| Scritto da Lord Caedric Allen Aston, |
I miei saluti carissimi lettori, è con malcelata soddisfazione che vi propongo il seguito della nostra storia. La verità è che traggo grande diletto dal narrarvela e spero, con tutto ciò che resta del mio antico cuore, di non deludere le aspettative di coloro che ne attendono il seguito, così come la storia non deluse le mie.
Chi ha tempo, dunque, non aspetti tempo...
Cäedric e Rochelle, infine uno di fronte all'altra, dopo lunghi e dolorosi anni di separazione, gli sguardi intrecciati, oro e argento, fuoco e ghiaccio.
"Rochelle...", la voce del giovane appena un sussurro, tanto intensamente era sopraffatto dalla vicinanza di lei; era come se nella radura vi fossero solamente loro due e quasi cinque anni di silenzio.
Rochelle era stata sinceramente sorpresa dalla presenza dei tre intrusi: di Henry East o, come lo chiamava Frederic, Enrico, sapeva solamente che si trattava del fratello d'abbraccio del suo Sire, un traditore del Clan, un rinnegato. Del rosso sapeva il nome, Samael Blackwood, ed il lignaggio, non molto di più.
E poi, naturalmente, Cäedric. L'uomo di cui credeva di sapere ogni cosa, l'uomo che più aveva amato e che più aveva odiato, per cui indenne era passata attraverso la morte, per ritrovarlo e... e cosa? Ucciderlo..? O no..?
Si sorprese a domandarsi da quanto tempo lui si trovasse lì, cosa avesse visto... a giudicare dalla sua reazione verso Raphael, aveva visto ogni cosa... perché questo la metteva a disagio? Perché, nonostante tutto ciò che le aveva fatto...
"Perché Cäedric..?", non era sua intenzione esprimere quel pensiero che la tormentava da anni, quella domanda che la faceva sembrare così debole... uno stato cui si era ripromessa di non cedere mai più.
Quante volte Cäedric si era posto la stessa domanda? Innumerevoli, ed ogni risposta che aveva trovato si era rivelata insoddisfacente, incompleta, incapace di rendere l'impotenza amaramente provata.
"Ho dovuto. Non avevo altra scelta...", una delle risposte peggiori e, tuttavia, più veritiere. Lo sguardo di lei bruciava, ondate di dolore facevano eco a quelle provenienti dalla sua stessa anima. Improvvisamente lo spazio tra loro (pochi metri, qualche passo appena) divenne un vuoto insopportabile.
"Si... tu non avevi scelta...", la voce di Rochelle era a tratti incerta, come faticasse a mantenere il controllo, i pugni contratti, "...tu avevi giurato!", un colpo diritto al cuore del giovane, "La promessa...".
La ragazza sentiva gli occhi bruciare delle lacrime che non avrebbe mai lasciato cadere, "Già... te ne sei andato senza una parola! Mi hai abbandonata nonostante tu avessi giurato!", non sopportava di vederla così, non sopportava l'idea di averle procurato tutto quel dolore, "Io ti ho aspettato Cäedric! Ti ho cercato, Dio sa quanto! L'ho fatto per mesi e mesi! Infine... quando fu chiaro che non saresti tornato, pregai. Pregavo ogni giorno di morire per non essere condannata a passarne un altro senza di te!!".
Il giovane si sentiva scoppiare, non ricordava più per quale ragione avesse accettato le condizioni impostegli, nessuna motivazione poteva giustificare un simile atroce e smisurato dolore, "Non avrei mai voluto farlo, mai...", Dio quanto desiderava cancellare lo spazio che li separava...
Lui mentiva di certo, eppure... eppure Rochelle non ne era più sicura, improvvisamente non era più sicura di niente, "La promessa... ricordi..?".
Certo, Cäedric la ricordava bene. La portava scolpita nel cuore, la rimpiangeva ogni giorno nei suoi incubi. Ma in quel momento sarebbe tutto finito, ogni cosa sarebbe tornata come avrebbe dovuto essere sin dall'inizio, basta dolore, niente più lacrime. Sarebbero stati insieme, per sempre...
"Io tornerò sempre da te...".
Il vento dal mare si era alzato improvvisamente, spazzando via dal cielo la foschia e liberando la Luna, piena ed insolitamente luminosa, dalla sua prigione di nubi.
Qualcosa catturò uno dei raggi dell'astro. All'inizio non fu più di un riflesso, ma poi si rivelò agli occhi di Rochelle per ciò che era in realtà: una catenina d'argento avvolta intorno al polso sinistro di Cäedric, da essa pendeva un ciondolo, una croce celtica inscritta in un cerchio.
Quello che era stato il tesoro più prezioso della giovane, che rappresentava il suo stesso cuore, donato a lui tanti anni prima... Cäedric non lo aveva gettato via...
Rochelle gli tese la mano, una lacrima traditrice era sfuggita al suo controllo rigandole la guancia, "Si... torna da me, amore mio...".
Se le circostanze fossero state altre, Samael avrebbe estratto il suo fazzoletto di seta piangendo calde lacrime per l'amara sorte dei giovani amanti, ma (come spero ricorderete) la situazione era ben diversa: impegnando Henry, Frederic lo aveva distratto lasciando che la sua carta migliore, la sua carta infallibile, si giocasse da sola senza esserne neppure cosciente; dopotutto non c'è miglior bugiardo di chi non sa di mentire...
