| Scritto da Lord Caedric Allen Aston, |
Salve a tutti.
Se vi trovate hic et nunc, qui ed ora, probabilmente avrete apprezzato la mia modesta riflessione sulla morte, il preludio necessario a ciò che chiamate vita..
Non credevo avrei mai fatto una cosa simile, perdere tempo a raccontare storie... ma del resto il tempo è l'unica cosa di cui ho una disponibilità infinita, se capite ciò che intendo. Inoltre le storie mi sono sempre piaciute, ne ho sentite moltissime e dimenticata nessuna; alcune molto belle, altre decisamente scadenti, la maggior parte mediocri.
Ma questa è diversa da tutte le altre.
Non ho ancora deciso come ricordarla, ma che importa? Ho tutto il tempo per farlo.
Vedete cari lettori, percorrere i tempi, procedere attraverso la storia, rischia alla lunga di essere alquanto noioso (alcuni direbbero pericoloso, ma personalmente la ritengo un'affermazione esagerata), per questo è inevitabile giungere ad un punto in cui si comprende come sia decisamente più interessante fare la storia, tessere i tempi come la famosa tela di Penelope... fare e disfare a piacimento.
Una, cento, mille volte, in altrettanti modi diversi.
E' un grande gioco, una splendida ed infinita partita a scacchi con migliaia di variabili più o meno prevedibili e mai completamente libere, ma soprattutto assolutamente inconsapevoli di essere poco più che pedine.
Che volete cari lettori, questo è il solo svago che abbia ancora un qualche interesse per noi... come? Volete sapere chi siamo? Ma siamo gli Antichi è ovvio, coloro che gia erano quando il mondo era giovane. Siamo conosciuti con molti nomi, c'è anche chi tra i nostri giovani ci chiama Antidiluviani (appellativo che nell'uso corrente pare abbia un'accezione non propriamente lusinghiera).
In realtà non ha alcuna importanza non solo il nostro nome, ma tutto ciò che si crede di sapere su di noi.
La realtà è un elaborato artificio di cui noi siamo, perdonate il gioco di parole, gli artefici, il proscenio dietro le cui quinte ci troviamo, il teatrino in cui noi tiriamo i fili.
La libertà non esiste. Il libero arbitrio non è che una raffinata mezza verità: le possibilità entro le quali ogni variabile può muoversi sono date, stabilite, già decise. Da noi.
Chiamateci il Destino, la Mano di Dio, o con altri nomi pittoreschi, non ha granché importanza.
Noi siamo.
E dopo la raffinata citazione, permettetemi di tornare serio.
Può capitare a volte di trarre particolar diletto dalle vicende di taluni individui che, per qualche arcana ragione, destano maggiormente il nostro interesse.
L'interesse. Che splendida sensazione! Così rara e tanto più preziosa di quanto non s'immagini.
A destare il mio sono state le vicende di un gruppo dei nostri giovani, alcuni cuccioli tra i pochi ad essere ancora veramente promettenti.
Pare che intorno a loro ci sia stato un certo movimento, in particolare tra i nostri giovani a cui piace farsi chiamare anziani, ma del resto come ho scritto pocanzi si tratta di cuccioli promettenti ed io li ho seguiti con grande attenzione dal momento del loro rilascio in società.
E' questa la storia che intendo raccontarvi e forse quando l'avrò terminata avrò deciso se ricordarla tra quelle mediocri o, come spero, tra quelle memorabili.
Cosa... come ho fatto? Chi sono io?
Preferisco si ricordi la storia, non la mano che l'ha scritta, ne il modo in cui l'ha fatto.
Almeno per ora.
Per cambiare idea ho tutto il tempo...
A vederli all'inizio sembravano usciti da una specie di manuale dei perfetti Cainiti, ognuno lo specchio fedele del proprio clan.
La giovane ed irrequieta Cynthia Lavalle, pardon intendevo Harle (le piace l'idea del soprannome, crede che la renda più misteriosa, più badgirl come amano dire i giovani). Spigolosa ed arruffata cucciola (è proprio il caso di usare questa parola!) Gangrel, infante dell'altrettanto arruffata giovane Raven, ragazze promettenti entrambe anche se non particolarmente socievoli.
