla Masquerade, ed i suoi nemici purtroppo sono molti. Se le avessi rivelato la verità l'avresti messa in pericolo in più di un modo. Se le fossi restato accanto i nostri nemici l'avrebbero individuata immediatamente. Non potevi fare altro".

"Ma non è servito a nulla... è stato tutto vano!", il giovane era disperato e non si curava più di nasconderlo, ma il Maestro non se la sentiva di biasimarlo per questo, "Nessuno poteva sapere che un altro immortale avesse notato Rochelle, tu conosci la Tradizione, ma il Sabbat non rispetta alcuna di esse. Non v'era alcun modo di venirne a conoscenza. Quello che devi comprendere, ragazzo, è che lei purtroppo è persa: l'Abbraccio nel Sabbat non è un'esperienza da cui si esca indenni, si viene profondamente, intimamente mutati, ogni sentimento è distorto ed avvelenato... tu l'hai vista, puoi dirmi che non è cambiata?", no, Cäedric non poteva dirlo.

"Ora ragazzo sai perché non te ne ho parlato prima, so ciò che lei significa per te. E questo è un dolore che non avrei mai voluto darti...", Cäedric si lasciò andare sulla poltrona abbandonata poco prima, abbattuto, il viso tra le mani, "Non è giusto...", "Purtroppo ben poco lo è in questo mondo Cäedric, l'unica cosa che possiamo fare è sopportare il peso della missione che Dio ci ha affidato, stoicamente e con coraggio. Solo noi possiamo farlo. Dimenticala...".

Il giovane scosse il capo: "Non chiedetemelo, non posso farlo", il Maestro gli posò una mano sulla spalla, "Ma tu devi farlo. La donna che ami non c'è più. Ora hai delle responsabilità Cäedric, dei doveri inalienabili. Dimentica Rochelle e va avanti...".

Per lunghi istanti Cäedric non rispose, i capelli gli ricadevano sugli occhi celandoli alla vista di Richard, finchè con un sospiro il giovane si alzò a fronteggiare il Maestro: "Sono cosciente di ciò che dite. Non posso dirvi altro Maestro...", quindi fece per andarsene quando Richard lo fermò chiedendogli di restare per quel giorno, "Vi ringrazio Maestro, ma... ho bisogno di tempo. Un'ultima cosa... Voi sapete chi è stato?", non c'era bisogno di specificare, "No. Non è informazione in nostro possesso".

Cäedric rifletté qualche istante, quindi mostrò a Richard la pergamena datagli da Rochelle: "Sapete dirmi cosa significano queste parole?", il Ventrue la esaminò con attenzione poi la restituì all'Infante, "Te lo ha dato lei vero? E' un frammento del Libro di Nod, te ne ho parlato ricordi? Un insieme di leggende e semi-profezie che risultano a volte... sconnesse. Molti Cainiti vi ripongono una certa fede. Una sorta di libro sacro, in base al quale c'è persino chi sostiene teorie circa l'approssimarsi della fine dei tempi e della Gehenna. In alcuni sue parti esso è perciò funzionale alla diffusione del disordine", il giovane annuì e si avviò all'uscita.

"Ah Cäedric, se proprio vuoi sapere chi è il suo Sire dovresti procurarti un po' della sua vitae, per cui ti consiglio di esaminare l'inchiostro usato per quella pergamena. Quindi un Tremere esperto nella Via del Sangue potrebbe darti la risposta che cerchi", Cäedric salutò il Maestro ringraziandolo con un leggero inchino, quindi se ne andò lasciando Richard alle sue riflessioni circa la difficile piega presa dagli eventi.

 

- Il profumo dei fiori, del mare, il rumore della risacca sugli scogli...

Sedevano insieme osservando il tramonto, con un braccio le cingeva la vita, le mani intrecciate mentre gli ultimi raggi del sole scaldavano loro il viso, carezzati da una leggera brezza.

