| Scritto da Lord Caedric Allen Aston, |
I miei omaggi cari lettori, è sempre un piacere accogliervi nella mia umile dimora.
Prego, accomodatevi. La narrazione della nostra storia riprenderà tra poco, pochissimo... appena un istante, fugace come la vita di una farfalla, ma intenso come l'amore più assoluto.
E di questo vi narrerò questa notte, dell'amore che più d'ogni altra cosa s'accompagna al dolore, delle verità e delle menzogne, del prezzo dei propri peccati...
Ma non indugiamo, così ricomincia...
Nella città vi erano cinque Cappelle Tremere, la loro disposizione non era certo casuale: quattro di esse segnavano i vertici di un quadrato, la quinta si trovava al centro, all'incrocio delle sue immaginarie diagonali, una posizione di potere, il centro dell'immaginario scudo. Entrarvi era più che arduo, uscirvi pressoché impossibile, a meno che non si fosse muniti di adeguati permessi s'intende.
Non stupisce che le prigioni si trovassero nel sottosuolo della quinta Cappella, un luogo effettivamente isolato dal resto del mondo da un numero imprecisato di barriere magiche.
Vedo che sorridete amici... sappiate dunque che tra tutti i Clan, i Tremere sono probabilmente quello con la storia maggiormente peculiare: il loro soprannome, Stregoni, deriva dal fatto che essi non discendono da Caino.
Il loro Primo non era che un Magus, un umano dotato di potere, ma soprattutto divorato dall'ambizione: bramava la vita eterna Tremere, così dopo lunghe ricerche riuscì a trovare un incantesimo che simulava l'essenza dell'Abbraccio immortale.
C'è chi dice che per i propri esperimenti abbia utilizzato prede sacrificali Gangrel, secondo altri si trattava invece di Tzimische. Ad ogni modo, su di essi Tremere compì rituali di cui si è persa memoria, rubò l'essenza dell'immortalità fondendola con la sua magia, la consumò divenendo lui stesso immortale.
I suoi poteri, così diversi da quelli del resto dei Fratelli, lo resero uno scomodo alleato ed un temibile nemico. Da allora il Clan Tremere venne osteggiato da tutti, odiato da molti, tollerato da altrettanti, trattati alla stregua di parvenue eppure corteggiati per il loro potere fuori dell'ordinario... quella Taumaturgia che piegava alla magia le discipline del sangue.
Magici erano i rituali Tremere, magiche le loro barriere, qualcosa che nessun altro Clan possedeva.
Le prigioni Tremere di San Francisco erano le più inespugnabili del Nord America, ma del resto c'è da dire che, nella plurisecolare storia del Clan, solamente in un'occasione una loro Cappella venne violata, e non certo per mancanza di tentativi.
Cäedric era più che teso, il dolore delle ferite (fisiche e non) gli rendeva assai difficile dissimulare il suo stato d'animo; Henry poteva praticamente sentire le ondate d'ansia emanare dal compagno...
Ancora un volta, il giovane si domandò perché faceva una cosa così assurdamente rischiosa. Di certo il comportamento dell'Infante di Frederic al parco l'aveva lasciato interdetto, di certo il dolore dell'Infante di Sir Richard l'aveva colpito, di certo stava facendo una grossa stupidaggine.
"Se continui così Cäedric ti farai venire un infarto, e sarebbe un bel record considerato che il tuo cuore non batte!", erano giunti alla Cappella, apparentemente un comunissimo edificio adibito ad uffici.
Il Lasombra si girò a guardare il compagno negli occhi: "Ascoltami attentamente Cäedric. Noi siamo qui per interrogarla, mi comprendi? Una mossa falsa è siamo fuori, una parola di troppo e siamo fuori, un'espressione non professionale e siamo fuori, sono stato chiaro?", il Ventrue accennò di sì col capo, ma Henry lo bloccò, "No Cäedric, ho bisogno di sapere che non farai cazzate. Mi sto giocando il culo e francamente non so neanche perché lo faccio. Saremo sorvegliati continuamente, i Tremere hanno occhi ovunque".
