-->
Quinto tempo, conclusione. Addio alle tenebre.
Thursday 18 June 2009
 
Scritto da Lord Caedric Allen Aston,

Di nuovo ben trovati cari lettori, non so come spiegarvi l'improvvisa urgenza che di narrare m'ha colto, lascio quindi che sia la storia a proseguire, a dipanarsi verso il futuro dolore. La perdita di quanto è caro colpisce con maggiore ferocia gli immortali rispetto a quanto non si ritenga...

Non poteva muoversi per non fare rumore, inoltre era in trappola, non c'erano più luoghi dove fuggire, era terrorizzata ed Henry era probabilmente morto. Fine dei giochi. Capolinea.

"Ti sento...", una voce spaventosa, gutturale raggiunse le orecchie di Harle, era molto vicina, quasi sotto di lei, "Non scapperai carne morta...", vibrava di soddisfazione repressa a stento, come se la belva già pregustasse il suo prossimo pasto.

"Sei QUI!!", il tetto ai piedi della Gangrel parve esplodere, per pochissimo la ragazza riuscì a non cadere nello squarcio, dritta tra le fauci del licantropo. Una zampa enorme, con artigli lunghi come pugnali, l'aveva mancata di una manciata di centimetri. Il mostruoso arto si abbatté nuovamente sul tetto martoriato, allargando lo squarcio quasi volesse far crollare ogni cosa.

Harle era scivolata sulle tegole e cercava disperatamente di mantenersi a distanza dagli artigli della belva, indietreggiando verso il centro del tetto. Lì finalmente riuscì a rimettersi in piedi, ma la soddisfazione fu di breve durata: il licantropo si stava issando a sua volta. Per la prima volta la ragazza poté osservarlo da vicino (non che avesse mai avuto un desiderio simile intendiamoci!).

Era quanto di più spaventoso avesse mai visto o persino immaginato: un corpo immenso, muscoli possenti che fremevano sotto la pelliccia dorata; il muso, canino ed enorme, contorto in un ringhio a scoprire un'impressionante serie di zanne acuminate.

Il mannaro si levò in posizione eretta, superando così i tre metri d'altezza, una montagna di muscoli, zanne ed artigli che si stagliava contro il cielo notturno debolmente illuminato dalla luna, torreggiando sulla nostra cucciola: a confronto Harle sembrava minuscola. Ma la cosa peggiore era che, nonostante tutti gli sforzi suoi e di Henry, il lupo non sembrava avere neppure un graffio.

"Ti ricordi di me carne morta?", la sua voce era bassa e tesa, era evidente che fremeva per l'anticipazione, "Ora monderò il mio onore... Sappi che questa notte morirai sotto gli artigli di Marco!".

Non intendeva sentire nient'altro, senza neppure pensare a quello che faceva (al fatto che avrebbe potuto schiantarsi al suolo per esempio), Harle girò i tacchi e mise le ali ai piedi. Riuscì a raggiungere il bordo del tetto e a buttarsi prima che Marco potesse agguantarla. La brezza notturna le schiaffeggiò il viso per un istante, quindi l'impatto con l'asfalto le tolse ogni traccia d'aria nei polmoni.

Rotolò su sé stessa cercando di attutire la caduta, ma per il panico atterrò scomposta e si fece male, nulla più di qualche osso incrinato, ma comunque sufficiente a rallentarla. Concluse la rotazione di schiena, a pochi metri dal muro sud della casa da cui si era buttata. Vide perfettamente il mostro prepararsi a balzarle addosso, ne udì l'agghiacciante ululato, e seppe che era finita, quella volta davvero.

Poi accadde. L'impensabile. L'imprevisto.

Marco era balzato dal tetto quando, all'altezza del primo piano, la parete della casa esplose, sfondata dall'interno: una figura nera si lanciò intercettando a mezz'aria il licantropo, troppo sorpreso per opporsi, dopotutto era sicuro di averlo ucciso poco prima.

Henry versava in condizioni spaventose: il morso del mostro gli aveva disarticolato il braccio destro e poco era mancato che non lo aprisse in due, doveva essere svenuto ed essere stato creduto morto perché quando aveva riaperto gli occhi Marco non c'era più.

