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Quarto tempo, I parte. Prima della tempesta... la calma?
Monday 21 July 2008
 
Scritto da Lord Caedric Allen Aston,

 

Salve miei graditi  ospiti, sono felice di ricevervi nuovamente nella mia umile dimora. Siete qui per il seguito del nostro racconto vero? Non nascondo come la cosa mi dia il consueto piacere.

L'ultima volta abbiamo lasciato i nostri protagonisti in situazioni particolarmente... scomode, per usare un pallido eufemismo.

Iniziamo dunque, che il sipario si levi sul quarto tempo della storia...

 

Harle non aveva idea di chi fosse il tale Asrael (il cui nome Samael andava ripetendo continuamente come una litania), ma si disse che doveva essere qualcuno d'importante, magari uno degli ectoplasmi amici del rosso. La ragazza si immaginò un ammasso putrescente e verdognolo svolazzare intorno a loro mangiando popcorn... "Ehi rosso smetti d'invocare Slaimer che qui abbiamo problemi decisamente grossi!".

Samael, che stava invano tentando di visualizzarsi altrove, fu costretto da una manata non propriamente leggera della compagna a fare i conti con la realtà contingente: padre Asrael si stava godendo le terme infernali, mentre lui si trovava di nuovo nel dannato parco di San Francisco e per di più in pessima compagnia, un numero imprecisato di Brujah bramavano il suo sangue a meno di venti metri da lui (in avvicinamento lento e costante per altro!) e poteva contare solamente su sé stesso (non riponendo eccessiva fiducia nella compagna).

"Ti pare il momento di tirare fuori i Ghost Busters?! Ma perché non ho seguito Cäedric?? Perché Dio perchèèè??", esprimendo al cielo il proprio disappunto (stiamo parlando di un Toreador cari lettori...) il giovane si rese conto con particolare disagio dell'assoluta assenza di vie di fuga. Stenderli tutti era impensabile (non aveva abbastanza proiettili né particolari istinti suicidi), avrebbe però potuto mandare avanti Harle e fuggire approfittando del suo eroico sacrificio...

"Harle il tuo coraggio ed il tuo sacrificio non saranno mai dimenticati! Vai e contribuisci alla mia salvezza!",  la giovane Gangrel lo fissò come fosse impazzito, "Ma sei scemo?? Dobbiamo parlarci, dobbiamo convincerli che noi non c'entriamo un cazzo! Raven ci fa il culo se non sistemiamo la cosa e stai tranquillo finocchio che non ti piacerà!".

C'era qualcosa di profondamente disturbante nel fatto che Harle consigliasse il ricorso alla diplomazia, tanto che Samael si concesse un ulteriore istante per sperare di trovarsi in un brutto sogno. Ma non era quello il caso.

"Merde...", la folla si avvicinava sempre più, pregustando il sangue dei malcapitati, gli insulti e gli slogan ‘anti sistema fascista e liberticida' si sovrapponevano in un'assordante cacofonia.

Con la coda dell'occhio il Toreador intravide un palco per comizi, "O la và... o siamo morti senza scampo! E non ho neppure il mio completo preferito indosso!".

Veloce come era solitamente nel darsi alla fuga, Samael afferrò il braccio di Harle e, con un notevole scatto, raggiunse insieme alla compagna il palco rialzato. Credendo volessero fuggire, gli anarchici si erano subito lanciati per inseguirli e stavano già per accalcarsi sull'instabile palco quanto una voce roboante li bloccò: "Feeeeeermi!".

Il Toreador fronteggiava la folla dal grezzo ambone di compensato, le braccia distese in un gesto imperioso, ad Harle parve persino che sapesse quello che faceva, ma naturalmente sapeva che non era affatto così, "Spero davvero che tu sappia quello che fai rosso", gli disse a mezza bocca, "Sta zitta e arringali quando te lo dirò io!", le sibilò di rimando Samael, "Arringa-che? Che cazzo vuol dire..?".

"Compagni! Arginate i vostri nobili spiriti! Sedate la vostra sacra sete di vendetta! Non siamo noi vostri nemici! Siamo vostri fratelli nella lotta!", decine di facce fissavano poco convinte il Toreador che tuttavia non si lasciò intimorire, per lo meno si erano fermati..