Il giovane Lasombra chiuse gli occhi per un istante, come stesse ricordando qualcosa di particolarmente doloroso, "Le prigioni Tremere sono luoghi infernali Cäedric, devi essere preparato. Qualunque cosa tu veda, in qualunque condizione lei sia, tu non dovrai fare neanche una mossa. Sono stato chiaro?". Il Ventrue non aveva mancato di notare l'ombra di ricordi velati dal dolore passare negli occhi di Henry, qualcosa che conosceva fin troppo bene; ancora una volta si chiese cosa vi fosse realmente dietro il sorriso del compagno.
"Hai la mia parola", Cäedric non era uno sciocco, perdere la calma non sarebbe servito a nulla... eppure nemmeno lui sapeva definire con esattezza i pensieri che andavano prendendo forma nella sua mente.
Vennero accolti da una serie di impiegati, guardie in realtà, che li condussero, livello dopo livello, sempre più all'interno della struttura. Infine un ascensore li portò ad un imprecisato numero di piani sotto la superficie del suolo: in esso non vi era alcun comando, si muoveva apparentemente da solo.
Le porte si aprirono su di un lungo corridoio scavato nella roccia viva, un uomo li attendeva: "Il mio nome è Grange. Sarò la vostra guida, seguitemi", dove naturalmente ‘guida' stava per ‘guardia'.
Henry e Cäedric seguirono il Tremere lungo una serie infinita di corridoi, tutti uguali, fiocamente illuminati da una stranissima luce diffusa, la cui origine il Ventrue non riuscì ad identificare. Ad intervalli regolari, sul pavimento e sulle pareti videro tracciati dei simboli, "Sono barriere, le sto aprendo momentaneamente per consentirvi il passaggio", la voce dell'uomo era dura e priva d'inflessione come quella di qualsiasi carceriere.
Cäedric contò dodici barriere, tenne mentalmente nota del percorso che facevano, ogni svolta, contava i propri passi per mantenere un'idea delle distanze, i suoi occhi memorizzavano tutto di quel luogo... non pensava ad altro che a ricreare nella propria mente una pianta, anche se ancora non riconosceva coscientemente il perché.
"Siamo arrivati. Detenuto 15/754, Rochelle De La Roche, Lasombra. Avete quindici minuti".
-... Una voce atona fuori della cella, "Siamo arrivati. Detenuto 3/698, Enrico d'Este, Lasombra. Avete quindici minuti", una voce calma e profonda riecheggiò nella cella non appena la porta si aprì, "Il tempo a mia disposizione, ragazzo, è qualcosa che deciderò io", "Chiedo venia, Vostra Eccellenza Antonius"...-
Henry si riscosse scuotendo la testa, non era affatto il momento di perdersi nei ricordi ben poco piacevoli del suo passato.
Cäedric era stato così preso dal memorizzare il luogo, che non aveva minimamente pensato a cosa dirle. Per alcuni terribili istanti il Ventrue temette di perdere il controllo della propria maschera, Henry parve accorgersene e gli si rivolse a voce alta, ad uso e consumo della guardia, "Molto bene capo, lascio a te l'interrogatorio della criminale. Io non ho certo la tua calma in questo genere di cose!".
Calma... doveva mantenere la calma. Lo ripeteva mentalmente come un mantra mentre, con l'espressione più neutra ed indifferente che potesse assumere, si avvicinava alla porta della cella: era doppia, un pesante portone d'acciaio era stato aperto, lasciando a chiudere la cella solamente una grata, entrambi erano ricoperti di simboli misteriosi.
Lei era lì. Collo, polsi, vita e caviglie incatenati al muro alle sue spalle, ad annullarne qualsivoglia movimento. Mura e pavimento della cella erano solcati da cerchi e simboli concentrici, altre barriere, probabilmente per contenerne il potere.