Rochelle era lì, a pochi passi, in un bagno di luce d'argento e gli tendeva la mano... niente altro aveva senso, niente altro esisteva.
..."E' così triste... ma è la verità... Tu li tradirai... fra non molto... sotto un sole falso... tu li tradirai..."...
"Noooo Cäedric!! Torna in te!", l'insolita luminosità della Luna aveva ridestato nel Toreador il ricordo della profezia fatta a Cäedric da quella Vile senza Clan, poco prima che egli la uccidesse. Samael solitamente non credeva a tali zingaresche credenze, ma è pur vero che solitamente non parlava neppure con fantasmi maniaci di bambine con tre occhi.
Il Ventrue non lo ascoltava minimamente, così come Rochelle: i due sembravano persi in un'altra dimensione, ma Samael sentiva che se non avesse impedito loro di toccarsi, avrebbe senza dubbio perso il leader della Coterie al lato oscuro.
"E che lato..!", pensò guardando ancora una volta la bella Lasombra, prima di lanciarsi ai piedi di Cäedric, cingendogli teatralmente un ginocchio, "Cäedric ridestati! E' un inganno! Non puoi tradire la Camarilla passando al Sabbat!!".
Tradire la Camarilla..? Passare al Sabbat..? Il Ventrue non riusciva a capire di cosa stesse parlando il compagno, ma non aveva importanza, niente ne aveva al di fuori di lei.
Pochi passi e l'agonia avrebbe infine avuto termine.
"Vorrei proprio sapere dove cazzo si sono cacciati quei tre deficienti!", Harle percorreva in lungo e in largo la piazzola della tenda, tanto che oramai le aveva scavato un solco intorno. I suoi compagni erano partiti da quasi due ore e non rispondevano alle chiamate.
"Ehi Harle! Qualche problema?", la apostrofò Rey tirando fuori da un porta ghiaccio un paio di casse di birra, "Non lo so, gli idioti con cui lavoro ancora non si sono fatti sentire... conoscendoli saranno nella merda fino al collo!".
Il Bruja posò le casse con aria pensosa, "Che ne dici di andarli a cercare? Potrei chiedere a un paio di amici di seguirci, giusto nel caso ci sia da menare un po' le mani". La proposta entusiasmò la giovane Gangrel e, in men che non si dica, lei e i suoi nuovi amici (più un'altra decina di anarchici urlanti) erano sulle tracce dei tre compagni dispersi.
"Cäedric!", le grida di Samael avevano attratto l'attenzione di Henry. Il giovane Lasombra aveva riconosciuto appena in tempo il piano di Frederic e, disimpegnatosi dal fratello, aveva imprigionato il Ventrue con i tentacoli d'ombra, impedendogli qualsiasi movimento, impedendogli di andare da lei...
"Lasciami! Lasciami andare Henry!", il Ventrue tentava invano di liberarsi dalla stretta, mancava così poco, solo un passo lo separava dall'amore della sua vita... perché Henry lo aveva fermato, perché..?!
Nonostante la strenua resistenza, Cäedric si sentiva trascinare indietro dalle ombre, mentre Rochelle lo guardava piangendo, la mano ancora tesa verso di lui, "No! Lasciami andare subito!".
Henry imprecò maledicendo la situazione che andava peggiorando di minuto in minuto, era stato uno sciocco a non capire immediatamente la strategia di Frederic.
"Adesso finiscila Cäedric!", i tentacoli avevano trascinato l'iracondo Ventrue faccia a faccia con il Lasombra, "Possibile che tu non veda le loro reali intenzioni?? E' tutto un inganno e tu ci sei caduto come un povero idiota!", "Sciocchezze! Non è così!".
Lo sguardo di Cäedric correva febbrilmente da Henry a Rochelle, le parole del Lasombra erano menzogne, niente altro che bugie...
"Hai già dimenticato cosa è accaduto pochi minuti fa?! La Voulderie Cäedric!! Quei poveracci lì sotto terra!! Ce li ha messi lei!", le sue parole erano dure ed affilate come lame, Henry alzò il tono fin quasi a gridare, "Lei sorrideva mentre li seppellivano! L'hai vista! Tutto quello che ti ha detto è falso! E' tutto un piano di Frederic per ingannarti, in realtà lei a malapena si ricorda di te!", ogni fibra dell'essere di Cäedric si ribellava contro quelle parole, "Menzogne! Non sai niente né di me né di lei! Tu non sai nulla!".
Henry prese il Ventrue per il bavero con entrambe le mani, urlandogli in faccia per essere certo che il messaggio lo raggiungesse, "La tua Rochelle è morta! Morta! Quella che vedi è un mostro che le somiglia solamente!".
Chi era l'uomo davanti a lui? Dove era finito il giovane dall'espressione spensierata, dove dietro a quella sconvolgente maschera di dolore..? No, sbagliava... la vera maschera era proprio quel serafico sorriso, il vero Henry era colui che gli stava di fronte in quel momento.
"Dici che non so niente Cäedric?? Io so molto più di quanto immagini! Tu non sei altro che un moccioso egoista convinto che il mondo gli orbiti intorno! E' giunto il momento che tu apra gli occhi! Questo non è il mondo che hai conosciuto, tu non sei la stessa persona che eri e devi rendertene conto!", Cäedric lo ascoltava ora, gli occhi dorati non lo lasciavano più, sbarrati, specchio della confusione che doveva provare il giovane Ventrue.