Harle sarebbe morta. Non aveva alcuna speranza di vincere contro quel licantropo, neppure se il resto del branco avesse continuato a tenersi in disparte. Era troppo giovane ed inesperta, mancava delle tecniche e della resistenza, inoltre... probabilmente era lo stesso anche per lui.

Grazie all'intervento del Lasombra, Marco venne sbalzato parecchi metri più lontano di Harle. La ragazza riuscì a rimettersi in piedi e a recuperare speranza; avrebbe persino aiutato Henry e stava per farlo, quando lo vide ruggire all'indirizzo del lupino.

La sentiva, pulsante, seducente, il calore di una fiamma al centro del petto. La Bestia che gli prometteva tutta la forza di cui aveva bisogno, che gli prometteva la vittoria sul suo nemico in cambio di un prezzo equo... dopotutto sarebbe morto comunque anche se le avesse resistito.

Avrebbe voluto salutare Harle, avvertirla, ma la nebbia purpurea già l'avvolgeva nelle sue spire: la sua forza aumentava con lo scemare della coscienza, intorno a sé percepiva le tenebre vibrare percorse dalla sua stessa eccitazione. Il richiamo del sangue e delle tenebre, il dolce nettare della sua Bestia l'avrebbe inebriato fino alla fine.

Il licantropo percepì distintamente la minaccia, l'aura omicida del maschio succhiasangue era decuplicata in pochi istanti e non accennava a fermarsi. Il suo stesso istinto rispose a quella sfida tra capibranco: il pelo ritto sulla schiena inarcata, posizione d'attacco sulle quattro zampe, muscoli contratti prima del balzo.

L'oscurità tra i due contendenti prese a danzare in risposta al richiamo del Lasombra, addensandosi nei lunghi tentacoli di pece dell'Abisso. Marco fu il primo ad attaccare, uno slancio ferino con l'intenzione di travolgere l'avversario.

Molto più rapido rispetto alla battaglia precedente, Henry, o meglio, la Bestia scartò di lato vorticando su sé stessa. Le tenebre si condensarono in un istante lungo il suo braccio trasformandolo in una micidiale frusta. Preso in contropiede e tradito dal suo stesso slancio, il lupino si ritrovò scaraventato indietro. La Bestia incalzò quindi la belva in un corpo a corpo in cui tutto ciò che si vedeva erano pelliccia ed ombre.

Poi Marco afferrò il Lasombra cercando di stritolarlo, la Bestia quindi si ribellò con un grido ferale: dal suo stesso corpo iniziarono a fuoriuscire tentacoli di pece, come attingessero potere dall'oscurità circostante. Harle li vide afferrare a loro volta il mannaro; con il cuore in gola si domandò quale dei due corpi avrebbe ceduto prima all'incredibile tensione.

Marco riuscì a liberarsi contorcendosi, ma sanguinava copiosamente da numerose ferite; l'odore del sangue eccitò ancor di più la Bestia che, incurante delle proprie ferite, attaccò di nuovo e frontalmente: combatteva per la distruzione totale del nemico senza alcuna preoccupazione per la propria autoconservazione.

Harle vide che la lotta portava i due contendenti sempre più distante dalla zona delle case, verso quello che aveva tutta l'aria di essere un canale, probabilmente uno scolo fognario. Incerta sul da farsi, sola e spaventata com'era, impiegò molti istanti a decidersi, tuttavia la sua riconoscenza per Henry ebbe il sopravvento sul terrore quando vide i due cadere nel crepaccio. Decise quindi di seguire i contendenti e di aiutare Henry come poteva.

Nel frattempo, dall'altra parte dell'isolato, la Jaguar con i tre compagni era infine giunta a destinazione. Cӓedric fu il primo a scendere, seguito da Cassandra e Samael che tallonava da vicinissimo i compagni ("Oh cielo che posto squallido, e pure infestato! Ma perché non mi hanno fatto restare a casa??").

Non ci volle neppure un istante per individuare l'edificio, tale era la scena di distruzione. Il Ventrue stava per correre all'interno, quando Cassandra lo fermò afferrandolo per un braccio: "Vuoi gettarti dentro senza riflettere? Sei forse impazzito?! Lascia che controlli prima!", la ragazza ricorse quindi all'Auspex, la disciplina che permetteva ai sensi di dilatarsi oltre i limiti dello stesso mondo fisico.