Indossava l'abito da sera che le aveva visto due notti prima, ma era sporco e lacero in più punti, macchiato di sangue, così come di sangue erano incrostate alcune ciocche dei capelli che ricadevano a coprirle il viso... "Dio... cosa le hanno fatto...", la Bestia iniziò a dibattersi dentro di lui, contenerla gli toglieva il fiato.
Stringendo i denti, il giovane si obbligò a rendere il suo tono freddo quanto la sua espressione, "Rochelle De La Roche. Sono qui per l'interrogatorio", lei non si mosse ne diede segno di averlo udito per alcuni istanti, quindi con dolorosa lentezza levò il viso, quel tanto che il collare le permetteva, "Cäed... sei t-tornato...". La sua voce era poco più di un sussurro, il riconoscimento nel suo sguardo lacerò amaramente l'animo di Cäedric, tornare... la promessa gli bruciava il petto come non mai.
Profonde occhiaie le segnavano il viso, come l'avessero privata del sonno, le manette erano talmente strette da inciderle la pelle. Con orrore Cäedric riconobbe segni di bruciature sulle mani e sulle braccia, di scatto si voltò verso la guardia: "Cosa. Le. Avete. Fatto...", il tono basso e minaccioso del Ventrue preoccupò non poco Henry che subito cercò di trovare un modo per aggiustare la situazione ("Ma come mi è venuto in mente di portarlo qui??").
"Ogni detenuto al momento dell'arresto viene interrogato, per due giorni e due notti. E' la procedura", rispose impassibile la guardia.
Cäedric si rese conto che se l'uomo fosse stato più vicino l'avrebbe colpito. Non andava affatto bene, doveva mantenere la calma, ma... la procedura... "Nessuno la toccherà mai più! La tortura è tassativamente vietata! Altrimenti...", Henry interruppe il compagno cercando di evitare la degenerazione della discussione, "Altrimenti saremo costretti a fare rapporto allo Sceriffo. La prigioniera è fondamentale per l'indagine che la nostra Coterie sta seguendo! E' inammissibile, ma che dico, inconcepibile che si sia proceduto ad interrogarla senza che noi fossimo avvertiti! E' una prevaricazione del nostro ruolo di Custodi della Masquerade! Spero vivamente per voi ed i vostri superiori che simili atti non si ripetano in futuro! Forse voi non sapete chi è lui?! Il Primogenito Ventrue non sarà affatto lieto di sapere che qualcuno ostacola le indagini del suo Grand'Infante!".
Mentre la parlantina di Henry stordiva la guardia, Cäedric si rivolse di nuovo a Rochelle. Lei lo guardava, nei suoi occhi un dolore infinito...
Nonostante gli sforzi del Lasombra, il Ventrue sentiva l'attenzione di Grange su di lui. Con supremo sforzo di volontà strinse le catene della Bestia, obbligandosi alla freddezza più assoluta: "Rochelle, i tuoi rapporti con Frederic Von Croy".
L'accenno di un sorriso stanco sulle labbra di lei, "E' davvero questo... che vuoi sentire..?".
- No...- "Tu ed il tuo Sire siete entrambi ricercati per una lunghissima serie di crimini. Perché il Sabbat, perché ti sei unita agli eretici?", lei chiuse gli occhi per un istante prima di rispondere, "Perché la Camarilla... perché ti sei unito agli schiavi? Non avevi forse un'altra vita una volta... non ti bastava più... Cäed?".
- Non è così, non è così! Non desideravo nient'altro Chelè... - "Ciò è irrilevante. Quando...", il giovane non seppe evitare una lieve incertezza, "...quando sei stata Abbracciata?".
Gli occhi di Rochelle si velarono mentre rispondeva, la sua voce un sussurro, "Mio angelo brillante... credevo tu fossi il mio salvatore... accecata dall'amore non sentivo, non ascoltavo altri che te. Dimmi perché... mi hai strappato il cuore, mi hai ingannata dall'inizio! Tu mi hai mostrato mille e mille sogni... io ti amavo più d'ogni altra cosa e tu... mi hai tolto la vita e la speranza abbandonandomi! Senza un perché!".