Erano occhi in qualche modo innocenti, come dovevano esserlo stati anche quelli di Henry molto... troppo tempo prima.
"Tu vivi ancora troppo legato al passato, ciò che eri adesso non è che illusione, eppure vivi ingannando te stesso, compiacendoti di qualcosa che non è più! Sei tu a non sapere! Tu a non capire quale fardello sia vivere la maledizione di Caino!!".
"Non è vero... ti sbagli!", tentava ancora di resistere all'amara verità, di rifiutare l'evidenza, "Hai perso le persone che amavi, hai lasciato la tua casa e la tua terra per vivere la maledizione di Caino... e solo per questo credi di essere speciale?? Apri le orecchie principino, sappi che non sei l'unico a soffrire!!".
Qualcosa si era rotto, Henry lo aveva colto prima che il Ventrue chiudesse gli occhi. Il giovane Lasombra era scosso da sentimenti contrastanti, una cupa soddisfazione confliggeva con una profonda tristezza.
Un applauso distrasse Henry dai suoi pensieri; Frederic stava battendo le mani, le labbra piegate in un crudele sorriso, "Molto bene Enrico, vedo che una lezione finalmente l'hai imparata... tuttavia, trovo piuttosto ipocrita rinfacciare ad altri i medesimi propri errori. Hai davvero passato troppo tempo con Richard e Antonius...".
Samael era profondamente turbato. Tanto per cominciare non condivideva nessuna delle affermazioni di Henry: il Toreador, infatti, non percepiva assolutamente il sangue di Caino come una maledizione, al contrario. Per questo il discorso del compagno non aveva senso per lui, non poteva che sembrargli pretenzioso, nonché controproducente: avrebbero infatti dovuto calmare il Ventrue, non certo insultarlo!
Rochelle aveva abbassato la mano, i suoi occhi osservavano le piccole macchie cremisi che le sue lacrime lasciavano sull'erba. Aveva ascoltato le parole di quel traditore anche troppo a lungo... niente di ciò che aveva detto era vero, niente! Cäedric non poteva credergli... lei era lì, di fronte a lui, viva!
La ragazza alzò nuovamente lo sguardo, cercando quello del Ventrue, ma i suoi occhi erano ancora serrati, "Cäed... io sono qui, guardami!".
Quasi avesse udito i suoi pensieri, Cäedric aprì gli occhi ed il suo sguardo passò da Henry a lei. Qualcosa in lui si era rotto...
Frederic continuava a sorridere, "Lo vedi Cäedric? Vedi con quale perversa soddisfazione il mio indegno fratello svolge il suo compito? Enrico non è che il cane da guardia di Richard! Vogliono imprigionarti nel dolore per usarti con maggiore facilità!", "No! Non ascoltarlo", Henry non poteva impedire a Von Croy di parlare, poteva solo sperare che il Ventrue non lo ascoltasse.
Entrambi i Lasombra videro lo sguardo del giovane tornare a Rochelle... e Frederic assaporò la vittoria: "Richard te l'ha tolta, io invece te l'ho riportata. Ma Enrico ti impedisce persino di sfiorarla! Chi è il tuo nemico Cäedric??".
L'attacco di Von Croy fu improvviso. Henry fu costretto a schivare allontanandosi di molti metri dal Ventrue ancora imprigionato, avvertiva attraverso le ombre la tensione cui era sottoposto il tentacolo, Cäedric stava cedendo alla Bestia.
"Samael usali presto!", il Toreador non se lo fece ripetere due volte e, con mano esperta sfoderò la desert eagle cambiandole il caricatore con uno di quelli datigli da Henry. Il neonato non ci mise molto a scegliere il proprio bersaglio: Raphael dopotutto era ancora impiccato ed immobile (a parte gli infruttuosi tentativi che faceva di liberarsi).
Il rinculo lo sorprese e per poco non lasciò cadere la pistola, quando una fiammata accompagnò l'uscita del proiettile... quelle dovevano essere le leggendarie pallottole Dragon Breath!
Le urla di dolore del Lasombra, colpito in pieno petto dal proiettile incendiario, gli morirono in gola, soffocate dal tentacolo d'ombra che Frederic, nonostante vedesse benissimo ciò che accadeva al grand'infante, non sembrava affatto voler allentare. L'attenzione dell'anziano era tutta per il fratello e l'Infante Ventrue, "Rochelle mia cara Infante, non sei ansiosa di dare al traditore del suo sangue ciò che merita?".
"Dannazione!", per difendersi dagli attacchi furiosi della donna, Henry fu costretto a ricorrere ad una tecnica estremamente dispendiosa, non aveva altra scelta se volevano uscirne vivi.
Conquistare la concentrazione necessaria non fu affatto un'impresa facile; Rochelle pareva non essersi accorta della sua evocazione del potere che condividevano, Frederic al contrario ne era pienamente cosciente, eppure ancora non si muoveva, "E' convinto di non averne alcun bisogno il bastardo!".
Un fitto velo d'ombra, quasi tangibile, si era raccolto intorno al giovane. Tremolava percorso da brevi scosse, come ondate che agivano per dargli una forma, una forma umana.
