The moon is no door.Un tuffo nell'occhio oscuro del ciclone. Il precipitare vertiginoso attraverso miriadi di visioni, sfondando pareti e pareti di immagini. Una grigia stanza del colore della nebbia. Una donna morente come la bambina del quadro di Munch. Una voce che nasce a Nord, dura e metallica come i biondi capelli di chi la elargisce. Un nome che emana un'aura di leggenda, sepolto sotto millenari strati di ghiaccio macchiato dal sangue dei berserker. It drags the sea after it like a dark crime. L'immagine di Wilhelm si scioglie e si ricompone. Più pallida, più eterea, più bella, più inquietante. I colori dell'eternità. Wilhelm nel cortile dell'università. Il suo salotto. Il suo sorriso assente. Anni fa. Oggi. Io, seduto con un libro in mano. La mia voce sfrontata. Il morso della bestia. Una bruma scarlatta mi avvolge e mi scarnifica il corpo. Attraverso lo specchio, nel regno della Regina di Cuori, dove i bambini giocano a palla con le teste dei condannati a morte. The bells startle the sky, eight great tongues affirming the Resurrection. Dannato e divino!
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Wednesday 09 January 2008 |
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Me llamo Isabel Maria
Lavalle, non sono più in questo mondo ma posso osservare quello che succede
nel pianeta che ho lasciato, nella mia vecchia città… alla mia famiglia.
Soprattutto a loro ovviamente, sono tutto quello che avevo e sono tutto quello
che ho lasciato. La vita che ho conosciuto, il dolore che ho mostrato, l’ultimo
miracolo, il vuoto nella speranza… ho provato tutto questo.
Se mai tornassi so che mi lascerebbero…
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San Francisco By Night: Black Hand Of Sorrow | Home
[Sigla
di apertura: "Chapel of love" delle Dixie cups.]
Bentrovati
amici ascoltatori! Uf uf, finalmente dispongo di un po' di tempo
libero per condurre la mia trasmissione. Sapete, ultimamente i miei
doveri di ruffiano mi hanno impedito di avvicinarmi al microfono. Ma
non chiedetemi in cosa consistessero esattamente. Sto infatti
raccogliendo materiale per la puntata finale di questa stagione. Ah,
lo so che la curiosità vi consuma. Ebbene, vi darò un
contentino. Cominciate a segnarvi sul calendario quest'impegno,
perché quella sera non ci sarà evento mondano o attacco
del Sabbat che possa distrarvi. Parleremo di un certo Lord Fauntleroy
e del suo eterno amore, la signorina La Rochefoucauld. Molto
probabilmente sapete già di chi sto parlando.
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"Da dove vieni?"
Mi ero più volte promessa di non aprire bocca con qualcuno, non sai mai con chi hai a che fare oggi giorno. L'ultimo tipo che mi ha offerto un passaggio mi ha fatto cagare sotto e per poco non morivamo entrambi nel mio tentativo di fuga. Erano ormai diverse settimane che avevo lasciato casa, e devo ammettere, ogni qual volta riuscissi a vedere una famiglia davanti alla televisione da qualche finestra volevo correre alla prima cornetta.
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-La prego, signorina Jade
Summers, apra la porta. Lo so che è in casa. -dissi,
continuando a bussare alla porta del suo principesco loft.
Wendy me l'aveva detto che quella
pittrice era un tipo singolare, da trattare con un certo riguardo.
Un'ereditiera annoiata, a cui paparino aveva intitolato un fondo
d'investimento tanto cospicuo che produceva denaro grazie al semplice
fatto di esistere, garantendole così un'esistenza su cui non
si sarebbe mai allungata l'ombra del lavoro. Per di più, ero
così stanco. Erano solo le nove di mattina e la testa mi
pulsava ancora, a causa di tutto quell'alcool che avevo bevuto la
sera prima in compagnia di Marisa.
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Sicuramente vi state domandando "anche i vampiri festeggiano
il Natale?". Ovviamente, e soprattutto noi Toreador attendiamo
febbricitanti questo periodo dell'anno. Durante le festività,
infatti, abbiamo la possibilità di organizzare party e
ricevimenti a cui i membri della buona società notturna non
possono certo mancare. Serate di beneficenza per aiutare i fratelli
meno fortunati, perlopiù, allietate da ogni sorta di
divertimenti. Quindi, permettetemi di narrarvi del mio primo Natale
da vampiro. Tutto cominciò una notte di cinque anni fa...
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Wednesday 19 December 2007 |
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Fate finta di ascoltare la colonna sonora di un film horror a caso, o di un thriller. Avete presente quelle melodie senza spessore, ricavate da un banale sintetizzatore, quei suoni bassi ed elettrici che si espandono e sembrano prolungarsi all'infinito. Qualche trillo acuto, poi ancora quella vibrazione cupa e ossessiva. Ebbene, nella mia mente riecheggiava quel suono, mentre chiudevo prudentemente l'anta dell'armadio, cercando di non provocare il minimo rumore. Trovarsi in casa di un assassino quando questi sta giusto rientrando, svelare il suo segreto e nello stesso istante percepire una voce flebile che sussurra "pericolo" al tuo orecchio, avvertire il respiro ansimante della paura sulla nuca e radunare i pensieri per trovare una via di fuga da quella situazione...ecco in quali frangenti mi trovavo.
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Saturday 15 December 2007 |
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Ero seduto in cortile, appoggiato al tronco di un'enorme e frondosa quercia, intento a sfogliare svogliatamente le pagine del libro di scienze. Il caffè che avevo bevuto poco prima non aveva sortito il suo effetto, dal momento che di minuto in minuto scivolavo in una veglia sonnecchiante, cullato dal cinguettare degli uccelli. L'erba appena tagliata emanava un profumo pungente, il sole spandeva un piacevole tepore a cui era impossibile resistere, ma...lo stridulo rumore di una frenata mi fece sobbalzare.
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| Scritto da Lord Caedric Allen Aston, |
La presente missiva è stata scritta da Cäedric in seguito ad eventi che nei resoconti non sono ancora stati trattati, presenta quindi diversi spoilers rispetto alla trama della cronaca.
Se la cosa non vi preoccupa, e avete a portata di mano un nutrito pacchetto di fazzoletti, buona lettura.
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Wednesday 12 December 2007 |
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“Spegni quella merda!” l’inconfondibile rumore di una
bottiglia contro la parete in casa Lavalle era cosa normale, soprattutto da
parte d’Ignacio.
Il piccolo Felipe cominciò a piangere spaventato mentre io
non me lo feci dire due volte e la radio era muta in meno di un minuto dalla
richiesta.
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Thursday 06 December 2007 |
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Ero sdraiato sul letto del prof di matematica, fumando e rimuginando su quanto Marie-Jeannette mi aveva rivelato la sera precedente. Il prof, che di nome faceva Jordan, era impegnato a vergare il prossimo compito in classe, seduto alla scrivania di fronte al proprio portatile. All'esterno, la pioggia tesseva un mormorante arazzo di suoni, rendendo quella notte ancor più suggestiva e pittoresca. L'unica fonte di luce all'interno della stanza era generata dal fuoco che crepitava nel camino, una luminescenza dorata e pulsante che tuttavia non riusciva a raggiungere gli angoli più lontani.
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