| Scritto da Cassandra + Master, |
Cari amici, rieccoci dunque a narrare le gesta dei giovani Fratelli protagonisti di questa storia.
Spero che questa lunga attesa non vi abbia fatto temere per il peggio, d'altra parte per me il tempo è un concetto assai relativo, come ormai dovreste ben sapere...
La stanza era immersa nell'oscurità, gli oggetti avevano i contorni appena delineati, quasi fossero spettri maligni; la porta si aprì proiettando la timida luce di una candela "Dante, vieni avanti, ti prego" una sagoma umana entrò nella stanza ubbidendo in modo meccanico alla voce femminile: "Comandate mia signora".
"Devo avvalermi dei tuoi servigi. Enrico D'Este è morto. Recati a San Francisco e portami le teste di chi l'ha ucciso... ma soprattutto, riferisci al mio infante, Richard, che mi manca"
Un breve inchino fu l'unica risposta e la porta si richiuse nascondendo un sarcastico sorriso.
La notte era nuovamente calata su San Francisco e mentre qualcuno si apprestava a dormire, qualcun altro si risvegliava.
Cassandra era ancora distesa sull'ampio letto a baldacchino del suo loft indecisa se destarsi o continuare ad immaginare gloriose imprese future, tuttavia fu portata alla realtà dallo squillo insistente del cellulare "Pronto?" rispose con voce assonnata; "Salve infante, o dovrei forse dire infima traditrice che ha tentato (riuscendoci per altro) di farmi le scarpe?".
Cassandra rovesciò la tazza di the che Alfred le aveva portato reagendo nervosamente come se si fosse realmente scotta "Lord Ash?!"
"Sì proprio io bambina! Mi trovo all'aeroporto di San Francisco e sono molto contrariato di non trovare il tuo squallido autista qui ad attendermi... tuttavia mi sto rilassando con letture... assai edificanti!" e ridendo richiuse il telefono.
Cassandra si levò in piedi con un balzo e guardò Alfred con un'espressione eloquente "Alfred..."
"Signorina, ho già fatto preparare la Jaguar, la attendo in macchina".
La luna piena svettava ora alta in cielo e si rifrangeva sull'insegna bronzea del Blood and Gold; era una serata come tante e a Cäedric non rimaneva altro che indicare svogliatamente la prescelta che avrebbe ricevuto il suo eterno bacio.
Entrando nel locale fu immediatamente accolto da Charles che, solitamente pacato, era ora in preda all'ansia e recava tra le braccia un fascio di riviste: "Lord Aston! E' terribile, ne parlano tutti i giornali... siamo perduti!"
"Calmati Charles, il tuo singolare atteggiamento non si addice all'atmosfera del mio locale... di cosa stai parlando dunque?"
Per tutta risposta Charles spiegò, quasi fosse un ventaglio, la risma di riviste indicandone con orrore i titoli:
San Francisco Gazette : "CHI E' LA NUOVA MISTERIOSA FIAMMA DI LORD ASTON?"
Vanity Fair : "LORD ASTON IN COMPAGNIA DI UNA SCONOSCIUTA: SARA' VERO AMORE?"
People : "VUOI SPOSARMI? QUESTE LE PAROLE SUSSURRATE DA LORD ASTON ALLA FIDANZATA! Sembra che per tutelarsi la futura sposa, dati i precedenti, abbia fatto firmare a Lord Cäedric un contratto prematrimoniale"
I titoli in prima pagina erano corredati da foto scattate all'interno del Blood and Gold alcune notti prima, tuttavia non vi era fine al peggio.
Gossip Week: "LORD ASTON ACCOMPAGNA UNA RAGAZZA NEL SUO APPARTAMENTO E...SI TRATTIENE TUTTA LA NOTTE!!"
Dirty Celebrities: "SCENE D'AMORE INFUOCATO: AL B&G SCATTA LA PASSIONE IN LINGERIE! Se vuoi vederli completamente nudi gratta qui!".
Cäedric, inizialmente incredulo, era presto diventato livido di rabbia: "Chi ha permesso che venissero scattate foto nel mio locale?! Licenziate immediatamente il buttafuori!"
"Lord Aston calmatevi! Ora dobbiamo preoccuparci di rimpinguare il locale, dopo la notizia del presunto fidanzamento le rampolle dell'alta società non accorrono più come prima!"