L'anziano Lasombra scoppiò in una fragorosa risata quando il clone d'ombra si staccò dal corpo di Henry, pronto a difenderlo dagli attacchi di Rochelle, "Davvero molto impressionante Enrico! E io che speravo mi mostrassi qualcosa di interessante! Per un attimo, ho persino creduto che tu fossi finalmente diventato degno della mia attenzione... invece!".
Henry strinse i denti sino a farli stridere, "Fossi in te non sottovaluterei questa tecnica maledetto bastardo!".
Per tutta risposta Von Croy si appoggiò con noncuranza ad un tronco, "Dovrei io temere un clone d'ombra quando ne ho evocato il drago dalle più oscure profondità dell'Abisso..? Rochelle, insegna a questo ragazzino a non scherzare con le ombre".
Era tutto esattamente come l'ultima volta. Cäedric si sentiva scoppiare, dilaniato dall'interno da una forza invisibile ed inarrestabile, egli sentiva gli occhi infuocati della Bestia ardere dal desiderio di distruzione.
Nessuna catena poteva più trattenere il mostro che si faceva strada nel suo animo cibandosi di ogni dubbio, di ogni incertezza, di tutti i desideri soffocati ed infranti, di tutto il dolore bruciante della perdita.
Durante questa lotta interiore, una parte della coscienza del Ventrue restava in qualche modo cosciente di ciò che gli accadeva intorno; così Cäedric udì gli spari di Samael, ma soprattutto vide Henry ed il clone d'ombra attaccare Rochelle...
Un urlo lacerante lasciò la sua bocca, eco del furioso ed assordante ruggito della Bestia... lei è mia mia MIA!!
Nessuno poteva toccarla! Rochelle apparteneva soltanto a lui! Doveva liberarsi, avrebbe distrutto chiunque tentasse di portargliela via, l'avrebbe presa per sempre, l'avrebbe consumata sino all'ultima goccia di viatae così che nessuno avrebbe mai più potuto separarli... no, no, NO! La Bestia distorceva i suoi desideri in funzione della sete di sangue! Non poteva permettere che ciò accadesse!
Henry avvertiva la presa del tentacolo d'ombra su Cäedric scemare progressivamente, a giudicare dal grido di poco prima il Ventrue era oramai in frenesia, la situazione non poteva essere peggiore.
"Henry..! Contro... Von Croy... presto!", la voce di Cäedric era ormai un ringhio quasi incomprensibile, era evidente quanto lottasse per mantenere un minimo di presenza mentale, ma i suoi sforzi sarebbero stati vani in pochi istanti.
Henry non era certo di aver ben compreso cosa volesse il Ventrue, "Non puoi dire sul serio!", un taglio profondo si aprì sul suo braccio laddove una frusta d'ombra, affilata come un rasoio, aveva passato la guardia sua e del clone: non poteva più combattere contro Rochelle mantenendo contemporaneamente il tentacolo per imprigionare Cäedric.
"Henry! Fallo... ora!!".
Nemmeno Frederic Von Croy si sarebbe aspettato una mossa simile, era troppo avventata, troppo rischiosa, troppo assurda perché un freddo ed abile calcolatore come lui potesse prenderla in considerazione. Probabilmente fu esattamente questo il motivo per cui essa funzionò.
Henry si concentrò sul tentacolo, incurante dei tagli inferti senza posa da Rochelle, esso sollevò il Ventrue prigioniero per scagliarlo con violenza contro l'ignaro Lasombra.
Frederic si vide lanciato contro il giovane in piena frenesia, la promessa di morte ora ben più tangibile: non riuscì a schivarlo in tempo e si ritrovò a terra, sotto colpi furiosi ed imprevedibili in quanto privi di logica.
Nel frattempo Samael aveva centrato per la terza volta Raphael, in mezzo agli occhi, proprio come in occasione del loro primo incontro, con la non trascurabile differenza che le Dragon Breath non erano solite lasciare spazio a qualsivoglia capacità rigenerativa, "Muori definitivamente controfigura di telefilm a basso costo!".
Von Croy aveva evocato mezza dozzinali tentacoli grazie a i quali era riuscito a rialzarsi, liberandosi per un attimo di Cäedric, ma fu solo per poco: la Bestia non si curava minimamente delle ferite subite e si muoveva con agilità animale perseguendo il suo unico scopo, la morte dell'avversario.
Non erano queste le condizioni in cui pensava di agire. Irritato, Von Croy si trovò a dover modificare i suoi piani: "Mi duole dover porre fine così presto al nostro incontro Enrico...".
Tutti i presenti improvvisamente avvertirono l'aprirsi del vuoto, ma solamente Henry e Rochelle ne compresero la natura: alle spalle di Frederic si era aperta una finestra nell'aria, un'oscura voragine sul nulla che pareva risucchiare ogni calore.
"L'Abisso...", il terribile mondo delle ombre, l'entità cui ogni Lasombra apparteneva e portava dentro di sé, la continua minaccia di disperazione e di annullamento, l'infinita ed ineluttabile tenebra.
Solo pochi nel Clan avevano tanto potere da evocare l'Abisso, da aprire un portale sul gelido inferno delle ombre, e Frederic era uno di essi. Stava scappando, ancora una volta senza che Henry potesse neppure sfiorarlo.