Rochelle cantava sommessamente una melodia dolce e malinconica che lui ascoltava, incantato da lei più che dal mare acceso di tutti i toni del rosso, via via che il sole pareva affondarvi.

Improvvisamente furono le tenebre. Un'oscurità più minacciosa e profonda della notte senza stelle fu su di loro.

Mani ignote strapparono Rochelle dalle sue braccia, portandogliela via senza che lui potesse fare nulla per impedirlo. Era immobile. Le grida e le suppliche di lei sempre più strazianti, eppure, per quanto lo volesse, il suo corpo non si muoveva.

Poi il silenzio. Sul nulla.

Quindi il baratro che, oscuro ed immenso, si spalancava ai suoi piedi. Precipitava. Una caduta senza fine ne speranza.

Infine la voce di Rochelle che giungeva come da molto, troppo lontano: "La promessa... perché l'hai infranta?" -

Un grido disperato fu l'angosciante ritorno alla realtà di Cäedric, misericordiosa interruzione della serie di incubi di cui quello appena vissuto sarebbe stato solamente l'ultimo, almeno sino all'alba successiva.

Tale è infatti il senso oscuro della maledizione degli incubi, per alcuni sfortunato strale dell'Abbraccio: immagini e sensazioni tanto veritieri da confondere i piani della realtà, imprigionare la coscienza nel loro universo distorto e lì incatenarla, disperatamente immersa nei propri tormenti. Sempre. Ogni giorno. Per sempre.

Vi erano notti in cui anche solo per alzarsi gli occorrevano supremi sforzi di volontà, notti in cui era doloroso persino pensare, notti come quella appunto.

La notte precedente, prima di cedere al sonno ed ai suoi fantasmi, il Ventrue aveva ricevuto un messaggio da Anette in cui, tra un flirt e l'altro, veniva informato del desiderio del Siniscalco di ricevere un rapporto sugli eventi della nottata: "Ci vediamo presto Cäedric. Ah! Quasi dimenticavo, Dedalus desidera anche conferire personalmente con te domani a mezzanotte, quindi... a prestissimo!".

Il nostro neonato aveva quindi poco più di tre ore prima della convocazione, un tempo appena sufficiente viste le sue condizioni. Per questo, sempre la notte precedente, aveva provveduto a stilare quanto richiesto: sapeva che l'aver rivisto Rochelle così avrebbe dato ai suoi incubi una nuova e rinnovata intensità, e ciò era parte del motivo per cui aveva declinato l'offerta di Sir Richard.

Ancora scosso dai tremiti, Cäedric si levò dalle lenzuola rese cremisi dai sudori sanguigni di cui era spesso vittima, poteva solamente sperare che un lungo bagno bollente lo ritemprasse a sufficienza. Quando rientrò nella stanza, il letto era rifatto, la biancheria cambiata, una selezione di abiti ordinatamente presentati su di esso, lì accanto la copia accuratamente impaginata e ribattuta del rapporto ed una penna affinché potesse firmarlo. Igor sapeva quanto lui detestasse mostrarsi debole. Il suo maggiordomo sapeva sempre ogni cosa ed agiva di conseguenza, alla perfezione, "Non lo ringrazio abbastanza...".

Prima di lasciare la Golden Tower, il giovane volle poi visionare i nastri di sicurezza del market, per verificare l'eventuale esistenza di particolari importanti... peccato che tale scusa suonasse falsa alle sue stesse orecchie...

Reginald guidò silenziosamente, avendo cura di rendersi pressoché invisibile (anch'egli come il padre sapeva riconoscere gli stati del padrone); al Palazzo Centrale mancavano ancora una ventina di minuti visto il traffico, così il Ventrue si concesse di indugiare ancora sugli avvenimenti, cercando di ragionare, di riordinare le idee ed analizzare i propri errori, cercando di impedirsi di pensare a lei, inutilmente.

Strinse più forte la catenina che portava al polso sinistro, sentendo la familiare sagoma del ciondolo contro il palmo. Finalmente giunsero a destinazione.