- No! Che cos'altro potevo fare?? Non ho potuto dirti il perché ma... l'ho fatto per te! Se ci fosse stato un altro modo, io... io avrei sacrificato qualsiasi cosa! Cos'altro potevo fare?! - Cäedric non trovò parole per rispondere, mantenere il suo viso inespressivo diventava sempre più difficile, i pensieri si rincorrevano in un vortice di cui non poteva distinguere la fine ne l'inizio.
"Che cosa hai fatto Cäed... dov'eri? Sei mesi... ho passato sei mesi all'inferno prima di... arrendermi", l'angoscia gli serrava il petto, ogni fibra del suo essere si ribellava a quella situazione... gli occhi di Rochelle erano spogli d'ogni barlume di vita, l'argento che tanto amava negletto d'ogni riflesso, lo sguardo di una bambola spezzata in tutti i modi possibili.
- Dio... cosa ho fatto...- A ridurla in quello stato non era stata la prigione e neppure la tortura, forse nemmeno l'Abbraccio, era stato lui. Lui soltanto.
"In giugno..?", il Ventrue non si fidava più della sua voce, "Si... una fredda notte di giugno...", la ragazza quindi rise, una risata lunga e amara, "Ero stanca... e sola. Così atrocemente sola che persino respirare mi sembrava insensato. Londra era fredda quella notte, il ponte era... gelido, a paragone dei ricordi... lo sai Cäed, niente rende oscure le tenebre più della luce...".
"Il ponte di Londra", il giovane teneva entrambe le mani celate nelle tasche dell'impermeabile, i pugni talmente serrati da far gemere le nocche. Pregava che Rochelle vedesse nei suoi occhi quello che non poteva lasciar trasparire in alcun modo.
"Si, il ponte... le luci dalla riva tingevano l'acqua di rosso, era così... invitante...", una morsa di terrore serrò le viscere del Ventrue, "...sarebbe finito tutto, il tormento, l'angoscia, il dolore. Sarei tornata da te in sogno, persino quello mi sarebbe bastato...".
Non poteva essere andata così, non poteva essere successo davvero... "Rochelle, ti sei...", "Buttata? Si. Tu non eri tornato, tu non c'eri... ma c'era Frederic".
Per un istante si chiese se il pugnale dell'Assassino potesse essere ancora piantato nel suo petto, non poteva esservi altra spiegazione al dolore che lo straziava...
"Il tempo è scaduto", Cäedric registrò la voce atona della guardia, ma non poteva andarsene, non poteva lasciarla lì, non poteva! Henry si avvicinò al compagno serrandogli il braccio, non potevano rischiare di compromettersi, "Dobbiamo andare Cäedric".
Il Ventrue si passò la mano sinistra tra i capelli, lentamente, in modo che il ciondolo della ruota le fosse ben visibile, pregando che lei capisse, non fidandosi delle parole. Quando fece per voltarsi, Rochelle parlò di nuovo, "Tra me e te c'è una maledizione... la maledizione di Caino... Cäed!", il giovane si era bloccato, lo sguardo di lei gli straziava l'anima.
Il dolore raggiunse un apice inenarrabile quando Rochelle, il viso rigato da lacrime cremisi, lo implorò, prima che la porta della cella si chiudesse celandola alla sua vista.
"Cäed... uccidimi...".
Uscendo nessuno dei due proferì parola. Cäedric sembrava perfettamente calmo, come se nulla di quanto accaduto l'avesse minimamente sfiorato, ma Henry non si lasciava ingannare dalle apparenze, il solo fatto che il Ventrue tenesse gli occhi chiusi era abbastanza per confermare i suoi timori. Ma del resto, lui stesso non aveva ancora deciso cosa pensare di quanto appreso; Rochelle era una Custode, come tale nulla di quanto diceva poteva essere preso come sincero, almeno non completamente. Ma naturalmente il Lasombra sapeva che il compagno era sordo a qualsiasi discorso di questo tipo.