La Bestia fu più rapida del Lasombra, lo travolse scaraventandolo all'indietro. Prima ancora che Henry potesse muoversi, il portale si era richiuso alle spalle di Cäedric: lui e Von Croy erano scomparsi nell'Abisso.
"Nooo! Cä...!", approfittando della sua distrazione, Henry aveva catturato Rochelle riuscendo a stordirla, doveva agire in fretta.
"Samael! Vieni qui presto!", il Toreador accorse ancora confuso e stupito, "Henry! C-cosa diavolo era quello?! E dove sono finiti Cäedric e Frederic??". Il Lasombra scosse la testa con urgenza, non c'era tempo per alcuna spiegazione.
"M-morirà... non può... nell'Abisso...", le parole della donna colpirono il Lasombra: Rochelle si agitava debolmente, semi-svenuta, mentre lui la legava il più saldamente possibile con le proprie ombre; nell'udirla, per un attimo Henry venne sfiorato dal dubbio.
Ma fu solo un istante, poi Rochelle fu imprigionata, completamente avvolta dall'ombra che rispondeva solamente a lui.
"Cosa sta dicendo?? E poi sei impazzito a legarla con le ombre?? Te lo sei dimenticato, anche lei è... bhè come te!!", Henry sbuffò facendo appello a tutta la sua pazienza, "Quello che hai visto era l'Abisso, non chiedermi cos'è. Cäedric non può sopravvivere al suo interno, questo stava dicendo Rochelle. Le ombre evocate da me rispondono solo a me, e finiscila con le domande stupide!".
Il Toreador era sinceramente oltraggiato, "Non c'è alcun bisogno di essere maleducati! Mentre voi ve ne stavate a chiacchierare del più e del meno, io eliminavo uno dei nemici!", disse portandosi una mano al petto con fare sdegnoso, ma Henry non lo ascoltava già più.
"Allora cosa aspetti si può sapere?? Riapri quella... quella cosa e tira fuori Cäedric!", "Cosa ti ho appena detto sulle domande stupide Toreador?! Credi che non l'avrei già fatto se ne fossi in grado??", Henry camminava nervosamente avanti e indietro pensando febbrilmente a come poteva recuperare il compagno: non era in grado di aprire un portale sull'Abisso, e di certo nemmeno Rochelle poteva farlo. Nel migliore dei casi Frederic avrebbe portato via Cäedric non appena questi avesse finito le energie; nel peggiore, il compagno sarebbe andato incontro alla morte ultima ancora prima di sfinirsi...
"Dannazione... Antonius mi ucciderà se non gli riporto quello stupido ammasso di boria! Solo un idiota potrebbe buttarsi a capofitto nell'Abisso!", il giovane era davvero preoccupato, ed arrabbiato come non gli succedeva da molto tempo, "Stupido! Stupido duca dei miei stivali!".
Un rombo costante si stava avvicinando a dove si trovavano, sempre più forte, sembrava quasi... uno squadrone di motociclisti?!
I bikers li circondarono formando un cerchio con le loro moto, assordando Henry e Samael: "Oh mio Dio! E' tornato il Branco!", al Toreador rispose una voce ben conosciuta, "Finalmente vi abbiamo trovati brutti finocchi!", "Ah... forse era meglio il Branco...".
Harle saltò giù dalla moto di Ray, facendo cenno a tutto il suo seguito di non preoccuparsi, quei due erano i suoi compagni, quindi si rivolse a Samael: "Bhe? Dov'è il biondo? A funghi?", le rispose Henry urlando per farsi sentire al di sopra del rombo dei motori, "Cosa diavolo ti salta in testa?! Chi sono questi??", la Gangrel gli indirizzò un gesto non proprio amichevole, "Fottiti East! Che cazzo ne so io se voi non tornate alla base come pattuito! E questi sono miei amici! Chiama mister universo che ce ne torniamo indietro, datevi una mossa!".
"Cäedric è nell'Abisso e non ne uscirà se non mi lasciate in pace a riflettere!", Harle lo guardò come se gli fossero spuntate delle orecchie da cocker, "Ehh?!? Ma cosa vi siete fumati??", Samael la prese per un braccio, "E' una lunga lunga storia... ma sai che ho ucciso il Lasombra del supermercato? Tutto da solo!", l'occhiata scettica della ragazza ferì il Toreador, "Ma come non mi credi?! Donna di poca fede!".
Nel frattempo gli anarchici avevano spento le moto, decisamente delusi dall'essere arrivati troppo tardi a rissa finita. Henry accolse con sollievo la fine di tutto quel frastuono.
"Non mi resta che ricorrere a lei...", fortunatamente nella lotta il suo cellulare si era miracolosamente salvato, "Che nessuno osi fiatare!", l'ordine secco del Lasombra zittì i presenti.
Samael e Harle (e tutti gli altri) osservarono confusi Henry che telefonava...
"Avanti rispondi....Ah! Saaalve madonna!", "Ma ha il numero di Madonna?!? Non sarà un vampiro anche lei?! Anche se, in effetti, qualche sospetto...", Samael aveva parlato talmente sottovoce che più di un Bruja scoppiò a ridere.