"Miei Dei! Dovremo smentire ufficialmente l'accaduto... dovrò mostrarmi in pubblico con qualcun'altra. Da quando è arrivata la protetta Tremere sembra che nulla vada più per il verso giusto!".
Nel frattempo la protetta Tremere aveva raggiunto l'aeroporto, si era precipitata nella hall come una furia e cercava ovunque il suo singolare maestro.
Improvvisamente lo vide: era in piedi, appoggiato al bancone dell'edicola interna e qualcosa catturava totalmente la sua attenzione. Stava sfogliano alcune riviste e ad ogni pagina rideva sempre più fragorosamente facendo volteggiare il suo bastone.
"Lord Ash!" Cassandra era trafelata.
"Come al solito mi deludi Cassandra!" le getto in mano la pesante valigia senza staccare gli occhi dalle pagine " Prima con un insulso americano ed ora... sarebbe questo nobilotto inglese il tuo nuovo fidanzato?"
"Prego?"
"Già, siete su tutti i giornali... un modo singolare per preservare la Masquerade!"
Cassandra divincolò il suo sguardo dagli occhi gelidi di egocentrismo e saccenza del suo Sire e si fermò ad osservare attonita le riviste sparse davanti a lei senza riuscire a pronunciare la benché minima parola. Non si accorse nemmeno che il suo cellulare iniziò a suonare, concentrata com'era.
"Qualcosa sta suonando nelle tue tasche cara! Deve essere lui..." Disse Ash strizzando l'occhio "A proposito... salutamelo e digli che non ho scordato di quando ha tentato di comprare la laurea!"
"Sì!?" La voce di Cassandra era stridula come ai tempi in cui non riusciva a preparare un esame con la dovuta diligenza. Era Cäedric.
"Avrai già letto i giornali, immagino."
"E chi non li ha letti?!" Ormai urlava in preda al disgusto e all'ira, mentre Sir Randolph la spingeva delicatamente verso la macchina sorridendo alle persone che stavano osservando la scena giustificandosi: "La poverina non è in sé... da tempo ormai!"
Cäedric continuava con l'abituale contegno: "Temo che saremo costretti a smentire ufficialmente la questione."
"Smentire? Ascoltami bene io non smentirò proprio nulla, anzi farò agire direttamente i miei avvocati e ti succhierò anche quei pochi soldi che ti sono rimasti!"
La Jaguar procedeva ormai a velocità elevata sul Golden Gate di San Francisco affiancata da numerose auto con i vetri oscurati; con la coda dell'occhio Cassandra osservava Lord Ash salutare con ampi gesti della mano ed elargire sonori baci alle auto vicine.
"Un momento Cäedric! Sir Randolph... ma cosa state facendo?"
Fu Alfred a rispondere "Paparazzi... signorina!".
Una lussuosa Limousine era posteggiata davanti alla Grace Cathedral; un uomo non tanto alto, vestito di scuro e senza capelli aveva appena varcato la soglia del monumentale portone.
Lo sconosciuto avanzava lungo le sale con un incedere sicuro senza guardarsi attorno ne abbassare per un istante i chiari occhi. Bussò direttamente all porta di Mary Ann Grey ma non udì risposta ed entrò.
"Sono indaffarata e non ho tempo per... e voi chi siete, come osate entrare senza il mio permesso?"
"Mi scuso per l'atteggiamento sconveniente."
"Non avete ancora risposto alla mia domanda straniero."
"Sono Dante Lancaster e conduco meco saluti dalla vecchia Europa; volevo soltanto avvertire Vossignoria della mia presenza qui e chiedere il permesso di incontrare Sir Richard Henry Croft e Cynthia Lavalle."
"Lancaster avete detto? Non mi pare che le vostre condizioni si possano definire favorevoli, anzi ho saputo del tracollo che riguarda la vostra famiglia."
"Le cattive notizie sono estremamente celeri, sapete gli investimenti in quei McDonald's ..."
"Già, tuttavia avvertirò lo sceriffo del vostro arrivo; le precauzioni sono d'obbligo in questi tempi. Ora andate."
L'uomo si inchinò e tornò sui suoi passi, determinato così come era giunto.
"Buon uomo, prendo tutto il pacco!" Samael si era recato personalmente in edicola solleticato dalle recenti notizie "Mi raccomando, mi tenga People per le novità di domani notte!".