Pare che la storia familiare della nostra Harle sia stata sempre abbastanza movimentata, ma credo che lei stessa ve ne abbia già dato un'idea; ad ogni modo alla sua prima convocazione al Palazzo Centrale (che fantasia questi ragazzi con i nomi) si recò in abiti da lavoro, in barba a tutte le consuetudini che tanto sembrano stare a cuore ai nostri giovani fratelli.
Certo è che la mise consisteva di brache stracciate e scolorite (ove non macchiate) e di ciò che restava di una maglietta dal colore indefinito, un po' come i capelli, per lo più rossi e acconciati in modo decisamente bizzarro.
Ma ancora non vi ho accennato alla chicca: si presentò al cospetto della splendida schiava volontaria della moda, Anette (così teneramente Toreador), prima assistente di Principe e Siniscalco della città di San Francisco e benemerita custode dell'Elysium... brandendo nientemeno che una mazza chiodata (come non se ne vedevano in giro da secoli) e sfoderando sbadigli a raffica, totalmente incurante di qualsiasi accenno di buona creanza.
Simpaticamente nature, come un cucciolo appena tornato da una passeggiata sotto la pioggia.
Ricordo quando anche Raven era così... che le sia rimasto un barlume di istinto materno (ammesso che l'abbia mai avuto s'intende)?
Le occhiate che Harle lanciò agli altri due neonati furono esilaranti, credo le paressero inconcepibili.
Ed in effetti non deve sorprendere che una giovane ed irrequieta Gangrel non si sia trovata propriamente a suo agio con elementi simili.
Samael Blackwood innanzitutto, fulgido esempio del sogno americano del self made man, Toreador dalla punta dei capelli (attentamente impomatati) al tacco delle firmatissime calzature all'ultima moda. La punta di diamante del suo Clan, lo spirito affine del giovane ed emotivo Wilhelm, suo Sire e, non chiedetemi come, Primogenito della città. Quel ragazzo è sempre stato troppo candido, decisamente troppo umano per essere un immortale.
Samael entrò nel Palazzo come si entrerebbe in una boutique, cercando qua e là traccia del proprio costoso oggetto dei desideri, ma senza intravederlo: dall'iniziale infantile curiosità passò ben presto ad uno stato d'estetica afflizione per la sobrietà dell'ambiente. Faceva stime circa la risistemazione dei locali ravvivandosi di tanto in tanto i capelli fiammeggianti, di evidente retaggio irlandese.
Entusiasta come un bambino che stia per ricevere un balocco tanto atteso.
Infine Cäedric, anzi chiedo venia, Lord Cäedric Allen Aston, diciottesimo Duca eccetera, eccetera: un nome più lungo di quanto non sia stata la propria vita non è mai un buon segno.
Di una bellezza imbarazzante, il più brillante esempio di dignitas che si fosse mai dato da centinaia di anni a questa parte, la grande speranza del suo Clan, Ventrue (e soltanto Ventrue in spregio alle recriminazioni che vi furono in seguito al suo abbraccio) sino al midollo, il pupillo personalmente allevato dal giovane Richard, educato alla responsabilità del comando, nonché all'irritante complesso di onnipotenza Ventrue.
Come poteva crescere un fanciullo dal carattere già così... monolitico, avendo per tutore un Cavaliere che del dovere aveva fatto la sua religione e della responsabilità il suo credo? Vi lascio trarre le ovvie conclusioni, vi dico soltanto che la diplomazia non fu mai un punto forte del nostro Cäedric.
Ma del suo passato ve ne ha già parlato lui, cosa che vi confesso mi ha stupito, quindi non mi dilungherò oltre.
Per quanto riguarda l'ultimo cucciolo Tremere, Cassandra, rimandiamo, all'epoca non era ancora stata convocata, ma non temete ve ne parlerò presto.