L'edificio era avvolto nel silenzio e tutto al suo interno pareva immobile: "Via libera. Non fare colpi di testa Cӓedric", perché poi si preoccupasse tanto di lui (o per lui) era un mistero per lei stessa.

Il Ventrue si diresse immediatamente al piano superiore, saltando una specie di cratere aperto al centro della scala; cercò di ignorare le abbondanti chiazze di sangue tutt'intorno, concentrandosi piuttosto sulle tracce evidenti di lotta: dal tetto dovevano essersi poi buttati di sotto, verso sud.

Samael e Cassandra nel frattempo esaminavano ciò che restava del piano terra: una parete divisoria era stata abbattuta, il povero mobilio giaceva in pezzi tutt'intorno, ovunque sul legno erano visibili profondi segni di artigli. La Tremere era sempre più convinta che Sir Richard avesse ragione, "Dovremmo andarcene di corsa, a giudicare dalle tracce che ha lasciato abbiamo a che fare con un grosso maschio, probabilmente un alpha. Inoltre non c'è modo di sapere quali siano le intenzioni del resto del suo branco", il Toreador inciampò sui resti di un tavolaccio, "Coosa?! Vuoi dire che questo è stato fatto da un solo lupino??".

La Tremere si guardò nuovamente intorno prima di rispondere con un cenno d'assenso, "Ehm... senti Cassandra, sono assolutamente d'accordo con te, dovremmo andarcene di corsa e...". Samael fu interrotto dal ritorno del Ventrue, che si diresse verso la porta senza nemmeno guardarli, "Sono diretti a sud".

Imprecando contro la sua malasorte, Samael fece per seguire i compagni all'esterno, quando qualcosa attirò il suo sguardo, dovette sollevare una trave per raggiungerla, ma ci riuscì abbastanza facilmente: era una lettera coperta di polvere e trucioli, soffiandoci sopra il Toreador riuscì a leggerne il destinatario.

"Cӓedric... ehi! Aspettatemiii!"

Il Ventrue si lasciò rapidamente alle spalle le baracche, un profondo senso d'urgenza stava maturando in lui; se non altro non si era sbagliato, le tracce puntavano chiaramente verso quel crepaccio in lontananza, "Hanno lottato, strenuamente. Non da molto... devono essere ancora vivi, devono esserlo!", stringendo i denti aumentò l'andatura.

Le tracce finivano laggiù, sull'orlo del crepaccio, profondo almeno una decina di metri, che dava sullo scolo della fogna. La recinzione era stata abbattuta e il terreno era cosparso dai segni degli artigli, ma non vi era nessuna traccia né del lupo né dei compagni.

"Henryy! Haarle!", reso imprudente dall'ansia, Cӓedric chiamò a gran voce i compagni, ma a rispondergli fu soltanto l'eco. Stava per chiamarli ancora, quando una voce tremante si levò dal basso: "S-sono qui..!", aguzzando la vista, i tre videro la figura di Harle che cercava faticosamente di issarsi fuori dal crepaccio, una decina di metri alla loro sinistra.

"Harle!", subito la Gangrel venne soccorsa dai compagni che l'aiutarono a risalire. Persino Cassandra fu scioccata nel vedere lo stato in cui versava la ragazza: tremava da capo a piedi, le pupille erano dilatate dal terrore e il viso sporco era rigato di lacrime cremisi, fortunatamente sembrava non aver riportato gravi ferite.

"Harle, dov'è Henry??", il Ventrue cercava con gli occhi tracce del Lasombra, ma inutilmente. La ragazza lo guardò per un istante totalmente indifesa: "He-Henry è... lui non...", il giovane la afferrò per le spalle scotendola, "Dov'è Henry??", "Està muerto... muerto! Il lupo l'ha fatto a pezzi...".

Impossibile. Non poteva essere vero. Harle era in preda al panico, di certo si era sbagliata, "Dove? DOVE??". La ragazza indicò il crepaccio, certo dovevano essere caduti sul fondo, quindi la lotta doveva essere proseguita nelle fogne.

Il Ventrue lasciò Harle, deciso a raggiungere Henry; stava già pensando alla possibilità di rivolgersi ai Nosferatu, ma inaspettatamente Cassandra gli si parò davanti, "E' una follia e lo sai", il giovane fece per scansarla, ma lei resistette, "L'hai sentita, è morto. Se vai laggiù finirai solo per farti ammazzare".