L'occasione era troppo succulenta per non sfruttarla, così estrasse il cellulare dalla custodia Swarosky ed inviò un sintetico messaggio a due persone ben note: "Felicitazioni miei cari!".
Si stava recando alla galleria per incontrare finalmente la sua nuova scoperta.
L'edificio era illuminato e, all'entrata, vi era Wendy ad attendere dietro la scrivania l'arrivo del capo.
"Dovrò allertare la stampa! Samael Blackwood si è presentato alla galleria!"
"Sarcastica come al solito Wendy, sai bene cosa ti ho promesso per Natale... ora dimmi cara...è arrivata Miss Katchoo?".
"Sì sono arrivata finocch... volevo dire, gallerista! Ho portato le mie opere, voglio il 45 per cento o non se ne fa nulla!"
Alquanto diretta l'artista..
"Ehm... Buonasera anche a lei. Ci tenevo a dirle che ho trovato le sue opere molto buone, i nudi sono così Michelangioleschi!"
"Ma che bella scoperta, ora che mi hai dimostrato di avere un cervello piccolo caga cazzo voglio la risposta"
"Affare fatto, non troverà altrove chi sia disposto a mostrarsi così generoso!"
"Certo... tutti generosi voi pescecani! Questa è la lista di persone sgradite che non voglio assolutamente presenti alla mostra, chiaro? Addio."
Samael aveva appena deciso che non si sarebbe mai abituato all'eccentricità dei geni quando vide entrare un uomo.
Wendy si alzò diligentemente ed andò ad accoglierlo "Buonasera, posso esserle utile?"
"Desidero incontrare il gallerista, sono interessato ad alcune opere, ecco i miei biglietti da visita" e così dicendo, mostrò platealmente la fila di carte di credito intestate a suo nome.
A Wendy brillarono gli occhi "Signor Lancaster, è un onore per noi averla qui!" e lo accompagnò nell'ufficio di Samael; la porta era aperta, eppure del noto gallerista nessuna traccia.
"Dove diavolo si sarà cacciato quel nullafacente?" pensò Wendy alquanto irritata tra sé e sé. "Ehm, signor Lancaster, purtroppo Mr Blackwood aveva un affare urgente, tuttavia le lascio il suo recapito telefonico. Lo contatti al più presto, la nostra è la migliore galleria del Nord America!"
"Non ne avevo dubbi signorina, mi rifarò vivo".
Mentre il nostro sconosciuto parlava con la graziosa Wendy, dov'era fuggito il Toreador? Al Fairy Queen naturalmente!
Samael era ancora dolorante per le recenti ferite ed aveva bisogno di nutrirsi a tutti i costi: utilizzò, quindi, l'entrata preferenziale e fu subito nell'ampio atrio pieno di specchi del locale. Pink Tiger uscì di persona dal privè Titania's Wood ed andò ad accogliere il suo cliente preferito: "Tesoooro, ma come ti vedo sciupato!" esclamò sconvolta. Samael osservò con attenzione il sembiante di Pink: trucco sfatto, parrucca rosa shock scompigliata, numerosi cedimenti là dove si era combattuta un'aspra battaglia tra il botox e i tessuti umani e -per chiudere con stile- sopracciglia desiderose di una robusta pinzetta "Non sono l'unico" pensò il Toreador sorridendo. "Mia cara Pink, ho bisogno di subitaneo nutrimento, ragazzi in buona salute e una stanza tutta per me, la necessità ha momentaneamente ucciso il mio buon gusto!"
Pink spalancò gli occhi (stupendo persino Samael di come potessero essere così grandi) e così facendo estrasse un santino di Madonna dal reggiseno imbottito: "Preghiamo Santa Mary delle Drag Queen perché ritorni il tuo buon gusto caro! Ma ora vieni... ho io ciò che fa per te!".
Immediatamente accorsero frotte di ragazzi e ragazze, chiamati col proditorio intento di salvare ciò che rimaneva del barcollante buon gusto di Samael. Ciò che avvenne è facile immaginarlo.
Intanto nel noto loft del centro, una sempre più disperata Infante stava tentando di compiacere l'incontentabile sire.
"E tu la chiami una stanza old english style?" il bastone si posava poco delicatamente sui preziosi mobili in mogano "Detesto questo vecchiume, se sono venuto nella terra a stelle e strisce un motivo ci sarà, no?".