Se non altro, il corso dei suoi pensieri gli appariva molto più chiaro, Cäedric lo sapeva con assoluta certezza: non avrebbe permesso che Rochelle restasse imprigionata un solo giorno più di quanto non potesse evitare. L'avrebbe tirata fuori da lì, in un modo o nell'altro, avrebbe fatto qualsiasi cosa fosse necessario.
"Allora Cäedric, sei pronto?", il Lasombra lo guardava con fare tra il malizioso e l'interrogativo, ma il Ventrue non aveva tempo ne voglia per i suoi giochi, quindi non gli rivolse più di un'occhiata mentre si recavano all'auto, "Per cosa Henry?".
Il Lasombra sogghignò dandogli di gomito con aria complice, "Ma per liberarla è ovvio!".
Nel frattempo che ne era stato di Samael ed Harle?
Ebbene amici dovete sapere che la notizia della morte di Rey e Rich, ossia dei due Assamiti, si era diffusa anche al raduno anarchico. Ciò aveva creato forti tensioni tra quanti ritenevano gli Assassini niente altro che Bruja, per di più dei membri di spicco della comunità anarchica: la loro copertura era infatti perfetta, curata in ogni particolare, assolutamente credibile. Questo per darvi un'idea di quanta e quale preparazione abbia ricevuto l'Amaranto prima di essere annunciato...
"Dove cazzo siete stati pezzi d'asini?! Abbiamo bisogno di rinforzi e voi ve ne andate in giro a cazzeggiare??", Raven si era precipitata al raduno non appena ricevuta notizia dei disordini: molte teste calde non aspettavano che un pretesto per menare le mani, e quale occasione migliore della vendetta per la morte di due compagni ordita da perfidi agenti asserviti al sistema? L'autoreferenziale e paranoica lussuria anarchica per le cospirazioni, diede fuoco a polveri perfettamente asciutte e pronte ad esplodere.
"Raven! Non ci crederai, ma ho visto Beckett!!", lo Sceriffo scansò non troppo gentilmente la propria Infante, "E allora? Capirai che roba... dove va quell'idiota porta guai! Datevi una mossa, questo casino è colpa vostra, andate e risolvetelo!".
Samael insorse alle parole di Raven, "Colpa nostra?? Ma se quei due erano Assamiti?! Ci volevano diablerizzare! Invoco la legittima difesaaa..!", le ultime parole del Toreador andarono perdute nella notte quando lo Sceriffo prese lui e la compagna per la cintura dei pantaloni, per poi scaraventarli oltre la rete di protezione che circondava il luogo del raduno, "E non ritornate prima di avere sistemato questo casino!".
"Madre de Dios... ehi rosso, sei tutto intero?", Samael grugnì qualcosa in risposta alla compagna mentre cercava di rimettersi in piedi, "Dannati modi Gangrel!"; Harle si schiarì la gola, "Ehm, bene perché mi sa che abbiamo compagnia...".
Intorno al luogo di caduta dei due neonati si stava radunando una piccola folla, a prima vista decisamente poco amichevole, "Ehi questi li riconosco! Sono due stronzi della Camarilla! Pestiamoli!".
Samael frappose Harle tra sé ed il pericolo, "Padre Azrael dovunque tu sia... abbi pietà di noiii!".
L'improvvisa convocazione del Sire colse di sorpresa il Ventrue. Mancavano infatti meno di due ore all'alba, inoltre si erano visti la notte precedente, Igor l'aveva mandato a chiamare una volta viste le penose condizioni del padrone. Era stato proprio Sir Richard a spiegargli come trattare quel genere di ferite, oltre a rimproverarlo tacitamente per aver trascurato l'allenamento del corpo: per quanto fondamentali fossero le discipline mentali e per quanto Cäedric le prediligesse, la resistenza non poteva essere trascurata.
