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Sesto Tempo, IV Parte. Confessions.
Tuesday 18 August 2009
 
Scritto da Lord Caedric Allen Aston,

Benvenuti amici miei, spero ci consentiate questa familiarità, dopotutto ci conosciamo oramai da qualche tempo...

Accomodatevi dunque, a vostro agio, la storia prosegue...

Gli incubi che agitarono il sonno di Cäedric furono pesanti come di consueto, ma più ancora di essi lo fu il risveglio, macchiato dal dubbio di aver messo l'intera Coterie in una situazione decisamente pericolosa... certo al momento era parsa l'unica soluzione possibile, ma ora...

Inoltre c'era Cassandra, l'insopportabile Tremere che in poche notti era venuta a sapere più cose di lui di quante addirittura ne sapessero gli altri compagni: quella donna aveva un carattere impossibile, ma era anche (doveva ammetterlo) intelligente e abbastanza razionale.

Se fosse stata meno odiosa avrebbero potuto lavorare bene insieme... ad ogni modo, questione maggiormente pressante era la fiducia che, più nolente che volente, era costretto ad accordarle, nientemeno che sulla liberazione di Rochelle.

In un angolo della sua mente, il Ventrue sapeva perfettamente cosa di preciso lo irritava: Cäedric avrebbe desiderato poter liberare Rochelle con le sue sole forze, senza dover ricorrere all'aiuto di altri, d'altronde un uomo che vuole dirsi tale dovrebbe essere in grado di proteggere la propria sposa no?

Senonché Rochelle non era mai stata ufficialmente sua sposa, ma soprattutto Cäedric aveva perso ogni diritto di dirla sua. Nulla che lui potesse fare, avrebbe potuto cambiare questa triste verità.

Nonostante tutto, il suo amore per lei era immutato, come anche la sua devozione (che Henry avrebbe probabilmente definita un'ossessione).

Tale era infatti ciò che il nostro Ventrue custodiva in sé... nonostante tutto, la Camarilla... il Sabbat... il Clan e la Dignitas... l'onore e i giuramenti prestati... egli sapeva che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei, uccidere o morire non faceva alcuna differenza.

Nel cuore che non avrebbe più dovuto possedere, Rochelle era sua sposa, per sempre (oh! La beata essenza dell'amore, così splendidamente tragica e totalizzante, non credete anche voi?).

E per questo avrebbe fatto qualsiasi cosa per tirarla fuori dalle prigioni Tremere, persino affidarsi non solo ai suoi ‘compagni', ma anche alla fastidiosa donna che non riusciva a scacciare dalla sua mente (cosa che lo irritava alquanto), Cassandra Pemberley, grand'infante di Edward Elric nientemeno.

Questi erano i pensieri che occupavano la mente del Ventrue, mentre si recava al Blood & Gold, dove intendeva nutrirsi prima di raggiungere la Cattedrale per la funzione in memoria di Henry East.

Una volta giunto al locale, Cäedric venne accolto da Charles, il quale però non gli fornì il ‘menù' come di consueto: "Lord Aston c'è una persona che desidera vedervi", il suo sguardo era leggermente vago e non seppe fornire ulteriori spiegazioni sul misterioso visitatore.

Cäedric per poco non inveì contro sé stesso quando la prima cosa che gli venne in mente di fare fu chiamare proprio Cassandra: "Si?", "Potrei avere bisogno della tua presenza al Blood & Gold. Vieni qui.".

Cassandra, che stava recandosi alla Cappella prima della funzione, pur indispettita dal tono perentorio del Ventrue, decise comunque di raggiungerlo al locale.

Intanto l'ospite misterioso raggiunse il giovane Ventrue nel salotto privato... e per poco Cäedric non perse completamente la propria calma, quando vide entrare un uomo che avrebbe potuto tranquillamente dirsi suo fratello tanto era somigliante!