Gli occhi di Cassandra erano fissi sul pavimento, era sull'orlo di una crisi di nervi ed aveva pensieri ben poco lusinghieri "Sto per distruggerlo di nuovo... sento che lo farò!". D'altra parte, l'autocontrollo è la prima virtù Tremere nevvero? "Provvederò quanto prima a mutare l'arredamento Lord Ash" un atteggiamento remissivo che sapeva interpretare alla perfezione, non aveva fatto altro all'università, prima di sottrarre la cattedra al Sire.
Lo squillo del telefono interruppe le sue meditazioni, uno sguardo al quadrante e le venne la tentazione di gettare il cellulare nel camino, il Ventrue era ormai la sua persecuzione. "Che c'è, altri problemi?" ormai aveva preso gusto a trattarlo come ultimo della classe. "Cassandra, non abbiamo più tempo, a che punto sei con il piano?" La voce di Cäedric non lasciava spazio a nuovi indugi, sapeva farsi rispettare ogni tanto.
"Ehm... sì, credo. Non ci siano ulteriori impedimenti, che mi risulti" Fortunatamente Sir Randolph era impegnato a perlustrare il guardaroba canticchiando.
"Non puoi parlare?"
"Certamente, le farò avere il manoscritto non appena avrò ultimato la revisione!"
"Capisco, chiamami quando sarai sola"
Finalmente riuscì a riattaccare il telefono, non le andava che il suo Sire facesse nuove illazioni su di lei e Cäedric. In quell'istante Lord Ash riapparve nella stanza "Ho un disperato bisogno di Thè!" e le fece l'occhiolino.
"A proposito Cassandra, non che mi interessi, ma il tuo parlottare segreto col piccolo lord mi ha insospettito. Conosco bene il tuo odio per i Ventrue in generale e per un certo Ventrue in particolare... cosa si cela dietro la vostra fittizia liaison?" La Tremere si morse la lingua e per un istante che parve eterno non disse nulla. Fu la forza della vitae ad avere il sopravvento sulla sua istintiva reticenza. "Si tratta di Rochelle de la Roche. La Lasombra è nostra prigioniera e intendiamo liberarla per farle fare da esca. Crediamo di poter arrivare ad uccidere Von Croy" Sir Randolph divenne serio, lanciò il bastone sul letto e si sedette sull'ampia poltrona appoggiando i piedi al tavolino "Dannazione, ero venuto qui per rilassarmi!". Seguì un copioso torrente di parole tra il sire e la sua infante ma ancora una volta, lettore, è bene domare la propria curiosità.
Cäedric richiuse il cellulare e si accinse ad entrare nella dimora del suo Sire; troppi erano i dubbi che lo assillavano e molti di essi scaturivano dai silenzi di Sir Richard. Molte volte aveva osservato i suoi occhi tentando di carpire la chiave del mistero, ma il volto benevolo sapeva trasformarsi in una maschera di impenetrabilità all'occorrenza.
"Salve Cäedric, entra" il Sire del Ventrue stava sigillando una busta con la ceralacca.
"Salve Sir Richard" Era più difficile di quanto pensasse ed era sorpreso di ciò, da tempo non aveva più segreti con il suo maestro; decise di venire al punto.
"Parliamo del mio gran sire Antonius. Chi è stato il suo infante prima di voi?"
Sir Richard non parve sorpreso "Ha abbracciato una sola volta, ed io sono qui, prova vivente del suo abbraccio, ma dimmi Cäedric, si vocifera che stai intrattenendo una sorta di liaison con un membro della coterie"
"Sì, la Tremere"
"Perché proprio una Tremere?"
Cäedric socchiuse gli occhi "Per il fatto che sia una Tremere e che stia sotto."
"I Tremere difficilmente 'stanno sotto', se lo fanno hanno i loro buoni motivi. A volte mi chiedo dove sia finita la tua dignitas, Antonius si sta spazientendo poiché ancora non hai affrontato la prova. Inutile che ti ricordi quanto la mia credibilità ne soffra"
Al Ventrue parve troppo repentino il cambiamento di discorso, Sir Richard era molto abile, tuttavia Cäedric era un buon allievo.
"Non mi avete ancora spiegato perché si mormori dell'esistenza di un altro infante di Antonius"
"A volte la tua ingenuità mi stupisce. I brusii sono la squallida arma di chi da sempre tenta di esautorare i Ventrue! "
"Non avete risposto alla mia domanda", osservò Cäedric.
