| Scritto da Lord Caedric Allen Aston, |
IT'S THE FEAR
Ormai miei pensieri vagano liberi, senza più restrizioni, come se traessero forza dalle mie stesse catene, dalla mia solitudine pressoché totale...
- Oh ma tu sei sola! Chi lo sa cosa hai detto alle tenebre, nelle amare veglie notturne, quanto tutta la vita sembra contrarsi, i muri della tua dimora ti si stringono addosso, una stia in cui irretire qualcosa di selvaggio -[i]
Già... chi lo sa.
Caed amava quel libro, a volte me ne leggeva dei brani, lo faceva sempre quando qualcosa gli piaceva particolarmente. Lui vedeva sé stesso come il senza corona che sarebbe diventato nuovamente re, e me come la sua sposa elfica, infinitamente aggraziata e bella, tanto da paragonarla a una stella.
Ma io non mi sono mai vista così. Caed aveva molto in comune con il personaggio del re perduto e infine ritornato, ma io non sono mai stata la delicata fanciulla immortale troppo distante per essere vera. Un altro era il personaggio che più degli altri parlava al mio cuore, un'altra fanciulla, vera e reale come solo un mortale può essere... e questo Dio sa quanto è vero!
Ne ammiravo la forza e la determinazione, ne lodavo la tenacia e magnificavo l'importanza, una donna guerriera che sarebbe riuscita dove nessun uomo poteva...
Il mio amore è sempre stato un cavaliere nell'anima, prima ancora di diventarlo; per lui vi sono sempre state verità immutabili e idee poco meno che inconcepibili.
"Sei una ragazza e le ragazze non fanno i cavalieri", oh quanto mi arrabbiavo quando, giocando da bambini, lo sentivo dire qualcosa del genere! Ricordo che una volta gli risposi citando uno dei passi che mi aveva letto pochi giorni prima...
- Tutte le tue parole significano soltanto: ‘sei una donna e il tuo compito è la casa. Ma quando gli uomini saranno morti in battaglia con onore, tu avrai il permesso di bruciare insieme con la casa, perché ormai gli uomini non ne avranno più bisogno'. Ma io sono della casa di Eorl, e non sono una serva. So cavalcare e maneggiare le armi, e non temo né il dolore né la morte -[ii]
La sua espressione fu comica per un attimo, non era abituato a farsi battere su qualcosa che considerava il suo campo, a maggior ragione considerando che io non avevo ancora letto personalmente il libro. Ma quelli erano solo giochi di bambini.
Anni dopo tuttavia compresi un po' meglio quello che Cӓedric intendeva con ‘le ragazze non fanno i cavalieri'. Era un bisogno, una sorta di punto d'onore, qualcosa che sentiva profondamente suo dovere, era la sua risposta al terrore di perdere di nuovo le persone che amava: lui era un cavaliere e mi amava, lui avrebbe combattuto per me. Sempre.
E' forse questo che sta pensando anche ora?
Per lui sono ancora una principessa da salvare?
Non so cosa susciti in me questo pensiero. Non sono certa nemmeno di cosa dovrei provare. La speranza gioca scherzi crudeli alla mente e io lo so fin troppo bene. Dovrei quindi sperare di essere ancora nel suo cuore come un tempo?
Dovrei quindi davvero sperare che Caed mi salvi?
Ecco chi è lei.
Cassandra Pemberley, grand'infante del primogenito Tremere, l'avo da cui Caed
discende per sangue. Ora mi ricordo di lei.
Era assistente di uno dei professori di Cӓedric a Oxford, lui stesso un Tremere. Caed mi aveva parlato di lei a più riprese, per quanto in termini non propriamente
lusinghieri, la definiva la sua ‘antitesi accademica'. Ricordo che, segretamente, ne ero persino gelosa: era infatti la sola ragazza oltre a me che l'avesse colpito suscitando più di una fugace impressione. Mi preoccupava che ne parlasse ripetutamente. Spinta da una gelosia irrazionale, avevo persino cercato il suo profilo nel sito della facoltà: era bella, intelligente (almeno stando ai suoi risultati accademici) e suscitava in lui molto più della consueta indifferenza con cui trattava la maggioranza delle persone.