I lineamenti erano appena più duri, e la statura più bassa di almeno una ventina di centimetri, ma aveva la stessa tonalità di biondo dei capelli e, soprattutto, gli stessi occhi dorati... la somiglianza era sconvolgente.

Lo sconosciuto si accomodò senza tante cerimonie: "Ben trovato Cäedric Aston", il giovane registrò il fatto che l'uomo zoppicava, una gamba pareva molto rigida, "Lo stesso a voi...?", "Ah dimenticavo, eri un marmocchio l'ultima volta che ci siamo visti. Sono Edward Elric", il Primogenito Tremere... il Primogenito Tremere lo aveva conosciuto da bambino??

"Edward Elric?! Ma come...?", Elric non diede segno di avere raccolto il suo stupore e proseguì come se nulla fosse, "Esattamente, somigli molto a tua madre ragazzo", Cäedric era sempre più confuso, "Voi come... come fate a sapere di lei? E' morta molto tempo fa...", "E fu un vero peccato, Marlene era una donna molto interessante, come ve ne sono poche... tuo padre invece non lo conobbi a fondo, ma non era interessante quanto lei. Spero che tu abbia preso da tua madre così come sembra".

Forse, pensò Cäedric, stava ancora sognando e quello era uno strano incubo di cui non riusciva a capacitarsi: "Voi conoscevate... i miei genitori..?", lo sguardo di Elric si fece più duro, "Così Richard...", e pronunciò il nome come se gli costasse fatica farlo, "...non ti ha detto nulla?", "Mi ha accennato a...", "All'incidente... chiamiamolo così".

Cäedric notò lo sforzo che Elric fece per assumere nuovamente un tono colloquiale, "Non soltanto io sarei dovuto essere il tuo Sire, ma sono anche il tuo tris tris trisavolo in linea matriarcale diretta, ci somigliamo come avrai notato, è quello che si dice un ‘ritorno atavico'... comunque, da che divenni un immortale ho sempre protetto la mia, e quindi tua, famiglia. Per questo conoscevo e stimavo Marlene, fui io tra l'altro a stabilire che sposasse Edward Aston, suo terzo cugino da parte di padre. In altre parole Cӓedric tu sei mio nipote, mi segui..?", il nostro infante registrava le nuove informazioni lottando contro l'incredulità e lo stupore crescenti.

"Quando Marlene e tuo padre morirono, avrei dovuto essere io a prenderti in custodia. Purtroppo all'epoca ero seriamente impossibilitato a causa di... pressanti faccende. Quando fossi stato adulto, al compimento dei trent'anni, avrei deciso se darti una moglie o abbracciarti. Senonchè Richard...", di nuovo pronunciò il nome in tono acido, "...approfittò della mia impossibilità a custodirti e quindi educarti, per sostituirmi in tali ruoli ed... abbracciarti nel suo Clan", sospirò, "Ventrue... che spreco è stato...".

Cäedric non sapeva assolutamente cosa dire: aveva di fronte l'unico membro esistente della sua famiglia, che neppure sapeva di avere! Ma le sorprese non erano ancora terminate...

"E Rochelle come sta?", la domanda a bruciapelo fece sì che il panico sfiorasse il giovane, era forse un trabocchetto?

Cercando di non apparire sulla difensiva, Cӓedric rispose senza sbilanciarsi: "Rochelle è sotto custodia nelle vostre prigioni a quanto ne so", l'espressione del Primogenito era illeggibile, "Già... un altro grosso peccato. Io vi avrei abbracciati entrambi, così il vostro amore, così perfetto, si sarebbe conservato in eterno, magari dopo la nascita di un erede al casato... I Ventrue tendono ad essere troppo rigidi su questo punto, ma ormai...".

Occorsero alcuni istanti perché il peso delle parole del Tremere piombasse su Cäedric in tutta la sua terribile consistenza, in poche frasi il Tremere aveva condensato quello che era il più profondo desiderio del giovane, la famiglia che non avrebbe mai più potuto avere con Rochelle. Un peso, questo, che minacciò di schiacciargli il petto.

