Di
nuovo ben trovati cari lettori, non so come spiegarvi l'improvvisa
urgenza che di narrare m'ha colto, lascio quindi che sia la storia
a proseguire, a dipanarsi verso il futuro dolore. La perdita di
quanto è caro colpisce con maggiore ferocia gli immortali rispetto a
quanto non si ritenga...
Non
poteva muoversi per non fare rumore, inoltre era in trappola, non
c'erano più luoghi dove fuggire, era terrorizzata ed Henry era
probabilmente morto. Fine dei giochi. Capolinea.
"Ti
sento...", una voce spaventosa, gutturale raggiunse le orecchie di
Harle, era molto vicina, quasi sotto di lei, "Non scapperai carnemorta...",
vibrava di soddisfazione repressa a stento, come se la belva già
pregustasse il suo prossimo pasto.
"Sei
QUI!!", il tetto ai piedi della Gangrel parve esplodere, per
pochissimo la ragazza riuscì a non cadere nello squarcio, dritta tra
le fauci del licantropo. Una zampa enorme, con artigli lunghi come
pugnali, l'aveva mancata di una manciata di centimetri. Il
mostruoso arto si abbatté nuovamente sul tetto martoriato,
allargando lo squarcio quasi volesse far crollare ogni cosa.
Harle
era scivolata sulle tegole e cercava disperatamente di mantenersi a
distanza dagli artigli della belva, indietreggiando verso il centro
del tetto. Lì finalmente riuscì a rimettersi in piedi, ma la
soddisfazione fu di breve durata: il licantropo si stava issando a
sua volta. Per la prima volta la ragazza poté osservarlo da vicino
(non che avesse mai avuto un desiderio simile intendiamoci!).
Era
quanto di più spaventoso avesse mai visto o persino immaginato: un
corpo immenso, muscoli possenti che fremevano sotto la pelliccia
dorata; il muso, canino ed enorme, contorto in un ringhio a scoprire
un'impressionante serie di zanne acuminate.
Il
mannaro si levò in posizione eretta, superando così i tre metri
d'altezza, una montagna di muscoli, zanne ed artigli che si
stagliava contro il cielo notturno debolmente illuminato dalla luna,
torreggiando sulla nostra cucciola: a confronto Harle sembrava
minuscola. Ma la cosa peggiore era che, nonostante tutti gli sforzi
suoi e di Henry, il lupo non sembrava avere neppure un graffio.
"Ti
ricordi di me carne morta?", la sua voce era bassa e tesa, era
evidente che fremeva per l'anticipazione, "Ora monderò il mio
onore... Sappi che questa notte morirai sotto gli artigli di Marco!".
Non
intendeva sentire nient'altro, senza neppure pensare a quello che
faceva (al fatto che avrebbe potuto schiantarsi al suolo per
esempio), Harle girò i tacchi e mise le ali ai piedi. Riuscì a
raggiungere il bordo del tetto e a buttarsi prima che Marco potesse
agguantarla. La brezza notturna le schiaffeggiò il viso per un
istante, quindi l'impatto con l'asfalto le tolse ogni traccia
d'aria nei polmoni.
Rotolò
su sé stessa cercando di attutire la caduta, ma per il panico
atterrò scomposta e si fece male, nulla più di qualche osso
incrinato, ma comunque sufficiente a rallentarla. Concluse la
rotazione di schiena, a pochi metri dal muro sud della casa da cui si
era buttata. Vide perfettamente il mostro prepararsi a balzarle
addosso, ne udì l'agghiacciante ululato, e seppe che era finita,
quella volta davvero.
Poi
accadde. L'impensabile. L'imprevisto.
Marco
era balzato dal tetto quando, all'altezza del primo piano, la
parete della casa esplose, sfondata dall'interno: una figura nera
si lanciò intercettando a mezz'aria il licantropo, troppo sorpreso
per opporsi, dopotutto era sicuro di averlo ucciso poco prima.