Siccome mancavano una manciata di minuti a mezzanotte, Anette non potè importunare (o, come direbbe lei, intrattenere in piacevole conversazione) più di tanto il Ventrue che indirizzò nella medesima sala riunioni dove, la notte precedente, aveva fatto conoscenza dei compagni di Coterie.

Anche questa volta il giovane entrò nella sala vuota, ed anche questa volta il Siniscalco comparve improvvisamente. Dedalus non ottenne la reazione che sperava, neanche questa volta.

Digrignando le zanne storte per l'irritazione, il Noferatu si sedette di malagrazia, mancando d'invitare il neonato a fare altrettanto (Clan particolarmente dispettoso i Nosferatu...): "Spero almeno che sia conciso, voi Ventrue tendete alla logorrea", disse sfogliando il rapporto quindi, notandone troppo tardi l'effettiva concisione, continuò, "...Già. Spero tu non abbia tralasciato particolari importanti", "No", la voce arrochita del giovane suonò estranea a lui stesso.

"La Masquerade?", lo incalzò il Siniscalco, "Preservata", un cenno d'assenso, "Bene...". Un'espressione grave contrasse i distorti lineamenti dell'anziano: "Sono tempi difficili, le minacce si moltiplicano ed incarichi importanti devono essere affidati persino a neonati senza esperienza...", tacque qualche istante, i suoi occhi itterici fissi in quelli dorati del Ventrue che sostenne lo sguardo, "...Quello che sto per affidare alla tua Coterie è un incarico solitamente svolto dallo Sceriffo e dai suoi collaboratori...", "I Flagelli...", il Nosferatu parve sorpreso per un istante, "Già, vedo che qualcosa sai. Bene. Ad ogni modo, al momento, essi non possono portarlo a termine, perciò dovrete occuparvene voi".

Ciò detto scarabocchiò un indirizzo su di un foglio di carta e lo porse al Ventrue: "E' l'ultimo luogo in cui i vostri obiettivi sono stati avvistati. Si tratta di Vili senza Clan che non hanno posto nella Camarilla. La loro presenza, sebbene non per loro responsabilità, costituisce un pericolo per la Masquerade e l'esistenza di tutti i Fratelli. Devono essere rimossi".

Cäedric prese l'indirizzo dagli artigli adunchi del Siniscalco, il senso della richiesta chiaro, fin troppo: "Dovremmo uccidere dei neoabbracciati senza che si siano macchiati di alcuna colpa?", Dedalus sbottò alzandosi dalla sedia, "La loro stessa esistenza è una colpa! Non credo di doverti ricordare le Tradizioni né tanto meno i giuramenti di obbedienza che hai prestato!", il Ventrue scosse il capo, "No infatti...", "Ebbene questi sono i vostri ordini. Mi aspetto un rapporto anche in relazione a questo incarico per prima cosa domani notte. Sei congedato".

Cäedric non attese che il Siniscalco scomparisse, non volendo dargli la soddisfazione dell'uscita di scena: il Nosferatu lo irritava.

Era disgustato dall'ordine ricevuto. Andava contro ogni cosa in cui credeva: un Cavaliere dovrebbe proteggere gli innocenti, non eliminarli. Eppure quelli erano gli ordini. Uccidere. A sangue freddo.

Cäedric scosse la testa, le sue condizioni non erano le migliori per affrontare un dilemma del genere: "Uccidere... neppure in combattimento. Un lavoro da assassini...", un lavoro da Flagelli appunto. Niente onore, niente gloria.

Il Ventrue credeva fermamente nella Camarilla e nella Masquerade, nelle Tradizioni, ma allora perché faceva una tale fatica a convincersi della necessità di eseguire quell'ordine?

Quando gli rispose (dopo un numero decisamente eccessivo di squilli), il Toreador aveva una voce assonnata, come se si fosse appena svegliato: "Buonasera Vostra Simp... ehm, Vostra Signoria! A cosa devo la vostra chiamata?", una domanda assolutamente superflua, che cosa poteva mai volere se non comunicare un incarico?