Entrarono nell'atrio quasi in formazione: Cäedric in testa senza degnare gli altri di uno sguardo, eleganza sobria ed impeccabile, passi lunghi, decisi, un'aria distaccata ed indifferente, di pura superiorità come nella migliore tradizione Ventrue; a seguirlo da vicino Samael, che al contrario si guardava intorno senza curarsi minimamente di non darlo a vedere, l'incedere scostante dovuto alla curiosità, passo rilassato ed un'espressione aperta e socievole sul viso. A chiudere la fila Harle, che mi sembrò letteralmente trascinata controvoglia, passo pesante e sbadiglio libero, con l'aria di chi consideri il mondo una enorme e rotondeggiante seccatura.
Vedendoli avvicinarsi Anette (oltre ad aborrire cordialmente la mancanza di stile Gangrel e ad ammirare la scultorea beltà del Ventrue) pensò immediatamente ad un errore, ad uno sbaglio nell'ordine delle convocazioni. Per quanto pochi fossero ultimamente i neonati, quei tre non potevano essere una Coterie, metterli insieme era un fallimento annunciato: come potevano collaborare proficuamente un Vetrue, un Toreador ed un Gangrel?
Ciononostante quelli erano gli ordini, nessun errore. Con un sospiro di esasperazione (e dopo aver requisita l'arma di Harle) li introdusse nella sala riunioni al 50° piano, dove avrebbero atteso l'arrivo del Siniscalco: un ambiente ampio, con al centro un grande tavolo ovale di legno scuro circondato da sedie in pelle, al di là del quale un'ampia vetrata dava sullo spettacolo della grande meretrice illuminata a giorno, San Francisco pulsante di vita e passione, concetti distanti dai presenti come da chiunque altro di noi.
Non appena viste le sedie, Harle pensò bene di appropriarsi di una di esse sulla quale si accomodò poggiando, non troppo delicatamente, sul tavolo i pesanti scarponi borchiati. Cäedric invece raggiunse la vetrata, lo sguardo rivolto alla notte violentata dalla luce artificiale, le spalle al resto della stanza, ancora senza dire una parola ad alcuno dei presenti, tanto che Samael fu costretto ad arrendersi e a cessare i suoi tentativi di iniziare una conversazione.
Poi giunse Dedalus, il sarcastico Primogenito Nosferatu della città, nonché Siniscalco del Principe.
Comparve improvvisamente al capo più lontano del tavolo, facendo sobbalzare i due neonati sulle sedie, tanto che Harle per poco non si ribaltò completamente.
Al giovane Dedalus sono sempre piaciute le entrate ad effetto, quasi quanto tormentare i neonati sottoposti alla sua autorità, per questo sono certo che l'assoluta mancanza di reazione di Cäedric l'abbia assai indispettito.
Senza mancare di sottolineare come fosse deplorevole il dover affidare missioni comunque importanti ad un gruppo di neonati (la cui certa inettitudine le avrebbe quasi sicuramente invalidate), li informò circa i nuovi compiti: sarebbe stato consegnato loro un plico con una serie di missioni ("semplici, per non abusare delle vostre esigue capacità") a carattere per lo più investigativo, il cui scopo sarebbe stato tappare le eventuali falle alla Masquerade, il credo ed il dogma della Camarilla.
Lasciò ad Anette l'incombenza di consegnare tale fascicolo, ritirandosi scomparendo così come era giunto.
"Bene ragazzi, qui c'è il fascicolo al cui interno troverete una serie di situazioni poco chiare e potenzialmente pericolose da risolvere, oh... a proposito, chi è il leader?"
Questa per Cäedric fu una domanda retorica, senonché la leggendaria diplomazia Gangrel lasciò tutti basiti per qualche istante: "Non esiste che due finocchi possano farlo, dai qua!".
Mai nell'intera sua esistenza qualcuno si era permesso di osare tanto nei suoi confronti! Il giovane Ventrue dovette ricorrere al suo gelido autocontrollo per non scattare: "L'assoluta irrazionalità di tale pretesa è non solamente assurda, ma possibilmente deleteria ai fini del conseguimento di qualsivoglia obiettivo...".
L'espressione di Harle fu impagabile: "...eh?! Ma come cazzo parli?".