Eppure il Maestro desiderava vederlo anche quella sera, immediatamente. L'aveva persino chiamato al cellulare, la questione doveva essere urgente.
"Ben arrivato giovane signore, il padrone vi attende nel suo studio", il maggiordomo poi gli fece strada sino ad introdurlo alla presenza del Sire.
"Entra Cäedric", la voce di Sir Richard era dura, tesa. Il giovane obbedì e fu sorpreso di trovarsi di fronte al proprio Gransire in persona, ma si inchinò troppo in fretta, la ferita pulsò dolorosamente.
"Accomodati ragazzo, non ti sforzare, Richard mi ha detto cosa ti è capitato. Sono molto fiero che il mio Grand'Infante sia sopravvissuto ad un Amaranto, un'ottima prova davvero", l'uomo lo guardava sorridendo, battendogli amichevolmente la mano sulla spalla.
"Gran Maestro, le vostre gentili parole mi onorano più di quanto meriti. La mia sopravvivenza non...", Cäedric venne interrotto dallo sguardo dell'Anziano, un'occhiata lo aveva completamente immobilizzato facendogli morire le parole in gola, eppure non v'era minaccia alcuna... Antonius stava ancora sorridendo bonariamente al proprio Grand'Infante.
"Sciocchezze, ciò che conta ragazzo è sopravvivere. A restare in piedi per ultimi sono sempre i vincitori, e tu Cäedric sei rimasto in piedi più dei tuoi nemici, solo questo conta. Hai vinto gli Hashashiyyin dando lustro e gloria al nostro nome, solo questo conta".
Cäedric ascoltò lievemente interdetto le parole del Gransire, non poteva dire di condividerle in pieno e sapeva che nemmeno Sir Richard poteva farlo, nonostante in esse vi fosse indubbiamente una parte di verità, "Vi ringrazio Gran Maestro".
Antonius rise battendo ancora la mano sulla spalla del giovane, "Quanto è evidente, sentendo il ragazzo, che sei un Templare Richard! Scommetto che in altri tempi l'avresti portato con te in Palestina, per Giove Tonante l'avrei portato anche io! Le legioni di Roma, il mondo intero ai tuoi piedi... ti sarebbe piaciuto ragazzo", ed era vero, simili racconti lo affascinavano sin dall'infanzia, la storia aveva sul giovane Ventrue un fascino enorme.
Sempre sorridendo Antonius si accomodò su di una poltrona vicino al camino, "Non fate caso a me Infanti, fate come se non ci fossi...".
Cäedric rivolse uno sguardo leggermente interrogativo al proprio Sire, fu però sorpreso dalla durezza della sua espressione, qualcosa non andava, qualcosa di assai importante, "Avvicinati", il giovane fece quanto ordinato.
"Due notti orsono, al Presidio National Park. Cosa hai fatto Cäedric", lo sguardo del Maestro era inflessibile, sostenerlo a lungo sarebbe stato impossibile, anche perché il giovane sapeva a cosa si riferiva Richard...
"La presenza di Von Croy e Rochelle ci ha colti di sorpresa. Von Croy ha affermato di conoscervi e...", il Ventrue più anziano lo incalzò, "E..?", era insolito che Sir Richard si mostrasse visibilmente adirato.
"Il Lasombra mi ha chiesto di seguirlo, nel Sabbat.", il Sire iniziò a giragli intorno, oramai la sua ira traspariva anche nel tono, "E tu mio Infante?! Hai creduto alle sue menzogne??", "No!", come poteva il Maestro pensare una cosa simile??
"Non gli credetti, ne lo ascoltai!", "No..? Noo?? Dovrei io crederti Infante? Dovrei??", la voce del mentore era carica di sdegno come non l'aveva mai sentita, gli provocò un nuovo dolore, il Maestro che venerava dubitava di lui...
"E perché allora hai ceduto alla Bestia?! Perché se non per il dubbio?! Queste dunque sono la fiducia e la riconoscenza che mi mostri Infante??".