"I compagni di cui piangete la memoria, coloro che furono vigliaccamente assassinati...",

- "A morte i bastardi assassini!" "Si! A morte!" -

"...ehm, si! Avete ogni diritto di reclamare la giusta vendetta! Il sangue si lava col sangue!", Harle non capita dove volesse arrivare il compagno, "Ma che cazzo fai?? Li incoraggi?".

Incurante della Gangrel, Samael continuò: "I compagni caduti saranno vendicati! La testa degli assassini rotolerà come quella del Battista ai piedi di Salomè!"

Dalle facce si capiva perfettamente che nessuno dei presenti aveva idea di chi fossero il Battista o Salomè, ma la menzione della testa mozzata aveva catalizzato l'attenzione ugualmente.

"Amici! Fratelli! Un sistema di potere occulto cerca di ingannarvi continuamente! Cerca di nutrirvi di menzogne, di indebolire la vostra forza! Ma io dico... ma io dicooo...", l'indice accusatore del giovane passò tutto l'uditorio per poi rivolgersi al cielo, "...io dico NO!".

- "No!" "Cazzo che no!" "Fasci bastardi!" -

"Vi sono cose e persone, fratelli, che neppure immaginate! Essi vivono come insetti ripugnanti, sulle spalle del sangue degli eroi! Su quelle di tutti noi fratelli!"

- "E' vero!" "Cazzo si!" "Morte a quei bastardi!" -

"Questi vigliacchi bastardi sono la causa di tutte le nostre sofferenze! Ma io dico... ma io dicooo...", ancora l'indice percorse la folla. Da consumato attore qual'era, Samael sorrise mentalmente compiaciuto, li aveva tutti sulla punta del suo indice.

"Io dicooo BASTA! Questi poteri occulti ci schiacciano, ci bastonano, ci insultano, ci mandano al macello senza motivo, ci pugnalano alle spalle, cercano di indebolirci! E' il momento di finirla!"

- "Siii! Basta!" "Devono smetterla di fare i loro porci comodi!" "Sfruttano il sangue dei lavoratori!" "Maledetti fasci!" -

"Dobbiamo fargliela pagare fratelli! E' scoccata l'ora del destino! La nostra vendetta si abbatterà sugli assassini dei nostri valorosi compagni! Il Fato ci chiama alla riscossa!", era il momento di concludere, incrociando le dita Samael alzò la voce fino a gridare: "Vendetta per i nostri fratelli! A morte quei cani bastardi del Sabbat!".

Un paio di secondi di silenzio atterrirono il giovane Toreador, se non ne avesse catturato l'entusiasmo (ossia se qualcuno di loro avesse compreso l'assoluta mancanza di contenuto del suo discorso) lui ed Harle non avrebbero avuto scampo. Con una mossa diretta e precisa pestò quindi il piede alla compagna, "Arringali!".

Pur non avendo chiaro il significato della parola, la ragazza lanciò comunque un'imprecazione sufficientemente sentita (in grazia del pestone ricevuto) da rompere gli argini della protesta.

Un variegato coro di ‘Morte al Sabbat', ‘Bastardi Sabbatiti' e, naturalmente l'immancabile ‘Sabbat fascista', eruppe nella radura. Seguendo l'onda, la Gangrel iniziò quindi a mulinare la propria mazza chiodata verso il cielo, ben presto imitata dalla maggior parte dell'uditorio.

Quando anche l'ultimo gruppo di anarchici esagitati si fu allontanato con l'intenzione di ripulire il parco dalla feccia Sabbatita, Samael si concesse infine un sorriso compiaciuto, "Non credevo sarebbe stato così facile, oh oh oh! Sono un genio! Due piccioni con una fava: non solo non ritengono più la Camarilla (cioè noi) responsabili, ma ripuliranno anche il parco al posto nostro!".

Guardandosi intorno dopo essersi fatto i complimenti per l'ennesima volta, il giovane si rese conto di essere solo sul palco, "Ma dov'è finita Harle..? Sta a vedere che è andata con gli anarchici! Non ci posso credere! Haaarleeeee! Torna a casa Harleeeee! Buon uomo potrebbe aiutarmi? Ho smarrito la mia cagnolina, si chiama Harle ed è una graziosa volpina dal pelo rossiccio... mmm, potrei mettere dei cartelli sui cestini dei rifiuti...".