"In altre parole... gelerà l'inferno prima che un Gangrel sia degno della responsabilità di comando", "Ehi! Vuoi parlarne fuori?!", l'eventuale degenerazione della discussione fu evitata, in quella come in molte altre occasioni a venire, grazie al diplomatico intervento di Samael: "Ma signorina Harle permettetemi di spendere una parola a favore del signor Cäedric...", "Lord Aston", "...ehm si, Lord Aston, comunque lui mi pare maggiormente portato ad assolvere un ruolo così...noioso", l'ultima parola la sussurrò perché solo Harle potesse udirla, "...nonché carico di onorevoli responsabilità certo".
Ma Harle aveva ancora una freccia al suo arco: "Quanto mi sganciate?"
"Cosaa?!", "Quanti soldi siete disposti a darmi, brutti finocchi?".
Caedric era sconvolto: mercanteggiare sulle responsabilità sacre del comando, inaudito!
Samael non fu meno sorpreso, tuttavia si riscosse per primo, quello del mercanteggiare era infatti un campo che conosceva benissimo: "Dunque, ritengo che sarà molto semplice giungere ad un accordo soddisfacente per tutti, diteci Harle quali sono le vostre necessità?".
"Voglio dei soldi, un mezzo di trasporto, un mp3 e anche...", "Ciò che al massimo potrete avere dal sottoscritto saranno denari relativi al vostro mantenimento strettamente necessario, limitatamente ai campi dove le vostre mancanze potrebbero influire sul resto della Coterie. Questo. E'. Quanto.".
Ve l'avevo detto che la diplomazia di Cäedric lascia un po' a desiderare no?
Ciò detto prese in consegna il fascicolo, e quindi la carica, tra il sollievo di Samael (per aver evitato risse sconvenienti nell'atrio del Palazzo) e i borbottii di Harle pericolosamente simili a qualcosa come ‘finocchio spilorcio'.
Giunti al parcheggio del Palazzo (sempre peraltro in formazione Cäedric-Samael-Harle), Cäedric scomparì all'interno di una di quelle Limousine assurdamente imponenti, vetri oscurati e nera come la notte a San Francisco non era mai stata, l'ideale per non passare inosservati direi. Ad ogni modo ciò che lasciò dietro di sé ad uso e consumo dei nuovi compagni fu un perentorio "Seguitemi", sottintendendo ovviamente un ‘non mi importa minimamente come'.
Fortunatamente il nostro Toreador era giunto al Palazzo automunito: una di quelle macchinine assurdamente piccole (degne del loro nome le Mini) e ancor più assurdamente conciate dalla fervida fantasia di Samael: pensate a sedili in pelle bordati di coniglio, pardon, lapin, ad un volante ricoperto di strass e ad una leva del cambio tempestata di swaroski (quest ultimo oggetto in particolare destò la concupiscenza di Harle).
Vedendo la limousine allontanarsi Samael fu costretto ad offrire un passaggio alla compagna: "Mi raccomando Harle, pulitevi bene le suole delle scarpe", "Sé sé.. scolta mi fai guidare?", "Ma non vedo perché dovrei, è la mia macchina, inoltre sono molto fiero della patente che ho preso da qualche mese", "Fai un po' come cazzo ti pare, intanto quell'altro finocchio se ne sta andando".
Ciò detto la nostra Harle salì al posto del passeggero portando, come sempre, la sua fedele mazza chiodata appesa alla schiena.
Dallo specchio retrovisore della limousine Cäedric, che generosamente aveva rallentato per attendere quei poveracci (non era certo colpa loro se gli Dei non erano stati generosi nei loro confronti), osservò con una certa sorpresa la Mini sbandare improvvisamente e accostare con una gran inchiodata. Pervaso da lieve interesse circa cosa stesse accadendo all'interno dell'abitacolo, ordinò al suo fedele autista Reginald di attendere gli altri.
"Il mio sedile di pelle e lapin!!! Ma cosa avete lì?? Una mazza chiodata?! Sul mio sedile di purissima pelle bordato di costosissimo lapin?! Mio Dio che squarcio! Oh! Mi sento mancare...non osare approfittarne per sottrarmi la leva del cambio!".