"Ti basti sapere che tempo fa a Roma, Antonius si oppose al cristianesimo, improvvisamente sparì la Vittoria dal Senato Romano, ed ora si trova nel suo rifugio. Potrei dirti perché Frederic è così ostile nei nostri confronti. Ogni cosa risale al tempo in cui quattro di noi si riunirono in un patto di reciproco aiuto e non belligeranza; la tradizione passò agli infanti dei quattro anziani, tuttavia..." Sir Richard ebbe una piccola esitazione "Tuttavia con la caccia alle streghe qualcuno ha perso il controllo, millantando di essere stato vittima di inganni nonostante la protezione di Antonius stesso, del sire di Raven e di Whilelm... Frederic appunto. Egli compì la peggiore follia diablerizzando il suo Sire e poi tentando di uccidere Henry".
Cäedric era assorto nei suoi pensieri, cercando di riflettere sulle informazioni del proprio Sire.
"Un destino luminoso ti attende Cäedric se saprai spezzare il vincolo che ti lega a Rochelle. Sii cauto e non fidarti troppo dei Tremere. L'inizio della degenerazione è dovuto ad uno stregone. Ora sei congedato.".
Impenetrabile come una selva intricata, questo era il sire di Cäedric. Il Ventrue comprese che ogni tentativo di dialogo era destinato a fallire e dopo un breve inchino se ne andò.
Torniamo alle disavventure della Tremere accompagnata dal singolare Sire: l'Elysium era la destinazione del maestro e dell'allieva.
Sir Randolph entrò con passo sicuro e si diresse nell'ufficio del Principe, aprì la porta con decisione e si voltò verso Cassandra "Non crederai di poter entrare spero! Rimani qui e non origliare come tuo solito!"
La porta si richiuse poco delicatamente in faccia alla Tremere, basita per l'ennesima volta.
Naturalmente si mise ad origliare e ciò che percepì fu un inatteso silenzio "Ma cosa sta accadendo lì dentro?", immediatamente Cassandra udì uno strano rumore, una sorta di denso crepitio, la porta divenne leggermente calda e fu come se all'interno della stanza divampasse un potente fuoco.
"Maledetto bastardo... cosa ci fai qui?"
Era la voce di Mary Ann Gray in persona.
"Mary Ann, sei sfolgorante come sempre... ma ora calmati ti prego"
Lo scoppiettio si fece più intenso "Io calmarmi? Hai un vaga idea di quanto sia stata prossima alla morte per causa tua?"
Cassandra ricordava di non avere mai udito un siffatto tono nella voce del principe, era autentica furia.
"Mary, tenuis sub artus flamma demanat..''
[Nota per chi non sa il latino: faccio riferimento a Catullo LI "Lieve sotto le membra scorre la fiamma della passione..." Il nostro Randolph è un poeta!!]
La Tremere non poteva crederci, vi era una relazione tra il principe e il suo sire, e piuttosto appassionata anche; ormai aderiva completamente alla porta decisa a non perdersi un momento dell'incontro.
Il silenzio era nuovamente calato, così come il passionale rogo immaginario.
"Randolph, sembra trascorsa un'eternità..."
"No Mary, sono trascorse infinite eternità... precisamente da quando il vecchio Frederick mi ha giocato questo brutto scherzetto alla gamba"
Di nuovo tutto taceva, forse un abbraccio, un bacio, ma Cassandra non era neppure in grado di immaginarlo, impegnata come era a riflettere sull'ennesimo colpo di scena di Lord Ash.
"Bene Randolph, ti ascolterò. Ma prima dì alla tua infante di togliersi da dietro la porta, prima che mi irriti sul serio!"
Il panico s'impossessò per un breve istante di Cassandra, che si staccò dalla porta, cercando di correre lungo il corridoio senza farsi sentire. Da lontano vide giungere il repellente Armand e decise, seppur a malincuore, di lasciare l'Elysium. Un incontro con lui sarebbe stato troppo, dopo quella nottata.
E la nostra piccola Gangrel? Stava viaggiando a scrocco su un autobus chiedendosi quando la Tremere le avrebbe finalmente regalato l'agognata moto, fino a quel momento le conveniva fare la carina con lei anche se non le piaceva affatto, non riusciva a fidarsi di lei.
Il cellulare le annunciò che era arrivato un messaggio. "Cara, ti aspetto fra mezz'ora al Japanese tea garden. Ci sono grandi novità! Samael".