 

Mentre Samael ed Harle sedavano in qualche modo la possibile insurrezione anarchica, Cäedric veniva convocato dal proprio Sire, nella cui dimora ricevette l'ordalia infame...

- "Perfetto, allora è deciso! Cäedric ti imponiamo l'Ordalia, per dimostrare la tua lealtà alla nostra stirpe... tu ucciderai Rochelle De La Roche" -

Il giovane Ventrue lasciò la villa del Sire con la testa che sembrava volesse scoppiare da un istante all'altro ed il petto in fiamme, gli mancava l'aria ed i suoi passi si erano fatti incerti, tanto che fu solo grazie all'aiuto di Reginald che raggiunse la macchina. Non sapendo cosa fosse accaduto durante l'incontro del padrone con il suo mentore, l'autista aveva dato per scontato che le condizioni di salute del padrone stessero peggiorando, si affrettò quindi a riportarlo alla Golden Tower.

Rifiutando l'aiuto del fedele Igor, a fatica il giovane raggiunse il terzo piano dei suoi appartamenti, precedendo di poco l'alba. Il dolore oramai insopportabile non gli consentì che poche decine di passi: Cäedric si lasciò andare riverso sul pavimento del salone, lo sguardo velato fisso sul ritratto di Rochelle, il pugno chiuso intorno al ciondolo d'argento.

 

La notte seguente colse i nostri protagonisti nei modi più diversi, tanto che non si sarebbero potuti avere risvegli più dissimili.

Samael aveva dormito il sonno dei giusti, fiero di sé e delle proprie doti d'intelletto e retorica dialettica, dopotutto aveva sventato praticamente da solo una minaccia come quella di una possibile insurrezione anarchica (la vaga inquietudine relativa a cosa gli anarchici avessero fatto effettivamente, l'aveva ben presto ricacciata, "Se ancora nessuno mi ha chiamato in preda ad attacchi isterici, vuol dire che non è successo nulla di grave!").

Harle, dopo aver trascorso le ultime ore della notte a scorazzare per il parco con un gruppo di Brujah di Denver, era tornata al proprio ‘alloggio' di buon umore e abbastanza scarica da potersi godere sonoramente il riposo diurno.

Cäedric al contrario aveva trascorso una giornata infernale; il deliquio in cui era precipitato era un'oscura voragine di pece bollente dove non poteva che annegare, lentamente, assaporando ogni eterno istante di quel soffocare atroce.

La visione di Rochelle in catene e le parole di Antonius che si ripetevano ossessivamente, in modo assordante, lo sguardo sdegnato di Sir Richard, ma soprattutto gli occhi spenti di Rochelle e le sue parole, la sua voce distrutta che gli straziava l'anima...

...imi... uccidimi... Cäed... u... cidimi... Cäed.... UCCIDIMI!!

"NOO!!", gli occhi del Ventrue si riaprirono al presente, solo per ricordare quanto i suoi incubi fossero reali. Tutto ciò che l'aveva perseguitato in sonno, era ben più ineluttabile in veglia, era reale.

Gridò ancora, scagliando lontano i cuscini, mentre Igor tentava con tutte le sue forze di tenerlo fermo, di farlo stendere nuovamente, "Lord Aston calmatevi! Così peggiorerete le vostre condizioni! Siete sveglio ora, erano solo incubi! Solo incubi! Signore siete desto!".

Furono l'angoscia nella voce del maggiordomo ed il suo viso contratto dal dolore che fermarono gli scatti del giovane; Cäedric si lasciò andare pesantemente sulle lenzuola oramai fradice di sangue, cercando di trarre respiri il più possibile profondi, lottando contro il dolore al petto, tentando di scacciare le immagini degli incubi (no, dei ricordi) dagli occhi chiusi.

Accanto a lui Igor si affaccendava per tentare di calmarlo. Erano trascorsi più di vent'anni dall'ultima volta in cui ciò era stato necessario, Cäedric non era più un bambino e Igor non era più giovane... improvvisamente temette di averlo ferito.