Caedric vide Harle scendere e gettare la mazza nel baule della macchina, per pochissimo non sorrise immaginando cosa esattamente dovesse essere accaduto: "Possiamo andare Reginald, alla Golden Tower".
La Golden Tower era uno dei grattacieli più alti della città, sicuramente il più lussuoso, il massimo che la modernità potesse offrire (a chi avesse denaro sufficiente s'intende).
Quale luogo più consono, cari lettori, per la dimora di un Ventrue?
Cäedric infatti non ebbe alcun dubbio nell'eleggerla propria residenza in città; a tale scopo acquistò gli ultimi tre piani facendoli isolare completamente dal resto del grattacielo, due ascensori privati (uno esterno panoramico, l'altro interno azionato da un generatore separato ed assolutamente autonomo, entrambi regolati da severissimi controlli di sicurezza, dovete infatti sapere amici lettori che i Ventrue tendono ad essere particolarmente paranoici circa la propria sicurezza... chissà perché?) e garage con ingresso assolutamente personale.
In realtà il motivo che spinse Cäedric a tale scelta fu principalmente un altro: desiderava stare solo, lontano il più possibile da tutto, quindi, non potendo costruirsi una fortezza medievale con tanto di cinta muraria fuori città (il nostro giovane Ventrue tendeva ad avere gusti anche più classici di quelli dei propri anziani), optò per la solitudine garantita dall'altezza.
E' giunto il momento di aprire una piccola parentesi sulle dimore dei nostri neonati, anche perché ho sentito alla radio, non ricordo bene quale simpatica stazione, un giovanotto che ne ha trattato in maniera approfondita, ne deduco perciò che l'argomento interessi. A parte questo, credo vi aiuterà a farvi un'idea più esaustiva del carattere dei nostri protagonisti.
Già che abbiamo trattato della Golden Tower, iniziamo dalla dimora di Cäedric.
Come abbiamo detto pocanzi si tratta degli ultimi tre piani del grattacielo in questione, per la precisione il 71°, 72° e 73°, effettivamente isolati dagli altri e protetti da un cospicuo sistema di sicurezza.
Il primo di essi, il settantunesimo, è quello adibito alle incombenze di carattere ‘sociale' che un Ventrue, non importa quanto avverso sia a tal genere di rapporti, non può permettersi di trascurare: soltanto qui Cäedric riceve gli eventuali ospiti (non molti in verità) e collaboratori. A parte le stanze riservate agli ospiti con i relativi servizi, l'intero piano non ha muri, un enorme ambiente unico di notevole raffinatezza, addirittura le sue pareti esterne sono lasciate a grandi vetrate (un prodigio della modernità, vetri che si oscurano progressivamente all'aumentare della luce esterna sino a divenire impenetrabili).
Dicevo soltanto qui, perché questo piano è il solo in cui, eventualmente, possono essere ammessi estranei, laddove per estranei si intendono tutti coloro che non siano Cäedric stesso, il giovane Richard suo Sire, o Igor, il fedele maggiordomo del nostro Duca.
Tale ristrettissima cerchia di fortunati ha accesso ai due piani superiori: il settantaduesimo, interamente occupato da una enorme biblioteca e da una notevole sala d'armi in cui figurano più di 300 lame diverse (ognuno ha i suoi hobbies no?), ed il settantatreesimo, ossia il piano personale di Cäedric.
Se l'arredamento del primo piano è il più moderno, quello del secondo il più medievale, quello del terzo non è che l'esatta riproduzione degli appartamenti privati che il Duca ha nel suo castello in Cornovaglia: legno e pietra, uno stile sobrio, puramente britannico. A parte due grandi ed eleganti camere da letto ed un bagno in pietra viva e cristallo di inusitate dimensioni, un ampio salone occupa la maggior parte del piano: in esso alcune comode ed eleganti poltrone, divani damascati altrettanto invitanti, un antico scrittoio in mogano con fregi d'oro bianco, varie spade ed altre armi lungo tre delle pareti della stanza.