"Lasciami andare Cassandra!", per tutta risposta la ragazza lo trattenne per un braccio, Samael li guardava spaventato, non aveva ancora dato la lettera a Cӓedric. La Tremere sapeva che non le avrebbe dato ascolto, evidentemente questo Henry doveva essere importante per lui; quando Samael le aveva detto che i due erano amici non l'aveva creduto possibile, ma forse si era sbagliata.

"Non posso lasciartelo fare...", non sarebbe stato facile, ma doveva tentare di vincere la volontà del Ventrue, con cui soltanto lei poteva rivaleggiare, in ogni caso avrebbe avuto poco tempo a disposizione prima che lui si liberasse.

"Cӓedric ascoltami...", il Ventrue non si aspettava una mossa simile, troppo in ansia per la sorte dell'amico il suo sguardo incrociò per un istante quello di Cassandra, fu sufficiente: "Seguimi!".

"No! Non oserai...", per quanto cosciente delle proprie azioni, Cӓedric non poteva ribellarsi alla Dominazione della Tremere, i suoi occhi erano incatenati in quelli grigi di Cassandra, "Non sei lucido abbastanza, ci farai ammazzare tutti, sai che ho ragione!", così dicendo la ragazza tornava verso le baracche, suo malgrado seguita da Cӓedric e da Samael che sorreggeva Harle.

Velocemente salì in auto, sempre mantenendo lo sguardo fisso in quello del Ventrue la cui espressione lasciava trasparire tutta l'ira cocente che provava nei confronti della compagna. Soltanto quando furono ormai ad una certa distanza dall'isolato, Cӓedric riuscì a sottrarsi alla Dominazione di Cassandra, era troppo tardi per tornare indietro...

La Tremere, nonostante il momento poco indicato, non riuscì a nascondere la soddisfazione provata nell'imbrigliare la mente del Ventrue (ma del resto la sensibilità non fu mai uno dei suoi punti forti): l'accenno di un sorriso le si dipinse sul volto, "Allora Cӓedric... piaciuto?".

Se fosse stato un altro l'avrebbe colpita tanto era infuriato, qualunque cosa potesse aver pensato di positivo su di lei svaniva di fronte alla sua insopportabile boria... come osava quando lui aveva appena perso un amico?!

"Vattene al diavolo Cassandra...", un sibilo trattenuto a stento, gli occhi dardeggiavano lampi all'indirizzo della ragazza, "Forse ho esagerato...".

"Ehm... Cӓedric?", con Harle rannicchiata in un angolo dell'auto ed estranea a tutto, spettava a Samael evitare un inutile spargimento di sangue: non era mai stato un ammiratore del Lasombra, ma aveva intuito quanto il Ventrue vi fosse legato.

"Io ho trovato questa nella casa. Penso sia di Henry...", così dicendo gli porse la lettera. Al nome di Henry, anche Harle parve riprendersi, "Ah... aveva detto di voler lasciare qualcosa, a te...".

Cӓedric prese la lettera. Prima di aprirla chiuse gli occhi per tentare di recuperare il controllo di sé. La notte invecchiava mentre la città riappariva oltre i finestrini dell'auto, il Ventrue restò immobile per lunghi istanti, prima di aprire la busta e leggere le ultime parole di Henry East.


Caro Cӓedric,

Se stai leggendo questa mia missiva è molto probabile che non ci vedremo più. Non potevo tuttavia togliermi dalla scena senza lasciarti qualcosa che potesse aiutarti.

Per non perdermi, quindi, in inutili sentimentalismi, ecco cosa potrai fare per liberare dalla Gabbia quell'Usignolo che tanto ti sta a cuore.

A quattro notti a partire da domani, giovedì a mezzanotte, recati al Museo d'Arte Moderna della città, nella Sala in cui è esposta la mostra "Natural Affinities" troverai una donna ad attenderti. Si farà chiamare Mary, è alta, slanciata, dai profondi occhi viola e lunghi capelli rossi come il fuoco.