Henry
versava in condizioni spaventose: il morso del mostro gli aveva
disarticolato il braccio destro e poco era mancato che non lo aprisse
in due, doveva essere svenuto ed essere stato creduto morto perché
quando aveva riaperto gli occhi Marco non c'era più.
Harle
sarebbe morta. Non aveva alcuna speranza di vincere contro quel
licantropo, neppure se il resto del branco avesse continuato a
tenersi in disparte. Era troppo giovane ed inesperta, mancava delle
tecniche e della resistenza, inoltre... probabilmente era lo stesso
anche per lui.
Grazie
all'intervento del Lasombra, Marco venne sbalzato parecchi metri
più lontano di Harle. La ragazza riuscì a rimettersi in piedi e a
recuperare speranza; avrebbe persino aiutato Henry e stava per farlo,
quando lo vide ruggire
all'indirizzo del lupino.
La
sentiva, pulsante, seducente, il calore di una fiamma al centro del
petto. La Bestia che gli prometteva tutta la forza di cui aveva
bisogno, che gli prometteva la vittoria sul suo nemico in cambio di
un prezzo equo...
dopotutto sarebbe morto comunque anche se le avesse resistito.
Avrebbe
voluto salutare Harle, avvertirla, ma la nebbia purpurea già
l'avvolgeva nelle sue spire: la sua forza aumentava con lo scemare
della coscienza, intorno a sé percepiva le tenebre vibrare percorse
dalla sua stessa eccitazione. Il richiamo del sangue e delle tenebre,
il dolce nettare della sua Bestia l'avrebbe inebriato fino alla
fine.
Il
licantropo percepì distintamente la minaccia, l'aura omicida del
maschio succhiasangue era decuplicata in pochi istanti e non
accennava a fermarsi. Il suo stesso istinto rispose a quella sfida
tra capibranco: il pelo ritto sulla schiena inarcata, posizione
d'attacco sulle quattro zampe, muscoli contratti prima del balzo.
L'oscurità
tra i due contendenti prese a danzare in risposta al richiamo del
Lasombra, addensandosi nei lunghi tentacoli di pece dell'Abisso.
Marco fu il primo ad attaccare, uno slancio ferino con l'intenzione
di travolgere l'avversario.
Molto
più rapido rispetto alla battaglia precedente, Henry, o meglio, la
Bestia scartò di lato vorticando su sé stessa. Le tenebre si
condensarono in un istante lungo il suo braccio trasformandolo in una
micidiale frusta. Preso in contropiede e tradito dal suo stesso
slancio, il lupino si ritrovò scaraventato indietro. La Bestia
incalzò quindi la belva in un corpo a corpo in cui tutto ciò che si
vedeva erano pelliccia ed ombre.
Poi
Marco afferrò il Lasombra cercando di stritolarlo, la Bestia quindi
si ribellò con un grido ferale: dal suo stesso corpo iniziarono a
fuoriuscire tentacoli di pece, come attingessero potere dall'oscurità
circostante. Harle li vide afferrare a loro volta il mannaro; con il
cuore in gola si domandò quale dei due corpi avrebbe ceduto prima
all'incredibile tensione.
Marco
riuscì a liberarsi contorcendosi, ma sanguinava copiosamente da
numerose ferite; l'odore del sangue eccitò ancor di più la Bestia
che, incurante delle proprie ferite, attaccò di nuovo e
frontalmente: combatteva per la distruzione totale del nemico senza
alcuna preoccupazione per la propria autoconservazione.
Harle
vide che la lotta portava i due contendenti sempre più distante
dalla zona delle case, verso quello che aveva tutta l'aria di
essere un canale, probabilmente uno scolo fognario. Incerta sul da
farsi, sola e spaventata com'era, impiegò molti istanti a
decidersi, tuttavia la sua riconoscenza per Henry ebbe il sopravvento
sul terrore quando vide i due cadere nel crepaccio. Decise quindi di
seguire i contendenti e di aiutare Henry come poteva.