Intanto Henry continuava a parlare con la donna misteriosa, "Sono io, Henry East! Ma come chi? Enrico d'Este ricordi? Ehm...no, questa volta non voglio raccomandazioni...", Henry si passava nervosamente una mano nei capelli, doveva stare molto attento a come formulava la richiesta, gli Arconti non si muovono per dei meri Infanti...
"Mi dispiace di averti disturbata in... discoteca?! Tu si che sai divertirti eh..? Ehm, no no non ti ho chiamata solo per rendermi ridicolo chiedendoti sciocchezze...", Samael non riuscì a trattenere uno sghignazzo, Henry lo fulminò con lo sguardo, "...che ne diresti se ti dicessi che nell'Abisso in corrispondenza del Presidio National Park si aggira un certo Von Croy? Se sto scherzando? Certo che no! Ehm si, ricordo cosa fai a chi ti dà false piste, ma questa è una notizia sicura! Frederic si è appena ritirato attraverso un portale qui davanti ai miei occhi! Non riattaccare, aspetta! Ehm... no, non ci sto ripensando, solo volevo chiederti un favore... si, lo so che me ne hai già fatti parecchi, ma vedi insieme a Frederic dovrebbe esserci un cucciolo biondo, piuttosto ringhiante... quanto ringhiante? Bhè... direi parecchio ringhiante, insomma è un cucciolo piuttosto testardo e decisamente avventato... cosa vuoi che ti dica è la gioventù! Come senti chi parla?? Cosa... bhè, sarà dentro da una decina di minuti, forse un po' di più... come quale pezzo mi interessa di più?? Lucita! Si tratta del Grand'Infante di Antonius Maximus e sono sicuro che al vecchio farebbe assai piacere riaverlo intero! Si, avrei dovuto badargli io ma... cosa posso dirti, si è buttato all'improvviso! Se non mi aiuti il vecchio mi crocifiggerà! D'accordo, aspetto qui allora, graz... oh, ha riattaccato".
Il silenzio che si era creato aveva del sovrannaturale. Lucita era una leggenda nel mondo dei Fratelli, un'Anziana antitribù Lasombra, talmente potente ed intrigante da essere diventata di diritto Arconte, una delle massime cariche della Camarilla, la stessa Lucita che veniva chiamata one woman death squad...
"Tu conosci Lucita?? Quella Lucita??", Henry sfoderò il sorriso più innocente che riuscì a mostrare, "Certo, io e lei siamo grandissimi amici, perché?", occhiate incredule si levarono al suo indirizzo, "E va bene, va bene. Non sono così in confidenza con lei, però abbiamo lavorato insieme e, visto che dare la caccia ai ricercati della lista rossa è il suo compito, ha acconsentito a dare un'occhiata per i rest... ehm, per Cäedric!".
Messi a tacere i curiosi, fu il momento di aspettare.
Henry voleva sembrare tranquillo, ma non lo era affatto, ad ogni minuto diminuivano le speranze di recuperare Cäedric vivo, inoltre la stessa Lucita era piuttosto volubile... vedendo la sua preda avrebbe potuto benissimo dimenticarsi del Ventrue, Antonius o non Antonius...
Il tempo passava, il vento era calato lasciando l'aria immobile, come se ogni cosa fosse in attesa.
Improvvisamente uno squarcio nell'aria si aprì esattamente dove erano scomparsi Cäedric e Von Croy: di nuovo il vuoto gelido di manifestò in tutta la sua spaventosa tenebra, lasciando atterriti tutti gli spettatori, meno il solo Henry.
Dalla tenebra cadde Frederic, ansimante, il viso contratto in una smorfia d'odio. Subito dopo emerse una seconda figura, una donna bellissima, dall'espressione spietata, con lunghi capelli scuri che parevano essi stessi fatti di tenebra, lei... rideva! Una risata estasiata, mentre le ombre la seguivano.
"Dannazione! Non c'è!", Henry stava già per lanciarsi nell'Abisso quando Lucita immerse nuovamente una mano nel portale, tirando con forza e scaraventando fuori il corpo di Cäedric.
Il corpo dell'Infante volò per alcuni metri orizzontalmente, la violenza con cui era stato scagliato era stata tale da imprimergli una rotazione durissima, il suono secco di ossa frantumate fu chiaramente udibile quando l'Infante si schiantò di schiena contro una quercia.
Nel frattempo l'Arconte e Frederic si erano impegnati in una lotta serrata: Frederic si rilanciò ben presto nell'Abisso, seguito da Lucita. L'acuto grido di guerra di quest'ultima fu l'ultima cosa che udirono prima che il portale si richiudesse.
I tre compagni raggiunsero immediatamente il Ventrue, che giaceva inerte ed immobile, coperto di sangue e ferite. Ad una prima occhiata pareva essere intero, anche se sembrava non avere un solo osso integro, le sue condizioni erano disastrose.
"Bhè almeno è tutto intero, non toccatelo, ancora un graffio e finirà in torpore! Dannazione... ha la schiena rotta, una gamba praticamente maciullata, arti frantumati per non contare poi le ferite! Fortunatamente non sembra vi siano danni di natura sovrannaturale... ma dobbiamo assolutamente rifocillarlo! Se non si cura è spacciato!", Henry aveva disteso delicatamente il corpo del Ventrue che non rispondeva però ad alcuno stimolo.