"Abbiamo un incarico. Recupera la Gangrel e fatevi trovare armati al porto tra non più di novanta minuti, io vi attenderò laggiù", comunicazione interrotta, "Sempre cordiale Sua Simpatia... mha! Che noia, mi sa che la colonna sonora per ‘Giù la Masquerade!' dovrà attendere... un momento... dov'è che pergiornava la Gangrel?".

Il Ventrue si fece riportare da Reginald alla Golden Tower, dove optò per un cambio d'auto: non se la sentiva di coinvolgerlo in ciò che non poteva fare a meno di vedere come un'azione indegna. Nonostante non fosse particolarmente esperto nella guida (un pallido eufemismo, in Cornovaglia aveva imparato a cavalcare, non certo a guidare automobili), Cäedric prese la sua auto favorita (una Viper nera come l'ossidiana, tanto per non destare attenzioni eccessive) e si diresse da solo al porto: l'indirizzo datogli dal Siniscalco corrispondeva infatti alla banchina numero 13.

Non fu sorpreso dall'essere arrivato prima degli altri, rintracciare la Gangrel non sarebbe stato un lavoro semplice, inoltre non poteva certo dirsi impaziente di eseguire quel particolare incarico. Così attese, cercando di riflettere tanto su ciò che avrebbe dovuto fare, quanto su ciò che era giusto fare, due cose che non riusciva a rendere compatibili in quel momento.

La notte era chiara e non particolarmente calda, dal mare proveniva una costante brezza solo a tratti appesantita dal fumo degli impianti portuali. Il Ventrue solitamente cercava di evitare il mare, quello che non poteva fare a meno di sentire come ‘l'Oceano sbagliato', troppi ricordi, troppa nostalgia del ‘suo Oceano'.

Non pensava a nulla, la sua mente insolitamente vuota. Non aveva ancora deciso, quando gli sportelli sbattuti di un'auto e qualche concitata esclamazione annunciarono l'arrivo dei compagni: "Ecchecacchio! Guidi come una vecchietta arteriosclerotica brutto finocchio che non sei altro!", il consueto tono stizzito di Harle, "Ma come ti permetti pirata della strada?! Come hai osato spingermi il piede sull'acceleratore all'incrocio?! Ho visto la Nera Meretrice assisa sul guard rail che ammiccava nella mia direzione! Oh! Che spavento!", "Avrai visto una zoccola, altrochè!".

"Povero Samael... di certo non posso dire che il Toreador non abbia pazienza...", pensò Cäedric trovandosi inaspettatamente a riflettere sui compagni capitatigli in sorte, erano un gruppo stranamente assortito davvero... chissà come avrebbero preso l'incarico, doveva chiedere loro un parere?

La Gangrel era di certo un'irritante menefreghista, ma non gli sembrava il tipo in grado di sostenere questo genere di pesi, dopotutto era praticamente una ragazzina. Il Toreador invece lo lasciava maggiormente perplesso da questo punto di vista, forse non si sarebbe posto eccessivi scrupoli morali.

In ogni caso non poteva presentarsi loro indeciso, avrebbe dato loro la possibilità di scegliere, ma non di interferire. Il suo dovere era portare a termine le missioni, qualunque fossero... non era forse così?

"Allora biondo che cazzo ci facciamo qui?", gli domandò Harle, mentre il Toreador era impegnato a sistemarsi il ciuffo, "Già un luogo decisamente poco adatto alle riunioni di Coterie, con tutta questa umidità mi si gonfieranno i capelli!".