Nel
frattempo, dall'altra parte dell'isolato, la Jaguar con i tre
compagni era infine giunta a destinazione. Cӓedric fu il primo a
scendere, seguito da Cassandra e Samael che tallonava da vicinissimo
i compagni ("Oh
cielo che posto squallido, e pure infestato! Ma perché non mi hanno
fatto restare a casa??").
Non
ci volle neppure un istante per individuare l'edificio, tale era la
scena di distruzione. Il Ventrue stava per correre all'interno,
quando Cassandra lo fermò afferrandolo per un braccio: "Vuoi
gettarti dentro senza riflettere? Sei forse impazzito?! Lascia che
controlli prima!", la ragazza ricorse quindi all'Auspex,
la disciplina che permetteva ai sensi di dilatarsi oltre i limiti
dello stesso mondo fisico.
L'edificio
era avvolto nel silenzio e tutto al suo interno pareva immobile: "Via
libera. Non fare colpi di testa Cӓedric", perché poi si
preoccupasse tanto di lui (o per lui) era un mistero per lei stessa.
Il
Ventrue si diresse immediatamente al piano superiore, saltando una
specie di cratere aperto al centro della scala; cercò di ignorare le
abbondanti chiazze di sangue tutt'intorno, concentrandosi piuttosto
sulle tracce evidenti di lotta: dal tetto dovevano essersi poi
buttati di sotto, verso sud.
Samael
e Cassandra nel frattempo esaminavano ciò che restava del piano
terra: una parete divisoria era stata abbattuta, il povero mobilio
giaceva in pezzi tutt'intorno, ovunque sul legno erano visibili
profondi segni di artigli. La Tremere era sempre più convinta che
Sir Richard avesse ragione, "Dovremmo andarcene di corsa, a
giudicare dalle tracce che ha lasciato abbiamo a che fare con un
grosso maschio, probabilmente un alpha. Inoltre non c'è modo di
sapere quali siano le intenzioni del resto del suo branco", il
Toreador inciampò sui resti di un tavolaccio, "Coosa?! Vuoi dire
che questo è stato fatto da un solo lupino??".
La
Tremere si guardò nuovamente intorno prima di rispondere con un
cenno d'assenso, "Ehm... senti Cassandra, sono assolutamente
d'accordo con te, dovremmo andarcene di corsa e...". Samael fu
interrotto dal ritorno del Ventrue, che si diresse verso la porta
senza nemmeno guardarli, "Sono diretti a sud".
Imprecando
contro la sua malasorte, Samael fece per seguire i compagni
all'esterno, quando qualcosa attirò il suo sguardo, dovette
sollevare una trave per raggiungerla, ma ci riuscì abbastanza
facilmente: era una lettera coperta di polvere e trucioli,
soffiandoci sopra il Toreador riuscì a leggerne il destinatario.
"Cӓedric...
ehi! Aspettatemiii!"
Il
Ventrue si lasciò rapidamente alle spalle le baracche, un profondo
senso d'urgenza stava maturando in lui; se non altro non si era
sbagliato, le tracce puntavano chiaramente verso quel crepaccio in
lontananza, "Hanno lottato, strenuamente. Non da molto... devono
essere ancora vivi, devono
esserlo!", stringendo i denti aumentò l'andatura.
Le
tracce finivano laggiù, sull'orlo del crepaccio, profondo almeno
una decina di metri, che dava sullo scolo della fogna. La recinzione
era stata abbattuta e il terreno era cosparso dai segni degli
artigli, ma non vi era nessuna traccia né del lupo né dei compagni.
"Henryy!
Haarle!", reso imprudente dall'ansia, Cӓedric chiamò a gran
voce i compagni, ma a rispondergli fu soltanto l'eco. Stava per
chiamarli ancora, quando una voce tremante si levò dal basso:
"S-sono qui..!", aguzzando la vista, i tre videro la figura di
Harle che cercava faticosamente di issarsi fuori dal crepaccio, una
decina di metri alla loro sinistra.