"Digli tutto Cäedric, digli la verità è meglio", Henry uscì dall'ombra, chissà da quanto era nella stanza...
"Io esitai è vero, per questo Vi chiedo perdono Maestro... ma non credetti a nulla delle sue menzogne!", il dolore al petto andava peggiorando di istante in istante, lo sguardo del Sire restava di fuoco, "Esitasti?! Non è forse vero che stavi per accettare la loro indegna offerta??".
-..."...Enrico non è che il cane da guardia di Richard"... -
Cäedric ebbe un flash delle parole pronunciate da Von Croy quella notte... lo scacciò con decisione, "E' falso! Io non pensavo al Sabbat...", "A noo?? E a cosa pensavi nel bel mezzo di una battaglia Infante?? Rispondi!!", Cäedric non riuscì più a sostenere lo sguardo infuriato del Maestro, abbassò gli occhi, "A Rochelle... io pensavo a Rochelle...".
Il giovane si aspettava un colpo che però non giunse. Alzando nuovamente lo sguardo incrociò quello del Maestro, in esso lesse sì l'ira, ma più di quella nei suoi occhi vi erano tristezza, e rimpianto, "Mi dispiace figlio mio...".
"Suvvia Richard...", la voce di Antonius ruppe il silenzio che si era creato, "...non essere troppo duro con il ragazzo. E' giovane e ancora inesperto, non merita di essere punito per un piccolo errore...".
L'Anziano si alzò dalla poltrona raggiungendo il Grand'Infante, bonariamente gli diede un buffetto sul braccio, sorrideva come poco prima, il tono di un vegliardo intento a spiegare ad un fanciullo, "Sono certo che non l'ha fatto coscientemente e Noi certo lo perdoniamo, è un bravo ragazzo e si è comportato sempre molto bene... sono certo che, se gliene diamo la possibilità, saprà rimediare e fugare ogni tuo dubbio, non è forse vero Cäedric?".
Un vago senso d'allarme si era impadronito del giovane durante il discorso del Gransire, tuttavia Cäedric avrebbe fatto tutto pur di provare sé stesso al Maestro, pur di non deluderlo avrebbe fatto qualsiasi cosa...
Annuì, "Si, Gran Maestro...".
Il sorriso dell'Anziano si allargò, "Molto bene! Sapevo che non avresti deluso le nostre aspettative ragazzo! E per dimostrarti il nostro affetto ho intenzione di premiarti: compi l'Ordalia[1] che ti assegneremo e sarai di diritto un'Ancilla[2] della Camarilla, mai nessuno vi è riuscito in così breve tempo!", lo sguardo di Cäedric andava impercettibilmente da un Sire all'altro, ancora annuì.
Le parole che Antonius quindi pronunciò con una noncuranza estrema, furono per il giovane come i rintocchi di una campana a morto; il senso di quei discorsi finalmente chiaro, inesorabile come le pesanti porte dell'Annwn...
"Perfetto, allora è deciso! Cäedric ti imponiamo l'Ordalia, per dimostrare la tua lealtà alla nostra stirpe... tu ucciderai Rochelle De La Roche".
Cäedric avrebbe fatto tutto pur di provare sé stesso al Maestro, pur di non deluderlo avrebbe fatto qualsiasi cosa...
O no..?
Muori per i miei peccati... la somma e la fine del terzo tempo della nostra narrazione. Niente è facile nel mondo di tenebra, anche le cose più semplici hanno molteplici sfaccettature, figurarsi quindi concetti come ‘il giusto'.
A presto dunque cari lettori, per questa notte il sipario si abbassa qui, godete della luce sole sino al prossimo tramonto...
[1] L'Ordalia è una prova di vario genere (a discrezione di chi la ordina) che può essere imposta per scontare crimini, ma anche per provare la propria forza, volontà, o anche la fedeltà verso il Clan o la Setta.
[2] Ancilla è il grado intermedio tra Neonati ed Anziani, in genere si diventa tali non prima del secolo di non-vita.
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