"Cosa diavolo avrà da dirmi in quel posto da checche? Adesso mi toccherà andare in centro maledizione!"
Contemporaneamente lo stesso messaggio raggiunse tutti i membri della coterie, ma cosa vi era di così urgente nell'elegante sala da thè?
All'interno del locale i servizievoli inservienti avevano appena condotto nello speciale prive con tende damascate e tappeti persiani il Toreador e Dante Lancaster.
"Mentre attendiamo gli altri, vi dispiacerebbe spiegarmi perché avete mentito fingendovi un compratore della mia opera più preziosa signor Lancaster?"
"Devo ammettere che si tratta di un'opera orribile, una scusa perfetta signor Blackwood!"
Samael era profondamente offeso, una dichiarazione di guerra alla vera arte da parte di uno straniero qualsiasi, un oltraggio al Pensatore in perizoma, l'opera prima di Miss Katchoo ma soprattutto un'ingiuria al suo conto in banca.
"Come avrete capito il mio obiettivo era quello di incontrare voi e il resto della vostra coterie. Tuttavia, se non vi dispiace, preferisco attendere che giungano gli altri".
Con singolare tempestività, di lì a poco giunsero Harle, Cassandra e Cäedric, arrestandosi con aria interrogativa sulla porta.
"Prego, accomodatevi, ben giunti!"
Harle rimase in piedi "E tu chi diavolo sei?"
"Ottima domanda Miss Cynthia, ma andiamo con ordine. Sono Dante Lancaster latore dei saluti di Miss Lory Clover, altrimenti meglio nota come sire di Sir Richard." E si rivolse con un sorriso a Cäedric "Voi sapete di chi parlo, nevvero?"
L'aria attonita del Ventrue sembrava confermare i suoi sospetti "Evidentemente ho sopravvalutato gli infanti della triade. Lady Clover vuole avere notizie sulla morte di Henry East, erano molto legati prima che... Antonius la disconoscesse e conferisse la sua carica a Richard".
La Gangrel si irrigidì "A te e alla tua padrona non deve fregare niente di Henry, tornatene da dove sei venuto scocciatore"
Dante osservò Harle per un interminabile istante, i suoi occhi non si decidevano a scostarsi.
"Se non aveste provocato quel Licantropo mettendovi nei guai Miss Cynthia, ora East non sarebbe morto. Sono forse in errore? Per un'imperdonabile leggerezza avete perso il vostro mentore!"
Tutti al tavolo tacevano. Era in effetti innegabile che quel pensiero fosse passato per la mente di tutti, almeno per qualche istante, la stessa notte in cui la tragedia si consumò.
"Ma... come ti permetti??! Cosa pretendi tu di sapere di cosa cazzo è successo quella notte?"
Stizzita, la Gangrel lanciò occhiate furenti ai suoi compagni che parevano non difenderla e si alzò, uscendo dalla sala: "Andate tutti quanti a farvi fottere! Non starò qui a farmi prendere in giro un minuto di più!"
Cassandra, Samael e Cäedric erano senza parole: gli scatti d'ira di Harle non erano una novità, ma quella sera la figlia del Clan della Bestia sembrava particolarmente fuori di sé. Non che le si potesse dare torto, il legame con Henry era stato per ognuno di loro differente e spesso contraddittorio, ma indubbiamente aveva lasciato un segno nel gruppo, con la sola eccezione di Cassandra, arrivata troppo di recente.
"La vostra amica mi sembra più suscettibile di un Brujah! Ritengo che mi stia usando un'estrema scortesia, e mi aspetto che voi ripariate al suo torto!" tuonò Dante appena Harle uscì dalla stanza.
Mentre i suoi tre compagni cercavano con cautela di scusare l'atteggiamento di Harle, la giovane Gangrel, in realtà, si era creata una scusa per uscire. Quel forestiero, Dante Lan-coso, l'aveva chiamata per nome. "Nessuno conosce il mio fottuto vero nome! Chi diavolo è quello? Cosa vuole davvero?"
Afferrò il cellulare e cercò di mettersi in contatto con Raven. "E' lo Sceriffo. Sarà stata avvisata dell'arrivo di quello sbruffone, e se non lo fosse stata, beh, meglio!"