"Che aspettate?! Di quale vitae si nutre Cäedric??", Harle e Samael guardarono confusi il Lasombra, che imprecò sommessamente, "Siete suoi compagni e non sapete che un Ventrue non può nutrirsi indistintamente??", i due neonati non ne avevano idea, "Bhè... non è che Cäedric sia un gran chiacchierone Henry!".
"Dannazione... Richard mi ucciderà...", era rischioso, ma non poteva fare altrimenti: non sapendo quale viatae mortale potesse bere Cäedric, non gli restava che dargli la propria, anche se così lo avrebbe legato a sé.
La vista gli si annebbiò per un attimo proprio mentre stava per incidersi il polso, Henry aveva consumato e perso troppo sangue...
"Lascia, lo faccio io", Harle sorprese tutti tirandosi su la manica, "Tu sei mezzo morto East, lo faccio io". Quando però il Lasombra fece per avvicinare il polso della Gangrel alle labbra di Cäedric, Harle lo tirò indietro improvvisamente... arrossendo??
"Faccio io!", disse incidendosi il polso con un coltello. Samael sogghignò, "Chi l'avrebbe mai detto che la nostra Harle fosse una ragazza così morigerata... paura che la cosa ti piaccia?", dovete sapere infatti cari lettori che il morso del vampiro dona sensazioni incomparabili, dall'intensità travolgente nonché decisamente intima.
Henry zittì il Toreador, "Sarà meglio si preoccupi di Sir Richard. Non sarà contento di sapere il suo prezioso Infante legato con il sangue", assumendo la vitae di un Fratello in vita (perdonate il gioco di parole) ci si trova infatti legati misticamente a lui, volenti o nolenti.
Immediatamente le ferite del Ventrue iniziarono a guarire, mentre la linfa vitale operava il suo effetto. Henry intanto rimetteva a posto le ossa rotte, per facilitarne la guarigione.
Quando fu chiaro che la Gangrel non poteva perdere altro sangue, l'aspetto di Cäedric era oramai decisamente migliorato, almeno dal punto di vista medico, le lesioni più grandi erano infatti guarite, sebbene il giovane restasse assai pallido e le fratture minori non fossero del tutto ricomposte.
Quando aprì gli occhi, la prima cosa che vide fu il gran sorriso di Henry incombere su di lui, provava dolore lancinante in ogni parte del corpo e non riusciva a muoversi.
"C-cosa è..?", Henry gli fece segno di non parlare, "Sei caduto in frenesia e ti sei buttato di testa nell'Abisso per inseguire Frederic. Se non fosse stato per l'aiuto di Lucita, si quella Lucita, o meglio il grazioso colpo di tacco di quella Lucita, tu ora non saresti qui", Cäedric non aveva particolarmente chiaro cosa fosse l'Abisso, tuttavia non doveva essere un luogo molto accogliente a giudicare dalle sue condizioni, "Non...ricordo...".
Henry sospirò cercando di non dare a vedere quanto fosse sollevato, "E' logico, eri in frenesia. A giudicare da come eri ridotto quando lei ti ha calciato fuori, devi aver fatto il diavolo a quattro là dentro!", l'ironia del Lasombra andò sprecata su Cäedric, "Von Croy..?", il dolore iniziava a scemare quel tanto da essere sopportabile, "Fuggito, ma ha Lucita alle calcagna, non vorrei essere nei suoi panni!".
"Rochelle..?", il Ventrue cercò di sollevarsi a sedere, gemendo di dolore, lo sguardo di Henry andò a dove la Lasombra giaceva imprigionata nell'ombra, "Lei è catturata...". Non vide lo sguardo di Cäedric, il Ventrue aveva chiuso gli occhi.
"Bhè si è ripresa la bella addormentata? Certo che quella Lucita ha un bel piatto destro!", Harle si era fatta avanti sghignazzando, ancora un po' incerta sulle gambe, vedendola il Ventrue si sorprese a non provare fastidio per le sue battute irritanti e fuori luogo.
Anche Samael comparve nel suo campo visivo, "Ben tornato Cäedric! Ti farà piacere sapere che ho eliminato Raphael, io da solo! Ah! Harle ti ha donato il suo sangue, volontariamente! Vuoi vedere che si è presa una cotta?!", "Taci finocchio mangiapatate! Non dire cazzate!".
Il Ventrue non era abituato ad avere così tante persone intorno, la cosa lo faceva sentire vagamente a disagio sebbene fosse grato del loro interessamento. Aveva un gran numero di informazioni da elaborare, ma la testa gli faceva così male...
"Ok ok voi due, stategli su di dosso. Dobbiamo andarcene ora, siamo tutti in condizioni penose", ciò detto Henry disse a Samael di aiutare il Ventrue a camminare, mentre lui si apprestava a prendere in custodia la prigioniera.
"N-no... posso camminare... da solo", Cäedric non era abituato a farsi aiutare, inoltre non sopportava di mostrare debolezza (figurarsi dunque di fronte al nutrito gruppo di spettatori!), Harle sbuffò alla sua ostinazione, "Finiscila grumo d'orgoglio ambulante! Non abbiamo certo tutta la notte!".
Testardo come un Ventrue, Cäedric si alzò aiutandosi con la quercia che aveva interrotto il suo volo, i suoi occhi cercavano Rochelle, ma si fermarono in quelli di Henry, che stava per sollevare l'ammasso d'ombra al cui interno era evidentemente imprigionata la ragazza. La premura con cui la prese in braccio sorprese lo stesso Lasombra.