"Harle!",
subito la Gangrel venne soccorsa dai compagni che l'aiutarono a
risalire. Persino Cassandra fu scioccata nel vedere lo stato in cui
versava la ragazza: tremava da capo a piedi, le pupille erano
dilatate dal terrore e il viso sporco era rigato di lacrime cremisi,
fortunatamente sembrava non aver riportato gravi ferite.
"Harle,
dov'è Henry??", il Ventrue cercava con gli occhi tracce del
Lasombra, ma inutilmente. La ragazza lo guardò per un istante
totalmente indifesa: "He-Henry è... lui non...", il giovane la
afferrò per le spalle scotendola, "Dov'è Henry??", "Estàmuerto...
muerto!
Il lupo l'ha fatto a pezzi...".
Impossibile.
Non poteva essere vero. Harle era in preda al panico, di certo si era
sbagliata, "Dove? DOVE??". La ragazza indicò il crepaccio, certo
dovevano essere caduti sul fondo, quindi la lotta doveva essere
proseguita nelle fogne.
Il
Ventrue lasciò Harle, deciso a raggiungere Henry; stava già
pensando alla possibilità di rivolgersi ai Nosferatu, ma
inaspettatamente Cassandra gli si parò davanti, "E' una follia e
lo sai", il giovane fece per scansarla, ma lei resistette, "L'hai
sentita, è morto. Se vai laggiù finirai solo per farti ammazzare".
"Lasciami
andare Cassandra!", per tutta risposta la ragazza lo trattenne per
un braccio, Samael li guardava spaventato, non aveva ancora dato la
lettera a Cӓedric. La Tremere sapeva che non le avrebbe dato
ascolto, evidentemente questo Henry doveva essere importante per lui;
quando Samael le aveva detto che i due erano amici non l'aveva
creduto possibile, ma forse si era sbagliata.
"Non
posso lasciartelo fare...", non sarebbe stato facile, ma doveva
tentare di vincere la volontà del Ventrue, con cui soltanto lei
poteva rivaleggiare, in ogni caso avrebbe avuto poco tempo a
disposizione prima che lui si liberasse.
"Cӓedric
ascoltami...", il Ventrue non si aspettava una mossa simile, troppo
in ansia per la sorte dell'amico il suo sguardo incrociò per un
istante quello di Cassandra, fu sufficiente: "Seguimi!".
"No!
Non oserai...", per quanto cosciente delle proprie azioni, Cӓedric
non poteva ribellarsi alla Dominazione della Tremere, i suoi occhi
erano incatenati in quelli grigi di Cassandra, "Non sei lucido
abbastanza, ci farai ammazzare tutti, sai che ho ragione!", così
dicendo la ragazza tornava verso le baracche, suo malgrado seguita da
Cӓedric e da Samael che sorreggeva Harle.
Velocemente
salì in auto, sempre mantenendo lo sguardo fisso in quello del
Ventrue la cui espressione lasciava trasparire tutta l'ira cocente
che provava nei confronti della compagna. Soltanto quando furono
ormai ad una certa distanza dall'isolato, Cӓedric riuscì a
sottrarsi alla Dominazione di Cassandra, era troppo tardi per tornare
indietro...
La
Tremere, nonostante il momento poco indicato, non riuscì a
nascondere la soddisfazione provata nell'imbrigliare la mente del
Ventrue (ma del resto la sensibilità non fu mai uno dei suoi punti
forti): l'accenno di un sorriso le si dipinse sul volto, "Allora
Cӓedric... piaciuto?".
Se
fosse stato un altro l'avrebbe colpita tanto era infuriato,
qualunque cosa potesse aver pensato di positivo su di lei svaniva di
fronte alla sua insopportabile boria... come osava quando lui aveva
appena perso un amico?!
"Vattene
al diavolo Cassandra...", un sibilo trattenuto a stento, gli occhi
dardeggiavano lampi all'indirizzo della ragazza, "Forse
ho esagerato...".
"Ehm...