Dopo qualche tentativo (Raven non era propriamente a suo agio con i telefoni cellulari) Sire ed Infante si misero in contatto e l'iniziale furia di Harle si mutò progressivamente in sopresa e poi in preoccupazione mentre la Sire le spiegava cosa aveva scoperto sul conto del forestiero su ordine del Principe.
"Lui è cosa?!"
Mentre chiudeva la conversazione, Harle stava già correndo verso la sala dove stavano, ignari del pericolo che correvano, i suoi compagni.
Li sorprese ancora impegnati a giustificarsi e a studiare Lancaster. Quando entrò gli occhi erano tutti puntati su di lei: alcuni sollevati, altri stizziti. Ignorando gli sguardi, Harle fissò negli occhi forestiero e con malcelato dispezzo ringhiò: "Puoi anche andare! I cugini di Dracula non sono graditi qui!"
I compagni di Harle trasalirono, prendendo istintivamente le distanze da Dante, intuendo cosa intendesse la Gangrel.
"Tu... dannato demonio, non sei chi dici di essere! Merda, tu sei uno Tzimisce!"
A quella parola si alzarono tutti in piedi pronti a difendersi per l'ennesima volta.
"Calmatevi signori, non ho intenzioni ostili. Il mio unico scopo è quello di fare giustizia, e, indagando, mi è parso di capire che ora la giustizia coincida con il catturare Frederic" Precisò con estrema calma Dante. "Il nemico del mio nemico è mio amico... non dite così qui? E l'opportunità di mettere le mani su quel farabutto farebbe molto felice la mia padrona."
Cäedric non sembrava convinto: "Mi sembra che sappiate più cose di quanto non vogliate ammetterne, come possiamo fidarci di voi sulla parola, soprattutto se la nostra compagna ha ragione sul vostro lignaggio?"
Cercando di cambiare discorso e di riguadagnare un vantaggio sul Ventrue, Dante commentò: "Lord Aston, Miss Clover avrebbe un grande desiderio di conoscervi dato che è stata privata del piacere. Sono certo che i suoi interessi coincidano con i vostri, tranne forse per quel che riguarda la signorina Rochelle, mi è parso di capire."
"Non è affar vostro signore" replicò secco Cäedric.
"Tutto ciò che riguarda la mia Signora è affar mio". Così dicendo, Dante porse a Cäedric un telefono cellulare con la chiamata che si stava avviando. Il Ventrue, seppure titubante, afferrò il telefono e rispose. "Pronto?"
La voce dall'altro capo della linea parlava la lingua della Città Eterna ai tempi della fine dell'Impero. Ci volle qualche breve istante perché Cäedric si adattasse a quell'accento antico, così diverso da quello di Richard o Antonius.
Per alcuni istanti che agli altri -fuorché Cassandra- parvero interminabili, il giovane Lord conobbe quella che era la vera Sire del suo Sire ed ebbe alcune informazioni circa l'orginale Triade che Richard aveva omesso di accennargli poche ore prima e su come lui, così come Samael ed Harle avrebbero potuto prendere il posto dei loro Siri nel patto stipulato in una notte ormai dimenticata nel tempo, se si fossero mostrati degni.
"Domina... Ho molte domande, ma una in particolare mi è difficile da formulare senza apparire sconveniente dinnanzi a Voi" Cäedric titubò per un attimo. Moriva dalla curiosità di capire perché Antonius l'avesse ripudiata, nonché andare più a fondo in questa storia secondo cui a causa dei loro Siri e dei Siri dei loro Siri lui e il resto della coterie all'infuori di Cassandra sarebbero stati nel mirino di Frederic, quasi come se loro fossero pedine inconsapevoli ed involontarie di una vendetta trasversale che riguardava questioni nei fatti più grandi di loro stessi. "Infante, ci sarà un tempo per le risposte, e confido che avremo occasione di discuterne di presenza, come si conviene. Per il momento sono lieta di aver udito la tua voce e di poter seguire da lontano i tuoi progressi. Non parlare di me a Richard per il momento. Non vorrei che il suo cuore, già carico di preoccupazioni, fosse ulteriormente messo alla prova dal doverti spiegazioni. Sono convinta che non creda di dovertene relativamente la Mia persona."
La conversazione si concluse di lì a poco, lasciando Cäedric preda dell'incertezza più totale.
Fortunatamente Cassandra fiutò le potenzialità dello Tzimisce e lanciando uno sguardo di intesa a Cäedric si rivolse direttamente a lui "Potreste esserci utile invero, abbiamo un piano che riguarda la liberazione di Rochelle de la Roche"
Il Ventrue stava per intervenire, non comprendendo le intenzioni della Tremere.