"Ti vedo sorpreso ragazzo, non c'è ragione. Indipendentemente dal fatto che tu ne fossi a conoscenza o meno sei sangue del mio sangue, alla faccia di Richard, e io tengo molto alla famiglia. Mi ha fatto molto piacere rivederti Cӓedric, mi auguro avvenga anche in futuro. Ora purtroppo devo andare, ci vedremo più tardi alla Cattedrale... a proposito, mi duole per East... mi hanno detto che andavate d'accordo", ciò detto si alzò per uscire zoppicando, "Arrivederci Sir Edward", "A presto Cäedric, figlio di Marlene".

Uscendo dal locale, Elric incrociò Cassandra che si affrettava verso il privè: "Cassandra Christabel Pemberley! Il miglior abbraccio nella storia Tremere degli ultimi duecento anni!", "Gransire?! Ma... cosa ci fate qui?", "Due chiacchiere con il tuo nuovo compagno di Coterie. A più tardi ragazza mia!".

Più che sorpresa, la Tremere raggiunse Cäedric nel suo salotto privato, facendosi largo attraverso la consueta nube di invidia e rammarico generale.

Trovò il Ventrue piuttosto scosso (altra cosa che non si aspettava): "Ma... Elric cosa ci faceva qui?!", "Ah... sei venuta. Era lui il misterioso ospite per cui ti ho chiamata, ma alla fine la tua presenza non è stata necessaria", Cassandra era allibita, "Ma come ti permetti!? Prima mi chiami all'improvviso e ora mi liquidi così?! Sei un...!".

L'ultima cosa di cui aveva bisogno Cäedric era l'ennesima litigata senza senso con Cassandra! Ma perché quella donna non poteva capire subito ciò che si cercava di dirle?

"Calmati per favore. Quello che intendevo era ringraziarti di essere venuta, nessun intento bellicoso", lo stupore della ragazza crebbe all'inedito atteggiamento del Ventrue, ma decise comunque di approfittarne per saziare la propria curiosità, come era suo diritto: in fondo si era fatta un bel po' di strada in fretta e furia per essere lì.

"Ah bhe... prego. Ma perché Elric era qui?", "Me lo chiedo anche io... insomma, sapevo già che in origine il mio abbraccio era stato destinato a lui, ma sapere che è un mio avo mi ha... scosso", "Cooosa??", Cassandra non sapeva nulla di tutto ciò, che fosse quello a cui si riferiva Rochelle?

"Ah già, probabilmente tu non ne eri a conoscenza, comunque in origine il mio abbraccio era stato destinato ad Edward Elric, ma per circostanze mai chiarite, pare che Sir Richard lo abbia... scavalcato...", Cäedric Aston avrebbe dovuto essere un Tremere?! L'infante di Edward Elric?!

"...io non avevo mai visto Elric, la somiglianza notevole fra di noi è dovuta al fatto che apparteniamo alla stessa famiglia. Una notizia che mi ha scosso non lo nego. Ma non è rilevante per alcuno dei compiti che ci attendono, mi duole averti fatto perdere tempo Cassandra".

La ragazza era sempre più incredula: in altre circostanze Cäedric sarebbe stato fratello d'abbraccio del suo Sire!

"Cäedric... un Ventrue qualsiasi? Frederic non lo pensa, e a quanto ne so nemmeno Elric...", le parole di Rochelle risuonavano nel cervello di Cassandra, tanto che fu colta da una punta di gelosia... sempre Cäedric Aston, l'uomo che non era mai riuscita a sopportare e che continuava a ritrovare ovunque, persino nelle faccende del suo Clan!

"...Cassandra? Mi ascolti?", da quanto aveva perso il filo del discorso?

"Si scusami, stavi dicendo?", il Ventrue le parve essersi perfettamente ricomposto, la guardò attentamente prima di continuare: "Ti stavo chiedendo se ci sono novità circa il piano", "Nessuna in realtà. Il problema principale sarà comunque nutrire Rochelle a sufficienza perché possa muoversi: i controlli al riguardo sono molto stretti, ma penserò a qualcosa".

La Tremere iniziava oramai a capire piuttosto bene il suo interlocutore, pareva infatti che la Lasombra fosse la chiave per decodificarne i pensieri: "Chissà se si rende conto del lampo che gli attraversa lo sguardo anche solo a sentirne il nome..? Spero bene che gli capiti solo quando ha la guardia abbassata, altrimenti rischia di diventare un libro aperto!", le varie implicazioni circa il fatto che Cäedric non ritenesse di dover stare in guardia con lei, Cassandra le mise da parte per riflettervi in un secondo momento.

"Verrai alla Messa?", "Si, stavo appunto per recarmici una volta passata alla Cappella", "Ci vedremo là dunque", evidentemente la stava congedando. Meglio così comunque, aveva parecchie cose su cui riflettere...

Una volta sveglio, Samael decise di recarsi immediatamente al Rainbow al fine di recuperare le forze (ma che novità...). Mentre si...ehm, intratteneva nella dark room, egli ricevette però la chiamata della sua assistente oltremodo inviperita (avrebbe fatto invidia ad un Setita) per il fatto che la sera prima il Toreador non si fosse presentato all'appuntamento con la Katchoo.

Samael le raccontò velocemente le disavventure in cui era incorso e le assicurò altresì che avrebbe chiamato l'artista e fissato un nuovo appuntamento, senonchè... "Ma, capo... cosa sono questi rumori... ma...?", "Lascia perdere Wendy cara, è la televisione", "Ma stai guardando un porno?! Invece di lavorare??", evidentemente il nostro Toreador non era riuscito a smorzare i toni di sottofondo come avrebbe desiderato, "La domanda non è pertinente Wendy".

Il richiamo del dovere, nonché della possibilità concreta di arricchirsi, spronarono comunque Samael a recarsi quanto prima alla sua galleria per visionare il book della famigerata Katchoo.

"Ma guarda chi si vede, Samael Blackwood il più famoso assenteista di San Francisco, ops! Intendevo dire gallerista", "La velata nota di sarcasmo non è andata persa Wendy cara, speravo però di trovarti più solidale vista la terribile esperienza che mi è toccata ieri notte", "Ah già. Mi stupisce che tu non mi abbia chiamata per pararti il sedere anche dagli ecuadoriani... ma dimmi, dov'è che ti avrebbero aggredito?", era evidente dal tono scettico che non credeva minimamente alle parole di Samael, per una volta che diceva l'assoluta verità...

"Vicino ad un locale in centro, il Ra... ehm, non ricordo il nome, so solo che mi hanno trascinato in un vicolo e malmenato brutalmente per derubarmi", seguì un'occhiata clinica della ragazza che verificò l'assenza di qualsivoglia segno di ‘brutale pestaggio'.

"Brutalmente malmenato eh?? Che faccia di bronzo hai, vai a divertirti per locali senza venire nemmeno a fingere di lavorare e poi inventi persino storie assurde! Basta! Rinuncio a capirti! Questo è il numero della Katchoo...", e sbattè in mano a Samael un foglietto di carta, "...il book l'hai visto. Rimedia al danno che hai fatto ieri, non mi importa come", ciò detto prese giacca e borsetta e si apprestò ad uscire, "E per la cronaca: mi prendo la mattinata di domani, pagata!".

"Wendy deve essere indisposta questa sera... comunque ormai è tardi, la funzione sta per iniziare. Magari la chiamo dalla macchina", Samael quindi uscì dalla galleria (dopo aver inserito tutti gli allarmi, con la gente che c'era in giro di notte...) e si avviò in auto alla volta della Cattedrale, approfittando dell'auricolare dorato D&G per chiamare la scontrosa artista.

"Chi cazzo è..?", altro che scontrosa! Sembrava quasi di parlare con Harle... "Ehm... signorina Katchoo? Spero di non disturbarla, sono Samael Blackwood", "Ah, quello che ieri non si è fatto vedere; la tua assistente ha tirato fuori una storia assurda su cinque ecuadoriani: la prossima volta dille almeno che si inventi una scusa più credibile!", "Ma veramente...", la ragazza non gli diede il tempo di esprimere il proprio fiero disappunto, "E comunque si. Disturbi. Come una merda secca che non mi sono accorta di pestare".

Che rispondere ad una affermazione del genere, la conversazione si stava facendo vagamente spiacevole... "Ehm... già, ad ogni modo devo dire di avere trovato le sue opere molto interessanti, sarei felice di allestirne una mostra, sempre che il... piccolo misunderstanding di ieri sera non le abbia fatto cambiare idea", "No, però gradisco vedere in faccia le persone a cui affido i miei quadri, ecuadoriani o meno", "Naturalmente, che direbbe se la facessi chiamare dalla mia assistente domani, diciamo nel primo pomeriggio?", uno sbuffo giunse dall'altra parte della linea, "Io dormo a quell'ora, e mi girano notevolmente se vengo disturbata. Meglio a quest'ora", "Come desid...", tu tu tu tu..., "..era. Uff che maleducazione! Spero almeno che mi faccia arricchire!.

Il nostro Toreador giunse con un po' di anticipo alla Cattedrale, il suo spirito da Arpia moriva dalla curiosità di vedere chi si sarebbe presentato e chi no.

Lo scenario era indubbiamente molto suggestivo: la St.Mary era una delle più grandi ed artisticamente ricche cattedrali gotiche della città, la sapiente illuminazione ne magnificava ogni particolare.

Appena entrato, Samael per poco non rimase in estasi: tutto era così perfetto, così cupamente gotico da fargli venire i brividi.

Per l'occasione, a sovrastare l'altare vi era una splendida croce di foggia celtica (ma la funzione era per Henry o per Cäedric?), tutt'intorno un'intera orchestra filarmonica sistemava gli ultimi dettagli, mentre dalla cantoria giungevano i vocalizzi di un coro decisamente numeroso. Di sicuro sarebbe stato uno spettacolo estasiante!

Con riluttanza Samael distolse l'attenzione dai particolari artistici per concentrarsi sul sano pettegolezzo: "Vediamo che si è perso l'evento musicale della stagione...".

Cäedric era inginocchiato all'altare, ai piedi della croce in pietra: la luce cadeva dall'alto su di lui, una figura solitaria immersa nell'atmosfera misterica che avvolgeva l'intera cattedrale. Di fronte al giovane, qualcosa bruciava in una ciotola d'argento insieme all'incenso: una lettera che Cӓedric si era trovato a scrivere quasi senza rendersene conto. Un pensiero (non troppo indulgente, ma sincero) all'amico scomparso.

Quando il Ventrue si alzò per tornare al suo posto, Samael potè notarne anche l'inusitata sfarzosità dell'abito, doveva essere la mise da cerimonia del nobile.

Cäedric gli rivolse un cenno prima di sedersi in prima fila, alla destra del suo Sire e di Antonius, accanto a Cassandra: "Ma guarda guarda... che sia la volta buona che quei due smettano di litigare, speriamo! Harle mi dà già abbastanza da fare in questo senso! A proposito di Harle... spero proprio che venga, oh! Eccola che arriva!".

La Gangrel notò a malapena la grandiosità del tutto, per lei non era stato facile recarsi lì: il senso di colpa non era qualcosa con cui avesse familiarità.

Il gesto di Henry l'aveva sconvolta in più di un modo: tanto per cominciare lui non le era mai piaciuto (e oramai sapete cari lettori che la nostra Gangrel non era certo tipo da fare mistero dei suoi pensieri), inoltre non aveva mai avuto granché a che fare con il Lasombra (era culo e camicia con il Ventrue, micca con lei!), ma soprattutto Henry l'aveva salvata, completamente e assolutamente.

In altre parole, lui si era intromesso in un suo problema personale (che chiameremo Marco, un licantropo nordico dalla barba intrecciata e dal carattere decisamente bellicoso) e l'aveva salvata da esso, sottolineando così la sua incapacità a farvi fronte.

Sempre lei poi aveva coscientemente deciso di non chiamare gli altri in aiuto, se non troppo tardi. Tutto ciò che era accaduto era imputabile solamente a lei stessa: il suo orgoglio, ciò che l'aveva sempre sostenuta, era stato la causa di tutto.

Si sentiva in colpa e non lo sopportava.

Harle si sedette quindi in uno degli ultimi banchi, il tempo di ricevere la benedizione e se ne sarebbe andata, al diavolo il Ventrue e le sue manie di grandezza anche nel ricordare i morti!

"Vorrà senza dubbio squagliarsela il prima possibile, del resto non ci si può aspettare interesse artistico da una Gangrel!", Samael diresse quindi la sua attenzione al resto dei presenti: il Principe era assente ("Non sia mai che la zitella faccia un po' di vita di società!"), grazie al cielo anche il Siniscalco pareva (non si poteva mai essere certi di nulla con Dedalus) aver declinato l'invito, "Il Nosferatu avrebbe drasticamente abbattuto il livello estetico della serata! Oh oh oh!".

In compenso vi era un buon numero di altri personaggi interessanti, come quel tipo seduto a metà della navata per esempio... per un attimo l'aveva scambiato per Cäedric! Un sosia del Ventrue... che ipotesi inquietante. Tra gli altri Samael riconobbe molti suoi compagni di Clan (Anette in primis, splendida nel suo abito Dior) e una donna che somigliava pericolosamente ad Alice Stone, solo più... sana di mente, apparentemente almeno: che si trattasse della Primogenita Malkavian, Desdemona Stone?

Mancava ancora un po' di tempo all'inizio della funzione, Samael lo dedusse dal fatto che coro ed orchestra stavano ancora ‘accordandosi' tra loro.

Erano anni che non partecipava ad un rito Cattolico e, sebbene fosse lui stesso stato educato tale, non aveva un ricordo propriamente roseo della sua giovinezza in collegio, tuttavia preso dalla nostalgia decise di provare nuovamente la catarsi della Confessione.

Così deciso si diresse verso quello che appariva uno splendido esempio di armadio a due ante in solido mogano, ma che sapeva essere un confessionale, e lì si inginocchiò dopo aver richiuso la tenda alle sue spalle come ricordava di aver fatto in più di un'occasione.

Dall'altra parte della divisoria traforata giunse la voce bassa e lievemente roca del confessore, che lo accolse guidandolo nelle preghiere del caso previste dal Sacramento e quindi lo interrogò circa le cose che Samael intendeva confessare: "Dimmi figliolo ti ascolto", oh quanto fascino avevano i riti religiosi, così misterici!

"Padre mi perdoni perché ho peccato... ho da sempre condotto una vita dissoluta sotto ogni punto di vista, non ho seguito alcun precetto e mi sono spesso... ehm, intrattenuto in azioni moralmente non eccelse", la voce del prelato si fece comprensiva, "Nessuno è perfetto figliolo e l'errore, come il peccato, sono purtroppo eredità di tutti gli uomini. Apri il tuo cuore sinceramente e sarai di certo perdonato".

Samael si stava divertendo un mondo nel recitare la parte del penitente, una superba interpretazione come sempre: "Ma padre... ciò che ho fatto è così... orribile! Ho trascorso la vita nel libertinaggio più assoluto, immerso sino alla gola nei pantani del gioco, della crapula, dei piaceri della carne...", il prelato a quel punto si schiarì la gola nervosamente, quel giovane era un caso impegnativo, "Figliolo, errare è umano. Ciò che puoi fare ora è implorare il perdono e cercare di ritrovare la retta via...".

Era il momento di rincarare la dose, si avvicinava il climax della scena: "Ma padre! Ho stregato fanciulle e corrotto fanciulli, innocenti ed ignari delle cose del mondo, piegandoli ai desideri perversi della mia natura di peccatore! Come può esserci perdono per me? Oh! Misericordia padre v'imploro! A proposito... qui padre, proprio qui ora tra queste sacre mura...", la voce del Toreador si fece un sussurro, tanto che l'anziano prelato dovette avvicinarsi alla grata per udirne le parole, "...qui c'è un sodomita! L'ho visto in prima fila accanto ai suoi mantenuti!".

"Figliolo! Che cose terribili! Confida nella divina misericordia e rimettiti al giudizio", era un caso davvero difficile per l'anziano prete, "Oh padre... sono stato già condannato! Io...", ancora Samael si avvicinò alla grata sussurrando e assumendo un'aria vagamente stralunata, "...io vedo la gente morta...".

Il prete si segnò ripetutamente nell'udire tale sconcertante confessione, mai nulla del genere gli era capitato in tanti anni di sacerdozio! Ma Samael, da consumato attore qual era, sapeva perfettamente come destare le più sconvolgenti sensazioni nel suo pubblico, era il momento della scena madre: "Ma non è finita purtroppo... oh quale atroce tormento! Oh che terribile croce mi è toccata in sorte! Perché? Perché..? Perché a me una simile responsabilità?", doveva ricordasi di ringraziare Cäedric più tardi per l'ispirazione involontariamente fornita, "Oh padre io... io! Io sono... morto! Da molto tempo oramai... non faccio che... trascinarmi in questa valle di lacrime... giorno dopo giorno, anzi... notte dopo notte! Ciò che mi lega a tale infausta esistenza è il bisogno ineluttabile di nutrirmi...oh me sventurato! Oh me tapino! Perdono! Misericordia! Irrealizzabili desideri del cuore che più non batte nel mio freddo petto, giacché... morii e da allora vago nutrendomi dell'essenza di ciò che ero un tempo! Io... per farla breve padre bevo sangue umano", showdown, una perfetta esibizione.

Il prelato aveva ascoltato tra lo sconvolto e l'incredulo l'appassionato monologo di Samael, senza riuscire a decidere se considerarsi preso in giro o se si trovava davanti ad una persona con notevoli problemi psichici. Infine optò per rimettere ogni cosa alla divina misericordia, cui raccomandò cristianamente l'anima del giovane che aveva di fronte: "Ti ho ascoltato figliolo, se il tuo pentimento è sincero possa il Cielo assolverti, rifletti e recita dieci Pater Noster e raccomanda l'anima tua con venti Ave Maria. Va sei assolto".

Richiudendo la tenda alle sue spalle, Samael lasciò il confessionale allegro e sorridente, soddisfatto di tale pittoresco passatempo.

Raggiungendo Wilhelm, che già aveva preso posto, non potè però fare a meno di notare gli splendidi ceri lavorati: pura cera d'api nientemeno! "Eh sì... mamma aveva ragione, la Messa mi piace davvero molto!".

La Messa stava infine per iniziare e Wilhelm gli stava facendo segno di affrettarsi: per quanto poteva vedere il rito sarebbe stato Cattolico, dopotutto gli sembrava di aver sentito dire che Henry fosse italiano e poi... era risputo che tutti i Lasombra, più o meno, erano invischiati con il Vaticano.


Commenti utenti (2) File RSS dei commenti
Postato il Caedric Allen Aston, 19-08-2009 17:03,
1. Sorprese inaspettate...
E dire che conosco piuttosto bene l'araldica della mia famiglia... 
Edward Elric... mi chiedo quanto dell'antico potere sia giunto a me attraverso il sangue di mia madre, solo gli Dei possono saperlo...
 
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Postato il Samael Blackwood, 19-08-2009 09:51,
2. ...
La mia anima si sente molto più leggera. Mi sono confessato e ho pure scuriosato in chiesa come si conviene.
 
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