Il Ventrue aprì nuovamente gli occhi, aspettando con pazienza che lo sguardo gli si schiarisse: era disteso sul suo letto, privo di camicia con un imprecisato quantitativo di bende intorno, Igor appariva stanco e provato, era evidente che non solo l'aveva portato a coricarsi dal salone dove era crollato, ma che l'aveva anche vegliato durante il giorno. Un giorno decisamente agitato a giudicare dalle sue condizioni.

"Igor...", il maggiordomo trasse un sospiro di sollievo vedendo che il duca finalmente lo riconosceva: quel giorno il suo sonno era stato terribile, l'uomo non credeva che avrebbe mai rivisto il padrone in quelle condizioni, e lui non era più giovane, temeva di non avere più energie sufficienti per aiutarlo... Ma il giovane signore non doveva saperlo, Igor sapeva di essergli ancora necessario, e pregava di poter assolvere il suo compito sino a che ciò fosse stato.

"Va tutto bene, Vostra Signoria ha avuto molti incubi", disse passando un panno umido sulla fronte di Cäedric, "Igor... sei ferito?", il vecchio maggiordomo si concesse un sorriso, "No giovane Signore, non dovete preoccuparvi. Vado a prepararvi il bagno, vogliate scusarmi alcuni istanti", ciò detto Igor si avviò verso la porta della stanza, stava per varcarla quando gli parve di udire il padrone dire qualcosa, voltandosi però lo vide sempre immobile. Imputando tutto alla stanchezza, uscì.

"Non sono incubi Igor... non sono incubi...".

 

Samael aveva deciso di soddisfare la propria curiosità, nonché la propria sete, circa il locale dalla lussuriosa insegna al neon che aveva notato la notte del loro primo incarico, il Rainbow.

Certo era cosciente che, trattandosi di San Francisco, ciò che lo attendeva non poteva che essere un locale quanto meno equivoco, ma aveva altresì ben chiaro il consiglio datogli a suo tempo da Wilhelm circa la necessità di non formalizzarsi sulla scelta delle vene.

Il giovane Toreador, dopo essersi accuratamente vestito e profumato (Toreador n'est-ce pas?), si diresse senza indugio in centro, la sua memoria era ottima per ricordare quel genere di cose. La facciata del locale era dipinta a colori accessi, i toni caldi del rosa e dell'arancio dominavano sugli altri, mentre bordature al neon accompagnavano gli avventori all'interno.

Si trattava di un discopub dalle linee semplici e gradevoli, arredato in stile anni '70, ma per una descrizione più approfondita lasciate che vi rimandi alla rubrica radiofonica di Radio Carmilla, ‘Lucifero bella non-vita', pare che un Toreador abituè del locale ne abbia fatto una descrizione accurata.

Il nostro Samael si trovò immediatamente a proprio agio, persino le occhiate poco fraintendibili che gli lanciavano di volta in volta gli altri avventori non lo mettevano a disagio. C'era qualcosa in quel luogo che gli parlava, che gli diceva sì, sei nel posto giusto.

Gli bastò sedersi al bancone perché gli venisse servito un Martini (impeccabile tra l'altro). Samael fece per fingere di sorseggiarlo quando un bigliettino sul tovagliolino attirò la sua attenzione: visita la dark room. Incuriosito, il Toreador domandò delucidazioni al barman, un aitante ragazzone haitiano vestito solamente di una maglietta di rete, "E' la punta di diamante del locale, si entra in quella porta laggiù e ti assicuro, si esce sempre soddisfatti".

Il nostro giovane Toreador non aveva mai provato quel genere di cose, tuttavia ne era stuzzicato, era stato sempre curioso come un gatto sin da bambino, "Dopotutto, Toreador è osare!".

A presidiare l'ingresso stava un altro ragazzone vestito in modo discinto che gli fece l'occhiolino prima di aprire la porta; non appena lo fece Samael fu investito da una folata d'aria calda e satura, dall'odore non sgradevole. I suoni che gli giunsero non lasciavano spazio a dubbi sulle attività svolte all'interno.