"Voi vorreste liberarla?" Chiese incredulo Dante.
"Certo, quale esca migliore della pupilla di Frederic per attirarlo?"
"E come intendete operare? Avete una vaga idea dei suoi poteri? Non saranno di certo un paio di manette a trattenerla."
"Per questo ci serve la vostra collaborazione, inoltre mi sono personalmente occupata del nutrimento di Miss Rochelle, assicurandomi che ricevesse il minimo indispensabile per potersi reggere in piedi e camminare e null'altro."
Dante rimase in silenzio con aria pensosa, sostenendo nel contempo lo sguardo di Cassandra. "Sembrate certa del vostro piano. Forse non è una totale insensatezza o forse non sapete a cosa state andando incontro e vi troverete in guai seri. In ogni caso credo che per me ci saranno più opportunità nell'essere presente."
Cäedric aveva ora superato l'iniziale ostilità comprendendo la necessità di un potente aiuto nella probabile eventualità che Frederic si facesse vivo durante il trasporto di Rochelle.
"Signor Lancaster, tutto avrà inizio domani sera alla Cappella Tremere."
"Sarò là ad attendervi, addio per ora."
Appena lo Tzimisce se ne fu andato l'atmosfera si fece più distesa nel prive del Japanese Tea Garden, il palpabile senso di tensione si era allentato.
La Gangrel prese la parola, piuttosto stizzita: "Io non ce lo voglio uno Tzimisce nei nostri affari capito Cassandra?"
"Harle, non ti preoccupare, non può che esserci utile"
Samael aveva ripreso a fingere di sorseggiare il thè come se nulla fosse accaduto, invidiando segretamente la capacità della Tremere di ingerire cibo e bevande senza provare istantaneamente forti conati di vomito. "Trovo l'intervento di Dante alquanto appropriato, soprattutto se consideriamo il grado di sfortuna di ognuno di noi".
Cäedric era rimasto in silenzio, dal suo volto traspariva una profonda preoccupazione, si alzò avvicinandosi a Cassandra "Temevo volessi rivelargli il nostro vero piano e... non potevo permetterlo"
"Non preoccuparti, tengo troppo alla mia reputazione per rischiare rivelando tutto ad uno sconosciuto"
"Hai parlato al Principe del nostro piano... ufficiale?"
"A dire il vero ho incaricato Sir Randolph di occuparsi della questione e credo proprio che ci sia riuscito; per farlo sembrare più reale è opportuno che tu non faccia parte della scorta, anzi per non destare sospetti dovrai mostrarti in un luogo pubblico, in realtà ci attenderai nella zona industriale della città, quella sarà la meta della nostra missione."
Il Toreador si alzò "Non sopporto questi dettagli tecnici, vi ricordo che tra poco sarà l'alba, credo sia saggio rientrare"
"Io me ne andrei se qualcuno di voi mi desse un passaggio. C'è troppa puzza di Tzimisce qui!"
Samael acconsentì alla richiesta della Gangrel nella malcelata speranza di indurla, durante il tragitto, ad essere più femminile. Rimasero soltanto Cassandra e Cäedric.
"E' tempo che vada, devo passare a recuperare Lord Ash." Ruppe il silenzio la Tremere, avviandosi verso l'uscita.
"Sai che cercherà di ucciderla vero, Cassandra?"
La Tremere si fermò perplessa sulla soglia. "Non credo che Dante commetterebbe tale imprudenza, non prima almeno di aver raggiunto Frederic e allora saremo tutti insieme ed impedirglielo. Se proprio ci tieni!"
Di nuovo il tono ostile, di nuovo un invisibile schermo a separarli. Cäedric indugiò respinto dalla barriera innalzatasi all'improvviso, infine cedette mosso dalla necessità.
"Sono costretto... devo... chiederti un favore". Quanto gli era costato pronunciare quelle parole!
"Dalle questa" concluse il Ventrue consegnado a Cassandra una lettera sigillata. Senza aspettare che lei replicasse qualcosa, se ne andò.
Cari lettori, qui termina l'ennesima avventura della coterie più gettonata di San Francisco. Si interrompe proprio ora, in un limbo fatto di timori, attese, speranze di rivalsa; completamente immerso nella quiete che precede la tempesta.
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