Una sera gli chiesi a bruciapelo se la trovasse bella. Caed parve onestamente sorpreso un istante prima di rispondere: "Non ci ho mai pensato, ma suppongo lo sia. Ha lineamenti regolari e una figura proporzionata". Chiuse gli occhi per concentrarsi e rispondere alla mia domanda in modo più preciso, che non ne avesse colto il vero significato era evidente, ma l'idea che la stesse visualizzando mentalmente fece traboccare definitivamente il vaso della mia gelosia. Gli afferrai il braccio e subito fu il mio riflesso a emergere nei suoi occhi; "Più di me?" gli domandai, incapace di scacciare completamente l'ansia dalla mia voce.
Mi pentii della domanda nel momento stesso in cui le parole lasciarono le mie labbra, dando voce a quel pensiero infantile. A rispondermi eloquentemente fu l'incredulità nel suo sguardo; poi, la risata leggera e quieta che sapevo essere solo mia, disperse l'ansia come nebbia, "Nessuna mai più di te".
Da quando quel bacio aveva fugato in me qualsiasi timore non avevo più pensato a quella donna. Ma ora è riapparsa.
"Abbiamo una conoscenza in comune", sorprendente il fastidio provocatomi dalle sue parole, che lei si sia messa implicitamente sul mio stesso piano. In un istante la rivedo di fronte a me, ammantata del suo atteggiamento sprezzante, come se calcasse appositamente il tono su alcune parole per suscitare una reazione.
"Cӓedric... mi incuriosisce", Cassandra Pemberley di nuovo nella vita di Cӓedric... e io non riesco a convincermi che non me ne importi.
Mi sorprendo per l'ennesima volta troppo, decisamente troppo umana in balia di emozioni che avrebbero dovuto essere sopite da tempo. La speranza, ancora lei, torna a blandire la mia coscienza. Forse, in fondo, Caed diceva il vero e tutto quello che ci è accaduto non è stato colpa sua, ma di Richard, di Frederic, di questo mondo sbagliato e contorto che ci ha strappati l'uno all'altra ed entrambi al sogno irrealizzato di una vita perfetta.
Mi rendo conto solo ora di come, un vortice di pensieri fa, ho chiamato Cӓedric... ‘il mio amore'. Che il mio angelo sia davvero in catene?
Forse era davvero lì dove l'avevo vista, una scintilla, un riflesso nell'oro senza fine dei suoi occhi. Forse potrei concedermi di sperare...
"Cosa diresti se ti dicessi che intendiamo liberarti?"
"Cӓedric vuole tirati fuori"
"Non avrei mai voluto farlo, mai..."
Ma se lo facessi...
Improvvisamente mi manca l'aria, non ho bisogno di respirare eppure spalanco gli occhi e annaspo nell'oscurità come stessi annegando, le catene stridono per l'insospettata forza con cui le combatto, ma è tutto inutile. Dopo pochi istanti i sigilli sui muri e sulle stesse catene si attivano, li sento stringere come spire invisibili, ma il dolore che mi procurano è nulla rispetto a ciò che mi sta lacerando, di nuovo.
La speranza gioca scherzi crudeli alla mente, pensavo che l'amore ci avrebbe uniti per sempre... posso forse riavere ciò che ho perso?? Posso io ridare vita a
qualcosa che è soffocato nella disperazione..?
Ora come allora, con la stessa angosciante consapevolezza, sento il cuore contrarsi fino a implodere.
Confuse e spaventate mi arrivano voci dal corridoio, la porta della cella si spalanca e la luce improvvisa mi acceca più delle tenebre, ma non mi importa, niente ha importanza paragonato al dolore che mi strazia quel cuore che non dovrei più avere.
"Io tornerò sempre da te"
E' troppo! Non posso sopportarlo! Nessuno potrebbe!
Quel futuro in cui avevo smesso di credere, si sarebbe potuto avverare! Avrei potuto vedere realizzato ogni mio desiderio... nessuna menzogna in quelle promesse!
Ondate di dolore si susseguono rincorrendo pensieri sempre più insostenibili. Una parte inaspettatamente razionale di me si chiede quanto tempo occorra perché un cuore esploda, o quanti danni dovrei fare per spingere i carcerieri a strapparmelo dal petto. Un'altra parte di me, invece, vuole solo che finisca.
Voglio liberarmi! Voglio fuggire... voglio morire.
Una voce più forte delle altre penetra infine il sudario della mia coscienza, mi occorre un momento per capire che è la mia, un altro istante per capire che cosa sto gridando con quanto fiato ho in corpo.
CAED!!
[i]
Cit. dal film ‘Il Signore degli Anelli -
Le due Torri', ne faccio riferimento come se fosse presente nel libro anche
se così non è.
[ii]
Cit. J.R.R. Tolkien, Il Signore degli
Anelli, Il ritorno del re, cap.II
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