L'oscurità lo accolse, greve di suoni ed odori forti, mascolini, mani ignote lo sfiorarono audaci, trascinandolo avanti, insinuandosi nei suoi abiti finchè Samael non si trovò addossato a quella che doveva essere una parete, pareva totalmente ricoperta di tessuto morbido e piacevole al tatto, probabilmente cavallina.

Tralasciamo cari lettori di narrare come, in siffatta situazione, il nostro intraprendente Toreador provvide al proprio nutrimento, e seguiamo piuttosto i passi di Harle mentre, con la consueta aria strafottente si introduce (non invitata) nell'appartamento incustodito di Samael al fine di provvedere alle proprie abluzioni.

Era appena entrata nella vasca quando il suono insistente del proprio cellulare la sottrasse al momento di relax. Uscendo di malavoglia (non dopo aver ponderato per alcuni istanti di lasciar perdere la chiamata), la Gangrel razzolò nella pila dei vestiti sporchi cercando il maledetto arnese: "Chi cazzo rompe??", la voce atona del Ventrue la mise ancor più di malumore, "Al porto tra un'ora. Molo 4. La nave sta arrivando in anticipo", "Ma pork!". Il resto delle imprecazioni andò sprecato dopo il click di chiusa comunicazione.

 

- "Ebbene Infanti, tra circa cinque giorni dovrebbe arrivare in porto una nave cargo, proveniente dall'Honduras battente bandiera del Guatemala, il nome della nave è ‘Fortune'. Al momento dei... pressanti impegni diciamo così, mi impediscono di occuparmene, ma su di essa può darsi vi sia qualcosa di interessante per le mie ricerche..." -

Probabilmente starete pensando che quattro giorni di anticipo su cinque previsti sono una cosa insolita, ne avete ogni ragione.

Cäedric era da poco venuto a patti con la realtà della propria situazione, quando Henry lo chiamò intimandogli di accendere la televisione, "CNN Breacking News ormai è il mio canale preferito! Pare che il vecchio Beckett non ci abbia poi detto tutto! Ci vediamo al porto, molo 4!".

Fosse stato chiunque altro, il Ventrue avrebbe imprecato, ma era Cäedric Allen Aston e ciò che gli sfuggì fu poco più di un sibilo...

"Stacy Breast per CNN Breacking News! Pare che al largo della baia sia stata individuata una nave fantasma! La ‘Fortune', un cargo battente bandiera del Guatemala, è stata agganciata da alcune navi della Guardia Costiera dopo che numerosi tentativi di mettersi in contatto con l'equipaggio sono andati a vuoto...", segue l'immancabile zoomata sulla generosa scollatura dell'intraprendente giornalista che forse ricorderete anche voi cari lettori.

"...La nave è completamente deserta, dalle riprese dell'elicottero il ponte sembra ricoperto di sangue! Quale orribile segreto nasconde questa nave?! Cosa trasporta? Cos'è accaduto all'equipaggio?? Tutte domande a cui tenterà di rispondere il corpo speciale della polizia scientifica che sta attendendo l'attracco al porto previsto per questa notte. Vi terremo aggiornati...", il Ventrue perse il resto del monologo della giornalista mentre, il più velocemente possibile, si preparava a raggiungere il porto.

Dovevano scoprire cosa fosse accaduto prima della polizia e, possibilmente, cancellare ogni traccia che potesse mettere in pericolo la Masquerade. Vista la risonanza mediatica della cosa, ogni altra missione era secondaria rispetto al mistero della Fortune.

Cosa, o chi, c'era su quella nave? E perché Beckett aveva chiesto loro di indagare?



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Postato il Koyie, 11-07-2012 20:39,
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Postato il Kayleen, 06-07-2012 23:19,
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Postato il Samael Blackwood, 22-07-2008 09:55,
3. Bravo bravo!
E il prossimo passo sarà domare un esercito di indipendenti per conquistare il principato. :grin  
Signor Narratore, da come ha descritto la dark room devo forse pensare che era presente anche lei? Si faccia vivo la prossima volta. Sarei davvero felice di fare la sua conoscenza.  
E come di consueto, Caedric ha bagnato il letto. Beh, è normale per un infante.
 
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