Il Ventrue fissò alle cinture la spada bastarda e la daga gemella, quindi si voltò a fissare i compagni: "Mi auguro siate armati", cenni d'assenso (o sbuffi nel caso della nostra cucciola Gangrel), "Bene. L'incarico che dobbiamo portare a termine è la rimozione di individui che costituiscono un rischio per la Masquerade e, di conseguenza, per la Camarilla stessa", "Spiegati meglio biondo, dritto al sodo, puoi farcela se ti impegni", neppure le uscite della Gangrel servivano a distrarre la mente affaticata di Cäedric, "Sono stati individuati dei Senza Clan la cui esistenza non è consentita. Sarò franco con voi: questo è un incarico da Flagelli, comporta l'uccisione a sangue freddo di soggetti probabilmente inermi...", un'esitazione nel tono, "...Sebbene io stesso non ne sia fiero, è la missione. E' mio dovere portarla a termine. Siete liberi di decidere se tirarvi indietro o meno, ma non accetto interferenze".

"Cioè noi dovremmo... uccidere dei Vili? Così, solo perché esistono?", Samael pareva confuso, ma Harle era decisamente sul punto di scattare: "Ma che cazzo di ordine è?! Ti rendi conto di quello che dici??", le guance della ragazza si erano imporporate, i pugni contratti con rabbia, fissava ferocemente il viso impassibile del Ventrue, "E' la missione. Conosci le Tradizioni. Se esse non venissero rispettate non esisterebbe alcun ordine", chi volevano convincere quelle parole, la ragazza o lui stesso?

Quanto detestava quell'espressione indifferente, quello sguardo che giudicava tutti dall'alto in basso, lo strabordante senso d'onnipotenza che quel dannato Ventrue sembrava sputarti in faccia ogni volta che ti guardava, come se nessuno fosse degno di trovarsi al suo cospetto a meno di strisciare!

"Fanculo l'ordine! Non ce l'hai una coscienza?! No di certo! Al piccolo lord non serve fermarsi a pensare a chi striscia in mezzo alla polevere! L'importante è l'ordine!".

Non si era sbagliato, Harle era avversa all'idea ben più di Samael. Certo non poteva biasimarla, i suoi dubbi erano altrettanto feroci, ma era esattamente questo il motivo per cui la decisione doveva essere sua: occorrevano fermezza e responsabilità per farsene carico e, tra di loro, Cäedric sapeva di essere il solo in grado di farlo.

"Non credere che sia entusiasta dell'idea, perchè non è così. Tuttavia non v'è scelta. E lo Sceriffo ti direbbe la stessa cosa, visto che questo è un compito solitamente svolto da lei. Sei libera di tornare a casa se non te la senti", non intendeva insultarla, nè tanto meno provocarla con quelle parole, ma oramai conoscete le reazioni della nostra cucciola, inoltre la menzione di Raven aveva sempre un certo effetto sull'infante: "E' ovvio che preferirei spalare merda in una discarica piuttosto! Ma non mi tiro indietro. Facciamola finita".

Cäedric annuì, poi si voltò verso il Toreador che lo guardava ancora con una certa confusione negli occhi, "Samael?", a sentirsi tirato in causa il giovane sobbalzò quindi fece cenno di si con la testa, senza parlare (cosa insolita per lui), sistemandosi nervosamente la giacca. Tutti e tre i neonati si diressero perciò al molo 13.

Erano in quattro, tre ragazzi ed una ragazza, tutti sui vent'anni. Se ne stavano seduti vicini, come a farsi coraggio l'un l'altro, sulla spiaggia vicino al molo. Erano uno spettacolo miserevole: i loro sguardi smarriti vagavano pieni di terrore dall'uno all'altro dei nostri neonati, i loro volti erano tirati e stanchi, probabilmente non si nutrivano a sufficienza (probabilmente non avevano idea di come fare a farlo).

"Sono solamente dei ragazzini spaventati...", Harle guardava il Ventrue cercando un appiglio, un piano alternativo, qualsiasi cosa. Samael invece era rimasto più indietro, osservava i malcapitati con un misto di pietà e distacco che non riusciva neppure lui a spiegarsi.