Il Blood & Gold, uno dei locali più famosi dell'intera città, era esattamente come se l'era immaginato, almeno da quello che vedeva nelle stanze private di Cäedric: l'arredamento ricercato, in stile impero, mobilio per lo più in pregiato legno di ciliegio, rifinito con sete e broccati che si accendevano di tutti i toni del rosso e dell'oro.
Henry cercò di ignorare l'ingombrante presenza del grande specchio a parete davanti a lui e di riflettere (il Lasombra mi perdonerà il gioco di parole) su quanto accaduto nelle ore precedenti.
Si trovava nel salotto privato al piano superiore del locale e aspettava, dopo essersi risistemato e cambiato nello spogliatoio ("Non si fa mancare proprio niente il duca!"), che il Ventrue uscisse dal bagno. Mancavano poco più di due ore all'alba.
Dopo aver lasciato il parco, lui e Cäedric avevano consegnato Rochelle alla prigione Tremere. Durante tutto il tragitto (in cui, tra l'altro, aveva scoperto come la guida di Cäedric fosse pessima), aveva tentato invano di far parlare il compagno, di convincerlo della necessità di quanto stavano facendo, ma il Ventrue si era chiuso in un silenzio vacuo, inespressivo. Inutile dire che un simile atteggiamento preoccupava non poco il Lasombra, solo in parte rincuorato dall'invito lì al locale.
Cäedric emerse dal bagno, oramai completamente guarito dalle ferite, solo mortalmente pallido.
"Charles, abbassa le luci e introduci due ragazze", "Vostra Signoria non desidera consultare il menù? Avete preferenze?", "Che non abbiano i capelli scuri...", il click dell'interfono annunciò la fine della conversazione con il direttore.
"Hai persino il menù? Non ci credo...!", il Lasombra non aveva mancato di notare il vero significato della richiesta di Cäedric, ma quest'ultimo non diede corda al tentativo di conversazione avanzato da Henry, preferendo sedersi su di un'opulenta poltrona rifinita in broccato ed attendere le giovani scelte da Charles.
Quando le fanciulle (ben più di due) se ne furono andate, ignare di essere più leggere, entrambi i giovani apparivano decisamente più in salute.
"Allora, per quanto ancora mi riserverai il trattamento del silenzio?", ora che si erano rifocillati, Henry sperava che il compagno si rivelasse più ragionevole, o almeno un po' più ciarliero di un blocco di ghiaccio.
"Von Croy è tuo fratello d'abbraccio. Rochelle è sua infante. Lo sapevate?", "Ehi vuoi che non sappia chi ha abbracciato il mio Sire? Suvvia sarò sbadato, ma non così tanto...", gli occhi di Cäedric si fissarono nei suoi, "Tu, Antonius e Sir Richard, lo sapevate?".
Henry decise di lasciar perdere i tentativi di gettarla sullo scherzo, "No, non fino a questa sera. Al più tardi domani notte informerò il tuoi Siri", il giovane Ventrue richiuse gli occhi, cosa che stupì Henry, "Tutto qui? Non mi chiedi altro? Non vuoi sapere se quello che ti ha detto Frederic è vero? Non vuoi sapere se sono il cane da guardia di Sir Richard?!".
Cäedric sospirò socchiudendo gli occhi, "In vita mia sono molto poche le persone cui ho accordato fiducia Henry, Sir Richard è tra queste. Per me fiducia significa rispetto e lealtà, verità. Fare domande è solo un modo, offerto a chi si ha di fronte, per deludere le nostre aspettative. Molto meglio essere in grado da soli di comprendere". Henry ascoltava, attento, "Una teoria interessante, tu ci riesci? A comprendere intendo", "Forse".
Il Lasombra sbottò, "Risparmiami le mezze risposte Ventrue ti prego! Se fossi riuscito in ciò che dici, ora avresti già capito che la tua donna ti ha ingannato!". Cäedric non reagì, "Hai tanto bisogno di provocarmi per non chiedermelo direttamente..?".
Da quando qualcuno lo innervosiva a tal punto? Henry non lo ricordava, "Aspettavo che tornassi in te, oppure che sbattessi un po' le tue lunghe ciglia da donna, quale preferisci?". Ancora il Ventrue non reagì, "Dimentichi che io ti ho visto Henry, come so che tu hai visto me...".
Il Lasombra si accomodò meglio sulla poltrona, "Non ti chiederò scusa Cäedric, pensavo tutto ciò che ho detto", "Non mi aspetto che tu lo faccia. Sei stato onesto con me e ti devo anche la vita. Credo tu sia in errore, ma ugualmente ti rispetto Henry", il Ventrue tacque per alcuni istanti prima di continuare, "Di me sai molte cose, ma non tutto. Lo stesso vale per Rochelle. L'onniscienza appartiene a Dio. Io la amo, lo farò sempre, ma non passerò mai al Sabbat, anche se i miei motivi non coincidono con quelli della Camarilla. Queste sono verità. Spero tu possa accettarle".
Sembrava così sicuro... come faceva ancora a non vedere?? Henry sospirò scuotendo il capo, "Mi dispiace Cäedric...", il Ventrue gli rivolse un mesto sorriso, "Anche a me Henry, anche a me...".
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