Si aspetterà di vedere anche me, ma temo, aimè, che dovrai cavartela da solo. Si tratta di una donna tanto infida quanto bella, tanto letale quanto sensuale... Una Figlia di Set. Non cedere alle sue lusinghe, e guardati dalle sue moine. Vai piuttosto dritto al sodo e contratta le informazioni che può darti con un servigio che non ti impegni in maniera compromettente. Quella donna conosce molti segreti, e sicuramente anche qualcuno che potrebbe tornarti utile per lo scopo che ti sei prefisso.

Vorrei, dovrei finire qui, ma so che mi odieresti più di quanto non farai comunque.

Ci sono tante ragioni con cui potrei giustificare quello che sto facendo, ma nessuna sarebbe credibile o accettabile per te.

Ti basti sapere che sono davvero stanco di questa esistenza.

Sono stanco di essere un relitto di un'epoca che ormai è morta, non riesco a trovare più nulla cui aggrapparmi per rimanere a galla, per trovare una connessione con l'epoca in cui vivo. Sono solo la brutta copia dell'uomo che ero un tempo e non credo riuscirò ancora a lungo a domare la Bestia che reclama il suo tributo di sangue ogni notte dentro di me. Preferisco finire così, illudendomi che con questo gesto la maledizione nel sangue del Primo Assassino, che con te condivido, possa essere addolcita agli occhi dell'Altissimo che al nostro Primo Padre la impose.

Credo di poterti ritenere un amico, al di là degli screzi che ci sono stati tra noi. Se puoi, quindi, non giudicarmi. Piuttosto ricorda che, anche se a volte si agisce in maniera stupida per il bene delle persone che ci sono care, questo non degrada e non cambia in alcun modo la purezza del sentimento che è alla base di queste folli azioni.

Vivi sereno Cӓedric, e vivi libero. Spero che tu riesca laddove io ho fallito, e cioè a trovare te stesso in questa lunga notte che non conosce alba.

Enrico D'Este.


Commenti utenti (4) File RSS dei commenti
Postato il Mary, 23-06-2009 12:15,
1. Conseguenze?
Senza conseguenze dici, carissimo Samael? Forse. Vedremo.
 
» Rispondi a questo commento
» Vedi le 3 risposte

Postato il Caedric Allen Aston, 18-06-2009 10:55,
2. ...
Non sono mai stato abile nel rapportare me stesso agli altri, non so con precisione cosa dovrei dire in una situazione simile, ma forse non è dato esprimere il vuoto... 
Farewell my friend, farewell...
 
» Rispondi a questo commento

Postato il Harle, 18-06-2009 10:34,
3. ^^
Beh, nonostante tutto almeno non ho riportato danni ^^
 
» Rispondi a questo commento

Postato il Samael Blackwood, 18-06-2009 10:18,
4. ...
Ah, i consigli di Henry, utili e...senza conseguenze.
 
» Rispondi a questo commento

Aggiungi il tuo commento



mXcomment 1.0.9 © 2007-2026 - visualclinic.fr
License Creative Commons - Some rights reserved

 

Menu principale
Home
Benvenuto!
News
Resoconti sessioni
Preludi
I Personaggi della storia
Giu' la Masquerade!
Galleria
Sezione download
Link
Firma il nostro guestbook
Disclaimer & Credits

Unisciti al nostro gruppo su Facebook
Iscriviti al nostro gruppo su Facebook!

Ti aggiorneremo in occasione dell'uscita di un nuovo pezzo Smile

Copyright White Wolf Publishing, Inc.
Copyright White Wolf Publishing, Inc.
Login Form





Password dimenticata?
Copyright

 

Vampire: The Masquerade (and, by extension, this site as a derivative work) is Copyright White Wolf Publishing, Inc.

© 2008 CCP hf. All rights reserved. Reproduction without the written permission of the publisher is expressly forbidden, except for the purposes of reviews, and for blank character sheets, which may be reproduced for personal use only. White Wolf and Vampire: The Masquerade are registered trademarks of CCP hf. All rights reserved. Vampire: The Masquerade is trademark of CCP hf. All rights reserved. All characters, names, places and text herein are copyrighted by CCP hf.

Per l'Italia il traduttore e distributore è 25 Edition. Tutti i diritti sulle eventuali porzioni di manuali riportate come citazione sono riservati.

I testi originali prodotti e proposti su questo sito che non incorrono nelle due precedenti categorie sono opera di fan per altri fan, non c'è scopo di lucro, e sono rilasciati sotto Licenza Creative Commons.
Creative Commons License