Avrebbe potuto caricarli su una nave in partenza, avrebbe potuto farli uscire dalla città, avrebbe potuto nasconderli... "Per risolvere cosa..? Basta guardarli per vedere che non hanno idea di cosa sono diventati o di come sopravvivere, da soli morirebbero comunque... Non c'è altra scelta, non c'è altra scelta...", i pensieri del Ventrue vennero interrotti dai ragazzi. Si erano alzati avvicinandosi con cautela ai tre sconosciuti, probabilmente intuendo che da loro avrebbero potuto avere delle risposte.

Tenevano la ragazza dietro di loro, con fare protettivo, un gesto di affetto che mosse ancor più a pietà Cäedric. Uno di loro, un biondino vestito da surfista si fece avanti cercando di domare la paura: "Voi chi siete?", gli rispose Harle, "Siamo come voi, in un certo senso. Che vi è successo?".

Non avrebbero dovuto familiarizzare, sarebbe stato sempre più difficile, "Ma chi voglio prendere in giro..? Non potrebbe essere più arduo di così..."; il ragazzo, Travis, stava dicendo che non avevano idea di cosa fosse loro accaduto, ma che dopo una festa notturna sulla spiaggia quasi un mese prima (di quelle che fanno spesso i giovani americani) di cui ricordavano solo pochi istanti, si erano ritrovati storditi, sfiniti, assetati...

Era un miracolo che fossero riusciti a sopravviviere tanto a lungo, "Perchè il sole ci sfinisce?! Perchè non riusciamo più a mangiare?? Dite di essere come noi... cosa ci è successo?!", stavolta fu il Ventrue a rispondere: "Siete diventati vampiri. Siete stati dannati da qualcuno che ha infranto una legge, una Tradizione...", era evidente che non avevano idea di cosa stesse parlando.

"Cosa possiamo fare? Come possiamo guarire?", un altro dei ragazzi, un tipo dalla carnagione scura, si era fatto avanti, Cäedric scosse la testa: "Non potete fare nulla. Non v'è guarigione alla dannazione. Il sole vi brucerà e qualsiasi piacere che non sia legato al sangue vi sarà negato, finchè vivrete...", non per sempre, aggiunse tra sè e sè.

Harle non li guardava, si sentiva profondamente in colpa: quello che stavano per fare era orribile, profondamente sbagliato! Possibile che Raven, la sua Sire, l'unica persona che davvero rispettava e a cui era intimamente legata, svolgesse un lavoro tanto sporco?!

Samael aspettava giocherellando nervosamente con la giacca, presto il Ventrue gli avrebbe detto di sparare e lui lo avrebbe fatto... o no? Si domandò se non avesse commesso un errore accettando di restare, "Ma io non ho accettato nulla, li ho solo seguiti... si! Io non ho accettato di farlo, non ci sarebbe nulla di male se ora me ne tornassi a casa, si si, è proprio così...".

Lo fissavano tutti e quattro, annientati, le sue parole avevano tolto loro la speranza, Cäedric ne era consapevole: "Questa è la verità. Mi duole per voi".

Fu allora che la ragazza si fece avanti tra i compagni, appariva più fragile degli altri, forse era più giovane: "Tu dici la verità, sei profondamente triste...", disse fissando il suo sguardo in quello del Ventrue, "Sei addolorato, ti senti in colpa... non vuoi ciò che devi... devi ciò che non vuoi...".

Gli occhi della ragazza erano strani, chiarissimi, traslucidi, quasi bianchi; la sua stessa voce suonava ad ogni parola sempre più come una cantilena. Iniziò ad avanzare lentamente verso Cäedric, molto lentamente, tendendo le mani verso il suo viso: "Tu piangi... preghi per ciò che non puoi avere, desideri ciò che temi di perdere... tu piangi e nessuno sembra accorgersene, ma io lo vedo, anche adesso...".

Il giovane era pietrificato, perchè non reagiva? Perchè non si muoveva? Perchè non riusciva a smettere di ascoltarla?