Cӓedric?", con Harle rannicchiata in un angolo dell'auto ed
estranea a tutto, spettava a Samael evitare un inutile spargimento di
sangue: non era mai stato un ammiratore del Lasombra, ma aveva
intuito quanto il Ventrue vi fosse legato.
"Io
ho trovato questa nella casa. Penso sia di Henry...", così dicendo
gli porse la lettera. Al nome di Henry, anche Harle parve
riprendersi, "Ah... aveva detto di voler lasciare qualcosa, a te...".
Cӓedric
prese la lettera. Prima di aprirla chiuse gli occhi per tentare di
recuperare il controllo di sé. La notte invecchiava mentre la città
riappariva oltre i finestrini dell'auto, il Ventrue restò immobile
per lunghi istanti, prima di aprire la busta e leggere le ultime
parole di Henry East.
Caro
Cӓedric,
Se
stai leggendo questa mia missiva è molto probabile che non ci
vedremo più. Non potevo tuttavia togliermi dalla scena senza
lasciarti qualcosa che potesse aiutarti.
Per
non perdermi, quindi, in inutili sentimentalismi, ecco cosa potrai
fare per liberare dalla Gabbia quell'Usignolo che tanto ti sta a
cuore.
A
quattro notti a partire da domani, giovedì a mezzanotte, recati al
Museo d'Arte Moderna della città, nella Sala in cui è esposta la
mostra "Natural Affinities" troverai una donna ad attenderti. Si
farà chiamare Mary, è alta, slanciata, dai profondi occhi viola e
lunghi capelli rossi come il fuoco.
Si
aspetterà di vedere anche me, ma temo, aimè, che dovrai cavartela
da solo. Si tratta di una donna tanto infida quanto bella, tanto
letale quanto sensuale... Una Figlia di Set. Non cedere alle sue lusinghe, e guardati
dalle sue moine. Vai piuttosto dritto al sodo e contratta le
informazioni che può darti con un servigio che non ti impegni in
maniera compromettente. Quella donna conosce molti segreti, e
sicuramente anche qualcuno che potrebbe tornarti utile per lo scopo
che ti sei prefisso.
Vorrei,
dovrei finire qui, ma so che mi odieresti più di quanto non farai
comunque.
Ci
sono tante ragioni con cui potrei giustificare quello che sto
facendo, ma nessuna sarebbe credibile o accettabile per te.
Ti
basti sapere che sono davvero stanco di questa esistenza.
Sono
stanco di essere un relitto di un'epoca che ormai è morta, non
riesco a trovare più nulla cui aggrapparmi per rimanere a galla, per
trovare una connessione con l'epoca in cui vivo. Sono solo la brutta
copia dell'uomo che ero un tempo e non credo riuscirò ancora a lungo
a domare la Bestia che reclama il suo tributo di sangue ogni notte
dentro di me. Preferisco finire così, illudendomi che con questo
gesto la maledizione nel sangue del Primo Assassino, che con te
condivido, possa essere addolcita agli occhi dell'Altissimo che al
nostro Primo Padre la impose.
Credo
di poterti ritenere un amico, al di là degli screzi che ci sono
stati tra noi. Se puoi, quindi, non giudicarmi. Piuttosto ricorda
che, anche se a volte si agisce in maniera stupida per il bene delle
persone che ci sono care, questo non degrada e non cambia in alcun
modo la purezza del sentimento che è alla base di queste folli
azioni.
Vivi
sereno Cӓedric, e vivi libero. Spero che tu riesca laddove io ho
fallito, e cioè a trovare te stesso in questa lunga notte che non
conosce alba.
Non sono mai stato abile nel rapportare me stesso agli altri, non so con precisione cosa dovrei dire in una situazione simile, ma forse non è dato esprimere il vuoto... Farewell my friend, farewell...
Per l'Italia il traduttore e distributore è 25 Edition. Tutti i diritti sulle eventuali porzioni di manuali riportate come citazione sono riservati.
I testi originali prodotti e proposti su questo sito che non incorrono nelle due precedenti categorie sono opera di fan per altri fan, non c'è scopo di lucro, e sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons.