| Scritto da Lord Caedric Allen Aston, |
Benvenuti amici miei,
spero ci consentiate questa familiarità, dopotutto ci conosciamo
oramai da qualche tempo...
Accomodatevi dunque, a
vostro agio, la storia prosegue...
Gli incubi che
agitarono il sonno di Cäedric furono pesanti come di consueto, ma
più ancora di essi lo fu il risveglio, macchiato dal dubbio di aver
messo l'intera Coterie in una situazione decisamente pericolosa...
certo al momento era parsa l'unica soluzione possibile, ma ora...
Inoltre c'era
Cassandra, l'insopportabile Tremere che in poche notti era venuta a
sapere più cose di lui di quante addirittura ne sapessero gli altri
compagni: quella donna aveva un carattere impossibile, ma era anche
(doveva ammetterlo) intelligente e abbastanza razionale.
Se fosse stata meno
odiosa avrebbero potuto lavorare bene insieme... ad ogni modo,
questione maggiormente pressante era la fiducia che, più nolente che
volente, era costretto ad accordarle, nientemeno che sulla
liberazione di Rochelle.
In un angolo della sua
mente, il Ventrue sapeva perfettamente cosa di preciso lo irritava:
Cäedric avrebbe desiderato poter liberare Rochelle con le sue sole
forze, senza dover ricorrere all'aiuto di altri, d'altronde un
uomo che vuole dirsi tale dovrebbe essere in grado di proteggere la
propria sposa no?
Senonché Rochelle non
era mai stata ufficialmente sua sposa, ma soprattutto Cäedric aveva
perso ogni diritto di dirla sua. Nulla che lui potesse fare,
avrebbe potuto cambiare questa triste verità.
Nonostante tutto, il
suo amore per lei era immutato, come anche la sua devozione (che
Henry avrebbe probabilmente definita un'ossessione).
Tale era infatti ciò
che il nostro Ventrue custodiva in sé... nonostante tutto, la
Camarilla... il Sabbat... il Clan e la Dignitas... l'onore e
i giuramenti prestati... egli sapeva che avrebbe fatto qualsiasi
cosa per lei, uccidere o morire non faceva alcuna differenza.
Nel cuore che non
avrebbe più dovuto possedere, Rochelle era sua sposa, per sempre
(oh! La beata essenza dell'amore, così splendidamente tragica e
totalizzante, non credete anche voi?).
E per questo avrebbe
fatto qualsiasi cosa per tirarla fuori dalle prigioni Tremere,
persino affidarsi non solo ai suoi ‘compagni', ma anche alla
fastidiosa donna che non riusciva a scacciare dalla sua mente (cosa
che lo irritava alquanto), Cassandra Pemberley, grand'infante di
Edward Elric nientemeno.
Questi erano i
pensieri che occupavano la mente del Ventrue, mentre si recava al
Blood & Gold, dove intendeva nutrirsi prima di raggiungere
la Cattedrale per la funzione in memoria di Henry East.
Una volta giunto al
locale, Cäedric venne accolto da Charles, il quale però non gli
fornì il ‘menù' come di consueto: "Lord Aston c'è una
persona che desidera vedervi", il suo sguardo era leggermente vago
e non seppe fornire ulteriori spiegazioni sul misterioso visitatore.
Cäedric per poco non
inveì contro sé stesso quando la prima cosa che gli venne in mente
di fare fu chiamare proprio Cassandra: "Si?", "Potrei avere
bisogno della tua presenza al Blood & Gold. Vieni qui.".
Cassandra, che stava
recandosi alla Cappella prima della funzione, pur indispettita dal
tono perentorio del Ventrue, decise comunque di raggiungerlo al
locale.
Intanto l'ospite
misterioso raggiunse il giovane Ventrue nel salotto privato... e per
poco Cäedric non perse completamente la propria calma, quando vide
entrare un uomo che avrebbe potuto tranquillamente dirsi suo fratello
tanto era somigliante!
I lineamenti erano
appena più duri, e la statura più bassa di almeno una ventina di
centimetri, ma aveva la stessa tonalità di biondo dei capelli e,
soprattutto, gli stessi occhi dorati... la somiglianza era
sconvolgente.
Lo sconosciuto si
accomodò senza tante cerimonie: "Ben trovato Cäedric Aston", il
giovane registrò il fatto che l'uomo zoppicava, una gamba pareva
molto rigida, "Lo stesso a voi...?", "Ah dimenticavo, eri un
marmocchio l'ultima volta che ci siamo visti. Sono Edward Elric",
il Primogenito Tremere... il Primogenito Tremere lo
aveva conosciuto da bambino??
"Edward Elric?! Ma
come...?", Elric non diede segno di avere raccolto il suo stupore e
proseguì come se nulla fosse, "Esattamente, somigli molto a tua
madre ragazzo", Cäedric era sempre più confuso, "Voi come...
come fate a sapere di lei? E' morta molto tempo fa...", "E fu
un vero peccato, Marlene era una donna molto interessante, come ve ne
sono poche... tuo padre invece non lo conobbi a fondo, ma non era
interessante quanto lei. Spero che tu abbia preso da tua madre così
come sembra".
Forse, pensò Cäedric,
stava ancora sognando e quello era uno strano incubo di cui non
riusciva a capacitarsi: "Voi conoscevate... i miei genitori..?",
lo sguardo di Elric si fece più duro, "Così Richard...",
e pronunciò il nome come se gli costasse fatica farlo, "...non ti
ha detto nulla?", "Mi ha accennato a...", "All'incidente...
chiamiamolo così".
Cäedric notò lo
sforzo che Elric fece per assumere nuovamente un tono colloquiale,
"Non soltanto io sarei dovuto essere il tuo Sire, ma sono
anche il tuo tris tris trisavolo in linea matriarcale diretta, ci
somigliamo come avrai notato, è quello che si dice un ‘ritorno
atavico'... comunque, da che divenni un immortale ho sempre
protetto la mia, e quindi tua, famiglia. Per questo conoscevo e
stimavo Marlene, fui io tra l'altro a stabilire che sposasse Edward
Aston, suo terzo cugino da parte di padre. In altre parole Cӓedric
tu sei mio nipote, mi segui..?", il nostro infante registrava le
nuove informazioni lottando contro l'incredulità e lo stupore
crescenti.
"Quando Marlene e
tuo padre morirono, avrei dovuto essere io a prenderti in custodia.
Purtroppo all'epoca ero seriamente impossibilitato a causa di...
pressanti faccende. Quando fossi stato adulto, al compimento dei
trent'anni, avrei deciso se darti una moglie o abbracciarti.
Senonchè Richard...", di nuovo pronunciò il nome in tono
acido, "...approfittò della mia impossibilità a custodirti e
quindi educarti, per sostituirmi in tali ruoli ed... abbracciarti nel
suo Clan", sospirò, "Ventrue... che spreco è stato...".
Cäedric non sapeva
assolutamente cosa dire: aveva di fronte l'unico membro esistente
della sua famiglia, che neppure sapeva di avere! Ma le sorprese non
erano ancora terminate...
"E Rochelle come
sta?", la domanda a bruciapelo fece sì che il panico sfiorasse il
giovane, era forse un trabocchetto?
Cercando di non
apparire sulla difensiva, Cӓedric rispose senza sbilanciarsi:
"Rochelle è sotto custodia nelle vostre prigioni a quanto ne so",
l'espressione del Primogenito era illeggibile, "Già... un altro
grosso peccato. Io vi avrei abbracciati entrambi, così il
vostro amore, così perfetto, si sarebbe conservato in eterno,
magari dopo la nascita di un erede al casato... I Ventrue
tendono ad essere troppo rigidi su questo punto, ma ormai...".
Occorsero alcuni
istanti perché il peso delle parole del Tremere piombasse su Cäedric
in tutta la sua terribile consistenza, in poche frasi il Tremere
aveva condensato quello che era il più profondo desiderio del
giovane, la famiglia che non avrebbe mai più potuto
avere con Rochelle. Un peso, questo, che minacciò di schiacciargli
il petto.
"Ti vedo sorpreso
ragazzo, non c'è ragione. Indipendentemente dal fatto che tu ne
fossi a conoscenza o meno sei sangue del mio sangue, alla faccia di
Richard, e io tengo molto alla famiglia. Mi ha fatto molto piacere
rivederti Cӓedric, mi auguro avvenga anche in futuro. Ora purtroppo
devo andare, ci vedremo più tardi alla Cattedrale... a proposito, mi
duole per East... mi hanno detto che andavate d'accordo", ciò
detto si alzò per uscire zoppicando, "Arrivederci Sir Edward",
"A presto Cäedric, figlio di Marlene".
Uscendo dal locale,
Elric incrociò Cassandra che si affrettava verso il privè:
"Cassandra Christabel Pemberley! Il miglior abbraccio nella storia
Tremere degli ultimi duecento anni!", "Gransire?! Ma... cosa ci
fate qui?", "Due chiacchiere con il tuo nuovo compagno di
Coterie. A più tardi ragazza mia!".
Più che sorpresa, la
Tremere raggiunse Cäedric nel suo salotto privato, facendosi largo
attraverso la consueta nube di invidia e rammarico generale.
Trovò il Ventrue
piuttosto scosso (altra cosa che non si aspettava): "Ma... Elric
cosa ci faceva qui?!", "Ah... sei venuta. Era lui il misterioso
ospite per cui ti ho chiamata, ma alla fine la tua presenza non è
stata necessaria", Cassandra era allibita, "Ma come ti permetti!?
Prima mi chiami all'improvviso e ora mi liquidi così?! Sei un...!".
L'ultima cosa di cui
aveva bisogno Cäedric era l'ennesima litigata senza senso con
Cassandra! Ma perché quella donna non poteva capire subito ciò che
si cercava di dirle?
"Calmati per favore.
Quello che intendevo era ringraziarti di essere venuta, nessun
intento bellicoso", lo stupore della ragazza crebbe all'inedito
atteggiamento del Ventrue, ma decise comunque di approfittarne per
saziare la propria curiosità, come era suo diritto: in fondo si era
fatta un bel po' di strada in fretta e furia per essere lì.
"Ah bhe... prego. Ma
perché Elric era qui?", "Me lo chiedo anche io... insomma,
sapevo già che in origine il mio abbraccio era stato destinato a
lui, ma sapere che è un mio avo mi ha... scosso", "Cooosa??",
Cassandra non sapeva nulla di tutto ciò, che fosse quello a cui si
riferiva Rochelle?
"Ah già,
probabilmente tu non ne eri a conoscenza, comunque in origine il mio
abbraccio era stato destinato ad Edward Elric, ma per circostanze mai
chiarite, pare che Sir Richard lo abbia... scavalcato...", Cäedric
Aston avrebbe dovuto essere un Tremere?! L'infante di Edward
Elric?!
"...io non avevo mai
visto Elric, la somiglianza notevole fra di noi è dovuta al fatto
che apparteniamo alla stessa famiglia. Una notizia che mi ha scosso
non lo nego. Ma non è rilevante per alcuno dei compiti che ci
attendono, mi duole averti fatto perdere tempo Cassandra".
La ragazza era sempre
più incredula: in altre circostanze Cäedric sarebbe stato fratello
d'abbraccio del suo Sire!
"Cäedric... un
Ventrue qualsiasi? Frederic non lo pensa, e a quanto ne so nemmeno
Elric...", le parole di Rochelle risuonavano nel cervello di
Cassandra, tanto che fu colta da una punta di gelosia... sempre
Cäedric Aston, l'uomo che non era mai riuscita a sopportare e che
continuava a ritrovare ovunque, persino nelle faccende del suo Clan!
"...Cassandra? Mi
ascolti?", da quanto aveva perso il filo del discorso?
"Si scusami, stavi
dicendo?", il Ventrue le parve essersi perfettamente ricomposto, la
guardò attentamente prima di continuare: "Ti stavo chiedendo se ci
sono novità circa il piano", "Nessuna in realtà. Il problema
principale sarà comunque nutrire Rochelle a sufficienza perché
possa muoversi: i controlli al riguardo sono molto stretti, ma
penserò a qualcosa".
La Tremere iniziava
oramai a capire piuttosto bene il suo interlocutore, pareva infatti
che la Lasombra fosse la chiave per decodificarne i pensieri: "Chissà
se si rende conto del lampo che gli attraversa lo sguardo anche solo
a sentirne il nome..? Spero bene che gli capiti solo quando ha la
guardia abbassata, altrimenti rischia di diventare un libro aperto!",
le varie implicazioni circa il fatto che Cäedric non ritenesse di
dover stare in guardia con lei, Cassandra le mise da parte per
riflettervi in un secondo momento.
"Verrai alla
Messa?", "Si, stavo appunto per recarmici una volta passata alla
Cappella", "Ci vedremo là dunque", evidentemente la stava
congedando. Meglio così comunque, aveva parecchie cose su cui
riflettere...
Una volta sveglio,
Samael decise di recarsi immediatamente al Rainbow al fine di
recuperare le forze (ma che novità...). Mentre si...ehm,
intratteneva nella dark room, egli ricevette però la chiamata della
sua assistente oltremodo inviperita (avrebbe fatto invidia ad un
Setita) per il fatto che la sera prima il Toreador non si fosse
presentato all'appuntamento con la Katchoo.
Samael le raccontò
velocemente le disavventure in cui era incorso e le assicurò altresì
che avrebbe chiamato l'artista e fissato un nuovo appuntamento,
senonchè... "Ma, capo... cosa sono questi rumori... ma...?",
"Lascia perdere Wendy cara, è la televisione", "Ma stai
guardando un porno?! Invece di lavorare??", evidentemente il nostro
Toreador non era riuscito a smorzare i toni di sottofondo come
avrebbe desiderato, "La domanda non è pertinente Wendy".
Il richiamo del
dovere, nonché della possibilità concreta di arricchirsi,
spronarono comunque Samael a recarsi quanto prima alla sua galleria
per visionare il book della famigerata Katchoo.
"Ma guarda chi si
vede, Samael Blackwood il più famoso assenteista di San
Francisco, ops! Intendevo dire gallerista", "La velata nota di
sarcasmo non è andata persa Wendy cara, speravo però di trovarti
più solidale vista la terribile esperienza che mi è toccata ieri
notte", "Ah già. Mi stupisce che tu non mi abbia chiamata per
pararti il sedere anche dagli ecuadoriani... ma dimmi, dov'è che
ti avrebbero aggredito?", era evidente dal tono scettico che non
credeva minimamente alle parole di Samael, per una volta che diceva
l'assoluta verità...
"Vicino ad un locale
in centro, il Ra... ehm, non ricordo il nome, so solo che mi hanno
trascinato in un vicolo e malmenato brutalmente per derubarmi",
seguì un'occhiata clinica della ragazza che verificò l'assenza
di qualsivoglia segno di ‘brutale pestaggio'.
"Brutalmente
malmenato eh?? Che faccia di bronzo hai, vai a divertirti per locali
senza venire nemmeno a fingere di lavorare e poi inventi persino
storie assurde! Basta! Rinuncio a capirti! Questo è il numero della
Katchoo...", e sbattè in mano a Samael un foglietto di carta, "...il
book l'hai visto. Rimedia al danno che hai fatto ieri, non mi
importa come", ciò detto prese giacca e borsetta e si apprestò ad
uscire, "E per la cronaca: mi prendo la mattinata di domani,
pagata!".
"Wendy deve essere
indisposta questa sera... comunque ormai è tardi, la funzione sta
per iniziare. Magari la chiamo dalla macchina", Samael quindi uscì
dalla galleria (dopo aver inserito tutti gli allarmi, con la gente
che c'era in giro di notte...) e si avviò in auto alla volta della
Cattedrale, approfittando dell'auricolare dorato D&G per
chiamare la scontrosa artista.
"Chi cazzo è..?",
altro che scontrosa! Sembrava quasi di parlare con Harle... "Ehm...
signorina Katchoo? Spero di non disturbarla, sono Samael Blackwood",
"Ah, quello che ieri non si è fatto vedere; la tua assistente ha
tirato fuori una storia assurda su cinque ecuadoriani: la prossima
volta dille almeno che si inventi una scusa più credibile!", "Ma
veramente...", la ragazza non gli diede il tempo di esprimere il
proprio fiero disappunto, "E comunque si. Disturbi. Come una merda
secca che non mi sono accorta di pestare".
Che rispondere ad una
affermazione del genere, la conversazione si stava facendo vagamente
spiacevole... "Ehm... già, ad ogni modo devo dire di avere trovato
le sue opere molto interessanti, sarei felice di allestirne una
mostra, sempre che il... piccolo misunderstanding di ieri sera
non le abbia fatto cambiare idea", "No, però gradisco vedere in
faccia le persone a cui affido i miei quadri, ecuadoriani o meno",
"Naturalmente, che direbbe se la facessi chiamare dalla mia
assistente domani, diciamo nel primo pomeriggio?", uno sbuffo
giunse dall'altra parte della linea, "Io dormo a quell'ora, e
mi girano notevolmente se vengo disturbata. Meglio a quest'ora",
"Come desid...", tu tu tu tu..., "..era. Uff che maleducazione!
Spero almeno che mi faccia arricchire!.
Il nostro Toreador
giunse con un po' di anticipo alla Cattedrale, il suo spirito da
Arpia moriva dalla curiosità di vedere chi si sarebbe presentato e
chi no.
Lo scenario era
indubbiamente molto suggestivo: la St.Mary era una delle più grandi
ed artisticamente ricche cattedrali gotiche della città, la sapiente
illuminazione ne magnificava ogni particolare.
Appena entrato, Samael
per poco non rimase in estasi: tutto era così perfetto, così
cupamente gotico da fargli venire i brividi.
Per l'occasione, a
sovrastare l'altare vi era una splendida croce di foggia celtica
(ma la funzione era per Henry o per Cäedric?), tutt'intorno
un'intera orchestra filarmonica sistemava gli ultimi dettagli,
mentre dalla cantoria giungevano i vocalizzi di un coro decisamente
numeroso. Di sicuro sarebbe stato uno spettacolo estasiante!
Con riluttanza Samael
distolse l'attenzione dai particolari artistici per concentrarsi
sul sano pettegolezzo: "Vediamo che si è perso l'evento musicale
della stagione...".
Cäedric era
inginocchiato all'altare, ai piedi della croce in pietra: la luce
cadeva dall'alto su di lui, una figura solitaria immersa
nell'atmosfera misterica che avvolgeva l'intera cattedrale. Di fronte
al giovane, qualcosa bruciava in una ciotola d'argento insieme
all'incenso: una
lettera che Cӓedric si era trovato a scrivere quasi senza rendersene
conto. Un pensiero (non troppo indulgente, ma sincero) all'amico
scomparso.
Quando il Ventrue si
alzò per tornare al suo posto, Samael potè notarne anche
l'inusitata sfarzosità dell'abito, doveva essere la mise da
cerimonia del nobile.
Cäedric gli rivolse
un cenno prima di sedersi in prima fila, alla destra del suo Sire e
di Antonius, accanto a Cassandra: "Ma guarda guarda... che sia la
volta buona che quei due smettano di litigare, speriamo! Harle mi dà
già abbastanza da fare in questo senso! A proposito di Harle...
spero proprio che venga, oh! Eccola che arriva!".
La Gangrel notò a
malapena la grandiosità del tutto, per lei non era stato facile
recarsi lì: il senso di colpa non era qualcosa con cui avesse
familiarità.
Il gesto di Henry
l'aveva sconvolta in più di un modo: tanto per cominciare lui non
le era mai piaciuto (e oramai sapete cari lettori che la nostra
Gangrel non era certo tipo da fare mistero dei suoi pensieri),
inoltre non aveva mai avuto granché a che fare con il Lasombra (era
culo e camicia con il Ventrue, micca con lei!), ma soprattutto Henry
l'aveva salvata, completamente e assolutamente.
In altre parole, lui
si era intromesso in un suo problema personale (che chiameremo Marco,
un licantropo nordico dalla barba intrecciata e dal carattere
decisamente bellicoso) e l'aveva salvata da esso, sottolineando
così la sua incapacità a farvi fronte.
Sempre lei poi aveva
coscientemente deciso di non chiamare gli altri in aiuto, se non
troppo tardi. Tutto ciò che era accaduto era imputabile solamente a
lei stessa: il suo orgoglio, ciò che l'aveva sempre sostenuta, era
stato la causa di tutto.
Si sentiva in colpa e
non lo sopportava.
Harle si sedette
quindi in uno degli ultimi banchi, il tempo di ricevere la
benedizione e se ne sarebbe andata, al diavolo il Ventrue e le sue
manie di grandezza anche nel ricordare i morti!
"Vorrà senza dubbio
squagliarsela il prima possibile, del resto non ci si può aspettare
interesse artistico da una Gangrel!", Samael diresse quindi la sua
attenzione al resto dei presenti: il Principe era assente ("Non sia
mai che la zitella faccia un po' di vita di società!"), grazie
al cielo anche il Siniscalco pareva (non si poteva mai essere certi
di nulla con Dedalus) aver declinato l'invito, "Il Nosferatu
avrebbe drasticamente abbattuto il livello estetico della serata! Oh
oh oh!".
In compenso vi era un
buon numero di altri personaggi interessanti, come quel tipo seduto a
metà della navata per esempio... per un attimo l'aveva scambiato
per Cäedric! Un sosia del Ventrue... che ipotesi inquietante. Tra
gli altri Samael riconobbe molti suoi compagni di Clan (Anette in
primis, splendida nel suo abito Dior) e una donna che somigliava
pericolosamente ad Alice Stone, solo più... sana di mente,
apparentemente almeno: che si trattasse della Primogenita Malkavian,
Desdemona Stone?
Mancava ancora un po'
di tempo all'inizio della funzione, Samael lo dedusse dal fatto che
coro ed orchestra stavano ancora ‘accordandosi' tra loro.
Erano anni che non
partecipava ad un rito Cattolico e, sebbene fosse lui stesso stato
educato tale, non aveva un ricordo propriamente roseo della sua
giovinezza in collegio, tuttavia preso dalla nostalgia decise di
provare nuovamente la catarsi della Confessione.
Così deciso si
diresse verso quello che appariva uno splendido esempio di armadio a
due ante in solido mogano, ma che sapeva essere un confessionale, e
lì si inginocchiò dopo aver richiuso la tenda alle sue spalle come
ricordava di aver fatto in più di un'occasione.
Dall'altra parte
della divisoria traforata giunse la voce bassa e lievemente roca del
confessore, che lo accolse guidandolo nelle preghiere del caso
previste dal Sacramento e quindi lo interrogò circa le cose che
Samael intendeva confessare: "Dimmi figliolo ti ascolto", oh
quanto fascino avevano i riti religiosi, così misterici!
"Padre mi perdoni
perché ho peccato... ho da sempre condotto una vita dissoluta sotto
ogni punto di vista, non ho seguito alcun precetto e mi sono spesso...
ehm, intrattenuto in azioni moralmente non eccelse", la voce del
prelato si fece comprensiva, "Nessuno è perfetto figliolo e
l'errore, come il peccato, sono purtroppo eredità di tutti gli
uomini. Apri il tuo cuore sinceramente e sarai di certo perdonato".
Samael si stava
divertendo un mondo nel recitare la parte del penitente, una superba
interpretazione come sempre: "Ma padre... ciò che ho fatto è
così... orribile! Ho trascorso la vita nel libertinaggio più
assoluto, immerso sino alla gola nei pantani del gioco, della
crapula, dei piaceri della carne...", il prelato a quel punto si
schiarì la gola nervosamente, quel giovane era un caso impegnativo,
"Figliolo, errare è umano. Ciò che puoi fare ora è implorare il
perdono e cercare di ritrovare la retta via...".
Era il momento di
rincarare la dose, si avvicinava il climax della scena: "Ma padre!
Ho stregato fanciulle e corrotto fanciulli, innocenti ed ignari delle
cose del mondo, piegandoli ai desideri perversi della mia natura di
peccatore! Come può esserci perdono per me? Oh! Misericordia padre
v'imploro! A proposito... qui padre, proprio qui ora tra
queste sacre mura...", la voce del Toreador si fece un sussurro,
tanto che l'anziano prelato dovette avvicinarsi alla grata per
udirne le parole, "...qui c'è un sodomita! L'ho visto
in prima fila accanto ai suoi mantenuti!".
"Figliolo! Che cose
terribili! Confida nella divina misericordia e rimettiti al
giudizio", era un caso davvero difficile per l'anziano prete, "Oh
padre... sono stato già condannato! Io...", ancora Samael si
avvicinò alla grata sussurrando e assumendo un'aria vagamente
stralunata, "...io vedo la gente morta...".
Il prete si segnò
ripetutamente nell'udire tale sconcertante confessione, mai nulla
del genere gli era capitato in tanti anni di sacerdozio! Ma Samael,
da consumato attore qual era, sapeva perfettamente come destare le
più sconvolgenti sensazioni nel suo pubblico, era il momento della
scena madre: "Ma non è finita purtroppo... oh quale atroce
tormento! Oh che terribile croce mi è toccata in sorte! Perché?
Perché..? Perché a me una simile responsabilità?", doveva
ricordasi di ringraziare Cäedric più tardi per l'ispirazione
involontariamente fornita, "Oh padre io... io! Io sono... morto! Da
molto tempo oramai... non faccio che... trascinarmi in questa valle
di lacrime... giorno dopo giorno, anzi... notte dopo notte! Ciò che
mi lega a tale infausta esistenza è il bisogno ineluttabile di
nutrirmi...oh me sventurato! Oh me tapino! Perdono! Misericordia!
Irrealizzabili desideri del cuore che più non batte nel mio freddo
petto, giacché... morii e da allora vago nutrendomi dell'essenza
di ciò che ero un tempo! Io... per farla breve padre bevo sangue
umano", showdown, una perfetta esibizione.
Il prelato aveva
ascoltato tra lo sconvolto e l'incredulo l'appassionato monologo
di Samael, senza riuscire a decidere se considerarsi preso in giro o
se si trovava davanti ad una persona con notevoli problemi psichici.
Infine optò per rimettere ogni cosa alla divina misericordia, cui
raccomandò cristianamente l'anima del giovane che aveva di fronte:
"Ti ho ascoltato figliolo, se il tuo pentimento è sincero possa il
Cielo assolverti, rifletti e recita dieci Pater Noster e raccomanda
l'anima tua con venti Ave Maria. Va sei assolto".
Richiudendo la tenda
alle sue spalle, Samael lasciò il confessionale allegro e
sorridente, soddisfatto di tale pittoresco passatempo.
Raggiungendo Wilhelm,
che già aveva preso posto, non potè però fare a meno di notare gli
splendidi ceri lavorati: pura cera d'api nientemeno! "Eh sì...
mamma aveva ragione, la Messa mi piace davvero molto!".
La Messa stava infine
per iniziare e Wilhelm gli stava facendo segno di affrettarsi: per
quanto poteva vedere il rito sarebbe stato Cattolico, dopotutto gli
sembrava di aver sentito dire che Henry fosse italiano e poi... era
risputo che tutti i Lasombra, più o meno, erano invischiati con il
Vaticano.
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