Harle fiutò il pericolo, quella ragazza non era normale, probabilmente chi l'aveva presa era un Malkavian o giù di lì, in ogni caso era il momento di smettere di parlare e chiudere la questione.

Intanto la giovane era a meno di un passo dal Ventrue, in punta di piedi gli posò le mani sulle guance, come per asciugare lacrime invisibili: "E' così triste... ma è la verità... Tu li tradirai...", fu come se una scossa l'avesse attraversato insieme a quelle parole, "...Fra non molto... sotto un sole falso... tu li tradirai...".

"Adesso basta!", la Gangrel si era mossa con grande rapidità, ma più rapido era stato il Vantrue: la ragazza gli accarezzava ancora il viso mentre la vita l'abbandonava definitivamente, scorrendo sulla lama che aveva piantata nel ventre.

"Mi dispiace...", le disse mentre lacrime cremisi incorniciavano il viso di lei che rispose con voce flebile: "Anche questa è... la verità...".

Durò molto poco. Non più di una manciata di minuti. La potenziale minaccia alla Masquerade era stata contenuta, la missione eseguita, l'ordine ristabilito.

I Vili erano stati eliminati.

Samael osservava la Gangrel prendere a pugni un pilone di cemento del molo, e non riusciva a spiegarsi il perchè di un simile insensato comportamento; e che dire del Ventrue? Componeva i corpi come se la prima luce del giorno non ne avrebbe cancellato ogni traccia, un lavoro decisamente inutile, come inutili erano le croci di fortuna che disponeva per ognuno di essi... e se non fossero stati Cristiani? Un inutile spreco di energie a suo parere...

Il Toreador non comprendeva il perchè di simili atti di contrizione, dopotutto erano stati proprio loro due ad eliminarli, solo loro due... lui, Samael, non aveva sparato, neanche un colpo. Lui era innocente, non aveva nulla di cui preoccuparsi... vero?

 

RESOCONTO DEGLI EVENTI RELATIVI ALLA MISSIONE INVESTIGATIVA AFFIDATA A:

LORD CAEDRIC ALLEN ASTON (di Sir Richard Henry Croft, Ventrue)

MR. SAMAEL BLACKWOOD (di Mr. Wilhelm Dahrendorf, Primogenito Toreador)

MISS. HARLE (dello Sceriffo Raven Winterheart, Primogenito Gangrel)

Da Lord Caedric Allen Aston al Siniscalco Dedalus, salute.

Ricevuto l'incarico la notte del 30 giugno, ore 22:30.

Obiettivo: indagare alcuni casi sospetti di morti non accidentali, valutare il grado di rischio cui è sottoposta la Masquerade ed eventualmente agire di conseguenza.

Esaminato il fascicolo dei casi sospetti e ‘familiarizzato' con i componenti della squadra, ci siamo recati al San Francisco Grace Hospital al fine di verificare l'identità di uno dei soggetti coinvolti (un giovane recentemente transitato dall' ER millantando sindrome vampirica, scomparso lasciandosi alle spalle 4 cadaveri, presenti segni di morsi).

La pista si è rivelata infruttuosa. I fastidi sorti sono stati adeguatamente appianati.

Alle ore 01:45 Miss. Annette, Vostra assistente, ha avvertito il nostro gruppo di disordini verificantisi in un supermarket notturno a poca distanza dall'ospedale: sospetto coinvolgimento di "attività vampirica non autorizzata".

Recatici sul posto, la situazione si è subito dimostrata potenzialmente rischiosa: un uomo barricatosi all'interno dell'edificio ne stava massacrando gli avventori.

Visto l'elevato numero di umani presenti (media, poliziotti ed agenti FBI, curiosi) si è reso impossibile intervenire immediatamente, ed è stato inoltre necessario separare le forze.

Dopo alcuni tentativi di infiltrazione senza esito, sono riuscito a penetrare all'interno passando dalla rete fognaria (strada aperta da unità SWAT umane).

All'interno ho potuto verificare le seguenti cose:

- i cadaveri in numero imprecisato erano effettivamente opera di un vampiro

- le contromisure umane si sono rivelate inefficaci contro il responsabile (la SWAT è stata annientata)

- il responsabile non solo era un vampiro, ma scontrandomi con lui ho appreso trattarsi di un Lasombra agente del Sabbat di nome Raphael

- il Lasombra pare effettivamente identificabile con il responsabile della strage al SF Grace

Allo scontro tra me ed il Lasombra si sono presto uniti anche Mr. Blackwood e Miss. Harle. Nonostante la superiorità numerica la lotta si è rivelata insidiosa.

Dopo aspro combattimento, sulla scena è inaspettatamente comparso il Sire del nemico: una donna, Lasombra, identità sconosciuta, poteri notevoli.

Nonostante la posizione di vantaggio, Sire ed Infante Lasombra si sono ritirati.

L'inseguimento è stato impossibile.

L'evidenza dei morsi è stata cancellata dai cadaveri, le registrazioni di sorveglianza distrutte.

Il gruppo si è ritirato senza incorrere in imprevisti di sorta.

Concludendo, l'attività di interferenza alla Masquerade in questione è da attribuirsi a cellule Sabbatiche il cui scopo è presumibilmente destabilizzare l'ordine esistente a San Francisco, e di conseguenza la Camarilla, al fine di trarne vantaggio.

Si ignora la reale entità numerica del nemico (due soggetti paiono un numero troppo esiguo) e la sua eventuale base operativa nella città.

La Masquerade è stata preservata, nessuna perdita.

Saluti,

Lord Caedric Allen Aston

 

RESOCONTO DEGLI EVENTI RELATIVI ALLA MISSIONE DI RIMOZIONE RISCHI EVENTUALI: LORD CAEDRIC ALLEN ASTON (di Sir Richard Henry Croft, Ventrue) MR. SAMAEL BLACKWOOD (di Mr. Wilhelm Dahrendorf, Primogenito Toreador) MISS. HARLE (dello Sceriffo Raven Winterheart, Primogenito Gangrel)

Da Lord Caedric Allen Aston al Siniscalco Dedalus, salute.

Incarico ricevuto la notte del 1 luglio, ore 00:10.

Obiettivo: disporre di quattro ‘Vili' potenzialmente rischiosi per la Camarilla e la Masquerade.

 

Il gruppo è stato individuato nei pressi della banchina n.13 del porto: 4 neonati, 3 ragazzi e 1 ragazza, abbracciati presumibilmente nelle tre settimane precedenti, nessuna idea del Sire, della Tradizione, o di tutto il resto.

L'incarico è stato eseguito. Niente da rilevare.

Saluti,

Lord Caedric Allen Aston

 

Qui, tra interrogativi e insicurezze, finisce il Primo Tempo delle avventure del gruppo di neonati che abbiamo accompagnato nelle loro prime notti da veri Vampiri.

Ma non è certo la fine della nostra storia, molto infatti resta ancora da raccontare, molto da svelare...

Mia intima speranza è che abbiate gradito questa mia narrazione, tanto da volere continuare a seguire le avventure di questi promettenti giovani immortali, le loro vittorie e le loro sconfitte.

A presto dunque miei affezionati lettori, il sipario cala sul primo movimento dell'opera, ma affrettatevi... l'intervallo sarà breve.


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Postato il Harle, 09-03-2008 20:30,
1. !
Arriveranno bene tempi migliori
 
» Rispondi a questo commento

Postato il Samael Blackwood, 07-03-2008 09:16,
2. ...
Annegate pure nelle vostre lacrime di coccodrillo...non sapete la fatica che ho fatto per trovare un sacerdote disponibile a confessarmi a tarda notte. L'accidia è un brutto peccato, ma Dio perdona i cuori sinceri.
 
» Rispondi a questo commento

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