La quarta parete, quella principale, è anche la più interessante: su di essa vi sono solamente due cose, innanzitutto un grande camino in pietra viva, particolarmente fregiato dei simboli del casato di Aston e, a sormontarlo, il ritratto di una madonna.
Il solo ritratto presente in tutto il piano. Il solo quadro che Cäedric volle portare con sé dalla Cornovaglia.
L'affascinante madonna dai brillanti occhi grigi è ritratta seduta, con indosso un semplice abito azzurro di grande finezza, i capelli lunghissimi sono corvini al punto da avere riflessi blu, la adornano un diadema d'argento e alcune preziose collane, ma tra i gioielli che porta ne spiccano due in particolare: un anello all'anulare sinistro che pare scolpito nel diamante (un pezzo veramente pregiato devo dire, il diamante da cui è stato ricavato era grande quanto una grossa noce) ed un ciondolo probabilmente antico raffigurante il simbolo druidico della ruota, vale a dire l'infinito ed i piani dell'esistenza, l'equilibrio e gli elementi, la saggezza.
Qualora doveste averne l'occasione cari lettori, vi consiglio di fare attenzione al polso sinistro di Cäedric, credo noterete un'interessante particolare...
Per ora preferisco non accennarvi altro, ma questo statene certi è un argomento su cui torneremo.
Ebbene adesso spendiamo due parole sulla residenza della nostra cucciola Gangrel. Due parole non certo per mancanza di volontà mia nel descrivere, ma perché realmente non ne occorreranno molte di più (a meno che non desideriate che vi dia un quadro realistico delle note igienico/sanitarie del luogo, nel qual caso sarei veramente costretto a dilungarmi e non di poco).
Harle ha fissato la sua dimora, o meglio, il luogo ove dormire le giornate, nel vecchio quartiere industriale a sud del centro, convinta che più isolato e meno frequentato fosse stato il luogo, minori sarebbero state le possibilità di essere rintracciata da chicchessia, senza contare il non trascurabile pregio dato dalla gratuità del tutto.
La nostra ragazza dorme infatti semi-accampata in quello che doveva essere il rudere pericolante di una vecchia fabbrica, ma che decenni di abbandono ed incuria hanno trasformato in un incerto ammasso di muri sbeccati e lamiere contorte (le capacità ingenieristiche dei mortali sono andate scemando sempre più nel corso della storia, un deplorabile trend che non accenna ad interrompersi purtroppo).
Vicini di... come dire... buca, di Harle sono almeno una decina di nuclei familiari di roditori di varia forma e specie, simpatici anche se a mio avviso un po' invadenti con tutto quel continuo rosicchiare.
Ed infine per concludere la parentesi per così dire... immobiliare, passiamo all'onesto appartamento in centro di Samael.
Dire un loft molto ben curato sarebbe utilizzare un pallido eufemismo per quello che, in realtà, è un fulgido esempio della maniacale e ridondante passione Toreador per i dettagli. Tutto al suo interno è lavorato in ogni sua parte, agghindato al massimo delle sue possibilità: dopotutto perché utilizzare vetro quando esiste il cristallo? Perché dire ‘coniglio' quando ‘lapin' suona molto meglio?
Per una descrizione più che approfondita dell'ambiente miei cari lettori, vi rimando a quella simpatica trasmissione radiofonica cui vi accennavo pocanzi: radio Carmilla, ‘Giù la Masquerade ' credo sia il titolo del programma (assolutamente esilarante credetemi). Pare che il giovanotto che la conduce sia ora costretto alla segretezza, ma credo non avrete alcuna difficoltà nel riconoscerlo.
Molto bene cari lettori, lasciando i nostri cuccioli in viaggio alla volta della dimora di Cäedric, per il momento interrompo la narrazione, ma non angustiatevi giacché la nostra storia è ben lungi dalla sua conclusione.
La presente altro non è che un assaggio, raffinato antipasto, tanto più pregiato perché di ridotte dimensioni.
Non abbiate timore, cercherò di ricordare come il tempo possa non essere per tutti l'insensato oggetto di osservazione che è per noi...
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